martedì 10 novembre 2020

Lionheart - Scommessa vincente (1990): il Re leone

Qualche giorno fa Jean-Claude Van Damme ha festeggiato sessant’anni, proprio nell’anno in cui il suo film che preferisco ne compie trenta. Secondo voi la Bara Volante poteva mancare questo doppio appuntamento?

Certo Kickboxer - Il nuovo guerriero è il film che ha fatto fare il botto all’atleta Belga e magari qualcuno di voi potrebbe preferire titoli come “Senza esclusione di colpi” (1988), ma personalmente non ho dubbi, il mio JCVD preferito resta “Lionheart”, per il numero esagerato di volte in cui mi è capitato di vederlo e rivederlo in televisione, ma anche perché è un film che ha fatto fare un salto in avanti alla carriera di Van Damme, uno che di salti (e calci) è sempre stato esperto.

“Lionheart” è l’esordio alla regia di Sheldon Lettich, che in precedenza aveva sceneggiato proprio “Senza esclusione di colpi” e Rambo III, ed è stato voluto proprio da Van Damme, che sarebbe tornato poi a dirigere ancora l’anno successivo in “Double Impact”. Per questo film il Belga ha voluto i suoi pretoriani, non a caso uno degli inseguitori del protagonista Moustafa, qui è interpretato da Michel Qissi, il leggendario Tong Po.

Michel Qissi (a destra) con il vestito buono di chi dopo deve andare ad un colloquio di lavoro.

Il film si apre con un prologo che sembra quasi un MacGuffin, il fratello del protagonista viene ustionato a morte da alcuni trafficanti di droga, l’uomo ridotto ad un arrosticino urla il nome del fratello alla moglie Helene (Lisa Pelikan), che non ha un soldo per pagare l’assicurazione medica. Quindi io mi chiedo, tutti quegli americani che hanno appoggiato Trump quando ha fatto di tutto per eliminare l’iniziativa nota come “Obamacare”, non lo avevano visto “Lionheart”? Non so cosa sia più grave, un atto di auto sabotaggio nei confronti del proprio sistema sanitario oppure non aver visto questo film, in ogni caso, poi ditemi che guardare film non serve a niente. Tzè!

Il fratello dell’uomo è Lyon Gaultier (il nostro Jean-Claude, gagliardo e tosto) militare della legione straniera, una scelta del tutto funzionale alla storia, perché per tornare a casa Lyon, come Ulisse, dovrà imbarcarsi su un cargo battente bandiera liberiana per raggiungere il fratello morente, ma a ben pensarci anche una scelta che è stata una svolta per Van Damme. Renderlo un soldato della legione straniera è il modo più logico per giustificare il suo accento Belga all’orecchio degli americani, che considerano tutto “European Trash” senza fare distinzioni, una soluzione semplice che infatti è tornava svariate volte nella carriera di Van Damme, basta citare “The Legionary - Fuga all'inferno" (1998).

“Mi piace il tuo accento soldato francesino”, “Sono Belga signore e fossi in lei sfotterei poco”

Lyon prima rischia la fucilazione sul posto, rispondendo molto (ma molto) male al suo superiore, poi pensa bene di mandare KO tutta la legione straniera fuggendo prima nel deserto e poi via nave, direzione: Los Angeles. Sfiga! Siccome la nave su cui si è imbarcato come clandestino Lyon, è alimentata dal carbone che lui stesso caccia a palate nella fornace, la barca va talmente veloce, ma talmente veloce, che invece di attraccare al porto della città degli angeli, arriva dritta a quello di New York. Jean-Claude un po’ meno enfasi la prossima volta ok?

I'm an englishman belgianman in New York.

Lyon dopo aver cambiato forma alla dentatura del capitano della nave, che lo vorrebbe ai lavori forzati gratis a vita (inventando così a colpi di pugni la famosa “Pasta del capitano”… Ti rimangono i denti in mano), vaga solo, senza soldi e senza nemmeno un cappotto nel freddo della Grande Mela. Senza nemmeno una monetina per telefonare ad Helene, Lyon si imbatte (avete capito no? Perché finisce per batters… Ok la smetto) in un incontro clandestino di lotta, ed è qui che “Lionheart” getta la maschera.

Il Re della collina, Walter Hill è il padre nobile di tutto il cinema giusto occidentale, quello che aveva già inventato tutto prima di tutti, senza che in carriera gli sia mai stata riconosciuta nessuna delle sue idee, non è successo per Alien, ma nemmeno per tutti i film legati al “Pit Fight”, che sono nati grazie al suo L’eroe della strada. “Lionheart” non ha fatto altro che riprendere quello stesso identico modello le cui basi erano state gettate da Walter Hill, sostituendo un atleta in uno stato di forma incredibile come Jean-Claude Van Damme al grugno e alle nocche di Charles Bronson, il risultato finale è stato una sorta di rifacimento non autorizzato se vogliamo, ma anche un modello di riferimento per tutto il cinema di arti marziali occidentale, che negli anni ’90 spopolava, e di cui “Lionheart” è diventato il faro di riferimento, il modello da seguire.

"Siamo in missione per conto di Walter Hill"

Pensateci, esattamente come in L’eroe della strada, qui abbiamo il manager chiacchierone con i contatti giusti che fa amicizia con un combattente tosto e di poche parole, insieme diventano la coppia in grado di vincere combattimenti e scommesse, cementando il loro rapporto di virile amicizia e cercando anche una redenzione personale. Walter Hill era più cinico e diretto, “Lionheart” tende ad essere un po’ più caramelloso e votato allo spettacolo, ma il risultato finale non cambia, sono i due film di riferimento per tutto il “Pit Fight” a venire. Sono tentato dal farlo, mi lascio tentare, in onore di tutto quel cinema d'azione degli anni '90... Classido!

Qui il manager non ha i dentoni di James Coburn, ma le cicatrici di Joshua (Harrison Page) è lui a ribattezzare il protagonista (“Lyon che nome è? Te lo cambio subito. Lion! Chi vuole combattere con un leone?») e a fargli guadagnare i primi soldi, fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti conquistati a suon di calci e pugni in strada, combattendo con i più loschi individui in circolazione, il tutto mentre i soldati della legione straniera ancora gli danno la caccia. Insomma Jean-Claude Van Damme viene messo nelle condizioni ideali da parte della storia, di fare quello che gli riesce meglio, ovvero pugni e calci in stile Van Damme, nel 1990? Non si poteva proprio chiedere di meglio.

“Lionheart” è un film che ha tutte le facce giuste, certo è pieno di ingenuità rivisto oggi, a trent'anni dalla sua uscita, sembra un po’ un bignami di tutto quello che ti aspetteresti di vedere in un film del genere. Helene non vuole sapere niente dei soldi di Lion, avrebbe preferito vederlo al capezzale del marito piuttosto, però il nostro eroe fa amicizia con la nipotina Nicole, qui interpretata dai riccioli d’oro di Ashley Johnson al suo primo ruolo. Se siete della mia leva la ricorderete per la parte di Crissy Seaver nella sit-com “Genitori in blue jeans”, se invece siete appassionati di videogiochi, è la doppiatrice ufficiale di Ellie, protagonista di “The Last of Us” (storia vera).

Dalla “V” di Van Damme alla “Z” di Zombie, l’alfabeto di Ashley Johnson.

Ma tra le facce più interessanti del film (anche se pure il resto non è malissimo), sicuramente quella di Cynthia interpretata da Deborah Rennard. La futura moglie di Paul Haggis qui interpreta la signora dei combattimenti clandestini di New York, quella che mette subito gli occhi addosso al nostro Re Leone inventandosi anche il suo nome di battaglia: Lionheart.

Benvenuti nella giungla (ben prima di benvenuti nella giungla)

La trama ha qualche passaggio oscuro, ad esempio non ho mai capito l’esigenza di Cynthia di tenere Lionheart a New York, se poi dopo aver raggiunto Los Angeles con mezzi propri, lui e Joshua vanno subito a dormire nel super albergo di Cynthia, che nel frattempo era già arrivata in città prima di loro, non potevano andare tutti insieme no? Ma fa anche un po’ parte del rapporto conflittuale tra i personaggi, perché Cynthia, vorrebbe cavalcare il talento di Lionheart fino in fondo e in tutte le declinazioni possibili di questo concetto, ma non c’è nulla di più classico di un eroe che rifiuta il sesso per mettere in chiaro al grande pubblico le sue virtù.

“Carino questo leoncino, quasi quasi me lo porto a casa”

A proposito di sesso, Jean-Claude Van Damme che è un dritto, aveva capito che l’argomento, la parola con tre “S”, paga sempre dividendi presso il grande pubblico, quindi nel film regala alle sue fan la più classica delle camminate a “culo nudo” (specialità in cui si era già cimentato Mad Mel Gibson prima di lui), perché il feticismo del suo lato B è una costante nei film di Van Damme, tanto quanto le spaccate e i calci volanti.

"33, 34, 35, 36... Arrivo a 100 e mi fermo tranquillo"

Quindi abbiamo l’eroe buono che trova il modo di mettere da parte soldi per Helene e Nicole - inventando la soluzione di Walter White con una trentina d’anni d’anticipo rispetto a Breaking Bad -nel tentativo di ricucire i rapporti. Ma se da una parte il Re Leone mostra cuore e gentilezza, con i suoi avversari preferisce utilizzare pugni e calci, “Lionheart” è il greatest hits del talento marziale di Jean-Claude Van Damme.

Anche questo Re leone ha il suo cerchio della vita (e delle botte)

Dovete solo scegliere il vostro combattimento preferito, quello con lo scozzese in un ring improvvisato costituito da auto parcheggiate in circolo (e con i fari accesi) attorno ai due combattenti? Oppure quello nella piscina vuota con addosso delle imbarazzanti tutine nere? Vestitini a parte, non c’è nulla di imbarazzante in quella scena, nemmeno quando realizzi che l’avversario si chiama qualcosa che alle mie orecchie suonava tipo Fox (la volpe contro il leone, una battaglia tra animali insomma) interpretato dai capelli lunghi e la faccia da schiaffi di Paco Christian Prieto.

Con tanti saluti al tuo dentista.

Una scena che vede Lionheart vincitore a colpi di gomitate, grazie ad un montaggio che sottolinea ogni colpo, anticipando per certi versi la “mossa finale” dei vari picchiaduro tipo “Tekken”, da cui Van Damme sembra uscito, perché con quell'atletismo e quei calci volanti, che sono l’equivalente di essere colpiti in pieno petto da un carrello elevatore lanciato a tutta forza, lo spettacolo è assicurato. Per altro uno dei ragazzotti circondato da belle figliole in bikini durante il combattimento nella piscina, è Scott Spiegel, proprio l’amico e collaboratore di Sam Raimi.

Memorabile anche "No mercy”, cantata da Bill Wray durante lo scontro finale contro il gigantesco Atilla, interpretato da Abdel Qissi, fratello di Michel, ed io spenderei un minuto per pensare alle discussioni tra parenti, durante le feste di Natale a casa Qissi. Atilla sembra uno sgherro della Spectre, con tanto di gatto bianco portato in giro come vezzo personale,ma qui devo farvi una confessione che proviene da un’epoca in cui non tutte le informazioni erano a portata di “click”: per anni ho visto e rivisto questo film durante i suoi passaggi televisivi, con i compagni di scuola quindi era diventato una sorta di culto, tanto da diffondere la leggenda urbana (del tutto farlocca) che Atilla fosse il leggendario André the Giant, una convinzione che mi sono portato dietro fino a pochi anni fa (storia vera). Questo per dirvi di quanto io abbia mitizzato questo film nella mia testa, oppure di quanto mi sia fatto distrarre dai basettoni in stile André the Giant.

Fantozzianamente, non dà la mano (al massimo te la parcheggia in faccia)

Atilla è una sorta di Ivan Drago più irsuto e crudele, ama incassare colpi per sfiancare gli avversari, solo per poi distruggerli giocando al gatto col topo con loro, Lionehart dovrà affrontarlo con una costola rotta e con il suo amico Joshua che temendo per la sua vita, continuerà ad urlargli di fermarsi. Il rapporto tra Lion e Joshua è lo scontro nello scontro finale, i due amici sono facce della stessa medaglia, il francesino ha ancora il coraggio (da leone) che Joshua spezzato dalle botte, dalla vita e dai magheggi di Cynthia ha perso, quindi Lionheart nel finale combatte contro le costole rotte, contro le scommesse avverse, contro un avversario superiore ma lo fa con il triplo della convinzione necessaria. Il nostro leone combatte per un fratello morto, per Helene, per sua nipote e soprattutto per il suo amico, infatti nel finale, come dicono gli americani (e ci ha illustrato con dovizia di dettagli Lucius): going berserk!

Passano gli anni e ancora mi fomento.

Posso dirlo, l’eroe che punta tutto sulla sua forza interiore per vincere, mosso da motivazioni superiori è un classico del cinema d’azione (non solo occidentale), ma a mio gusto personale, nessuno meglio di Jean-Claude Van Damme nei film americani ha saputo incarnare sul grande schermo la capacità di lasciarsi andare alla furia. Nel finale il Belga ne ha per tutti, per il gigantesco Atilla mandato KO contro ogni possibile previsione ma anche per Cynthia, a cui non può spaccare la faccia in quanto eroe puro che non picchia le donne, ma alla sua guardia del corpo sì! Quindi anche il mitico Brian Thompson porta a casa due legnate.

“Lionheart” in più di un passaggio mostra i segni dell’età, in questo film già si intravedeva la volontà di Jean-Claude Van Damme di non essere considerato solo un grande artista marziale, ma un vero attore (l’errore di molti di quelli bravissimi a volare e picchiare sul grande schermo), quando recita la scena ubriaco è chiaro che tra il premio Oscar come miglior attore e Van Damme, ci saranno sempre di mezzo un paio di continenti. Dove “Lionheart” funziona ancora oggi è nei voli di Van Damme, quei calci micidiali scolpiti a fuoco nell'immaginario collettivo, per un eroe destinato a diventare il modello di tutto il “Pit Fight” a seguire, quindi auguri JCVD e auguri al Re Leone!

E Mufasa... MUTO!

40 commenti:

  1. A distanza di tanti anni questo film non me lo ricordo molto bene. Probabilmente quasi tutta la sua filmografia mi è quasi sfumata di mente, ricordo ottimamente Kickboxer del 89 e Street Fighter del 94, leggermente più sfocato Double Impact del 91. Prima o poi dovrò rivedermi qualche sua pellicola.

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    1. Prima o poi dovrò trattare "Street Fighter" ho un rapporto tutto mio con quel film ;-) Cheers

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  2. Oh, a me piace anche la storia, pur sapendo che in questo tipo di film contino soprattutto i combattimenti e "la coreografia" dei combattimenti. La parte della fuga dalla legione mi ha sempre entusiasmato! (Non ho mai amato la legione straniera, l'ho sempre vista come la peggiore delle punizioni :D)
    Mi sembra che sia il film più famoso di JCVD oppure sbaglio?

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    1. Non lo so, penso che sia una bella lotta, eppure tutta la rivincita finale mi esalta tantissimo, quindi è il mio Van Damme del cuore, anzi del “Lionheart” ;-) Cheers

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  3. Eh si... Io faccio parte del partito dei "Senza esclusione di colpi" che credo di aver visto prima di tutti i film di JCVD. Ricordo ancora con sbalorditiva lucidità (visti i neuroni che mi rimangono...) l'enfasi di noi ragazzini che esaltatissimi ci raccontavamo di mattoni spaccati, calci rotanti e di 'sto tizio che faceva le spaccate. Poi arrivò "Kickboxer" e venne giù tutto.

    Ma pure questo LIONHEART ha decisamente un suo perché. Al di là di un Van Damme così in forma e tirato che fa paura (ha ogni muscolo segnato. Pare un culturista da quanto è perfettamente definito!), ci sono avversari via via più potenti fino ad arrivare al Boss Finale Atilla. E poi c'è la frase maschia che il nostro, ferito e sanguinante, recita al suo amico-manager Joshua prima di buttare giù quel mostro gigante. Impossibile non esaltarsi e saltare sul divano.

    Auguri JCVD! Ti voglio ricordare perfetto pure 53enne quando facevi la spaccata su due camion della Volvo. E che gli vuoi dire a uno così?

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    1. Quella “Epic Split” mi ha fatto venire voglia di comprare un camion della Volvo, anzi due ;-) Cheers

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  4. sai che non l'ho mai visto?

    per me il più bel film di van damme resta quello con il cattivo di indiana jones micky rourke dennis rodman la tigre e il colosseo che va a fuoco e tanta tanta ma tanta ignoranza

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    1. "Double Team", che citava "Il prigioniero" in maniera esplicita. Credo di averlo visto più volte di quanto sia lecito fare, un giorno verrò giudicato per questo, ma non me ne pentirò ;-) Cheers

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  5. Ritorno ora da quel di Brimstone e torno a respirare.
    Sai che non ricordo di aver mai visto un film per intero di Van Damme ? Calci e arti marziali che diventano il centro, l'argomento principale di un film non mi hanno mai attirato un granché, salvo un eccezione. The Raid e The Raid II, ma anche in questo caso ho preferito il primo, il secondo andava già oltre misura e diventava stancante oltre che scontato.

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    1. Piccola curiosità: domani è il compleanno di Leonardo Di Caprio. Dei suoi film qual'e' il tuo preferito?

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    2. il mio film preferito di leo è pronti a morire di sam raimi

      rdm

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    3. Non ricordo di averlo visto...

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    4. Beh allora direi che "Lionheart" non fa per te Lory ;-) Cheers

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    5. Non lo sapevo, altrimenti avrei potuto approfittarne per scrivere il post su "Pronti a morire" che ho in canna da un po'. Avete capito no? In canna, perché... Vabbè la smetto ;-) Cheers

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  6. Un classicone! La storia del cinema di menare occidentale passa senz'altro da qui. Stiamo ancora aspettando un erede di Vandamme degno... PEr bravo che sia Scott Adkins, con due film riusciti e una marea di porcherie, non riuscirà mai ad avvicinarsi alla popolarità della scarpa destra di Jean Claude.

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    1. Anche se Scott Adkins ha Van Damme come modello, ormai è chiaro ;-) Classico davvero, ho voluto rendergli omaggio. Cheers!

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  7. Van damme mi è sempre stato simpatico. Definirlo attore è esagerare, però fisicamente ai tempi era davvero una bestia (ancora oggi è in forma smagliante, peccato per il lipoma che gli è venuto sulla fronte che lo porta spesso a recitare col cappello). In ogni caso ricordo la faida che c'era con Steven Seagal proprio in quel periodo, con quest'ultimo che si vantava di poter facilmente sopraffare l'atletico belga. Ricordo che lo ripeteva spesso agli eventi ai quali partecipava e una volta Jean Claude, che sapeva che entrambi sarebbero stati presenti ad una serata, stufo di questi continui sbeffeggiamenti, lo aveva cercato per stabilire effettivamente chi fosse il più forte. Seagal e il suo parrucchino erano scappati via a gambe levate... Almeno così riportano le cronache. 👋

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    1. Sono sempre stato #TeamVanDamme senza ombra di dubbio ;-) Cheers

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    2. Per quanto io sia #TeamVanDamme da ormai trent'anni (ad agosto ho festeggiato!) queste storie lasciano il tempo che tovano, tipo il farlocco litigio con Lundgren nel presentare "I nuovi eroi": Dolph stesso ha recentemente ribadito che era roba pubblicitaria. Di nuovo, essendo Van Damme tutta la vita e detestando alquanto l'Omaccione codinato, va però ricordato che Van Damme era un attore marziale, specializzato in finzione, Seagal veniva dal mondo marziale vero e ha trovato uno sbocco al cinema. Sono due cose diverse, infatti il pubblico si è subito diviso: i primi film di Seagal piacciono perché "sembrano veri", mentre nessuno pensa che quello che fa Van Damme possa mai essere vero. Quale malintenzionato aspetterebbe mezz'ora che gli si faccia un calcio volante? :-D
      Recentemente Michael Jai White ha pestato un merd... un polverone perché ha dichiarato che avrebbe potuto battere Bruce Lee, e da allora in tutte le interviste deve precisare che è semplice matematica, come il pugilato: uno che pesa dieci chili non lo fanno combattere con uno che ne pensa cento, così un cristone come White sarebbe ingiusto farlo combattere con Lee, che è grande quanto il suo braccio. Senza dimenticare che Lee faceva un sacco di manifestazioni ma non faceva gare: l'unico riconoscimento vinto in una competizione è una medaglia in una gara di cha cha cha :-P
      Sono più che sicuro che il Seagal del 1990 avrebbe potuto battere il Van Damme del 1990, semplicemente perché il primo veniva dall'ambiente marziale e il secondo era solo un attore marziale. Nella sua autobiografia Jackie Chan ha raccontato di essere stato circondato una volta da malintenzionati, e ha detto che lui è bravissimo a combattere... ma solo quando la scena è coreografata! ^_^

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    3. Dimenticavo. Sammo Hung ha sempre affermato di aver fatto a botte con Bruce Lee e che è finita pari. Peccato non ci siano testimoni :-D

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    4. Che poi il gioco "Chi è più forte tra..." esiste in tutti gli sport, quindi perché non nelle arti marziali e nei film di arti marziali, basati sul vendere al pubblico degli scontri. Almeno Sammo é stato pragmatico, si è giocato un ipotetico pareggio ;-) Cheers

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  8. Beh...un caposaldo, Cass.
    Visto e rivisto piu' volte, sia in vhs che nei passaggi televisivi.
    Qui Jean - Claude e' al massimo del suo splendore, soprattutto atletico.
    Certo, ormai fa parecchio il divo, ma il suo punto di forza resta il fatto che ci mette sempre un gran cuore in tutto quello che fa.
    Ho detto cuore, eh.
    Dal punto di vista dell'impegno non si puo' dire nulla.
    Certo, c'e' una bella differenza tra questo e i suoi primi lavori come "Kickboxer" o "Blood sport".
    Le botte da orbi non mancano mai, ma diciamo che sacrificano un po' la crudezza in nome della spettacolarita', forse per puntare a una maggiore fetta di pubblico.
    Solitamente coi film di arti marziali non e' che ti puoi inventare molto.
    O fai una storia di ascesa e di crescita personale (tipo Rocky), oppure di rivalsa e di vendetta.
    O il consueto torneo.
    E qui la storia e' fatta davvero bene, al netto dei difetti. E stupisce non poco.
    Notevole, visto che la trama e' spesso poco piu' di un pretesto per menare le mani.
    C'e' tanto di finale amaro, corretto all'ultimo da un provvidenziale twist.
    Interessante il contrasto tra Cynthia ed Helene, se pur a distanza.
    Con la sciantosa cattivona (e aggiungiamo che, appena saputo della presenza di una presunta "rivale" non sa uscirsene altro che con uno sprezzante HO CAPITO, SE LA SC...
    Cose come il debito d'onore e l'attaccamento alla famiglia le sono completamente aliene. Senza contare la pessima opinione dell'emisfero maschile in generale, visto che ritiene gli uomini capaci di pensare solo a QUELLO.
    Ma devo dire che seminuda fa la sua "porca" figura.
    Un ottimo post, complimenti. Ricco di curiosita'.
    Ma sai che lo abbiamo pensato tutti che il colossale Atilla fosse il mitico Andre' the Giant?
    In effetti sembrano due gocce d'acqua.
    Se non fosse che il buon Andre' non aveva tutta questa mobilita', ormai...
    Un mito, comunque. I suoi match con Hulk Hogan sono pura leggenda del wrestling.
    E ho apprezzato il fatto che tu abbia citato The Last of Us.
    Capolavori, sia il primo che il secondo. E te li stra-consiglio, dovesse capitarti l'occasione.
    Molto cinematografici. E in tal senso il 2 potrebbe dare lezioni su come si realizza un sequel degno di questo nome.
    Quando col predecessore alzi l'asticella ad un livello stratosferico, non ti rimane che avere il coraggio di fare scelte estreme, anche a costo di attirarti critiche idiote e assurde minacce di morte (vero).
    E per fortuna...e' quello che hanno fatto. E certi cretini si gattino dove dico io, se gli rode.
    Ottima recensione, complimenti.

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    1. Ti ringrazio, ci tenevo ad avere questo film sulla Bara ;-) Cheers

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  9. Eh be' dritto al cuore!
    Al cinema l'ho visto due volte e mezzo, ho squagliato le cassette a forza di rivederlo e non stanca mai. Un autentico manuale, ancora vent'anni dopo sono usciti film identici - tipo Fighting con Channing Tatum - che dimostrano come Lionheart abbia dettato legge marziale.
    E poi, come dici bene, basta tirare un sasso nelle inquadrature per beccare un nome poi diventato famoso. Dalle interviste di Scott Adkins ho scoperto che la scena della piscina è stata coreografa da uno dei due autori del futuro John Wick! (Non ricordo quale)
    Cinque altissimo per aver ricordato "No mercy", che registrai su cassetta per la mia Van Damme Compilation :-P
    Un filmone che più Classido non si può. Philip Rhee è convinto che "L'unica regola è che non ci sono regole" l'ha inventata lui nel 1993: mi spiace, il Leone aveva già ruggito anche lì! :-P

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    1. Fratello Lucius, abbiamo qualche sinapsi in comune, anche io ho subito pensato a Fighting con Tatum, anche se il confronto con Van Damme è impietoso, ovviamente per Tatum, il belga è una spanna sopra tutti. 👋

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    2. Non potevo non citarlo, il pezzo di Bill Wray è in tutte le mie compilation, mi gasa da sempre a bestia (storia vera). Per me resta un titolo fondamentale, ha rappresentato una bella fetta della mia formazione (parolone) cinematografica, ci tenevo ad averlo su questa Bara ;-) Cheers

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    3. Anche perché, suvvia, Channing Tatum contro Van Damme, di cosa stiamo parlando? Tatum aveva anche provato a prendere in giro il Belga per la sua "epic split" su due camion Volvo, poveretto ;-) Cheers

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    4. @Daniele
      Quel film con Tatum - che non disprezzo, anzi è l'esordio del bravo Cung Le e il film l'ho visto con gran piacere - è solo uno dei tantissimi eredi, è davvero difficile trovare un film che parli di pit fight senza presentare in parte o in totalità il format nato da Lionheart. Che non era certo nuovo, Walter Hill aveva davvero detto tutto sull'argomento, ma ha saputo ricucinare in salsa marziale una ricetta già nota, tirando fuori una roba che ha vinto tutto. Cinque o sei anni prima anche Daniel LaRusso era "sceso" in una "fossa" per un combattimento illegale, in "Karate Kid 2", ma nessuno lo considera un pit fighter :-D

      @Cassidy
      Sono davvero stupito, giuro che credevo nessun altro facesse caso alle canzoni dei film marziali, mia personale ossessione da sempre. Avevo collegato il televisore allo stereo e mi ero fatto una cassetta con le canzoni dei film di Van Damme, fra cui non poteva mancare "(Feeling) So Good Today", da ballare ubriachi come in "Kickboxer" :-D

      Mi è venuto in mente che il dottore che all'inizio informa Lisa Pelikan delle condizioni del marito è una comparsata di Eric Karson, regista di "Octagon" e "Aquila Nera", tanto perché questo è un film in famiglia. Con Atilla che come guardia del corpo ha Kamel Krifa, amico di Van Damme, presente in tutti i suoi film e che interpreterà Tong Po in "Kickboxer 4". Basta, mi fermo, se no mi tocca citare Billy Blanks legionario e Jeff Speakman che guida la limousine e non si finisce più :-D

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    5. Ahahahahah!!
      Ma chi?
      COLLO, come viene chiamato affettuosamente?
      Tatum al confronto di Jean - Claude sembra solo un blocco di tufo che si agita per lo schermo.
      Si, in effetti Lionheart é stato il paradigma per molte opere a venire.
      Tipo Fighting, appunto. Peccato che Collo sia solo quel che preannuncia il suo nomignolo.
      Un collo semovente con braccia e gambe, e nient'altro.
      Ci riesce meglio Hardy da co-protagonista in "Warrior", visto che deve dividere il film con Edgerton.
      Il suo Tommy é un disertore, e scappa dall'Afghanistan per partecipare a un torneo e donare l'eventuale vincita alla vedova di un suo commilitone morto in azione.
      Durante la fuga trova due secondi per soccorrere un tank che stava affondando, strappa l'abitacolo a mani nude (!) e salva gli occupanti.
      Arriva negli states sotto falso cognome, legna uno dei partecipanti al mega-torneo e il video dove lo saccagna diventa virale, facendogli guadagnare di fatto l'accesso alla competizione.
      se non fosse che l'esercito lo cerca e alla fine verrà pure arrestato.
      Mmh, si. Direi che ricorda PARECCHIO Lioneart, ma lì é fatto bene.
      Filmone, comunque.

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    6. Ho sempre le orecchie tese per la musica nei film, che siano le canzoni oppure le colonne sonore, pensa che mi piacciono anche le canzoni cinesi dei film di Bruce Lee (storia vera). Bisogna dire che i film di Van Damme sono sempre stati ben messi da questo punto di vista, le colonne sonore dei suoi primi film sono ottime e tutte parecchio gasanti, per "Lionheart" secondo me "No mercy" é meglio della colonna sonora ufficiale ;-) Cheers

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    7. @Redferne
      Come film marziale "Fighting" è decisamente migliore di "Warrior", semplicemente perché il primo non ha alcuna velleità di essere plausibile, essendo puro intrattenimento di genere, il secondo ha una puzza sotto il naso insopportabile pur essendo ancora meno plausibile. Il protagonista abita in un villino e non avendo più un lavoro decide di campare con gli incontri di mma: plausibilissimo! :-D
      Da ballerino, Tatum ha esattamente il ritmo giusto per rendere un minimo di marzialità in video, cosa che quei due blocchi di tufo dei protagonisti di Warrior non potranno mai.
      Sono tantissimi i film palesemente "figli di Lionheart", molti sono inediti in Italia e molti sono noti solo ai più malati fan marziali, visto che dal 1999 nel nostro Paese è vietato l'accesso e la distribuzione di qualsiasi prodotto marziale privo di Keanu Reeves, sto parlando di film che non si vedono certo in TV, ma sono tanti e fa sempre piacere che ci siano ;-)
      C'è anche la versione femminile, con la mitica Amy Johnston che purtroppo non ha avuto il lancio da attrice che meritava ma la cui carriera di stuntd-double è vivacissima, visto che la puoi trovare a fare da controfigura femminile nei filmoni di serie A.

      @Cassidy
      La musica di Lee è un altro mio grande tormentone. Quando scoprii la sigla americana di "Dalla Cina con furore" è stato un grande momento ^_^

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    8. Hai detto bene, se non compare il nome di Keanu Reeves vanno dritti nel dimenticatoio purtroppo. Cheers

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  10. "Lionheart, il leone forte e coraggiosoooo!"
    Non lo vedo da anni, ma pure io lo vedevo ad ogni passaggio tv.

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    1. Frase letta nella mia testa con la "voce" del doppiatore italiano del film, sai che ho fatto così vero? ;-) Cheers

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    2. Eh, ci mancherebbe perchè io l'ho scritta con lo stesso tono :-)
      Poi la sparavano sempre nella pubblicità del film.
      L'altra cosa che più mi ha segnato è stato lo scambio finale di battute: "Lyon, ho scommesso tutto su Atilla" - "Mi hai fatto male", una di quelle robe che puoi dimenticarti tutto del film, ma ti resta dentro.

      E' curioso, io sto sempre a scavare tra le decine di film d'infanzia che mi hanno affascinato e reso un cinefilo ma questo non l'avrei messo nella mia lista, invece ci deve stare eccome.
      Lo rivedrò anche per contare quante scene mi ricordo ancora a memoria, tipo quella che hai citato, della scazzottata nel circolo di macchine.

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    3. Alla fine i Classidy hanno come "sottotitolo": fondamentali individuali di cinema, quindi questo oltre ad essere davvero un classico rispondeva a tutte le caratteristiche ;-) Cheers

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  11. L'unico film di Van Damme che mi è rimasto impresso, quindi ipotizzo sia quello che ho apprezzato di più.

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    1. Abbiamo sempre gusti simili, anche se di mio ho apprezzato anche altri suoi film. Cheers

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  12. Se ripenso a quando fa l'ubriaco... rido da solo anche se sto sui mezzi pubblici AHAHAH!
    Questo film è invecchiato ma secondo me è tra quelli che accusano di meno gli anni, tra le pellicole di Gian Claudio. Sicuramente è perché i miei gusti sono cambiati e non riesco a riguardare questi film di arti marziali, salvo rare eccezioni ma questo è uno dei pochi che di recente, lasciandolo là sul televisore mentre facevo altro, ha saputo catturare la mia attenzione. Cosa che non è avvenuta con le altre sue pellicole, che adoravo ma che oggi... mamma mia!

    Per affetto però il mio preferito resta quello con Tampone (Tong Po), col tizio barbuto che esclama "e adesso tocca a te, t'ammazzo, stronzone!". Mio cugino avrà rimesso quella scena, mandando indietro la VHS a ripetizione, circa 200 volte. Non esagero!
    Anche se di Kickboxer oggi riguarderei solo 4 o 5 scene. Compresa quella del tizio che si prende il dente d'oro caduto su quella specie di ring... che schifo! 😆

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    1. Perché nessuno vuole bene ad Atilla, che non ha la malvagità congenita di Tong Po, infatti é il suo fratellino minore. La scena dell'ubriaco conferma che Van Damme non si è mai sbronzato in vita sua però questo film è il suo crescendo finale, cosa vuoi dirgli? Gli perdono anche il perdono della Legione straniera nell'ultima scena ;-) Cheers

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