lunedì 11 gennaio 2021

Run (2020): non puoi scappare dalla mamma (purtroppo!)

Dopo tante stagioni di American Horror Story, penso che il talento di Sarah Paulson non sia più in discussione, anche se a furia di interpretare costantemente personaggi insopportabili, devo dire che si sta un po’ svalutando. Ad esempio la sua versione dell’infermiera Ratched è stata una delle serie che ho trovato più inutili e fastidiose degli ultimi anni, ma a correre in mio soccorso ci pensa questo film.

Aneesh Chaganty, già regista di “Searching” (2018), scrive e dirige un thriller riuscito, una storia semplice su un archetipo narrativo Horror molto spaventoso: la madre apprensiva… Brrr!

Dopo un parto difficile, Diane (Sarah Paulson) è diventata una madre dedita ad accudire la figlia Chloe (Kiera Allen), una adolescente che oltre alla disabilità combatte ogni giorno con problemi cardiaci, l’asma e chi più ne ha, più ne metta. La giovane guerriera sta per spiccare il volo lasciando il nido, a pochi giorni dalla sua partenza per il college, il rapporto madre e figlia che prima era già piuttosto morboso, va sotto bevendo dall'idrante.

“Sei sicura di aver mangiato abbastanza?”, “Ma, ho dei problemi ben più gravi al momento”

Partiamo da un punto molto importante, “Run” forse verrà ricordato come uno dei primi film che ha tentato di abbattere le barriere (architettoniche e dei pregiudizi), si perché Kiera Allen vive su una sedia a rotelle dal 2014 e qui ha la possibilità di interpretare un personaggio con lo stesso tipo di handicap. Badate bene, non sono uno di quei fanatici della rete, che hanno accusato Ruby Rose (bisessuale dichiarata) di non essere, testuali parole “Abbastanza Gay” per interpretare un personaggio come “Batwoman” nell’omonima serie televisiva (storia vera, grottesca ma vera). Sono piuttosto della scuola di Laurence Olivier, un attore dovrebbe recitare, non mi aspetto quindi che Anthony Hopkins abbia praticato il cannibalismo, per allinearsi al suo personaggio più famoso, però trovo bello che il cinema offra spazio e visibilità a personaggi con un handicap fisico, specialmente quando sono riusciti, ed interpretati alla perfezione da una come Kiera Allen, che è bravissima non perché dal 2014 vive combattendo ogni giorno (anche se per quello merita grande stima), ma soprattutto perché buca lo schermo e la macchina da presa sembra farle il filo, quindi brava!

L’idea dal mio punto di vista sarebbe avere più personaggi come Walter White Junior, un personaggio interpretato da un attore (il bravissimo RJ Mitte) affetto da una paralisi cerebrale, ma non completamente caratterizzato dal suo handicap, forse un giorno ci arriveremo, sarà una strada lunga e in salita contro i pregiudizi, e spero che film come “Run”, siano almeno un colpo sparato nella direzione giusta, anche perché prima di tutto questo, è anche un thriller capace di incollarvi allo schermo.

Basta un poco di zucchero e la pillola va gi... No vero? Ok la smetto.

La madre apprensiva è una figura da incubo, Sarah Paulson qui riesce ad essere molto più una riuscita infermiera Ratched, che nell’omonima serie televisiva. Gli occhi sgranati, la lacrima facile, la sua Diane è un personaggio pronto a tutto, ha sofferto per mettere al mondo una figlia che è diventata tutto il suo mondo e pur di non ritrovarsi con la “sindrome del nido vuoto”, si aggrapperà alla sua bambina con le unghie e con i denti, anzi a dirla tutta Sarah Paulson qui è talmente azzeccata, da fare un giro completo andando a giocarsela in piena zona Annie Wilkes, il risultato finale non è altrettanto clamoroso, ma resta comunque una solida prova.

Sarah Paulson, ormai campionessa mondiale di personaggi sgradevoli.

“Run” è un film che fa il suo dovere, i momenti di tensione non mancano, perché molto ruota intorno ad una misteriosa pillola grigio/verde, non è un nuovo tentativo di alleanza di governo per uno strambo Paese a forma di scarpa eh? Almeno, credo. Le dinamiche tra madre (ossessiva) e figlia vanno a braccetto con quelle medico/paziente, i 90 minuti (durata perfetta!) di “Run” vi lasceranno incollati allo schermo dalla tensione a fare il tifo per Chloe, che prima dovrà indagare in segreto sul misterioso medicinale e subito dopo, dovrà fare i conti con un colpo di scena che non vi rivelerò nemmeno sotto tortura, ma che renderà onore all'etichetta di “thriller” del film, vedere per credere.

Certo, probabilmente alcuni passaggi di trama sono un po’ forzati, però nell’insieme devo dire che mi sono goduto questa corsa (ah-ah), perché quello che colpisce di più di “Run” è il suo essere di fatto un grosso metaforone sulla separazione dei figli dai genitori, che però Aneesh Chaganty grazie ad una solidissima regia, a colpi di scena azzeccati e a due attrici perfette per i rispettivi ruoli, ha saputo trasformare in un film dove la suspence è davvero efficace, uno di quelli dove si urla contro lo schermo facendo il tifo per la protagonista e per di più, nemmeno una di quelle trama dal finale caramelloso (questo posso rivelarvelo tranquillamente senza timore di rovinare la visione a nessuno), perché l’educazione e la formazione che ricevi dai genitori è quella che può darti gli strumenti per barcamenarti in questo gran casino chiamato vita, oppure fotterti per sempre, per questo la famiglia è il (non) luogo dove è ambientato tanto cinema horror occidentale ma non solo.

“Tranquilla, la mamma sarà sempre qui con te”, “È proprio questo che mi preoccupa”

Insomma, se vi piacciono i thriller belli tesi, e magari come me avevate bisogno di fare pace con le ultime prove piagnucolose di Sarah Paulson (e la sua inguardabile infermiera Ratched), sapete quale titolo cercare. Ah! Ultima prima di andare, faccio come il tenente Colombo oggi, evitate il trailer come la peste, se non volete rovinarvi tutto il film, per fortuna ho smesso di guardarli da anni, ma nel caso preferisco informarvi.

18 commenti:

  1. Mah, ti dico... l'infermiera Ratched non lho trovata così terribile. Anzi, i colori e le riprese alla Kubrick mi sono piaciuti. Basta non considerarla quella che sarà nella storia del Cuculo, ma un'altra persona. Ma si sa che io vado spesso per conto mio... Questo intanto me lo segno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti l'unico modo che ho avuto per arrivare alla fine di quella roba è stato immaginarla come la nuova stagione di "American Horror Story: the killer nurse" (storia vera) ;-) Cheers

      Elimina
  2. Carabara, pluado lo splendido refuso " si sta un po’ salutando " perchè uno degli strizza che ha seguito il mio momento di imbarazzo quando ero insegnante in una scuola di recitazione e sostenevo che per entrare nella parte di un runner occorresse almeno un anno di consegne sosteneva che " un lapsus calami svela come nemmeno un paparazzo ". Posso capire Sarah Paulson che probabilmente sta cercando di non essere confinata nei personaggi di infermiere cannibali che mangiano poliziotti stazzonati con un occhio di vetro. Io stesso nei miei giorni di attore ero stato definito da uno dei miei mentori come " Mr Magoo sotto acido che cerca di fare La Pimpa come fosse un personaggio di Nic Cage " e ho cercato per anni di salutarmi mentre facevo rotta per ruoli da Larry Olivier che, strano a dirsi, nessuno mi ha mai proposto. Pazienza. Ciao ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eheh grazie per la segnalazione ho corretto, non so se sono io che sto salutando i ruoli di Sarah Paulson oppure lei che sta salutando i miei neuroni ;-) In ogni caso io ti avrei guardato recitare molto volentieri, saresti stato l’insieme di tre dei miei preferiti, Mr. La Pimpa Cage, non so cosa avrebbe pensato Sir Olivier ma io avrei gradito. Cheers!

      Elimina
  3. Anche pluado è un refuso. Chiederò al mio Strizza, esce in questi giorni da un periodo di esaurimento, cosa significhi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi pare che fosse il cane di Topolino, oppure ricordo male, aspettiamo il parere dello Strizza ;-) Cheers

      Elimina
  4. Risposte
    1. Al momento non mi pare sia ancora approdato su nessuna piattaforma di streaming, ma penso che lo farà, cioè arriva di tutto, perché non questo? ;-) Cheers

      Elimina
  5. E pensare che la Paulson in un'intervista ha detto che non le piacciono le storie di paura: ormai ci è rimasta incastrata :-P
    Fra gli Ottanta e i Novanta era molto quotata l'attrice sordo-muta Marlee Matlin, che però certo era sempre chiamata a fare ruoli da sordo-muta. :-D
    Sono d'accordo con te, il cinema non è un documentario o un reality, è il racconto di una storia quindi non serve che gli attori corrispondano ai personaggi, anche perché ciò che teoricamente conta di più è la bravura recitativa. Preferisco un finto disabile che sappia recitare piuttosto che un vero disabile che faccia l'attore, senza magari esserne capace. Se le due cose coincidono, ben vengano.
    P.S.
    Ma davvero Ruby Rose era "troppo poco" lesbica? Ho visto solo sei o sette puntate di Batwoman prima di mollare, nauseato dalla trama, e non ho idea di cos'altro avrebbe potuto fare l'attrice per urlare la sua identità sessuale in ogni singolo fotogramma. Com'è che invece quando i maschi etero esagerano nel mostrare la propria sessualità li accusano di maschilismo? :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se non altro la Paulson si è rassegnata e non ha rinnegato il genere che l’ha resa famosa, quello per lo meno lo apprezzo.
      Bisogna pensare anche alle strategie commerciali, se hai una storia di un grande pittore disabile, prendo un bravo attore disabile, oppure se il tuo agente ti dice che so che Daniel-Day Lewis è interessato al ruolo, che fai non gli affidi il ruolo? Bisogna pensare che chi investe, vorrebbe vedere tornare indietro i suoi soldi moltiplicati, quindi magari un attore di richiamo che recita un handicap fisico, in questo senso è una “sicurezza” maggiore. Non è un’equazione di semplice risoluzione, se le due cose coincidono ben vengano, ma ci sono più elementi in gioco, adesso per esempio una polemica di questo tipo è sorta per uno dei personaggi della serie tv “The Stand” tratta dal libro di King, forse in quel caso si poteva davvero affidare il ruolo ad un attore davvero sordomuto, insomma chi si occupa di assegnare i ruoli dovrebbe tenere conto di questo importante fattore, ma il pubblico dovrebbe tenere a mente tutto lo scenario.
      Non ci volevo credere ma sono le critiche che sono piovute addosso a Ruby Rose, non ti so dire come si sia comportata nella serie, non l’ho vista e mi fido del tuo giudizio, purtroppo i fanatici del fumetti sono inflessibili, passano la vita a leggere di eroi dalla parte dei giusti, ma credo che molti si limitino a guardare solo i disegni ;-) Cheers

      Elimina
  6. Molto interessante. Pensa che io sono una delle 3 persone che hanno apprezzato "Arkangel" della 4^ stagione di Black Mirror. Fu un po' uno spreco perché aveva molto potenziale ma venne diluito e reso decisamente meno cinico e "cattivo" di come avrebbe potuto (della serie: ritorna indietro alla prima stagione e rifallo con quella "fotta" che avevano all'epoca). Quindi questo RUN è decisamente pane per i miei denti. Segnato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Arkangel" era uno degli episodi meno peggio proprio per i motivi che hai descritto, io credo che quella fotta in "Black Mirror" non la vedremmo mai più. Cheers

      Elimina
  7. Run è un film che mi interessa tantissimo, ma che ancora non ho avuto il tempo di vedere. Poi per Sarah Paulson ho una particolare ammirazione, proprio grazie ai suoi ruoli in American Horror Story, che si fanno ricordare anche nelle stagioni peggiori della serie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti dico solo che ho fatto pace con lei dopo "Ratched", cioè pace, fa paurissima ma vabbè ci siamo capiti ;-) Cheers

      Elimina
  8. Uhm, ha tutte le carte in regola per essere un bel thriller come si deve! Me lo segno, questa volta davvero perché leggendolo non so perché ho fatto il collegamento a quel film di Dave Franco che avevo detto che mi sarei segnata e invece in agenda mica l'ho scritto e rischiavo di dimenticarlo...

    Rental, ho googolato, bene: farò doppietta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stavo per scrivertelo ma lo hai già trovato, ecco sono due titoli equiparabili e non solo perché iniziano con la stessa lettera. Entrambi non spiegano troppo e fanno fare il tifo per i personaggi, non sono impeccabili a livello di logica ma sono due titoli recenti che mi hanno incollato allo schermo fino alla fine, roba rara ormai. Cheers!

      Elimina
  9. Io l'ho amata anche come Ratched, la Paulson. Ha l'aura da grande diva che la rende semplicemente ammaliante. Comunque questo film mi attira moltissimo, come tutti quelli che ormai hanno assurto la famiglia a luogo estremo dei più grandi orrori della vita XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ne sono abbastanza convinto, sono un fautore di questa teoria ;-) In "Ratched" mi è piaciuta la sua prova, ma la serie per me ha fallito il suo intento di prequel, come molte delle storie che hanno tentato invano di dare un'origine ai grandi cattivi cinematografici. Cheers!

      Elimina