lunedì 28 dicembre 2020

Antebellum (2020): la storia (e le storie) si ripetono, ripetutamente

Il film comincia con una frase di William Faulkner: «Il passato non muore mai. Non è neanche passato». Ma io che sono più pane e salame preferisco parafrasare i 99 Posse: la storia si ripete, ripetutamente.

Mentre guardavo “Antebellum”, film uscito qualche giorno fa su Amazon Prime Video, mi sono trovato a riflettere sul fatto che anche le storie si ripetono (ripetutamente), infatti l’esordio cinematografico dei due registi Gerard Bush e Christopher Renz, inizia con un bellissimo piano sequenza che ci porta nel bel mezzo della guerra civile americana. Per certi versi sembra di guardare “12 anni schiavo” (2013) di Steve McQueen, ambientato in una piantagione del sud degli Stati Uniti, dove la schiava Eden (Janelle Monáe, cantante che qui si rivela un’attrice davvero capace) subisce le angherie dei suoi padroni bianchi, l’odiosa signora Elizabeth (Jena Malone) e soprattutto suo marito, il capitano dell’esercito Confederato Jasper interpretato da Jack Huston, attore che ho sempre trovato piuttosto solido fin dai tempi di “Boardwalk Empire”, che però non ha mai fatto il salto di qualità e che qui, ci regala un gerarca in divisa grigia, che non avrebbe sfigurato dentro quella nera delle “SS”, oppure sotto il cappuccio bianco nel Klan.

Ragguardevoli bastardi, possono cambiare divisa ma non cambiano poi molto.

“Antebellum” ci mette parecchio ad ingranare e per essere venduto come un horror, l’unico orrore vero che racconta è quello del razzismo, tema caldo oggi più che mai e spaventoso per davvero, ma colpo di scena, quando il “drammone” messo su da Gerard Bush e Christopher Renz comincia a stagnare (e lo fa abbastanza presto), improvvisamente ritroviamo gli stessi personaggi a partire da Janelle Monáe in un contesto contemporaneo, dove Eden è una scrittrice che cerca invano di vendere il suo romanzo.

La donna avrà forse sognato tutto? Oppure la sua sanità mentale sta cominciando a venire meno? Sta di fatto che “Antebellum”, il film che comincia come una nuova versione al femminile di “12 anni schiavo”, improvvisamente comincia a fare metafora dei (brutti) tempi moderni, seguendo la lezione di Jordan Peele e dei suoi Get Out oppure Noi, solo con una vena molto più drammatica e meno satirica.

12 anni schiava (ma forse qualcuno di più)

Forse noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, non abbiamo la vera dimensione di quanto il movimento Black Lives Matter abbia influenzato l’America contemporanea, viviamo da sempre ai margini dell’impero e forse ci renderemo davvero conto solo tra cinque o sei anni, ma “Antebellum” è figlio di quel sentimento di rivalsa, che negli Stati Uniti è stato un fattore che ha determinato anche il risultato delle ultime elezioni. Perché credere che nei telegiornali il nome di Joe Biden non possa essere pronunciato senza quello di Kamala Harris? Perché il voto delle donne è stato davvero quello che ci ha permesso di liberarsi (malgrado lui sostenga ancora il contrario) del precedente inquilino della Casa Bianca.

Il momento in cui ho creduto che lo streaming di Prime Video sia andato in palla.

Questa deviazione solo per sottolineare quanto l’arte sia ispirata dalla realtà e le storie si ripetano, proprio seguendo le ripetizioni della storia. Ma a proposito di storie che si ripetono, quando “Antebellum” sembra avviato sulla via di una grossa metaforona sul razzismo negli Stati Uniti (cosa che per altro è, senza ombra di dubbio), il suo ritmo un po’ sonnacchioso, interrotto solo dalle orribili crudeltà subite dai protagonisti, cambia completamente con un colpo di scena che anche qui, a suo modo è una ripetizione di vecchi schemi già conosciuti, per voi ho due parole e una lettera puntata: M. Night Shyamalan. Ok, si tratta più di un nome che semplici parole, ma ci siamo capiti no?

Di colpo “Antebellum” con un cambio di genere, passa da dramma Horror a fantascienza in stile Black Mirror, sfruttando un trucco che il vecchio “Michael Night” aveva già abilmente raccontato in uno dei suoi film più famosi, non posso rivelarvi quale per non rovinarvi la visione, ma sappiate che è quello che fa guadagnare diversi punti ad “Antebellum”, che da questo colpo di scena riprende slancio e porta tutto sommato a casa il risultato.

A Spike Lee piace questo elemento.

Devo essere onesto, ho preferito di gran lunga il metaforone dritto e senza fronzoli di "Get Out", ma “Antebellum” si infila nel solco dei film di protesta che fino a questo momento sembravano proprietà intellettuale esclusiva di Spike Lee, perché la storia continuerà a ripetersi (con i suoi orrori) ripetutamente finché non saremo noi gli artefici del cambiamento, allo stesso modo lo faranno anche le storie. Pur riciclando e prendendo in prestito, Gerard Bush e Christopher Renz hanno firmato un film d’esordio con alcune frecce al suo arco, tutta starà vedere se in futuro proveranno strade nuove o continueranno a loro volta a ripetersi (ripetutamente).

14 commenti:

  1. Ce l'ho in canna proprio questi giorni quindi non ti leggo: ripasserò presto ;-)

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    1. Sono rimasto sul vago ma sono curioso di conoscere il tuo parere ;-) Cheers

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  2. Metafora ben riuscita, che inciampa nella caratterizzazione dei personaggi. Chissà cosa riserverà il futuro per i due registi ;)

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    1. In effetti sono parecchio aderenti allo stereotipo ad esempio i cattivi cattivoni, anche se questa storia li richiedeva, in ogni caso esordio interessante ;-) Cheers

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  3. Troppo eccessivo nella morale, però mi sono divertito. Lei è uno splendore, bellissima.

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    1. Molto, ma è l'impronta di Joedan Peele quella del "metaforone", però concordo lei brava e anche molto bella. Cheers!

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  4. Onestamente non sarei arrivato fino alla fine se non avessi preso l'impegno con te, e questo invece è un film che si capisce alla fine. O almeno ho capito di cosa stava parlando a un'ora e 41, su un'ora e 42 di durata!
    E' sicuramente una tecnica coraggiosa, ardita e spiazzante, che però corre un serio rischio: sembra un confronto fra "come si stava prima" e "come si sta oggi", e prima di scoprire che non è questa la trama del film ormai il malumore è cresciuto. Ma davvero una cassiera maleducata viene visto dalle donne nere come razzismo? In Italia è pieno di cassieri maleducati, eppure siamo tutti bianchi :-D
    Ormai siamo all'elastico spinto: si è tirato troppo l'elastico da una parte, in passato, e ora si sta tirando troppo dalla parte opposta. Che bell'epoca sarà quando finalmente saremo arrivati alla posizione di mezzo.

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    1. Concordo, ora il mondo dell'immaginario si sente in dovere di restituire qualcosa ma davvero si perde il senso della misura così, il realismo è un'altra faccenda. Cheers

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  5. Ne ho scritto in maniera molto simile anche io. Tra l'altro il colpo di scena è preso paro paro da una serie di cui non dirò il titolo per non fare spoiler.

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    1. Originalità poca bisogna dirlo, di sicuro una serie di spunti al servizio del metaforone, che é leggerissimamente marcato, onda lunga del passaggio di Jordan Peele. Cheers!

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  6. Facciamo così: lo vedo e torno a leggere il tuo post. Ho capito che è un film che fa discutere

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    1. Si divide abbastanza, sono curioso del tuo di parere ;-) Cheers

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    2. Visto e ho fatto bene. La recensione la pubblico la prossima settimana, per il momento però posso dire che mi ha convinto parecchio il montaggio e anche se il caro Michael Night ha fatto scuola quel riferimento non annichilisce l'originalità di questo film.

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    3. No, anzi dona al film lo slancio per il finale, mi viene da dire che forse è anche la parte più riuscita del film. Cheers

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