domenica 29 novembre 2020

La regina degli scacchi (2020): non vi facevo tutti fanatici di scacchi in questo modo

La miniserie Netflix che sta facendo diventare tutti dei Kasparov, mi sembra giusto affrontarla come merita.

Prima che il vostro Blogger preferito Beppe Grillo Cassidy venisse al mondo, i suoi genitori passarono un lungo periodo in quella che allora si chiamava ancora Unione Sovietica. No, non sono figlio di due spie del KGB (credo…) ma è stata comunque una lunga permanenza per motivi lavorativi da cui sono tornati con una discreta resistenza al freddo, il gusto per un dito di Vodka dopo cena e gli scacchi.

Ho ereditato per corredo genetico almeno due di queste capacità ma badate bene, questo non fa di me un giocatore di scacchi esperto, anche se imparare le regole del “Nobil giuoco” su una scacchiera in legno russa è un po’ come imparare a giocare a basket con uno dei palloni originali del dottor James Naismith. Ribadisco non sono uno scacchista provetto, sono solo uno che sa giocare a scacchi, se volete un esperto del settore, vi suggerisco Lucius e il suo Citascacchi.

Questo fotogramma riassume tutta la serie Anya Taylor-Joy-centrica.

La passione per il “Nobil giuoco” è diventata improvvisamente di moda grazie alla bella serie originale Netflix, “La regina degli scacchi” creata da Scott Frank e Allan Scott, basata sull'omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis, un personaggio quanto meno interessante che gli appassionati di cinema dovrebbero conoscere, visto che ha scritto "L'uomo che cadde sulla Terra" da cui è stato tratto l’omonimo film con David Bowie, ma soprattutto “Lo spaccone” e “Il colore dei soldi”, che trovate come titoli anche nella filmografia di Paul Newman.

Il successo di “Lo spaccone” in particolare, fruttò parecchi soldi a Tevis che però aveva anche lui il gusto per la Vodka dopo cena, solo che più che un dito versato in un bicchiere, lui puntava direttamente alla bottiglia, inoltre lo scrittore, aveva una fissa per il gioco, oltre agli scacchi scommetteva su qualunque cosa, anche le corse degli scarafaggi, quindi potete immaginare come abbia speso tutti i soldi del suo primo romanzo di successo.

Era dai tempi di “The Social Network” (2010) di David Fincher che una biografia basata su un argomento piuttosto statico (lì era la creazione del Faccialibro, qui gli scacchi) non mi appassionava così tanto. Con la Wing-woman ci siamo bevuti i sette episodi della miniserie in un tempo ridicolmente breve, perché di suo è una serie estremamente curata nella ricostruzione dell’America degli anni ’50 e ’60, che ruota tutta intorno alla protagonista Elizabeth Harmon, interpretata dagli occhi marziani della lanciatissima Anya Taylor-Joy, l’unica donna sul pianeta che quando utilizza i filtri di Snapchat, si ritrova con una fototessera da patente.

Scacco matto ai filtri di Snapchat.

Ammettiamolo, dal punto di vista cinematografico (o televisivo, anche se questo romanzo avrebbe dovuto essere la prima regia del compianto Heath Ledger, storia vera), gli scacchi non sono proprio la Boxe, si tratta comunque di due persone ferme a ragionare davanti alle 64 caselle di una scacchiera, eppure questa serie inquadrando più la sua protagonista che i pezzi degli scacchi, risulta incredibilmente appassionante, non è necessario conoscere le regole del gioco per seguirla alla perfezione, ma la cura con cui sono state ricostruite le partite la percepisco anche io che sono una scimmia ben educata davanti ad una scacchiera.

“La regina degli scacchi” affronta il ruolo delle donne in un Paese, in un periodo storico e in una disciplina in cui non hanno mai avuto molta cittadinanza, non che nel 2020 - e in molti altri campi purtroppo - la situazione sia migliorata, però oggi forse ci sono più spettatori per questo tipo di storie, anche se a colpirmi davvero non è stata la parabola femminista, oppure il metaforone della vita come lunga e complicata partita a scacchi, quando più che altro il fatto che la serie tratti molto bene l’argomento di un vero talento destinato al grande successo, e a quello che succede quando poi finalmente il successo arriva.

"Non ci hai capito niente eh?" (cit.)

Elizabeth Harmon come Walter Tevis ha una leggerissima tendenza a sviluppare dipendenze (appena appena accennata eh?), che sia per il gioco degli scacchi, per le pillole colorate che la aiutano a concentrarsi meglio, ma anche per l’alcool. Di fatto “La regina degli scacchi” affronta temi visti e stravisti, per non dire proprio abusati, e per di più lo fa grazie ad una protagonista che ha l’arroganza di chi sa di essere più forte di tutti nella stanza, eppure anche per questo affascina, come Larry Bird che si presentava alla gara del tiro da tre punti dicendo: «Vediamo chi arriva secondo oggi» (storia vera).

Se ad Anya Taylor-Joy mancava un ruolo con cui fosse facilmente identificabile al grande pubblico ora quel ruolo è arrivato, ma per rendere appassionante un gioco che da fuori appare statico, utilizzando temi sempre attuali (poiché viviamo in un mondo molto bizzarro) e una protagonista che altrove potrebbe essere la cattiva della storia, beh vuol dire che hai davvero dei numeri. Inoltre sono molto felice di vedere il formato della miniserie auto conclusiva sempre più spesso e così bene.

Ed ora, correte tutti a leggere il post del Zinefilo dedicato a questa miniserie non troverete uno migliore nemmeno passando tutta Internet al setaccio.

20 commenti:

  1. Quel libro da cui è tratto il film con Bowie lo avevo letto (era un'edizione Urania in biblioteca) e i film li ho visti. Quindi non posso mancare qui. Anche perché Anya è un gran bell'invito già di suo☺

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    1. Il libro mi era piaciuto molto e il film con Bowie, forse anche di più, prima o poi cadrà su questa Bara, intanto la miniserie te la consiglio, si lascia guardare, lo hanno fatto solo 60 mila account o giù di lì ;-) Cheers

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  2. Non m'interessa nulla di scacchi e non so nemmeno se lo guarderò, ma sono felice di aver azzeccato subito la citazione. <3

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    1. Ti giuro che la protagonista, alla fine di certe partite, andrebbe potuto tranquillamente usare quella citazione senza problemi ;-) Cheers

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  3. Già non credevo neanch'io, comunque a parte gli scacchi vedrò questa serie ;)

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    1. Un insieme di trovate ultra classiche, però raccontate a modino, semplice ma molto efficace penso che ti piacerà ;-) Cheers

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  4. La guarderò, però mi domando cosa sarebbe potuto diventare questo progetto in mano ad un debuttante Heath Ledger!

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    1. Terry Gilliam che lo conosceva bene, diceva che Heath (detto BIP in amicizia) era uno che imparava in fretta e sarebbe stato un ottimo regista a suo avviso, in fondo era stato su set importanti e aveva potuto vedere validi registi all'opera nella sua purtroppo breve vita. Cheers

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  5. Ti ringrazio per le citazioni (sottolineando sempre che anch'io conosco solo le regole, sono più appassionato delle citazioni e della narrativa scacchistica :-P ) e la serie è fatto in modo che ti impedisce fermarti, prima di averla vista tutta, tanto è "acchiappona". Me la sono goduta e mi è piaciuta, malgrado l'attrice dagli occhi alieni proprio non mi piaccia: sicuramente avrebbe potuto interpretare "La donna che cadde sulla Terra" :-D
    Per quanto poco sono spiegati, gli scacchi sono pura scenografia, infatti ad essere inquadrata è sempre solo Beth e i suoi occhi alieni: se si fosse parlato di dama o scarabeo sarebbe stato lo stesso. E' curioso che ora si parli di scacchi in giro grazie ad una serie che in pratica non ne parla :-P

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    1. Un piacere figurati ;-) In questa serie non hanno spiegato praticamente nulla, di sicuro non degli scacchi ma nemmeno del perché Beth sia diversa dalle altre scacchiste (o i rispettivi colleghi uomini), il suo talento naturale è un super potere, infatti la serie parla più della “maledizione” del talento in generale, gli scacchi sono la materia scelta, ma avrebbe potuto essere qualunque altra disciplina. Bravi loro a sfornare una serie davvero capace di incollare tutti allo schermo, cucinando elementi molto classici e già visti altrove tante volte, anche questo è talento ;-) Cheers

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  6. Vista e piaciuta davvero molto e io degli scacchi so praticamente solo le regole di movimento delle pedine. Però merita davvero secondo me. E Anya Taylor-Joy è magnetica per tutta la serie!

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    1. Ora ha un ruolo con cui verrà identificata dal grande pubblico ;-) Cheers

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  7. Ho conosciuto Walter Tevis per caso. Uno dei suoi romanzi di fantascienza che ho amato è stato Solo il mimo canta al limitare del bosco, poi mi sono lanciato su L'uomo che cadde sulla Terra: grande romanzo e grande film. Gli altri romanzi mi mancano ma i film mi sono piaciuti tantissimo. Su Queen's Gambit che dire? E' una miniserie che si guarda con molto piacere, tempi giusti e non troppo noiose le digressioni sugli scacchi. Temevo proprio che diventasse un polpettone sugli scacchi e così non è stato quindi per quanto mi riguarda ha colto nel segno.

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    1. Gli scacchi sono quasi tangenziali alla trama, ma il formato della miniserie qui è utilizzata al meglio, si spera di vederla sfruttata più spesso, ma soprattutto mi auguro di non vedere questa serie trasformata in un'antologia (come successo a "The terror") solo per sfruttare un titolo che ormai il pubblico conosce. Cheers!

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    2. Eh si, quello è un rischio nell'ottica di battere il ferro finché è caldo...

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    3. Spero di sbagliarmi ma temo questa mossa letale da parte di Netflix. Cheers!

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  8. Un'ottima serie tv,benissimo che dura solo 7 episodi e secondo me si stanno mangiando le mani per aver fatto solo una miniserie e non qualcosa in più, dato il successo mostruoso ottenuto per caso visto che non è manco stata chissà quanto pubblicizzata da Netflix.

    Pensavo che gli occhi dell'attrice fossero stati ritoccati in cgi ed invece sono proprio i suoi. Il libro come la serie sono un trattato sulla dipendenza, bene i russi mostrati come un popolo culturalmente avanzato e fiero, la protagonista non è mossa da alcun intento anti-comunista, anzi allenandosi come loro e non individualmente, progredisce mostruosamente.

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    1. Concordo, finalmente dei russi che fanno i russi, ma stai tranquillo, inventeranno qualche porcata, tipo trasformare la serie in un'antologia a tema scacchistico. Non potranno ricoprire di soldi l'autore del libro per scrivere al volo un seguito di poco conto, come accaduto a Margaret Atwood per "The Handmaid's Tale" (secondo libri che davvero non aggiunge nulla alla storia, dopo un primo che è davvero bellissimo invece), ma non si rassegneranno. Il formato della miniserie è ottima, ma quando un nome diventa di successo, poi la filosofia del limone da strizzare vince su tutto. Cheers!

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  9. Tutti innamorati di questa serie, di Anya, tutti pronti a lanciarci nell'apprendere l'arte degli scacchi.
    Il giovine ha già rimandato le lezioni alle vacanze di Natale, ma sono 10 anni che aspetto di imparare... per fortuna ho fino a settembre per poter finalmente capire le mosse e le astuzie della Partita a Scacchi di Marostica. Sarà l'anno buono?

    p.s.: sì, lunga vita alle miniserie, soprattutto quando di così alta qualità!

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    1. Considerato che razza di anno è stato il 2020, non so te ma voglio rilassarmi a Natale, quindi gettarti sugli scacchi é un ottimo piano ;-) Cavolo si, basta portare avanti stagioni su stagioni di serie che non hanno più niente da dire, miniserie, setto o dieci puntate, scacco matto ;-) Cheers

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