sabato 30 gennaio 2021

Sara di Garth Ennis e Steve Epting: non uccidevo uomini, uccidevo nazisti

Garth Ennis non ha bisogno di presentazioni, non su questa Bara dove è ospite fisso, oltre che uno dei prediletti. Lo scrittore nord irlandese da sempre si divide tra un registro grottesco e uno più realistico per le sue trame, il suo Punitore ad esempio, ha attraversato entrambe le tipologie di storie del vecchio Garth.

Un altro punto fermo dello stile (e delle tematiche) di Ennis resta sicuramente la sua passione per le storie di guerra, in particolare quelle ambientate durante la seconda guerra mondiale. Se qui da noi per SaldaPress, escono quintali di suoi racconti ambientati durante la “seconda”, negli anni abbiamo potuto ammirare il talento di Ennis anche sulle bellissime storie della saga “Battlefields” (edita per la Dynamite), tra cui spicca ancora uno delle mie preferite, “Le streghe della Notte” dedicata alle aviatrici Sovietiche.

Le nuove streghe di Ennis (armate fino ai denti)

Garth Ennis come tutti i grandi autori, ama tornare sui temi a lui cari, ci porta su un nuovo campo di battaglia, sempre sul fronte Sovietico e sempre raccontato dal punto di vista femminile, la “Grande Guerra Patriottica” come viene chiamata nella storiografia russa, il conflitto intercorso negli anni dal 1941 al 1945, in cui l’operazione Barbarossa portata avanti dalla Wehrmacht nazista per essere una guerra lampo, si è infranta contro l’inflessibile resistenza sovietica a Leningrado (l’odierna San Pietroburgo), con un brutale assedio durato 900 giorni.

Ennis ci trascina nuovamente tutti nel 1942, nel pieno del secondo, infernale inverno della difesa della Madre Russa, da parte di un corpo scelto (sul campo) di cecchine sovietiche, in cui la titolare del volume Sara, è la più titolata e letale di tutte.

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie (cit.)

Le storie di guerra di Garth Ennis non sono mai fredda rappresentazione a fumetti di eventi storici realmente avvenuti, partendo da solidissime basi storiche, Ennis romanza con il suo stile regalandoci personaggi immaginari talmente credibile da poter essere quasi realistici. Sara ad esempio ricorda per leggenda, numero di uccisioni e “frasi maschie” la letale Lyudmilla Pavlichenko, soprannominata “Signora Morte” per via delle sue 309 uccisioni confermate in battaglia, nel corso della storia Ennis troverà il modo di far parafrasare alla sua protagonista la frase della Pavlichenko: «Non uccidevo uomini, uccidevo nazisti».

Molti dei personaggi di Ennis sono stati forgiati nel ventre di una guerra sanguinosa, ma il realismo di “Sara” colpisce impreziosito anche dai dettagliati e curatissimi disegni di Steve Epting, disegnatore reso celebre per le matite del suo ciclo di storie di “Capitan America” su testi di Ed Brubaker. Insomma potremmo dire che Epting è così talentuoso e flessibile da poter passare da Capitan America, ai gelidi inverni dell’Unione Sovietica senza perdere un colpo.

L'attesa è la parte più difficile (come cantava Tom Petty)

“Sara” è una storia che comincia in medias res, con la protagonista appollaiata su un albero intenta ad aspettare come solo un cecchino sa fare, attendendo il momento giusto per colpire. A pagina uno Sara è già una leggenda dei campi di battaglia, come scopriremo nel corso della storia, i nazisti la temono e la odiano tanto da averle appioppato un soprannome, Die rote Hündin. La cagna rossa.

“Penso che i crucchi stiano parlando di me”

Ma di leggendario nella vita e nella guerra di Sara non troviamo davvero molto, Ennis è bravissimo a farci rimbalzare nei vari momenti della vita della sua protagonista, facendoci assistere alla sua veloce e brutale formazione avvenuta sul campo, un rapido affiancamento ad un cecchino dove o impari (anche ad essere spietato) o muori e Sara in quanto donna, deve essere due volta più dura di ogni altro commilitone.

Il corpo scelto di cecchine sovietiche avrà pure una baracca dedicata, ma di fatto devono sopportare i commenti sessisti dei colleghi maschi e le frasi motivazionali della loro invasata superiore, sempre pronta a ricordare a queste soldatesse che ogni loro azione (compresa la loro morte) è un gesto d’onore in nome della Madre Russia, un indottrinamento a cui Sara non crede più ormai da tempo.

La Die rote Hündin in azione.

La letale cecchina ha scoperto sulla sua pelle quanto possano essere grandi le menzogne che il suo governo è in grado di raccontare, propaganda militare che rende Sara completamente sola, dilaniata dalla sua insofferenza per la propria patria, seconda solo al suo odio per i nazisti. Ma d’altra parte un cecchino la sua guerra la combatte sempre in completa solitudine, ogni volta che la protagonista e le sue compagne si incamminano a piedi nelle nevi Russe, potrebbe essere un viaggio senza ritorno, ma Sara è consapevole che i suoi nemici sono nel suo mirino e a volte, anche alle sue spalle.

Ma il bello della storia è che Garth Ennis trova il modo di raccontarla con uno stile del tutto privo di moralismi, in mano a qualunque altro autore “Sara” sarebbe diventata una banale storiella con cattivi cattivissimi e femminismo di plastica lanciato in faccia al lettore. Ennis invece si muove agilmente in tutte quelle zone grigie che le storie occidentali contemporanee (nei fumetti e al cinema) cercano sempre di evitare, in cui invece Ennis ci trascina per i capelli.

"Questo... te lo manda... Mathilda Sara" (quasi-cit.)

In 147 pagine Ennis ci fa esultare per ogni colpo mandato a segno senza enfasi, ma con fredda determinazione da parte di Sara. Ci fa fare la conoscenza delle sue altrettanto letali compagne e non ci risparmia nessun colpo basso, perché la guerra la puoi raccontare in modo edulcorato, inutilmente vanaglorioso oppure, la puoi raccontare come fa Garth Ennis, che anche grazie alle matite di Epting ti fa sentire il freddo, la fatica e la pazienza che ci vuole per una cecchino, per mandare a segno quel colpo che per qualcuno è motivo di patriottico vanto, ma per Sara è vendetta, rabbia e poi in generale la differenza tra vivere e morire.

Il bello di un personaggio come Sara sta nel suo essere costretta a reprimere costantemente i suoi sentimenti, che le bruciano evidentemente nel petto motivandola, ma non posso essere espressi per condizione, genere e grado. Sara ha un solo momento per esprimersi, per far esplodere tutto quello che ha dentro e lo può fare solo nel momento giusto, usando il suo Mosin Nagant M91/30 come megafono del suo urlo silenzioso ma mortale.

Visto disegni peggiori di quelli di Steve Epting.

Per sviluppo dei personaggi, totale assenza di moralismi inutili, conclusione e capacità di colpire al cuore, Garth Ennis scrive con la stessa concentrazione con cui Sara spara, ho letto un’infinità di storie dello scrittore Nord Irlandese e ancora di più sue storie di guerra, molte mi hanno colpito per la loro forza e “Sara” è sicuramente tra queste, ogni volta che lo scrittore incrocia l’Unione Sovietica nelle sue trame, il livello qualitativo sale, ma questa volta Ennis ha davvero alzato l'asticella. Se va in giro a dichiarare che questa è una delle storie di cui va più orgoglioso, non è solo per vendere qualche copia in più.

Insomma se volete leggere davvero un bel fumetto, mettete le mani su questa storia edita da TKO negli Stati Uniti e da Panini Comics qui da noi, se non vi basta il mio parare, potete sempre leggervi anche quello del Zinefilo. Due indizi tendono a fare una prova.

14 commenti:

  1. So che non bisognerebbe ragionare per "generi", ma... non amo molto le "storie di guerra". Per questo fino ad ora mi sono perso qualsiasi cosa di Ennis (tranne il Punisher) tu abbia citato in questa bellissima e sentita recensione. Ma temo che le cose stiano per cambiare: la tematica di questa storia mi stimola parecchio, pure se è "di guerra". E dato che è uscito in traduzione italiana mi sa proprio che me lo compro. Colpa tua.

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    1. Ennis prima o poi porta tutti i suoi personaggi al fronte, le sue storie di guerra sono un pezzo abbastanza corposo della sua produzione, ma il bello è come quasi sempre riesca a trattare la guerra senza inutili moralisti, mi prendo volentieri la colpa perché il fumetto merita la spesa ;-) Cheers

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  2. Molto interessante Cassidy, questo mi piacerebbe leggerlo. Soprattutto considerando che si tratta di un dettaglio storico spesso dimenticato.

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    1. Siamo abbastanza bombardati di storia di guerra raccontate dal lato Yankee, un po' perché hanno la guerra come vizio un po' perché ci tengono a mantenere la loro (finta) fama di vincitori bellici. Ennis non è americano (per questo li sa raccontare così bene) ed ogni volta che incrocia i sovietici della sua storie, la qualità sale ulteriormente, come in questo caso ;-) Cheers

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  3. Se ci tenete a sapere un mio parere...
    Ennis e' uno di quelli di cui si puo' prendere qualunque cosa a scatola chiusa.
    Non rischia MAI, di deludermi.
    Nel dare vita a storie violente, surreali e grottesche e' un maestro.
    Ma quando poi decide di dare un tono serio a tutto il suo reparto macelleria, beh...ha decisamente una marcia in piu'.
    Ho adorato il suo ciclo di storie sul Punitore. Ma spariscono letteralmente di fronte a quelle pubblicate sulla linea Max.
    Born e Gli Schiavisti sono tra la roba piu' bella che abbia mai letto in vita mia.
    Daro' un'occhiata anche a questo.
    Mi piace l'idea di una donna gia' disillusa persino nei tempi in cui il comunismo era al suo apice.
    Intanto ho recuperato Crossed.
    Roba che non sai se scoppiare a ridere o dare di stomaco dal disgusto, dal tanto che e'...OLTRE.
    Oltre. Non mi viene in mente altro termine.
    E dire che credevo di aver visto tutto, con lui.

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    1. Il motivo per cui è l’ultimo autore di cui continuo a compare tutto in cartaceo, anzi ho un altro suo fumetto in rampa di lancio (storia vera). Il primo volume di “Crossed” mi ha quasi fatto venire gli incubi, pian piano sto recuperando anche gli altri non scritti da Ennis. Cheers!

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  4. Contento che sia uscito in italiano questo fumetto spettacolare, puro Ennis in stato di grazia. Non so perché le cecchine russe non abbiano mille fumetti a loro dedicati, mentre i fumetti di guerra da decenni ci raccontano di miliardi di imprese di soldati americani, ma ci voleva Garth per conoscere storie incredibili come le Streghe della Notte e la leggenda della Cagna Rossa.
    Comunque sai che la battuta (terribile) sul non uccidere uomini bensì nazisti l'ho ritrovata in un film precedente? "Resistance - La battaglia di Sebastopoli" (2015), che malgrado il titolo è la storia della vera cecchina sovietica Ljudmila Pavlichenko: chissà se è un riferimento storico, visto che Ennis di libri di storia deve divorarsene dieci al giorno :-P

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    1. Garth non è americano e studia libri di storia come un vero appassionato, ecco perché da solo è una fonte di storie di guerra da tutti i fronti. Ho quel film in lista di Prime Video, penso sia proprio voluta perché quella frase è attribuita a Ljudmyla Mychajlivna Pavličenko, quindi sono piuttosto sicuro che Ennis abbia voluto farla parafrasare anche alla sua protagonista. Cheers!

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  5. magnifico!!
    è fumetto che è anche cinema, semplicemente perfetto.
    grazie Cassidy!

    - Andrea

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    1. Grazie a te, se posso dare qualche buon consiglio, sempre volentieri ;-) Cheers

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  6. Segnato da quando ne avevo letto su il Zinefilo, prova accettata al primo indizio (ma il secondo fa bene a ribadire)! :--)

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    1. Dopo due consigli parte l'acquisto ;-) Cheers

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