martedì 8 dicembre 2020

Mank (2020): Citizen Gary

A volte mi rendo conto di essere proprio fuori dal mondo, ad esempio ero curioso di vedere “Mank” quando ho scoperto che sarebbe arrivato su Netflix, che era interpretato da uno dei miei preferiti ovvero Gary Oldman e che si tratta dell’ultima fatica di David Fincher. Mi sono convinto a vedere film per molto meno di così, credetemi.

Ma solo la scorsa settimana, grazie al post di Lisa, ho anche scoperto di cosa parlasse il film, ed improvvisamente ho capito il perché di tutte quelle persone interessate di colpo a “Quarto potere” (1941) di Orson Welles. Ribadisco, a volte sono davvero fuori dal mondo.

“Mank” è un film che ho affrontato a freddo, conoscendo davvero il minimo indispensabile, però mi ha conquistato lo stesso, forse perché se mi leggete su questa Bara, già saprete che ho un certo interesse per i dietro le quinte e gli aneddoti di produzione dei film, quindi per certi versi rappresento la tipologia di pubblico a cui Fincher voleva rivolgersi, anche se il suo film non è un ruffiano tentativo di cavalcare la popolarità di quello che viene considerato (giustamente) da quasi ottant'anni uno dei film più importanti della settima arte, “Mank” è una storia che si muove in più direzioni che però necessita di un'inevitabile premessa.

Visto che è tutto in bianco e nero, anche la foto di Fincher sul set deve esserlo.

Il film più cinefilo del 2020, è stato prodotto da un colosso dello streaming come Netflix, che molti cinefili vedono come IL MALE, non a torto perché non condivido alcune delle scelte della piattaforma con la grande “N” rossa, però è innegabile che titoli come “Roma” (2018) di Cuarón, Storia di un matrimonio, The IrishmanSto pensando di finirla qui, 6 Underground e Il processo ai Chicago 7 sono tutti film che non sarebbero mai esistiti senza i finanziamenti di Netflix, ed è doveroso sottolineare che Scorsese prima e David Fincher adesso, hanno goduto di fondi e una libertà totale, che non vorrei spingermi a paragonare a quella che aveva avuto Welles per “Citizen Kane”, ma quasi.

Si perché David Fincher questo film lo sognava dagli anni ’90, nel suo piano originale era previsto di portare sul grande schermo la sceneggiatura scritta da suo padre Jack Fincher, affidando i ruoli principali a Kevin Spacey e Jodie Foster (storia vera). Ma il regista di Fight Club dovette ripiegare le ali perché nessuna casa di produzione era interessata a produrre un film in bianco e nero, girato volutamente con tecniche che lo facessero sembrare una vecchia pellicola degli anni ’30, eppure è proprio così che Fincher ha potuto girarlo nel 2020, con titoli di testa retrò e finte bruciature di sigaretta, le stesse che indicava Tyler Durden ora che ci penso.

“Non stai parlando del Fight Club vero Cassidy? È la prima regola”

Eppure devo essere brutalmente onesto, “Mank” non richiede chissà quale preparazione sulla politica degli Stati Uniti del 1983, per assurdo potrebbe essere tranquillamente visto senza nemmeno aver mai sentito parlare di “Quarto potere”, anche se inevitabilmente si perderebbe moltissime delle sue sfaccettature, perché in nome dell’onestà a tutti i costi a cui facevo riferimento, buona parte del pubblico generico che si ritroverà questo film tra i più visti su Netflix, piomberà nel sonno totale dopo una ventina di minuti dall'inizio e sono piuttosto convinto, che convincerà ben poche persone a correre a recuperare un classico del Cinema come “Quarto potere”. Forse è il mio pessimismo congenito a parlare, ma alla curiosità del grande pubblico non ci credo più.

Per certi versi Fincher predica ai convertiti, cita “Quarto potere” senza farlo spudoratamente e per assurdo, un film così poco spocchioso e ruffiano, diventerà il preferito di tanti “cinéfili nell'era dell'Internét” che avranno di che sbrodolarsi addosso per un film che passerà inevitabilmente per elitario. Il che è un paradosso - in "Mank" ne troverete tanti - che affligge più il pubblico che il suo regista, uno che è sempre stato presente fin dagli esordi di Netflix, collaborando prima a serie come House of Cards, seguita da Mindhunter e Love, Death & Robots, dimostrazione che spesso i cinefili (o presunti tali) sono più intransigenti di chi il cinema poi, lo fa per davvero.

“Basta me ne vado, Cassidy parla anche più di me!”

La storia è quella di Herman J. Mankiewicz, per tutti “Mank”, uno sceneggiatore talentuoso e sbronzo (ho detto sbronzo!) destinato dalla storia a restare eternamente in ombra, prima in quella di suo fratello minore Joseph L. Mankiewicz (quello di “Eva contro Eva” del 1950) e poi schiacciato dal talento e dall'ego strabordante del ventiquattrenne Orson Welles, il giovane prodigio a cui si pensa immediatamente quando si parla di “Quarto potere”.

Questo film alimenta la mia mania per i "controcampi" cinematografici, le storie famose, però raccontate da un punto di vista inedito, inoltre come dicevo i paradossi si sprecano in “Mank”, perché oltre ad essere il film più cinefilo del 2020 (ma prodotto da Netflix) è anche una “biopic” immaginaria, su un personaggio che invece è del tutto reale, in tal senso è l’opposto di La regina degli scacchi, per restare in casa Netflix.

“Propongo un brindisi, a tutti i cinefili che andranno giù di testa per questo film”

Il film di Fincher non ha troppe mire di rivalutazione storica, non è un saggio trasformato in film pensato con lo scopo di ridimensionare i meriti – evidenti – di Wells, assegnando la completa paternità di un capolavoro come “Citizen Kane” al solo Mank. La storia raccontata da Fincher si muove in più direzioni, dialogando con il cinema del passato e quello del presente, e bisogna dire che dialoga parecchio perche i 131 minuti di “Mank” sono estremamente parlati, come solo una storia con uno sceneggiatore come protagonista potrebbe essere.

I dialoghi di “Mank” sono tanti, spesso posticci perché nessuno nel mondo reale parla in questo modo frizzante (come in "F come falso" del 1973, dove tutto è finto), ma il Cinema per nostra fortuna non ha il dovere di essere realistico e quei dialoghi, cavolo bisogna saperli scrivere! Non so se papà Jack Fincher in vita sua abbia tenuto lezioni di scrittura creativa ad alunni come Aaron Sorkin, ne dubito ma il materiale e dannatamente buono, tanto che se ti distrai un secondo, rischi di perderti un altro scambio di battute che scorre come musica per le orecchie. Inoltre parliamoci chiaro, David Fincher non avrà potuto avere Spacey e la Foster, ma Gary Oldman e un’azzeccatissima Amanda Seyfried, sono una gran bella coppia di ripiego.

“Io non sono il ripiego di nessuno hai capito?”

Gary Oldman è talmente bravo, da essere quasi scontato in un film così, ci sono film in cui Oldman risulta sprecato e basta, ruoli scelti per motivi alimentari, e poi ci sono film in cui sai che il vecchio leone ruggirà come un tempo, ma se L'ora più buia era il “Gary Oldman Show” applicato ad un film che era retorica e quintali di sciovinismo Inglese, qui il “Gary Oldman Show” è al servizio di un film molto più sfaccettato e riuscito, d’altra parte se nel 2020 dovessi scegliere un attore per interpretare uno sbronzo (ho detto sbronzo!) di talento avanti con l’età, la scelta più banale sarebbe proprio Gary Oldman, e lui con la stessa scontata banalità giganteggia in un ruolo che potrebbe tranquillamente valergli qualcuno dei premi grossi verso febbraio prossimo. Trovo ridicolo che molti abbiano "scoperto" il talento di Oldman, ma é ormai chiaro che con molti colleghi cinefili ho poco da spartire, cavolo nemmeno sapevo di cosa parlava "Mank"!

La continuità con cui Fincher si conferma un grande regista non è solo per una tecnica impeccabile, con cui ha saputo ricostruire un’intera pellicola realizzata con dissolvenze e stacchi “vecchia scuola”, resa ancora più efficace dalla perfetta fotografia di Erik Messerschmidt no, la continuità di Fincher è anche tematica perché dopo aver inaugurato il decennio, con un film che parlava di un moderno Charles Foster Kane chiamato Mark Zuckerberg con “The Social Network” (2010), qui chiude il cerchio – e il decennio – puntando dritto alla fonte originale, ed ora che l’ho citato, lasciatemi fare qualche paragone diretto.

"Non provare nemmeno a paragonarmi a Jesse Eisenberg, tzè!"

“The Social Network” è un altro film estremamente parlato che ogni volta termina, con un pezzo dei Beatles che parte a tradimento, sorprendendomi su un finale che arriva quasi inaspettato, perché ho sempre pensato che quel film avesse un ritmo in grado di incollarmi allo schermo, ogni volta che mi capita di rivederlo. “Mank” non funziona allo stesso modo, lassù ironizzavo sulle lezioni di Jack Fincher date ad Aaron Sorkin, ma tra i due è ancora il secondo a stare una spanna sopra, perché per entrare nel vivo della storia di Herman J. Mankiewicz, il film ha bisogno di carburare e quando lo fa, è comunque appesantito da un secondo atto in cui le elezioni politiche sembrano prendere il sopravvento su una trama che in teoria, avrebbe dovuto parlarci della realizzazione di “Quarto potere”, ma è proprio qui che il giochino messo su da David Fincher comincia a funzionare sul serio.

Adesso voglio "Pazzo Gary" anche nel seguito apocrifo dedicato al film di Sidney Lumet.

Il regista di “Zodiac” (2007) cita “Citizen Kane” senza quasi mostrarlo, proprio come l’assassino di Zodiac, è in questa porzione di film che conoscere il film originale di Orson Welles diventa lo spartiacque per il pubblico, perché quando Mank si trova davanti alle elezioni e i relativi giochi di potere, oppure quando cammina in un parco con Marion Davies (Amanda Seyfried), popolato da scimmie, giraffe ed elefanti, lì capisci che le citazioni a “Quarto potere” sono parte del processo creativo di un protagonista che di mestiere fa lo scrittore, sono elementi che da spettatori - appassionati di cinema - riconosciamo e che Mank finirà per inserire nella sua sceneggiatura. Bravo David, gran bella mossa!

Ma se “Citizen Kane” era liberamente ispirato alla biografia del magnate dell'industria del legno e dell'editoria William Randolph Hearst, allo stesso modo Fincher trova il modo di unire il cinema del passato a quello del presente, mostrandoci lo scontro tra Mank e i produttori, portandoci dietro le quinte, Fincher sembra voler dire che non è cambiato poi molto da allora, il cinema era nella mani di burocrati più interessati agli affari che all’arte e probabilmente l’industria non è cambiata più di tanto nel frattempo, ma non crediate che io abbia mire da Sigmund Freud, ma forse è anche uno dei motivi per cui Fincher lavora così tanto sul piccolo schermo. Qui ci starebbe una citazione ad un vecchio film, ma “Mank” parla di Orson Welles non di Billy Wilder.

“Bara Volante? Un’idea ridicola non la produrrò mai una cosa così macabra!”

Nell’ultimo atto poi il film sale di livello, i continui flashback si seguono alla perfezione facendoci capire sempre a che punto della storia ci troviamo, mentre nel lungo monologo finale di un enorme Gary Oldman, ci vene anche offerto quasi una nuova chiave di lettura su “Quarto potere”, paragonato dallo stesso Mank ad un moderno Don Chisciotte, il tutto mentre Oldman ubriaco regala l’ennesima prova del suo talento.

Per questa meraviglia, ringraziate il l'autore in persona.

Ora, non so se in futuro finirò per vedere e rivedere questo film, probabilmente i “cinéfilo nell'era dell'Internét” me lo faranno venire a noia molto presto a furia di parlarne troppo e a casaccio per darsi tutte le arie che Fincher non si è voluto dare con il film stesso, ma ora come ora, posso dirvi che sono felice di averlo visto, tanto da restarne piacevolmente colpito, dopo manciate di film mancini, mancava una pellicola bella da farvi appendere al mancorrente come “Mank”.

48 commenti:

  1. Ok, facciamo un po' d'ordine. Per prima cosa devo tornare a casa dei miei per recuperare "Quarto potere". Una volta riguardato quello (che onestamente non vedo da un bel po'...) passerò a questo nuovo lavoro di Fincher che, a quanto dici nel post, ha tutto per acchiapparmi.

    Anche se devo trovare il momento che sono a casa da solo perché nessuna delle due pellicole è il genere che piace a mia moglie...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, bravo, e una volta dai tuoi potresti sincerarti di che versione sia la copia di Quarto potere che hai, se da pellicola italiana o americana. Nel primo caso la impacchetti e me la spedisci! :-D :-D :-D

      Elimina
    2. Si può seguire anche senza ripasso, ma più dettagli conosci di "Citizen Kane" meglio sarà per la tua visione ;-) Cheers

      Elimina
    3. Dovrò verificare anche io, ho il DVD della versione integrale ma dovrei verificare i titoli di testa, lo appunto tra le cosette da fare. Cheers

      Elimina
  2. Se gli "esperti" si rendessero conto che il mondo è cambiato, e che tutti quelli che da almeno due decenni non andavano più in sala sono invece più che contenti di ricevere film sul divano, e che quindi lo streaming è la nuova frontiera (che va sfruttata, non combattuta), vivrebbero meglio. Non si contano più i film che senza Netflix non si sarebbero mai potuti fare, semplicemente perché con quei due spicci che girano nel cimitero delle grandi major non si può mica rischiare.
    Contento per Fincher, soprattutto perché ha adottato il Sistema Cameron: ogni film... era da decenni che voleva farlo :-D

    P.S.
    Auguri a un certo pilota di bare volanti :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cronenberg tempo fa intervistato si è detto a favore del digitale e dello streaming, non proprio l'ultimo della pista e nemmeno un giovanotto, eppure chi il cinema lo fa per davvero, sempre più realista di tanti appassionati che per amore, sono un po' illusi. Vero hai ragione, tutti cantano il ritornello di Jimmy, però se Netflix continua questa striscia positiva mi va benissimo ;-) Grazie mille per gli auguri, gentilissimo ;-) Cheers

      Elimina
    2. Urca, non sapevo e quindi mi accodo: auguri Capo! :-D

      Elimina
    3. Grazie capo! ;-) Cheers

      Elimina
  3. Il grande pubblico non credo lo apprezzerà particolarmente. Ho dato un'occhiata alle classifiche dei più visti di Netflix e non mi sembra sia presente. Ci sono tanti film natalizi e pure l'italiano La belva, ma Mank manca...

    Dall'altra parte ci sono i cinefili nell'era dell'Internet che ne stanno parlando così tanto che sembra che tutto il mondo l'abbia visto e ne stia parlando, quando in realtà non è proprio così.

    Un film che forse non vorrebbe essere elitario, ma suo malgrado finisce per esserlo, nel bene o nel male. D'altra parte, come dici, di paradossi Mank, e il cinema in generale, è pieno. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho fatto la stessa verifica anche io ieri sera, anche Babbo Kurt Russell sta più in alto in classifica. Il problema con un film così é che i suddetti cinefili lo faranno diventare "Joker 2", con il rischio di farcelo odiare. Purtroppo non credo più alla curiosità del grande pubblico, quindi stiamo pronti a vedere il pubblico scapparsi in due, peccato perché il film merita più di tutto questo contorno. Cheers!

      Elimina
  4. Innanzitutto... Ancora auguri 😙
    Film che mi è piaciuto, ma non fino in fondo, anche se il succo finale l'ho apprezzato. Ma poi... Il primo flashback, quello dell'incidente, non dà un vago senso sul perché sia tutto inventato...?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Genius ;-) Con il tizio che continua a parlargli della fidanzata? Questo film è vero come la finzione, rischierà di passare (tra i suoi paradossi) come una semplice biografia, quando invece é molto più intelligente e sfaccettato di così. Cheers

      Elimina
    2. Sì, quello. Per un attimo ho accarezzato l'idea che sia tutto inventato perché ha battuto la testa 😂

      Elimina
    3. Ci ho pensato anche io, ma ho anche sperato che così non fosse, sarebbe stato un'uscita facilona, anche se il finale in cui viene detto che Mank non ha mai più scritto nulla, sottolinea quanto di reale in questa biografia non ci sia davvero molto ;-) Cheers

      Elimina
  5. Bellissima recensione, che mi sento di condividere in toto.
    Due cose soltanto: 1) è vero, è un film per cinefili, e certo aver visto "Quarto Potere" aiuta parecchio. Però è anche un film che, malgrado non sia comprensibilissimo per i neofiti, ti stimola ad approfondire e conoscere la storia e i personaggi. Non è affatto poco. 2) Netflix produce un film che è dichiaratamente contro l'establishment hollywoodiano... che prima o poi, è inevitabile, dovrà rassegnarsi a rendere dignità anche allo streaming. Fincher compie uno splendido ritratto di un'epoca apparentemente "mitica" (gli anni '30) che in realtà non erano affatto la belle èpoque: era una Hollywood marcia, ottusa, che tagliava gli stipendi alle maestranze per assicurarsi più profitto possibile, anche in tempi di crisi. E oggi le cose non sono molto cambiate da allora.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, ho visto che ne hai scritto anche tu, di norma prima scrivo poi passo a leggere quindi ci vedremo più tardi dalle tue parti ;-) Si sono d'accordo, il problema è che temo che una buona fetta di pubblico, quella curiosità che potemmo avere tu ed io l'abbia un po' persa, ma magari é solo il mio cinismo. Si in questo film Fincher e Netflix mettono su un piedistallo gli artisti, puntando il dito contro un sistema che in ottant'anni non è migliorato e pensava già al profitto nel 1938. Trovo bello che così tanti autori di estrazione così diversa (ho dimenticato di citare Bay con "6 underground" ora lo aggiungerò alla lista), abbiano potuto contare su fondi e libertà che altrove non avrebbero potuto avere, se il risultato sono film come "Mank" a me va bene, ma é chiaro che qualcosa é cambiato citando un film con Jack Nicholson. Cheers!

      Elimina
    2. Indubbiamente i cinefili sono ormai - ahimè - una parte assolutamente minoritaria dei fruitori di cinema. E quindi a maggior ragione onore a Netflix che produce anche capolavori così di nicchia!

      Elimina
    3. Numeri alla mano purtroppo si, questo anno disgraziato ha confermato che tanto pubblico si riserva in sala per riempire il tempo e non per guardare il film. Netflix presenta anche tante porcheria raccattate in giro per il mondo, se non altro ultimamente pare aver quasi sfatato il mito sulla scarsa qualità dei film che produce, speriamo continui su questa linea. Cheers

      Elimina
  6. Mi trovo in linea col tuo pensiero; a me il film ha esaltato e non poco!
    Sì, è vero, non è obbligatorio aver visionato "Quarto Potere", ma se lo si fa i dettagli e le sfumature del film di Fincher salgono a colpo d'occhio e poi...dai. il film d'esordio di Orson è da consigliare a prescindere :D

    Saluti (in bianco e nero),
    Popcorn di Cechov

    PS:
    Da pignolo, segnalo un piccolo errore di battitura al pezzo
    "prima DI suo fratello minore Joseph L." con un DI che dovrebbe essere un DA, se ho ben intenso il senso dell'affermazione

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più conosci “Quarto potere” più è facile apprezzare il lavoro fatto dai Fincher, padre e figlio. Ti ringrazio per la segnalazione ho corretto, dedicato tempo alla correzione delle bozze ma siccome scrivo come un pazzo (in tutti i sensi) ogni tanto qualcosa scappa, gracias! ;-) Cheers

      Elimina
  7. "Dei burocrati interessati piu' al profitto che all'arte".
    Direi che il ritratto coincide alla perfezione anche coi colossi dello streaming.
    Non condivido in genere la loro politica, perche' a furia di buttare fuori roba a nastro al grido MUOVETEVI CHE SIAMO INDIETRO DI TRE!! la qualita' alla lunga va a farsi benedire.
    Insomma, certe volte si vede che alcuni prodotti sono al limite della decenza umana.
    Pero' ogni tanto stanno intendo anche da quelle parti, qual'e' la strada giusta da seguire.
    E cioe' dare spazio a gente che Hollywood non fila piu' cosi' tanto.
    E a registi ed attori che, pur nel piccolo, possono contare su budget considerevoli e totale liberta' creativa.
    E portare magari a termine quei due/tre progetti che gli stanno a cuore.
    The Irishman e' tra i migliori film che ho visto, di recente.
    Insomma, Fincher e' una garanzia. E magari qualcuno disposto a sborsare una manciata di milioni per fargli fare un film a cui tiene, tra Amazzonia Primo e Retepellicole lo si trova.
    Da vedere. E lo faro', sicuramente.
    Ormai il futuro e' anche questo, con i film.
    Resta piu' dispersivo rispetto al cinema, a parer mio.
    Vuoi perche' col fatto di mettere in pausa certa roba te la vedi a spezzoni, e spesso dai un occhio allo smartphone o a altra roba, mentre guardi lo schermo.
    Ma li' e' piu' che altro una questione di approccio e di fruizione.
    E...va bene anche cosi'.
    Ci adegueremo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bisogna distinguere tra i titoli prodotti e quelli solo presentati, il secondo tipo vengono pescate tipo rete a strascico presentando anche roba impresentabile. Questo come “The Irishman” l’ho visto sul divano (più comodo di qualunque poltrona di cinema), tende chiuse, lingua originale, senza pausa perché mi sono tenuto il tempo libero, quindi concordo con te una questione di approccio e di fruizione. Cheers!

      Elimina
  8. Ciao Cassidy, anche io ho parlato di Mank oggi, e come te ho aspettato di pubblicare per leggere gli altri e vedo che sono in ottima compagnia, già questo di per sè mi diverte moltissimo. Come sempre hai fatto un bellissimo pezzo, condivido tutto, credo possa essere bello anche per chi non sa quanti mutandoni avesse Orson Welles. Ah, e a quanto capisco è un giorno importante oggi: Buon Compleanno!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che oggi e domani saremmo in tanti Mankiaci ;-) Passerò a leggerti al primo minuto utile e grazie mille! :-D Cheers

      Elimina
  9. Un piacere aver contribuito in maniera indiretta a questa recensione XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La parte migliore del post è il tuo Meme, senza ombra di dubbio ;-) Cheers

      Elimina
  10. Mi unisco agli altri nel farti i miei migliori auguri! ^_^
    Per il film ripasso, ti ho letto con un occhio solo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho cercato di non dare anticipazioni sulla trama di "Quarto Potere" ;-) Scherzi a parte, grazie mille e sono curioso del tuo parere! Cheers

      Elimina
  11. Mi sento l'unico sulla Terra a non aver visto questo film, tutti i blog che seguo ne hanno sfornato una recensione! :--/

    E mi interessa pure, che mi affascina quel periodo di Hollywood tanto che ascolto sempre un podcast ad esso dedicato (You Must Remember This), ma stoicamente sto resistendo a Netflix...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A volte con certi titoli é così, Beccano il momento giusto anche se ora è più facile vista la scarsità di uscite. Cheers

      Elimina
    2. Off topic, ma, nel caso te lo fossi perso... Nuovo brano di John Carpenter pubblicato su Youtube! The Dead Walk. Tanta roba!

      Elimina
    3. Lo so lo so, il pezzo migliore tra quelli presentati fino ad ora per il prossimo "Lost Themes III", lo sto ascoltando a rotazione da quando è uscito ;-) Cheers

      Elimina
    4. Non dubitavo, ma nel dubbio... ;--)

      Elimina
    5. Hai fatto bene, meglio non perdersi nulla del Maestro ;-) Cheers

      Elimina
  12. Piccola curiosità sfiziosa: Fincher e Oldman hanno una ex moglie in comune.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non lo sapevo, ho perso il conto delle ex moglie di Oldman, forse anche lui ;-) Cheers

      Elimina
    2. Questa in particolare se la ricorda per forza, è quella che anni fa lo accusò di maltrattamenti ;)

      Elimina
    3. Temo che anche qui, siano state più di una, Oldman beveva forte, anche se non é una giustificazione. Cheers

      Elimina
  13. Questo è un film che appena l'ho visto su Netflix mi ha incuriosito, e le tue confermano la mia prima impressione.

    Comunque a mio giudizio Netflix non è ne meglio ne peggio degli studi tradizionali, magari ci sarebbe da riflettere sugli effetti di avere una serie completa appena esce, ma non è questo il caso.

    Lasciamo perdere le sterili pretese dei "cinéfilo nell'era dell'Internét", anche se il loro effetto deleterio si fa molto sentire in rete.

    Ora la vera domanda è: Rivedere prima Quarto Potere o buttarsi nella mischia subito?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti suggerirei di rivedere "Quarto potere", un ricordo fresco di quel film aiuta molto durante la visione, per il resto sono d'accordo con te ;-) Cheers

      Elimina
  14. Io trovo che Netflix produca una quantità di titoli validi.Pure tanta merda, ma quello succede pure alle grandi case,amiright?
    Ho guardato tutto Mank ipnotizzata dalle tecniche retrò(audio/video/regia/interpretazioni), ma la storia mi ha annoiato parecchio.L'ho trovato strascicato(sopratutto la seconda parte),ed il protagonista mi stava sulle balle dai primi 10 minuti.
    Sempre più convinta che Amanda Seyfried sia un angelo in incognito(il suo viso qui mi sembrava più perfetto del solito), tristezza invece per la mia amata Tuppence Middleton di Sense8, che qui in versione dimessa/seriosa/anni 30 fa decisamente un' altra figura!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assolutamente, infatti non amo gli assoluti, il giudizio non è mai così facile sarebbe troppo facile giudicare tutto bello o tutto cacca, non è mai così. Mank è oggettivamente un personaggio al limite del disgustoso, di solito sono quelli con le biografie più frizzantine ;-) Amanda Seyfried qui nel ruolo della donna angelicata è veramente perfetta. Cheers!

      Elimina
  15. A me basta Gary Oldman ubriaco. Di che altro abbiamo bisogno? Lo vedrò al più presto e sono sicura che ovviamente sarò d'accordissimo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gary Oldman ubriaco... No davvero non serve proprio altro ;-) Sono curioso del tuo parere. Cheers!

      Elimina
  16. Comincio da una confessione: da bambino il mio film di natale era uno dei tanti di Bud Spencer. Cresciuto, passai ad arma letale e, la notte di capodanno, dopo i festeggiamenti sotto le coperte con la vhs di guerre stellari. Poi scoprii quarto potere e da allora diventò quello il mio film di natale/capodanno. Più di una poltrona per due. Quindi questo film era un must per me. In realtà un film su Quarto potere era uscito diversi anni fa e si chiamava Rko 281 con un grande John Malkovich che faceva Mank, Liev Schrieber a fare Welles e James Cromwell a fare Hearst. A mia memoria il film, politicamente parlando, era più forte di questo Mank. Intendiamoci, è un buon film con un Gary Oldman (che dovrebbe farsi vedere da uno bravo per l'alcolismo. Tra questo e Churchill fa davvero impressione) in grande spolvero ma, onestamente, per chi non conosce quarto potere come film non si capisce granchè. La figura di Hearst rimane troppo sullo sfondo, i contorni politici della faccenda, nonostante la campagna elettorale (Cass credo ci sia un errore nella recensione. Scrivi elezioni 1983 quando sono quelle del 34) si capiscono poco. Non si accenna mai a che tipo di impero aveva Hearst e l'influenza politica che ne derivava. Insomma, qualche spiegazione in più a chi magari ha anche visto il capolavoro di Welles ma non ne conosce lo sfondo non sarebbe male.
    Due note finali: Charles Dance si candida ad essere il nuovo Langella/Plummer in quanto a personaggi torvi che ti ammazzano con uno sguardo
    Invece sulla questione netflix, bisogna ammettere che alcuni esperimenti li fa e non sono tutti da buttare. L'altro giorno ho visto il film sull'isola delle rose, che è parecchio romanzata, sia chiaro, ma è un gioiellino che al cinema non so in quante sale sarebbe arrivato. Su netflix, invece, sicuramente ha maggiore fruibilità. Il consiglio dei ministri con Zingaretti che fa Leone Presidente del consiglio e Bentivoglio che fa il ministro Restivo mi ha fatto piangere da quanto ho riso. L'ho rivisto tre volte quella scena. Semplicemente eccezionale

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo ricordo quel titolo, grazie per averlo ricordato anche a tutti i lettori, "Mank" ha sollevato un po' di attenzione intorno a "Quarto potere" e suoi derivati, su Charles Dance sono molto d'accordo ;-) Cheers

      Elimina
  17. Per essere uno fuori dal mondo te lo sei goduto parecchio!
    Io credo che lo rivedrò, dopo essermi informata sul contesto e sulle questioni politiche tutto mi è più chiaro e meno "freddo", ma fatico a parlare di capolavoroh, fatico a consigliarlo e apprezzarlo come il resto dei cinefili.
    Pecco io?
    Pecca lui di cuore, che arriva lentamente solo nel finale?

    Quanto ai dialoghi, Sorkin resta decisamente una spanna sopra, e ho capito una cosa: devo avere dei problemi con la voce di Oldman, che anche se camuffata, qui come in Churhill, stride nei miei timpani.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho imparato a vivere nella mia isoletta mentale ;-) Non credo sia un capolavorAH ma un film con un pubblico molto specifico, che si gioca l'intensità e il cuore solo in quel finale travolgente, credo che Fincher sia ossessivo, si vede dalla cura dei dettagli e l'opera di un ossessivo raramente si può apprezzare a caldo, ma a freddo, dove emerge il lavoro di ricerca. Oldman ha sempre avuto una parlata strana, è ora che è "oldman" per davvero, penso si sia accentuata, una volta avrei solo dato la colpa all'alcool ;-) Cheers

      Elimina