giovedì 18 marzo 2021

King Kong (1976): attenti al gori-i-i-i-lla

Come lo immaginate un Re? Magniloquente nei modi? Potente e ricco sfondato? Magari con una corona in testa? Visto che il Re delle scimmie sta per tornare al cinema in streaming, pronto a fare a cazzotti con ‘Zilla, questa Bara pilotata da uno scimmiologo (matto nella testa) come me, non può esimersi dal riempire l’attesa, infatti oggi parliamo proprio di Re.

King Kong ha un grosso problema, non mi riferisco certo alla sua leggerissima fissazione per le belle bionde un tantinello più sottodimensionate di lui, stavo pensando più che altro al fatto che si tratta di uno dei personaggi più importanti dell’immaginario occidentali, creato nel 1933 da due avventurieri prestati al cinema come Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, da allora Kong è diventato un’icona alla pari di Dracula, oppure Rocky, ma di fatto non si è mai davvero spostato dal suo anno di nascita, perché a differenza di Godizilla, il Re dell’isola del teschio ha vissuto al cinema sempre e soltanto in rifacimenti della stessa storia, quella legata alle sue origini, Kong: Skull Island sarebbe una variazione sul tema, ma i suoi evidenti rimandi ad “Apocalypse Now” (1979), non la rendono di certo una storia originalissima.

In oriente, complice la mania per i Kaiju (anche noti come film con i mostri grossi), il nostro Kong ha vissuto una vita parallela fatta di film, apparizioni e botte con ‘Zilla, ma in occidente il Re ha vissuto saltellano da un rifacimento all’altro, cambiando intenti a seconda del nome (grosso) che ha deciso di cimentarsi nell’impresa, nel 1933 Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack avevano l’obbiettivo quasi meta cinematografico di andare alla ricerca dell’ottava meraviglia del mondo, per regalare al pubblico uno spettacolo mai visto prima, in linea di massima: missione compiuta. Negli anni ’70 invece gli obbiettivi erano altri, quantificabili in fogli verdi con sopra stampate facce di ex presidenti spirati, perché il Re con la missione di riportare Kong al cinema questa volta si chiamava Dino De Laurentiis.

Nella foto, un gigante. L’altro invece è solo Kong.

A dirla proprio tutta, più o meno nello stesso periodo a cercare di riportare King Kong al cinema ci stavano pensando anche i tipi della Hammer, che mollarono l’osso quando scoprirono che il nostro Dinone era in viaggio a sua volta per l’isola del teschio. Tutto quello che resta del lavoro della Hammer è uno spot televisivo, in cui Kong è stato utilizzato per vendere l’ultimo modello della Volkswagen. Sapete chi era il giovanotto che si è occupato dell’animazione di questa pubblicità? Rick “Monster Maker” Baker, futuro vincitore di sette premi Oscar per il miglior trucco e più in generale, cintura nera di scimmiologia, se vi interessa rifatevi gli occhi con la sua pubblicità che trovate qui sotto.

Rick Baker era un nome abbastanza grosso nel 1976, tanto che Dino De Laurentiis non ci pensò due volte ad arruolarlo per creare il trucco anche del suo Kong, per altro Baker anticipò Andy Serkis finendo per indossare lui stesso il costume da scimmione in molte scene del film (storia vera). Ma siccome il trucco non era abbastanza, De Laurentiis voleva il meglio su piazza anche per il reparto effetti speciali, quindi tento di fare il filo a Mario Bava, che però piuttosto che lavorare ancora con l’invasivo De Laurentiis, avanzò la scusa di non voler lasciare l’Italia, anche perché la scusa di essere malato, se l’era già giocata.

Solo a me ricorda una scena di una poltrona per due?

Il nome scelto fu quello di Carlo Rambaldi, serve davvero che io vi spieghi chi di chi si stratta? Gloria nazionale che arrivò a vincere l’Oscar per questo film, dividendolo insieme a Glen Robinson e Frank Van der Veer, che fecero il grosso del lavoro creando le manone di Kong, ma siccome nessuno come gli abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa è capace di saltare sul carro del vincitore dei premi (qualcuno ha detto Laura Pausini e Golden Globes? Ah no, forse era solo un ruggito di Kong in sottofondo), ci ricordiamo solo di Carlo Rambaldi. Con tutto il rispetto se per aver collaborato a costruire una grossa manona pelosa si è meritato un Oscar, per E.T. avrebbero dovuto dargli come minimo il Nobel, anche perché l’enorme gorilla alto 12 metri creato da Rambaldi per questo film, è stato in realtà utilizzato pochissimo, quando nel film compare Kong a figura intera, si tratta quasi sempre di Rick Baker impegnato a sudare dentro il costume (storia vera).

Nella foto, un altro gigante. L’altro invece continua ad essere sempre solo Kong.

Dino De Laurentiis come al solito non badò a spese, la sceneggiatura del film la affidò a Lorenzo Semple Jr. uno destinato a diventare lo scrittore di fiducia per i film prodotti da Dinone, l’idea dello scrittore è quella di un gran finale, questa volta non sulla cima dell’Empire State Building, ma su una coppia di torri Newyorkesi che nel frattempo avevano superato in altezza il celebre edificio, ma come tutti sappiamo non sarebbero (purtroppo) destinate a mantenere il primato, mi riferisco al World Trade Center, gustosamente tradotto nel doppiaggio italiano del film in “grattacieli del commercio mondiale". Non so cosa sia più impagabile, questa traduzione oppure il fatto che il nome venga pronunciato da un Jeff Bridges che per l’unica volta, in questo film parla con la voce del Robin Hood della Disney, infatti quando il suo Jack Prescott apre la bocca, mi immagino sempre che stia per dire qualcosa tipo «Urca urca! Tirulero!».

Il Drugo pensa a che gran tappeto verrebbe fuori da Kong.

L’intuizione azzeccata di questa versione del film è quella di portare la storia dagli anni ’30 alla contemporaneità, uno spunto che offre anche gli unici momenti davvero creativi di una storia che per il resto, ricalca fedelmente il film di Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack. Ecco perché siamo passati dall’aspirante cineasta Carl Denham, allo spietato Fred Wilson (il bravissimo Charles Grodin, che avrete visto in mille film ma probabilmente ricorderete solo per quando urlava dietro al cane Beethoven), il personaggio che rappresenta alla perfezione cosa sia cambiato tra la prima e la seconda incarnazione cinematrografica di Kong.

Merian C. Cooper sognava in grande, sognava in enorme! Voleva fare grande cinema e portare al pubblico qualcosa di mai visto, Carl Denham lo rappresentava alla perfezione nella finzione cinematografica, un uomo con un delirante sogno di gloria artistica. Nel 1976 con Dino De Laurentiis al comando della nave il sogno è molto più concreto, fare soldi, tantissimi soldi! Infatti Fred Wilson è il galoppino della Petrox, azienda petrolifera come si può facilmente intuire dal nome, alla ricerca di un nuovo giacimento di petrolio da prosciugare, perché oggi abbiamo una pandemia e il surriscaldamento globale, ma attorno al 1976, il problema più grosso degli americani era la crisi petrolifera, altro che le aspirazioni artistiche di Carl Denham! Vuoi farla muovere la Volkswagen pubblicizzata da King Kong? Bene, allora gli devi poter anche fare il pieno.

Il cast delle grandi occasioni, pieno di facce note e ultra note.

La spedizione in mare aperto alla ricerca dell’isola del Teschio, circondata da una nebbia eterna che non si smuove da almeno 35 anni si gioca alcune facce note, di Charles Grodin vi ho già detto tutto, il suo consulente scientifico Roy Bagley invece è interpretato da René Auberjonois, il futuro Odo di “Star Trek Deep Space Nine”, invece di litigare con i Ferenghi, qui lo ritroviamo a ipotizzare che la fitta nebbia intorno all’isola sia provocata dalle esalazioni del petrolio, anche se qualcuno non la pensa come lui.

Si tratta del clandestino, l’antopologo e primatologista Jack Prescott, interpretato dalla barba di Jeff Bridges già intento a fare le prove generali per il suo “Drugo” Lebowski, visto che s’imbarca di straforo ubriaco e molesto e con ancora addosso il dopo sbornia, sostiene che la nebbia sia il frutto dell’anidride carbonica generata dai grandi animali dell’isola. Solo uno reduce da una serata alcolica potrebbe credere che la “fiatella” mattutina di Kong possa arrivare a tale livello di inquinamento atmosferico dai!

Il primo alito mattutino, quello che ti spettina la faccia.

Può mancare una bionda in una storia su King Kong? Ovviamente no, Dwan, con le lettere del nome spostate volutamente rispetto al più canonico Dawn, è stata al centro di una lunga selezioni di attrici, mi immagino con enorme dispiacere da parte del povero Dino De Laurentiis che avrà dovuto supervisionare bellezze come Kim Basinger, Bo Derek e Melanie Griffith. Giornataccia eh Dino? Mamma mia che sacrificio in nome dell’arte eh?

Pare che Meryl Streep sia stata rispedita al mittente perché considerata “Troppo brutta per Kong” (testuali parole di De Laurentiis) ma io credo che tutti i coinvolti abbiamo lavorato un po’ troppo di fantasia su questa storia, quindi non prendetela come oro colato, anche perché con De Laurentiis di mezzo distinguere la realtà dalle balle sparate per promuovere il suo film non è mai stato semplice. Basta dire che secondo De Laurentiis, la prescelta per il ruolo di Dwan era una grande modella come Jessica Lange, ma come ci ha spiegato dettagliatamente Lucius, erano tutte delle gran balle inventate dal produttore, Jessica Lange faceva la cameriera prima di esordire in “King Kong”, di sicuro non è stata scelta perché sapeva recitare alla grande, ma più che altro perché in questo film è bella da tirarti via il fiato dai polmoni, il perfetto riempitivo degli striminziti vestiti che indossa per tutta la pellicola, mi dispiace se questo potrebbe suonare un po’ maschilista, ma sarebbe ipocrita non riconoscere che la futura star di mille stagioni di American Horror Story non sia stata scelta per altre ragioni. O che in questo film non sia a sua volta una meraviglia della natura.

Se vabbè, lallero. Tanto chi la leggerà mai la didascalia.

Anche perché la sua Dwan è una svampita bionda che arriva a bordo di una nave strapiena di marinai, su una scialuppa di salvataggio, salvata a sua detta dal non aver voluto guardare “Gola profonda” con un tale di nome Harry quando la sua barca è misteriosamente esplosa. Dwan salvata da un film porno era in viaggio per Singapore dove avrebbe dovuto esordire come attrice, chiamatemi pure mal pensate, ma tutto mi lascia intendere che il film che l’avrebbe vista come protagonista, non sarebbe stato proprio “Quarto potere”.

Si perché fregandosene del 1968 e dell’emancipazione femminile, pronta ad esplodere anche al cinema di lì a pochissimo, Dwan qui è la damigella in pericolo, la biondina scema che predica di oroscopi e che per misteriosi motivi, su una nave piena di marinai, non solo trova abiti femminili per vestirsi, ma non viene infastidita da nessuno nemmeno quando si aggira in shorts e canottiera, che poi è proprio l’abitino scelto dalla bionda per sbarcare sull'isola. Non so voi, ma se dovessi mettere piede su Skull Island lo farei solo dopo una vestizione degna di John Matrix, ma non credo nemmeno che basterebbe a sopravvivere in un posto così pericoloso, altro che pantaloncini e canottiera!

Vestita così non ti difendi nemmeno dalle zanzare.

Con Dino De Laurentiis, padre e padrone in tutte le produzioni da lui finanziate, diventa spesso secondario parlare del regista, questo film è stato proposto a Steven Spielberg ma anche a Sam Peckinpah, che malgrado fosse alla disperata ricerca di un successo al botteghino, preferì il fronte russo a De Laurentiis (storia vera). Il prescelto alla fine fu John Guillermin che reduce da “L'inferno di cristallo” (1974) poteva anche dirigere Kong sul tetto del World Trade Center grattacielo del commercio mondiale.

Il gorilla sul tetto (del grattacielo del commercio mondiale) che scotta.

Il “King Kong” del 1976 è un film diligente, l’arrivo sull’isola, la cerimonia dei nativi, l’enorme muro per tentare di contenere la furia di Kong e il nostro irsuto eroe che entra in scena molto in là nel corso del film, insomma tutto come da manuale. Ma in un film dove la protagonista parla di film porno e sculetta tra i marinai è quasi normale che il secondo atto sia quasi interamente dedicato alla grande passione di Kong, che ama moltissimo due cose nella vita: essere venerato come una divinità sulla sua isola è la seconda.

La stessa Jessica Lange si ritrova a recitare battute come «Kong è una cosa assurda quella che vuoi», mentre il gorillone cerca di strapparle i vestiti. Insomma se con Fay Wray il nostro era stato altrettanto esplicito ma un pochino più discreto, qui è chiarissimo che al nostro Kong gli ormoni sono impegnati a tirare sgommante nei piazzali, infatti solo l’intervento di Jack Prescott e di un enorme serpente gigante con cui Kong si ritrova a lottare (una chiara metafora della sua erezione sprecata), salvano Dwan da un destino simile a quello del giovane giudice con la toga cantato nella mia canzone preferita di Fabrizio de Andrè.

“Di un po’ biondina, a te piace Faber?” 

Per frenare l’ormone di Kong servono fiumi di cloroformio e qui la versione del 1976 ci regala una spiegazione su cui Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack avevano tagliato corto nel 1933, ovvero come fai a riportare a New York un bestione alto dodici piani? Via nave ovviamente.

Tutta la metafora sullo sfruttamento capitalistico, sulla scimmia, Re nella sua terra pseudo-Africana nella forma e in catene come uno schiavo negli Stati Uniti, in questa versione del film viene data un po’ per scontata, a Dino De Laurentiis interessa sfruttare Kong per fare tanti bei soldoni, il fatto che Fred Wilson lo faccia esibire in un indegno spettacolo con un’inguardabile corona sulla testa, mi sembra in linea con il film che nell'ultimo atto invece di risultare gigantesco, funziona, ma è tutto sommato modesto.

L’unico re con la corona, che avrebbe preferito restare senza.

La furia di King Kong mentre distrugge un treno in corsa è diventata un classico dei parchi di divertimento a tema cinematografico, ma la sua arrampicata sul tetto del World Trade Center grattacielo del commercio mondiale, risulta molto più memorabile nella locandina del film piuttosto che nella scena finale del film.

Anche Kong si esalta per le esplosioni nei film come facciamo noi.

Costato 24 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, “King Kong” portò a casa 52 milioni (80 nel mondo), un film che tutto sommato ricordo perché da bambino la mia passione per le scimmie (e qualche passaggio televisivo del film) avevano attratto la mia attenzione, ma malgrado i nomi coinvolti la vera magia della storia di King Kong è ancora tutta nel film del 1933, che risulta ben più moderno di questa versione in cui l’unico Re, era lo scatenato Dino De Laurentiis, la sua campagna promozionale del film lo ha visto impegnato su tutti i fronti, talmente onnipresente che il 22 gennaio del 1977, durante una puntata del Saturday Night Live, persino John Belushi (intervistato dal compare di sempre Dan Aykroyd), si lanciò in una parodia di Dinone nostro impegnato a ripetere la sua frase simbolo: «When Kong die, everybody cry».

Siamo in missione per conto di Kong (quasi-cit.)

Ho visto svariate volte questo film, ma più che la stessa ammirazione di Kong per le grazie di Jessica Lange, non trovo altri veri motivi di interesse, un altro scimmiologo di fama come Peter Jackson, intervistato una volta ha dichiarato: «Se da bambino avessi visto il King Kong del 1976 e non quello del 1933, ora di mestiere farei l’idraulico». Mi sento di sottoscriverlo e della carriera del mancato idraulico, parleremo la prossima settimana, lo so che è parecchio che attendavate un post su quel film, l'attesa è quasi finita, ancora qualche giorno.

48 commenti:

  1. Ammetto di ricordare di più la locandina che il film in sè,che ho visto poche volte.Una cosa che trovo divertente sui detrattori del Kong di Peter Jackson,è il fatto che parlano di quanto fosse orribile il quantitativo di digitale(non è vero manco per il piffero!),elogiando invece gli effetti speciali di Rambaldi,menzionando ogni volta il robottone a grandezza naturale,bè direi che coloro che hanno fatto quel tipo di affermazione il film del 76 non l'hanno visto ed hanno letto solo degli articoli su Rambaldi,il famigerato robottone me lo ricordo al massimo per un paio di inquadrature,il resto è solo un costumone peloso!Il film di Jackson al contario è stato forse l'ultimo vero grande kolossal d'avventura nell'ignoto vecchio stampo,come se fosse uscito fuori dal meglio delle produzioni della vecchia hollywood,ma gestito con i mezzi del cinema moderno!Ecco il film di Peter Jackson non è semplicemente un film su King Kong,ma una vera lettera d'amore alla potenza del cinema,e purtroppo attualmente l'ultimo film ottimamente riuscito del neozelandese, che dopo di questo ha zoppicato parecchio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché Rambaldi è (giustamente eh?) una gloria nazionale, però per questo film ha fatto poco, o almeno meno di quanto comunemente si creda, ma sai che in uno strambo Paese a forma di scarpa il salto sul carro del vincitore è il secondo sport nazionale preferito no? ;-) Cheers

      Elimina
    2. Tra l'altro sono le stesse persone che affermano(difficile anche solo pensarlo!) che "Kong:skull island",sia migliore del film del 2005.Allora,io capisco che la gente tema le etichette e voglia passare per colta a tutti i costi e non per dei rimbamboidi,ma gridare a suon di luoghi comuni le solite menate del digitale contro l'analogico,non funziona per niente ,soprattutto se per il paragone mettono il film di Jackson alla stregua di un blockbuster qualsiasi diretto da un signor nessuno!Io amo l'analogico ma sinceramente tra il kong del 76 e quello del 2005 c'è un abisso qualitativo, tutto a favore del neozelandese che dirige a piedi scalzi!Tra l'altro ci terrei a far notare che prima che Jackson dirigesse il suo sogno cinefilo,nessuno si filava di striscio King Kong,era un film voluto unicamente dal suo regista,che solo grazie al successo della trilogia dell'anello a potuto dirigere,se no col cavolo che lo finanziavano lasciandogli carta bianca!Ora mentre il kolossal neozelandese è stato dimenticato da molti(purtroppo e vero!),tutti ora sono in fissa per un film che al massimo gli farà staccare il cervello e nulla di più,tamarro forse ma di certo con molta meno emozione e senso di meraviglia!

      Elimina
    3. Ma gli effetti speciali di “Kong: Skull island” sono invecchiati peggio della versione del 2005 ;-) Se siamo in attesa di “Kong vs. Godzilla” (o viceversa) è perché Jackson ha riportato Kong in sala, ma ne parleremo la prossima settimana con dovizia di dettagli ;-) Cheers

      Elimina
  2. Ciao! Io questa versione non ho mai avuto il coraggio di guardarla! Anche da bambino mi sembrava un passo indietro rispetto alla magia dell'originale anni 30, frutto di grandi animazioni a passo uno! Come sempre grande recensione! Se t'interessa butta un occhio al breve documentario sul dietro le quinte del film di Liprandi su YouTube!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo cercherò e ti ringrazio ;-) Alla fine questo è “Kong arrapato”, ha i suoi momenti non lo nego, lo guardavo da bambino ma gli preferivo un pianeta delle scimmie a caso, uno qualunque dei capitoli, la versione del 1933 mi coinvolgeva molto di più. Cheers!

      Elimina
  3. Concordo su quello di Jackson che a me è piaciuto molto. Questo pecca in effetti sulla presenza del gorillone che te lo fanno aspettare... e aspettare... e aspettare... e poi, quando è il robottone, si muove come i carri di carnevale di Viareggio e dici macchecc... o cose del genere. No, non supera il primo e nemmeno quello di Jackson.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche il film del 1933 si prendeva il suo tempo per far entrare in scena Kong, enfatizzando l’effetto, solo che il film durava molto meno, quindi la differenza si sente subito. Jackson con un minutaggio anche maggiore ha rispettato la tradizione, ma almeno vale l’attesa, ne parleremo ;-) Cheers!

      Elimina
  4. Offendo qualcuno se dico che guardare un film qualsiasi di Kong mi emoziona molto di piu di un qualsiasi film super lodato dalla critica in stile Sundance Film Festival?Giustamente anche i simpson si sono presi gioco di loro sulla loro fissa per i film iper drammatici e la loro allergia al cinema di genere,che magari a volte partecipa ma a scordarso proprio di vincere i primi premi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sulla Bara Volante? Al massimo potresti offendere qualcuno se dicessi il contrario ;-) Cheers

      Elimina
  5. Concordo con te Cassidy, il film del '33 è fatto molto meglio, io l'ho trovato davvero folgorante e posso credere che abbia influenzato scelte di carriera. Questo del '76 forse è il meno riuscito, ma anche l'ultimo mi ha lasciata piuttosto indifferente. Ciò non toglie che non veda l'ora di assistere alla scazzottata tra mostri però! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo in due, non vedo l’ora di veder menare quei due titani ;-) Cheers!

      Elimina
  6. Io mi immagino nel nuovo Godzilla VS Kong,il gorillone che contro il lucertolone grida "Wilma dammi la clava",ma siccome non funziona niente contro Zilla,allora il re scimmia guarda la luna piena e si trasforma in Gold Oozaru,ed entrambi fanno uno scontro di onde energetiche sparati dalle loro mascelle,ma poi siccome lo scontro resta in pari allora scimmia alza le pelose zampe al cielo,gridando all'umanita che ha bisogno della loro energia per sconfiggere l'avversario una volta per tutte!Ok fine del delirio!

    RispondiElimina
  7. Ho un labile ricordo di un King Kong BN in cui lo scimmione strappa via il vestito alla bionda con un unico gesto, ma magari è la mia memoria a farmi scherzi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordi bene perché la scena esisteva, ma venne tagliata (insieme a molte altre) per motivi di censura storia vera Cheers!

      Elimina
  8. Kong ma che gli farai tu alle bionde?"e naturale sei bellissima,e il richiamo della natura eccita la scimmia!"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I Kong preferiscono le bionde ;-) Inoltre il METAFORONE è piuttosto chiaro. Cheers!

      Elimina
  9. Ricordo ancora la prima visione in TV..rimasi sbalordito dagli effetti speciali, veramente! E poi posso bullarmi di aver visto questo King Kong "dal vivo": negli anni '80 fecero una mostra dedicata a Rambaldi a San Marino dov'erano esposti fra gli altri E.T., Alien e King Kong, o meglio il testone + mezzobusto + un braccio, forse erano serviti per qualche scena

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevano anche esposto le porzioni del gorillone in qualche parco sparso per l'Italia? In ogni caso fai bene a bullarti, sono gioie non da poco ;-) Cheers

      Elimina
    2. Mi ricordo la notizia sui giornali di Kong disteso in qualche parco tipo Gardaland.

      Elimina
    3. Probabilmente le varie parti poi sono finite in giro per l'Italia, tipo reliquie di Santi :D..ah ci fossero stati gli smartphone, sai che foto che facevo? Ho scoperto che la mostra si è svolta nel 1987!

      Elimina
  10. Non aggiungerei altro, sarei d'accordo con te, e comunque a Kong gli si vuol sempre bene ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, alla fine il re è sempre il re ;-) Cheers

      Elimina
  11. E' stato il mio primo Kong, visto in TV da ragazzino con gran meraviglia, visto che la fotografia usata in questo film è roba da togliere il fiato: finora è l'unico film capace di trasmettere la sensazione di quanto sia grande Kong, e non solo dove davvero il "pupazzone" è grande. La fotografia qui sfrutta a pieno la "grandezza" del cinema e ci dà la sensazione di essere davanti a qualcosa di enorme, che nessuna immagine computerizzata potrà mai dare, infatti non esiste altro Kong che non sembri un cartone animato.
    Sicuramente Dino non badava a queste cose, basta dare un'occhiata al suo "King Kong 2" per capire che non era assolutamente conscio di ciò che rendeva il suo Kong unico, quindi è stata una felice casualità.
    Oggi realizzare Kong è facile e molto più economico, ma ricreare la sensazione di quanto sia grande risulta impossibile, visto che si preferisce farne cartoni animati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è vero, la fotografia è perfetta e le dimensioni colossali di Kong si percepiscono, nella versione di Jackson ad esempio sembra un grande gorilla, tipo il grande Joe, ma non un colosso. Cheers!

      Elimina
  12. Lo vidi in tv da ragazzino e mi impressionò non poco perché Kong pareva veramente gigantesco. Rivisto con gli occhi "adulti" l'ho trovato "insipido" e mi focalizzai più sulle grazie della Lange. Però il film del '76 mi fece da trampolino per recuperare quello mitologico ma incredibile del '33. Concordo con i commenti prima che sostengono che uno come Jackson non poteva non venire ispirato dalla visione.

    Che poi, posso dirti che il film del neozelandese non mi dispiace per nulla?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per quello che parleremo diffusamente la prossima settimana, penso sia uno dei post più richiesti su questo Blog ;-) Cheers

      Elimina
  13. Classico film da Rete4 anni '80 e, in effetti, è proprio lì che l'ho visto una volta e mai più, a dire il vero. Sarà che lo ricordo molto lungo e alla fine nemmeno così appassionante. Stranamente ricordo anche io molto bene la Lange, ero un bambino precoce!
    Ma anche a voi, lo scrivo senza nessuna dietrologia razziale, Kong con la corona non vi ricorda un pò Apollo Creed in Rocky IV!? 👋

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che a livello di buon gusto, siamo dalle parti degli abiti morigerati di Apollo ;-) Cheers

      Elimina
    2. Probabilmente avevano lo stesso sarto!!
      Mi viene in mente una battuta su Kong in giro per N.Y. "sembra proprio uno scimmione a spasso". 👋

      Elimina
    3. Forse è quella la soluzione ;-) Cheers

      Elimina
  14. Per me (e per molti altri, immagino) fu il primo King Kong, in attesa di diventare appassionato di cinema vero e proprio oltre che di film, e di riscoprire cosi' il vecchio classico in b/n degli anni 30.
    E ti diro'...a me vedere Kong che si muoveva a passo uno metteva addosso una strizza che non vi dico.
    Non c'e' niente da fare: a me gli effetti speciali alla vecchia maniera mettono sempre addosso quel non so che...
    Mi faceva lo stesso effetto la Medusa o il Kraken di "Scontro di Titani", oppure il gigantesco Talos o gli scheletri guerrieri de "Gli Argonauti".
    Comunque...bel film, che ricordo volentieri e con affetto.
    Interpreti efficaci, soprattutto Bridges e ovviamente la Lange che e' una meraviglia. Soprattutto da vedere.
    E' da maschilisti apprezzare una bellissima donna per le sue grazie?
    E datemi del maschilista, allora.
    Dicevamo...film divertente, fracassone al punto giusto. Forse meno eclatante dell'originale (d'altronde la gente la freghi una volta sola), ma piu'efficace proprio per via della reinterpretazione in chiave piu' moderna.
    E comunque...si vede che ci hanno lavorato i nostri connazionali.
    Il buon Kong suscita tenerezza, ed e' sicuramente molto piu' arrapato della sua vecchia controparte a stelle e strisce.
    Il sottinteso sessuale c'e' sempre stato, ed e' uno dei punti di forza della storia. L'amore impossibile tra due creature troppo diverse tra loro, soprattutto per dimensioni.
    Perche' sta tutto li' il punto.
    Kong e' troppo grosso, in tutte le accezioni del termine. E con tutto il carico di complicazioni che la cosa si tira dietro.
    Chissa' che choc ai tempi, per gli yankee. Che da sempre sono notoriamente piu' bacchettoni di noi.
    Qui, da bravo turista italiano all'estero, Kong la bionda se la vuol proprio...ci siamo capiti. E non ci prova neppure a nasconderlo.
    E pazienza se a rivederlo oggi sembra lo scimmione di una nota pubblicita' di aperitivi analcolici.
    Ti ci affezioni, come tutti i pupazzoni di vecchio stampo.
    Che ribadisco, sanno essere piu' reali e vivi di qualunque modello in CGI.
    E poi...verissimo. Quando si parla di questo film, salta sempre fuori ogni due per tre il nome di Rambaldi.
    In realta' e' un peccato, perche' il nostro ha fatto un autentico lavorone col modello a dimensioni naturali, peccato che sia stato sfruttato poco se non addirittura niente.
    Avra' modo di rifarsi e di prendersi i suoi meriti, comunque. Tipo con E. T.
    Ennesima dimostrazione che De Laurentiis, quando produceva, buttava letteralmente palate di soldi dalla finestra (vedi Flash Gordon).
    Per fortuna che ogni tanto ci azzeccava. Come in questo caso.
    Grandissimo pezzo, Cass.
    Complimenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie capo ;-) Ho il dubbio ma nemmeno tanto, penso che complice la mia passione per i classici in bianco e nero (colpa della Hammer e della Universal) penso di aver visto quello del 1933. Cheers!

      Elimina
  15. King Kong è uno di quei mostroni giganti che non conosco particolarmente, un po' come Godzilla, di cui ho visto solo un paio di film. Prima o poi dovrò recuperare un po' il terreno su questo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Su Kong ci sono meno titoli, 'Zilla invece ha una filmografia sconfinata però i film con i mostri giganti sono una figata ;-) Cheers

      Elimina
    2. Probabilmente, essendo più giovane, Cassidy non hai avuto occasione di vederli, ma su Telecupole la domenica mattina a fine anni '80 proponevano i film coi mostri, in particolare quelli giapponesi. Da lì è nata la mia passione per i mostroni e per Gamera!! 😜

      Elimina
    3. Magari non era Telecupole ma li ricordo anche io, lì é nata la mia mania per i film con giapponesi in tuta di gommapiuma a forma di mostro ;-) Cheers

      Elimina
  16. Non so, dei tre Kong principali questo per me è il massimo, anche perché è stato il primo e mi faceva paura xd.
    La Lange un po' meno paura, non faceva ancora Ahs :p

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No non ancora, ma si lascia a guardare ;-) Kong qui é ancora una forza della natura, Jackson lo ha ridimensionato, anche nella mole. Cheers

      Elimina
  17. Dimenticavo: il suo verso da incacchiato lo ricordo ancora bene. Per me effettivamente quello di Rambaldi è un bel vedere come gorillone in love.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il montaggio sonoro di questo film è davvero ottimo ;-) Cheers

      Elimina
  18. Come già dissi a suo tempo da Lucius, a farmi ancora piacere il King Kong del '76 è più il ricordo della sua campagna pubblicitaria che non il film in sé: contemporaneamente alla sua distribuzione al cinema (dove lo vidi agli inizi del '77 circa), infatti, girava un enorme tendone da circo itinerante e quando entravi trovavi ad aspettarti proprio il Kong di Rambaldi, con tanto di grugniti potentissimi e urla (femminili e non) sparate a palla da altoparlanti nascosti ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come John Hammond, non hanno badato a spese (cit.) ;-) Cheers

      Elimina
  19. E digli fesso a Kong! Pure io scalerei a mani nude un grattacielo pur di aver tra le mie braccia una ragazza come Jessica Lange all'epoca.

    A parte le battute credo che la forza di King Kong sia nel fatto che rappresenti un archetipo dell'essere umano. Non solo quella della bestia sconfitta dalla bella, ma anche dei tentativi distruttivi dell'uomo di incatenare la natura al proprio volere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Totalmente d'accordo su tutto, peccato che questa versione del film, tra tutte le metafore che Kong offre, abbia scelto di cavalcare quasi solo quella ormonale, più una critica al capitalismo. Cheers

      Elimina
  20. Ahhh, ecco cosa perculava quella strana pubblcità con dinosauro e auto in Robocop ( a 1:52 )

    https://www.youtube.com/watch?v=6UPniOAMx94

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ora lo sai, che belle le pubblicità di Robocop tutte insieme ;-) Cheers!

      Elimina