lunedì 8 febbraio 2021

Il silenzio degli innocenti (1991): gli agnelli hanno smesso di gridare?

I compleanni dei film sono un’ottima occasione per portare grandi titoli su questa Bara. Ogni anno ho l’abitudine di stilare una lista di titoli che compiono venti, trenta, quaranta o anche più anni, con l’arrivo del 2021 la scelta è stata molto facile, il primo titolo finito sulla lista è stato “Il silenzio degli innocenti”. Scritto tre volte. Sottolineato (storia vera).

Se avete avuto la sfortuna di parlare di cinema con me dal vivo di certo l’avrete notato, per tutti gli altri vi metto in guardia: lasciato libero di spaziare, sappiate che tempo dieci minuti in qualunque modo, anche con collegamenti improbabili, troverò il modo di infilare nel discorso un film a caso di John Carpenter oppure “Il silenzio degli innocenti”. Ne ho quasi fatto una malattia del film di Jonathan Demme, visto innumerevoli volte lo considero ancora una pietra miliare e un film fondamentale della mia – parolone – formazione, insomma questo film finisce nella lista dei Classidy. Tre volte. Sottolineato.

Come sanno anche i muri delle celle con vetro in plexiglas, “Il silenzio degli innocenti” è tratto dal romanzo di uno dei miei scrittori preferiti, il riservatissimo giornalista e romanziere Thomas Harris, che quasi da solo ha sdoganato la figura dell’assassino seriale nell'immaginario collettivo, dico quasi, perché l'adattamento cinematografico in tal senso, ha contribuito enormemente ad influenzare la cultura popolare. L’altra curiosità che conoscono anche le sedie messa davanti alle celle con vetro in plexiglas, invece sta nel suo titolo, gli “innocenti” compaiono solo nell'edizione Italiana, un modo piuttosto brillante di girare intorno ad un vincolo, secondo le leggende urbane imposto per non urtare la sensibilità di una celebre famiglia piuttosto influente in uno strambo Paese a forma di scarpa, che ha fondato il suo impero costruendo automobili. Non so quanto di tutto questo sia vero, anche se essendo di Torino credetemi è molto probabile, inoltre vorrei ricordare il cambio di titolo di un gran brutto film, tratto da un bel fumetto come The League of Extraordinary Gentlemen, diventato “La leggenda degli uomini straordinari” per non urtare un certo partito politico verdastro. Insomma le dinamiche di uno strambo Paese a forma di scarpa le conosciamo tutti, se invece siete curiosi di conoscere qualcosa sull'adattamento Italiano dei dialoghi del film, vi rimando alle pagine di Doppiaggi Italioti… Vola, vola, vola, vola (cit.)

"Coraggiosa Clarice, me lo farai sapere quando avrai letto il post di Doppiaggi Italioti, vero?”

I diritti del romanzo di Harris facevano gola a molti, tra i più interessati anche l’attore Gene Hackman, che il film avrebbe voluto dirigerlo, oltre che interpretarlo nei panni di uno tra Lecter o Crawford, pare che Eugenio rinunciò dopo Mississippi Burning, perché non se la sentiva di calarsi subito in un altro film tanto cupo e violento, dopo quello di Alan Parker (storia vera).

Anche Jodie Foster era interessata a mettere le mani sui diritti di sfruttamento del libro, ma per lei il percorso per arrivare a colloquio con il dottor Lecter è stato più tortuoso, si perché il titolare dei diritti su qualsiasi lavoro tratto dalle pagine di Thomas Harris era il nostro Dino De Laurentiis, che svendette tutto alla Orion Pictures deluso dall'immeritato flop al botteghino di quella bomba di “Manhunter” (1986), ma pronto a tornare tra i produttori dopo il successo, per i vari seguiti, su cui preferirei non dire nulla (su uno in particolare) anche se so già che me lo chiederete, ci vediamo nei commenti per questo.

“Apri grande a papà, apri grande… Arriva l'aeroplanino con la pappa!”

Con i diritti in mano e Ted Tally a fare un lavoro estremamente competente di adattamento per la sceneggiatura, serviva solo un regista, per un brevissimo periodo uno dei miei film preferiti di sempre ha rischiato di finire nelle mani di uno dei miei prediletti ovvero Paul Verhoeven, che dovette rinunciare per via di precedenti impegni lasciando così campo libero a Jonathan Demme (storia vera). Non so come sarebbe stato il “The Silence of the Lambs” di Polvéron, ma Clarice Starling sarebbe stata sicuramente bionda e avrebbe distratto Lecter accavallando le gambe… Chiedo scusa, battutaccia irresistibile.

Anche se, mio cattivo gusto a parte, per un po’ Clarice Starling ha rischiato di essere davvero una bionda, Jonathan Demme per il ruolo avrebbe voluto Michelle Pfeiffer che impegnatissima rifiutò, ed è qui che il tortuoso percorso fatto da Jodie Foster si ricongiunse con la storia (del cinema). Anche se molto meno rossa di capelli della sua controparte cartacea, Jodie Foster colpì il regista per la determinazione con cui affrontò il provino, sbaragliando la concorrenza. Per il ruolo di Hannibal Lecter invece, Demme ha dovuto sudare sette camicie (di forza).

All eyez on me her (Jodie "Tupac" Foster e il resto della sua crew)

Robert De Niro, Sean Connery, Derek Jacobi e per un attimo anche un altro dei miei prediletti, ovvero John Lithgow, sono stati vicini al ruolo, ma fu Sir Anthony Hopkins a guadagnarsi il ruolo per cui verrà eternamente ricordato nella storia del cinema. Demme lo scelse perché aveva apprezzato il suo (buon) dottore di “The Elephant Man” (1980) e a proposito di animali non proprio rassicuranti, pare che quando si vide recapitare a casa il copione, Hopkins pensò che questo “Il silenzio degli agnelli” fosse un racconto per bambini (storia vera).

"Come fa il coniglio bambini?"

“Il silenzio degli innocenti” di Thomas Harris è una storia tanto valida, che sicuramente nelle mani giuste sarebbe stato in ogni caso un buon film, ma è stata la sacra trilogia composta da Demme, Foster e Hopkins a trasformarlo in una pietra miliare. Questo film è stato il secondo grande film nel giro di pochissimi anni, a portare il genere horror (seppur sotto il nome di copertura di “thriller”) alla notte degli Oscar. Misery non deve morire detiene questo primato, ma grazie alla scelta oculata da parte della Orion di spostare la data di uscita (per non ritrovarsi a sfidare il colosso Balla coi Lupi), il capolavoro di Demme è riuscito a diventare uno dei tre film a portarti a casa tutti i cinque premi Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale), entrando a far parte di un ristrettissimo club composto da “Accadde una notte” (1934) e Qualcuno volò sul nido del cuculo, il tutto senza tradire mai la sua natura di film dell’orrore, perché di questo si tratta, inutile girarci attorno.

Non credo troppo ai premi cinematografici, ma a questi tre avrei dato anche un Nobel (così, per non sbagliare)

Fino al 1991, i grandi serial killer cinematografici erano bassi, tozzi e sudaticci come Peter Lorre in M - Il mostro di Düsseldorf o al massimo ragazzi della porta accanto di bell'aspetto come Anthony Perkins, ma rovinati nella mente da una madre oppressivo, come accadeva in Psycho. Il dottor Hannibal Lecter invece è un cattivo di un’altra stirpe, uno che vive serenamente la sua condizione di malvagio e porta avanti una dieta a base di fegato umano, fave e Chianti perfettamente bilanciata. Un cattivo quasi affascinante, con una sua etica e per certi versi anche una sua (distorta) morale, amante della musica, del vino, dell’arte e non insensibile alla bellezza, nemmeno quella femminile. D’altra parte il diavolo era l’angelo più bello del paradiso e non è un caso se anche nelle altre incarnazioni del personaggio, il fascino sia sempre stata una caratteristica di Annibale il cannibale, a mani basse uno dei cattivi più incredibili di tutta la settima arte.

Jonathan Demme ha saputo rendere “Il silenzio degli innocenti” un film sensoriale, come nel classico “L'occhio che uccide” (1960) di Michael Powell, l’importanza dello sguardo è fondamentale nella storia e nella narrazione. Demme dà un senso di circolarità ad un film che inizia con l’entrata in scena in salita della protagonista Clarice Starling, impegnata ad allenarsi fuori dai boschi di Quantico, e come dico sempre i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, quelli di “The silence of the lambs” sono da manuale.

Diamoci da fare, questo post sarà tutto in salita… 

Clarice, promettente recluta con qualche problema con le irruzioni armate (come Jamie Lee Curtis in Blue Steel) viene chiamata nell’ufficio del dirigente dell’FBI Jack Crawford (Scott Glenn), Jonathan Demme la segue con la sua macchina da presa, senza sprecare parole già ci racconta qualcosa del personaggio. Con una scelta visiva efficacissima, vediamo la piccola Jodie Foster (non propriamente Kareem Abdul-Jabbar per altezza) entrare in ascensore con agenti maschi del Bureau, tutti con la stessa felpa rossa, pronti a squadrala dall'alto verso il basso. 

“Lo sapevo che avrei fatto meglio ad usare le scale, gli ascensori in questo film sono scalognati”

Sarà la condizione in cui, per un motivo o per l’altro, Clarice Starling passerà tutto il film, esaminata da uomini per il suo aspetto, donna tosta in un mondo dominato da esempi maschili non proprio invidiabili. Questa inquadratura dall'alto verso il basso tornerà anche quando Clarice verrà lasciata sola da Crawford con gli sceriffi, al ritrovamento del cadavere di una delle vittime di Buffalo Bill.

“Ok ragà ora state esagerando, così si capisce che non vedete una donna dal 1987”

Ad inizio film invece è da sola nell'ufficio di Crawford, dove sulle pareti si ritroverà a leggere i ritagli di giornale appesi: «Bill scuoia la quinta». No Clarice, non sei più nel Kansas, stai per scendere nella tana del bianconiglio (cannibale).

"Avrei preferito la Regina di cuori, lei si limitava a decapitarli"

Quando le parlano dell’uomo con cui dovrò trattare per ottenere informazioni necessarie alla cattura di Buffalo Bill, Clarice chiede «Che cos’è?», Jonathan Demme stacca e la risposta («É un mostro») la sentiamo dalla voce del viscido Frederick Chilton (Anthony Heald), un altro che prima fa il cascamorto con la nostra protagonista, poi cerca di spaventarla, con la foto - che noi spettatori non vediamo, ma ci viene raccontata - dell’infermiera a cui Lecter ha divorato volto e lingua senza che il suo polso superasse mai gli 85 battiti, perché è sempre lo sguardo, concesso o negato a generare la paura in “Il silenzio degli innocenti”.

"Esci 'na foto d'mostro, cacciala!" (cit.)

Jonathan Demme, cresciuto alla scuola di Roger Corman (che qui compare in un breve cameo nei panni di uno dei dirigenti dell’FBI, storia vera) il cinema di genere lo conosce bene, “Il silenzio degli innocenti” sarà anche andato in onda la prima volta in chiaro sui nostri canali, in prima serata sul rassicurante Canale 5 spacciato per un thriller, ma è un horror a tutti gli effetti, in cui un protagonista tosta, una di quelle di cui il cinema contemporaneo è bramoso ma apparentemente incapace di crearne senza inciampare negli stereotipi, deve utilizzare la sua determinazione, la sua forza e tutto il suo coraggio per scendere, a volte anche fisicamente, nell'inconscio di mostri dalla forma maschile.

Per raggiungere la cella di Lecter, Clarice deve camminare davanti ad una parata di mostri in gabbia, con tanto di disgustose attività onanistiche (scena che Demme a mio modesto avviso ha ripreso da From Beyond di Stuart Gordon, proprio perché il cinema di genere Demme lo conosceva bene) che di fatto rendono la camminata una discesa all'inferno, con l'obbiettivo di incontrare il diavolo in persona, raffinato nei modi quando vuole, ed interpretato da Sir Anthony Hopkins senza mai battere le ciglia, per rendere ancora più alieno e sinistro il suo magnetico sguardo.

Il diavolo, tenuto in una teca di vetro.

Il suo Hannibal Lecter sa essere osceno, ma sempre per provocare una reazione, ha la freddezza di un entomologo che guarda gli umani come se fossero insetti posizionati su un vetrino da microscopio, per questo Jonathan Demme sceglie di inquadrarlo molto spesso in primo, se non in primissimo piano, come se lo sguardo di Hopkins stesse scavando dentro agli spettatori, proprio come fa con la povera Clarice, che all'inizio non è mai perfettamente centrata rispetto alle inquadrature e ai primi piani inflessibili di Demme, ma nel corso della storia lo diventerà sempre di più, fateci caso, più il suo livello di coinvolgimento con l’indagine (e con Lecter) aumenta, più Jodie Foster viene inquadrata sempre più da vicino in primissimo piano, e lo sarà fino alla fine del film, anche quando cieca nel buio, affronterà Buffalo Bill armato di visore notturno, in grado di muoversi agilmente nello scantinato di casa, oscuro e mostruoso quanto la mente dell'assassino.

"... Azzo guardi?"

Si potrebbe analizzare ogni sequenza di questo straordinario film, sottolineando il modo in cui tutti gli uomini del film, non facciano altro che fare apprezzamenti su Jodie Foster, che qui recita per la storia del cinema e che personalmente, ho sempre trovato anche molto bella, mi sia concesso un parere extra cinematografico. Un personaggio con un irrisolto paterno che levati, ma levati proprio, che nella mani di un manipolatore come Lecter potrebbe finire spezzata, invece tira fuori una spina dorsale di titanio, diventando il personaggio a cui anche noi spettatori finiamo per aggrapparci in questa discesa all'inferno.

“Un posto davvero brutto questa Bara Volante, non è vero Precious tu che dici?”

La lunga tirata sulla “campagnola ripulita” che sogna di arrivare all’EFF BIII AIIII (posso recitarvelo quasi tutto questo film, non sfidatemi, faccio paura quasi quanto Lecter dietro ad un vetro) è stata improvvisata da Hopkins leggerissimamente calato nel personaggio, molti suoi suggerimenti hanno reso Lecter uno dei cattivi più memorabili della storia del cinema, ad esempio la scelta di vestire completamente di bianco, per far risaltare maggiormente il sangue e perché beh, Hopkins ha il terrore del dentista con il suo camice dello stesso colore (storia vera). Anche se dubito che mai qualcuno avrà più avuto il coraggio di visitargli i denti dopo questo film.

Le piccole modifiche rispetto al libro sono del tutto funzionali alla trama, anche i giochi di parole sono stati modificati in maniera efficace nella sceneggiatura, il solfito di ferro sostituisce il “Billy Rubina” del romanzo, ma la cura dei dettagli del film è incredibile e tutta orientata nel provocare un senso di malessere nello spettatore, ok qui Lecter non ha sei dita per mano, ma il resto funziona alla grande, come il lepidottero testa di morto, un elemento da film dell’orrore, che sulla locandina del film è rappresentato con i corpi di sette donne (strizzando l’occhio alle vittime di Buffalo Bill), ispirate ad un’opera di Salvador Dalì.

Dalí. Ma dove? Dalí ti ho detto, ma sei cieco?

Si perché la parola che mi viene in mente più spesso guardando e riguardando “Il silenzio degli innocenti” è proprio malsano, lo dico spesso che un horror più che fare paura (sentimento da sempre soggettivo) deve essere malsano, lasciandoti addosso quella voglia di correre a farti una doccia per toglierti quella sensazione di sporco da dosso. “Il silenzio degli Innocenti” è tutto così, malsano nel fh-fh-fh improvvisato da Hopkins dopo la sua celebre frase sul fegato con fave e Chianti. Malsano negli intenti del personaggio interpretato magnificamente da Ted Levine, che nessuno ha mai accusato di transfobia perché semplicemente fa troppa paura, ed è un maniaco senza possibilità di recupero, persino le parodie non hanno fatto che rafforzare la potenza del suo personaggio, il suo balletto è stato replicato in “Clerks 2” (2006) in modo esilarante, ma questo non cambia il fatto che ogni volta che ascolto “Goodbye Horses”, mi sento come se fossi sull'ascensore per l’inferno (in discesa).

Ci tengo a dire che buona parte di questo post è stato scritto con questa canzone in cuffia (ma non i pantaloni addosso, storia vera)

A proposito di ascensori poi, “Il silenzio degli innocenti” eccelle anche in questa categoria statistica, il cinema ha contribuito spesso a rendere l’ascensore un posto poco confortevole, grazie a molte scene memorabili, ma questo film girato tutto in spazi angusti (anche della mente umana), non poteva non utilizzare un ascensore per una delle sue scene madri, perché di questo si tratta, la fuga di Lecter è una sequenza tiratissima, girata e montata da Demme come si fa in paradiso. Se riuscite a non farvi distrarre dalla tensione, sappiate che uno degli agenti della S.W.A.T. è interpretato dal cantante Chris Isaak, perché Demme, grande appassionato di musica, non ha mai rinunciato ad essa in nessuno dei suoi film.

“Chiunque esca da quell’ascensore, tu cantagli una canzone. Senza pietà”

Per qualunque altro film, quella sarebbe il climax, il gran finale, “Il silenzio degli innocenti” invece è talmente grande, da potersi permettere una scena ancora più ansiogena dopo quella fuga, un’evasione che sottolinea la natura di mostro da film Horror di Hannibal Lecter, non mi riferisco tanto al trucco in stile Facciadicuoio oppure a Charles Napier sbudellato (forse al grido di «Voi non siete i good old boys!»), ma quanto ai piccoli tocchi di cinismo.

“Ma tu non sei uno dei Good Old Boys!?”

“Come? Non ti sembro un bravo ragazzo?”

Dopo l’incredibile duello verbale, quasi l’apice della lunga seduta di psicoterapia tra Hannibal e Clarice, quella dove ci viene spiegato il motivo del titolo e l’origine delle motivazioni della volenterosa agente dell’FBI, sul tavolo vicino ai disegni di Lecter si intravede una rivista intitolata, in un trionfo di umorismo nero, “Bon Appétit”.

Ma se aguzzate la vista, uno degli agenti che trascina via Clarire da quell’unico contatto (uno sfiorarsi di dita) con il mostro dietro le sbarre, è un vero esperto di divoratori di uomini come George “Amore” Romero.

Questo film aveva bisogno di un po’ di (George) amore.

Ogni elemento di questo horror sotto mentite spoglie è curatissimo e diventato iconico nei trent'anni dalla sua uscita, anche le musiche perfette di Howard Shore o la fotografia rugginosa di Tak Fujimoto ci trascinano con Clarisse giù nella tana del bianconiglio che ha il volto spaventoso di Sir Anthony Hopkins. 

Come avrete intuito, il film mi piaciucchia abbastanza e potrei raccontarvelo scena per scena, l’irruzione nella casa di Buffalo Bill è una lezione di montaggio utilizzato per tenere alta la tensione da parte di Demme, quando come spettatori arriviamo alla stessa conclusione di Jack Crawford, ovvero che la protagonista è da sola nella casa nel mostro, tutto il peso del gran finale finisce sulle spalle di Jodie Foster, che risponde magnificamente. Mi fa impazzire il modo in cui ogni volta Clarice Starling pistola alla mano, urla: «Catherine Martin... FBI, lei è salva», anche quando non è (ancora) vero, una recluta che applica la procedura appena imparata dal manuale parola per parola, perché deve farlo, perché deve rassicurare l’ostaggio terrorizzato, quando è lei la prima ad essere terrorizzata, ma malgrado tutto affronta il mostro usando tutto quello che ha imparato nel corso della storia, oltre ad una buona dose di coraggio. Non li fanno più i personaggi così!

La sacra trilogia: Ellen Ripley, Sarah Connor, Clarice Starling.

Come dicevo lassù il film di Jonathan Demme iniziato con una salita, termina con una discesa, quella di Lecter, un male evocato per fermarne un altro ora libero di aggirarsi per il mondo, la cura che risulta peggiore della malattia. Se guardate bene nell’ultima discesa verso l'orizzonte di Lecter - il personaggio che resta sullo schermo meno di 25 minuti ma ha saputo fare la storia del cinema lo stesso - potrete notare un uomo con cappello blu interpretato dallo stesso Demme in un cameo Hitchockiano (Storia vera).

La discesa finale, vedo lo striscione del traguardo di questo post.

“Il silenzio degli innocenti” da trent'anni è un capolavoro perché ha saputo creare uno dei migliori personaggi femminili mai visti al cinema, raccontato in maniera diretta, il più delle volte utilizzando le immagini, ma allo stesso tempo ha creato in media res uno dei più grandi malvagi della settima arte, uno di quelli che non ha bisogno di una vera origine per perseguitare gli incubi degli spettatori. Nello stesso film Clarice e Hannibal sono lo Yin e Yang, Eros e Thanatos, perché noi cerchiamo con lo sguardo quello che desideriamo e Jonathan Demme ha ribadito l’importanza dello sguardo e di tutti gli altri sensi in grado di salvarti la vita (come il “click” della pistola che salva Clarice), in un’opera che è una pietra miliare, credo che non mi stancherò mai di vederlo e rivederlo, perché per quanto malsano e contorto, “Il silenzio degli innocenti” resta una grande lezione di cinema, oltre che un compendio sull'orrore della natura umana. Ma ora di vedo lasciare, vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere un vecchio amico per cena stasera.

76 commenti:

  1. Niente, non ce la faccio, volevo parlar bene di questo film ma è più forte di me; lessi prima il libro e dopo poco vidi il film. Rimasi deluso.
    Il film ha le sue innegabili qualità ma il paragone, nel mio personale metro di giudizio, immancabilmente vede vittorioso il libro.
    E fu una cocente delusione.

    Nizortace

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    1. Sarà che mi sono allenato per anni a tener separato materiale originale e adattamento, ma credo che questo sia un grande film e anche un buon lavoro fatto per far passare la storia da carta a grande schermo, non si può certo dire lo stesso del seguito. Cheers!

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  2. Mi hai aperto un mondo incredibile sulle curiosità a proposito di questo film. La più grossa rimane l'ammucchiata per creare la "testa di morto". Mai notata eppure ho maneggiato centinaia di volte la copertina.

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    1. Ad un certo punto ho dovuto darmi una regolata, rischiavo di annaspare nelle curiosità, nel corso degli anni ho letto tutto quello che si poteva leggere su questo film, quindi ho cercato di mettere le più gustose, come avrebbe detto Lecter ;-) Cheers

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  3. Prima di tutto...complimenti per il pezzo, Cass.
    Davvero eccellente.
    Traspare tutta la passione, il sincero entusiasmo e persino l' amore per questo film, davvero.
    Quando l'ho visto mi sono reso conto che anche gli anni 90 hanno avuto il loro Fred Krueger, finalmente.
    Lecter e' una figura iconica alla pari dei mostri classici della Hammer, e delle maschere horror degli anni 80.
    Perche' questo e' un HORROR, inutile girarci intorno.
    Hannibal e' un autentico genio del male. Che ha talmente prevaricato i confini ed e' entrato nell'immaginario collettivo da condizionare la figura stessa del serial killer.
    Al punto che molti pensano che uno psicopatico sia cosi'.
    Niente di piu' lontano dalla realta', se mi concedete.
    Bundy, Dahmer o Gacy non erano certo dei pozzi di scienza (ok, forse Bundy un po' di piu' della media).
    Ma in genere sono persone squallide che vivono in funzione delle loro ossessioni.
    Insomma, film come Maniac o Henry - Pioggiadi Sangue sono piu' veritieri.
    Ma Lecter ha fascino. Oltre che colto, dimostra di essere in grado di usare ben piu' del 20 o 25% del suo cervello.
    Film perfetto, sia come il regista che l'ha girato che come gli interpreti.
    Ma credo che sia riduttivo parlare solo di bravura, anche se qui ne abbiamo a pacchi. Talmente tanta da regalare anche a film meno fortunati.
    Soprattutto sull'atmosfera repellente. Persino tra pareti bianche e asettiche, oltre che nei tuguri.
    Credo si siano trovate tutte le persone al posto giusto nel momento giusto.
    Gli astri erano perfettamente allineati. Fosse stato fatto in un altro tempo e in un altro luogo, non sarebbe uscito cosi' bello.
    E infatti e' talmente ben fatto che getta una pietra tombale anche su qualunque sequel, come vedremo poi.
    E non vale solo per il film, ma anche per il romanzo.
    Harris pare che ebbe molte difficolta', col successivo. La Foster (bravissima) e Demme rinunciarono, perche' non erano sicuri del risultato.
    Presero il fratello scemo del TONY, su cui non mi pronuncio. Che il risultato e' sotto gli occhi di tutti.
    Sir Hopkins se ne infischio' e passo' alla cassa. Ma...come dargli torto?
    In effetti, quando hai il talento ma anche la fortuna di realizzare simili opere d'arte, non dovresti piu' riprovarci. E lasciarle dove stanno.

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    1. Stima infinita per Jodie Foster, che presso il sottoscritto gode già di credito infinito (per quello che vale) per aver lasciato perdere tutti i seguiti di minore qualità sfornati per monetizzare. Pare che Harris avesse studiato parte dell’arresto di Ted Bundy per scrivere il romanzo, ma il succo non cambia, gli assassini seriali dopo di lui e dopo questo film, non sono più stati gli stessi, per il resto ti ringrazio molto, questo resta uno dei miei film preferiti da beh almeno trent’anni ;-) Cheers

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    2. Eh, si.
      Concordo in pieno.
      Mi ha sempre dato quest'idea.
      Ci sono cose che per un'abile quanto provvidenziale congiunzione di fattori risultano tanto belle quanto irripetibili.
      E certe volte bisognerebbe avere l'onestà ma anche il coraggio di riconoscerlo.
      Sia la Foster che Demme lo avevano ammesso, e anch'io li avevo apprezzati per questo.
      Non erano sicuri della bonta' del seguito, e infatti preferirono lasciar perdere.
      Ci sono sfide che non puoi vincere. E alle volte abdicare risulta la scelta migliore, se non sei convinto. E se in cuor tuo sai che non solo non puoi superare il predecessore, ma che non riuscirai nemmeno ad eguagliarlo.
      E' una decisione che ti fa onore, anche se sofferta.

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    3. Anche perché “Hannibal” è un libro dal tono differente rispetto a “Il silenzio degli innocenti” a mio parere già su carta tra i due romanzi esiste una decisa differenza di qualità. La produzione del film poi ci ha messo il carico da novanta, inserendo nel film delle modifiche a mio avviso di dubbio gusto, non mi riferisco alle trovate Horror, quelle non mi turbano mai ;-) Cheers

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  4. Una delle mie soddisfazioni più grandi è stata leggere "Il silenzio degli innocenti" dopo aver visto questo film. Letteralmente divorato (con fave e Chianti ah ah!).
    Solo che dopo aver letto il libro ho dovuto per forza riguardarmi il film. Eh...però mi ero persa qualcosa, e quindi ho ripreso il libro... E così via in un girotondo che ho mollato solo qualche tempo fa. Forse è ora di ricominciare un bel ripasso...
    Bellissimo articolo. "Apri grande a papà" mi ha steso! Di sicuro gli sta porgendo un pezzo di fegato XD

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    1. Se può consolarti, credo che sia proprio una caratteristica di Thomas Harris quella di creare dipendenza, anche a me ogni tanto riprende secca la malattia (mentale) e mi tocca ripassare qualcuno dei suoi libro e di conseguenza il film. Di sicuro, Sir Hopkins doveva restare nel personaggio sempre :-P Cheers!

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  5. che dire . recensione superba. lo vidi a moncalieri alla prima uscita e pensai: questo film meriterebbe l'oscar

    e infatti..........

    rdm

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    1. Grazie, detto questo ho cancellato i commenti non inerenti al post di oggi, visto che è buona norma non andare fuori tema rispetto all’argomento del giorno, per rispetto di chi viene qui per leggere di “Il silenzio degli innocenti” e magari anche per chi ha scritto il post. Cheers!

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  6. Carabara, potrei annoiarti con info che, come discepolo del culto del cannibale come direbbe Arnie Hammer, conosci a memoria tipo: 1) Nicholson rinunciò al ruolo perché lo aveva già interpretato uno zilione di volte 2) BuffBill ed il personaggio di Perkins per Hitch sono ispirati allo stesso serial killer, un montanaro che ossessionato dalla mamma che spellava le ragazze per farsi un capo in pelle 3) Hannibal ha nella sua cella disegni di Firenze perché Harris , cronista di nera, accarezzava l'idea di insinuare che il doc Lecter fosse anche il mostro di Firenze, ma il processo Pacciani cambiò le carte in tavola e non ti dico la fatica nel non farlo, ma la sintesi è per me una seconda pelle.
    In realtà Levine ha avuto i guai suoi per l'ottimo lavoro come BB ed infatti ha fatto fatica a far dimenticare che era il tizio col barboncino e tante signore curvy nel pozzo. Credo che se anche Ted avesse interpretato il live action di Peppa Pig i bimbi in coro avrebbero detto " non è una maialina, ma quel tizio che ha gli occhiali per vedere il buio!". Si dice inoltre che Demme abbia deciso di girare Philadelphia per fare pace colla comunità gay che non aveva apprezzato BB.
    Ti lascio con un elemento di fantacinema - un what if come dite voi true believers - e cioè il fatto che Tim Roth, non appena si era sparsa la voce che Hopkins non era interessato a girare un seguito, si era offerto per fare il cannibale. Avrebbe avuto anche senso, perché mi pare di ricordare che Hannibal fa una plastica facciale per sfuggire ai suoi critici culinari. Sarebbbe stato interessante. Personalmente io avrei scelto un altro attore inglese, anyway, e cioè il Bob Carlyle di Full Monty perché al tempo, a mio parere, dava l'idea di una fame selvaggia destinata a non essere mai soddisfatta. Hannibal cambia maschera, ne emerge la bestia sotto il distinto gentiluomo che cita i classici ed è ineccepibile...a tavola. Brr. Ciao ciao

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    1. Il mostro di Firenze è stato associato anche a Zodiac.

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    2. Figurati, non mi annoio mai a parlare di questo film e in effetti sia zio Hitch che Thomas Harris si sino ispirati a Ted Bundy. In effetti nel secondo romanzo “Hannibal”, Tommy Harris utilizza la caccia la mostro di Firenze come elemento chiave per caratterizzare l’investigatore Italiano, nel film interpretato da Giannini, per altro “voce” storica di Jack Nicholson, giusto per chiudere il cerchio. Verissimo, però lo stesso dottore dice che il nostro BB non ha molto a che vedere con i transessuali, ma evidentemente caratterizzarlo in quel mondo non è bastato, oppure è stato troppo, in entrambi i casi lo comprendo.

      Sarebbe stato meglio il cambio di attore, anche se nel seguito dello Scott sbagliato, hanno cambiato Clarice facendo spallucce, quindi sono tutti problemi di continuità (o continuity, per dirla in stile Vero Credente) che ci facciamo solo noi, laggiù nel bosco di Holly saltano l’antipasto e si buttano sulla portata principale ;-) Cheers!

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    3. Adesso mi manca il collegamento con Zodiac perché le mie letture sugli assassini seriali sono un po’ arrugginite, di sicuro Scorpio (quello di “Dirty Harry”) era debitore dell’assassino della Bay Area. Cheers

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  7. Grandissimo pezzo, davvero.
    Il Silenzio degli innocenti non solo è un capolavoro, ma penso sia anche uno dei film con più alto quoziente di ri-guardabilità, perché il tocco di Demme conferisce una grande umanità alla storia, e nonostante la topica scabrosa, si avverte un empatia fortissima per tutti i personaggi, anche quelli più mostruosi. Voglio dire, un altro regista avrebbe scelto di far avere la rivelazione finale solo alla eroina protagonista, ma Demme sceglie di fargli condividere questo momento con un'altra studentessa, come a dire, la vita non è fatta solo di protagonisti e antagonisti, c'è tutto un mondo che vive insieme a loro. Tutto il cinema di Demme è fatto di questi piccoli dettagli preziosi, e mi dispiace che poi il resto della sua carriera sia un po' finita nel dimenticatoio, perché secondo me è stata una delle voci più importanti del cinema americano di fine secolo.

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    1. Ti ringrazio molto, aspettavo solo il momento per scrivere di questo film ;-)
      Concordo, Demme era capace di rendere corale anche un film con sei personaggi di cui tre di contorno, penso a buona parte delle scene di “Rachel sta per sposarsi” (2008) oppure a Banderas in “Philadelphia” (1993), se a questo aggiungiamo che aveva i migliori gusti musicali del pianeta (se la giocava con Cameron Crowe) la qualità del suo cinema resta indiscutibile, uno di quelli che non viene ricordato abbastanza. Cheers!

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  8. Splendido articolo Cassidy, ormai sembra scontato dirlo ma leggerti è sempre una vera gioia, anche se si tratta di film poco gioiosi come questo. Non posso che concordare su tutto (anche se mi hai messo un pallino: come sarebbe stato Hannibal Lecter interpretato da John Lithgow?) e aggiungere che anche io adoro Jodie Foster e ho visto questo film tante volte (non come te, ovviamente), ma ora correrò a rivederlo! Dei seguiti, per me, lascia pure stare...

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    1. Mille grazie davvero, no però sul serio, vogliamo dirlo che l’unico bipede al pianeta che avrebbe potuto eguagliare (o fare meglio) di Sir Hopkins poteva essere solo il “mio” John Lithgow, ma lui ha avuto modo di dire la sua per De Palma e in una stagione di “Dexter” ;-) Cheers!

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  9. Questo film è quello con cui ho capito che romanzo e adattamento possono essere diversi ed è un bene che lo siano. Il romanzo è uno di quelli più belli che io abbia mai letto a tema serial killer, un Lecter incredibile che ti fa tremare con una parola. Il film lo adoro: da piccolo avevo una paura fottuta di alcune scene che oggi, guarda un po', sono le mie preferite.

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    1. Per me è stato “Shining” ma anche le differenze tra libro e film di “Il silenzio degli innocenti” hanno contribuito molto. Egoisticamente vivo nel migliore dei mondi possibili, ho due belle storie, differenti ma affascinanti (e spaventose) entrambe ;-) Cheers!

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    2. Sai che a me Shining romanzo non mi ha fatto impazzire? secondo me King ha scritto cose molto più strutturate e ben migliori. Il film però è intoccabile.

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    3. Anche secondo me, il libro mi piace (malgrado il finale con barattolo di miele, ma King è così), però il film è più cinico e cattivo inoltre la penso come te, tra i libri di King che preferisco, "Shining" non è tra i primi a cui penso. Cheers!

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  10. Quella degli Agnelli mi mancava 😅

    Grandissimo film, anche se non l'ho rivisto molte volte. Dico solo che ho sempre l'ansia nell'indossare una maschera da allora...

    Fun fact: durante le superiori, mia madre, quando si arrabbiava se ne usciva con il mantra: "Non dovevo farti vedere Il silenzio degli innocenti da piccolo!" 🤣

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    1. Ahahah guarda siccome mi considero tra quelli colpiti in mezzo agli occhi da questo film, la frase materna la capisco in pieno :-D Di norma verifico tutte le informazioni dei post, sulla leggenda urbana sugli Agnelli non ho trovato riscontri considerabili davvero come la pistola fumante, ma siccome sono di Torino, posso confermarti l’influenza diretta quindi mi prendo la responsabilità e se anche non fosse vera, io tendo a crederci in ogni caso per esperienza diretta ;-) Cheers

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  11. Beh, hai tirato fuori un filmone totale globale! Un vero e proprio capolavoro mai abbastanza osannato che ha fatto scuola, a volte pure troppo!

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    1. Esiste decisamente un prima e un dopo questo film, io ad esempio non mi sono mai ripreso davvero ;-) Cheers

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  12. Il romanzo mi manca, il film è sicuramente fra i migliori thriller/horror mai girati, c'è poco da eccepire, con uno dei casting più riusciti di sempre.
    Jodie Foster in particolare è sempre stata fra le mie attrici preferite, vedi il bellissimo Contact di Zemeckis e Flightplan, che si reggeva completamente su di lei.

    Per vedere un altro thriller a tema assassini dello stesso livello si dovrà aspettare Zodiac.

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    1. Infatti per me “Zodiac” è stato un colpo di fulmine (storia vera). Jodie Foster gode di totale stima, fai film Disney all’Oscar passando per Scorsese e quando dirige, fa scelte complicate come offrire un ruolo da protagonista a Mel Gibson, solo stima per Jodie Foster, solo stima. Cheers!

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  13. la scena che mi manda in crisi di ansia e linquadratura finale prima che saltano le luci da buffalo bill.clarice e lo spettatore perdono la luce in casa con in testa l immagine dell ultima cosa che hai visto ovvero un cadavere in vasca estremamente putrefatto. geniale

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    1. Assolutamente, ma anche quando entra nello scantinato di Bill, una serie di porte chiuse dietro cui si nasconde potenzialmente il pericolo, una delle prime che Clarice apre rivela un manichino con il lavoro di sarto di Bill incompleto, Jodie Foster si gira in cerca della prossima porta e tu come spettatore non puoi far altro che guardare quello che sta alle sue spalle, sopra il manichino, quando invece il pericolo è tutto intorno. Questo film è tutto così, ogni inquadratura, ogni stacco e scuola di cinema. Cheers!

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    2. se dovessi dire una delle scene che piu mi ha turbato e stato l urlo di terrore della ragazza rapita osservando i graffi insanguinati nel pozzo con tanto di unghia conficcata e buffalo bill che la imita compulsivamente in modo deviato

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    3. Quel pezzo è angosciosissimo, Demme sta raccontato dal punto di vista di Bill, tutta la parte sulla lozione, poi ribalta il punto di vista in un attimo, senza nemmeno un preavviso, da spettatori siamo in fondo al pozzo con Catherine, e capiamo quello che lei comprende in quel momento, ovvero che da quel pozzo non usciremo mai. Più avanti poi Demme fa lo stesso gioco al contrario, quando Bill le urla «Tu non sai cos'è il dolore!», capisci che è la stessa scena, però vittima e carnefice si sono scambiati i ruoli, anche se solo momentaneamente. Cheers

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  14. Commento da spettatore che non ha letto il romanzo.
    Un film strepitoso che ogni cinefilo deve vedere. Devo dire che stavolta una buona sporta delle tue informazioni le sapevo, dato che il film me l'ero studiato tempo fa.
    Ho amato Jodie Foster in questo film, scene e inquadrature sembrano studiate apposta per affiancarla nelle indagini.
    Anthony Hopkins perfetto, uno dei cattivi più riusciti di sempre, ci farei uno spin off tipo "I mercenari", ma con Hannibal Lecter, L'Indio, Hans Gruber, Scorpio e Norman Stanfield. Impossibile lo so, ma in CGI non si sa mai. 😎
    Poi vogliamo mettere il gioco della "quarta parete" con le soggettive di Clarice che guarda Hannibal, e viceversa.

    Chiudo segnalando che Hannibal ha ispirato un certo Killex che stressa non poco Dylan Dog, ovviamente negli albi storici di una generazione fa. Se non conosci le storie, invito a rimediare (nn. 80 e 129).

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    1. esatto! Tra l'altro per doppiare Killex nei radiodrammi hanno chiamato Dario Penne, la voce italiana di Hopkins

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    2. Dove si firma per lo spin-off? La mia fissa per i cattivi ringrazierebbe ;-) Esatto, infatti Hannibal da subito guarda dritto in camera, Clarice no ma Lecter fin da subito, Demme lo mette in una posizione di superiorità rispetto alla sua protagonista, ma anche rispetto allo spettatore. Killex lo conosco anche io che leggevo DD solo dal barbiere, questo per dire quanto era famoso il personaggio ;-) Cheers

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    3. Questa non la sapevo, cioè non sapevo dell'esistenza dei radiodrammi su Dylan Dog, Quinto Moro è lo specialista della Bara sul personaggio ;-) Cheers

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    4. Da che barbiere vai? 😂

      Confermo i radiodrammi di Dylan Dog, ovviamente non di tutti gli albi... Dovrei avere in qualche backup quello di "Finché morte non vi separi". Sinceramente non sono il massimo. 🙄

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    5. Per un motivo o per l'altro, ormai saranno vent'anni che il mio barbiere non mi vede più, ma una volta aveva i fumetti di Dylan Dog per ingannare l'attesa (storia vera). Cheers!

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  15. Un grandissimo film sì, Hopkins è in scena 20 minuti ma fa paura per tutto il film ;)

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    1. Anche dopo! Dimmi se dopo i titoli di coda tu ti senti tranquillo a girare per strada? ;-) Cheers

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  16. Mi immagino come ti sei approcciato alla stesura di questa recensione: in una notte di tempesta, dove è riecheggiato nella tua brughiera il tuo grido «È tempo di scriverla!» :-D
    Scherzi a parte, all'epoca ero agli albori della mia passione per il cinema e la cerimonia degli Oscar la consideravo una sorta di funzione religiosa, quindi l'apocalisse pubblicitaria di questo film mi ha colpito in pieno: il film credo di averlo visto una volta sola, ma so a memoria ogni fotogramma semplicemente perché lo mandavano in TV tutte le ore di tutti i giorni!

    Una curiosità etrusca. Il film lo abbiamo visto in famiglia che era settembre (credo del 1992), al che scopro che un amico di scuola aveva il romanzo di Harris e me lo passa. Lette poche pagine scopro che mi piace - all'epoca non avevo mai letto dei thriller quindi era un genere completamente nuovo per me - e lo faccio sapere ai miei. D'un tratto nascono mille obiezioni e problemi (non ricordo quali) e in seguito scopro che i miei, essendo il mese successivo il mio compleanno, vogliono regalarmi il romanzo e quindi hanno fatto di tutto per non farmelo leggere nell'edizione che poi avrei dovuto restituire al mio amico. Solo che poi (non ricordo perché) il romanzo non arriva il mese dopo, e non arriverà mai, e fra una cosa e l'altra... non ho mai ripreso la lettura. Però quella decina di pagine che ho letto mi è piaciuta :-D

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    1. Ti dirò, mentre scrivevo avevo in cuffia la colonna sonora di Howard Shore, ad un certo punto l’ho tolta, perché avendo il PC in un angolo della stanza, avevo la sensazione di essere osservato da qualcuno sulla soglia della porta nell’angolo del mio campo visivo (storia vera). Quindi per rilassarmi un po’ ho messo “Goodbye horses” che è terrificante, perché basta sentirne una nota per averla in testa una settimana, sto ancora cercando di scacciarla usando il tema di Mortal Kombat del tuo post (storia vera, secondo estratto).
      Quindi sei rimasto a quella decina di pagine, che storia pazzesca! ;-) Lo stile di Harris a me piace molto, anche “Red Dragon”, letto quando ancora si intitolava “Il delitto della terza luna” mi era piaciuto molto. Cheers!

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  17. c'è sempre stata la questione su chi è stato il miglior lecter tra hopkins e brian cox nel film di michael mann. in tutta onestà proprio per il suo essere un pò sopra le righe ho preferito hopkins di fatto lo lega maggiormente ad una idea di cinema horror al contrario di manhunter.

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    1. Ho scelto di non scegliere, perché a dirla tutta a me è piaciuta molto anche la prova di Mad Mikkelsen nella serie tv. Lui e Brian Cox forse somigliano un po’ di più alla versione cartacea del personaggio per aspetti differenti, Hopkins ha colto in pieno la capacità di fare paura di Lecter, quindi li reputo tutti e tre adatti nel film o nella serie televisiva dove hanno lavorato. Per esempio pur essendo cinema allo stato puro, secondo Hopkins con la sua prova esagerata (nel senso migliore del termine) non sarebbe stato in linea con il tono generale di “Manhunter” e Cox diretto da Demme non sarebbe stato forse abbastanza, quindi anche qui, viviamo nel migliore dei mondi possibili, quello con tre cannibali omicid… Ok forse la frase non mi è venuta proprio bene, però ci siamo capiti no? ;-) Cheers

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    2. assolutamente d accordo diciamo che il venire dalla scuola corman ha favorito il tono horror del film di demme ho poi piu lecter abbiamo meglio e basta che non siamo scortesi con loro al massimo ci offriranno una cena.....

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    3. Michael Mann fa un lavoro con la fotografia incredibile, Demme ci trascina all'inferno forte della scuola Corman ;-) Cheers

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    4. le musiche di manhunter mamma mia giuro che me le ascolto almeno una volta al mese mentre disegno

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    5. mitica la scena con petersen che indaga sulla cima dell albero con in sottofondo evaporation

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    6. Gli Iron Butterfly solo maligni, altro pezzo che resta in testa per un mese ;-) Cheers

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    7. Gran scena, ma Mann sa utilizzare la musica come pochissimi sono in grado di fare oggi come oggi al cinema, davvero una manciata anche meno. Cheers!

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    8. mannaggia a te cassidy mi sta venedo voglia per stasera di fare doppietta manhunter il silenzio degli innocenti. temo di avere una punta di sadismo verso me stesso.

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    9. Hi Hi Hi, sono peggio di Lecter/Lector ;-) Cheers

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    10. vorrei tanto restare a parlare ma sto per avere un amico a cena! passo e chiudo!

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    11. Buona cena non dimenticare il Chianti ;-) Cheers

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  18. La mia storica ex, era patita di Harris e di questo film. Me lo propinava in ogni salsa, affascinata dalla figura di Lecter e del libro che avrà riletto non meno di 10 volte (almeno le volte che ricordo io...). Io lo lessi solo parecchi anni dopo. Se me lo ricordassi, potrei commentarlo ma... Vuoto totale! Ricordo solo che mi piacque. Troppo poco e troppi anni passati per un giudizio.

    Il film viceversa me lo ricordo non bene, di più! E' un classicissimo. Così perfetto che, come dici bene nel post, si può analizzarlo scena per scene per ammirarne la perfezione. Dalle inquadrature (semplici ma geniali i primissimi piani su Hopkins che ti risucchia nello schermo), agli incastri, alle luci,... Demme ha sfornato un capolavoro di discesa negli inferi.

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    1. Ogni volta che rivedo questo film, trovo un dettaglio nuovo, sembra una frase fatta (perché lo è) però è proprio così, scuola di cinema. Cheers!

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  19. Bella recensione, chissà se è vera quella storia sugli Agnelli...

    Questo è un film che mi piacerebbe vedere ma io e gli horror non andiamo proprio d'accordo. Magari potrei prima leggere il libro (se in forma cartacea l'horror non mi da particolari problemi... chissà perché).

    Da ragazzo ricordo di aver letto un romanzo del ciclo di Hannibal, credo che fosse una sorta di prequel ambientato in Francia ma non mi aveva colpito molto.

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    1. Non ho trovato riscontri certi, ma essendo sul post posso dirti che anche se non fosse vera è molto, ma molto vicina all’esserlo. Quello l’ho letto solo una volta a mi pare avesse una parte ambientata prima in Lituania (di sicuro) e poi in Francia, dovrebbe essere “Hannibal Lecter - Le origini del male” anche noto come “Le avventure del giovane Hannibal Lecter”, non mi era piaciuto molto il libro e il film anche meno, anche se mi aveva lasciato almeno una frase tormentone (storia vera).
      Dovresti cominciare leggendo il primo romanzo “Red Dragon”, secondo me potrebbe piacerti molto, poi piano piano arrivare al film, questo è un super classico, va affrontato anche se fa paura. Cheers!

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  20. Film che mi ha fatto scoprire Jodie Foster e Sir Hopkins, oltre che Demme e come scrivi giustamente, un trio delle meraviglie che non ha più avuto eguali. Cosa aggiungere a quanto hai già ampiamente scritto e sviscerato (termine che trovo quanto mai azzeccato in questo contesto). Hopkins ha saputo creare un personaggio mostruoso ma estremamente affascinante. Già in Manhunter Lecter appariva come un essere dall'intelligenza sopraffina e malata, ma in questo film ha davvero qualcosa che attira e ripugna allo stesso tempo. Ha davvero una sua etica e un codice morale che per quanto siano disturbati, gli permettono di schierarsi dalla parte di un rappresentante della giustizia in cui vede delle capacità non comuni. Insomma è un personaggio che "spacca" e che ha un carisma sinistro ma che ti fa desiderare di vederlo in azione, cosa che poi succede veramente. La Foster è secondo me bravissima proprio per la capacità voluta di dimostrare pochissimo carisma, ma in realtà si percepisce il suo percorso di crescita (non di statura!) che alla fine la trasforma in un vero profiler con tutti i crismi. È proprio una sorta di tranfer tra lei e Lecter a cui assistiamo: lui la "sporca" e lei lo "addolcisce" ma proprio poco, a livello di dolcificante!! 😜

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    1. In “Manhunter” Lector era più freddo e calcolatore, qui era necessario un Lecter in linea con l’atmosfera creata da Demme, un inferno di cui lui è il più diabolico. Bravo, ho dimenticato di usare la parola “transfert” in psicologia è una parola chiave ma pago il fatto di aver fatto l’istituto tecnico ;-) Cheers!

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  21. Complimenti! Hai scritto un saggio, non una recensione!
    Concordo su tutto, soprattutto sul fatto che si tratti di un horror a tutti gli effetti: all'epoca andai a vederlo al cinema (ero appena diventato maggiorenne ;))solo perchè c'era Jodie Foster, per la quale ai tempi già stravedevo. Ebbene... avrò visto si e no mezz'ora! Per tutto il tempo restante tenni gli occhi chiusi perchè era davvero terribile. Capolavoro assoluto, comunque. Un film che fece epoca, che sbancò gli Oscar e in pratica fece da apripista a un genere che pareva ormai morto, e che invece da quel momento corse addirittura il rischio di inflazionarsi.
    Anthony Hopkins indovinò il ruolo della vita: 16 minuti di presenza in video che gli valsero l'Oscar come miglior attore protagonista (record a tutt'oggi imbattuto), e che rischiò di morire d'infarto quando aprirono la busta con il suo nome (ricordo come fosse ora l'espressione di Warren Beatty che, sicuro di vincere con "Bugsy", si era già quasi alzato dalla sedia) mentre Jodie, che lo aveva già vinto due anni prima, fu molto più determinata nell'andarsi a prendere la statuetta.
    Piccola (anzi, grande) curiosità: "Il silenzio degli innocenti" fu l'ultimo film prodotto dalla Orion, la casa cinematografica che dichiarò fallimento poche settimane dopo... fu un miracolo che il film riuscì ad uscire in sala! Altri film non ebbero la stessa fortuna: "Blue Sky", prodotto in contemporanea, dovette ritardare l'uscita di tre anni e fece vincere l'Oscar a Jessica Lange (che battè in quella edizione proprio Jodie Foster, candidata per "Nell". Quando si dice i casi della vita!!)

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    1. Ti ringrazio molto e mi scuso, ho un problema di prolissità che questo film non poteva che accentuare ;-)
      Un film in grado di far contorcere le budella a tutte le età e ad ogni visione, quell’atmosfera malsana resta incollata addosso, non si scappa. Su Jodie Foster con me sfondi una porta aperta, attrice incredibile, cervello fuori scala e anche fascino notevole, questo film ha contribuito alla mia stima per lei, ma il resto è merito della sua carriera.
      Esatto, ritardare l’uscita del film ha portato al meritato trionfo alla cerimonia, però non salvò la Orion, questo spiega perché torno in auge il nostro Dino De Laurentiis, come un falco pronto a tornare in pista dopo il successo. Warren Beatty alla notte degli Oscar non ha gran fortuna con le buste ;-) Cheers!

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  22. Un filmone inaudito di cui parlerò prossimamente. Tra l'altro è stato importante perché ha permesso a Hollywood di recuperare "Manhunter - Frammenti di un Omicidio" (che non andò proprio benissimo) e farci il remake "Red Dragon". Il Silenzio degli Innocenti è una di quelle pellicole che ha fatto storia nel concepire un thriller horror del tutto umano e psicologico, una potente storia di pazzia dove il male può essere combattuto (investigato e capito) da altro male. Jodie Foster meravigliosa e Hopkins... beh che te lo dico a fare? (cit.)

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    1. Non potrei essere più d'accordo, per fermare un male ne viene liberato un altro, anche peggiore forse. Per fortuna il film ha "liberato" altro buon cinema ;-) Cheers

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  23. Dobbiamo preoccuparci per la battuta finale? :) Comunque, capolavoro? Capolavoro. Grazie per i mille aneddoti, molti dei quali non li conoscevo. Per me uno dei film più belli mai realizzati.

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    1. Ora non più, ormai sono a stomaco pieno, magari domani mattina si però ;-) Sono qui per questo e confermo, uno dei migliori di sempre. Cheers!

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  24. 1. Grande film, mi piacerebbe rivederlo
    2. E' grave se ho letto pitone al posto di copione? xD
    3. Ma dove lo vedi tu un uomo con il cappello blu???

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    1. 1. Merita sempre rivederlo.
      2. Eh dipende, Freud avrebbe delle cosette da dire in merito.
      3. On in quella singola foto specifica, che mi serviva più che altro per far vedere la discesa finale, ma quanto rivedrai il film, occhio all'uomo con il cappello blu.
      4. Cheers!

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  25. Scusa Cassidy ma se penso ai film che compiono trent'anni, alla pari di Il silenzio degli innocenti, mi vengono i brividi. T2, L'ultimo boyscout, Point break, Fuoco assassino... Tra i miei film preferiti di sempre, tanta roba!! 😜

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    1. Infatti molti di questi li trovi già sulla Bara ;-) Cheers

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  26. Alla faccia del post! Ho visto questo film un mucchio di volte, ma Romero non l'avevo mai notato... O.o

    Comunque proprio domenica scorsa stavo citando questo film (cosa che pure io faccio spesso) con il classico Quid pro quo, Clarice, quando mi è stato spiegato che Quid pro quo non vuol dire quello che pensa Hannibal Lecter! X--D

    Ti aggiungo alle recensioni linkate sotto la mia! :--)

    (giusto stamani mi è arrivato Lost Themes III, me lo sono sparato già un paio di volte!)

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    1. Ecco, ho dimenticato di citare la faccenda di "Quid pro quo" che ha creato un Quid pro quo ;-) Gli argomenti da trattare con questi film sono tanti, al pari di "Trappola di cristallo", potrei scrivere un post alla settimana su questo film e ci vorrebbe molto tempo prima di esaurire i punti da trattare ;-) Cheers!

      P.S. sto solo aspettando un segnale, ho il post su "Lost Themes III" in rampa di lancio (stori vera).

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    2. Non vedo l'ora di leggerti allora! Secondo me ha un paio di pezzi davvero bomba, più che Lost Themes e Lost Themes II, anche se le atmosfere sono naturalmente quelle lì.
      E il tocco di classe del posterino con la faccia del Maestro è niente male in quanto a packaging!

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    3. Concordo, una vera figata! ;-) Cheers

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