mercoledì 2 dicembre 2020

L'aereo più pazzo del mondo (1980): ho scelto il giorno sbagliato per smettere di festeggiare un classico

Come dice il mio amico Sergio: sono cresciuto con Zucker-Abrahams-Zucker e ne pago le conseguenze.

Parliamoci chiaro, il 2020 è stato un anno che in più di un’occasione ha acceso la scritta “Don’t panic” a bordo, i momenti grotteschi non sono mancanti e proprio per questo, il compleanno più importante dell’anno non possono che essere i primi quarant'anni di un capolavoro come “L'aereo più pazzo del mondo”.

La verità è che far ridere è qualcosa di dannatamente serio, se quelli che per me rappresentano lo zero comico assoluto, ovvero i Monty Python, si sono formati metà a Cambridge e l’altra metà ad Oxford (e Terry Gilliam chissà dove in giro per il pianeta), mentre quelli che da sempre considero i veri geni della comicità americana ovvero Jim Abrahams e i fratelli David e Jerry Zucker, si sono conosciuti all’università del Wisconsin e qui tra una festa e un Toga Party, sono entrati a far parte del gruppo teatrale del Kentucky Fried Theater, insieme ad alcuni nomi che hanno per sempre impresso il loro nome nei film degli anni ’80, come l’acchiappa fantasmi Harold Ramis e uno dei miei preferiti, il mio amico John Landis.

Linee aeree ZAZ, volare non è mai stato così divertente.

Proprio Landis, in quanto portatore del fuoco della comicità americana nel decennio dei Jeans a vita alta, suggerì a Zucker-Abrahams-Zucker (anche noti come ZAZ), che se volevano il pieno controllo dei film che fino a quel momento si erano limitati a sceneggiare (da soli oppure come trio), avrebbero dovuto passare dietro alla macchina da presa. Detto fatto e il loro esordio, non avrebbe potuto essere più al fulmicotone di così.

Per quello che mi riguarda, ZAZ insieme ai Python, completano la sacra trilogia dei geni della comicità insieme a Mel Brooks, da cui hanno ereditato il testimone delle parodie cinematografiche, un’arte ormai purtroppo perduta che però Zucker-Abrahams-Zucker hanno portato a livello Olimpico. Infatti il loro esordio da registi, era un piano bellicoso, prendere di mira un intero genere che nel decennio appena terminato aveva spopolato: il disaster-movie.

L’assistente di volo della Bara Volante, dove tutto è assurdo (anche il salvagente)

Se l’antica e nobile arte della parodia fosse ancora in voga, il 2020 forse sarebbe stato l’anno giusto per cominciare a sfottere i film di super eroi, perché il cinema popolare ha sempre un genere prediletto che fa staccare tanti biglietti al botteghino (scusa zio Martino Scorsese), di solito l’inizio della fine per un genere popolare è proprio l’arrivo delle parodie. ZAZ per i film con aerei di linea in difficoltà, sono stati l’equivalente di un’intossicazione alimentare provocata dal cibo servito in volo.

Quello che erroneamente viene spesso riportato, è che “Airplane!” - da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa in fissa con i titoli chilometrici “L'aereo più pazzo del mondo” - sia una parodia dei vari film della serie “Airport” (e i suoi tanti imitatori), quando in realtà si tratta di una presa per i fondelli, quasi scena per scena di “Zero Hour!” (1957). Rivisto oggi il film da noi intitolato “Ora zero” (senza caratteristico punto esclamativo) fa lo strano effetto di sembrare la versione seria di “L'aereo più pazzo del mondo”, per farvi capire di che livello di presa per i fondelli parliamo, basta dire che nel film del 1957 troviamo tutto, dall'intossicazione alimentare al pilota traumatizzato dalla guerra che non vuol più volare, che per altro si chiama proprio Ted Striker, tanto che per evitare problemi di carattere legale, Zucker-Abrahams-Zucker finirono per acquistare i diritti dallo sceneggiatore del film, Arthur Hailey che per altro aveva anche scritto il libro da cui venne tratto il primo “Airport” (1970) in modo da poter dormire tra due guanciali (storia vera). Anche se la domanda vera è un’altra: ma che razza di traumi ha avuto Arthur Hailey sugli aerei di linea? Un giorno qualcuno farà una biografia su di lui e allora tutto ci sarà più chiaro.

Arthur Hailey in coda al Check-In prima del decollo.

“Airplane!” sta a “Zero Hour!” come il film pauroso noleggiato e visto tra amici, magari bevendone un paio (e fumandone altrettante), quando la volontà di seguire la trama viene messa un momento da parte in favore di un attacco di “scemeria” di gruppo, che di solito consiste in ridoppiaggio dei dialoghi ad uso ridere, e battutacce più o meno riuscite che alla lunga, fanno diventare il film un piccolo culto di gruppo, non guardatemi alzando il sopracciglio, lo avete fatto anche voi un sacco di volte! L’unico caso analogo che possiamo considerare resta quindi “Scary Movie” (2000), che prendeva come modello Scream (e il suo titolo di lavorazione) per sbeffeggiare non solo il film ma amorevolmente, un intero genere cinematografico, con il risultato finale di diventare una parodia quasi più famosa del film originale. Non è certo un caso se la saga di “Scary Movie”, tra alti e bassi (e due capitoli diretti proprio da David Zucker, giusto per chiudere il cerchio) sia stata l’ultima grande parodia cinematografica, prima della morte del genere per eccesso di film di infima qualità sfornata. Film che hanno fallito perché non hanno capito, che far ridere con una parodia, richiede non solo un grande amore e una enorme conoscenza del genere preso di mira, ma anche abbondanti dosi di serietà, come dicevo lassù, far ridere è una cosa seria!

Il genio di Zucker-Abrahams-Zucker è stato proprio questo, portare in scena quantitativi abbondati di quel tipo di umorismo che io preferisco (quello assurdo), affidandosi a volti dannatamente seri, la selezione degli attori del film è stata portata avanti proprio con questo spirito, nessun comico, ma veri attori drammatici oppure in alternativa, personaggi talmente sopra le righe, da non essere degli attori (Kareem Abdul-Jabbar) e a volte, nemmeno degli esseri umani (Otto il pilota automatico).

“Tu lo conosci questo?”, “Ci siamo conosciuti ad un concerto, era il pallone da spiaggia che il pubblico faceva rimbalzare”

Ancora oggi tanti spettatori, ritrovando qualche vecchio film di Leslie Nielsen, si stupiscono (faticando a restare seri) di trovarsi davanti dei ruoli seri per il mitico attore. Leslie Nielsen arrivava da un’infinità di titoli drammatici e anche qualche Horror, quando ZAZ gli presentarono la sceneggiatura del film la sua reazione fu chiarissima: «Per quale motivo gli spettatori dovrebbero ridere a un disastro aereo?» (storia vera).

Leslie Nielsen, il navigato attore drammatico.

Malgrado Nielsen desiderasse da tempo cimentarsi con la commedia, i tre sceneggiatori dovettero fargli una corte spietata per convincerlo, ma avevano già capito che un volto noto dei film seri era quello di cui avevano bisogno, considerando la svolta comica presa dalla carriera dell’attore, e il fatto che ancora tutti oggi lo ricordino per il suo spassoso tenente Frank Drebin di “Una pallottola spuntata” (serie tv di ZAZ e relativi seguiti cinematografici), il trio ci aveva visto davvero lungo.

Lo stesso possiamo dire di Robert Stack, una vita intera dedicata ai ruoli da duro cinematografico, secondo ZAZ poteva essere solo lui ad interpretare il tostissimo Rex Kramer, ma per trovare il tono giusto per l’interpretazione, i tre registi mostrarono a Stack la registrazione di un suo imitatore che ne faceva amabilmente il verso, quindi di fatto il risoluto Rex Kramer (con i suoi numerosi occhiali da sole) di fatto non è altro che Robert Stack che imita l’imitatore di Robert Stack, sembra uno scioglilingua ma in realtà è una... Storia vera! Se vi sembra grottesco, vuol dire che siete entrati nell'ottica di un film che ha fatto del surreale la sua cifra stilistica.

"Voglio vederci chiaro su questa storia del mio imitatore!"

Visto che mi sono lanciato nel vuoto con gli attori, tanto vale aggiungere che anche Lloyd Bridges è diventato uno di quella facce che a posteriori, fa strano ritrovare in film drammatici, quando invece ne aveva interpretati tanti, ma il suo responsabile della torre di controllo Steve McCroskey, con il suo tormentone sul giorno sbagliato per scegliere di smettere di fumare, è diventato talmente iconico da etichettare per sempre il papà dei due futuri attori Jeff e Beau.

"Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di leggere post sulla Bara Volante!"

La serietà di fondo del film, quella necessaria a rendere efficaci i momenti comici, la possiamo ritrovare in tutti i reparti del film, a partire dalla bellissima colonna sonora, che ad esclusione dei rimandi al tema di John Williams di Lo Squalo (la geniale scene d’apertura, anche se il primo a sfottere Bruce al cinema, fu il suo stesso papà Steven Spielberg) e “Stayin' Alive” concessa dai Bee Gees per la spassosa scena della discoteca, la colonna sonora del film potrebbe essere quella di un serissimo film drammatico, tanto da non essere certo stata composta dall’ultimo della pista, ma dal grande Elmer Bernstein, uno che in carriera aveva composto le musiche per I magnifici sette e “La grande fuga” (1963), giusto per fare due titoli da niente.

John Travolta? Dilettante.

L’unico tentativo da parte della Paramount Pictures di far rientrare il film nei canoni della commedia classica, è stato cercare di imporre un vero comico come protagonista, uno a caso tra Bill Murray o Chevy Chase, entrambi rispediti al mittente da ZAZ senza nessun rimpianto (storia vera). Per il traumatizzato Ted Striker venne scelto l’esordiente Robert Hays, con la sua faccia da bravo ragazzo americano, stesso discorso per l’assistente di volo Elaine Dickinson, ruolo che che nei piani originali della Paramount sarebbe dovuto andare a Sigourney Weaver (che probabilmente avrebbe fatto atterrare da sola l’aereo dopo dieci minuti, sparando fuori dal portellone posteriore il cibo precotto al grido di «Get away from her, you bitch!»), ma che alla fine venne assegnato all'adorabile Julie Hagerty, che con quella sua combinazione di occhioni e sorrisone, ho sempre trovato anche molto carina, se mi è concesso un parere extra cinematografico. Ora però scusatemi, da appassionato di basket ho un paragrafo che mi sta particolarmente a cuore.

Non volermene Sigourney.

Nato Lewis Alcindor Junior prima della conversione religiosa, Kareem Abdul-Jabbar meriterebbe una biografia anche più di Arthur Hailey. Mettiamola così, chiunque abbia detto che nessun uomo è un’isola, non ha mai conosciuto Kareem Abdul-Jabbar, un corpo da super uomo irreale su cui è stata montata la testa di un grande intellettuale nero davvero eclettico. Introverso, di pochissime parole ma con una capacità di prestarsi all’arte (anche quella espressa su un campo da basket) come pochi. Al cinema ci è stato pochissimo, ma con due ruoli storici, uno accanto al Maestro Bruce Lee (prossimamente su queste Bare) l’altra qui, nei panni del co-pilota sotto mentite spoglie Roger Murdock, che abbattendo il muro meta cinematografico, viene subito riconosciuto dal ragazzino invitato a visitare la cabina di pilotaggio. Pare che Kareem abbia accettato la parte in cambio di 35 mila fogli verdi, con sopra facce di alcuni ex presidenti defunti, giusto il prezzo di un tappeto che aveva puntato e che voleva comprarsi (storia vera), in pratica il grande Lebowski alto 2,18. Accusato dal ragazzino di essere troppo “molle” in difesa sui cambi della NBA, con la sua frase di culto («Dì a papà che ci provi lui a marcare quei Cristoni grandi e grossi per 48 minuti!»), ha regalato un tormentone a tutti i giocatori di basket del pianeta, ma se parliamo di frasi e momenti di culto, mi tocca scoperchiare il vaso di pandora, perché questo film ne è strapieno!

Persino l’immagine di Jabbar in questo post è alta e lunga come lui.

Scrivere qualcosa, qualunque cosa su un film come “L'aereo più pazzo del mondo” per celebrare i suoi primi quarant’anni, vorrebbe dire finire semplicemente per riportare tutti i passaggi geniali e divertenti della pellicola, in poche parole una trascrizione completa della sceneggiatura visto che in 88 minuti di durata, il film ha SOLO momenti geniali entrati a far parte del mito. Dalla leggendaria “Don’t panic”, fino alla fila per far calmare la signora (a colpi di schiaffi) in preda ad una crisi di nervi, passando per la bimba cardiopatica a bordo, da allietare con una bella canzoncina. Ognuno ha i suoi cento momenti preferiti di questo film, come è giusto che sia visto che si tratta di una pietra miliare, anche perché ve lo dico subito, se non vi piace questo film, non solo non vi conosco e non ho voglia di conoscervi, ma vuol dire che non vi piace un Classido!

Quello che posso aggiungere forse è la risposta ad una domanda: perché non mi stancherò mai di vedere e rivedere “L'aereo più pazzo del mondo”? Non solo perché rappresenta in pieno quel tipo di comicità assurda che mi fa ridere di gusto (tipo le due voci della zona rossa e della zona bianca, che litigano tra di loro all’interfono dell’aeroporto, oppure il biglietto fumante per la sezione fumatori), ma anche perché questo film rappresenta in pieno quello che facciamo noi spettatori in poltrona, quando un film non ci piace e ci annoia, iniziamo a prenderne in giro i passaggi sottolineandone l’assurdità. Ed è l’assurdità a fare di questo film un classico, i piccoli passaggi senza alcun senso e per ciò esilaranti: la moglie del pilota che dorme con un cavallo nel letto, oppure quando iniziano a volare "con gli strumenti", suonando un pezzo allegrotto con una piccola orchestra improvvisata dentro la cabina di pilotaggio. Su fino ai momenti epici come Otto il pilota automatico, ribadisco, scegliete il vostro momento preferito, avete solo l’imbarazzo della scelta.

Volare con gli strumenti (ogni volta rido come il cretino che sono)

Non mi stancherò mai di vedere e rivedere “Airplane!” anche perché è il padre nobile della parodia cinematografica a tutto tondo, in un film che prende per i fondelli i disastri aerei al cinema, è del tutto normale veder cominciare una scena di ballo, perfetta parodia di un altro classico come "La febbre del sabato sera" (1977). Perché questo film è un perfetto calderone che attinge a piene mani dalla cultura popolare, che ha saputo restituire indietro centinaia di momenti di culto. Vale la pena vedere rivedere il film per ritrovare tutti i passaggi diventati leggendari, sia in lingua originale che doppiato, perché come molti film con questo tipo di umorismo assurdo, il doppiaggio qualcosa si è fumato, come ad esempio la battuta su Shirley («Surely you can't be serious», «I am serious, and don't call me Shirley») diventata parte del patrimonio culturale occidentale.

Ci sono dei passaggi poi dove semplicemente il doppiaggio italiano fa spallucce e va avanti veloce, facendo finta di nulla incapace di tradurre a dovere, come quando del ehm, materiale marrone colpisce le pale di un ventilatore, quella che è una tipica espressione Yankee per dire che ora le cose vanno male, ma presto potrebbero andare drammaticamente peggio, che nella versione doppiata del film resta semplicemente inspiegabile. Quindi il mio consiglio davanti ad un film così, è quello di non fermarsi alle battute facili e memorabili, ma di approfondire le ragioni che in quarant'anni lo hanno reso un classico, magari dopo aver letto l’illuminante post di Doppiaggi Italioti dedicato al film.

Il tipo di umorismo assurdo a cui devo molte delle mie caSSate.

Nel 1980 gli “allievi” hanno superato il maestro, infatti i critici all'uscita cercarono di paragonare il film di ZAZ a quello di John Landis, uscito lo stesso anno. Un paragone inutile visto che The Blues Brothers è diventato un fenomeno di costume partendo da un omaggio alla musica Blues, fino a quel momento dedicata ad una ristretta cerchia di pubblico, mentre “Airplane!” puntava da subito al bersaglio grosso, riuscendo nella sua impresa di fare da pietra tombale ad un genere, portando in sala lo stesso pubblico che fino al giorno prima andava a vedere anche il dodicesimo film della serie “Airport”. Al netto di un budget di tre milioni e mezzo di fogli verdi, con sopra facce di ex presidenti defunti, l’aereo più pazzo del mondo diventò il quarto più grande incasso del 1980, dietro all'imprendibile L’impero colpisce ancora ma davanti a titoli come The Blues Brothers appunto, ma anche Shining. Cosa vi dicevo? Per far ridere, per prima cosa serve un gran cervello e da questo punto di vista Zucker-Abrahams-Zucker erano tre teste incredibili.

Ed ora se volete scusarmi, vado a rivedermi il film per festeggiare. Lascio la Bara Volante nelle mani del pilota automatico Otto, ma non fidatevi di lui, è un pallone gonfiato!

Questa Bara Volante è in ottime mani (di plastica)

50 commenti:

  1. Posso solo dire che condivido tutto. E ancora oggi direi che non risente degli anni che ha.

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    1. Alla fine è diventato senza tempo, come rivedersi uno di quei vecchi film che prendeva amabilmente per i fondelli, solo che di questo, tutti conserviamo il ricordo, è diventato più famoso degli originali ;-) Cheers

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  2. La sacrà trinità è quella, aggiungerei pure un vangelo apocrifo che è quello instaurato in recenti anni da Edgar Wright, che riesce pure a decostruire la parodia in favore di qualcosa che va più in là. Incredibile come la parodia sia morta e defunta proprio con Leslie, lui che è stato pure il presidente degli USA domandansosi cosa avrebbe fatto il presidente (Harrison) Ford. I cartoni moderni che vanno tanto in voga in america hanno preso a piene mani da questi titoli, su tutti i Griffin di cui se non sbaglio tra i produttori spicca uno dello ZAZ. L'aereo più pazzo del mondo è un passaggio imperdibile, la formula di parodiare un genere ma con il più grande rispetto del mondo è qualcosa di intoccabile. Ovviamente poi è arrivato Top Secret! altra perla nel 84, con un grande Val Kilmer per non parlare dell'altra parte del cast.

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    1. Wright porta avanti la torcia dei grandi Maestri tra cui proprio ZAZ e dici bene, tutto l’umorismo delle serie animate che piacciono tanto a tutti arriva dal trio che ha cambiato la percezione di tutto, anche del buon vecchio Leslie. Questo film e “Top Secret!” insieme hanno smontato quintali di cliché cinematografici, che se usati oggi, risultano subito delle parodie ;-) Cheers

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    1. Capisci che non potevo non festeggiarlo ;-) Cheers

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  4. davvero è dell'80? Nella mia mente, fatta di infinite repliche ad orari improponibili su Rete4 (ma è davvero così? Mi sta venendo il dubbio...), l'ho sempre creduto un film degli anni '70, mentre un altro caposaldo del genere, Frankenstein Jr., l'ho sempre datato come anni '80!

    PS: la parodia dei film di supereroi è già uscito, Superhero, con Leslie Nielsen e Marion Ross (sì, proprio Mamma Cunningham!), parodia quasi scena per scena dello Spiderman di Raimi e nemmeno male tutto sommato. Purtroppo la realtà ha superato a destra la parodia e la scesa in campo dei Marvel Studios-Disney ha trasformato il genere in autoparodia ufficiale (Thor zio del tuono, zia ToMay che le fanno le battutine perché gnocca ecc ecc...).
    Esattamente come gli Star Wars Disney sono diventati più parodia della serie (compresi i prequel!) di Balle Spaziali (Kylocal Voltaren è più nipote di Lord Casco "non si respira qui sotto!" che di Lord Fener, il generale "Hux" a cui fanno gli "hoax", scherzi telefonici... questa l'ho capita solo adesso che l'ho scritta, figurati!)... Quando il materiale originale è così ridicolo, esautori le parodie che perdono assolutamente di senso!

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    1. Perché si rifà apertamente ai film degli anni ’70, quindi all’inizio di un nuovo decennio ZAZ guardava a quello che si era appena concluso, pieno di disastri aerei cinematografici ;-)
      Parlo di una parodia vera “Superhero” ha fatto il solletico al genere. Poi è una cosa diversa l’ironica che comunque è molto presente anche nei fumetti, io parlo proprio del film che sta al genere dei super eroi come “Scary Movie” sta a “Scream”, quello non è ancora arrivato. Più che altro abbiamo film (tipo la trilogia Disney di Star Wars) che sono talmente goffi da sembrare già delle parodie, purtroppo prendendosi terribilmente sul serio! ;-) Cheers

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    2. superhero ha fatto il solletico perché è giunto in anticipo, anche se all'epoca già c'era l'inflazione di cinecomic e tra noi cultori della settima arte già sbuffavamo per titoli un po' così (i fantastici 4, superman returns...).
      Invece che mettere la pietra tombale sul genere in seguito sono scesi in campo i pezzi grossi che hanno resto tutto ancora più comico...

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    3. Superhero per me è una chicca, gode di discreti tempi comici ed un cattivo da manuale intepretato da Christopher McDonald!

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    4. In effetti hai ragione, non erano ancora arrivati i battelli di Nolan ;-) Cheers

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    5. Proverò a rivederlo, l'ho visto unavolta sola e rischio anche di confonderlo mi sa. Cheers

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    6. Superhero lo adoro. È scemo al punto giusto senza diventare pesante come quelle cose alla Epic Movie.

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    7. Bene, allora lo rivedrò nei prossimi giorni, forse li ho confusi nella testa ;-) Cheers

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  5. Mi sono goduta questo post come non mai, conosco il film a memoria e anche io lo trovo strepitoso: come per le tre pallottole spuntate, ogni volta che lo vedo rido come una matta e non posso farci niente. Non sapevo che Leslie Nielsen avesse fatto anche un horror, io sono rimasta a bocca aperta quando, dopo essere cresciuta con lui come comico, l'ho visto giovanissimo nel meraviglioso film di fantascienza IL Pianeta Proibito. Hai proprio ragione, far ridere è una cosa dannatamente seria, mica solo pernacchie! Condivido e sottoscrivo ogni parola del post e anche la tua trinità della risata, che dire, dieci e lode!

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    1. Ti ringrazio moltissimo, è uno dei film che ho visto e rivisto più volte ci tenevo ad omaggiarlo a dovere e dici bene, fa molto strano rivedere Leslie Nielsen nei suoi primi ruoli, ti aspetti da un momento all’altro che faccia qualcosa di comico ;-) Cheers!

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  6. Oddio, in che categoria finisco se il film non l'ho visto? Nella categoria che non mi conosci o che non mi vuoi conoscere? Tecnicamente non dovrei finire in nessuna delle due perché non ho detto che non mi piace!
    Non so perché non l'ho mai visto, anche se perfino io conosco il messaggio Don't panic, okay panic.
    Comunque, concordo, non è facile fare con criterio una parodia di tutto un genere. Ah, dunque è con questo film che Leslie si è lanciato nelle commedie? In effetti ha questa faccia che pare seria (cioè, in realtà il serio lo faceva pure bene), e proprio per quello fa esilarare.
    Nella penultima immagine c'è la signorina Berg di saranno famosi!!

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    1. Mi stupisce molto, fa forse nemmeno troppo, sono quei film così famosi per le loro gag, che sembra di averli visti anche senza averli visti davvero, però ti vorrei nella categoria di quelli che recuperano il film, ti piacerà ;-) Cheers!

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  7. Carabara, ci sarà una ragione se sono stato accompagnato alla porta di parecchi cineforum da signori robusti e maleducati e quindi non ti stupirà se segnalo che " il papà dei due futuri attori Jeff e Beau" è uno zinzino imprecisa perché Beau - quasi come Ron Howad - recitava anche bimbo ed aveva nel curriculum cose come "New York: ore tre. L'ora dei vigliacchi" e che Jeff ( sempre riferendoci al 1980) aveva alle spalle L'ultimo Spettacolo di Bogdanovich ed Una calibro 20 per lo specialista, esordio di Cimino, se non ricordo male. Ti capisco perché anche io faccio confusione tra ieri, oggi e domani come il figlio di Shirley ne La Congiura degli Innocenti. Le teorie su spazio tempo ci dicono che forse abbiamo ragione noi e torto tutti quegli altri che dicono e scrivono cose come esiste un before Brando ed un after Brando.
    Termino - era ora starai pensando - dicendo che lo scambio di battute: " accendiamo le luci? " " no, è una mossa troppo prevedibile !" è x me un capolavoro del teatro dell'assurdo e non importa se sia o meno una invenzione nostrana, cosa che non ricordo onestamente. Ciao ciao

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    1. In effetti volevo precisare il grado di parentela, ma l’espressione “futuri” è imprecisa, a meno che io non abbia scritto questo post nel 1603, cosa che non è accaduta, quindi grazie per la precisazione spazio/temporale. Le invenzioni nostrane non mancano, alcune sono ottime, come quella che hai citato ;-) Cheers!

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  8. Porca di quella trota che filmone... Solo a leggere la recensione mi veniva da ridere. È il migliore di tutti i ZAZ, anche meglio del primo naked gun (serie che è poi peggiorata con il secondo ma soprattutto terzo capitolo). Tutto il film è un susseguirsi di scene e battute memorabili, tra le mie preferite cito la diagnosi del "morbo che colpisce in genere le galline", la scena di pinocchio, lloyd bridges che si posiziana davanti al suo quadro... Il doppiaggio italiano ha qualche pecca, però anche buone intuizioni (lei se ne intende? Non intendo intendermene.. Lei è in grado di volare? Non sono in grado mi hanno tolto i gradi... Cascasse il mondo quell'aereo non deve cascare! Cicagheremo a Chicago). Questa recensione mi ha illuminato una grigia giornata!

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    1. La trota è stata servita durante il volo, quindi non vedo errori nella tua affermazione ;-) Ne sono molto felice, immagina tutto il post pronunciato come avrebbe fatto Leslie, serissimo ;-) Cheers

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  9. Non sapevo di questo Zero Hour, ma questo o l'altro, spassoso film è questo, anch'io rido a crepapelle e come uno scemo quando lo vedo, geniale in tutto e per tutto ;)

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    1. Di solito citano tutti la serie di film “Airport” come fonte, invece “Zero Hour!” è la versione seria di questo film, vedere per credere ;-) Cheers

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  10. Film visto e rivisto mille volte ma fa sempre ridere pur conoscendo a memoria ogni scena.
    La parodia sembra morta e sepolta ma c'è qualcosa di apprezzabile negli ultimi anni?

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    1. Secondo me si, non amo fare il Boomer che guarda solo indietro, anche se la qualità generale mi sembra scena, in un po’ tutti i generi, tranne forse l’horror che tiene botta. Cheers!

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  11. Sbaglierò ma questo addirittura devo averlo visto al cinema :D Ero piccolo ma sicuramente mi divertii molto! E ancora oggi continuo a divertirmi quando la vedo, con tutte le sue assurdità! Spero che parlerai anche del seguito

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    1. Il seguito ha dei passaggi che adoro, ma in fondo è una replica spaziale di questo, vediamo, magari ci scapperò un ripasso durante le feste ;-) Cheers

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    2. Pensa che io sto talmente messo male che mi spacco dal ridere come uno scemo con lo scambio di presentazioni tra piloti:
      "Over" "Dose"
      "Over" "Craft"

      Già con le lacrime al minuto 2 del film...

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    3. La densità di gag per centimetro quadro del film è micidiale, il tizio che pulisce il vetro, per citarne una. Cheers

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  12. Premetto che sono cresciuto a pane e "film sui disastri aerei" ("Airport '77" e co.). Non so perché ma i miei (mia madre sopratutto) aveva una insana passione per i film catastrofici in particolare legati agli aerei (con appendici tipo "L'avventura del Poseidon") che, ahimè, pian piano è svanita nel corso degli anni.

    Ecco che quando da ragazzino scoprii "L'aereo più pazzo del mondo" me la feci letteralmente addosso. Da sempre un mio "guilty pleasure" che riguardo sempre con piacere. Spesso quando sto male come fosse una specie di coperta di Linus fatta a film... Inutile dire che conosco le battute a memoria e che gli ZAZ con questo film hanno esordito col botto replicando la formula vincente in seguito con TOP SECRET, HOT SHOTS (anche se non tutti e tre) e col capolavoro UNA PALLOTTOLA SPUNTATA. Geniali.

    Quello che molti non hanno capito è che far ridere è un'arte molto più difficile di far piangere. Servono più componenti soggettive rispetto al dramma e per questo sono molto più soggette a variabili. E come se non bastasse, per creare una parodia efficace non basta mettere giù due scenette o uno sketch serio con sullo sfondo due che fanno cose assurde. Bisogna conosce a menadito il genere originale per smontarlo pezzo pezzo e rimontarlo in modo riconoscibile ma fuori contesto. E nel fare ciò bisogna pure far ridere tutti! Un compito molto arduo che pochi maneggiano con cura ed efficacia.

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    1. Ci sono due cose davvero difficili da fare al cinema, far ridere e fare paura. Ma se la paura è generale, la comicità è locale, quello che fa ridere me magari non farà ridere un orientale, ecco perché fare commedie é un gran casino e le parodie sono il quadruplo axel della comicità ;-) Cheers

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  13. Che dire, Cass...
    Capolavoro, punto e basta.
    Invecchiato benissimo. E la cosa incredibile e' che a ogni visione migliora.
    Ogni volta scopri un dettaglio nuovo, inedito, che ti era sfuggito.
    I Monty, che adoro, ti facevano ridere di gusto o ti strappava o un sorrisetto ebete e divertito. E spesso chi ti stava accanto si chiedeva cosa cavolo ci trovavi da ridere.
    Ma era quello, il bello.
    Ma la premiata ditta Zucker & Zucker + Abraham's ti faceva scompisciare, proprio.
    Ma sganasciare e ridere a crepapelle dal primo all'ultimo minuto, davvero.
    Tracciarono la via maestra del demenziale.
    Spesso mai piu' seguita, aggiungo.
    E non solo per scelta. Ma perche' certe cose devi essere capace di farle, e oggi come oggi di gente capace di farlo in giro non ne vedo.
    Forse saro' un cagnaccio rognoso incapace di ridere di qualunque cosa, ma per me i comici odierni a quelli di quel periodo non gli allacciano manco le scarpe.
    Bisogna partire da un concetto semplice, peccato che nessuno lo fa.
    E cioe' che la parodia o il film comico, nell'ossatura, deve essere identico a quel che sbertuccia e prende per i fondelli.
    E qui, ironia a parte, i momenti di tensione non mancano di certo. Ma poi ti sbattono in faccia l'elemento assurdo e surreale, coi protagonisti che rimangono impassibili e compassati come se quel che accade fosse normalissimo. La cosa piu' naturale del mondo.
    Sembra non si capacitino del fatto che il pubblico ride.
    E l'effetto e' esplosivo. Ti spancidal ridere fino alle lacrime.
    Inutile elencare tutti i momenti comici e le trovate, che sono innumerevoli.
    Ma le mie preferite sono quelle dove accade qualcosa in sottofondo. Che spesso e' piu' assurdo ancora di cio' che sta succedendo in primo piano.
    Perche' per ridere...devi fare molta attenzione a non perderti nulla.
    Tipo l'arrivo di Kramer all'aeroporto. Dove oltre il parabrezza, dove di solito nei vecchi film viene proiettato uno sfondo animato per dare la sensazione del movimento...succede di tutto.
    Persino un inseguimento con gli indiani!
    E vogliamo parlare del poster di ROCKY TRENTOTTESIMO?
    Quasi profetico. Ci avevano visto lungo.
    Meno male che Sly non si e' ridotto cosi', per lo meno...
    Un esempio he non mi stanchero' mai di citare e' Ghostbusters.
    Tutto da ridere, ma nell'essenza e' un horror. Un horror interpretato da comici.
    Tra poco, giusto il tempo di finire Ritorno al Futuro (altro esempio. Film di fantascienza spacciato per commedia) e me lo rivedo con la piccola.
    Chissa' se le piacera'.

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    1. Tutto corretto anche se il poster di "Rocky XXXVIII” era nel seguito ;-) Hai citato due film che rispettavano in pieno il loro genere, ma mi sem Ra strano che nessuno abbia citato uno dei miei esempi preferiti, i due "Hot shots!" ;-) Cheers

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    2. Si, infatti ero indeciso a riguardo.
      Non mi ricordavo bene se era qui o nel secondo.
      Bello anche il sequel, anche se era leggermente inferiore. ma i tocchi di classe non mancavano nemmeno lì.
      Mi ricordo anche i due passeggeri di colore che parlavano in napoletano ( e lì immagino che il merito sia del doppiaggio nostrano).
      Purtroppo nel seguito mancava il grande Leslie Nielsen, ma le comparsate eccellenti non mancavano di certo.
      Da William Shatner passando per Raymond Burr a Peter Graves (Hover...Dose. Hover...Craft. Mi fa morire), che a un certo punto parte pure il tema di Mission: Impossible.
      Era nel primo l'assistente alla torre di controllo casinista, per caso?
      Grandiosi, i due "Hot Shots".
      Visti e rivisti fino a fondere le casette.
      Ma ho sempre avuto il sospetto che in parecchi non si ricordassero affatto che fossero di Abrahams.

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    3. Si l'assistente casinista era nel primo ;-) Cheers

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    4. Dopo questo fu un fioccare di cose e posti piu' pazzi del mondo.
      Tipo "L' Ospedale Piu' Pazzo del Mondo" (anche se il titolo originale era ben differente).
      Sicuramente ben inferiore, paragonato ai pezzi grossi degli Zucker e di Abrahams.
      Ma aveva i suoi momenti.
      Tipo la scena al cimitero col funerale canino, e la tomba di Carrie (si, proprio QUELLA Carrie) col braccio che spuntava dal terreno. O la scena in cui il protagonista dice "Alle volte ho la sensazione che tutto quel che faccio si ritorce contro gli altri!!"
      Poi lancia una sasso nel lago e centra uno che faceva canoa...
      O il dialogo "Le ho fatto un check-up completo. Le ho controllato i seno, ispezionato le cosce..."
      "E allora cos'ho, dottore?"
      "E che ne so? Io faccio l'avvocato!!"

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    5. Esiste anche un terzo aereo più pazzo del mondo, che però è un'invenzione tutta Italiota per vendere due biglietti in più. Cheers!

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  14. Hai detto davvero tutto, e non si può non amare questo capolavoro senza tempo, che ha distrutto la carriera di Robert Hays: come si fa a prenderlo sul serio quando è così geniale nella commedia?
    Visto che non posso aggiungere nulla, vado di ricordi.

    Inverno 1986, all'incirca: ci sono ancora in giro per strada i cartelloni di "Space Vampires" (dicembre 1985) con la tipa nuda, e certe cose rimangono impresse. I miei mi portano all'Accademia Britannica nel centro di Roma, un istituto con professori madrelingua per lo studio avanzato dell'inglese: forse volevano che imparassi la "lingua del futuro", non lo so, ho passato in quell'istituto i giorni più noiosi della mia vita finché non mi hanno tolto, visto che guardando una parete imparavo di più. Il metodo "full immersion" che andava di moda non aveva alcun effetto su di me. Già andavo male in una scuola normale, figuriamoci in una avanzata!
    Quella sera, mentre i miei parlavano con i professori o chissà che altro (non facevo domande), mi parcheggiarono nella saletta cineforum dell'istituto, un piccolo cinemino di forse venti o trenta posti dove proiettavano film in lingua originale, in un'epoca dove non era possibile trovarne, a meno di pochi cinema specializzati nel centro di Roma. Cosa proiettano? "L'aereo più pazzo del mondo"... ma io non lo sapevo! Mai visto quel film, e di certo non capivo una sola singola parola che usciva dallo schermo, ma tutti ridevano come dei matti. Ricordo un signore che ogni tanto esplodeva con un vocione che riempiva la sala, e se rideva così allora doveva essere una battutona. E così, minorenne e da solo in una stanza buia piena di sconosciuti, ho visto per la prima volta il film, senza capirlo ma ridendo come uno scemo quando ridevano tutti, finché finalmente sono venuti a recuperarmi da una situazione degna degli ZAZ! :-P

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    1. Faceva da segnalatore di risate quel signore con il vocione, in effetti é il modo migliore o peggiore per esordire con questo film, una situazione alla ZAZ per un film di ZAZ. Bisogna dire che poi con l'inglese hai recuperato egregiamente dopo, chissà che non sia stato l'imprinting (tanto per stare in tema di parole inglesi) di ZAZ ;-) Cheers

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  15. Condivido tutto, entusiasmo ed analisi del film scena per scena! Fa sempre ridere a 40 anni di distanza, forse risultano datate tre o quattro battute ma questo è vero e proprio oro comico!

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    1. Ancora oggi un punto di riferimento, uno splendido quarantenne ;-) Cheers

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  16. Quanto voglio bene a questo film non hai idea! Uno dei tanti film registrati negli anni '80 e rivisti chissà quante volte é diventato un pilastro della mia formazione di cineasta amatoriale. Ricordo che venne anche trasmesso in un ciclo di film in lingua originale... e lì scoprì come parlavano i due neri che, a proposito, come potrai sicuramente capire sono i miei personaggi cult, anche se non per loro merito. Comunque... capolavoro, a cui non posso aggiungere altro tranne che, se lo rivedessi ora, oltre a ridere, piangerei per la commozione... tanto é bello! P.s.: solo ora mi accorgo che Julie Hagerty nella scena degli strumenti, le scappa un pò da ridere! :-D

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    1. Come fai a non ridere con quella freddura? ;-) Di norma non gradisco i doppiaggi in dialetto, sono state fatte delle stragi con questa trovata, ma quello di questo film fa morire, inoltre era un modo logico per rendere la gag in Italiano, per il resto sul serio, questo film é leggendario ;-) Cheers

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    2. "Adesso chilla viene e v'pporta tutt'e cose"
      "Ma che ttraduci, che ttraduci, che mia madre m'ha mandato all'istituto berlistico-linguivistico..."
      "Che cazzo dici, 'cioccolà?"

      "Che abbiamo mangiato stasera?"
      "Be', si poteva scegliere fra la bistecca e il pesce"
      "Ah sì sì, mi ricordo: io ho preso le lasagne"

      "Voglio tutte le luci sulla pista d'atterraggio"
      "Ma certo, guarda là!" (lampade, abat-jours, ecc.)

      E qui la smetto o continuo fino a domani mattina ;-)
      Capolavoro assoluto di demenziale intelligenza, senza e e senza ma, con un sequel che riesce comunque a non sfigurare (compreso Shatner che, al di là delle ovvie citazioni da Star Trek e Spazio 1999, in pratica copre l'identico ruolo di Stack nel capostipite) a confronto...

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    3. Quintali di genio ad ogni fotogramma, magari farò un ripasso del secondo durante le vacanze, i riferimenti pop sono mitici ;-) Cheers

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  17. un tappeto da 35 mila dollari? e che era fatto di oro zecchino??

    geppo

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    1. Ho pensato lo stesso, ma poi ho pensato a Drugo Lebowski che per un tappeto ha fatto su un casino, quindi mi è sembrato quanto meno praticabile, quasi un prezzo onesto ;-) Cheers

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  18. Si vola alto qui... Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di leggere La bara volante.
    Un po' in ritardo ma me lo ero tenuto per un momento più libero dal lavoro, ti ringrazio per la citazione all'articolo dove parlo del pilota pedofilo eliminato nel doppiaggio italiano. Chiaramente questi film sono impossibili da rendere al 100% e ci tengo a dire che molte trovate sono riuscitissime, alcune citate qui tra i commenti mi hanno fatto ridere al solo rileggerle, molte altre, per i limiti già noti, non "arrivano" oppure vengono sostituite da un umorismo diverso e non altrettanto brillante. È decisamente uno di quei film da vedere in entrambe le lingue per chi conosce l'inglese.
    Recensione molto divertente come sempre Cassidy.

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    1. Sei sempre gradito lo sai, in qualunque momento ;-) Concordo in pieno, di solito i film andrebbero confrontati nelle due lingue, questo fa ridere in entrambe el versioni ma specialmente per i titoli di culto è importante il confronto per non fossilizzarsi solo sul, fa ridere e basta. Cheers!

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