venerdì 19 febbraio 2021

Dolls (1987): c’era una volta un giocattolaio e le sue bambole (assassine)

Sono il solo a considerare sinistre le vecchie bambole? Di solito quando uno comincia una domanda così sa già che riceverà conferme, forse a contribuire a questo senso di inquietudine ci ha pensato il film di oggi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica…  Above and beyond!

Il cinema di Stuart Gordon è sempre passato un po’ troppo sotto traccia, forse il vero barometro della passione per il cinema di genere passa proprio dal sodalizio artistico composto da Gordon alla regia, Brian Yuzna e Charles Band alla produzione. In particolare, Stuart e Brian insieme hanno saputo dare un’energica spallata al cinema di genere sempre tenendosi ai margini delle produzioni più famose, per comodità chiamiamole "commerciali", anche se non sopporto molto l’uso classista di questa parola.

Si potrebbe dire che Stuart Gordon ha diretto B-Movie come questo “Dolls”, ma bisogna fare una distinzione che con l’uso (e l’abuso) di questa espressione è stata data un po’ troppo per scontato. I B-Movie sono una tipologia di cinema in cui mi sento a mio agio, perché il più delle volte saranno anche realizzati con pochi mezzi, ma non con poche idee, non mi riferisco a quei filmacci girati con controcampi tutti sbagliati, tanto poi ci penserà Tarantino a metterci una buona parola e in coro tutti ad urlare «Genio!», come tanti piccoli Renè Ferretti.

Non so voi, ma mi sento leggermente osservato.

Per certi versi, “Dolls” rappresenta il vero artigianato cinematografico, un film del 1987 che ha anticipato molto e ha costruito il suo culto lentamente e con il tempo, a lenta cottura potremmo dire, visto che alla sua uscita non fu certo un enorme successo al botteghino. Costato due milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, il film portò a casa poco più di tre milioni, di certo non è stato il primo film con bambole, bambolotti e marionette assassine (“Magic” e “Profondo Rosso” sono usciti rispettivamente nel 1978 e nel 1979), ma a ben guardarlo “Dolls” sembra molto più vecchio della sua età anagrafica.

Da un horror con bambole assassine degli anni ’80, il pubblico potrebbe aspettarsi un certo utilizzo della musica, delle inquadrature e della caratterizzazione dei personaggi, ad esclusione delle due autostoppiste (una conciata come Madonna ai tempi di “Like a virgin”), il film di Stuart Gordon sempre quasi arrivato da un decennio ancora precedente, fuori dal tempo, ma in senso positivo, perché “Dolls” è un trionfo analogico, per restare aderenti alla trama, un prodotto fatto a mano da un giocattolaio.

Titoli di testa (di bambola)

Sgombriamo subito il campo dai paragoni, lo vedremo ancora nel corso della rubrica: Stuart Gordon è stato un anticipatore come pochi altri, il piccolo “Dolls” è stato spazzato via dalla storia dall’enorme successo commerciale di La bambola assassina, arrivato solo un anno dopo il film di Gordon e con alcuni temi in comune. Lo sapete che da queste parti Chucky può vantare enorme stima, ma se Tom Holland e Don Mancini si sono concentrati più sulla satira sul consumismo per poi virare verso lo Slasher più spinto, Stuart Gordon ha firmato un lavoro più intimo, Chucky è la bambola uscita dalla catena di montaggio, le bambole assassine di Stuart, invece, sono burattini costruiti a mano e con una missione precisa.

La natura di B-Movie di “Dolls” è chiara fin dalla sua storia produttiva, perché se Gordon è stato un regista fondamentale, ma spesso ignorato da buona parte del pubblico, non bisogna sottovalutare il lavoro di produttore di Charles Band, la sua Empire Pictures era una casa di produzione con sede a Roma, che ha contribuito ad avvicinare idealmente il cinema di Gordon a quello di Roger Corman, sì, perché “Dolls” e From Beyond sono stato girati quasi in contemporanea, entrambi in una villa poco fuori Roma di proprietà dello stesso Band e del mitico Dino De laurentiis, infatti la leggenda vuole che i cortili della casa fossero pieni di oggetti di scena avanzati da “Barbarella” (1968).

“Aiuto! Gli oggetti di scena stanno cercando di uccidermi!”

Stessi set utilizzati per più film, stessa troupe e cast in parte in comune, Gordon ha davvero utilizzato principi Cormaniani per girare “Dolls” e From Beyond, ma tra i due film ad uscire per ultimo fu proprio quello con le bambole che richiedevano più tempo in post produzione per via degli effetti speciali, tutti orgogliosamente analogici e prodotti con maestria da una squadra di tecnici come Arturo Balceiro, Xavi Bastida, Víctor García e Juan Serrano. Il risultato finale è minuzioso, fuori dal tempo ed ancora incredibilmente efficace, i piccoli, a volte impercettibili movimenti del viso delle bambole, oltre ad essere estremamente curati contribuiscono a rendere i variegati bambolotti (tutti molto diversi uno dall’altro) sinistri, il piccolo dettaglio quasi secondario, di mostrare per un breve frangente cosa si muove sotto la porcellana dei loro volti, è un tocco di classe di Stuart Gordon, uno che da dimostrato di aver fatto sua la lezione di H.P. Lovecraft, basta una sbirciata per suggerire un orrore che viene da altrove e che, state pur certi, è arrivato in questo mondo per restare.

“Dolls” forse non avrà la partenza a freddo micidiale di Re-Animator o di From Beyond, decide invece di gioca dei titoli di testa (con teste di bambole, quindi sono dei titoli di teste) per poi puntare subito sui primi cinque minuti, quelli che determinano da subito tutto l’andazzo della pellicola: Judy Bower (Carrie Lorraine, vista in “Poltergeist II” ed oggi laureata in giurisprudenza, storia vera), suo padre David (Ian Patrick Williams) e la matrigna Rosemary (l’immancabile Carolyn Purdy-Gordon) sono in viaggio nella vecchia Inghilterra, sorpresi da una pioggia torrenziale restano impantanati con l’auto e costretti a rifugiarsi nella casa di un’anziana coppia composta dal giocattolaio Gabriel Hartwicke (Guy Rolfe) e sua moglie Hilary (Hilary Mason).

Una bella gita in famiglia, sento la tensione nell'aria fin da qui.

Domanda secca: dove avete sentito utilizzare la parola “matrigna” più spesso? Nelle favole. Bravi, le favole da sempre sono state la prima forma di Horror, infatti Stuart Gordon tenendo fede a questa tradizione, con “Dolls” ci racconta una fiaba nera con una bambina come protagonista, le inquadrature ad altezza bambino che utilizza per buona parte del film sono la scelta di regia perfetta per un film che ci chiede di ricordarci del piccoletto che sta dentro di noi.

Tra l’auto impantanata e l’arrivo nella vecchia casa, Stuart Gordon si gioca subito una scena chiave per definire i caratteri dei suoi protagonisti, l’insopportabile matrigna che non fa nemmeno finta di sopportare la figlia adottiva, lancia nel bosco l’amato orsetto Teddy di Judy che un attimo dopo riemerge dalle fratte sotto forma di ringhiante Grizzly di pezza pronto a sbranare gli insensibili genitori. Pronti via, “Dolls” si gioca subito un mostro grosso realizzato alla grande che ci fa sospettare, sarà stato un sogno di Judy oppure la manifestazione di una sua fantasia? Prima di Terry Gilliam e con un approccio decisamente più Horror, Stuart Gordon mette in chiaro che in questo film solo chi ha una fervida fantasia (e per questo è più pronto ad aprirsi all'impossibile) riuscirà a portare a casa la pelle.

Io la domenica sera…

... sempre io, il lunedì mattina.

Il quadretto di protagonisti si completa con l’arrivo nella casa di Ralph (Stephen Lee) un ragazzone candido come un bimbo, insieme alle due trucide autostoppiste che, come dicevo lassù, sembrano appena scappate dal set di un video musicale degli anni ’80, non lo dico a caso considerando che Bunty Bailey (che qui interpreta Isabel) era la ragazza nel video di “Take on Me” degli A-Ha (storia vera).

“Visto che sei dell’ambiente, non potresti mettere una buona parola con Madonna?”

Per somma gioia di Judy, il sostituto temporaneo del disperso Teddy che le viene regalato dal giocattolaio si chiama Mr. Punch (Scarabocchio, nella versione doppiata, scelta che trovo impeccabile), ma la piccola Judy (che a ben guardarla sempre una sorta di Howard Wolowitz con i codini) sarà anche l’unica a trovare qualcosa di buono in questa casa, perché se le bambole di “Dolls” sono realizzate con maestria, gli omicidi che arrivano in serie sono uno più memorabile dell’altro.

That all started with the big bang! (cit.)

Abbiamo crani spaccati a colpi di capocciate contro il muro, salti nel vuoto dalla finestra come migliore alternativa al farsi massacrare dalle bambole e persino una fucilazione in diretta, eseguita con tanto di rullo di tamburi da un plotone di soldati di piombo. Non solo le bambole del film sono tante, variegate e spaventose, ma sanno anche uccidere in modo altrettanto fantasioso!

Puntare, pronti... mirare... fuoco!

Basta dire che la bambola senza occhi dell’iconica locandina (quante volte mi ha fissato dagli scaffali della sezione horror della mia videoteca dove mi rifornivo da ragazzino) è stata disegnata prima che la sceneggiatura scritta da Ed Naha fosse completata, talmente riuscita da giustificare una scena creata appositamente, pur di poterla giustificare all'interno del film, per essere una porzione di film aggiunta in corso d’opera, il risultato non è affatto male visto che resta uno degli omicidi più memorabili, in un film pieno di morti ad effetto.

A me gli occhi!

So cosa state pensando: la solita storia di sconosciuti costretti in una casa, massacrati dal mostro di turno in questo caso rappresentato da una giocattolosa minaccia... Invece no, Stuart Gordon con “Dolls” lavora molto più di fino, il messaggio è chiaro ed esplicito, in linea con la natura di B-Movie del film: chi ha una visione della vita vuota, avida ed egoistica diventerà il bersaglio delle bambole, ma ad un’analisi più attenta è chiaro che “Dolls” è un film molto più intelligente, meno scontato e moralista di quello che potrebbe sembrare ad un occhio disastrato.

Nelle mani di qualunque altro regista, “Dolls” sarebbe risultato un film molto più convenzionale, oserei dire quasi più rassicurante, con i cattivi puniti sarebbe bastato che so, un incendio a distruggere anche il giocattolaio e le sue sinistre creature con il volto di porcellana, ma il cinema di Gordon, sempre con uno sguardo satirico rivolto alle grottesche deformità dell’animo umano, non ha quasi mai concesso niente allo status quo che una volta alterato da un elemento (horror) arrivato da altrove, quasi mai tornerà ad essere come prima, alla faccia dell’hastag #Andrà tutto bene, Gordon ha sempre dimostrato in tutti i suoi film di saper essere Lovecraftiano fino al midollo.

Andrà tutto ben... ehm, forse non proprio.

Ecco perché in “Dolls”, le bambole del titolo sono l’elemento che provoca il terrore nello spettatore, ma per certi versi si finisce a fare il tifo per loro, anche perché davanti a certe tipologie di umani, se non altro le bambole, spaventose ed inquietanti quanto volete, hanno una morale. Ed è qui che sta la vera forza di “Dolls”: se come spettatori riuscivamo a fare quello che per Judy è istintivo (in quanto bambina) e per Ralph diventerà naturale nel corso del film, allora potremmo salvarci anche noi dalla “notte più lunga del mondo” raccontata da Stuart Gordon in questo film.

“Sono tutte così carine, posso tenerle?”

Perché il giocattolaio un po’ come Jigsaw (ma molti anni prima, perché Gordon è un anticipatore) ci offre una possibilità di salvarci, tutto quello che dobbiamo fare è aprirci all'impossibile come solo i bambini per loro stessa natura sono capaci di fare. Per certi versi, “Dolls” ci ricorda l’importanza della fantasia, ma anche del restare in contatto con quel bambino che eravamo fino all'altro ieri.

Quando Ralph ha il suo momento di lucidità, improvvisamente si ricorda di quando da bambino era convinto che i suoi giocattoli si animassero in sua assenza, di fronte alla sua confessione da spettatori, diventa davvero impossibile non pensare a Toy Story. Sarebbe assurdo considerare Stuart Gordon tra le fonti d’ispirazione della Pixar, ma intanto mettete a referto anche questo tra i tanti concetti che il regista di Chicago ha saputo portare al cinema prima di tutti.

"Andy aveva ragione, io lo sapevo!"

Certo, poi altri (come Don Mancini con Chucky) hanno saputo monetizzare meglio di Gordon, ma il nostro Stuardo, mai davvero legato ad un titolo con cui il grande pubblico potesse facilmente identificarlo, ha sempre potuto portare avanti il suo cinema, armato di grande competenza, enorme passione per il cinema e una cura quasi artigianale per le sue opere, insomma come un vero giocattolaio.

Venerdì prossimo vedremo un’altra della sua creazioni, perché Stuart Gordon predicava bene e razzolava alla stessa maniera, il bambino dentro di lui ha continuato ad ascoltarlo, anzi tenete gli occhi aperti perché presto (molto presto!) potrebbe anche arrivare un capitolo a sorpresa di questa rubrica sempre su questo argomento.

28 commenti:

  1. indovina che cosa c'e esposto in delle teche di vetro a casa di mia nonna?delle bambole di porcellana molto vecchie ,molto somiglianti a Dolls.Questo film per me da amante delle favole nere e speciale,forse il lavoro di Gordon che ho rivisto piu volte.A tutto quello che vorrei vedere in un adattamento cinematografico di un racconto(spaventoso)per bambini.C'e tutto,sa essere elegante,spaventoso,affettuoso(dolcissimi i momenti con lo stregone la bambina e il bambinone)ha volte ingenuo in quanto funziona per archetipi e non per svolte narrative realistische.Nella migliore tradizione delle favole infine e presente una forte morale,la scena della punizione del padre(la paternita e un privilegio non un diritto)e a dir poco magnifica(stupido di uno scarabocchio). Stuart Gordon vero mastro giocattolaio!

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    1. Sul serio, Stuart Gordon come un giocattolaio a curato le sue bambole e il suo film, regalandoci una bellissima favola nera, in cui patteggiamo per i buoni, mal sopportiamo ai cattivi e le bambole, sono l’elemento spaventoso ma anche quello che riporta l’equilibrio, per altro con tutto questo artigianato il film invecchiando sembra quasi migliorare ;-) Cheers!

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  2. Hai menzionato Saw,anche se alla fine i 2 stregoni di Dolls erano mossi da intenti morali sinceramente alti e rivolti a tutti in modo neutrale.Al contrario la saga di Saw e stata l'esatto contrario visto che nel corso dei film si scopre che tutte le vittime dell'enigmista erano collegste in qualche modo al suo passato personale,somigliando di fatto piu ad una vendetta complessa per i torti subiti da lui.

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    1. Infatti non ho mai apprezzato la deriva presa dalla saga di Saw, diciamo che Jigsaw costringeva tutti alla redenzione con le cattive (fino al colpo di scena degli ultimi film), il giocattolaio di “Dolls” ti mette nella condizione di fare la tua scelta. Cheers

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  3. Ottima recensione, come sempre. Io in Ralph ci ho visto, sin dalla prima volta che vidi il film (ahimè, l'ho recuperato in età ormai adulta...) tutti noi amanti del horror, che in fondo siamo dei bambinoni disposti a sospendere l'incredulita' e che siamo dotati di un cuore puro. Nel papà e nella matrigna ci vedo invece il cinismo di chi denigra i film di genere che noi amiamo.

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    1. Ti ringrazio molto, mi piace molto la tua analisi, su suggerimento di un lettore (non ricordo chi purtroppo) sono andato a cercarmi l’articolo che parlava di come i fan dei film di zombie fossero più pronti ad affrontare la pandemia globale, mi è piaciuto più il tema dell’articolo, ma guardare i film dell’orrore è un modo per venire a patti con le proprie paure a volte provando ad esorcizzarle ma anche un modo per tenere allenata la fantasia, quindi direi di sì, gli appassionati di horror sono armati di cuore puro, Gordon lo era sicuramente ;-) Cheers!

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  4. Estetica a meta tra l'horror e il fantasy,inquadrature dal basso con il punto di vista di una bambina....praticamente un precursore del fantastico di Del Toro.

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    1. Puoi scommetterci casa, macchina e patrimonio, Guillermo del Toro il cinema di Stuart Gordon lo ha studiato e saccheggiato, solo che lui oggi gode del credito che Stuardo purtroppo non ha mai avuto. Cheers!

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  5. Dolce, inquietante, commovente, macabro e morale (non moralista), una fiaba nera in tutto e per tutto, io sono un appassionato di fiabe (e favole soprattutto), tanto da possedere alcune raccolte in libreria, perché in fondo sono una delle più efficaci fonti di saggezza ed intuizione nella loro semplicità stilistica, che le hanno velocemente liquidate da parte di molti come "roba per bambini". Io non mi vergogno affatto nel leggerle anche dopo aver superato la maggiore età da un bel pò, non solo perché se uno vede cosa legge la massa (se legge, qui siamo in Italia) vede letture veramente di merda per lo più, ma hanno comunque alla base una visione del mondo ed una componente oscura di fondo che mi ha sempre attirato.

    Dolls di Gordon racchiude appieno tutto questo, i due anziani stregoni sono dei villain atipici, figure ambigue che danno un modo di salvarsi a tutti se capiscono di dover abbandonare la loro avidità ed egoismo, che uccide ogni fantasia infantile. La trasformazione in bambole è vista da loro come una liberazione e purificazione da una vita infernale vissuta in nome di principi negativi e della sopraffazione, se sei incapace di dare amore, come giocattolo sarai obbligato finalmente a darlo e a subirlo amore (quello della bambina nei confronti di Mr. Punch). Gordon sposa appieno il tono delle fiabe, con inquadrature dal basso nello sguardo, una messa in scena rustico-artigianale e con un manicheismo bene-male marcato tra le due fazioni delle potenziali vittime (Gli stregoni non sono i villain) ed una violenza di fondo fantasiosa quanto macabra (il plotone di soldatini che fa fuoco, gli occhi etc...). Il costo è basso come budget, in alcuni punti si vede il bastone di legno muovere le bambole, ma l'atmosfera, l'inquietudine, la morale ed il macabro sono costruiti bene attraverso la macchina da presa di Gordon, che si dimostra un buon mestierante e si risolleva dopo il netto passo falso fallimentare del precedente From Beyond. Dispiaciuto del flop ai botteghini perché è un buon film, superiore alla bambola assassina che era una mezza noia osannata e forse pure meglio di Reanimator che a parte trash, Hebert West, nudità, calo di ritmo e sangue aveva poco da dire a prima visione (o forse no visto l'elenco fatto... però devo rivederlo, specie nella versione da 90 minuti mai vista, anche perchè ho visto due giorni orsono il sequel Bride of Reanimator, un mezzo remake, dove dalla resurrezione il tema passa alla creazione, ma Yuzna è molto più schizzato, folle e sgangherato di Gordon ed il film non vale il primo, peccato perché Society invece era ottimo) ma stranamente è considerato capolavoro e Mereghetti gli dona addirittura 3 stelle su 4, che è tanto per un film di genere, specie di un regista che non è un Raimi ad esempio.

    Il prossimo dovrebbe essere Robojox giusto? Non l'ho mai visto e sta su Amazon prime video... che faccio? Lo recupero così ho qualcosa da commentare la settimana prossima?
    Ho spesso difficoltà ad approcciarmi al cinema di genere, proprio per la sua natura intrinseca che spesso mina ambizioni ulteriori. Gordon se non altro da come lo descrivi è sempre voluto restare indipendente dal sistema il che gli fa onore, l'ottimo Dagon (suo film migliore), era costato pochissimo, che altro consigli di suo dopo aver visto i tre film iniziali e Dagon?

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    1. Le favole tra le altre loro qualità, hanno anche quella di essere la prima forma di Horror, quindi chi è appassionato di storie, non dovrebbe fare distinzioni di tipologia e di sicuro nemmeno età ;-)
      Anche secondo “Dolls” è uno dei capitoli più riusciti della filmografia di Stuardo, forse perché la sua formula così semplice, non è stata replicata per davvero, a differenza di Chucky che comunque rientrane nella categoria degli Slasher.

      Spero di riuscire ad aggiungere qualche film di Brian Yuzna lungo il percorso o come portate a parte di questa rubrica.

      Gordon è rimasto indipendente e soprattutto non si è mai vergognato di voler fare film di genere, “Dagon” è molto bello, “Robot Jox” ne parleremo diffusamente è figlio di uno scontro con lo sceneggiatore, se ti piace l’animazione a passo uno e i robot giganti merita un’occhiata, ma la trama resta un pasticcio.

      Ho una predilezione per “2013 - La fortezza” (1992) e “Space Truckers” (1996), ma se ho intuiti i tuoi gusti, dovresti buttarti su titoli come “Edmond” (2005), perché Gordon ha fatto cinema di ottimi livello fino alla fine della carriera, nei prossimi due capitoli (perché da qui a venerdì prossimo arriveranno due titoli di questa rubrica), affronteremo proprio il modo in cui Gordon è riuscito a restare indipendente, anche lavorando su commissione ;-) Cheers!

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  6. Non ho visto questo film, ma il nome "mr. Punch" ha fatto scattare qualcosa nella mia testa, e infatti ecco che salta fuori un fumetto di Neil Gaiman, che credo di aver letto anni fa, che ha in copertina un pupazzo simile a quello che vedo in queste foto. Non credo però che ci sia una ispirazione diretta, perché ho scoperto anche che Punch è una maschera tradizionale inglese usata nel teatro dei burattini. In pratica sono i classici marito e moglie che si prendono a legnate.

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    1. Punch And Judy... canzone dei Marillon... ah, cosa mi hai ricordato. Un bellissimo album dal titolo Fugazi

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    2. Esatto, la prendo alla larga, una sorta di personaggio stile Pulcinella, ma con intenti differenti. Il colpetto di genio è che la protagonista riceve un personaggio con quelle sembianze da una coppia di giocattolai, marito e moglie e quando vedrai il film, capirai anche il resto dell’azzeccata intuizione ;-) Cheers

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    3. Che gran gruppo di Fugazi, così giusto per ribadirlo ;-) Cheers

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  7. Anche questo già segnato, ai tempi che ne parlò la Bolla, e le bambole continuano ad inquietare..

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    1. Devo essermi perso il suo post ma trovo giusto fare pubblicità al cinema di Stuart Gordon, un maestro dell'orrore che merita molta più considerazione. Cheers!

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  8. Direi che le bambole ho i pupazzetti in generale hanno sempre in un modo ho nell'altro inquietato le persone, e i primi periodi cinematografici erano decisamente votati al lato cupo di essi.Alla fine si e dovuto aspettare fino al 1995 per vederli in una chiave positiva con l'esordio della pixar ,e il purtroppo mai citato film di Frank Oz"La Chiave Magica"

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    1. Ottima memoria, ho visto solo una volta “La chiave magica” e mi era piaciuto molto ;-) Cheers!

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  9. Come dici bene, quella bambola guardava anche me, dagli scaffali delle videoteche ma anche dalle riviste di cinema che nei primi Novanta abbondavano (comprese quelle di home video), eppure non mi è mai capitata questa saga di Gordon: ne approfitto quindi per mettermi comodo e gustarmela nella Bara ^_^
    Charles Band andrebbe studiato a scuola, non so perché ancora non abbia scritto una biografia: già solo se si limitasse a raccontare le leggende che lo circondano, diventerebbe un bestseller! Poi era davvero uno di noi, amava condividere speciali e dietro le quinte e per fortuna tanti appassionati di YouTube stanno recuperando quei piccoli speciali, che un tempo andavano in onda in TV e in altri tempi sarebbero stati un perfetto contenuto speciale dei DVD, ma che in realtà è tutta roba persa. (Visto poi che in Italia DVD con i film la banda di Band non è che ce ne siano molti.)
    Ti saluta anche Teddy, che ha letto il tuo post insieme a me: io faccio tutto quello che dice lui, nel dubbio... :-D

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    1. Mai contraddire Teddy, Teddy ha sempre ragione ;-)
      Sto approfittando di questa rubrica per esplorare un po’ l’italiano sotto copertura Charles Band, spero di riuscire a dargli il giusto spazio perché è davvero uno di noi. Di tutte le biografie pallose una sull’uomo nato Carlo Antonini sarebbe spettacolare! Cheers

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  10. La locandina di questo film me la ricordo bene pure io, dalla vetrina della videoteca.
    Col sottotitolo QUESTE BAMBOLE UCCIDONO!!
    Beh, alla fine me lo sono visto, tempo dopo. Pregustandomi un bello slasher a base di pupazzi assassini.
    Sapete com'e', avevo gia' fatto la conoscenza di Chucky.
    E poi era di Gordon, anche se ancora non lo sapevo.
    Conoscevo l'horror, ma ancora non avevo iniziato ad interessarmi ai nomi che ci stavano dietro.
    Beh, mi spiazzo'. Ma in senso buono.
    Non era quel che mi aspettavo. Era MEGLIO!!
    Credo che alle volte scatti in un autore una sorta di moto d'orgoglio. O di vezzo artistico.
    Piu' propriamente credo inizino a girargli i cosiddetti, come è peggio dei polli in una rosticceria.
    Ma di brutto, proprio.
    Forse per colpa dell'ennesimo commento acido sul fatto che fa sempre le solite schifezze splatter.
    Si ricordino una cosa.
    Gente come il maestro John, lo zio Wes, Hooper o Gordon oltre che grandi registi horror sono grandi, grandissimi registi in generale. Nonche' autori con la A MAIUSCOLA.
    Che poi si prestino a un genere in particolare, si specializzino in quello a addirittura lo usino per dire quel che han da dire, e' un altro discorso.
    Solo che...sara' per quello il motivo che sentono la necessita' di fare un film "diverso"?
    Penso a quel che e' accaduto dopo con Peter Jackson e al suo CREATURE DEL CIELO.
    In un certo senso, DOLLS per Gordon e' il suo CREATURE DEL CIELO.
    Ma con le ovvie e dovute differenze.
    Il film di Jackson era intimo, persino torbido ma sostanzialmente innocuo. Almeno fino a quando le due protagoniste non decidevano di risolvere le incomprensioni famigliari a suon di mattonate.

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    1. Il principio, a conti fatti e' il medesimo.
      Preservare la fantasia da una realta' grigia e mediocre. Ricorrendo anche a rimedi estremi, se necessario.
      Ma qui le scene sanguinose e le morti cruente non mancano.
      Hai ragione: una piu' bella dell'altra. Ma la mia preferita resta l'orsacchiotto mannaro.
      Non sono comunque paragonabili alle scene dei suoi precedenti lavori.
      Ma e' il contesto che cambia, e quindi calzano a pennello.
      Abbiamo un'orrida fiaba nera, qui.
      Nerissima. Ma con una morale di sottofondo ferrea, come tutte le fiabe che si rispettano. E come ogni buon film horror.
      Che cosa sono gli horror, in fin dei conti, se non le versioni moderne dei foschi racconti popolari narrati davanti a un falo' o a un camino che tanto terrorizza anno i nostri nonni e bisnonni?
      Le "povere" vittime ben si meritano quel che le aspetta. E che accade loro. Cosi' come l'orrenda fine a cui vanno incontro.
      Sono persone meschine, odiose, insensibili. A partire dalla famiglia della protagonista, composta da due genitori davvero di m...elma.
      Persone che hanno ucciso i loro sogni. Con la stessa ferocia e crudelta' con cui si accaniscono sulle bambole della casa prima di venire da esse trucidate. E pur scoprendo cosa c'e' dietro la porcellana.
      O meglio...CHI.
      Ma la cosa peggiore e' questi esseri spregevoli odiano anche solo il fatto che al loro fianco vi sia qualcuno che dei sogni ce li ha ancora. E che non avranno pace fino a che non lo avranno reso gretto e arido almeno quanto lo sono loro.
      Il messaggio arriva bello forte e chiaro.
      Un giorno sara' la fantasia, a salvarci tutti.
      E chi vuole ucciderla merita di morire.
      Anche una frecciata a certa critica, forse?
      E un'altra cpsa: le bambole hanno agito in base alla malvagita' degli ospiti, o sono state le pulsioni omicide e vendicative della bambina ad azionare?
      Piccolo capolavoro, da riscoprire.
      E ottima recensione, Cass.
      Complimenti.

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    2. Questa locandina era un classico delle videoteche, forse stava appesa sui muri portanti per sicurezza ;-) Cheers

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    3. Grazie capo, gentilissimo ;-) Cheers!

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  11. Eh, è da recensioni così che capisci quando qualcuno vuol bene davvero a Stuart Gordon ;-)
    Bambole terribili e "creative" negli omicidi, senz'altro, ma solo con chi se lo merita e qui mi viene il dubbio che, tra le altre cose, Gordon conoscesse bene pure quel capolavoro della Amicus dal titolo "La bottega che vendeva la morte": al netto delle bambole, infatti, abbiamo un impianto concettuale simile poiché in entrambi i casi le vittime hanno una possibilità di salvezza... per il giocattolaio stregone Guy Rolfe e le sue creature è fondamentale possedere un cuore puro ancora capace di immaginazione e fantasia, mentre per il soprannaturale bottegaio Peter Cushing va premiata l'onestà (come, per fortuna sua e della sua signora, scoprirà alla fine l'ignaro Ian Ogilvy) ;-)

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    1. Dici che si vede tanto? ;-) Lo considero un grande che ci ha regalato moltissimo, così come ho sempre adorato "La bottega", prima o poi arriverà anche quello su questa Bara ;-) Cheers

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  12. Mai visto e da recuperare sicuramente, solo un appunto, la bambina si chiama Judy e le regalano un pupazzo di Punch? Punch e Judy? Peccato che in italiano non si capisca il gioco di parole.

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    1. Piallata dal doppiaggio, ma tanto non avremmo molto perché é un riferimento culturale tipico dei Paesi di lingua inglese, quindi comprendo il perché del cambio di nome. Cheers!

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