venerdì 5 marzo 2021

Robot Jox (1990): ha la mente di Stuart Gordon ma tutto il resto fa da sé

Forte, con una mano spacca una montagna, dagli occhi sputa fuori i raggi gamma, non c’è chi è più forte di te Mazinga Stuart Gordon… Robot Regista. Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole, tra la rubrica Above and beyond sprinta e va!

Se siete cresciuti come me a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, di sicuro avrete anche voi i piedi ben piantati in un terriccio culturale fatto di cinema, musica, fumetti, film e cartoni animati alla tv, una generazione teledipendente cresciuta con personaggi spesso importati dall'estremo Oriente e popolari qui da noi almeno quanto laggiù nel Sol Levante. Ci potrà essere qualche futurista tra di voi che preferisce gli Angeli di “Neon Genesis Evangelion” oppure i più conservatori che ancora nel loro cuoricino sognano di farsi lanciare i componenti da Miwa come faceva Hiroshi Shiba. Perché la verità inconfutabile è che un Robot gigante migliora quasi tutto: pensate di andare al lavoro in auto o in bus, oppure di farlo pilotando un colosso alto dodici piani, volete dirmi che non arrivereste sul posto di lavoro con un sorriso (sotto il casco) a 32 denti?

“Parcheggio il robot e andiamo a prenderci il caffè”

Questo è un po’ il motivo (e la confusione) per cui Pacific Rim di Guillermo del Toro ha così tanti estimatori: pescava a piene mani da quei ricordi condivisi di tutti quanti noi... Ma sapete da dove altro pescava con altrettanta enfasi? Da “Robot Jox” di Stuart Gordon, il primo vero pioniere a tentare l’impresa di portare i robot giganti al cinema e per di più, al pubblico americano.

Sì, perché è inutile che io mi dilunghi, Lucius aveva già riassunto la questione con dovizia di dettagli, toglietevi proprio dalla testa che i nostri cugini Yankee siano cresciuti guardando gli stessi cartoni animati giapponesi come abbiamo fatto tutti noi, basta dire che la moda dei “robottoni” è diventata popolare in uno strambo Paese a forma di scarpa negli anni ’90, grazie alle collezioni in VHS della Yamato, su cui gli Americani certo non potevano contare. Quelli gli che gli Yankee chiamano i cartoni del sabato mattina (perché storicamente caciaroni e stupidini) non avevano protagonisti con nomi come Hiroshi Shiba, non hanno mai sentito parlare di Gundam e, se va bene, la trovata più vicina ad un robottone come lo intendiamo noi era il Megazord dei Power Ranger.

"Guillermo del Toro, dobbiamo parlare"

Quindi, quel gran riciclone di Guillermo del Toro, con la sua parabola dal Messico, di certo non prendeva le tv locali italiane, ma da appassionato di film di genere avrà sicuramente visto “Robot Jox”, perché è stato Stuart Gordon il primo armato di robottone a provare a fare il passo (più lungo della gamba) di sdoganare presso il pubblico americano i combattimenti tra robot giganti e lo ha fatto, perché il regista di Chicago ha passato parecchio tempo in uno strambo Paese a forma di scarpa ed anche perché il suo produttore di fiducia Charles Band, nato Carlo Antonini e fondatore della Full Moon Pictures, ha permesso a Gordon di passare parecchio tempo dalle parti di Roma, dove sono stati girati From Beyond e Dolls, ma anche tutti gli interni di “Robot Jox”.

Può essere che Stuart Gordon abbia annusato l’aria italiana e abbia fiutato qualcosa di popolare qui come i Robot giapponesi? Non lo escludo con un pioniere come lui potrebbe anche essere accaduto, ma forse il regista di Chicago, in Italia per girare i suoi Horror, ha solo trovato conferma di qualcosa che nella sua testa era già in movimento, come gli ingranaggi di un robot gigante. Sì, perché secondo le sue dichiarazioni ufficiali, l’idea per “Robot Jox” Stuart Gordon l’ha avuta guardando l’illustrazione sulla confezione di una dei giocattoli dei Transformers, invece di farsi affascinare dal robot trasformabile in prima piano, Gordon era intrigato dai piccoli umani dietro di lui, quelli impegnati alla manutenzione, forse perché il nostro Stuardo si era abituato a pensare che per una storia cinematografica le dimensioni fossero importanti? Dopo aver miniaturizzato una famiglia, era ora di far diventare giganti dei robot.

Stuart uno di noi, anche lui ama giocare con i robottoni.

L’idea a Charles Band piaceva, ma aveva capito che un film del genere avrebbe richiesto un budget più sostanzioso, quindi si rivolse alla Empire (la stessa che si era occupata di distribuire Dolls negli Stati Uniti). I dirigenti della Empire vennero convinti da un piccolo video dimostrativo, un’animazione a passo uno creata da quel genietto di David W. Allen, lo stesso che aveva già lavorato alle bambole di Gordon, ma anche a tanti film di Larry Cohen.

Con un budget imprecisato, ma stimato attorno ai 7 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, Stuart Gordon poteva mettersi al lavoro per una sceneggiatura in cui i piloti dei robottoni, chiamati appunto “RobotJox” inizialmente, diventati poi “Robot Jox” per evitare di passare per una versione “maroccata” di Robocop, il regista di Chicago pensava che avere l’aiuto di un ex militare, per di più piuttosto portato con le storie di fantascienza (eufemismo) come Joe Haldeman poteva essere la strada giusta.

Se non vi piace tutto questo, non vi conosco e non vi voglio conoscere!

I due si conoscevano da tempo perché Gordon aveva cercato di portare al cinema il romanzo di Haldeman “Guerra eterna” (1974), un progetto a cui i finanziatori tagliarono le ali e che Gordon finì per adattare in uno spettacolo teatrale con la sua compagnia. Haldeman era ancora alla ricerca di un modo per entrare nel mondo del cinema dalla porta principale, peccato che tra i due autori cominciò una guerra fredda più sanguinosa di quella combattuta nel film.

Haldeman voleva che il titolo del film fosse “The Mechanics”, Gordon, invece, insisteva per “Robot Jox”... Ma fosse stato solo questo! Il celebre scrittore di fantascienza puntava ad una storia serissima che tenesse conto delle vite dei piloti, tratteggiati da Haldeman come quegli ex militari che lui per suoi trascorsi conosceva bene, Gordon, invece, insisteva perché i personaggi fossero più stereotipati possibile, il che se si trattasse di qualunque altro regista lo interpreterei come una scelta suicida, ma conoscendo il cinema di Gordon capisco il motivo della sua insistenza.

Il nostro Stuardo aveva la capacità di prendere personaggi stereotipati, spesso anche sopra le righe e, grazie alla sua regia e alla sua capacità di dirigere gli attori, di utilizzarli per far emergere il lato più grottesco dell’animo umano. Diventa chiarissimo guardando i suoi primi film, ma ancora di più con Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, senza la regia di Gordon i personaggi di quel film restano quanto di più canonico si sia mai visto.

I robo-titoli di testa come da tradizione della robo-rubrica.

Haldeman voleva provare a rendere la scienza plausibile, Gordon voleva cliché e personaggi caricaturali perché sapeva come poterli utilizzare al meglio, il primo voleva un film per adulti che poteva interessare anche ai bambini, il secondo l’esatto contrario, infatti, i due inconciliabili punti di vista rendono “Robot Jox” un pasticcio con una trama che viene tirata per la giacchetta da una parte e dall'altra, passando dalla caciara all'essere incredibilmente serio nel giro di un paio di scene. Insomma, “Robot Jox” ha avuto l’intuizione giusta, esisteva e ancora esiste un pubblico per i film con i Robot giganti che si menano e lanciano missili, purtroppo il film è stato un colpo sparato nella direzione giusta che ha mancato il bersaglio di alcuni metri.

La trama parla della nuova società sorta cinquant'anni dopo un disastroso olocausto nucleare, talmente devastante da aver convinto l’umanità a bandire la guerra, almeno quella come l’abbiamo sempre intesa, sostituita da combattimenti autorizzati tra Robot giganti guidati da piloti professionisti chiamati Robot Jox. Spero non vi sfugga l’ironia caustica molto in stile Gordon, l’umanità quasi distrutta dalla guerra non ha rinunciato ad essa, gli ha solo cambiato forma.

“Guerra Robotica, e sei il protagonista” (quasi-cit.)

Le nazioni sono un ricordo, quelle sopravvissute si sono fuse in due blocchi opposti: da una parte il Mercato (immaginate tranquillamente gli Stati Uniti) dall'altra la Confederazione (ispirata all’ex unione Sovietica). Se una delle due fazioni avanza pretese su un territorio, i Robot Jox a bordo dei loro Robot giganti si sfidano per il possesso, quindi immaginatevi Russi e Yankee pronti ad ammazzarsi per il diritto di chi deve passar le vacanze in Sardegna o roba così.

Quando Yankee e Russi si incontrano in coda per il traghetto ad Olbia.

Stuart Gordon non prende prigionieri: i primi cinque minuti di film (quelli fatidici) ci raccontano tutto quello che vi ho appena descritto per immagini, sottolineando la superiorità tecnica e tattica della Confederazione. Questo, forse, è il motivo per cui il Mercato ha in cantiere una nuova generazione di super piloti creati in provetta chiamati GenJox (oppure “Provette” con mal celato disprezzo da parte dei Robot Jox), una sottotrama interessante che non sembra portare davvero a nulla, se non ad introdurre la protagonista femminile chiamata Athena (Anne-Marie Johnson) una sorta di “donnouomo” che intreccia un rapporto di amore e odio stile Lilly e il Vagabondo (ma senza polpettine passate con il naso) con il protagonista, lo sfregiato Robot Jox  di nome Achille (Gary Graham), perché in questo film tutti i personaggi di una fazione hanno nomi di ispirazione all'antica Grecia, nemmeno fossero il Pantheon, il super gruppo guidato da Hulk quando a scriverlo era Peter David, tanto per stare in tema con una storia di fantasia degli anni ’90.

Quando l’hanno creata in provetta, devono essere scappati un po’ troppi cromosomi Y secondo me.

I personaggi, come detto, sono più che stereotipati, il capo del programma Robot Jox è un Giapponese di (cog)nome Matsumoto (Danny Kamekona), personaggio inserito, forse, per pagare il debito con i Robottoni giapponesi, mentre il responsabile dei Robot Jox è il più Yankee di tutti, si chiama Tex ed ha il cappello da Tex (Michael Alldredge). Mentre per la fazione opposta, il più caratteristico di tutti, ma anche l’unico Russo cattivone che vediamo nel film è il tostissimo Alexander (Paul Koslo) di fatto l’Ivan Drago di turno.

Il cappello dovrebbe farvi intuire che lui è Tex.

Sì, perché malgrado “Robot Jox” sia uscito nel 1990 sembra un riassunto di tutto quello che ha caratterizzato il decennio precedente, malgrado il muro di Berlino fosse caduto Stuart Gordon era ancora qui a fare metafora della Guerra Fredda, probabilmente fregato dalla lunga post produzione del film di fatto il regista di Chicago è arrivato lungo, ma nei brevi spaccati di vita delle persone che si muovono ad Ovest dei robot e dei loro piloti, forse Gordon qualcosa l’ha anticipato anche qui. Ad esempio, il regista è riuscito ad infilare sua moglie Carolyn Purdy-Gordon anche in questo film in un piccolo ruolo, proprio come ha fatto con il suo attore feticcio ovvero Jeffrey Combs che qui vediamo brevemente mentre interpreta un tizio impegnato a scommettere sul prossimo combattimento tra robot. Quello che colpisce è il fatto che tutta la popolazione indossi una mascherina sul volto. Ho rivisto questo film per questa rubrica qualche tempo fa ed è un dettaglio che non avevo mai notato prima, ma oggi è diventato sinistramente attuale.

"Siamo di nuovo in zona arancione eh?", "Lascia perdere, non ne usciremo mai"

Achille e Alexander si scontrano per il possesso dell’Alaska, per il pilota del Mercato sarà l’ultimo dei dieci combattimenti del suo contratto, ma qualcosa va dannatamente storto: lo scorrettissimo Alexander spara contro il pubblico e Achille nel tentativo disperato di salvare gli spettatori fa una fagiolata cascando con il suo gigantesco robot sulle gradinate, per altro, le urla degli spettatori spiaccicati dal robot sono state campionate per il brano The Becoming dei Nine Inch Nails (storia vera).

I beat my machine / It's a part of me, It's inside of me.

Da qui iniziano i dolori del giovane Werther Achille, idolatrato in quanto super campione dei Robot Jox, ma convinto a mollare tutto e smetterla per sempre con questa vita, il tutto mentre intreccia una sorta di combattiva relazione amorosa con Athena e mentre l’odioso Alexander lo tormenta anche al bar, per convincerlo a combattere ancora. Verrebbe da domandarsi come mai Achille continui ad andare ad ubriacarsi nello stesso bar dove puntualmente ritrova Alexander, ma considerando che il film ha tre location in croce (nemmeno fosse una soap opera), forse si tratta di mancanza di alternative.

Sì, perché se la preparazione alla partenza dei Robot è curata anche nei minimi dettagli, con tutte le scalinate, gli ascensori e i caschi da indossare, il resto delle scenografie e delle location del film non sono altrettanto curate, vediamo un paio di casermoni e poco altro. Basta dire che l’appartamento futuristico dove vive Achille, sembra il monolocale di Renato Pozzetto in “Il ragazzo di campagna” (1984), che Gordon abbia visto anche di Castellano e Pipolo durante il suo soggiorno italiano?

Calcio a girare… TAAK!

“Robot Jox”, come detto, è un pasticcio, alterna toni serissimi a momenti da cartone animato (del sabato mattina) che aggrediscono gli occhi dello spettatore, i rapporti tra personaggi procedono a strappi, basta dire che la storia d’amore tra Achille e Athena sembra più che altro sesso sportivo fatto per tenersi entrambi in allenamento, tanto che quando la GenJox s'intrufola nel Robot di Achille per andare a sfidare Alexander, il ritorno in scena del protagonista non sembra un atto d’amore eroico, ma solo qualcuno a cui hanno fregato il robot da sotto il naso.

La pube-sega vi sembra strana? Tranquilli, tornerà nel corso della rubrica (il tocco dell’autore!)

Non aiuta nemmeno che a metà del mega combattimento contro Alexander, i Robot decidano di trasferirlo nello spazio, una svolazzata senza ragioni che, se non altro, ci mostra alcune esplosioni senza sonoro (perché nello spazio il suono non si propaga) che è l’unica accuratezza scientifica del film, anche se sospetto che sia stato un modo per risparmiare sul montaggio sonoro.

Anche il finale, l’epica dei due guerrieri che combattono fino ad andare oltre i limiti imposti del loro ruolo e si riconoscono come guerrieri, mostrando il rispetto che si deve ad un tuo pari grado (a colpo di clamorosi “Bro-Fist” come piace a questa Bara) è una trovata raccontata in maniera talmente grossolana da sembrare solo il pasticcio finale di una trama che è un grosso pastrocchio.

Una variante con pollice alto del saluto ufficiale della Bara Volante.

Insomma, un disastro? No, perché per fortuna ci sono i combattimenti, girando tutti gli esterni nel deserto del Mojave Stuart Gordon ha potuto sfruttare come sfondo la vera sabbia e le montagne offerte dal paesaggio californiano, mentre grazie all'animazione a passo uno di David W. Allen, i modellini di robot belli, dettagliatissimi e inquadrati in primo piano creano sul grande schermo quell'illusione di un grande combattimento tra Robot alti come un grattacielo, anche se di tratta solo di un trucco di prospettiva tipico del cinema.

I modellini, poi, sono qualcosa di realistico che gli animatori di David W. Allen potevano toccare e muovere e questo è un grande vantaggio, perché al cinema, per quanto tutto sia un tripudio di finzione, quando inquadri qualcosa di reale e tangibile come un modellino, sul grande schermo risulta molto più realistico anche della migliore CGI moderna. Tra Haldeman e Gordon, forse ad avere ragione era il secondo, perché conscio dei suoi mezzi sapeva che da questi combattimenti orgogliosamente analogici e dai personaggi stereotipati, lui avrebbe saputo come tirare fuori il meglio da un progetto così rischioso.

Pacific Rim ventritrè anni prima di Pacific Rim.

Anche perché la fanfara composta nella colonna sonora di Frédéric Talgorn fa ancora il suo glorioso effetto ed è fantastico vedere questi robottoni (in realtà minuscoli) colpirsi, sparandosi addosso missili, oppure trasformarsi in mezzi cingolati, il tutto mentre combattono a colpi di sega circolare, pugni e armi, uno spasso totale anche se tutte queste trovate volutamente retrò fanno sembrare il film del 1980 più che nel 1990, basta paragonarlo con il quasi omonimo Robocop uscito solo tre anni prima, anche se a confronto sembrano due film di due ere geologiche differenti, non solo per il budget.

Anche perché i costi di produzione si sono rivelati insostenibili per la già barcollante Empire, infatti per uscire in sala “Robot Jox” venne salvato da una seconda casa di produzione, la Trans World Entertainment che dovette metterci anche dei soldi, portando la spesa finale attorno ai dieci milioni di dollari, un investimento a perdere visto che il film di Stuart Gordon raccolse al botteghino poco più che risate e poco meno di un milione di incassi, ennesima conferma che a crescere guardando cartoni animati con Robot giganti, siamo stati solo noi Italiani.

Esplosioni (grosse) di modellini (piccoli)

Il crollo della Empire e l’incasso infinitesimale hanno bollato “Robot Jox” come un culto per pochi, un film coraggioso, ma pasticciato in cui Stuart Gordon è riuscito a mantenere comunque intatta la natura da vero indipendente del cinema di genere, anche se è difficile trovare qualche continuità tematica con i suoi film precedenti. Forse l’unica continuità è proprio questa: Gordon non ha mai nascosto il suo amore per il cinema di genere, non l’ha mai utilizzato come ripiego per volontà artistiche insoddisfatte, Gordon ha sempre avuto un autentico amore per i film di genere e sognava davvero di raccontare la sua storia di robot giganti impegnati a menarsi, il risultato è più onesto che davvero riuscito, ma il cuore (d’acciaio) non è in discussione la prossima settimana, affronteremo un’altra di questa orgogliose sortite nel cinema di genere più puro, non mancate!

Stuart! Cuore e acciaio, Stuart! Cuore e acciaio
Cuore di un ragazzo che, senza paura sempre lotterà!

36 commenti:

  1. Trovo che in fondo sia piu divertente parlare di film difettosi ma di cuore come questo,piuttosto che di film di cui tutti hanno gia decantato le lodi e di cui si e gia detto di tutto.Robot Jox ci ricorda i tempi delle realta cinematografiche di un tempo,in cui basso budget non significava zozzeria stile asylum,ma semplicemente un piccolo film realizzato con passione e talento,che cercava un suo posto fra i colossi del mondo del cinema.Basta pensare che nel 1990 usciva roba come "Atto Di Forza",ma c'era spazio anche per perle assolute come "Hardware" costato spiccioli al confronto.Su questo divertente film di Gordon devo dire che la stop-motion,con il suo movimento scattoso rende piuttosto bene i movimenti sgraziati e pesanti di un robot gigante e i combattimenti erano secondo me molto ben realizzati considersndo i mezzi che avevano a disposizione.Come dici tu Stuart non ha mai avuto la puzza sotto il naso,non pretendeva di dirigere film per la gioia della critica,anche film come questo hanno una grande dignita artistica e meritevole di rispetto.Viva i ROBOT!

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    1. Come ho gia detto in passato,nutro una stima infinita per Del Toro e di certo non gli si puo dare torto per il fatto di avere buon gusto.Proprio perche cita Gordon tra le tante cose adoro l'omone messicano.Se non ricordo male vidi tempo fa su internet una foto di una piccola riunione di gruppo in amicizia di alcuni registi tra cui c'erano anche Gordon e Del Toro.

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    2. Rivista proprio ora la foto di gruppo,oltre a Gordon e Del Toro sono presenti anche Hooper,Landis,Carpenter,ecc...! proprio bella!

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    3. Si trattava della cena da cui è nata la prima stagione di “Masters of horror” in cui avrebbe dovuto esserci anche Guillerno del Toro anche se per lui è un po’ presto per quel titolo, in ogni caso parleremo anche di quello nel corso della rubrica, avevo promesso che le influenze di Guillermo riciclone sarebbero state un tema, più in generale, ho scelto di trattare la filmografia di Stuart Gordon proprio perché i film fatti con talento e cuore sono i migliori e visto che hai citato l’Asylum, tienila a mente, questa rubrica toccherà punti inaspettati ;-) Cheers!

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  2. Quando ne parlò Lucius sentii un fremito nella forza. Ricordavo vaghissimamente "Jobo Jox", beccato da ragazzino in quei canalacci regionali che mostravano spazzatura e gioiellini in egual misura. E questo film di Gordon lo associavo ai mini-spot degli Zoids (una sorta di cortometraggi a passo uno coi robottoni che si menano). Anche se la poverata era evidente anche all'epoca, il contesto e i robottoni mi facevano uscire gli occhi a cuoricino! Ovviamente non sono mai riuscito a recuperarlo...

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    1. Gli Zoids erano fighi anche se mi sono arrivati già tramite leggenda popolare, questo film è pieno di difetti ma l'animazione a passo uno, i Robot gigante, cosa gli vuoi dire? Ha tutto per scaldare il cuore ;-) Cheers

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  3. Forse avevo visto da qualche parte la locandina e pensavo che fosse la solita Asylum che fa i film fotocopia dei grandi successi. Invece è persino precedente a Pacific Rim che era un Evangelion non autorizzato da Hideaki Anno. Eh si fra i fans di Evangelion ci sono pure io e sto aspettando con ansia il quarto film. Concordo che i modelli veri rendono sempre meglio della CGI e se vedi Spazio 1999 e UFO (due serie anni 70) ne hai un esempio lampante. Ma anche gli stessi Star Wars della prima trilogia (e l'unica che vale qualcosa) erano fatti così e si vede!!!

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    1. Ti riferisci ad "Atlantic Rim", versione "maroccata" della Asylum, qui siamo ben prima Stuart Gordon era un innovatore, uno che tentava strade che altri hanno seguito solo dopo di lui, sul resto con me sfondi una porta aperta ;-) Cheers!

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    2. Cassidy cover your favorites: "Be King Rewind" tipo adesso!

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    3. Eh magari, qui la lista dei "da scrivere" è sempre più lunga ed io continuo ad avere solo dieci dita per ogni mano ;-) Cheers

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  4. Mi torna alla mente il trashissimo "Supaidaman" lo spiderman giapponese dove ci buttano il robottone stile megazord.Quello si che era assurdo,vediamo se lo mettono in "into the spider-verse 2".

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    1. Il leggendario Leopardon, spero di vederlo nel film, nel fumetto "Spiderverse" di Dan Slott era comparso. Ho visto da poco su Disney+ la serie "616" dedicata ad un po' di storie Marvel, auto celebrazione pura ma da fonti di prima mano, il primo episodio è il migliore, tutto dedicato alla Spidey giapponese, come non ne aveva mai parlato nessuno con tale livello di dettaglio. Cheers!

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  5. Un enorme e tremendo "trashone". Ma e' un cult. Se fosse stato girato con i mezzi e le risorse attuali si sarebbe gridato al miracolo/tecnico/fantascientifico, la pellicola che riporta di moda i robottoni anni 80, tutti i nostalgici post/Gundam se la sarebbero fatta sotto dalla contentezza. Rimane, comunque (sempre a mio avviso) un'opera di grande anticipo. Una curiosita': le scene sono stae girate a Roma nel quartiere di Corviale. Penso anche gli interni stile "Pozzetto":). Buonagiornata, grande.

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    1. Penso che “trash” sia una parola che non vuol dire niente, di sicuro non applicata ai film. “Trash” al massimo è la spazzatura che chiudi in un sacchetto e butti via la sera in un bidone, nemmeno il peggior film del pianeta può essere paragonato al contenuto del sacchetto, hai ragione sul fatto che con qualche soldo in più (e meno liti con il suo sceneggiatore) “Robot Jox” sarebbe stato ricordato diversamente, inoltre sono d’accordo con te, enorme anticipo, nemmeno “Pacific Rim” andò così bene al botteghino ed uscì nel 2013 non nel 1990 ;-) Vero e anche nei prossimi capitoli ci saranno altre sortite Romane di Gordo, grazie a te e buona giornata! Cheers

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  6. Non ne sapevo niente! Io che non mi perdevo una puntata di Robot Wars (te lo ricordi? Presentato da Andrea Lucchetta) me lo sarei visto di corsa! Ora lo cerco, sono giusto impegnata a spiegare ai bambini la differenza tra CGI e trucchi vecchio stile, questo aiuterebbe, grazie!

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    1. Questo è una bella lezione in tal senso, si me lo ricordo, lo davano su Italia 1 mi pare, volevo anche costruirmi il mio robot (storia vera). Cheers!

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  7. Film visto su tv private dell'epoca, mi esaltò tantissimo, nonostante le parti recitate fossero di infimo livello, forse Captain Power era recitato meglio ed è tutto dire... Rammarico con il senno di poi, Stuart avrebbe potuto chiamare qualche produttore di giocattoli, tipo Bandai, per avere fondi e magari un mechadesing più accattivante, tutto unito a un merchandising ad hoc, George Lucas docet... 👋

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    1. Si, perché in "Captain Power" quasi sempre il casco in testa che copriva, qui spesso nemmeno quello. Sarebbe stata una buona mossa ma vedo difficile un regista di body horror di stampo Lovecraftiano finanziato da un'azienda di giocattoli, anche se "Kid Safe - The video" poteva essere un buon biglietto da visita ;-) Cheers

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  8. Mi piace immensamente vedere quei modellini prendere vita, dopotutto vedevo i Power Rangers, ma non ho mai visto questo film ;)

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    1. Questo possiamo quasi considerarlo uno zio dei Power Rangers ;-) Cheers

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  9. Finalmente. Lo aspettavo.
    Quando ne vidi i primi spezzoni, da ragazzino, nella trasmissione USA TODAY del duo Gallarini/Mastrota, andai fuori di testa.
    Per me, tirato su a pane e Go Nagai, era l'apoteosi. Di piu': la speranza di vedere a Hollywood i film sui ROBOTTONI, dato che pure gli yankees adesso ne avevano fatto uno.
    Si, perche' questi non sono mech. Sono ROBOTTONI. Hanno pure i nomi da battaglia.
    Ok, sono i piloti ad avercelo, ma tant'e'...
    E pure ellenici. Tu mischiami la mitologia classica con la fantascienza e mi hai comprato a prescindere.
    Morivo dalla voglia di vederlo. E infatti lo persi.
    Se usci' al cinema non me ne accorsi neppure, a da quanto ne so pure in madrepatria in molti dissero la stessa cosa, dato che ebbe una distribuzione a dir poco infame.
    Poi nella prima meta' del 2000 l'internet arriva pure in casa mia e colmo la clamorosa lacuna. E rimango estasiato.
    Certo gli effetti speciali sono roba da Harryhausen. Ma dimostrano cosa succede se li usa uno che sa fare dannatamente bene il suo mestiere.
    Gordon piazza tutte le inquadrature dal basso, e si inventa tutte le soluzioni possibili e immaginabili per rendere i jox DAVVERO GIGANTESCHI.
    Addirittura prende a prestito escamotage tipici dei tokusatsu come fumogeni, scintille, telecamere ballerine e col mal di mare e zoom sulle cabine di pilotaggio.
    Risultato? I ROBOTTONI sono lenti, mastodontico, potentissimi. E ti sembrano davvero ALTI COME PALAZZI.
    E soprattutto...mettono una strizza che levati.
    E' lo stesso motivo per cui l' ED - 209 di Robocop funziona ancora alla grandissima dopo trent'anni.

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    1. E' tutto un tripudio di belle, pistoni, spinterogeni, ingranaggi e meccanismi che si sollevano, si abbassano, si spostano, sbuffando, fanno rumore. Alla facciazza di Micheluzzo Bay e dei suoi Trans-così, se mi permettete.
      La CGI non puo' battere roba come questa.
      Non e' nemmeno lo stesso sport, come direbbe un certo Jules. Ma e' di un'altra categoria.
      Tornando a Robocop, credo che questo film nelle atmosfere e nelle ambientazioni debba parecchio a Verhoeven. Ma pure a "L' Implacabile", con le guerre all'ultimo sangue e fiancata trasformare in show, con tanto di scommesse che fioccano.
      Di recente l'ho beccato su Amazzonia, e me lo sono rivisto al volo per prepararmi.
      Ti diro': ero pronto al peggio. Ormai doveva essere invecchiato da far schifo.
      Beh...un corno, gente.
      I combattimenti tra ROBOTTONI sono una FIGATA SPAZIALE. Ancora oggi.
      Anzi, sotto certi aspetti il film ha guadagnato, anche se in maniera totalmente involontaria.
      Mi riferisco alla scena della mascherine, che non mi ricordavo nemmeno pou'. A momenti mi pigliava un colpo.
      Sono rimasto un paio un paio di minuti a scuotere la testa e a dire NON E' POSSIBILE...
      E c'e' dell'altro.
      Tra i quattro gatti a vederlo doveva esserci un certo Guillermo, che ha preso bene gli appunti.
      Rivedendolo ti rendi conto che ha ripreso per non dire saccheggiato intere sequenze. Comprese le schermaglie tra i piloti e la gitarella nello spazio.
      Che poi...che brutta parola, saccheggiato.

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    2. Mi piace pensare che abbia voluto omaggiare a suo modo un film audace, coraggioso, forse fin troppo avanti sui tempi.
      E' questa e' stata forse la sua colpa principale.
      Si, perche' in fatto di cartoni giappo gli yankees a quei tempi erano molto piu' indietro di noi.
      Loro la prima invasione a cavallo tra i 70 e gli 80 a differenza di noi non c'è l'hanno mai avuta.
      Hanno iniziato a prendere piede addirittura dopo la nostra seconda ondata, giunta grazie ai manga e agli OAV su cassetta.
      Qualcosa c'era, ma era tutta roba importata con gusti discutibili e localizzata coi piedi.
      Per dirvene una, per loro SPEED RACER GO GO MACH 5 e' un caposaldo dell'animazione nipponica...
      Si, Quentin. L'ho vista la maglietta in Pulp Fiction, che ti credi.
      Credo che un film cosi' oggi sarebbe irrealizzabile, solo per il carico di machismo e testosterone che trasuda, e per le Battutacce a sfondo sessista.
      Anche se, restando fedele alla lezione di Verhoeven, mi viene il dubbio che Gordon lo abbia fatto apposta.
      Non manca il personaggio femminile tosto, anche se Athena si deve concimare come un uomo. Ma ha uno dei piu' bei Fondo schiena che si siano mai visti.
      E poco importa se e' una pazza incosciente. E' nata in provetta (Newtype, forse? Anche se quelli di Gundam sono una roba diversa) allo scopo di pilotare, e se non la fai combattere le levi la sua ragione di vita.
      Per dirla come Achilles...ce lo avrei fatto anch'io un bel prelievo, con lei, comunque.
      Si, perche' li' mica si clona con un campione di sangue o pelle: barattolo in mano e gou' di m...ci siamo capiti.
      Film epocale, per me. Il migliore, di Gordon.
      E grandissima recensione, complimenti.
      Quando mi era sparito dai radar, fantasticavo su chi avrebbe potuto dirigere un ipotetico film sul Grande Mazinga.
      Dopo INDIPENDENCE DAY avrei detto Emmerich. Ma dopo aver visto questo, non ho avuto piu' dubbi.
      Gordon. Ora e sempre.

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    3. Chiedo venia per gli strafalcioni, l'ho scritto di frettissima.
      Complimenti di nuovo, comunque.

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    4. Non ti preoccupare e grazie per l'entusiasmo ;-) Cheers!

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    5. In ogni caso, Gordon. Ora e sempre sarà il motto di questa rubrica ;-) Cheers

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  10. Un film fatto con "cuore e acciaio", per citare una nota sigla ^_^
    Grazie delle citazioni e per l'atto d'amore nei confronti di un film che lo si può solo guardare con tenerezza, apprezzando la scintilla iniziale ma non il risultato finale. Spiace solo che da noi sia stato distribuito malissimo e sia subito finito nel limbo delle TV locali: nei Novanta italiani questi film avrebbe avuto molte più possibilità di essere apprezzato.

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    1. Grazie a te, hai riassunto bene è il classico film che scalda il cuore ma non per il risultato, quello è impossibile far finta che non sia stata un errore, ma per le intenzioni, quelle sono purissime. Poi davvero, tempi sbagliati, se fosse arrivato poco dopo, avrebbe intercettato il ritorno di fiamma per i robot anni '90, Stuart Gordon ha questo destino, così avanti da risultare troppo all'avanguardia. Cheers!

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  11. Verissimo, gli yankee nonostante le loro pretese di paladini della libertà di espressione appena vedono qualcosa che non sa di Amerika vanno in crisi. Basti pensare che appena c'è un successo estero subito corrono per comprare i diritti e farne una la loro versione 1:1 (e ovviamente a bloccare straniera).

    Secondo me Gordon avevo capito l'andazzo (a chi non piacciono i combattimenti tra i robottoni?) ma purtroppo era ancora presto per un tale prodotto e le differenze di vedute con Haldeman hanno dato il colpo di grazia al progetto (Del Toro è stato più furbo puntando tutto su effetti visivi e stereotipi ambulanti. Tipo il robot russo, figo quanto vuoi ma praticamente è una barzelletta sulla Russia semovente).

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    1. Secondo molti Americani, il mondo confina a nord con il Canada e a sud con il Messico, il resto è giù un altro pianeta (ostile). Gordon almeno aveva una visione un po' più ampia, ha girato molti film in italia, anche se poi qui ci ha messo il clichè del russo cattivoski, ma dei problemi in fase di sceneggiatura abbiamo parlato ;-) Cheers

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  12. Dunque, la mia infanzia ha un vuoto incolmabile che la visione in età adulta di questo film non potrà colmare. Sigh... ah, e comunque questi non avrebbero fatto i prepotenti al traghetto per venire in Sardegna, noi abbiamo i nostri giganti di pietra a difenderci.

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    1. Infatti questo film sarebbe stato una Manna per tanti di noi, lo dico sempre che in Sardegna avete tutto, dalla birra, al cibo al folklore locale, non vi manca niente. Cheers!

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  13. La Empire non si è limitata solo ad questo titolo, hanno anche prodotto e realizzato "Distruzione Totale" e "Guerra di Robot" rispettivamente diretti da Albert e Charles Band, padre e figlio.
    Recensirai pure questi?

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    1. Mai mettere limiti alla provvidenza ;-) Cheers

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  14. Ha la mente di Stuart Gordon ma tutto il resto fa da sé
    poi ci son le citazioni ma non quelle che pensi te
    c'è chi prova a indovinare ma le sbaglierà
    STUARTZINGA robot
    STUARTZINGA robooot
    Vedi? Non eran giapponesi i robottoni!
    A Haldeman giravano i coglioni
    con Gordon lui d'accordo non andava
    perché
    non andava
    perchééé
    Joe "Lasciam spazio un po' alla scienza perché giusto cosi è"
    Stuart "Troppo serio sei tu Joe per il bambino che c'è in me"
    Fermi uno contro l'altro, poi chi ha vinto lo si sa
    STUARTZINGA robot
    STUARTZINGA robooot :-D

    Un film discontinuo per tutti i motivi che hai elencato ma che allo stesso tempo, si merita ampiamente lo status di piccolo cult nel cuore di tutti noi robottomani, quali che poi fosserostate le reali fonti d'ispirazione di Gordon, alla fine: io, di mio, ci aggiungerei le splendide miniature delle serie di Gerry e Sylvia Anderson, con il loro gusto del dettaglio, e una continua nonché generosa spruzzata di Ray Harryhausen e Jim Danforth omaggiati in versione robotica... Un "Robot Jox" di cui anche Guillermo del Toro si sarebbe ricordato ai tempi di Pacific Rim, assieme a reminiscenze di quel Mazinga Z da lui amato in gioventù (e, come dissi già da Lucius, facente parte del gruppo di serie nipponiche -Astroboy e Spectreman inclusi- trasmesse in Messico all'epoca) ;-)




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    1. Lo sai che me la canterò tutto il giorno vero? Geniale, assolutamente geniale! :-D Cheers

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