sabato 2 gennaio 2021

La belva (2020): tu vuò fà l'americano

Possiamo far finta di aver già fatto tutto il lungo e tortuoso discorso sulla vera o presunta rinascita del “cinema di genere Italiano”? Ormai mi sembra una frase fatta cinematografica, che ha lo stesso valore di utilizzare frasi come “un pugno nello stomaco” oppure aggettivi come “devastante”, facciamo finta di aver già citato Lo chiamavano Jeeg Robot e passiamo al film di oggi, ovvero “La belva”.

La storia di un ex soldato ripieno di psicofarmaci, afflitto da una grave forma di disturbo da stress post-traumatico a cui qualcuno fa l’errore di rapire la figlioletta, come dite? Il film di Ludovico Di Martino disponibile su Netflix da alcune settimane non brilla proprio per originalità? Avete ragione.

Quindi qui bisogna distinguere, una storia deve essere per forza nuova? Nel 2020 ormai 2021? dai non scherziamo, la novità non la vedremo forse mai, quindi chi si distingue? Chi è in grado di cucinare la solita minestra in un modo differente. In un mondo (cinematografico) dove rapiscono un parente a Liam Neeson tre volte a settimana, o fai “Léon” con la cazzimma con cui lo aveva realizzato Luc Besson nel 1994 oppure signori miei, abbiamo un problema.

"Liam non è potuto venire, oggi tocca a me"

“La belva” è un onesto film di serie B, il che per me è già meglio di tanta roba di seria A con la puzza sotto il naso, ma bisogna essere onesti, se lo avessero fatto gli americani, non sarebbe stato incensato come ho visto fare in giro, anche perché i meriti del film non sono molti, ci sono e li ho anche apprezzati, ma i difetti non mancano, a partire da un lungo flashback sulle torture subite dal protagonista che aggiunge davvero poco, oppure da avversari che vanno dal livello “stereotipo” fino a “cattivo da operetta” (con tanto di musica lirica in sottofondo… Besson docet), con l‘apice rappresentato dai poliziotti, che vengono ritratti come capaci di fare bene il loro lavoro, anche se agiscono come una banda di imbranati, forse per la poca propensione degli attori con questo genere.

La drammatica scena dell’interrogatorio alla Belv… Ehm, forse no.

Non manca poi un’intera porzione in cui “La belva”, sembra trasformarsi nel classico drammone da tinello (quello sì, una piaga e un’abitudine del nostro cinema), ma ho promesso che avrei parlato dei pregi e quelli se pur pochi, non mancano.

Pur senza distinguersi dai modelli di riferimento, “La belva” è davvero un film che guarda a tutti i film giusti, quelli con cui siamo cresciuti anche noi e il protagonista, forse resta la parte più riuscita del film. L’attore Fabrizio Gifuni ha la faccia giusta per portare in scena Leonida Riva, uno che si chiama come il re degli Spartani di nome e come un celebre calciatore di cognome, e quindi visto che sta aleggiando su questo post, posso citare ancora una volta il film di Besson dicendo: «… Che nome cazzuto» (cit.)

Leonida è stato in Ruanda, Somalia, Bosnia, Iraq e Afghanistan, tutti i posti dove il nostro esercito si è palesato e in tal senso sembra identico ad alcuni ex militari che conosco, però filtrato da un certo gusto cinematografico che rendono il personaggio un monolite, che picchia più che altro di forza, facendo valere l’altezza e le braccia lunghe di Gifuni, anche perché i combattimenti ammettiamolo, sono più volenterosi che davvero riusciti. Non scomoderei nemmeno la staticità di John Wick, qui siamo proprio ad attori che sullo schermo eseguono una coreografia che hanno imparato un paio di giorni prima, senza troppa passione per le mazzate, quello che funziona però è l’insieme.

Volevo inserire una Gif animata, ma il risultato non sarebbe stato tanto diverso.

Leonida Riva non punta ad avere uno stile, è un Golem evocato per stroncare gli avversari, uno che punta alla gola, a neutralizzare l’avversario con meno movimenti possibili, ma che siano i più efficaci, un personaggio che ne ha viste troppe per ammazzare qualcuno e commentare il gesto con una battutaccia, forse nella testa di Ludovico Di Martino esiste un prequel dove Leonida uccide soldati somali a colpi di machete dicendo loro qualcosa tipo «Stick around!», ma dopo tutta quella guerra sembra più il Rambo del quinto capitolo, vecchio, cinico e stanco. Siamo chiaramente davanti ad un personaggio alla fine del suo arco narrativo, anche se noi lo abbiamo conosciuto solo adesso.

Purtroppo non tutto il resto del film è accurato (e curato) come il protagonista, l’intenzione è chiara, il cuore è al posto giusto ma in certi momenti il film non raggiunge un livello minimo di accettabilità, se non proprio a volersi giocare il discorso sulla rinascita del “cinema di genere Italiano”, ma su questo punto mi sono già espresso, quindi inutile tornarci su.

"Sono troppo vecchio per queste stronzate" (cit.)

Per me la scena chiave di “La belva” non arriva nei fatidici cinque minuti iniziali (quelli che determinano tutto l’andamento di un film), ma arriva nel finale, potete leggerla senza paura di rovinarvi la visione: quanti film americani avete visto che si concludono con un personaggio seduto sul retro di un’ambulanza, con una pesante coperta sulle spalle e in mano, una tazza di qualcosa di caldo da bere? Tanti vero? Direi tantissimi. Ma in uno strambo Paese a forma di scarpa, avete mai visto qualcuno caricato su un’ambulanza, tenuto al caldo da una coperta e da una bevanda? Io mai, magari sarà una procedura standard del primo soccorso anche qui da noi, ma quello che è sembrato a me guardando “La belva” è stato come vedere qualcuno che ha scritto e diretto un film, non localizzato, non basato su esperienze reali, ma basato su altri film. Badate bene, non un’operazione volutamente post-moderna, semplicemente una soluzione pigra, scelta pescando da tutti i film visti, come le BMX e i walkie-talkie, che magari erano la normalità per i bimbi Yankee degli anni ’80, qui da noi invece molto, ma molto meno. Sullo stesso principio mi è sembrato strano non vedere i poliziotti di questo film, mangiare ciambelle pescate da una grossa scatola, perché il livello di pigrizia nelle scelte narrative è più o meno lo stesso.

Insomma io posso capire la passione per tutti i film d’azione anni’ 80 e ’90, è la stessa che ho io, ma il rischio di passare per uno scimmiottamento degli Yankee è molto breve e anche piuttosto rischioso, quindi no, smettiamola di parlare di rinascita del “cinema di genere Italiano”, anche se la frase di Leonida: «Hai fatto la guerra?», «Più d’una», bisogna dirlo è davvero cazzuta.

20 commenti:

  1. non lo ho ancora visto.

    ottima recensione

    auguri per il 2021

    rdm

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  2. fabrizio gifuni e andrea pirlo sono la stessa persona!!!!

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  3. recensione coinvolgente che ti fa venir voglio di (ri)vedere questo film

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    1. Ti ringrazio, anche se durante la visione non ero proprio totalmente coinvolto dagli eventi ;-) Cheers

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  4. Mah...ne ho sentito dire un gran bene, di questo film.
    Forse esagerando. Ma considerando che film del genere raccoglievano solo pernacchie sino a poco tempo prima, per una volta si puo' lasciar spazio all'enfasi.
    Vedendolo, ci si rende conto che non e' come lo si dipinge.
    Un film tutto sommato onesto, pur con tutti i limiti che si trascina dietro.
    Che tra ambientazione e contesto rimane sul vago, e questo l'ho apprezzato.
    Se non fosse per il nome italianissimo del protagonista, quasi ci si potrebbe credere che sia stato fatto con la precisa volonta' di inserirlo e caratterizzarlo in un contesto al di fuori di quello nostrano.
    Chissa', forse per dargli un po' di respiro piu' ampio, in vista di una possibile distribuzione a livello internazionale.
    Lo sforzo si sente, ed e' lodevole.
    Poi ci sono parecchie cose che non vanno, e su questo si puo' sorvolare fino ad un certo punto.
    Soprattutto sugli attori, dove e' fin troppo evidente che molti non si trovano a loro agio con i personaggi chiamati a interpretare.
    Facile dire che mancano le basi.
    Io direi che il problema e' il contrario, se mai.
    Tutto il terreno fertile dei poliziotteschi e dei Western-spaghetti ma anche dei film di denuncia, che spesso erano piu' "action" di tanta altra roba spacciata per tale sono stati spazzati via da decenni di ammorbanti drammoni.
    E adesso recuperare il terreno perduto e' difficile.
    La strada e' lunga. Ma che ben vengano tentativi come questo, anche se tutt'altro che impeccabili.
    Smettere adesso vorrebbe dire buttare tutto al macero.
    Bisogna continuare.
    Ottima recensione, Cass.
    Complimenti.
    E auguri!!

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    1. Indubbiamente non manca la buona volontà e i riferimenti cinematografici giusti, ma in quanto film Italiano secondo me è stato guardano con un occhio di riguardo, in ogni caso meglio di un'altra commedia da nulla tipica della nostrana produzione, grazie mille e ancora auguri! Cheers

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    2. "Tutto il terreno fertile dei poliziotteschi e dei Western-spaghetti ma anche dei film di denuncia, che spesso erano piu' "action" di tanta altra roba spacciata per tale sono stati spazzati via da decenni di ammorbanti drammoni."

      Non mi pare, i film/serie sulla criminalità qui campano praticamente da soli.

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    3. Vero, anche se a ben guardarli rappresentano ormai un genere tutto loro. Cheers

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  5. Riflessione generale senza aver visto il film, basandomi sul tuo commento e su un pò di cose che penso da un pò.

    Ammetto che pure io cado nella tentazione di dire "cinema italiano". Però esiste il cinema, ed esistono modi più o meno buoni di farlo che prescindono completamente da dove si fa.
    Dò sempre più spesso fiducia a pellicole italiane, ma di una cosa sono convinto: non c'è nessuna "rinascita" nel "cinema italiano" (faccio indigestione di virgolette su questo argomento).
    "Rinascita" prevede anzitutto una nascita (su cui si può discutere sia mai avvenuta), e vorrebbe dire che esiste un movimento PRODUTTIVO, e collettivo, che vuol fare un certo cinema.
    Io questo movimento non lo vedo, ho visto in questi ultimi anni solo dei buoni (a volte ottimi) registi che hanno sfornato bei film. Questo però non è un movimento e non è una rinascita di un bel niente. Abbiamo dei singoli che mettono le loro palle sulla roulette, giocano e magari vincono. Abbiamo dei singoli che sanno quello che vogliono e quello che fanno. Questa è già un'ottima notizia, che là fuori ci sia gente con le palle quadre e un'idea di come il cinema si debba fare. Ma non è davvero "cinema italiano", perchè quello non esiste se non in piccoli squarci del tessuto spazio temporale (che si aprono pure per sbaglio). Quello che esiste è un cinema "fatto da italiani", e in questi ultimi 10 anni abbiamo visto più italiani che il cinema lo sanno fare, o che almeno ci provano.

    Noi un'industria cinematografica - nel vero senso della parola - non ce l'abbiamo. Abbiamo dei bravi operai. Dei buoni direttori di piccole imprese private, di singoli progetti. E quando sono davvero bravi vanno a lavorare all'estero, perchè chi un'industria ce l'ha riconosce chi sa fare il mestiere.

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    1. Sono perfettamente d'accordo, per quello che che il concetto di rinascita stia diventando una frase fatta, per ora abbiamo visto alcuni buoni film, non é qualcosa di sistemico come hai ben descritto. Cheers!

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  6. C'è Fabrizio Gifuni incazzato che corre e prende a schiaffi e calci un po' di gente. Basta, va ben così secondo me :)

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    1. Me lo ricordavo per "La meglio gioventù" e devo dire che qui si carica sulle spalle il film ;-) Cheers

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  7. Hai visto invece Il talento del calabrone? Quello mi incuriosiva di più.

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    1. No, ne ho sentito parlare maluccio e ho dato priorità a "L'isola delle rose", magari potrei vederlo uno di questi giorni. Cheers!

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  8. Visto giusto sabato 2, il pomeriggio, con tutti che dormivano. Filmettino-ino-ino. Si capisce da mille dettagli che chi l'ha fatto ha studiato i film americani. I classici anni 80-90 con botte ed esplosioni e ha deciso di fare la versione "all'italiana". Quindi: botte? Check. Protagonista cazzuto, taciturno, traumatizzato, faccia da duro, nome figo che prende più botte di un punchingball ma alla fine porta a casa la pelle mezzo morto? Check. Madornale errore da parte dei cattivi? Ovvio che check! E poi sotto con l'italianità, quindi mezzo dramma da tinello, attori "cani maledetti" a fare da comprimari, voglia di internazionalità pur non avendone i mezzi e le capacità, un ritmo lentissimo che mal si sposa col genere action,...

    Non me la sento di bocciarlo appieno perché nonostante mille difetti ha qualche guizzo. Primo tra tutti Gifuni, la sua faccia e il suo corpo. Personalmente lo ritengo perfetto per la parte e quel suo modo di combattere lento, sgraziato, pura potenza e cattiveria che sfocia poi nella disperazione, è coerente col suo personaggio. Cioè, ho trovato mille volte più credibile lui rispetto al duo French&Sue, alias Adkins e Mandylor (sì, ho rivisto pure i due "The Debt Collector" In questi giorni...). Alcune sequenze sono pure ben fatte (la scazzottata dal benzinaio ad esempio o l'inseguimento), ma il problema è la totale mancanza di ritmo. Si percepisce guardandolo che c'è qualcosa di sbagliato, che non torna. E' un film d'azione o è una fiction di Rai Uno? Dai, non si può lodarlo (ho letto rece entusiastiche in giro! Boh...) e dargli le pacche sulla spalla dicendo "Bravi! Ci abbiamo provato anche noi e se vogliamo li possiamo fare sti film". In tutta onestà sarebbe da bacchettarli perché la trama iper-collaudata era una garanzia, l'attore principale era stato trovato, bastava metterci i contorni giusti per sfornare un vero gioiellino girato con due spicci.

    Gran peccato. Può essere un punto di partenza a patto di prenderlo come base per creare un filone tutto nostro.

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    1. Gli intenti sono ottimi, il risultato onesto ma non merita di essere esaltato secondo me, inoltre il discorso: meglio questo dei drammoni con Margherita Buy lo capisco, ma non possiamo utilizzarlo per giustificare proprio tutto ecco ;-) Cheers

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  9. Questo film, come pure "Il Talento del calabrone" sono un esempio di cinema italiano che vuole non essere italiano ed è proprio qui che fallisce in pieno. I nuovi registi non hanno ancora capito che se i film di genere del passato sono tanto amati è proprio perché rielaboravano in chiave italica qualcosa di straniero. Esempio banale ma lucido è lo spaghetti western. Oggi vedere roba come "La Belva" non è che dispiace sia chiaro, ma fa male al cuore. Cinema dall'estetica prettamente da fiction televisiva che non ha forza alcuna.

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    1. Oggi ho visto un pezzo di trailer del calabrone (la pubblicità su Prime tra un episodio e l'altro di "Justified") mi é sembrato proprio come lo hai descritto e come "La belva", bene ma non benissimo. Cheers

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