mercoledì 3 marzo 2021

Red Dot (2021): ehi non puntarmi il laser negli occhi!

La rete a strascico di Netflix questa volta tira su un pesce proveniente dalla Svezia, quindi molto probabilmente un salmone. Ma poi cosa volete che ci capisca io di pesca, ho solo capito che la trama del film è quella di una coppia minacciata dal mirino laser di un cecchino, mi sono convinto a vedere film per molto meno di così, credetemi.

Il film diretto da Alain Darborg e scritto a quattro mani insieme a Per Dickson, racconta la storia di una giovane coppia composta da Einar (Johannes Bah Kuhnke) e Nadja (Nanna Blondell), i due stanno insieme da parecchio malgrado una dichiarazione avvenuta nel più trucido dei posti, un bagno durante una festa. Ma se la partenza di questa coppia è stata in salita, il resto non è stato semplice, anche perché la vita casalinga tra i due è piuttosto complessa, Einar è abbastanza egoista e passa le sue giornate a giocare ai videogiochi quindi Nadja ha alcuni legittimi dubbi: sarà anche un bravo padre?

Si perché la ragazza è in dolce attesa, ma senza rivelare nulla al compagno e nel tentativo di ricucire lo strappo tra di loro, i due ragazzi decidono di partire con il loro cagnolone Boris, per un’escursione fuori porta tra le montagne Svedesi. Amanti delle spiagge e del caldo torrido astenersi.

Un’allegra famiglia felice in gita, cosa potrebbe mai andare storto? (a parte TUTTO)

Cosa succede nei film quando i protagonisti di città partono per una gita fuori porta? Di norma prima finiscono a duettare a colpi di Banjo e poi finiscono male. Come ci insegna Walter Hill, basta un fraintendimento con i locali per dare inizio alla caccia all’uomo, Nadja urta l’auto di due fratelli cacciatori fin troppo espansivi ed è subito guerra. Vi avviso, resterò sul vago ma da qui in poi SPOILER!

Il puntino rosso del mirino laser che comincia a perseguitare i due protagonisti, inizialmente viene scambiato per uno scherzo goliardico, ma presto il film di Alain Darborg si giocherà le sue carte migliori, portando in scena un survival horror teso, tirato e senza tirar via la mano sulla violenza. Anche se si gioca una carta ormai datata, ovvero quella di sacrificare il dolcissimo cucciolone della coppia per mettere in chiaro la ferocia del cecchino misterioso, una trovata logora ma sempre urticante per tutti, non solo per chi come me è cinofilo oltre che cinefilo.

Ragazzi, non giocate con il puntatore laser, se dovesse finire degli occhi a qualcuno?

Einar e Nadja feriti, messi spalle al muro, braccati come animali e minacciati da trappole di ogni sorta, possono contare solo uno sull'altra, il senso pratico di Nadja combinato alle ore di gioco a “Call of duty” di Einar (poi dicono che i videogiochi non servono a nulla eh?), permettono alla coppia di funzionare meglio di quanto non abbiano mai fatto nella vita reale. Dicono che è nelle difficoltà che le coppie dimostrano la loro resistenza, quindi Einar e Nadja una volta usciti vivi dovrebbero avere tutto per superare piccoli problemi casalinghi come la lavatrice che non funziona, se solo Alain Darborg non avesse in mente altri piani per loro.

Si perché “Red Dot” ci mette un pochino a costruire i personaggi e la situazione di partenza, tutto tempo bene speso, perché serve a farci conoscere i protagonisti e a patteggiare per loro. Ecco perché la rivoluzione che Darborg decide di introdurre a metà pellicola è una svolta piuttosto ardita.

Lui ha la faccia di chi rimpiange tantissimo il suo divano di casa.

Devo essere sincero, ho dei sentimenti contrastanti legati a “Red Dot”, sono consapevole che se il film fosse proseguito sulla via maestra del surival horror sarebbe stato molto canonico, ma anche piuttosto riuscito. Mentre la scelta di trasformare tutto in un revenge movie rende più originale il film, ma richiede al pubblico un’arrampicata verticale sugli specchi, la credibilità della storia riceve una gomitata in bocca a gioco fermo.

Si perché di colpo una storia che fino ad un minuto prima ci chiedeva di patteggiare per i protagonisti, improvvisamente chiede al pubblico di lanciare sguardi scuri ai due personaggi per cui un minuto prima stavamo facendo il tifo. “Red Dot” diventa di colpo un film sulla colpa, anzi sulle colpe e sulle responsabilità personale, ogni azione ha delle conseguenze che possono portare anche ad essere perseguitati da un cecchino con un mirino laser. Il problema è che dopo questo “Salto dello squalo” il film risulta comunque essere fin troppo canonico, quindi il mio dubbio non trova una risposta: era davvero necessaria questa svolta se comunque il risultato finale resta canonico e anche meno credibile?

“Forse avremmo fatto meglio ad andare al mare”

Forse a questo punto sarebbe stato meglio non spiegare le motivazioni del cecchino, d’altra parte è risaputo che una minaccia che colpisce senza una vera ragione, può fare anche più paura di una spiegata per filo e per segno, ma in ogni caso “Red Dot” resta un film più che diligente, diretto ed interpretato bene. Se siete in vena di un film che inizia come un thriller e prosegue con ammazzanti, sangue ed uso improprio di tagliole e trapani, ma soprattutto comodo da reperire su Netflix che dura solo 85 minuti, sapete cosa fare.

Oltre ai miei dubbi sulla svolta della trama, quello che mi è mancato è un po’ di “cecchinaggio”, quando la minaccia è un assassino armato di fucile, che resta invisibile per motivi di trama è normale che questa porzione gustosa di storia non venga raccontata, quindi tocca accontentarci di un minacciosissimo puntolino laser rosso, forse un po' poco a ben pensarci.

Non dico proprio una cosina così, però avrei gradito ecco.

20 commenti:

  1. Mi hai fatto tornare alla mente il film "In L'inea Con L'assassino" con Colin Farrell,con solamente un cecchino(Kiefer Sutherland) ed una cabina telefonica,una storia stringata ed asciutta,ricordo che mi era piaciuto.

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    1. Quello era uno dei più riusciti di Joel Schumacher. Cheers

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  2. Il povero Joel nel corso dei suoi film,spesso e stato tacciato di razzismo nella rappresentazione delle varie etnie.Io penso che semplicemente si limitava a ritrarre realta urbane,che sono sempre un argomento molto scomodo da trasporre."In Linea Con L'assassino" ad esempio il modo in cui sono ritratte le prostitute di strada,spesso capitava di vedere risse tra prostitute per accapparrarsi i punti migliori per attrarre i clienti nella vita vera.

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    1. Un problema diventato comune a volti, come se i film dovessero ritrarre solo una realtà idilliaca. Cheers

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  3. Correggimi se sbaglio,ma Joel doveva dirigere un ulteriore Batman,con Nicolas Cage nel ruolo di Spaventapasseri?

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    1. Schumacher avrebbe voluto Jeff Goldblum come Spaventapasseri (tutti i dettagli QUI), Nicolas Cage invece sarebbe dovuto essere Superman per Tim Burton, trovi tutto QUI. Cheers!

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  4. Posto che la credibilità è l'ultima cosa che cerco in un thrillerino su Netflix, questo film mi ha divertito. Non è noioso e, come scrivi, non ha il freno a mano tirato nel mostrare situazioni abbastanza estreme.
    Pensavo che il danno all'auto avrebbe dato il via ad una serie di ritorsioni (come un vecchio cult Z, "Cemento Armato"), invece il cambio di direzione è stato inaspettato e piacevole, nonostante avessi capito in anticipo che i due fratelli... (e qui mi fermo, ma qualsiasi appassionato di thriller minori capirà).

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    1. Come ritmo il film non molla un colpo, il che è notevole visto che di norma se un film contemporaneo non dura due ore, sembra che non abbia niente da dire, quando non è così. Cheers!

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  5. Lo avevo preso di mira (trattandosi di cecchini...).
    Dunque, se ho ben capito ad un certo punto non volevano fare il consueto film di genere e hanno optato per una soluzione diversa, giusto?
    Lodevoli sia il coraggio che l'intenzione, anche se stando a quanto dici sarebbe stato meglio rimanere sui binari.
    Sembra comunque valido. Daro' un'occhiata.

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    1. Esatto, non ho capito se la svolta sia stata un bene o meno, in ogni caso si lascia guardare ;-) Cheers

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  6. Mi sono fermato allo spoiler perché mi intriga parecchio: tornerò a commmntare ^_^

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    1. L'ho messo proprio per quello perché la trama lo richieste, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers!

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    2. Provo i tuoi stessi dubbi, forse se avesse continuato per la via maestra del genere sarebbe stato meno ispirato ma più riuscito, però tendo un po' di più verso la scelta adottata: proprio perché d'un tratto devi rimettere tutto in discussioni, riavvolgere i sentimenti e guardare tutto con occhi diversi, forse mi ha dato emozioni che non avrei provato con un "normale" survival horror. Quindi mi sento di dire che mi è piaciuto perché ha cercato di essere originale anche a costo della canonicità, e per me è un pregio ;-)

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    3. Quello è vero, poi anche nel cambio ti "genere", il livello di violenza resta piuttosto alto, quindi tutto sommato sono contento di averlo visto, non è stato tempo perso come molta altra roba disponibile su Netflix. Cheers!

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  7. Adocchiato anche io a più riprese sul catalogo di Netflix, ma devo dire che non mi ha mai ispirato più di tanto per concedergli una visione. Mi sa che me lo tengo buono per periodi in cui proprio non so cosa guardare!

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    1. Ho voluto scriverne proprio perché è un film che rischia di restare lì ed essere ignorata come molta altra roba Netflix, che invece si può continuare ad ignorare ;-) Cheers

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  8. "Se il film fosse proseguito sulla via maestra del surival horror sarebbe stato molto canonico, ma anche piuttosto riuscito". Ecco.

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    1. Vero? Mi ha messo questo dubbio il film, quel salto dello Squalo é un colpo per la credibilità della storia, in ogni caso un film che si lascia guardare, non é così per tutti i film sul catalogo Netflix. Cheers!

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    2. Sì, però non me la dovevano buttare nel dramma intenso con riflessioni su karma, senso di colpa ecc ecc... bastavano i bifolchi col mirino laser!

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    3. In effetti i problemi concreti (armati) a volte bastano ;-) Cheers

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