lunedì 22 febbraio 2021

Thelma & Louise (1991): Ridley, sei più furbo che bello


Ridley Scott c’ha più culo che anima.
Caino e Abele, Romolo e Remo, Mark e David Knopfler. L’umanità è affascinata dall’idea del fratello bravo e di quello malvagio, come se non ci possano essere alternative, per quanto riguarda gli Scott è stato preso un abbaglio ma voi lo sapete, questa Bara si è schierata a favore di Tony, lo Scott giusto, quello che non ha mai lasciato a piedi nessuno e non ha mai avuto mire da gran filosofo, eppure tra i due quello ricordato peggio, perché Ridley c’ha più culo che anima, oppure è solo stato più bravo a vendersi.

Facciamo finta di aver già fatto tutto il discorso su Alien e Blade Runner, anche perché in effetti, lo abbiamo già fatto e poi perché Ridley è considerato intoccabile proprio per questi due film. Ma quello che mi affascina è il modo in cui i devoti del Dio Ridley ignorino quasi completamente buona parte della sua filmografia, anche perché se davvero lo Scott sbagliato avesse tutti questi discepoli, ogni suo nuovo film dovrebbe frantumare i botteghini, cosa che non accade perché, il mito di Ridley si fonda sui titoli intoccabili citati lassù e forse su un altro paio, che hanno tenuto su la sua carriera, uno di questi è sicuramente “Thelma & Louise”.

“Tra una trentina d’anni, potrei fare una bella edizione director’s cut aggiungendo un paio di androidi che filosofeggiano al posto delle protagonist…”, “A cosa stai pensando Ridley?”, “Ehm, niente alla prossima scena da girare”

“Thelma & Louise” è stato nominato in tutte le categorie principali agli Oscar del 1992, ma ha portato a casa solo la statuetta come miglior sceneggiatura originale, scritta da Callie Khouri, il film dello Scott sbagliato non aveva speranze contro un cannibale come Il silenzio degli innocenti, ma siccome so che con questo post s'infrangeranno amicizie e diventerò bersaglio del lancio di uova e pomodori marci devo essere spudoratamente onesto: non credo ai premi cinematografici come metro di giudizio per un valore del film, ma la parte più debole e scricchiolante di “Thelma & Louise” è proprio la sceneggiatura, piccolo salto indietro e poi andiamo ad argomentare, perché non si fanno affermazioni del genere senza motivazioni a supporto di una tesi.

Callie Khouri originariamente la sua sceneggiatura avrebbe anche dovuto dirigerla, voi lo avete mai visto uno dei film diretti da Callie Khouri? Dopo dieci minuti di “I sublimi segreti delle Ya-Ya sisters” (2002) sono dovuto correre a rivedermi tre volte L’implacabile perché il mio cervello non esplodesse. Ma indipendentemente dai miei (dis)gusti cinematografici, questo è per dirvi che un film diretto di pugno da Callie Khouri, non somiglia nemmeno lontanamente a “Thelma & Louise”, perché Ridley Scott, sarà pure il fratello sbagliato ma è un bel furbino, invece di limitarsi al ruolo di produttore esecutivo, ha pensato bene di dirigerlo lui il film.

“Callie Khouri sai chi lo dirige il tuo film? ‘Sto Ridley AhAhAh!”

Non è difficile capire il motivo, nel 1990 il vento era cambiato, lo abbiamo visto anche con la trilogia della donna tosta con i capelli corti e il trionfo di Il silenzio degli innocenti è stato una conferma, Ridley aveva capito che “Thelma & Louise” era materiale da Oscar, anche se gli è andata male, il suo sogno di gloria si è infranto con una nomination personale ma nessuna statuetta.

Le due protagoniste del film originariamente avrebbero dovuto essere Goldie Hawn e Meryl Streep, in cerca di un film da interpretare insieme, che alla fine si rivelò essere “La morte ti fa bella” (1992). Con il loro rifiuto, le due attrici lasciarono campo libero a Geena Davis e Susan Sarandon, quest’ultima in particolare la conferma del fatto che malgrado i cinefili del mondo volevano Ridley e Tony opposti, i due fratelli non solo si parlavano, ma si davano anche le dritte su attori e attrici da scambiarsi come figurine Panini.

Nella miniserie “Coma” (2012), prodotta da entrambi i fratellini ad esempio, recitava Geena Davis (storia vera)

La trama del film la conoscete tutti, ormai “Thelma & Louise” in trent’anni è diventato un titolo di culto, tanto che il nome delle due protagonista è quasi un modo di dire con cui indicare donne libere e forti, se non fosse così derivativo ci sarebbero quasi gli estremi per il “Classido”, ma devo essere onesto, io con questo film non ho mai avuto un gran rapporto, non lo so nemmeno perché, ha tutto quello che mi piace trovare in una pellicola: personaggi che si ribellano, due delle attrici che preferisco, echi Western talmente lampanti da balzare agli occhi eppure niente, non mi è mai scattata la scintilla e rivedendolo in occasione del compleanno per i suoi primi trent'anni, ho anche capito il perché.

“Thelma & Louise” per quello che ha da raccontare dura un’infinità, 130 minuti per una trama che anche uno geneticamente incapace di riassumere come me potrebbe descrivervi in una manciata di parole, sono davvero un’esagerazione, infatti il ritmo del film ne risente. Ho capito inoltre perché il pubblico maschile, di questo film ricordano due elementi (l’inizio e la fine) mentre quello femminile ne ricorda tre (l’inizio, la fine e Brad Pitt). Quando il film dovrebbe iniziare a diventare interessante, la trama si accartoccia su un mare di chiacchiere e di personaggi indecisi, in attesa di quel finale diventato iconico. L’unica trovata davvero azzeccata (quasi) in pieno da Callie Khouri resta la volontà di Louise di non parlare degli eventi del Texas, anche se poi di fatto sappiamo tutto lo stesso, ma andiamo per gradi.

"Questa GIF è tutta per voi lettrici della Bara Volante. Tutte e otto"

Thelma Yvonne Dickinson (Geena Davis) è incastrata in un matrimonio con uno stronzo, mentre la sua migliore amica Louise Elizabeth Sawyer (Susan Sarandon), ha un fidanzato di nome Jimmy (Michael Madsen) che la ama ma non la sostiene, insomma hanno bisogno di una vacanza. Un fine settimana di pesca con una decapottabile azzurra e una pistola, tanto per stare tranquilli. I cinefili colti, quelli con la pipa e gli occhiali, vi tirerebbero un pippone sul fatto che questi sono tutti simboli di una società fallocentrica di cui le protagoniste si riappropriano, ma io preferisco ricordare quel tizio (che due o tre filmetti dovrebbe averli fatti), quando diceva che tutto quello che basta ad un film è una donna e una pistola, qui di donne ne abbiamo ben due, quindi dopo una Polaroid (la versione 1991 di una “Selfie”) si parte e la storia comincia.

Vorrei vedervi a postare una Polaroid su MySpace con il modem a 56k.

Se il tema musicale di Hans Zimmer è davvero molto bello, Ridley Scott pensa di uccidere il film infilando una serie di canzoni - per altro ad un volume in grado di sovrastare spesso i dialoghi - una meno memorabile dell’altra. Se penso che molti non digeriscono la colonna sonora esagerata e onnipresente di Top Gun, mi tocca ricordarvi che per lo meno Tony, quello giusto di casa Scott, con quei pezzi ha influenzato la cultura popolare, invece non esiste una singola canzone uscita da “Thelma & Louise” degna di essere ricordata, se non la lunga e malinconica schiatarrata quasi Western firmata da Zimmer.

Tony aveva gusti musicali migliori.

Al primo locale le due protagoniste si fermano per cenare e cominciano i casini, un viscidone scritto in modo didascalico e recitato dodici metri sopra le righe da un Timothy Carhart, a cui manca solo un cartello e una freccia al neon con su scritto “IO SONO UN MASCHILISTA CATTIVO”, avvicina le due con la frase più banale del mondo («Cosa ci fanno due bamboline come voi locale come questo») e solo Thelma gli dà corda, perché bisogna affrontare l’elefante nella stanza: Thelma è una gran tontolona.

"No vuol dire no e dopo il click di solito segue il bang. Hai altre domande?"

Buona, ingenua, una a cui manca il chilometraggio di vita vissuta necessaria per non sembrare una palla di neve lanciata in un altoforno in questo mondo, Thelma si è sposata troppo presto ed è da allora succube di un marito ancora più didascalico e recitato questa volta, ventiquattro metri sopra le righe da Christopher McDonald. Uno che s’incazza quando non la ritrova a casa dietro ai fornelli, ma quando Thelma telefona è comunque più interessato al Football in tv, il tutto descritto nel modo più grossolano possibile, infatti ci tocca assistere a delle scene che non sembrano nemmeno scritte con il pennarellone a punta grossa, ma proprio con il rullo e i secchi di vernice, io capisco che il messaggio debba arrivare anche al pubblico seduto in seconda fila, impegnato a masticare rumorosamente il pop-corn, ma Tony Scott è stato criticato per molto, ma molto meno di così e ancora mi chiedo come abbia potuto vincere l’Oscar questa sceneggiatura.

Quando il viscidone cerca di prendersi quello che vuole senza il consenso di Thelma, Louise lo impallina come un tordo e il 100% del pubblico esulta per uno stronzo in meno. Il film ormai ci ha acchiappato, conosciamo le due protagonista, patteggiamo per loro perché sappiamo che difficilmente la legge darà loro ragione, quindi è il momento per la storia di accelerare, di mettere in pratica quel «Siamo in pieno effetto valanga, una cosa così» che Louise citerà solo poco prima del finale, ed è chi che Ridley Scott… tira i remi in barca.

“Cassidy cazzo, dopo i Nolaniani anche i fanatici di Ridley vuoi far incazzare?”

La sceneggiatura di Callie Khouri comincia a menare il can per l’aia, l’intuizione come detto di non voler raccontare (esplicitamente) cosa è accaduto in passato a Louise in Texas è davvero brillante, ma è anche l’unica davvero azzeccata da parte della sceneggiatrice, che infatti si rifugia in quell’unica idea ad ogni piè sospinto: non raccontare i fatti del Texas implicitamente fa capire agli spettatori (anche quelli impegnati a mangiare Pop Corn masticando con la bocca aperta) perché Louise ha premuto il grilletto, ma diventa anche la coperta di Linus, una sorta di Deus ex machina narrativo che torna buono ad ogni svolta, quindi un po’ vigliaccamente la storia che non vuole raccontarci cosa è successo in Texas, alla fine finisce per farlo, pur di non rimanere senza benzina ferma a metà strada.

Se il viscidone e il marito di Thelma rappresentano quella parte di mascolinità color marrone, a metà dello spettro dei colori troviamo Jimmy che tutto sommato farebbe di tutto per Louise, anche svuotare il conto in banca per portarle i soldi di persona, solo che poi finisce per farle una mezza sfuriata. Farlo interpretare a quel pazzo di “Mad” Michael Madsen non so se sia un colpo di genio, una critica ai maschietti, oppure un modo pigro di campare di rendita sui trascorsi di vita dell’attore, in compenso se il Texas è un trucchetto utilizzato fin troppo spesso da Callie Khouri, per Jimmy la sceneggiatrice vede un ruolo da bancomat ambulante: permette alle protagoniste di avere del denaro, poi sparisce dalla storia dopo aver allungato il secondo atto del film con litigate e scenate. In compenso con Brad Pitt non va tanto meglio.

“Facciapalmo tenerone”, “Ma così non vedo il film”, “Tanto fino alla scena finale non accede molto”

Per il ruolo del “cowboy da marciapiede” è stato preso in considerazione metà del futuro universo Marvel, da Mark Ruffalo a Robert Downey Junior, quest’ultimo scartato da Ridley Scott perché accanto a Geena Davis, per motivi d’altezza, sembrava la sua borsetta (storia vera). Quello con le mire da filoso di casa Scott ha puntato sugli addominali di Brad Pitt, regalando uno dei tre elementi memorabili a metà del suo pubblico, J.D. non è meno losco del viscidone all’inizio del film, però ha modi più gentili e se non altro fa passare del bel tempo a Thelma che con lui scopre le gioie del sesso, il tutto prima di ripulirla dei soldi faticosamente messi insieme da Louise. Perché bisogna essere onesti, il personaggio di Susan Sarandon metà dei suoi patimenti li ha subiti da un mondo maschilista, ma quasi tutti i suoi casini più grossi e immediati sono causati dalla sua amica Thelma!

"Thelma, nuntereggae più"

L’unico maschietto non orribile del film, resta Hal Slocumb il poliziotto interpretato da Harvey Keitel, impegnato ad indagare sulle due donne. Il modo in cui comincia a patteggiare per loro ed in particolare per Louise, se non altro offre una boccata di ossigeno in un mondo di ruoli maschili gretti e indifendibili, anche se ribadisco, una sceneggiatura meno grossolana sarebbe arrivata a raccontare le stesse dinamiche, senza che i personaggi (molti negativi e pochi positivi) sembrassero tutti così scolpiti con un’accetta poco affilata. Anche perché questo film “On the road” per tutto il secondo atto si svolge al chiuso in motel e tavole calde, quindi qualcosa come ritmo incespica per forza.

Sono il signor Wolfe Hal Slocumb, risolvo problemi (quasi-cit.)

Potrei andare avanti così tre giorni descrivendovi tutte le scene, ma rivedendo “Thelma & Louise” in occasione del suo trentesimo compleanno, ho capito perché è un film che non mi ha mai convinto per davvero, gli scivoloni di stile in fase di scrittura, rendono tutto talmente urlato e banale (“Didascalico, letterario!” cit.) da tirarmi fuori ogni volta da una storia che invece avrebbe tutto per prendermi e conquistarmi.

Thelma è tonta e ingenua perché è affamata di una vita che non ha mai vissuto per davvero, Louise è tosta perché invece dalla vita e dal mondo è stata morsa, sono due personaggi diventati così popolari perché come tutte le grandi coppie, si sostengono una con l’altra, quando una è giù di corda ci pensa l’altra a caricarsi in spalle la situazione e viceversa. In questo senso Geena Davis e Susan Sarandon sono impeccabili nel rispettivo ruolo, la seconda è tipo dodici milioni di volte più talentuosa di Geenona, anche perché parliamo di una che recita ancora “indossando” il cognome del suo primo ex marito, quindi è chiaro che ci abbia messo davvero molto di suo in un ruolo così.

Anche la Ford Thunderbird del 1966 fa la sua porca figura.

Geena Davis in questo film compie l’arco narrativo (schizofrenico) della sua carriera, iniziata con ruoli leggeri o drammatici e finita con le parti d’azione, peccato che sia tutto così dannatamente urlato, didascalico e ben poco curato in fatto di scrittura, in questo senso tutta la scena del camionista è una roba da doppio “Facciapalmo” con schiocco.
 
Thelma, che non ne azzecca una nemmeno per errore, dice che i camionisti sono tutti simpatici e ovviamente loro due beccano l’unico laido e stronzo, una sorta di gag ricorrente (che però non fa ridere), barometro dello stato di emancipazione delle due protagoniste, che ovviamente nel finale puniscono il camionista e anche qui, i cinefili colti con la pipa e gli occhiali vi direbbero, che lo fanno con qualcosa di storicamente legato al cinema maschile degli anni ’80, quello da cui Ridley cerca di prendere le distanze, ma il risultato è che gli spari contro la motrice e la successiva esplosione del camion mi provocano più fastidio che ammirazione.

I critici seri con la pipa e gli occhiali, su questa scena filosofeggiano più di Ridley nei suoi momenti migliori.
 
Se Louise ha imparato a sparare in Texas, Thelma improvvisamente è diventata Calamity Jane e la spiegazione arriva con una battutaccia anche qui, che non fa ridere: «Dove hai imparato a sparare così?», «L’ho visto in tv». Bang! Bang! Non sono le due protagoniste che sparano, sono le mie balle che cadono a terra dopo questa trovata pigra della trama. Inoltre Ridley Scott ancora più pigramente, per rendere l’idea di quanto sia colossale l’esplosione del camion, sceglie l’inquadratura più distante che garantisce una visione ampia, ma depotenzia il risultato finale, insomma Ridley quando vuole fare Tony, risulta meno abile di Tony… però si becca dei “Bravò!” comunque. Come funziona questa storia? Fatemi capire.

No sul serio, ancora mi criticate Tony? Davvero!?
 
Si perché ne ho anche per Ridley cosa credete che mi sia dimenticato di lui? Come sostiene David Cronenberg il regista è sempre responsabile del risultato finale del suo film, quindi se la sceneggiatura per lunghi tratti risulta didascalica e banale, lui avrebbe dovuto trovare il modo di alzare il ritmo, di far emergere i lati positivi nascondendo quelli negativi, invece la sensazione che ho ogni volta che decido di rivedermi “Thelma & Louise”, è che a Ridley Scott non gliene freghi una mazza delle sue due protagoniste.
 
Lo Scott sbagliato ha dichiarato più volte (anche nei contenuti speciali del DVD) di essersi ispirato a “La rabbia giovane” (1973) che è ancora il mio film di Terence Malick preferito (anche per motivi squisitamente Springsteeniani), perché figurati se un filosofo come Ridley, uno che beve il suo tè con il mignolo sollevato poteva permettersi di dire che “Thelma & Louise” è la versione femminile di “Butch Cassidy and the Sundance Kid” (1969) di George Roy Hill, figuriamoci! Lui deve scomodare Malick per forza.

Butch Thelma and the Sundance Louise.
 
Eppure è chiaro che se dal punto di vista tecnico Ridley Scott è un gran talento, per lui “Thelma & Louise” era un modo per arrivare a vincere un Oscar facile. Non si vede il minimo trasporto nel modo in cui inquadra la fuga delle sue protagoniste, grande tecnica di sicuro, echi western e Hans Zimmer che ci mette il carico, ma lo Scott sbagliato avrebbe dovuto portarci in auto con Thelma e Louise, due che davanti ad un mondo di uomini e ad un altro uomo che potrebbe quasi andare (il poliziotto di Harvey Keitel) che tanto alla lunga sarà di sicuro un’altra delusione, scelgono di contare solo una sull’altra, scelgono che ad una vita misera è meglio un gran finale, quindi finiscono per scegliere il burrone.

Cosa dico sempre sui Simpson? Quando ti citano vuol dire che sei qualcuno.
 
Posso lanciare una provocazione? Tanto con questo post mi beccherò le pernacchie di tutti quindi tanto vale togliermi i sassi dalla scarpa. Rob Zombie quando ha raccontato la fine dei suoi Reietti del diavolo, ha scelto un grande pezzo rock, una finale lunghissimo, quasi un martirio per i suoi personaggi, perché ai suoi mostri con una loro perversa idea di etica, a zonzo in un mondo di mostri privi di morale, Rob Zombie dimostrava di volere molto bene. Ogni volta che rivedo “Thelma & Louise”, non posso dire lo stesso di Ridley Scott che però, c’ha più culo che anima.
 
Si perché alla notte degli Oscar lo Scott sbagliato avrà anche preso le scoppole dal film di Demme, che dal punto di vista della rappresentazione dei personaggi femminili, vince su tutta la linea, con le mani dietro la schiena e gli occhi bendati, però con il tempo “Thelma & Louise” è diventato un film di culto lo stesso, nobilitato da un Oscar alla miglior sceneggiatura originale inspiegabile, volete sapere chi erano gli altri candidati? Lawrence Kasdan e Meg Kasdan per “Grand Canyon”, La leggenda del re pescatore, John Singleton per “Boyz n the Hood” e “Bugsy”. Non aggiungo commenti, vi lascio liberi di giungere alle vostre conclusioni.

Con i soldi non è andata benissimo, ma a scippare Oscar queste due sono state fenomenali.
 
Ma Ridley è così, anche se i suoi film non incassano è considerato da (quasi) tutti un gigante, a volte a ragione spesso no, anche perché se pensate che la fortuna sia un caso, sappiate che l’altra grande botta di culo per Ridley é arrivata nel 2000 con “Il gladiatore”, ma di quello parleremo al primo compleanno utile, anche perché “Thelma & Louise” alla fine ha anticipato la mania moderna di film pronti a veicolare grandi messaggi sociali ma scritti il più delle volte maluccio. Insomma Ridley hai fatto scuola, oppure sei più furbo che bello, ma in ogni caso caschi sempre in piedi mannaggia a te.

34 commenti:

  1. Tranquillo Cassidy,non mi hai offeso per nulla(almeno a me)io di questo film in effetti ricordo solo il finale,che come dici tu Rob Zombie ha reso molto meglio(La Casa Del Diavolo spacca!!)Di persone che danno di matto contro la società farà molto di meglio Joel Schumacher.Certo se parliamo di femminismo spicciolo direi che Ridley farà molto di peggio con "Soldato Jane".Devo dire comunque che il confronto tra i due fratelli Scott è sempre stata una carognata partorita dalla critica(soprattutto) e anche dal pubblico,da quello che io so Ridley e Tony sono sempre andati d'accordo,condividevano la loro casa di produzione,si scambiavano tra i loro film i compositori di colonne sonore ecc..,e nessuno di loro due diceva"guardate i miei di film,non guardate i suoi!",anche perchè Ridley mi sembra il tipo di persona che quasi se ne frega del suo presunto pubblico di riferimento,figurarsi quindi se attaccava il fratello Tony che in quanto a talento cristallino non aveva nulla da invidiare all'altro.Sulla questione invece dell'oscar lo sai no? l'accademy non è mai stata una premiazione neutrale,premia unicamente in base al contesto politico e sociale del momento,cioè quello che fà più notizia,non certo quello più bello in genereale,se non fosse così tanti bellissimi film avrebbero preso molti più riconoscimenti di quelli che hanno avuto!Concludo dicendo che a Meryl Streep e Goldie Hawn è andata decisamente meglio,perchè io adoro "La morte Ti Fà Bella" un vero gioiello del cinema fantastico grottesco di un Zemeckis in stato di grazia,prendere un attore del cinema action come Bruce Willis per trasformarlo in uno zerbino umano fù un idea geniale!

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    1. Sono perfettamente d’accordo su tutto, anche sul film di Zemeckis, la presunta superiorità di un fratello sull’altro è un’invenzione con la puzza sotto il naso che questa Bara ha sempre rifiutato. Sull’Accademy è vero, ci sono anche decisioni legate al momento e al contesto, non mi curo molto dei premi assegnati (sono più interessato ai film) ma qui concentrandoci sulla sceneggiatura originale, le alternative più valide non mancavano. Cheers!

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  2. Alla fine i 2 fratelli Scott facevano il lavoro per qui erano portati,ognuno a modo suo.Tony pace all'anima sua, e sempre stato penalizzato per il fatto di prediligere il cinema action al contrario di Ridley,che in fondo ha sempre messo la filosofia nei suoi film ,chi piu ,chi meno.Parlando invece di pura estetica Ridley e Tony sono dei giganti indiscutibili,come tanti registi esteti spesso la sceneggiatura e l'elemento piu penalizzato,potrei fare un sacco nomi che ovviamente non voglio menzionare altrimenti si fa notte!

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    1. I registi che non scrivono di loro pugno le sceneggiature su cui lavorano sono penalizzati, perché è difficile trovare materiale scritto da altre persone, vicino alla tua sensibilità, il fatto che esiste ancora una differenza di percezione tra i due fratelli per me non ha alcun senso, un tipo di atteggiamento con n filo di puzza sotto il naso (ovviamente cinematografica) che non mi è proprio. Cheers!

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  3. Menzionavo prima il film di Rob Zombie,ora che ci penso c'è al suo interno la manifestazione fisica del tipico critico cinematografico che urlerebbe di gioia menzionando Ridley Scott!(esilarante!!tu guarda le coincidenze!).

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    1. Ci metterei anche un personaggio simile (ancora più stereotipato) anche in “Lady in the Water” di M. Night Shyma… Shyma… Michale Night. Cheers

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  4. Ahahahahah! Gran bel pezzo, però ridiciamocelo, bastano Alien e Blade Runner per collocarti nell'Olimpo, lassù in cima, con una corazza d'oro che ti rende impenetrabile a qualunque dardo critico avvelenato. E qualsiasi "Hannibal" tu abbia girato in seguito, ti viene immediatamente perdonato.
    Questo è un filmetto, simpatico e con scene cult, che poi faccia venire l'orticaria a tanti maschi è abbastanza naturale. Non tanto per la rappresentazione didascalica del genere maschile (che, purtroppo, ancor oggi è spietatamente veritiera) quanto per il fatto che narri un'amicizia fra donne, cosa storicamente rifiutata dai maschi. Cazzo, gli uomini sono virilmente amici, le donne no, al massimo possono odiarsi cordialmente, o, molto più accettabilmente, essere lesbiche.
    L'accostamento a Butch & Sundance è perfetto: due amiche in un road-movie fanno rapine, sognano il Messico e fuggono dagli sbirri. Anche se uno dei pregi di questo film (ce li ha, sennò non sarebbe ricordato ancora oggi, dai Simpson, da Garth Ennis...) è proprio l'evitare di scimmiottare gesta maschili, facendo agire le due ragazze come ragazze, e non come delle Michelle Rodriguez stile Avatar (un bacio, ti adoro Michelle). Il finale è infatti l'opposto del citato Butch, dove i due amiconi vanno incontro alla morte sparando agli sbirri. In comune, i due finali hanno il rifiuto della resa, ma all'opposto, la ricerca di libertà femminile nel salto fa da contraltare all'espressione di violenza maschile ("ci ammazzeranno, ma ne porteremo con noi un bel po' all'inferno").
    Insomma, tacciare questo film di femminismo spicciolo è un po' pretestuoso, è più corretto vederlo come un road movie dove una coppia di amiche è la variazione sui vecchi temi di gente in fuga ("zozza mary pazzo gary" coppia etero, "The Blues Brothers" due fratelli, "Mad Max", Max e basta). Sotto quest'ottica, come dicono i giovani, ci sta.

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    1. Lo dico sempre che i lettori della Bara sono i più fighi ;-) Lo Scott sbagliato vorrebbe essere ricordato solo per gli androidi filosofi di “Blade Runner” (la serie “Raised by Wolves” è l’ennesima conferma del disperato tentativo di Ridley di riscrivere la sua stessa storia), anche perché “Alien” è figlio di molti padri, lo Scott sbagliato è stato l’ultimo, quello che ha portato il film in meta, ma chi lo idolatra ignora i nomi davvero giusti: Jodorowsky, Dan O'Bannon, David Giler, Walter Hill, H.R. Giger e poi a seguire, arriva Scott, ma questo i suoi fan non vogliono nemmeno saperlo.
      Concordo infatti il bacetto finale è un saluto e poco altro, non può essere scambiato per qualcosa di omosessuale nemmeno per errore. Infatti non ho accusato il film di essere femminista o altro, l’unica accusa è di essere scritto con il pennarellone a punta grossa, una storia così avrebbe avuto bisogno di una penna più raffinata secondo me e invecchiato non fa che notarsi di più. Peccato perché ogni volta questo elemento mi tira fuori da una storia che invece tra Western e fuga rombando, avrebbe tutto per piacermi, anche il cast. Sempre in linea con il tuo discorso, la scena del camionista, una concessione fatta al pubblico in cui le protagoniste fanno “roba da uomo” (far esplodere cose a caso sparando) che infatti trovo la scena meno riuscita di tutto il film. Cheers!

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    2. sì, la scena dell'esplosione è accroccata, ma la salvo perché il caratterista (Marco St. John) ne fa una macchietta spettacolare; il livello mentale del personaggio fotografa una bella fetta di americani dell'entroterra (i cosiddetti 'rednecks' che ogni tanto spuntano a fare mattanze nei nostri film horror-thriller preferiti). Che poi lo vedrei bene ad assaltare Washington sotto istigazione trumpiana...
      Anyway, sul pennarello grosso non si discute, vero che alla notte degli Oscar hanno sbancato spesso titoli peggio scritti e più dimenticabili di questo, te li citerei ma li ho dimenticati. Bro' fist!

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    3. Di potenziali assaltatori questo film è pieno, ma anche quel modo di inquadrare l'esplosione non mi ha mai convinto. Poi questo film ha influenzato la cultura popolare, per me quello è sempre un valore. Cheers!

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  5. Cambia registro ma Ridley è sempre Ridley, acchiappa tutto ;)

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  6. Penso di giungere alla conclusione che Ridley sia una specie singolare di autore,perche come regista e assolutamente riconoscibile ed esteticamente estremamente ricercato,ma al tempo stesso ragiona come un mestierante,ad eccezione dei suoi film piu riconosciuti,non sembra essere particolarmente affezzionato alle sue creazioni considerandole nulla piu che lavoro.Nonostante questo non posso negare che con il soggetto adatto sia in grado di essere un grande visionario,purtroppo non e capitato spesso nel corso della sua carriera.Per Thelma e Louise penso che Ridley sia effettivamente andato a naso nel scegliere di dirigerlo,un film furbo si ma ottimamente girato.Un regista che ha dato un enorme contributo al cinema ma ha volte difficile in tutti i sensi.

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    1. Ho la stessa identica impressione, prima ha fatto di tutto per fuggire dall’etichetta di regista di fantascienza, ora sta facendo di tutto per essere ricordato solo per quello e nel modo in cui decide lui, il resto è lavoro, tecnica incredibile ma lavoro, anche in questo preferito Tony. Cheers!

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  7. È una verità scomoda ma andava detta! :-P
    Dopo l'insuccesso al botteghino di "Blade Runner" la carriera di Ridley stava velocemente scendendo per lo scarico, e titanici buchi nell'acqua come "Legend" l'avevano ormai reso il Fantasma di Hollywood che ben presto sarebbe tornato a girare spot i patria britannica. Il medio successo di "Black Rain" e l'ottimo successo mediatico di "Thelma & Louise" l'hanno risollevato, prima della successiva crisi da cui sarà sollevato dal Gladiatore. (Perché, hai fatto bene a ricordarlo, tutti quelli che amano Ridley NON vanno al cinema a vedere i suoi film!)
    La furbata è palese, a dimostrazione che si può trattare un tema giusto in modo sbagliato, ma Ridley non è noto per le sfumature: i temi filosofici da ovetto Kinder che tratta in "Prometheus" e "Covenant" sono la prova lampante che non conosce la sottigliezza: se non è urlato a pieni polmoni, un tema è inesistente :-D
    All'epoca ho visto con piacere questo film ma poi non mi è mai venuta in mente una seconda visione, con quella durata titanica per dire una cosa già chiara in locandina. Però ricordo la parodia di Disegni & Caviglia su "Ciak", che non si lasciò sfuggire di certo il curioso caso della donna che voleva emanciparsi dal potere maschile ma continuava a rimorchiare uomini sbagliati per tutto il film! :-D

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    1. Questo completa la trilogia del post controversi del lunedì, dora in poi il lunedì metterò solo post facilissimi su che so, il film degli orsetti del cuore ;-)
      Se Ridley avesse i fan che si trovano in rete, ogni suoi nuovo film dovrebbe fare più soldi di Tarantino e Nolan messi assieme e non mi sembra proprio sia così, numeri alla mano, questo film è davvero urlato quando invece avrebbe funzionato molto meglio se fosse stato suggerito, ma gli Oscar amano i film di Ridley, non lui, i suoi film. Prima “Thelma & Louise" e poi Massimo Decimo Meridio gli hanno salvato la vita, solo che al Gladiatore ha dedicato un’edizione (inutile) “Director’s cut”, a questo film nemmeno quello, per ribadire quanto poco gli importasse di questi personaggi. Cheers!

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  8. Il film che ha fatto la fortuna di un sacco di locali a conduzione femminile.
    Se stiamo a vedere tutti i bar e le gelaterie chiamate "Thelma e Louise" c'e' da perdere il conto.
    Ma la domanda continua a ronzare nell'aria, insidiosa e fastidiosa.
    Cos'ha di tanto speciale questo film da essere diventato di culto?
    O meglio, cosa ci hanno trovato di tanto speciale?
    Andrebbe rispolverato il vecchio discorso dei santi in paradiso. E del fatto che alcuni per la critica sembrano far diventare d'oro tutto quel che toccano, mentre ad altri non viene mai fatto passare nulla.
    Gli si vuol bene anche a Ridley, via. E nemmeno io credo alla loro presunta rivalita'.
    Si fa per ridere, eh.
    Ma il fratello scemo del TONY all'inizio ha sbancato con due pietre miliari, e da allora ha sostanzialmente vissuto di rendita.
    Non imbroccandone piu' manco mezza, aggiungo. A parte alcune rare eccezioni.
    Che poi...lungi da me dal criticare due film che adoro. Ma Blade Runner ho imparato ad apprezzarlo col tempo, e le successive ri - visioni.
    La prima volta che l'ho visto, da pischello, mi sono addormentato.
    E su Alien, se dovessi scegliere tra lui e quello di Jimmy...il secondo. Ma tutta la vita, anche se sono due opere profondamente diverse.
    Di questo mi ricordo giusto l'iconico finale, anche se era telefonato da almeno mezz'ora.
    Non c'e' una scena che mi sia rimasta impressa, neanche quelle che in teoria dovrebbero mostrare il riscatto e l'affermazione di se' stesse da parte delle due protagoniste.
    E' inutile: c'e' decisamente qualcosa che non torna. E vediamo se indovino.
    Oltre al fatto che e' piu' furbo e ruffiano, che riuscito.
    Come dici tu, ha sfruttato il momento giusto.
    Non sarebbe il primo: spesso e' quel fattore a decretare il successo di certi film.
    Ma qui il discorso vale doppio.
    Fosse uscito solo sei mesi dopo, non se lo sarebbe filato nessuno.
    Era il periodo delle eroine contro la societa' maschilista e retrograda, e nel mazzetto di film da te citati ci aggiungo pure quello sui pomodori verdi fritti.
    Hai sempre provato a verificare come sarebbero usciti i fil dello Scott giusto in mano a suo fratello, Cass.
    Proviamo a fare il gioco contrario.
    Con IL TONY al timone, sarebbe venuto fuori un film decisamente migliore.
    Uno che si intendeva di tipe toste e con gli attributi quadri. E i capelli lunghi.
    Qui manca il ritmo.
    Ridley ci mette due ore e piu' per fare quello che IL TONY avrebbe realizzato con almeno quaranta minuti di minutaggio in meno, e in maniera piu' efficace.
    Sembra tutto all'insegna del "vorrei, ma non posso".
    Alle volte, quando Ridley non aveva uno straccio di idea o di ispirazione, scopiazzava dallo Scott giusto.
    In alcuni casi l'azzeccava (Black Rain). Ma in altri i risultati erano risibili.
    Voleva essere "Una vita al massimo", ma e' venuto fuori un "A spasso con Daisy" con le pistole.
    Gran recensione, comunque.
    Complimenti.

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    1. Tony lo ha già girato un film così, era proprio “Una vita al massimo”. Ci tengo a precisarlo, perché sembra che io faccia il bastian contrario dopo aver abbracciato volontariamente la causa di Tony, lo Scott giusto: ho deciso di rivedermi il film per capire come mai non mi aveva mai conquistato, sperando che ora ci riuscisse, niente, buco nell'acqua anche questa volta, da qui è nato il post per il resto ti ringrazio. Cheers!

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    2. Quel che non ho mai capito e' perche' la critica specializzata sia sempre andata in visibilio per i film di Ridley, lanciandosi in lodi sperticate. Ed esaltandone i contenuti.
      Ma col TONY?
      Si limitano a una scrollata di spalle dicendo che si, hanno avuto un buon successo di pubblico (tsk, minimizzano pure sui risultati al botteghino).
      E sempre con quella sorta di malcelato disprezzo per chi li guarda.
      Quasi come se i film di Ridley abbiano sempre un sottofondo culturale e raffinato a prescindere, mentre quelli di suo fratello vadano bene giusto per i rozzi, gli ignoranti e i burini.
      Non lo capisco proprio.
      E visto che voglio fare il velenoso fino in fondo...insinuo che molti che esaltano questo film per me non l'hanno manco visto.
      Dici che sbaglio?

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    3. Guarda caso sul Telesette di questa settimana nella mini recensione di Black Rain c'è scritto "Da una parte c'è la storia (una minestra riscaldata), dall'altra la messinscena (da maestro)."
      E in quella di Top Gun Tony viene descritto come il fratello meno talentuoso.
      Mi sa che Morandini rientra decisamente nella cerchia di critici poco simpatici a Cassidy!

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    4. Perché secondo i critici con la pipa lo Scott sbagliato ha fatto almeno due capolavori, mentre quello giusto no? Forse perché i film di Tony sono d’azione? Ma la fantascienza non fa parte dei film di genere? Insomma la distinzione esiste solo nella testa di alcuni cinefili con un po’ di puzza sotto il naso, non è comprovata dai fatti. Cheers!

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    5. Ottimo esempio, per altro mi ha fatto molto ridere scoprire che proprio stasera in televisione trasmetteranno “Black Rain”, che per altro è uno di quei film dello Scott sbagliato che ho sempre apprezzato ;-) Cheers

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  9. Ecco il film che non ti aspetti sulla bara!

    Non capirò mai perché T&L sia arrivato a diventare un cult/capolavoro, a seconda di chi sia l'interlocutore... Bella la tua recensione che ne evidenzia i difetti senza dimenticare di sottolinearne anche gli aspetti positivi. Cioè l'aspetto positivo, che naturalmente comincia per Z e finisce per immer!

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    1. Cerco sempre di fare così, soppeso pregi e difetti e poi vedo da che parte pende la bilancia, proprio perché questa Bara sarà sempre Pro-Tony, so che affrontare Ridley è materia esplosiva, spero che il mio punto di vista sia arrivato, in ogni caso, che figata scrivere con Zimmer in cuffia ;-) Cheers

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  10. Visto una volta 29 anni fa, in vhs e mai più rivisto. La motivazione è semplice, mi annoiava a morte... Ora, grazie al tuo bel post, capisco anche perché, allora, 15enne non coglievo sempre tutto... Si capisce che il meno dotato dei fratelli Scott non prova empatia per le due protagoniste e così accade che anche il pubblico, alla fine, difficilmente si affezioni a loro. Certo, con una squadra di personaggi maschili uno peggio dell'altro, con cui è veramente impossibile immedesimarsi, alla fine si arriva a patteggiare per le ragazze, ma se devo dirtelo, la loro fine suscita ben poche emozioni, in ogni caso il loro destino era già scritto a caratteri cubitali fin dalla prima sparatoria... Sarà anche diventato film di culto negli anni ma preferisco sempre il compianto Tony, almeno, come scrivi correttamente, sa mettere la musica giusta! 👋

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    1. In effetti miha stupito ritrovare un film in cui é memorabile l'inizio e la fine, che poi sono anche le parti che si ricordano ;-) Cheers

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  11. Mi accodo ai "perché?" degli amici qua sopra. Perché sto film è così famoso e benvisto? Perché è così presente nella cultura popolare? Certe cose onestamente non le capisco. Visto più volte ma mai apprezzato, anzi. E meno male che questo tuo post e i commenti precedenti mi fanno sentire meno solo.
    Poi ovviamente i gusti sono gusti ma oltre ai "perché" mi accodo pure sul giudizio di "ruffiano".

    So che non c'entra nulla ma lo dico lo stesso: causa blocco casalingo, mi sono sparato un clamoroso uno-due di titoli musicali anni '80: "Footlose" e "Flashdance". Più una leggera puntatina (perché mi sono addormentato nella parte centrale) su "Dirty Dancing"...

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    1. Ti sei iscritto ad un corso di danza casalingo insomma ;-) La Bara Volante la comunità di recupero dei rifugiati anni ’80 e ’90 ;-) Cheers!

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  12. Della filmografia dello Scott sbagliato si tende troppo spesso a dimenticare un piccolo gioiello come "Black Rain", girato giusto prima di "Thelma & Louise"

    Da lì in poi, come fatto notare da te e molti altri, un declino praticamente costante, con poche notabili eccezioni ("Gladiator", "Black Hawk Down", "The Martian")

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    1. "Black Rain" prima o poi lo porterò su queata Bara, "Black Hawk Down" visto e rivisto mille mila volte. Cheers

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  13. Non sapevo avesse vinto l'Oscar alla sceneggiatura e ha un che di surreale.
    Al film tutto sommato ci sono affezionato, come tutti quelli che ho visto da piccolo. T&L rivisto da adulto mi era ripiaciuto perchè il cast fa il suo porco lavoro, solo che a rivederlo le lungaggini si sentono tutte. Parafrasando Aldo Giovanni e Giacomo, il mio falegname con 30 minuti in meno lo faceva meglio.

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    1. Rivederlo ha confermato il mio già scarso interesse per i premi cinematografici, la mezz'ora in meno sarebbe stata una Manna per questo film. Cheers!

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    2. I premi non sono "così" importanti però tante volte accendono una lampadina sopra un titolo, servono a dire "ehy, questo film vale la pena d'essere visto" e le categorie dovrebbero spiegare a grandi linee il motivo di maggior interesse del film.
      T&L è un buon film e non perchè l'abbia girato Ridley Scott. Infatti non è di quei titoli per cui si urla il nome di Ridley. E' praticamente un b-movie con una strana mistura di elementi che l'hanno reso figo quanto bastava per spiccare. Per me i meriti sono nel cast, Geena e Susan funzionano, Susan in particolare è grandiosa, praticamente è l'unico personaggio autentico e adulto di tutto il film, fra macchiette e stereotipi a go-go.
      Però oh, a 'sto film rimarrò comunque affezionato. Se non altro è stato il primo film che ho visto a parlare di stupro.

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    3. Esatto, infatti anche "Il Gladiatore" ha fatto lo stesso effetto alla carriera dello Scott sbagliato. Susan Sarandon qui é sei spanne sopra tutti, con una scrittura un po' meno urlata sarebbe stato anche un grande film, invece che solo buono, ma forse non ne ha bisogno perché è comunque già famoso. Cheers!

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