venerdì 15 gennaio 2021

Convoy - Trincea d'asfalto (1978): we gonna roll this truckin' convoy 'cross the USA

Qui è Cassidy, della Bara Volante, che parla a chiunque sia in ascolto. La strada diventerà un po’ tortuosa da qui in poi e bisognerà pestare parecchio, quindi restate a vista di paraurti e occhio agli orsi, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Sam day Bloody Sam day!

Ok l’arte, le tematiche e la poetica, tutto molto importante, ma i film vengono realizzati da sempre per i motivi più assurdi, ovviamente tutti legati al vecchio, volgare, ma indispensabile profitto, alcuni film sono entrati in produzione per i motivi più disparati e non per forza particolarmente intelligenti, ad esempio, la EMI aveva acquistato i diritti cinematografici di una zompettante canzoncina country-western intitolata Convoy di C.W. McCall, un pezzo che dopo mezzo ascolto vi si pianterà nel centro del cervello, diventato abbastanza mitico, ricordo che lo canticchiavano anche i protagonisti di My name is Earl, in una gag molto riuscita. La canzone racconta già una storia tutta sua, quella di un convoglio di autoarticolati che corre lungo le strade d’America, guidato da un camionista soprannominato Anatra di gomma, in lotta con non si sa bene cosa, il sistema (forse) e di sicuro alcuni “orsi”, come vengono soprannominati i poliziotti della stradale.

Voi avete idea di cosa sarebbe stato se “Convoy” avesse lanciato un genere? Snocciolando “universi” narrativi per ogni cosa, perché non un bel Musicverse in cui ad arrivare al cinema potevano essere i deliri lisergici del coniglio bianco dei Jefferson Airplane, o magari il gigantesco Mazinga reso pazzo dai viaggi nel tempo di “Iron Man” dei Black Sabbath? Purtroppo non è andata così, per mettere su un film ispirato al pezzo di C.W. McCall la EMI contattò la United Artist ed impressionati dall’ottima prova “europea” fornita da Sam Peckinpah con La croce di ferro, pensarono che un regista esperto di Western sarebbe stato perfetto, ma Bloody Sam in quel periodo stava già sotto il suo personalissimo tir. 

Was the dark of the moon on the sixth of June, in a Kenworth pullin' logs (cit.)

Alcool, droghe e un caos generale caratterizzavano la vita del regista di Fresno che tra sostanze, bottiglie, auto sportive, yacht e case al mare aveva speso parecchio per sostenere il suo stile di vita, ma in ogni caso era riuscito, comunque, a continuare a sfornare film senza pause troppo lunghe uno dell’altro (anche quattro film nel giro di cinque anni) ed era ancora alla ricerca di un successo commerciale che potesse riportarlo lassù, dove era stato ai tempi di Getaway! considerando che l’anno precedente lo scemissimo e spassoso “Il bandito e la Madama" aveva sfatto frantumato i botteghini, perché non “Convoy”? Malgrado l’orrore di amici e collaboratori, Peckinpah firmò per 350 mila fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati e una percentuale sugli incassi e salì a bordo del convoglio. 

“Tutti pronti a partire, questo convoglio non si guiderà certo da solo!”

B.W.L. Norton scrisse un copione da abbinare alle parole della canzone che “approfondiva” i personaggi citati nel testo, virgolette obbligatorie perché il risultato finale ci lascia comunque con personaggi che sembrano scappati sgommando da un cartone animato e motivazioni generiche legate più che altro al ruolo, il capo degli “orsi”, lo sceriffo Lyle "Papà Orso" Wallace interpretato dal ghigno di Ernest Borgnine ha meno motivazioni di odiare i camionisti di quante ne aveva lo sceriffo Teasle di odiare Rambo, in compenso, è molto più corrotto. Anatra di gomma, invece, è un ribelle senza causa, uno Jena Plissken ante litteram che vorrebbe filarsela, ma tutti pensano che abbia chissà quale motivo per scappare e decidono tutti di seguirlo, di fatto è come la scena della corsa lungo l’America di Forrest Gump, però con molti più autoarticolati rombanti. 

"Non vogliamo camionisti vagabondi qui da noi" (quasi-cit.)

Sam Peckinpah più placido di quello che la sua fama avrebbe lasciato immaginare, si mise al lavoro seguendo la clausola di non eseguire alcuna modifica alla sceneggiatura, ma siccome la testa è sempre stata quella del ribelle e per di più, era anche piuttosto annebbiata da alcool e sostanze, l’orgoglio ebbe la meglio, ad un certo punto Bloody Sam decise che “Convoy”, se pur tratto da una scemissima canzoncina country-western sarebbe stato lo stesso un grande film alla Peckinpah, quindi incoraggiò gli attori ad improvvisare battute e situazioni, convinto di poter sistemare tutto in sala di montaggio. Significativo il fatto che “Convoy” abbia di fatto radunato tutti i fedelissimi di Peckinpah, da entrambi i lati della macchina da presa per essere precisi.

Anatra di gomma, l’(anti)eroe senza causa, ha tutto il carisma e la presenza scenica di Kris Kristofferson, uno stracciamutande alla guida di un gigantesco Mack nero come il peccato, con un’anatra di metallo luccicante avvitata sulla punta del cofano (tenetemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) e dei Ray-ban a specchio ancora più fighi, quando ho comprato un paio di occhiali così, li ho comprati identici (storia vera).

L’occhiale giusto per i tipi giusti (lo sapeva anche Tony)

Anatra di gomma è un personaggio fatto e finito, il tipo di protagonista che dà l’impressione di avere macinato parecchi chilometri di avventure nella vita, un uomo di mondo che prima ho paragonato a Jena Plissken, ma potrebbe essere anche un Han Solo con un Mack al posto del Millennium Falcon, Kristofferson che è figo come la neve a Natale in un personaggio così ci sguazza (in quanto Anatra).

Il suo arci nemico è il capo degli “orsi”, lo sceriffo Wallace non scivola(troppo) nella macchietta solo perché Ernest Borgnine mette su una prova ringhiante e con quel sorriso mangiamerda (cit.) lo rende talmente odioso e pericoloso grazie quasi esclusivamente al suo mestiere, lo stesso non si può dire della bella Melissa, Ali MacGraw in questo film è una meraviglia per gli occhi, ma senza una sceneggiatura a sostenere gli attori e un regista seriamente in crisi, se i personaggi emergono è quasi esclusivamente grazie al talento degli attori e, ammettiamolo, la MacGraw è sempre stata più bella che brava.

Posso scrivere quello che mi pare, tanto state tutti (giustamente) guardando la MacGraw.

Per assurdo, emergono più gli altri membri del cast, Vedova nera (Madge Sinclair), Spider Mike (Franklyn Ajaye) e Casino ambulante, meglio noto come “Maialotto" (interpretato dal mitico Burt Young impegnato a cercare di imitare alla meno peggio l’accento del Texas). I personaggi di “Convoy” si cambiano i nomi come i supereroi, utilizzando il loro nomignolo con cui comunicano via radio, questa trovata non fa che renderli ancora più vicini ai cartoni animati a cui somigliano e in generale, “Convoy - Trincea d'asfalto” (inutile ma cazzuto sottotitoli italiano compreso) potrebbe essere considerato il film della “fase Pop” della carriera di Peckinpah, un po’ come lo era stato Diabolik per Mario Bava, se non fosse che questo film non ha iniziato nessuna “fase Pop” per il regista di Fresno e, considerando musiche ed ambientazioni, al massimo sarebbe stata una “fase country-pop”.

“Ragazzo faccio una piccola deviazione verso Philadelphia, un pugile locale ronza troppo vicino a mia sorella”

Sì, perché i sogni di gloria di Bloody Sam, il suo grande piano di trasformare “Convoy” in un altro grande film della sua filmografia, si sono scontrati di faccia con la sua condizione fisica: se davanti alla macchina da presa Peckinpah poteva contare su amici come Kristofferson e attori fidati, tra i suoi collaborati il vecchio Sam aveva ancora dalla sua quello che restava della sua banda di fedelissimi, il suo “mucchio selvaggio” prevedeva ancora Katy Haber e Walter Kelley, ma anche James Coburn, che desiderava mettere le mani sulla tessera della “Directors Guild of America” e quindi il suo amico Sam lo fece accreditare come regista di seconda unità (storia vera). Furono proprio i fedelissimi di Peckinpah a tenere insieme i pezzi di una produzione che Sam non era in grado di gestire.

In balìa della cocaina, Peckinpah era afflitto da crisi paranoiche che affrontava chiudendosi dentro la sua roulotte, a volte lasciando attori e troupe ad aspettarlo anche per ore sotto il sole, i momenti di lucidità ormai erano pochi e convincono quasi tutti con i pezzi più riusciti di “Convoy”, ma in generale il film è stato portato oltre la linea di meta dai fedelissimi del regista, basta dire che il raffazzonato finale (che richiede una discreta dose di sospensione dell’incredulità) è stato girato interamente da James Coburn, perché Peckinpah era semplicemente ridotto ad uno straccio (storia vera).

Cowboy su gomme, lungo l’ultima frontiera raccontata da Sam Peckinpah.

Ecco ve lo dico: io credo che ci sia sempre un “film minore” all'interno di ogni filmografia, che è proprio quello che ti fa perdere la testa per uno specifico autore, potrei fare questo giochino per tutti i miei prediletti, per Sam Peckinpah sarebbe senza ombra di dubbio “Convoy”. Se Voglio la testa di Garcia era stilizzato, ma cinico, nichilista e violentissimo, “Convoy” è altrettanto stilizzato, un fumettone su gomme sotto il sole dell’Arizona e del Texas che non si avvicina nemmeno ai migliori film del regista, ma ha saputo sfornare quintali di iconografia.

Cosa vi dico sempre dei primi cinque minuti di un film? Ne determinano tutto l’andamento e qui a fare da Camion di testa a questo convoglio è proprio la prima scena, la marcetta di C.W. McCall, l’asfalto rovente e il camion di Anatra di gomma che spunta da dietro una salita, sembra il video musicale della canzone per quanto tutto risulta stilizzato, gli occhiali a specchio di Kristofferson, l’anatra scintillante sul suo cofano, il montaggio spezzettato ed Ali McGraw su una spider nera, probabilmente guidando anche senza mutadine, in quello che è una sorta di corteggiamento in auto, scanzonato quanto i personaggi.

Avete mai visto un Mack serie R corteggiare una Jaguar XK-E? Nemmeno Cars aveva mai osato tanto.

I camionisti di “Convoy” sono ruspanti, ma leali, incarnano in modo leggero tutte le tematiche che normalmente si trovano in un film di Peckinpah, il suo amato Messico come punto di arrivo, sorta di “Terra promessa” per tutti i ribelli del mondo. Le donne che sono da conquistare per la loro avvenenza, oppure pari grado (come la Vedova, che maledice il suo camion per non averlo comprato nero), non manca nemmeno il tema delle fedeltà tra amici anche se il ribelle protagonista ha meno motivazioni di Peckinpah per impegnarsi con il film, quello che trovo straordinario è che anche un titolo tutto sommato leggero e diretto con una mano sola (forse anche meno) da un genio come Peckinpah, sia comunque meglio di tanta altra roba che mi sia capitata di vedere nel corso degli anni.

Per certi versi “Convoy” sembra la puntata di “Hazzard” diretta e recitata meglio di sempre, con enormi autoarticolati al posto del Generale Lee, ma allo stesso modo non mancano camion che si ribaltano per curve a gomito prese troppo velocemente, auto della polizia che volano fuori strada in “ciocchi” fortissimi tutti diretti come si faceva una volta, ovvero schiantando lamiere sul serio.

Che rumore fa un Ford LTD quando cade? Qualcosa tipo "SBADABOOM" direi.

Non mancano nemmeno risse e scazzottate nei locali, dove il rallenti caratteristico di Peckinpah non può mancare, anche se qui più che utilizzato per scavare nella violenza insita nell’uomo, prende una deriva goliardica, non vorrei proprio dire in stile Bud Spencer e Terence Hill, ma è l’esempio migliore che mi viene al momento.

I famigerati “balletti di sangue” di Peckinpah in versione country-folk.

Finiamo per affezionarci ai personaggi perché sono proletari, con le maniche rigorosamente arrotolate che fanno casino e affrontano attraversate solitarie che possono durare anche chilometri, dei moderni Cowboy, ultimi esemplari di una frontiera d'asfalto al tramonto. Ci sono scene in cui Peckinpah riesce a mostrare gli enormi autoarticolati come bisonti lanciati lungo gli Stati Uniti, oppure li fa “ballare” su gomme, con tanto di versione Valzer del tema musicale del film, insomma Peckinpah si concede tutto, anche una comparsata come membro della troupe che cerca di intervistare “al volo” Anatra di gomma (lo riconoscerete per i baffetti e l’iconica bandana in testa), per essere un film minore, riesco a capire perché ha avuto così tanta presa su di me, un Western su gomme, fuori tempo massimo ultra cesellato a tratti e scanzonato dall’inizio alla fine, anzi, il finale è davvero quello di un cartone animato.

Quel tecnico del suono con la bandana ha stile, secondo me farà strada.

Lo scontro tra Anatra di gomma e il “capo orso” Wallace diventa una vera guerra con tanto di battaglia finale, Anatra che giustifica il suo soprannome ricordando la frase paterna («Devi fare come l’anatra, stare zitto e buono in superficie, ma sotto devi darci dentro come un dannato»), alla fine riesce ad avere la meglio in un modo che sfida le leggi della fisica ed esce dagli impicci con una battuta («Hai mai visto un’anatra che non sa nuotare?»), ma lo stesso Peckinpah in un momento di lucidità in sala montaggio si è reso conto di non essersi impegnato a dovere per girare questo film, una sconsolatezza che spiega come mai, nell'unica volta nella sua carriera, Bloody Sam non ha mosso un muscolo quando la produzione gli ha portato via il film, rimontandolo e presentandolo nella versione da 106 minuti, l’unica disponibile. L’idea di Peckinpah di trasformare “Convoy” in un grande film epico (il primo montaggio del regista si attestava sulle due ore mezza) richiedeva una condizione fisica che Bloody Sam ormai non aveva più da tempo.

Duck in inglese vuol dire anche abbassarsi, infatti il nostro Rubber Duck tiene fede al suo soprannome.

Le riprese di “Convoy” terminarono il 27 settembre 1977, con undici giorni di ritardo sulla tabella di marcia, cinque milioni di dollari oltre il budget stabilito a causa dei vari ritardi e un totale di 240.000 metri di pellicola girati (per darvi un’idea, quelli di Il mucchio selvaggio erano 150.000), un disastro annunciato? Ironicamente no.

Il film che nessuno si aspettava che Peckinpah avrebbe mai voluto dirigere e che si è fatto portare via dalla produzione senza protestare, cavalcando il circuito dei Drive-In e ignorando le critiche negative (le “penne” più di prestigio dei grandi giornali, ormai non prendevano nemmeno più in considerazione i film del regista di Fresno), “Convoy” arrivò ad incassare 46 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, molti dei quali dai mercati esterni, dove la coppia composta da Kris Kristofferson ed Ali MacGraw era già stata “venduta” dai distributori, dove il nome di Peckinpah ancora godeva di buona fama (storia vera).

Quando ti citano i Simpson, vuol dire che sei nel Valhalla.

“Convoy” ha trovato il suo pubblico e posso ammettere di essere in buona compagnia, oltre a me è piaciuto anche a Quentin Tarantino, visto che avevo un’icona lasciata aperta da chiudere lo faccio subito. Per certi versi se Voglio la testa di Garcia lo avesse diretto Tarantino, sarebbe stato un successo da subito ed è proprio il regista di Knoxville ad aver manifestato la sua passione per Peckinpah, l’anatra di gomma sul cofano è tornata sull’auto di Kurt Russell in “A prova di morte” (2007) mentre il soprannome “Papà Orso” dello sceriffo Wallace è un’invenzione italiana, in originale si chiama “Cottonmouth”, il letale mocassino acquatico, che per altro era il soprannome di O-Ren Ishii in “Kill Bill”.

Quando, invece, è Tarantino a citarti, nessuno si ricorderà del tuo film.

Eppure, come accade sempre, quando Tarantino omaggia un regista, nessuno corre a riscoprire i film originali ed ecco perché Sam Peckinpah non è ancora stato oggetto di una rivalutazione piena come meriterebbe, anche perché un regista, cotto come una pigna, che con un titolo minore riesce a mandare a segno un film così iconico e ad incassare anche dei soldi, qualcosa di speciale dentro doveva proprio averlo.

Prossima settimana, cerchiamo di portare il convoglio di questa rubrica a destinazione, non mancate, qui Cassidy, passo e chiudo!

24 commenti:

  1. L'ho visto parecchie volte questo CONVOY, il più da ragazzino manco sapendo sapendo chi era Peckinpah. E' perfetto il paragone con "Hazzard" sia per quanto riguarda le acrobazie su gomma, sia per la leggerezza della pellicola, ma sopratutto il paragone è perfetto nel rapporto di famiglia tra i camionisti (un po' come la famiglia allargata dei Duke) che si parlano tra le radio con soprannomi e che corrono ad aiutarsi o a supportarsi a vicenda. E il nemico è lo sceriffo corrotto che vuole mettergli i bastoni tra le ruote o fare il "grosso" con pretesti tirati per i capelli.

    Oh, saranno secoli che non lo rivede ma il fatto che la MacGraw guidasse senza mutandine (almeno secondo quello che dice Anatra di Gomma...) me lo ricordo ancora!

    P.S.: due parole sui Nets? Secondo te possono puntare all'anello? Resteranno così? Irving resterà e "metterà al testa a posto" o verrà ceduto?

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    1. Sono dettagli che non si dimenticano. Dopo “Voglio la testa di Garcia”, questo è il film di Peckinpah più stilizzato, basta la scena iniziale, mutandine o meno, a farti venire voglia di conoscere questi personaggi e viaggiare nel loro convoglio ;-) All’anello puntavano anche prima, ma Irving è inaffidabile, il Barba fuori forma e la panchina resta ancora corta, ancora non li vedo favoriti a meno che quei tra non comincino a girare. Cheers!

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  2. Curioso... ieri ti ho nominato James Coburn e oggi me lo ritrovo qui che mi finisce di girare un film di Sam😀

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    1. Uno dei preferiti di questa Bara, tra Peckinpah e la rubrica su Bruce Lee, quel dentone é sempre da queste parti ;-) Cheers

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    2. Mi sa che dalle mie parti prima o poi parlo dei due film dell'agente Flint

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    3. Mi sa che dalle tue parti prima o poi ci sarò io a leggere dei due film dell'agente Flint ;-) Cheers

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  3. Finalmente.
    Lo aspettavo, Cass. E non sapete quanto.
    Di sicuro non uno dei più riusciti, del grande Sam. ma di certo uno dei miei preferiti.
    Dovete sapere che, ormai più di vent'anni fa, durante il servizio civile (eh, si. Fui uno degli ultimi. E ancora oggi resta tra le esperienze più belle della mia vita) ebbi la fortuna di conoscere un camionaro.
    Si badi bene: CAMIONARO, non camionista.
    Un camionista torna ad essere una persona normale, una volta sceso dal suo mezzo. ma il camionario...non é solo un lavoro.
    E' una fede. Una vocazione. Una scelta di vita e una filosofia.
    Se sei camionaro fai parte di una nazione dove tutti quelli come te sono tuoi fratelli. Anche se spesso sono solo voci nella notte.
    Anche lui aveva una casa, e una famiglia. Dove ogni tanto era ben contento di fare ritorno. Ma per il resto lui chiamava "casa" qualunque punto dove i suoi piedi toccavano terra.
    Uno spirito libero e ribelle come mai ne ho conosciuti.
    Alla fine ognuno fe ce ritrono alla sua vita, e la mia era ben diversa dalla sua. Ma ho sempre cercato di rubare e di tenere con me una parte della sua filosofia.
    Perché un uomo può essere libero anche se ha mille impegni, un lavoro infame e mal pagato e mille e ancor più menate.
    La libertà non é una condizione, é uno stato della mente. Tutti possiamo esserlo, se solo lo vogliamo.
    Lui sapeva che ero appassionato di film. E un giorno la buttò lì.
    "Dì un pò...hanno mai fatto un film su di NOI?"
    Indovinate quale film gli ho detto.
    Ok, ammettiamolo. E' ben lungi dall'essere perfetto, Convoy.
    Ormai il grande Sam era messo malissimo, e sulla pellicola ci hanno messo sopra le mani in troppi, perché potesse venire come doveva venire. Anche se era tutta gente fidatissima.
    E' come se avesse due anime, una più leggera e una più drammatica. Due parti di un unico essere che purtroppo tentano per tutta la durata del film di armonizzarsi tra loro e amalgamarsi come si deve.
    Senza riuscirci, però. Non del tutto.
    Ma nonostante tutto é entrato nel mito, nonostante lo giudichino uno dei suoi film più controversi.
    E ho l'impressione che abbia avuto molto più successo qua da noi che in madrepatria.
    Regala iconografia a pacchi, con certe scene. E in effetti...é un western, nell'animo.
    Come dico sempre...la frontiera non é morta. Ha solo cambiato forma. E se la cerchi...la troverai, prima o poi.
    Peckinpah é andato a scovare la figura più simile al cowboy che esista, ai giorni nostri. E la usa per riabbracciare il suo chiodo fisso della fuga verso il suo Eden, il posto perfetto dove tutto andrà bene un volta che si sarà tutti là.
    Interpreti magistrali, soprattutto Kristofferson e Borgnine.
    Il rapporto di amore7odio che li lega é un pò strano. Una sorta di genuina rivalità che ricorda quella tra Don Camillo e Peppone, a momenti. O tra Lupin e Zenigata. Crudele e bonaria insieme.
    Un attimo prima ridono e scherzano assieme, l'attimo dopo si pigliano a botte.
    Le motivazioni che li spingono sono tirate un pò per i capelli, così come il finale. che al di là dell'implausibilità trasmette un messaggio meraviglioso.
    La libertà, quella vera, é proprio impossibile. Ma non per questo bisogna smettere di provarci. Sempre. Tutte le volte.
    Mai arrendersi.
    Un grandioso lascito ed epitaffio da parte di una leggenda, se non fosse che manca ancora una fermata.
    Gran bel pezzo, Cass.
    Complimenti.

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    1. Grazie capo! Il film è stato uno dei più grossi successi al botteghino di Peckinpah, quindi anche in patria ha avuto il suo bel seguito penso che sia un film di culto più da quelle parti, anche se anche qui si difende bene ;-) Cheers

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  4. Ti ho letto fino ad un certo punto (mi hai fatto compagnia in fila alla posta ^_^) perché mi rendo conto di non ricordare minimamente il film, triste destino che mi è toccato con i film di Sam, quindi scatta assolutamente la re-visione: passerò a trovarti dopo ;-)

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    1. Felice di averti alleviato la fila in posta, a suo modo una sorta di convoglio ;-) Ci leggiamo più tardi! Cheers

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  5. Se nonostante le crisi paranoiche, alcool e droghe varie hai ancora un vecchio gruppo di amici pronti a sobbarcarsi mezzo film vuol dire che Peckinpah era un grande vecchio.

    Prima o poi vorrei recuperare qualcosa, su Chili ho visto che i suoi film si noleggiano con il costo di tubo di pringles o poco più.

    Purtroppo Tarantino è osannato da tantissimi, ma solo perché non hanno voglia di scendere dal carrozzone dei super critici cinematografici (o perlomeno è quello che gli piacerebbe pensare), pochi hanno veramente l'amore di Tarantino per il cinema.

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    1. Lo era, e malgrado il suo “Mucchio selvaggio” forse ormai allo sbando e lui al tramonto come i suoi anti eroi, aveva ancora il carisma ;-) I film di Peckinpah sono lezioni di cinema e bisogna imparare da chi ne sa più di noi, anche da Tarantino che ha vera passione solo che molti di quelli che lo venerano, si limitano a ripetere a pappagallo senza approfondire, “Trovo insopportabile questa mancanza di curiosità” (quasi-cit.). Cheers!

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  6. Incredibile, non trovo altra descrizione! Mi piace pensare che John Landis avesse negli occhi quegli inseguimenti con le auto della polizia nel deserto quando di lì a poco ha iniziato a girare "The Blues Brothers" :-P
    Siamo sempre lì, l'eterna e irrisolvibile guerra tra nomadi e stanziali, un odio atavico che nessuno sa spiegare ma che cova da millenni, e di cui Anatra e Lyle sono solo due conduttori inconsapevoli. Non sanno perché si odiano, ma avocano a sé il simbolo dei nomadi il primo e degli stanziali il secondo, e quindi non potrà mai esserci altro che guerra tra loro.
    Splendida la frase di Anatra, condottiero naturale al di là della propria volontà: «I'm just in front», lui è solo quello che sta davanti, ma proprio come simbolo trascina tutti quelli che sono nomadi nel cuore.
    E cos'è Lyle? Lo grida lui stesso in faccia ad Anatra, con la bocca distorta: «I am the law!», proprio come il neo-nato Giudice dall'altra parte dell'oceano :-P
    Una storia che da millenni separa l'umanità a livello quasi antropologico, qui perfettamente trasformata in una storia storie di ribellione perfetta per l'epoca.

    Una curiosità. Lo sceriffo, come fai notare, ha per nome in codice Cotton Mouth, e quando Burt Young lo vede dal vivo se ne esce con «Cotton Mouth ain't a snake». Per cercar di salvare il gioco in italiano, il doppiaggio rende il nome in codice Cobra, anche se in seguito sarà Papà Orso, così che Burt Young possa dire in italiano «Il cobra non è un serpente». Quella frase dev'essere rimasta impressa a Donatella Rettore, che due anni dopo ne fa una hit di enorme successo :-P

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    1. Quindi mi stai dicendo Sam Peckinpah padrino della Rettore! ;-) Guarda un po’ ti invidio, perché secondo me guardare “Convoy” per la prima volta è comunque un’esperienza, ricordiamo poi che questo è universalmente considerato un film minore di Bloody Sam, roba da dedicarsi a vita ai film minori ;-) Esatto la storia è un archetipo, ma i personaggi sono mitici e ogni volta che vedo il vecchio Kris capisco perché ai tempi veniva proposto per tutti i ruoli iconici, Anatra è uno Jena Plissken (sempre nel mondo degli animali ci troviamo) anche lui anti-eroe contro voglia, per un puro caso Ernest Borgnine era al volante in entrambi i film ;-) Cheers

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  7. Estate. Esterno notte. Un bambino di circa sette anni se ne sta seduto sopra un cuscino e sotto un manto di stelle. Si sbraccia, fa gesti con le mani e dirige come un regista in erba, anche se un regista non sa ancora cosa sia. Dirige la nonna: le poltrone vanno lì, il telecomando va qui - nella sua mano. Dirige lo zio che, zoppicante, armeggia dentro casa, dietro la finestra aperta.
    "Più a destra. Ancora poco poco. Così è perfetto."
    Adesso, la finestra di casa, da sbocco per il mondo esterno, si è rivoltata nella forma e nella sostanza. Non fa più entrare la luce, la emette. Non fa più entrare il mondo esterno dentro casa, ne fa uscire cento sul cortile. Il tv color non più grande di 16 pollici è diventato un mini cinema, ma è quanto di più simile quel bimbo abbia mai visto.
    L'attesa di allunga, ma il bimbo non protesta. Hanno cenato tutti presto per uscire a guardare la tv in tempo per l'inizio del film, scelto dalla guida tv, leggendo le trame tra l'italiano stentato di una nonna e uno zio che non sono arrivati alla quarta elementare. E scegliendo tra le mini locandine sulla guida, le più fighe tra le 20:30 e le 22:00. Non ci sono limiti di orario. Non d'estate. Niente scuola domani.
    Lo zio, zoppichin zoppicando, è riuscito a fare il giro della casa e uscire finalmente in cortile. Finalmente si spegne la luce e la magia è completa. Altro che cinema.
    Sullo schermo ci sono camionisti, come gli amici di famiglia, come suo padre che l'estate prima l'ha portato su e giù per lo stivale in camion per un'avventura lunga una settimana: la prima volta in nave, la prima volta in autostrada. Chilometri macinati sotto il sole. Prime mangiate agli autogrill. Prime scorpacciate di musica lungo la strada più lunghe di quelle percorse tra le stradine del paese con la mamma.
    I camionisti in tv sono solari, cazzutissimi, e in una delle scene destinate a diventare pietra di paragone per gli scontri epici mai visti al cinema, se le danno di santa ragione contro la polizia. Non ho mai giocato a indiani e cowboy, ma di certo non avrei mai scelto il lato dei cowboy (nonostante le vergognose foto negli anni dell'asilo potrebbero provare il contrario, ma sono errori di gioventù). Non dopo quel film dove gli sbirri erano i cattivi, e vederli capottare sbaragliati dalla gloriosa furia dei camion sembrava di gran lunga la cosa più figa da fare su questa palletta schiacciata che va a zonzo intorno al sole e che chiamiamo il nostro mondo.

    Ero io quel bambino, e quel film era "Convoy", anche se per anni (ben oltre l'infanzia) io e mio zio lo chiamavamo "I camion contro la polizia", cosa che ha reso piuttosto difficile recuperarlo.
    Non sapevo chi fosse Peckinpah, nè l'avrei saputo per molti anni a venire. Ma questo è uno dei miei film d'infanzia, un ricordo fondante per dirla alla "Inside Out", dove al posto dell'isola dell'hockey ci starebbe quella del cinema, e questo film sarebbe una delle sfere gialle più brillanti.

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    1. Ci tengo solo a ricordare che quest'uomo scrive anche sulla Bara Volante, ci sarà un motivo no? ;-) Scherzi a parte, sono felice di scoprire che tanti di noi hanno perso la testa per questo film fin da subito. Cheers!

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  8. Sono riuscito a rivederlo solo una manciata di anni fa, credo grazie al forum di Movieplayer quando ancora esisteva, non so se proprio grazie a te caro Cass, o a uno degli altri che trasformarono i miei "Camion contro la polizia" in "Convoy".

    "Io credo che ci sia sempre un “film minore” all'interno di ogni filmografia, che è proprio quello che ti fa
    perdere la testa per uno specifico autore"
    Per me è stato ben più che perdere la testa per un Autore, ma perderla per il puro spettacolo dei film, che non consideravo finzione ma storie VERE, almeno tanto quanto era vera la mitologia per gli antichi greci.
    Se un bambino che non sa nulla di cinema può riconoscere la figaggine intrinseca di un "Convoy" e ricordarselo per tutta la vita, qualcosa vuol dire sia sul valore di un Autore che di un'opera (minore quanto vogliamo). E mi fa pensare a quanto si sottovaluti la percezione delle cose (e pure del cinema) da parte dei più piccoli, che non hanno bisogno di essere sempre protetti dalle storie (come dalla realtà).

    Scusate il doppio wall text, ma questo commento lo stavo aspettando.

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    1. Potrei essere stato il "colpevole" ai tempi, in ogni caso la scena iniziale di questo film è talmente bella da potersi permettere di essere un perfetto biglietto da visita per quella cosina chiamata Cinema. Figurati Bro, sempre un piacere ;-) Cheers

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  9. Adorato sin dalla prima visione, lo porto sempre nel cuore.

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  10. L'ho visto sul finire degli anni '80, a casa dei miei nonni, nella Langhe. Purtroppo non rimane, per me, nulla di quel periodo e ti faccio eco dicendo che anche questa tipologia di film non esiste purtroppo più. L'unica cosa che posso dire è che non lo avrei mai associato alla filmografia del regista di Fresno, eppure è un film che lungi dall'essere perfetto, funziona e intrattiene, che poi è quello che dovrebbe fare. KK era anche in Blade e anche lì trasudava carisma da ogni poro, chissà perché quando ero giovane trovavo che avesse qualcosa in comune con Tom Skerrit. In ogni caso più che a Jena lo avrei paragonato a Jack Burton! 👋

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    1. Per approccio Anatra farà anche lo stesso lavoro di Jack Burton, ma ricorda più Jena in certi momenti, comunque Kristofferson era portatore sano di carisma, mica male per uno che faceva il cantante e l'attore solo come secondo lavoro ;-) Cheers

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  11. Visto molte volte, come gran parte dei film di Peckinpah, mio regista cult come pochi! Anzi, faccio fatica a pensare che non sia il regista cult di chiunque abbia visto qualcuno dei suoi capolavori. Questo forse non va annoverato come tale (non è alla pari del Mucchio selvaggio, di Cane di paglia, de L'ultimo buscadero, ecc.) ma è sicuramente uno dei più divertenti, degno di ripetute visioni!

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    1. Questo è un film di culto, gli altri titoli hanno fatto la storia, in ogni caso qui alla Bara abbiamo una rubrica su Peckinpah quindi contami pure tra quelli che lo stimano ;-) Cheers

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