martedì 1 dicembre 2020

57 canali e niente da vedere: l'alienista 2, The Right Stuff, Lovecraft Country e The liberator


Torna l’appuntamento con titolo Springsteeniano, con le ultime serie viste di recente, non perdiamo altro tempo, pronti partenza, via!
L'alienista - L'angelo delle tenebre

Stagione: 2

Dove la trovate: Netflix

Tornano le avventure dello Xenomorfo che stanco di covare uova ha deciso di sistemarsi, facendo prima l’assistenza alla poltrona e poi il dentista. No scusate, devo aver fatto un po’ di confusione, “L'alienista - L'angelo delle tenebre” prosegue le avventure del trio di personaggi lanciati dalla prima stagione, l’alienista il Dr. Laszlo Kreizler (Daniel Brühl) e i suoi due compari John Moore (Luke Evans) e Sara Howard (Dakota Fanning), in una nuova indagine sempre tratta dai romanzi di Caleb Carr.

Mi sembra strano che vista la popolarità delle serie investigative, “L'alienista” non sia ancora così popolare, forse per via del trio di attori, tre volti (quasi) noti, che normalmente ritroviamo in ruoli da secondi violino piuttosto che da veri protagonisti, ma per questa seconda stagione a salire in cattedra è il personaggio di Sara Howard interpretato da Dakota Fanning.

All’inizio di questa seconda indagine, Sara ha fondato la sua agenzia investigativa anche se si avvale ancora delle consulenze del Dr. Laszlo Kreizler e di John Moore, nel frattempo diventato giornalista investigativo alla costante ricerca di torbide notizie per il giornale in cui lavora, ma anche di una stabilità con la ricca fidanzata, che non vede troppo di buon occhio il suo lavoro, che lo porta nei peggiori vicoli di New York nel cuore della notte, specialmente in compagnia di Sara Howard. Gelosia portami via.

CSI New York anno 1896.

“L'angelo delle tenebre” è incentrato sull'indagine di Sara legata al rapimento della piccola Ana Linares, la figlia del Governatore di Spagna, portata via dalla culla e sostituita da un bambolotto dal volto deturpato, acquistato ai vicini magazzini Siegel Cooper, dove in un macabro scambio il corpo della bambina viene ritrovato. L’indagine inizia a coinvolgere Goo Goo Knox, il criminale locale che gestisce tutti i traffici in zona, ma ben presto l’identità dell’assassino verrà a galla, con una serie di scelte meno banali del previsto.

La trama ruota intorno a tematiche più femminili, non di certo per seguire la moda del momento ma perché la storia ha una sua logica e i suoi riusciti colpi di scena, non vi voglio rivelare nulla perché devo dire, che tornare in questa atmosfera decadente quasi in stile “From Hell” di Alan Moore, non mi è dispiaciuto affatto. La solidità dei romanzi di Caleb Carr mantiene anche questa seconda stagione su un livello molto valido, insomma se vi piacciono atmosfere torbide, indagini e storie in costume, anche questa seconda stagione è in cassaforte.

Commento in breve: gli angeli con la faccia sporca, così mi gioco anche la citazione.

Chi ne ha scritto meglio di me: vi aspettano cent'anni di Nerditudine.

The Right Stuff - Uomini veri

Stagione: 1

Dove la trovate: Disney+

Fin dall’annuncio di una serie ispirata al romanzo “La stoffa giusta (1979) di Tom Wolfe, inevitabilmente influenzata da quel capolavoro che è Uomini Veri di Philip Kaufman, ho storto così tanto il naso da ritrovarmelo dietro alla nuca. Poi mi sono lasciato convincere dal nome di Leonardo DiCaprio tra i produttori e dalla comodità di ritrovarmi la serie su Disney+, nella sezione dedicata al materiale di National Geographic per la precisione.

Perché ho storto il naso? Perché semplicemente credo che fare meglio di Philip Kaufman sia impossibile, ho già decantato le meritate lodi del suo film e non mi ripeterò, anche se mi rendo conto che la corsa allo spazio in questo strambo 2020, sia un argomento ancora caldo. Mentre siamo incastrati a terra (e nelle nostre case) tra mascherine e speranze di vaccini, trovo che sia normale alzare la testa e guardare le stelle anche perché grazie a quel matto di Elon musk e al suo programma SpaceX, l’argomento non è mai stato più caldo di così negli ultimi decenni.

Sento già la mancanza di Ed Harris, Fred Ward, Sam Shepard e tutti gli altri.

“The Right Stuff” ci racconta nuovamente degli astronauti del programma americano Mercury e della loro corsa per battere i Sovietici nella corsa allo spazio. Una competizione scientifica che richiedeva piloti che fossero portatori sani di “Huevos”, per sedersi dentro trabiccoli sperimentali nel tentativo di abbattere il muro del suono, una storia di moderni pionieri, idolatrati come pettinate Rockstar e matti come cavalli, che in questa versione televisiva di otto episodi ruota attorno a tre protagonisti principali John Glenn (Patrick J. Adams), Alan Shepard (Jake McDorman) e Gordon Cooper (Colin O'Donoghue), gli altri uomini (veri) che fecero l'impresa, sono trattati poco più che comparse, dove invece il film di Kaufman li gestiva tutti come potenziali protagonisti.

Parliamoci chiaro, “The Right Stuff” è una serie molto ben curata e ben recitata di ottimo livello, che però ha più tempo a disposizione e che decide di utilizzarlo quasi tutto per trame amorose, gelosie tra piloti e le loro rispettive mogli, in quella che purtroppo sembra una lunga sotto trama che ricorda più Disney che National Geographic. Certo la serie tv approfondisce molto alcuni elementi, come ad esempio il programma spaziale sperimentale dedicato alle astronaute donna, ma allo stesso tempo ignora completamente buona parte degli elementi tecnici e scientifici che dovrebbero avere il loro peso in una storia così.

“Non dovremmo essere un po’ più tecnici?”, “Ora che tutti vanno in giro con la maglietta della Nasa, ma scherzi?”

Nel suo passaggio al piccolo schermo “The Right Stuff” non ha proprio la stoffa giusta, dimenticandosi dell’epica di cui questa storia ha bisogno, se togli l’ironia, l’accuratezza tecnica e il carisma dei personaggi (Chuck Yeager non compare nella prima stagione, ripeto torre di controllo, niente Chuck Yeager… GULP!) quello che resta è una validissima serie con un filo troppo di retorica per i miei gusti e la voglia di rivedermi dieci volte il film di Kaufman. Basta dire che ho trovato più avvincente il documentario sugli astronauti della Mercury, che Disney+ mi ha proposto alla fine della visione di questa serie (storia vera).

Commento in breve: Disney mi deve un pacchetto di Beemans.

Chi ne ha scritto meglio di me: non ho trovato commenti di altri Blogger, quindi scusate se vi suggerisco il mio post sul film, non è (solo) auto promozione, ma un modo spudorato per consigliarvi uno dei miei film preferiti di sempre.

Lovecraft Country

Stagione: 1

Dove la trovate: Sky Atlantic

Una serie che si intitola “Lovecraft Country” (benissimo), prodotta da Jordan Peele (bene) e da GIEI GIEI Abrams (Aaaarrrrgggghhh!). Qui il naso invece che finirmi sulla nuca, ha fatto tre volte il giro completo intorno alla testa, ma poi la serie disponibile su Sky Atlantic l’ho vista lo stesso.

"Sta per arrivare qualcosa di orribile", "Cthulhu?", "Peggio, GIEI GIEI"

Basata sull'omonimo romanzo di Matt Ruff, la storia è ambientata negli Stati Uniti segregati negli anni ’50 dove il protagonista Atticus "Tic" Freeman (Jonathan Majors), reduce della guerra in Corea cerca il padre scomparso, partendo dalla nerissima Chicago per attraversare un Paese che diventa sempre più bianco e razzista, accompagnato dallo zio Montrose (il mitico Michael K. Williams) autore delle ormai celebri Green Book, fino ai territori che erano la casa del solitario di Providence, H.P. Lovecraft che è una presenza che aleggia in tutta la serie, come se fosse lui uno dei Grandi Antichi.

Forse Lovecraft non va solo letto, ma affrontato in qualche modo, lo stesso Alan Moore (non proprio l’ultimo della pista) analizzando i suoi scritti, è passato da farsi beffe delle voci sulla presunta misogina dello scrittore di Providence per arrivare a lodarlo come una delle menti più creative, responsabile di quintali di iconografia.

Ormai basta un tentacolo a fare subito Lovecraft, persino l’insalata di polipo è considerata Lovecraftiana.

Basta la prima scena del primo minuto, del primo episodio di “Lovecraft Country” per farmi disperare: Atticus affronta navicelle aliene, bellezze spaziali mozzafiato in stile Dejah Thoris e giocatori di Baseball, in un calderone che sa di cultura popolare in cui è impossibile non vedere lo zampino del grande paraculo GIEI GIEI, un modo ruffianissimo di ingraziarsi gli spettatori a colpi di citazioni pop che per fortuna, viene da subito smantellato dall'evidente impronta di Jordan Peele, che sta diventando il campione degli horror con protagonisti dei neri, lontano dal solito stereotipo: il nero muore per primo. Ed era anche ora, ammettiamolo.

Tra poliziotti stronzi che costringono i protagonisti ad una corsa in auto contro il tempo (e contro il tramonto), “Lovecraft Country” è una riuscita ricostruzione di un Paese ancora spaccato dalla divisione tra bianchi e neri, in cui ogni episodio (ed alcuni sono davvero assurdi) sono un viaggio più che nella letteratura di H.P. Lovecraft, nella letteratura di genere a tutto tondo. Ci sono biondissimi suprematisti, ma anche adorabili Coreane a cui spuntano strambi arti aggiuntivi in stile aracnide, oppure interi episodi che strizzano l’occhio all'avventura più pura, quella alla Indy per capirci.

“Eppure lo diceva Indy che la X non è il punto dove scavare!”

Con “Lovecraft Country” vi ritroverete molto spesso a pensare: «Ma che cacchio sto guardando?», ma in buona parte fa quello che la serie tv Watchmen faceva con il fumetto di Alan Moore (che continua ad aleggiare nell’aria), ovvero prendere i personaggi per parlarci in modo anche riuscito delle divisioni razziali negli Stati Uniti (e di conseguenza in tutto il mondo occidentale). “Lovecraft Country” più che un viaggio dei racconti di Lovecraft è un viaggio nella letteratura di genere, prestato al servizio di una causa più alta. Il risultato è strambo ma godibile e anche molto ben recitato (Jurnee Smollett e Jonathan Majors sono fenomenali), anche se lo ammetto, piuttosto che un finale aperto, nell'attesa di una probabile seconda stagione, avrei preferito vedere più Lovecraft, in questa serie che porta il suo nome. Apprezzo l’intento e in parte anche il risultato, ma il nome nel titolo sembra uno specchietto per le allodole o comunque, distrae dai veri intenti della serie, che se non altro limita i danni, eppure conferma la linea, con GIEI GIEI di mezzo io non esco mai completamente soddisfatto.

Commento in breve: gli orrori di Dunwich sono nulla a confronto degli orrori di GIEI GIEI.

Chi ne ha scritto meglio di me: vi attende un caffè in compagnia di H.P. Lisa, In central perk.

The liberator

Stagione: 1

Dove la trovate: Netflix

Jeb Stuart è il nome che è stato oscurato da quello di Steven E. de Souza, quando si parla degli sceneggiatori di Trappola di cristallo, mi ha fatto piacere ritrovarlo showrunner di una serie di soli quattro episodi ma piuttosto ambiziosa, visto che racconta la storia dei 500 giorni impiegati dal 157esimo Reggimento di fanteria dell’esercito americano, comandato dal capitano Felix Sparks, che tra il 1943 e il 1945 sbarcarono in Sicilia per puntare su, fino al cuore nero dell’impero di Hitler, con la drammatica conclusione nel campo di concentramento di Dachau.

Non avete problemi con lo schermo (o la vista), la serie è davvero tutta così.

“The Liberator” punta in alto, per raccontare due anni della seconda guerra mondiale impiega solo quattro episodi, che terminano tutti con la più classica delle lettere scritte alla fidanzata lontana e una struttura quasi onirica, resa piuttosto bene dalla tecnica del Trioscope Enhanced Hybrid, una specie di Rotoscope molto più economico (anche nell'effetto finale, più avanti ne parliamo), che trasforma il girato in una sorta di effetto fumetto, come se gli attori fossero stati ripassati ad acquarello e china.

La compagnia del capitano Felix Sparks era una banda di gatti senza composta da Texani bianchi, nativi americani, latini e neri che in patria non avrebbero potuto bere dalla stessa fontanella ma che in guerra, si ritrovarono fianco a fianco. Ecco perché “The liberator” precede un po’ come il bignami dei film sulla seconda guerra mondiale, cavalcando dinamiche prese in prestito da classici come Quella sporca dozzina, anche se il risultato è più pregevole di un semplice riassunto di qualcosa già raccontato altrove, malgrado i pochi episodi, la qualità dei dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi è davvero buona.

Quella sporca disegnata dozzina.

Il Trioscope in certi momenti sospende l’incredulità e addolcisce molte delle scene violente che i combattimenti si portano dietro, ma a dirla tutta nulla mi toglie dalla testa che sia anche un modo per coprire le magagne di un budget altrimenti non all’altezza, grazie a questa tecnica costumi abbozzati possono diventare di colpo consumate e realistiche divise, però Jeb Stuart si è preso un bel rischio che paga i suoi dividenti solo nel buonissimo finale, estremamente malinconico che conclude bene questa miniserie. Se siete appassionati di storie di guerra, non troverete novità ma riuscite conferme, per tutti gli altri, potrebbe essere un buon modo per fare la conoscenza di un sottogenere (quello bellico) davvero sconfinato.

Commento in breve: salvate il soldato Jeb Stuart.

Chi ne ha scritto meglio di me: l’ho vista solo io? Voglio i vostri di pareri e per questo ci vediamo nella sezione commenti.

20 commenti:

  1. Mancate clamorosamente tutte e quattro. Ma se due di queste non le avrei comunque viste ("The Right Stuff" per un motivo e "The Liberator" per un altro...), due le avevo adocchiate.

    "L'Alienista" è, come dici benissimo nel post, una di quelle serie che hanno tutto per fare centro ma chissà come mai nessuno se la fila o la cita o la consiglia mai. Pure il sottoscritto, perennemente in ritardo sulle serie e sui film, ce l'ha in agenda da più di un anno ma quando arriva il momento di vedere qualcosa di nuovo la scarto sempre. Mo' mi sa che è arrivato il tempo di rimediare.

    "Lovecraft Country" invece da un lato mi attirava, dall'altro non mi ha acchiappato completamente. Ho beccato due episodi a metà e ne ho visto qualche minuto sparso. Vista così, mi è parso un minestrone zeppo di tutto ciò che può piacere ma contemporaneamente è pure troppo pieno di roba. E adesso che ho letto che tra i produttori c'è l'amico paraculo J.J. ho capito perché. Sono combattuto...

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    1. "Lovecraft Country" funziona quando parla del razzismo negli Stati Uniti (e quindi nel mondo occidentale) e lavora bene sui personaggi, ma se vuoi Lovecraft per assurdo qui non lo troverai, quindi bravo Jordan Peele, cattivo GIEI GIEI, che si conferma ancora e sempre il grande paraculo.

      "The Liberator" ha dei difetti ma anche dei numeri, l'ho iniziata a vedere credendoci poco e poi mi ha preso abbastanza, anche se le magagne non mancano. "The Right Stuff" invece, ne ho scritto solo per ribadire quanto sia bello il film ;-) Cheers

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  2. Di queste io ho visto solamente l'alienista angelo delle tenebre. Devo dire che questa seconda stagione perde qualche episodio per strada ma guadagna in qualità del racconto, molto compatto e ben cadenzato. La prima stagione sopratutto verso la fine aveva almeno due episodi inseriti per riempire il tempo e non aggiungevano valore alla storia. Qui invece tutto molto rifinito e godibile. Peccato che il successo non sia così "possente" per una serie più che dignitosa.

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    1. Concordo in pieno, la storia guadagna colpi proseguendo, invece di perderne come succedeva alla prima stagione, peccato che sia una serie sempre in linea di galleggiamento. Cheers

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  3. L'alienista e Lovecraft Country le voglio vedere assolutamente. Purtroppo quest'anno sono rimasto indietro un po' con tutto e anche alcune delle novità più succose me le sono perse malamente...

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    1. Figurati non è una gara, ti dirò "L'alienista" é una serie solida, "Lovecraft Country" se sei in vena di stranezze assortite ;-) Cheers

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  4. Grazie per la citazione :D L'alienista veramente ottima, apprezzo anche che in questa stagione siano passati a solo 8 episodi senza inutili perdite di tempo. E poi c'è quella tale attrice esordiente veramente mostruosa come bravura. The Right Stuff avevamo iniziato a vederla in un periodo "orfano" di altre serie, ma poi sono sopraggiunte Mandalorian, Star Trek Discovery, The Crown ed è finita in coda, vedremo se la finiremo... :D

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    1. Figurati, doverosa ;-) una gestione degli episodi e del minutaggio anche migliore rispetto alla prima stagione, "The Right Stuff" invece niente, se avete tre ore, vi consiglio caldamente il film, dura meno della serie ed è cento volte meglio ;-) Cheers

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  5. Non sono un tipo da serie perciò faccio sempre fatica a sceglierne una da vedere. Quella Lovecraftiana potrebbe interessarmi per l'apporto di Jordan Peele, ma se partiamo con le astronavi aliene il sopracciglio mi schizza via direttamente.
    The liberator è papabile per tutti i motivi giusti: tecnica visiva intrigante, storia di guerra e solo 4 puntate.

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    1. Il libro si intitola così, ma il nome Lovecraft è uno specchietto per le allodole. "The liberator" non gli avrei dato due lire, ha delle magagne ma anche momenti validi alla fine mi é piaciucchiata, non era scontato. Cheers

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  6. Conosco di nome la prima, ma non m'ispira particolarmente, le altre due non saprei, anche perché conosco ora, mentre Lovecraft Country è imperdibile ;)

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    1. Confesso che questo post conteneva molte più serie, ma il risultato finale per lunghezza, era troppo anche per i miei standard ;-) Quindi ho sparso le serie lungo la settimana, ma il nocciolo è rimasto qui nel post. Cheers

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  7. Niente, non mi hai venduto nessuna di queste serie :-D
    Scherzi a parte, certo che la Disney infilando la serie nella sezione "documentari" ha proprio voluto assicurarsi che nessuno la vedesse!

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    1. Pensa che per assurdo, il documentario proposto da Disney+ effetto dell'algoritmo delle ricerche, era più avvincente della serie ;-) Infatti penso di averla vista solo io che sono impallinato con il film del 1983. Cheers!

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  8. Di questi penso possa interessarmi giuto L'alienista, e con una trama così... molto intrigante, potrebbe interessarmi pure tanto!
    Caspita, avrà un che di gotico urbano, se lo paragoni a From Hell...

    Moz-

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    1. Quell'atmosfera malsana ha qualcosa di "From hell", poi chiaro il fumetto di Moore ha tutto un altro spessore, ma é quel tipo di storia ;-) Cheers

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  9. Accolgo volentieri tutti per un caffè per quella che potrebbe essere una versione più splatter e sinistra di Watchmen, ma mi trovi impreparatissima sulle altre serie.

    L'Alienista continua a non tentarmi, gli altri titoli mai li avevo sentiti e non appartengono al genere che mi stuzzica...
    Anche perché, tra Mandoloriani e His Dark Materials ho di che tenermi occupata.

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    1. Ogni tanto dirotto qualcuno dalle tue parti, ecco "His dark materials" dovrei iniziarla, al momento sono alle prese con "Fargo 4" e dei gran venerdì Mandaloriani ;-) Cheers

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  10. Vista the alienist sua prima che seconda stagione. Ho preferito nettamente la prima. Senza fare spoiler diciamo che nella seconda ci sono diversi momenti in cui prendi i protagonisti per cretini. Poi, sinceramente, trovo il personaggio della Fanning forzato con il pennarello a sottolineare "io sono una donna autonoma". La prima stagione aveva il merito di essere ben inquadrata storicamente. Qua introducono un certo editore (evito spoiler) che mi aveva gasato ma poi mi ha deluso
    The right stuff rifiuto di vederla come quasi tutta la roba sullo spazio perché trovo storicamente fastidioso che si dia narrato mille volte della nasa e non si sia fatto lavoro analogo sui sovietici visto che furono loro a mandare gagarin e vinsero quella corsa.
    Lovecraft country cominciato a vedere. Molto interessante la prima puntata. Meno belle le seguenti ma prima di dare un giudizio voglio finirla

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    1. Magari un "The Right Stuff" narrato dai russi! Però deve andare essere curato come il film del 1983 e non come la serie tv del 2020 ;-) Cheers

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