lunedì 8 marzo 2021

Léon (1994): che nome cazzuto!

Quando mi sono reso conto di avere un post da preparare per l’8 marzo ho avuto pochi dubbi, per il giorno della festa della donna non potevo perdere l’occasione per scrivere di uno dei miei film preferiti, di un regista che al cinema, ha saputo raccontare i personaggi femminili meglio di tutti, prima di perdere la testa con quei cazzo di Minimei.

Lo abbiamo visto tante volte anche su questa Bara, cosa fa un regista quando raggiunge il grande successo? Si getta anima e corpo sul progetto della vita, quello inseguito da sempre che può confermarlo oppure stroncargli la carriera. Per Luc Besson l’apice è arrivato con Nikita, ora era il momento di dedicarsi al suo progetto successivo, quello davvero sentito ovvero “Il quinto elemento”. Time Out Cassidy! No aspetta, come “Il quinto elemento”? Ma non era un post su “Léon” questo? Ci arriviamo per gradi, prima tocca affrontare un argomento chiave: Luc Besson e le donne.

Il regista (con i capelli brutti) che sapeva raccontare le donne meglio di tutti (prima di impazzire)

Ci sono due cose che piacciono tanto a quel ciccione con i capelli brutti, la seconda è il Cinema. La filmografia di Besson è fondata sulle donne, che sono protagoniste nei suoi film anche quando sono totalmente assenti come in “Le Dernier Combat” (1983), ma in senso più generale, la carriera di Besson è andata di pari passo con i suoi amori. Prima di dirigere Anne Parillaud in Nikita, i due erano già una coppia sposata fin dal 1986, ma galeotta pare che fu la cerimonia dei premi César del 1991, mentre la Parillaud ritirava il premio come miglior attrice, Luc Besson si prendeva una cotta per Maïwenn, attrice, sceneggiatrice e futura regista, i due finirono per sposarsi l’anno successivo, problema: il regista era pluri trentenne mentre Maïwenn all’epoca aveva sedici anni (storia vera).

La vera Maïwenn in una piccola parte nel film.

Sapete come è andata la storia, nel 1997 Besson ha trovato il modo di dirigere il film che sognava “Il quinto elemento”, cadendo a terra cotto per la protagonista Milla Jovovich, un matrimonio lampo durato due anni e due film, terminato artisticamente (e davanti agli avvocati) nel 1999 con “Giovanna d’Arco”, ma è la parentesi amorosa con Maïwenn che ci interessa, perché siamo alla Bara Volante il pettegolezzo non ci interessa, ma il cinema si e proprio a quello punta questa mia lunga e sconclusionata premessa.

Se vi state chiedendo dove avete già visto Maïwenn, era la cantante lirica aliena in “Il quinto elemento” ma soprattutto, una presenza che ha aleggiato su tutto il film che Besson ha messo su così, per sfizio, come passatempo mentre si preparava ad esplorare il suo futuro in stile Moebius, perché di fatto questo è stato “Léon”, un lavoretto fatto nell’attesa, in cui Maïwenn compare brevemente nella scena iniziale (la bionda prostituta poco vestita) ma di cui è stata musa ispiratrice, perché è sicuro che nei personaggi del film, Besson abbia infilato un pizzico della sua storia con una moglie adolescente, ma ammettiamolo è stata anche la scintilla che ha resto “Léon” il capolavoro che è, da queste parti i film così li chiamiamo Classidy!

Mi sono già lanciato in odi sperticate su Nikita, un film grandioso che ha fatto scuola, una squadra che ha vinto e che giustamente Besson ha deciso di non cambiare, da quel film arrivano il direttore della fotografia Thierry Arbogast e anche il compositore della riuscitissima (e a tratti ansiogena) colonna sonora, ovvero Éric Serra. Ma soprattutto arriva l’attore feticcio di Besson, Jean Reno qui al suo quinto film con il regista, viene nominato titolare e assoluto protagonista, anche se bisognerebbe parlare di co-protagonista, ma anche qui, andiamo per gradi.

Léon è la quinta essenza dell’eroe solitario, duro, di poche parole e con un nome cazzuto (parafrasando Mathilda), come tutti i personaggi del film non ha un passato, se non uno accennato davvero brevemente, non ha legami è una pianta in vaso come il Ficus che si porta dietro e che meticolosamente cura, per altro, nulla mi toglie dalla testa che Edgar Wright abbia voluto omaggiare questa trovata botanica, con lo Spatifillo di Hot Fuzz.

Curare piante e piantare proiettili dentro gli umani, alla fine anche questo è pollice verde.

Léon fa le pulizie, insomma uccide a pagamento ed ora vi faccio una domanda: quanti killer professionisti abbiamo visto nei film? Tanti vero? Alcuni era impersonati da artisti marziali e attori propensi all’azione, ma il più delle volte erano solo attori che interpretavano il ruolo di super assassini, a cui noi spettatori credevamo per pura convenzione cinematografica. Besson qui invece decide di fare dannatamente sul serio, la prima scena vede il suo protagonista entrare in azione e solo con le immagini, la coreografia e l’azione capiamo che Léon è davvero il miglior assassino su piazza, non solo una nota a margine nella trama.

Lo abbiamo fatto tutti a casa, anche quando le palestre erano ancora aperte.

La banda di criminali che si trova davanti sono carne da cannone, Léon viene fuori dalle fottute pareti come uno Xenoformo, compare alle spalle armato di coltello come Rambo, come Michael Myers e con la stessa silenziosa professionalità scompare. La regia di Besson è talmente incredibile da farci subito accettare uno non proprio con il fisico da eroe d’azione come Jean Reno - anche se dopo questo ruolo, il cinema action d’oltralpe gli ha steso i tappeti rossi - come freddo e metodico assassino. Reno sarà alto e magro, ma con quella camminata, il naso aquilino e l’idea (brillante) di rappresentare Léon nella vita di tutti i giorni, non dico un po’ tardo ma quasi, non sembra per nulla il vostro classico eroe d’azione, ma grazie alla regia impeccabile e al montaggio serrato di Besson, quando Léon entra in azione sembra uno di quei giocatori di basket sgraziati fuori dal campo e agili come ballerini sul parquet, uno "In the zone" o nella sua bolla per dirla alla Soul.

"Con la canna di una pistola in bocca ti esprimi solo a vocali" (cit.)

Se quando fa le “pulizie” Léon è una macchina da guerra, fuori nel mondo reale è uno stramboide che beve più latte di un pupo, che cura maniacalmente la sua pianta, che fa addominali e dorme con gli occhiali da sole, attenendosi strettamente ad un rigoroso codice di condotta, da cui trapela un minimo di umanità solo quando lo vediamo emozionarsi al cinema - ovviamente da solo - in uno di quei fotogrammi che da solo è in grado di rappresentare quello che proviamo tutti noi cinefili quando siamo in sala.

Lo abbiamo fatto tutti, quando i cinema erano ancora aperti.

La svolta arriva con la ragazza della porta accanto, anzi la bambina della porta accanto, una lolita con i capelli come la Valentina di Crepax di nome Mathilda, se per caso avete sentito proliferare questo nome dal 1994 in poi è solo perché questo film è diventato (giustamente) popolarissimo, anche se i neo genitori, prima di chiamare una figlia Matilda, dovrebbero dimostrare di aver visto questo film venti volte, per fortuna io non lavoro all'anagrafe.

Il personaggio più citato all'anagrafe dal 1994.

Mathilda ha una famiglia di merda, papà taglia droga e ci fa su pure la cresta, così piccola Mathilda ha dovuto fare da madre anche a sua madre, l’unico davvero innocente in famiglia è il fratellino, ma Norman Stansfield se ne frega perché di fatto è uno dei più malvagi bastardi della storia del cinema, interpretato da un attore che in quel periodo, stava al massimo della sua forma artistica (e delle sue dipendenza, ma questo è un altro discorso), quando Gary Oldman entra in scena fa il vuoto cosmico divorandosi il film. Se Léon entra in scena uccidendo per dimostrare al pubblico di essere (l’anti)eroe, Norman Stansfield fa un massacro per mettere in chiaro che nessuno è più cattivo di lui e per inciso, nessuno poteva risultare più pazzo di Gary (senza zozza Mary) nel 1994.

A destra nella foto: la felicità. A sinistra: la cocaina.

Metà delle righe di dialogo di Norman Stansfield sono state improvvisate da Oldman, ad esempio tutta la tirata sulla calma prima della tempesta e su Beethoven da ascoltare in cuffia, mentre Stansfield compone la sua sinfonia di sangue, sono farina del sacco di Oldman, Besson ha deciso di tenere la versione dove veniva citato Beethoven, forse anche perché così facendo, ci ha regalato il più grandioso pazzo assassino, fanatico del caro vecchio Ludovico Van dai tempi di Alex di “Arancia Meccanica” (1977).

Ludovico Van non ha mai fatto male a nessuno. Norman Stansfield invece sì (Gary meccanico)

Quando divo che Oldman ha improvvisato, intendo dire che anche i dialoghi della sceneggiatura che non ha alterato, ha comunque deciso di interpretarli otto chilometri sopra le righe, nel copione originale era previsto che la sua risposta «Bring me everyone» doveva essere piatta, puro lavoro, invece Oldman ha deciso di farla diventare «EVERYONE!!» (storia vera). Capisco che fosse dannoso per la sua salute e mi compiaciuto che ne sia uscito, però Gary “alcool e droga” Oldman stava su un altro livello rispetto alla sua versione ripulita, lo so non è carino da leggere ma è così.

"Cocainum!" (cit.)

I personaggi in “Léon” sono tutti degli archetipi narrativi ribaltati, infatti viene quasi da stupirsi nello scoprire che un essere di puro male come Norman Stansfield, in realtà sia un agente di polizia, il rappresentante dell'autorità. A livello quasi inconscio Besson ci fa immediatamente patteggiare per uno che si paga da vivere uccidendo persone a pagamento, qualcuno la cui vita sta per essere sconvolta da Mathilda, su cui ho fatto melina, ma è proprio ora di parlare.

Per il ruolo della giovane (giovanissima!) protagonista sono state prese in considerazione centinaia di attrici, tra cui pare anche Liv Tyler, scartata perché considerata troppo grande per il ruolo dal regista, ricordate il discorso su Maïwenn fatto lassù? Ecco, in ogni caso, storia vera. La spuntò alla fine Natalie Portman, che pare sul set fosse affiancata dai genitori preoccupati voi direte, dalla spiccata sensualità di un personaggio affidato ad una bambina di (allora) undici anni? Ma va! Dalle sigarette. I coniugi Portman erano in ansia per il continuo fumare di Mathilda, infatti nel film Natalie non ispira il fumo, il che rende ancora di più l’idea di una bambina che gioca a fare la donna, anche se di fatto poi è davvero più matura della sua età.

Gli opposti si attraggono ti ammazzano

Léon e Mathilda, si controbilanciano perfettamente come tutte le grandi coppie non solo cinematografiche, sono come Charlie Chaplin e il monello in “The Kid” (1921), ma sono a tutti gli effetti patrimonio del cinema d’azione, su questo non accetto discussioni, perché Léon non insegna a Mathilda che so, ad andare in bicicletta, le mette in mano un fucile da cecchino da principianti e le insegna che l’ultima arma della sua formazione sarà il coltello, perché con quello devi avere il fegato di uccidere da vicino. Non mi pare che Chaplin facesse lo stesso con il monello, anche se “Charlot” è uno dei personaggi interpretati nel gioco degli indovinelli tra i due protagonisti.

Educazione siberiana francese

La prima mezz'ora di “Léon” è un manuale di cinema che andrebbe studiato e conservato in un museo, presenta tutti i protagonisti in quella che sembra un’unica grande scena senza soste, che raggiunge il suo apice emotivo nel momento in cui il protagonista infrange il suo inflessibile codice di vita, Mathilda sfuggita al massacro della sua famiglia con un’astuzia arriva fino alla porta di casa di Léon e lo prega di aprire.

Il momento chiave di tutto il film (sento l'ansia anche dalla Gif)

Come spettatori sappiamo benissimo quello che potrebbe succedere a Mathilda perché abbiamo appena assistito a quello che è in grado di fare quel pazzo di Norman Stansfield, ma oltre al dubbio morale, il pubblico maschile può sottilmente avvertire un metaforone raccontato con i canoni del film d’azione: nel momento in cui Léon apre la porta a Mathilda, smette di essere un uomo single (se non proprio solo) e fa entrare nella sua vita un donna, che fa quello che fanno tutte le donne quando entrano nella vita di un uomo, gliela ribaltano sottosopra come fosse un calzino.

Oplà! (come dicono i veri anziani)

Con Nikita, Luc Besson era stato bravissimo ad utilizzare i canoni del cinema d’azione, per raccontare una storia di formazione ed emancipazione totalmente femminile, in cui i maschietti erano quasi un contorno. “Léon” l’ho sempre trovato un film più immediato, perché in quanto grezzo e basico portatore di cromosoma Y, ho sempre potuto riconoscermi con più facilità in Léon, un uomo bambino, la cui vita viene rivoluzionata da una bambina donna che di colpo, lo fa passare da zero a cento.

In un attimo Léon per Mathilda rappresenta tutta la gamma della mascolinità, è una figura paterna, un amico, un fratello maggiore, un interesse amoroso che si avvicina quasi a diventare un amante, fermandosi un passo prima dell’illecito, le tre versioni del film cinematografica da 110 minuti, internazionale da 127 e integrale da 136, apportano piccoli tagli per stemperare i momenti più “erotici” che pare mandassero in crisi il pubblico Yankee (storia vera).

Lo sentite questo rumore di sbarre che si chiudono vero? Ci siamo capiti no? Fate i bravi.

Allo stesso modo Mathilda per il protagonista diventa una damigella in pericolo, un’amica, una sorella minore una figlia e soprattutto una tentazione, perché la ragazzina è esplicita senza mai essere volgare (giusto qualche provocazione in grado di far sputare il latte dal naso al protagonista, ma poco altro), però parliamoci chiaro, “Léon” è un film bellissimo e invecchiato alla grande, anche perché è impossibile non guardare Mathilda in proiezione futura, tu la vedi bambina ma sai che dopodomani sarà fatta a forma di quella meraviglia di Natalina Portuale (l’ho vista dal vivo e vi assicuro che è bella come al cinema, storia vera), quindi il dilemma tiene banco ma è chiaro che tra i protagonisti, il loro amore resta esclusivamente sul lato platonico a differenza di Besson e Maïwenn, che sono stati sicuramente d’ispirazione per i personaggi.

Come si dice Lone Wolf & Cub in francese?

I due personaggi come le grandi coppie imparano qualcosa uno dall'altro, Mathilda a fare le “pulizie” con un training montage (anche qui, puro canone del cinema d’azione) sulle note di “Venus is a boy” di Bjork, mentre Léon impara quello che solo le donne possono portare quando entrano nella vita di un uomo, la vita, inutile girarci troppo attorno.

Danny Aiello nei panni di un personaggio di nome Tony, si può chiedere di meglio al cinema?

Il mio livello di ossessione per questo film, vorrebbe sottolinearvi come nel doppiaggio Italiano sparisca il cinematografico nome finto fornito da Mathilda al sospettoso portiere d’albergo (MacGuffin), ma anche come alla tv la ragazzina cambi canale sulla partita tra Dolphins e Lakers, piuttosto improbabile visto che i primi sono una squadra di Football e i secondi di Pallacanestro, ma restano comunque dettagli da niente in un film che utilizzando tutte le armi messe a disposizione dal cinema d’azione, ha regalato personaggi diventati patrimonio della cultura popolare.

Jean Reno, Jean Reno, il soffitto tu mi sporc / tu mi spunti dalla test e mi manchi di sangue tutto il rest (quasi-cit.)

In finale non ve lo racconto nemmeno perché lo conoscete tutti, in un film pieno di archetipi rivisitati questo è il classico “la morte del vecchio per la vita della bambina” parafrasando Frank Miller, la fine di una storia d’amore (senza amore fisico) tragica, che deve per forza concludersi con un sacrificio, ma niente veleno in stile Shakespeare, qui si utilizzano le granate perché questo è Luc Besson al massimo della sua forma. Tra i mille momenti incredibili di questo film, quando Besson fa “cadere” la macchina da presa, per mostrarci il punto di vista del protagonista colpito vigliaccamente alle spalle, ogni volta mi esalto per la grande scelta visiva, ma allo stesso tempo vado in pezzi per i personaggi.

Si perché “Léon” è il classico film che sembra semplice, tanto da fare scuola, ma nella sua semplicità è incredibilmente sfaccettato, il frutto di un momento creativo (e personale) secondo me irripetibile per Luc Besson che qui stava al massimo della sua classe, supportato da tre attori semplicemente impeccabili nei rispettivi ruoli. Se un Gary Oldman così strabordante non ha oscurato a tutti la vallata, è solo perché i Léon e Mathilda di Jean Reno e Natalie Portman sono personaggi tanto incredibili da essersi conquistati un posto nella storia del cinema e nell'affetto degli spettatori. Niente male per un filmetto girato così, aspettando di fare altro, ho visto passatempi peggiori in vita mia.

Gli anelli di fidanzamento nei film d’azione.

Considerando la data del calendario poi, un augurio a tutte le Mathilda della nostra vita, senza le quali saremmo tutti delle piante in vaso.

48 commenti:

  1. Bellissimo pezzo, caro Cassidy, devo fare i doverosi complimenti. Però fammi aggiungere una cosa: anche Leon è stato molto utilizzato dopo questo film, soprattutto per i nomi di animali, in particolare cani.
    Detto questo hai completamente centrato il punto: il messaggio alla base di questa pellicola è proprio il fatto di come l'incontro con una donna possa scombinare la vita di un uomo (solo).
    D'altronde nessun uomo è un'isola... Prima o poi qualcosa o qualcuno ti scombussola la vita.
    Non sapevo, a dire il vero, i retroscena sentimentali dietro alla lavorazione di questo film, ma vedendo Maïwenn come è ora, posso capire l'infatuazione di Besson che ha contribuito alla realizzazione, influenzandola pesantemente.
    Per il resto poco da aggiungere, tutto oliato e perfetto come un orologio svizzero. Attori grandiosi, scene pazzesche che non hanno nulla di invidiare agli action movie dell'epoca, storia triste ma anche che "ti prende" dall'inizio alla fine. Insomma, poco da fare, quando un film è riuscito risulta difficile trovare un difetto e onestamente non ne trovo nemmeno uno, neanche a sforzarmi. Come dici tu, peccato per la perdita dello stato di grazia che Besson aveva in quegli anni, i Minimei sono stati una grande doccia fredda per tutti noi che abbiamo amato Nikita e Leon... Buona settimana baristica a tutti.

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    1. In effetti non ci avevo pensato, hai ragione ;-) Maïwenn è una nota nella biografia di Besson, non troppo ricordata proprio perché la loro storia nasceva controversa, eppure per un regista la cui filmografia ha seguito l’andamento delle donne della sua vita, forse è stata la più importante anche solo per aver influenzato questo gran film. Grazie e buona settimana anche a te! Cheers

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  2. L'uomo che mi ha fatto conoscere Milla per cui solo stima nei suoi confronti. La prima volta che vidi leon dissi fra me e me,che il killer di Reno in Nikita doveva essergli garbato parecchio volendo rimoddellarlo come protagonista.Niente mi toglie dalla testa che Besson faccia il regista oltre che per passione,per poter conoscere tanta belle ragazze(beato fra le donne).In effetti nel gestire un quasi interesse amoroso per una minorenne Luc se la sia gestita molto bene senza risultare mai volgare.Su Gary Oldman direi che negli anni 90 era il massimo della gioia per un cinefilo,in quel periodo poi era anche prenotato con le acconciature folli con Dracula e Il Quinto Elemento.Talmente fuori di melone che negli 2000 praticamente e passato letteralmente da ubriaco a sobrio,l'ultima volta che me lo sono ricordato fuori di testa era il terrorista contro il presidente Harrison Ford in quel film assurdo di Petersen che ammetto di trovare molto divertente nel suo patriottismo parecchio sopra le righe.

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    1. Ho trovato,negli anni 2000 Oldaman ha conosciuto Cristopher Nolan,e lo shock lo hatto tornare sobrio forever.Di certo nel confronto tra Besson e Nolan direi che il primo sa rendere molto sensuali le donne,il secondo senza offesa ma sembra che a malapena le frequenti.

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    2. “Air force one” non si discute ;-) Oggi Besson dovrebbe limitarsi a fare il produttore, anche se Valerian era un rimasticone sì, ma anche uno spettacolo per gli occhi, fino ad “Angel-A” (2005) gli ho voluto bene a quel ciccione con i capelli brutti ;-) Cheers

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    3. Si, poi di mezzo ha avuto qualcosa tipo 80 divorzi e altrettante riabilitazioni, oggi si attesa su una carriera di decente anonimato in titoli ad alto budget, con alcune zampante come L’ora più buia e Mank quindi direi che va bene così, diciamo per la sua salute ecco ;-) Cheers

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  3. Rimanendo in tema festa della donna,devo dire che la mia passione per il cinema l'ho ereditata interamente dalla parte femminile della mia famiglia.Mia madre adora gli horror,mia nonna adora i western(giuro che si ascolta le musiche di Morricone mentre cucina).Al contrario a mio padre del cinema sostanzialmente non gliene frega una beneamata mazza,mio nonno o
    invece adora guardarsi in tv le telenovelas(noooo!!!).In pratica se ho maturato la mia anima di cinefilo lo devo soprattutto a loro,il miglior complimento che io possa fare in quezto ambito.

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    1. Non ho niente da aggiungere se non la mia stima alla signore della tua famiglia, ottimi gusti ;-) Cheers!

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  4. Quando Besson aveva le idee chiare in pochi potevano stargli dietro. Incredibile come abbia ricamato un film genere dal personaggio del pulitore in Nikita. Cast eccezionale, Oldman da Oscar (quando valeva) un cattivo che è entrato nella mia lista già molto tempo fa.

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    1. Entrerà anche nella mia finalmente, dovevo "solo" scrivere questo post prima. Un film riciclato, messo su quasi a tempo perso, questo ci dice in che forma artistica stava Besson e tutti i coinvolti in quel momento ;-) Cheers

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  5. E una caratteristics comune in molti registi autori purtroppo.Dopo che hanno realizzato i loro progetti della vita,e come se all'improvviso qualcosa si rompesse in loro impedendogli ulteriori slanci creativi positivi. Ad esempio Peter Jackson e un vero enigma,adoro il neozelandese che dirige a piedi scalzi,ma di fatto i film che voleva realizzare li ha fatti,king Kong e la trilogia dell'anello ma ora ho paura che possa aver perso lo stimolo creativo soprattutto dopo il casino dello hobbit che rimpiango di non aver visto nella versione di Del Toro,che al contrario ha ancora il progetto della vita di Lovecraft in attesa di essere realizzato,cosa che di fstto lo mantiene vigile e proiettato verso l'orizzonte.

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    1. Pietro di giacomo poi ha avuto l'occasione di dirigere due film della vita, ne parleremo. Cheers!

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  6. Per il drago Smaug il mesicano oltre a voler proporre un drago anatomicamente completamente diverso da qualsiasi altro,volevs persino realizzarlo con degli animatronics a grandezza naturale combinato alla CGI come fece spielberg con Jurassic Park e questo e solo una delle tante differenze della versione di Del Toro.

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    1. Basta dire che Guillermo del Toro aveva coinvolto Mike Mignola (papà di Hellboy) per il design dell'orco albino, che infatti ha le spalle "cadenti" come Hellboy nei fumetti (storia vera). Cheers!

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    2. Questo è un classico che mi manca ebbene si sono vergognoso ma adoro "il quinto elemento" che non so perché viene maltrattato da tutti ed additato come esempio di fantascienza trash, sarà ma è ultradivertente
      Senmayan

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    3. Come dico sempre "trash" non vuol dire nulla, in ogni caso siamo in due a voler bene a "Il quinto elemento" malgrado il finale "l'amore trionfa". Cheers!

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  7. Mamma mia che film e che articolo. Gary Oldman all'epoca era il mio mito assoluto, tra i migliori "cattivi da film" in qualsiasi film comparisse.

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    1. Lo stesso per me, uguale ;-) Grazie mille, ci tenevo ad avere questo film sulla Bara. Cheers!

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  8. Solo il nome cazzuto? Tutto il film lo è ;)

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  9. Recensione cazzuta di un capolavoro!
    Sicuramente il mio film preferito di Besson, non li ho visti tutti ma questo lo amo.
    Per me Norman Stanfield viene dopo Hans Gruber e L'Indio tra i migliori cattivi del cinema.

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    1. Anche qui, concordo su tutto e ti ringrazio molto ;-) Cheers!

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  10. Dritto al cuore, Cassidy! ^_^
    Malgrado la Filmauro abbia ripescato il trailer dell'epoca su YouTube, la musica è sbagliata. In TV passava lo stesso trailer ma con in sottofondo la mitologica "Npokmop" di Éric Serra, scritta per "Nikita", e Mathilda si muoveva al rallentatore verso la porta di Léon. Non si poteva non amare quel trailer e adorare il film già prima di averlo visto.
    Ricordo che le riviste di cinema impazzirono davanti a Oldman che citava Beethoven, visto che lo stesso anno l'aveva interpretato in "Amata immortale" (1994): posso testimoniare che Oldman su grande schermo a comporre la Nona sinfonia è qualcosa che toglie il fiato.
    Viviamo purtroppo in tempi blasfemi, e ovunque sento bestemmiare dicendo che Natalie Portman è nata con "La minaccia fantasma": eretici! Vi meritate una "visita" di Léon :-D
    Film che ho vissuto e respirato. All'epoca non sapevo che Jean Reno è idolatrato dai giapponesi, così mi stupì anni dopo vedere su Tele+ una commedia giapponese in cui viene ingaggiato un killer... con lo zuccotto in testa... gli occhiali scuri a palla... e una piantina in mano. Quando gli chiedono se sia pronto, lo giapponese risponde: «Oui» :-D

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    1. D'altronde, caro Lucius, scusa se mi intrometto, sette anni dopo il grande Jean ha girato Wasabi, ovviamente prodotto da Besson, che è un pò (chiedo scusa se il paragone è leggermente forzato) il Black Rain francese, anche se molto più scanzonato e divertente, dove, guarda caso, scopre di avere una figlia giapponese molto vicina alle varie Lolita come stereotipo.

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    2. Vero mi hai sbloccato un ricordo come si dice in questi casi ;-) La colonna sonora di questo film è fantastica ma per me resta mezza spanna sotto quella di “Nikita”, ai tempi secondo me il film di Besson del 1990 era ancora così caldo che provarono a sfruttarne l’onda, infatti nella locandina italiana compare citato in bella vista. Bello “Amata immortale" ma se ancora oggi dici Beethoven e Gary Oldman, tutti ricordano Léon perché si è impresso a fuoco nell'immaginario collettivo ;-) Cheers!

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    3. Ecco, non so se è proprio "Black Rain", ma stavo per citarlo anche io, con "Wasabi" chiudeva un po' idealmente il cerchio, a proposito di cui il trailer ai tempi, passava a ripetizione ;-) Cheers

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    4. Nella deliziosa serie francese "Chiami il mio agente!", incentrata sugli agenti dei grandi divi francesi, in una puntata c'è Reno in persona che viene convinto a fare un filmone in costume perché sicuramente venderà bene in Giappone: uno degli agenti tira fuori un manga con un personaggio palesemente ispirato a lui! Insomma, per citare una vecchia canzone, Jean è... Big in Japan ^_^
      Onestamente la sua filmografia successiva non mi ha particolarmente colpito, sebbene sia un ottimo attore i suoi ruoli non sono proprio memorabili, per me rimarrà sempre Léon. E quando in "Cold Blood" fa il killer intrappolato da una tormenta di neve in una baita con una ragazzetta, il pensiero è corso subito allo storico film ;-)

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    5. Verissimo, poi è diventato un caratterista in parecchio film di livello anche discutibile, ma ancora oggi qualcuno se lo incontra per strada secondo me lo chiama Léon, sarei pronto a scommetterci una birra ;-) Cheers

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  11. Bellissimo pezzo Cass. Léon è uno dei miei film preferiti in assoluto, è invecchiato decisamente meglio del suo regista, e continuerà ad invecchiare bene. Lo preferisco anche rispetto a Nikita.

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    1. Grazie Bro, mi ha stupito scoprire che in giro per la rete non ci sono commenti lunghi e dettagliati sul film, forse perché è talmente bello da venire dato per assodato, quindi ho voluto dire la mia perché è un grande film, quella piccola componente maschile (minoritaria) me lo rende ancora più accessibili di "Nikita", ed io già vado pazzo per "Nikita" ;-) Cheers

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  12. Visto il film un milione di anni fa, ma il tuo articolo meraviglioso mi fa venire voglia di recuperarlo, grazie mille Cassidy!

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  13. El Diablo - La morte...è bizzarra..oggi. Cassidy recensisce Leon, miglior regalo di compleanno non si poteva chiedere! Poco da aggiungere da quanto detto negli altri commenti, il Norman Stansfield di Oldman è uno tra i migliori villanzoni di sempre nonchè il ruolo che reso Vecchiouomo uno dei miei favoriti.Ho visionato Una vita al massimo solo l'anno scorso e anche lì il suo rastone era un malvagio coi fiocchi, peccato che duri pochissimo.Curioso poi come po un'altro attore che adoro, John Lihtgow, che ho conosciuto e apprezzato sempre grazie ad un ruolo di malvagissimo come il Qualen di Cliffhanger, sia giunto anche lui come il Gary ad interpretare Winston Churchill. Comunque la scena tagliata della granata è fantastica, era però un pò spoilereggiante. Leon nella sequenza iniziale sembra quasi una presenza sovrannaturale(E come ti sembra?SERIO.)Hola Cass!

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    1. Sono molto felice di aver intercettato il tuo compleanno, tanti auguri e grazie! ;-) Cheers

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  14. Prendi questo e "Nikita" (bastano questi due) falli vedere a chi vuoi e poi mostra un lavoro recente di Besson. Per carità, tecnicamente il nuovo film sarà perfetto e, toh, migliore dal punto di vista professionale. Ma la "cazzimma" che aveva quel Besson nel dirigere, nel disegnare personaggi (che sono rimasti scolpiti sulla pietra!) è qualcosa di incredibile. Un talento assoluto e purissimo, supportato da un cast artistico di primissimo livello hanno dato vita a due pellicole entrate di prepotenza e ad armi spianate nell'Olimpo.

    Ammetto che non rivedo "Leon" da un po' (il dvd è sepolto da qualche parte a casa dei miei) ma lo ricordo come se lo avessi visto l'altro ieri. E visto che siamo in vena di confessioni, di un soffio (tanto così eh!) gli preferisco "Nikita".

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    1. Questioni di lana caprina, mi piacerebbe sempre essere costretto a dover scegliere tra film di tale qualità ;-) Cheers!

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    2. Zio Portillo, cosa ne pensi di Cose Nostre?

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    3. Quello l'ho visto una volta sola, valido ma non mi ha fatto impazzire, mi ricordo la scena al cinema e poco altro, devo essere onesto. Cheers

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  15. Cito testualmente:
    "Non vedetelo. E' solo una violenta e noiosissima str..."
    Liberi di non crederci, ma in giro c'é gente che la pensa davvero così.
    Poveretti.
    Il miglior film di Bessòn in assoluto. Punto.
    Dopo il mezzo terremoto scatenato da "Nikita" lo aspettavano tutti al varco. E Lui non delude, sfornando un quello che a tutti gli effetti é l'erede spirituale della sua precedente opera.
    L'amico Daniele diceva "perfetto come un orologio svizzero", e io stesso non potrei trovare una frase migliore.
    Per quanti altri film potrei usare questo termine?
    A occhio e croce mi viene in mente solo "Pulp Fiction".
    Sono film che si potrebbero vedere e rivedere mille e mille volte, senza stancarsi mai. E ad ogni visione ne guadagnano, e scopri qualcosa di nuovo.
    Dopo un binomio simile, Bessòn era il mio idolo.
    Poi...lasciamo perdere che é meglio, và.
    Interpreti perfetti, così come le ambientazioni. Con una Little Italy che potrebbe essere benissimo le Banlieue parigina, soprattutto negli interni.
    In un certo senso ha saputo anticipare gli ambienti degradati e la voglia di violenza che diverranno il marchio di fabbrica di Kassovitz.
    Il film che ha lanciato Jean Réno. Che a prima vista non ha proprio il fisico del ruolo, così magro e allampanato.
    Ce lo vedevo bene in una commedia demenziale, più che in un film d'azione.
    Eppure...secondo voi nella realtà Rambo avrebbe i muscoli di Sly o sarebbe così?
    Il classico tizio qualunque, forse un pò mezzo squinternato, ma che quando arriva la "telefonata" gli scatta l'interruttore nella testa e diventa una macchina per uccidere.
    In pratica l'ultima persona a cui affidare una ragazzina.
    E Oldman...cosa dire di lui? Dopo "Dracula" poteva fare qualunque cosa, per me.
    Semplicemente strepitoso. E la riprova che non c'é criminale peggiore di quello che si nasconde dietro a un distintivo.
    Volonté insegna. E' incredibile quello che scopri di poter fare una volta che ti rendi conto di essere diventato intoccabile.
    Un film che in certi frangenti sa essere di una delicatezza rara, nonostante la vicenda truce come pochi.
    Fa divertire, persino ridere, esalta come pochi nelle scene d'azione e di violenza, e fa anche piangere e commuovere. E mettere anche in ansia (la scena del massacro della famiglia di Matilda é micidiale. Di fatto in quell'attimo, con la ragazzina in lacrime davanti all'uscio, si decide il loro destino. Perché l'ha fatta entrare? Forse perché anche Léon ha un cuore. O forse per colpa del più improbabile dei colpi di fulmine).
    Quando arriva il finale si ha un groppo in gola pesante come un macigno.
    Quante volte si prega che vada diversamente, che Léon la spunti e che riesca per una volta a scappare con lei...prima che il poliziotto corrotto lo colpisca a tradimento come il vigliacco che é. Perché ad armi pari non potrebbe mai spuntarla.
    Tra Lèon e Matilda si crea un rapporto davvero singolare.
    Sono padre e figlia, fratello e sorella, maestro e allieva. Ma anche amanti, visto che si fermano giusto un passo prima.
    Ma più che amanti sono fidanzatini. Lui é un bambino troppo cresciuto più che un adulto, buono solo a fare quello per cui é stato allevato. Lei, per contro (dimenticavo...la Portman é incredibile. Peccato che si sia persa pure lei, nel corso degli anni) é quasi un diavoletto tentatore. Furba e sgamata ben più di quanto l'età lasci intendere.
    E ti credo. Con la famiglia che ha, se non fosse così sarebbe morta da un pezzo.
    I due si creano tra le quattro mura di lui una sorta di fiaba, di oasi felice, ben sapendo che non potrà durare. e che gli uomini cattivi verranno a bussare alla porta.
    Quando dicono di amarsi, ci credono davvero. Anche se Léon glielo dice più che altro per convincerla a fuggire.
    Capolavoro. E gran bella recensione, Cass.
    Solo una cosa: che a nessuno venga in mente di fare un sequel con Matilda adulta che fa la killer.
    Per carità, eh. Almeno questo lasciatelo così com'é.
    Auguri a tutte le bariste!!


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    1. Beh, persa mi sembra eccessivo, parliamone...

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    2. Grazie Red ti ringrazio, inoltre penso che "Pulp Fiction" a qualcuno non piaccia, ma "Léon" uhm, quello secondo me piace a chiunque ;-) Cheers

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    3. Al massimo si è persa dopo l'Oscar, per altro la leggenda vuole che Besson per liberarsi degli ansiogeni genitori della Portman, stilò una lista di registi giusti, che se mai avessero voluto la loro figlia in un loro film, bisognava accettare tipo… ieri. Da quando ho letto di questa fantomatica lista mi chiedo: George Lucas era citato? ;-) Cheers

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  16. Tanta (sana) invidia per aver visto Natalie d vivo, e in questo film è totalmente jailbait, quel rumore di sbarre è tremendo. Così come tremendo che legga quell'altra didascalia e mi trovi a cantare Spiderpig sostituito con Jean Reno!

    Gran recensione, si nota che ami questo film, anche in questo ci troviamo alla grande, pure per me Besson. On ha più raggiunto queste vette. Era al suo massimo in quegli anni!!!

    Bell'idea quella del post per l'8M... :--)

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    1. Bellissima, ma quando rideva felice di vedere tutta quella gente ad aspettarla, sembrava Chucky (storia vera). Un giorno le faranno fare una parta alla Harley Quinn e vincerà un altro Oscar ;-) Spider-Reno è stato più forte di me, non potevo resistere! Volevo un film, un regista e dei personaggi che rendono davvero omaggio al valore delle donne, questo mi è sembrato il titolo giusto ;-) Cheers

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  17. Visto quante volte? Non lo so, oltre la trentina, considerando che quando uscì lo noleggiai una miriade di volte, poi acquistai la vhs e molto dopo il DVD. Per me fu una esperienza totalizzante la prima visione di "Léon" al pari di "The Killer" di John Woo, avvenuta proprio in una età in cui ero totalmente infoiato di action e horror, 13 anni la stessa identicà età della Portman allora (e infatti la amo ancora nonostante lei non lo sappia XD). Per me uno dei film della vita, pellicola che va ben oltre il cult, anzi per me uno dei capolavori del cinema d'azione e a mani bassi il miglior film di Besson. Oggi un film del genere non verrebbe nemmeno prodotto per via del rapporto tra Mathilda e Léon, ma anche per la violenza che fa esplodere come una overture sullo schemro. Niente per me c'è solamente amore nei confronti di questo film.

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    1. Ma nemmeno "The killer" se per quello, per fortuna siamo stati bene detti dall'ultimo colpo di coda del cinema d'azione giusto, prima di anni di bassa marea, può esserci solo amore per film così. Cheers!

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  18. Ottima e puntuale recensione uomo. Puntuale perché in effetti vorrei leggere più spesso nei vari canali recensioni di pellicole "uscite già da un po' " . E quindi scrivere di film "vecchi" con lo sguardo critico ed i mezzi di oggi. Ecco Leon è uno di quei film che non riescono ad invecchiare per quanto sono sempre belli. Infatti l'ho visto due volte in due settimane. E non lo vedevo da quando era praticamente uscito. La seconda visone era data dal fatto che la tizia alla quale ho suggerito il film non... Non l'aveva mai visto!!!!! Nulla da dire se non il sottoscrivere quanto da te detto. Ho notato che Leon si incarta bevendo il suo amato latte per due volte. Ossia fa quella cosa da vecchi cartoni animati. Uno dice una cosa assurda e tu che stai bevendo dal bicchiere quasi ti strozzi. Non so perché ma questa ingenuità mi è piaciuta molto. Faranno mai un seguito con Mathilda? La vera Mathilda di Natalina. Spero di sì. Ne avrei bisogno.

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    1. Ti ringrazio molto, qui alla Bara Volante proviamo a seguire questa via ;-) Sulla carta sarebbe una bella idea ma con il Besson di oggi non so, inoltre credo che questo film sia diventato un classico grazie alla coppia di protagonisti, solo con Mathilda non sarebbe lo stesso. Cheers!

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