mercoledì 3 febbraio 2021

Dragon - La storia di Bruce Lee (1993): sì, ma non per forza quella vera

Vi avevo promesso che la traiettoria di volo di questa Bara avrebbe incrociato ancora la via del Maestro Bruce Lee, visto che nel corso della rubrica questo film è stato citato molto spesso mi sembra giusto concludere così, bentornati a … Remember the dragon!

Rob Cohen è uno di noi. Non viene citato molto spesso forse perché quella “H” nel cognome lo avvicina più a Larry Cohen che ai fratelli del Minnesota, ma la sua carriera è di tutto rispetto, da produttore esecutivo ha tenuto sotto la sua ala Black & Dekker, Arnold e anche zio Wessy, da regista ha firmato parecchi titoli in grado di coprire la gamma che va dal bruttino al film di culto, ma sempre rigorosamente di genere. Perché tutto possiamo criticare a Rob Cohen ma non che il suo cuore non batta dal lato giusto, infatti come tutte le personcine a modo, il nostro è sempre stato un grande appassionato di Bruce Lee.

Tanto appassionato da riuscire a mettere le mani sui diritti di sfruttamento non di uno, ma di due biografie dedicate alla vita del Maestro, ed è proprio qui che iniziano i casini, perché i due libri in questione sono stati scritti da persone molto vicine a Bruce Lee ma per certi versi ben poco affidabili, “Life and Tragic Death of Bruce Lee” (1975) è il ricordo della moglie Linda, mentre “Bruce Lee: The Biography” (1988) scritto dal famigerato Robert Clouse, il regista che avrà anche diretto Lee ma resta uno dei più maldestri cagnacci mai visti dietro una macchina da presa, evidentemente in grado di fare danni anche sulla tastiera dalla macchina da scrivere.

Le due biografie da cui il film è stato tratto, che fanno a pugni tra di loro (ah-ah)

Bisogna mettere subito un punto fermo quando si parla di “Dragon - The Bruce Lee Story”, penso che sia proprio il passaggio chiave per interpretare tutta questa biografia: quello che vediamo nel film è il punto di vista americano sulla vita del Maestro, quindi mettendomi in scia al sottotitoli italiano, questa sarà anche “La storia di Bruce Lee” ma non è detto che sia quella reale, perché il cinema in fondo non ha il dovere di esserlo (per quello esistono i documentari) e inoltre, resta un punto di vista sulla storia di Bruce Lee, concludo il capoverso, metto un punto e procedo ad argomentare.

Quello che vediamo nel film ignora quasi completamente tutta la parte cinese della vita del Maestro, roba da niente no? Di fatto è la storia di un orientale che come Fievel sbarca in America e conquista il Paese della torta di mele (che non è un dolce Americano), imponendo la sua volontà, combattendo con testardaggine un razzismo imperante, arrivando a raggiungere il sogno di gloria (Americano) dell’uomo che si è fatto da solo, da zero a mito come direbbero i nostri cugini Yankee.

Una ragazza incontra un futuro Maestro e icona mondiale delle arti marziali ragazzo.

A ben guardarlo “Dragon - La storia di Bruce Lee” è un film romantico, dove ogni tanto qualcuno si mena, fateci caso: la voce narrante è quella di Linda Lee (Lauren Holly), una ragazza che incontra un giovanotto esotico e innamorandosi di lui, si porta a casa tutto il suo mondo di arti marziali, insofferenza alle vecchie dottrine delle arti marziali e con la sua fluidità predicata in palestra. La ragazza sta al fianco dell’uomo della sua vita nella buona e nella cattiva sorte e giunti alla fine del film, per precisa volontà di Linda Lee (quella vera), Rob Cohen non ci racconta nulla della sua misteriosa morte, lasciando noi spettatori con il personaggio al massimo del suo splendore (in un film co-prodotto dagli Yankee), un po’ come faceva Michael Mann in “Alì” (2001).

La scena finale è una forza, ma il logo di Italia 1 la migliora.

Ecco perché il Bruce Lee di questo film sarà anche testardo e propenso a qualche (giustificato) scatto d’ira durante le liti in famiglia (momenti in cui Jason Scott Lee fa un po’ il Nicolas Cage della situazione), ma a ben guardarlo è un marito amorevole e un padre presente. “Dragon - La storia di Bruce Lee” non mente, semplicemente racconta la verità di Linda Lee perché è il frutto dei suoi ricordi, questo spiega perché in più di un passaggio il film si smentisce da solo, ad esempio nel finale Linda dice a Bruce (vestito da Diabruceleek sul set di Enter the dragon): «Credo che sia la prima volta che me lo dici», quando invece un “Ti amo” era già scappato a Bruce all’inizio del film. Tutta questa parentesi sbaciucciosa ben poco adatta a questa lugubre Bara, solo per dirvi che la memoria non è tutto, e quella di Linda Lee ha dimostrato di fare difetto in parecchi punti, sulla vita del suo celebre marito ma anche sulle sue azioni, potrei spendere un post intere a descrivere le nefandezze perpetrate dai discendenti del Maestro, in cambio di tanti, sfruscianti e subito, ma sarebbe un inutile spreco di tempo e bile. Linda qui ci racconta di un uomo e padre dei sogni, uno che si vestiva da Mago Zurlí per far ridere i bambini, ignorando la fama di sciupa femmine amante delle risse che invece Bruce Lee aveva in Cina.

“Vuoi tu Linda prendere come marito il qui presente Bruce”, “Lo voglio… Menare”

Parliamoci chiaro, chi è davvero appassionato di Bruce Lee in vita sua ha visto ogni possibile film, letto ogni possibile libro e guardato ogni documentario sul Maestro su cui è riuscito a mettere le mani, di certo non ha bisogno di una biopic targata Hollywood per conoscere le gesta del personaggio, ma il film di Rob Cohen se non altro quando tradisce prendendosi grosse licenze poetiche per romanzare (a volte molto, come il metaforone del Samurai che perseguita il protagonista nei suoi sogni, nemmeno fosse Brazil di Terry Gilliam), lo fa non per sciatteria ma per precisa scelta, il più delle volte per assecondare i desideri di Linda Lee, che sarà anche stata discutibile per molte sue scelte, ma ha comunque a cuore l’immagine del marito e ha trovato in Rob Cohen qualcuno con lo stesso tipo di passione, o per lo meno di interesse.

"Questo è per te Sam Lowry!"

Poi è inutile negarlo, essendo tratto da due biografie diverse, in alcuni momenti la narrazione del film va incontro a contrasti interni, ad esempio è vero che Bruce Lee era un Maestro che non veniva riconosciuto dagli altri Maestri di arti marziali, ma non si è infortunato alla schiena colpito a tradimento da Wong Jack Man, anzi secondo Bruce e Linda, pare che il loro incontro sia durato meno di un minuto (come vediamo nel film, nella “rivincita” cronometrata) oppure che sia finito sostanzialmente in parità, ma questo lo dice Wong Jack Man quindi tendo a credergli ancora meno di quanto già io non creda a Linda Lee.

Ma è fallo arbitro dai! Gioco sleale, non si fa!

Inoltre “Dragon” è talmente americano nell’indole (lo stesso Bruce nel film risponde alle provocazioni razziste dicendo «Io sono americano!») da ignorare quasi completamente i film girati in Cina dal Maestro. Se soltanto questo film avesse inserito una, non dico tanto, una sola scena con Bruce Lee con indosso la tutina gialla di Game of death, la cultura popolare occidentale sarebbe stato un minimo diversa da come la ricordiamo ora, forse qualcuno tra gli spettatori generici, non per forza impallinati con le arti marziali, avrebbe associato quella tuta al personaggio di Bruce Lee, invece che alla bionda Tarantiniana di “Kill Bill” (2003). Perché senza nemmeno saperlo, “Dragon - La storia di Bruce Lee” ha avuto una responsabilità non da poco, per anni è passato ad orari accessibili sui nostrani canali televisivi, rappresentando per un enorme fetta di pubblico l’unico momento di contatto con un film legato in qualche modo a Bruce Lee, probabilmente se Rob Cohen lo avesse saputo, avrebbe fatto qualche scelta differente per la sua biografia.

“Dragon - The Bruce Lee Story” comincia in Cina con il giovane protagonista impegnato ad allenarsi con il suo Maestro, che nel film nessuno chiamerà mai Ip Man perché tanto agli Americani non frega nulla di questo tizio oggi, figuriamoci nel 1993, erano sicuramente più interessati a vedere il ragazzino già impegnato a fare gli urletti da gatto che hanno reso celebre il personaggio al cinema. In un’ellisse narrativo che non è proprio esaltante come quello di Conan che spinge la ruota, il protagonista cresce, prende il suo attestato di nascita, va a San Francisco e diventa Bruce Lee.

Violenza contro gli appendiabiti.

Siccome bisogna introdurre subito il tema del razzismo, Rob Cohen lo fa in un modo un po’ barbaro, una sorta di “Festa delle medie” cinese dove non si trova nemmeno una birra come vorrebbero i marinai americani imbucati, cosa fanno? Temporeggiano bevendo spuma questi cinesi? Ma basta un attimo e sembra di guardare la rissa alla festa di 1941 allarme ad Hollywood, perché se il film tutto sommato, anche procedendo con l’avanti veloce e senza approfondire quasi niente, tutto sommato rispetta la filosofia di vita applicata alle arti marziali del Maestro, raccontando anche un po’ l’origine del Jeet Kune Do, quando si tratta delle scene di lotta sembra che Rob Cohen non abbia mai visto un film di Bruce Lee in vita sua.

"Jason! Falla più alla Bruce Lee... Ecco dai, abbastanza bene"

In ogni combattimento il Bruce Lee di questo film, non è il fenomeno in grado di adattare la sua lotta all’avversario, avendo la meglio per manifesta superiorità, velocità oppure capacità di essere fluido ("Be water my friend, be water"), sembra più che altro un personaggio propenso a salti e capriole spettacolari, uno che raggiunge la vittoria sempre all'ultimo secondo, una scelta che sarà anche molto cinematografica, ma che ha ben poco a che vedere con l’idea di cinema e combattimento del vero Bruce Lee.

Questo non vuol dire che nel film non ci siano scene di combattimento anche di un certo livello, ad esempio lo scontro nel vicolo, in equilibrio su pali e traverse (e sulle note della mitica “Green Onions” di Booker T & the MG's) non è niente male, ma questo forse spiega perché per il ruolo del protagonista non sia stato scelto un artista marziale, ma un ballerino, per altro palesemente Hawaiano anche se di origini cinesi come Jason Scott Lee.

"Ferro e piastrine tutto ok, ma il colesterolo è un po' alto"

Per il ruolo pare che sia stato scartato Donnie Yen ma anche il figlio del Maestro, Brandon Lee che rifiutò perché già impegnato sul set di Il Corvo - lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torneremo - alla fine venne scelto Jason Scott Lee non per l’omonimia, ma per la sua esperienza come ballerino, il fatto che l’attore abbia poi imparato davvero il Jeet Kune Do, addestrato da uno dei veri allievi di Bruce Lee, Jerry Poteet (storia vera), cambia davvero poco al netto del risultato finale.

Nel mare magnum di imitatori di Bruce Lee che abbiamo visto in quintali di film della Bruceploitation, Jason Scott Lee non sceglie di fare l’imitazione di uno dei bipedi più inimitabili che abbiano mai solcato questo gnocco minerale che ruota attorno al sole, ma sceglie di interpretare un personaggio che se non altro resta coerente dal primo all'ultimo minuto del film e questo è molto apprezzabile, anche perché evita scarti di tono quando il film manda a segno anche riuscite scene che servono a puntare il dito contro il razzismo imperante negli Stati Uniti, come ad esempio nell'efficace scena al cinema, con Linda e Bruce impegnati a guardare “Colazione da Tiffany” (1961), una sala piena di persone che ridono per il cliché dell’orientale interpretato da Mickey Rooney, tutti, tranne Bruce.

“Se questo film non ti piace, nell'altra sala proiettano il cowboy con il velo da sposa"

Quando poi si tratta di mostrare gli altri film del Maestro, Rob Cohen conferma quanto questo film sia il punto di vista americano su Bruce Lee, basta dire che viene dato più spazio al mancato telefilm ideato da Bruce Lee, ma assegnato ad un non cinese come il David Carradine di Kung Fu, piuttosto che ai film cinesi del Maestro, ad esempio di Il furore della Cina colpisce ancora, si vede solo quello che ha davvero colpito gli Yankee, ovvero Lee che trasforma blocchi di ghiaccio in granita con un pugno.

Potrei andare avanti così descrivendovi ogni scena del film, facendovi notare dettagli come Bruce Lee che chiede un analgesico per il suo mal di testa (occhiolino-occhiolino), oppure l’allievo di colore del Maestro, che non somiglia molto a Kareem Abdul-Jabbar ma poco importa, preferirei non dire niente invece sul doppiaggio italiano che sceglie di chiamare il grande film americano in cui arriva a lavorare Bruce “Operazione drago”, dimostrando di non aver fatto nemmeno una ricerca sul titolo corretto.

Ecco magari potrei farvi notare che nella parte dedicata a Green Hornet, il vero calabrone verde Van Williams interpreta il regista dell’episodio, mentre Rob Cohen (in vena di auto critica) si è ritagliato il ruolo del regista Robert Clouse, mentre alla festa dove Linda annuncia al marito di aspettare una bambina, sul palco potrete notare la vera Shannon Lee, quindi i momenti meta cinematografici non mancano, ma uno in particolare merita un paragrafo tutto suo, anche perché vi ero debitore di un’icona da chiudere.

Nunchaku a caso per la rubrica di Lucius.

Nello scontro finale con i suoi demoni interiori a forma di statue di samurai, Rob Cohen non resiste dal rendere omaggio alla leggendaria scena degli specchi di Enter the dragon, ma il tempismo è sinistro, se nello scempio meglio noto come L’ultimo combattimento di Chen, il proiettile a salve sostituito nel tamburo della pistola dalla Mafia-Cinematografica, anticipava in maniera inquietante il destino di Brandon Lee sul set del suo film più famoso (e purtroppo anche l’ultimo), “Dragon - La storia di Bruce Lee” ha una sfiga abominevole, nella finzione cinematografica di questa presunta “Storia vera”, il padre salva suo figlio dalla maledizione garantendogli così una lunga e felice vita. Nella realtà invece Brandon Lee moriva il 31 marzo del 1993 mentre il film di Rob Cohen usciva nelle sale americane solo due mesi dopo la tragedia, sta a voi decidere se questo è qualcosa di cinematograficamente romantico oppure un tempismo di cattivo gusto, dipende da come voi vedete il bicchiere, mezzo pieno oppure mezzo vuoto, ma comunque di acqua (be water my friend).

“Ok ho visto Enter the Dragon, il trucco lo conosco”

“Dragon - La storia di Bruce Lee” è una biografia che mente sapendo di mentire, a volte lo fa perché padroneggia in pieno lo strumento cinematografico altre volte, solo per assecondare precisi ordini di scuderia, il risultato finale è accurato e apocrifo in parti uguali, di sicuro non un film sciatto e poco curato, questo si vede dai dettagli come la bellissima colonna sonora di Randy Edelman, che ha dentro dramma, epica e romanticismo in parti uguali e che avete ascoltato tutti, anche quelli tra di voi che non hanno mai visto questo film, perché la traccia più sognante è stata riciclata dalla Universal per numerosi trailer di film (storia vera).

Erano anni che non rivedevo “Dragon - The Bruce Lee Story”, la costante è che ogni volta che finisco per guardarlo, in molte scene scuoto la testa perché l’enorme romanzare della storia non può essere considerato reale per davvero, ma in generale resta comunque un film curato ma non accurato, che per tanti è stato il primo vero incontro con la leggenda del Maestro Bruce Lee, se siete stati tra quelli, mi auguro che abbiamo approfondito, perché Rob Cohen tra alti e bassi ha diretto un omaggio che comunque ha il cuore dal lato giusto, sta poi al pubblico svincolarsi dalle manovre di Linda Lee, se dovesse servirvi qualche dritta per farlo, trovate la rubrica dedicata al Maestro, invece per quello che mi riguarda esco di scena con un calcio volante... Uah-taaa!

48 commenti:

  1. L'ho visto anni fa con mio fratello buonanima, non mi era dispiaciuto devo dire la verità.

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    1. Si perché comunque è un film confezionato più che decentemente, Rob Cohen ci credeva molto, la storia non è meno che mai completa e attinente alla realtà, ma questo è quello che di solito fa il cinema. Cheers!

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  2. Anch'io lho visto e l'ho apprezzato per un'ottima fotografia, che non è poco se vedi certi film cupi, grigi, fastidiosi. Certo le licenze "poetiche" se le prende eccome, un po'come è successo con Bohemian Rhapsody che è un gran bel film, se preso come film, ma come biografia ben poco fedele. Ma l'ho visto una decina di anni fa... magari se lo riguardo adesso, grazie al tuo post, noterò di più le magagne😀

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    1. Ho un pessimo rapporto con Bohemian Rhapsody mi pare più una gara di imitatori, però è un ottimo esempio, almeno “Dragon” cura le scene di lotta rispettandole, certo lo stile portato in scena non ha molto a che spartire con quello di Bruce Lee, un po’ come se in “Bohemian Rhapsody” Freddie Mercury si mettesse a cantare Black Metal ;-) Cheers

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  3. Come dici tu, visto diverse volte grazie ai numerosi passaggi televisivi. Come film non era neanche male, ma per conoscere la biografia vera di Bruce Lee ci ho messo molto più tempo.

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    1. Anche perché è più articolata della favola amorosa di Linda ;-) Cheers

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  4. Prima di vedere la terza immagine, stavo per dirtelo: questo è ITALIA 1.
    Penso sia uno dei film più trasmessi su quela rete, emblema (uno degli emblemi) della rete stessa.
    Certo, sapevo che hanno romanzato tanto la questione, ma non poteva che esere altrimenti: non tanto per le biografie da cui sarebbe stato tratto, ma perché all'epoca si usava così.
    Altri tempi, un po' filosofia un po' fantasia e si fa scena.
    Alla fine essere fluidi significa anche questo... Comunque la tuta gialla penso sia a prescindere associata a Bruce più che alla Sposa, no?

    Moz-

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    1. Sarebbe bello avere le statistiche, attenta a uno dei film più trasmessi da Italia 1, sicuramente dopo "Grosso guaio a Chinatown" ;-) Sicuramente si faceva così, poi gli americani tendono a ricordare solo la loro storia, buffo con un protagonista Cinese però. Sono pessimista, secondo me in un referendum la paternità (o maternità?) della tuta gialle verrebbe assegnata alla Sposa, almeno dal grande pubblico generalista, ma questa è solo la mia sensazione. Cheers!

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  5. Guarda, diatribe e quant'altro, ma ogni volta che lo vedo mi scende una lacrimuccia..

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    1. Ha un certo grado di romanticheria, e non mi riferisco a Linda e Bruce ;-) Cheers

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  6. caro mio mi si è rotta la caldaia stanotte e sono irritato e perciò di cattivo umore

    ho controllato : costato 14 milioni il film ne ha incassati una 70 ina

    in più rob cohen ha diretto il primo xxx e il primo fast and fusrious

    insomma hanno ragione lui e linda lee!!!!!!

    rdm dai piedi freddi!!!

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    1. Rob Cohen è uno di noi, su questo non si discute, in bocca al lupo con la caldaia! Cheers

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  7. Colazione da Tiffany pellicola razzista mah... il giapponese è stereotipato ok, ma non compare sullo schermo più di 5 minuti in totale, a me l'umorismo sgangherato, grottescho, eccessivo, bizzarro con tocchi da cinema muto di Blake Edwards, dopo varie visioni sono riuscito sempre più ad apprezzarlo, inutile dire che considero il film un capolavoro e le accuse di razzismo ridicole, alla fine la maggior parte dei bianchi di quel film sono gente che fa moralmente pena, la stessa protagonista conduce per gran parte del film un'esistenza patetica, così come il personaggio di Peppard è un gigolò mantenuto. Una massa di ipocriti.
    Dubito comunque che Bruce Lee nella vita reale abbia deciso di diventare tale, vedendo Colazione da Tiffany al cinema con la sua ragazza.

    Rob Cohen c'ha messo la passione ed il cuore, non sempre però lo sforzo profuso ripaga con un risultato altrettanto adeguato. Tra leggenda e realtà vince sempre la leggenda.

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    1. Non credo sia l’intento di quella scena, di sicuro Rob Cohen non l’ha diretta pensando: «Ecco il momento chiave della vita di Bruce Lee!». Dal mio punto di vista, parliamo di un personaggio scottato dalla vicenda “Kung Fu” con Carradine, che quella volta che vuole rilassarsi con la ragazza al cinema, sfiga! Becca proprio quei cinque minuti a ricordargli il perché l’industria cinematografica americana gli ha fatto girare i Nunchaku ;-) Cheers

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  8. Ammetto che non lo rivedo da un secolo ma passa piuttosto spesso quindi mi basta aspettare qualche settimana per beccarlo in tv. Detto questo, all'uscita mi piacque. Non ero ancora in possesso di tutte le informazioni su Lee (Bruce, non Jason Scott...) e quindi nonostante qualche romanticheria di troppo, per me era un buon film. Rivisto dopo tempo e dopo aver saputo qualcosina di più, qualche "Mhmmm..." ci sta tutto.

    Diciamo che se uno prende questo come un buon inizio per capire e conoscere di più Bruce Lee ci sta. Se invece lo si prende come oro colato allora si è irrecuperabili.

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    1. Innegabile il suo ruolo come testa di ponte verso il mondo del Maestro Bruce Lee, puericultura insomma, come un disco dei Green Day prima di approfondire e scoprire il Punk vero. Qualcuno ha voglia di farlo altri no ;-) Cheers

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  9. Quando questo film uscì al cinema ci andammo tutti insieme, perché Bruce è sempre stato un mito della mia famiglia. I miei genitori, sposati nel 1973, hanno visto in sala "Dalla Cina con furore" quindi Lee è sempre stato un amico di famiglia, sbarcato in TV proprio il mese in cui ho compiuto 10 anni. Quindi eravamo tutti lì, in sala, quel 1995 (o quando è uscito), a rimanerci tutti male. Dovevano chiamarlo "La classica storia americana di uno con la faccia diversamente americana".
    Ho le lacrimucce perché credo nessuno abbia mai scritto una recensione come la tua, e finalmente è caduto il tabù: possiamo dirci che "Dragon" non c'entra niente con la storia di Bruce, è solo un film americano con un protagonista omonimo :-P
    L'ossessiva attenzione nell'evitare qualsiasi riferimento a "Game of Death" mi puzza di qualche problema di diritti, o chissà che: capisci che in tutto il mondo i nunchaku iconici di Bruce sono gialli, e qui che fanno? Gliene danno di rossi? Non può essere un caso: era il giovane Tarantino che non voleva gli facessero ombra al suo futuro mito biondo :-D :-D un comblotto!!!!

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    1. Sono felice di aver reso il servizio, il Maestro Bruce Lee, suo figlio Brandon e anni di passione lo richiedevano ;-) Che poi se ci pensi, “Enter the Dragon” viaggia sempre da solo, anche nei cofanetti in DVD e Blu-Ray di Lee, perché è proprietà della Warner, qui i film girati in patria dal Maestro vengono citati, ma non “Game of Death” non avevo pensato al colore (da giallo a rosso, un semaforo in pratica) dei Nunchaku ma è un bell’indizio, questo film gira volutamente intorno all’elefante (in tuta gialla) al centro della stanza, o all’ultimo piano della pagoda, come preferisci. Cheers!

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  10. Me l'aspettavo.
    Ai tempi mi era anche piaciuto, tutto sommato.
    Nonostante l'aderenza alla realta' fosse uno zero tondo, o giu' di li'.
    Oggi come oggi temo mi farebbe lo stesso effetto di Bohemian Rapsody.
    Tanto esaltato e osannato da tutti.
    Io vi dico che a saperlo non gli avrei dato nemmeno i 90 centesimi del noleggio.
    E nel caso di Dragon, mi spiacerebbe.
    Perche' per lo meno non e' didascalico come il film su Freddy e Co. Talmente schematico e freddo che non trasmette nulla, nel suo essere cosi' consequenziale.
    Qui l'epica non manca di certo.
    Merito soprattutto del regista.
    Cohen, se non altro, sa sempre come coinvolgere e catturare dal punto di vista emotivo.
    Si, Cass, hai ragione.
    E' uno di noi, il vecchio Rob.
    Il suo pezzo di bravura rimane Dragonheart, a parer mio.
    Me la vedo comunque, la "cara" miss Linda sul set a correggere ogni due secondi qualunque cosa che contraddicesse la figura del grande Bruce come combattente invincibile e padre e marito amorevole.
    E va beh. Lo spirito era quello, chi conosce la storia di Bruce lo sa, sta' zitto e si gode comunque il film. Pur sapendo che la realta' era ben diversa.
    E poi, se non altro, Rob e Linda su questo si sono trovati.
    E quindi, pur con l'onnipresenza della vedova Lee, tra i due collaborazione e intesa massima.
    Tutto il contrario di May e Taylor, che hanno fatto fuggire sia il regista che il primo attore (continuo a pensare, pur non apprezzando Sasha Baron Cohen, che con lui Freddy sarebbe stato ben diverso. E avrebbe colto molto di piu' tutti gli eccessi e le ambiguita' di un simile personaggio).
    Questo, almeno e' riuscito. Pur presentando tutti i limiti dei biopic in generale, che tendono a fondere realta' con leggenda e finzione.
    Va preso per quel che e'.
    Come film, come bella favoletta edificante, funziona.
    Scott Lee (che non ha alcuna parentela, come specificava sempre TV Sorrisi e Canzoni) se la cava bene.
    E le musiche sono davvero potenti e trascinanti.
    Promosso. Come quell'allievo che non e' un gran che, ma per lo meno si impegna. E ci si e' affezionati proprio per questo.

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    1. Visto che siamo sull’onda del paragone, Brian May oggi sta facendo (quasi) gli stessi datti fatti da Linda ai tempi. Cheers!

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    2. Fermo restando che la faccenda pecuniaria per una star rimane sopra ad ogni cosa, ma immagino che prima o poi la voglia di riprovarci e di risalire su di un palco possa tornare a chiunque, prima o poi.
      Tutto sommato L'album con Rodgers non mi era dispiaciuto.
      E trovo lodevole il tour celebrativo col giovane Adam Lambert, che pur non potendo (ovviamente) arrivare a toccare le vette di Mercury, si e' dimostrato umile ed insieme talentuoso il giusto.
      Si applica, pur stando a confronto con degli autentici mostri sacri.
      Il fatto e' che Freddy se n'e' andato davvero troppo, troppo presto.
      E fin qui, tutto bene.
      Un po' meno il voler fare revisionismo storico a tutti i costi.
      Capisco tutto, per carita'. Anche il diktat VOGLIAMO CHE DEI QUEEN CI SI RICORDI SOPRATTUTTO DELLA CANZONI.
      Ma la vita di una Rockstar non e' solo quello.
      C'e' anche il lato oscuro.
      Ci sono i festini, gli abusi, le folli notti dei dopo concerti e dei back-stage.
      Freddy ha finito per pagare prima del tempo quel genere di vita.
      Va bene fornire una versione edulcorata, che tanto se ad uno interessa per davvero informarsi e saperne di piu' esistono altre fonti.
      Ma spacciare questa versione ufficiosa per quella ufficiale è reale...no, non si fa.
      Per me l'unico rimasto davvero grande e' quello che, nel film, paradossalmente svolge il ruolo piu' insignificante.
      John Deacon.
      Insignificante un par di ciufoli, anche se si vuol far credere che il suo contributo e' stato miserrimo.
      Ha creato un giro di basso che e' entrato nella storia come un treno.
      Ed inoltre e' rimasto coerente fino alla fine.
      Ha ultimato Made in Heaven percje' lo aveva promesso a Freddy in punto di morte, secondo la leggenda.
      E poi ha chiuso.
      May e Taylor lo invitano periodicamente, ma lui ribadisce che non se ne parla perche' senza Freddy non e' la stessa cosa.
      E' morto lui, si e' chiusa un'era.
      Un vero mito. Uno con due pendagli COSI', davvero.

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    3. Ok. Però abbiamo un post su Bohemian Rhapsody intero per parlare dei Queen. Va bene il paragone, ma credo che a qualcuno interessato a leggere di “Dragon” o di Bruce Lee il riassunto della carriera di Mercury e soci interessi il giusto. Cheers

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    4. Ok, sorry.
      Hai ragione.

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    5. Figurati, grazie per l'entusiasmo, ma devo pensare anche a chi capita qui per leggere del film. Cheers!

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    6. E che mi lascio prendere un po' la mano, certe volte (un po' troppo spesso, a dirla tutta).
      Senza volerlo, per carita'.
      Ma devo fare decisamente piu' attenzione, d'ora in poi.
      Alla prossima!!

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    7. Alla prossima... Cheers!

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  11. Cioè davvero non si contano le volte che ho visto sto film. Da bambina con mio fratello almeno 200 :)

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    1. Questo film è un classico dei palinsesti tv e mi fa piacere vedere tutti questi fratelli proti a vedere i film giusti ;-) Cheers

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  12. Il film in sé per sé non è male, anzi. Tuttavia, quando sono cresciuto (ed erano gli anni in cui studiavo proprio Jeet Kune Doe) mi resi conto che c'era qualcosa si surreale in quella pellicola, qualcosa che non rispecchiava la vera vita del Maestro. In effetti, leggendo le biografia è evidente che già i racconti non reggono del tutto: prendi tutto questo e facci un film molto romanzato e romantico su Bruce Lee.

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    1. Due biografie che fanno (ehm) a pugni tra di loro, solo che si nota più da grandicelli che durante le repliche TV durante l'infanzia. Cheers!

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  13. Ho visto questo film moltissimi anni fa, non sapevo nulla di nulla su Bruce Lee ma mi è piaciuto, proprio perché è un classico film americano con storia d'amore, fantasmi del passato e affermazione finale dell'eroe, una cosa insomma familiare; se fosse stato più realistico probabilmente non lo avrei capito per nulla all'epoca.

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    1. Questo é il motivo della sua popolarità, spero che abbia convinto più pubblico possibile ad approfondire la storia del Maestro Bruce Lee. Cheers!

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  14. Giustissimo tutto!
    Non è una biografia, è un biopic fantasy con una tesi mirata allo spettacolo, totalmente inventata, ma con un suo fascino ludico. Però dà un'idea totalmente fuorviante sul personaggio di Bruce.
    P.S. vero, i biopic su Ip man sono bellissimi, altra caratura, ma l'elemento distorto/favolistico è presente anche lì: se dai retta a quella serie, il maestro Ip ha vinto la guerra cinonipponica da solo, ed ha preso a calci nelle chiappe tutti i giapponesi del mondo.

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    1. Infatti i cinesi quando si mettono a fare propaganda (e con i loro film lo fanno SEMPRE) sono anche più spudorati degli americani, che già in quella categoria non hanno rivali ;-) Cheers

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  15. Ecco il punto : Dragon, se visto come una storia di formazione di un Tizio , condita da una storia d'amore e scazzottate, è un buon film , se visto come biografia di BL, è una porcata immonda, tanto è fasullo e agiografico !
    Va detto che il regista mette le mani avanti infilando la trovata del demone, che trovo geniale, e che fa subito capire che " nulla di quello che vedete è vero".
    Di sicuro c'è stato anche l'intervento della moglie nel glissare sulle parti più "discutibili" della vita del marito : è già tanto se ha permesso di mostrare che perdesse la verginità con un altra .
    A volte mi chiedo se la scena di Brandon bambino col demone sia stata pensata così all' origine, o inserita in fretta e furia dopo la morte di quest' ultimo.
    Il tempo c'era.


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    1. Non ho trovato informazioni in merito, penso fosse così dall’inizio, almeno dallo spunto che ne fa Cohen di questa sotto trama, di sicuro l’idea era quella di sospendere l’incredulità, non so fino a che punto ci siano riusciti, ma gli intenti “cinematografici” (quindi di finzione) sono ancora piuttosto chiari. Cheers!

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  16. Come molti baristi quipresenti sono un grande appassionato di Bruce Lee e un grande teledipendente con particolare sintonizzazione su Italia1 negli anni 'giusti", tanto che Dragon l'ho proprio visto su tale emittente. Ricordo che anche io avevo storto un pò il naso di fronte ad alcune scelte un pò troppo romanzate e poco realistiche, però non mi era dispiaciuto, nonostante tutto, forse perché trovavo Jason Scott Lee in parte. Però cosa davvero mi è rimasto nel cuore è il ciclo sul Maestro trasmesso sempre da Italia1 a fine anni '80, con tutti i film... 👋

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    1. Diciamo che siamo più o meno cresciuti tutti con la stessa tipologia di formazione ;-) Cheers

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  17. Titolo del post favoloso, AHAHAH! :)

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    1. Eehe ti ringrazio, mi piace quando possibile mettere titoli da leggere tutti d'un fiato per formare una frase sola, qui non ho potuto resistere ;-) Cheers

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  18. la scena finale del film, con quella colonna sonora poi, è diventata iconica bisogna dirlo. hai ragione Cassidy questo film ha il cuore dal lato giusto, e rob cohen anche.
    peccato solo per la scena quando il "demone della maledizione" quarda il piccolo brandon lee nel sogno del padre, avrebbero fatto bene a tagliare quella parte nel film

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    1. In effetti non si capisce se sia un omaggio o semplicemente una trovata di cattivo gusto, la colonna sonora invece è grandiosa, ogni tanto me la ascolto in cuffia per mio diletto (storia vera). Cheers!

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  19. Più che biografico, è uno spettacolo agiografico, ma mi ha sempre divertito. Nella scena iniziale quando calciando fa esplodere la camicia mi gaso come un matto ogni volta.

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    1. Siamo in piena agiografia, però almeno diverte, quello bisogna ammetterlo ;-) Cheers

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  20. Se lo guardi senza gli occhi del cuore non sta in piedi, si. Lo trovarono morto a casa di quella che probabilmente era l’amante... figuriamoci. Però Dragon mi gasa e mi fa venire il groppo in gola, da sempre. Nessun altro tentativo di raccontare la storia di Lee mi ha appassionato: produzione USA o China che sia. A te sono piaciute le “recenti” serie TV?

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    1. La prima stagione di "Warrior" si lascia guardare, ma non mi ha ancora invogliato a cominciare la seconda. Comunque dici bene, adattamento super di parte ma fatto comunque con cuore e visto che ci sono, benvenuto sulla Bara Volante ;-) Cheers

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    2. Io ancora devo metabolizzare quella trasmessa anche su RAI4 con il “portiere di Shaolin Soccer” che fa Bruce. Cioè, aveva tutte le carte in regola per essere il miglior racconto sulla sua vita eppure non mi ha esaltato...

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    3. Vero, il fatto che sia arrivato fin sulla Rai, dice di quanto Stephen Chow per un po' sia stato popolare anche in uno strambo Paese a forma di scarpa. Cheers!

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