lunedì 2 novembre 2020

Il Pentacolo: Evil Eye, The Lie, Black Box, Nocturne e Cadaver

Non bastava un Triello dedicato ai film horror no, bisognava fare molto di più, tre film erano pochi. Quindi grazie alla bellissima locandina "pentacolare" creata da Quinto Moro (fategli i complimenti), oggi sul menù abbiamo ben cinque film dell’orrore pescati tra Amazon Prime Video e Netflix. Cominciamo!

Evil Eye (2020)

A volte mi capita di imbattermi in titoli del tutto sconosciuti, che però risultano primi nelle classifiche di streaming. Vi è mai capitato? Cercare un film e scoprire che tra i più visti del pianeta, si trova un titolo sconosciuto di cui non avete mai sentito parlare, quando mi capita la risposta che mi do è sempre la stessa: il titolo in questione è un film Indiano.

Si perché in India il cinema è una faccenda serissima, da quelle parti oltre ai musical di Bollywood vengono sfornati film di TUTTI i generi, dai film d’azione più tamarri, alle commedie ed essendo tanti gli Indiani, smuovono numeri mica da ridere. Forse la Blumhouse ha voluto tenere a mente anche loro con almeno uno dei quattro film dell’operazione “Welcome to Blumhouse”, film usciti in esclusiva per Amazon Prime Video.

Purtroppo “Evil Eye” (tradotto anche “L’occhio del male” anche se “Maloccio” sarebbe stato più divertente) è il più debole del mazzo, il film dei fratelli Dassani ha il solito budget microscopico tipico della produzione Blumhouse, ma in questo caso, anche un taglio televisivo da fare male agli occhi. Sarà per quello che si chiama “Evil Eye”?

Come si dice “dramma girato in un tinello” in Indiano?

Non so se fosse il tentativo di rifare L’uomo invisibile in salsa Tandori, ma il risultato lascia piuttosto a desiderare. La storia è quella di Pallavi (Sunita Mani), figlia di due immigrati indiani che hanno vissuto per molti anni negli Stati Uniti e che ora sono tornati a Nuova Delhi, lasciando la ragazza a vivere a New Orleans. Cuore di mamma Usha (Sarita Choudhury), sogna per la figlia il fidanzato giusto che sembra manifestarsi, almeno secondo Pallavi, con l’arrivo di Sandeep (Omar Maskati), ricco, gentile, educato, ricco, di bell’aspetto, ricco e soprattutto ricco. Vi ho detto che il ragazzo è ricco vero?

“Evil Eye” mena il can per l’aia fin troppo a lungo, un soggetto che andrebbe bene per un episodio di “Ai confini della realtà”, viene stiracchiato fino ai 90 canonici minuti inserendo un elemento chiave: Sandeep è davvero la reincarnazione dell’uomo violento che ha perseguitato mamma Usha anni prima? È tutta una fissazione da madre iper protettiva, oppure è questa la spiegazione del fatto che Sandeep conosca così tanto del passato della donna? Il soggetto che in mani altrui avrebbe potuto anche essere sfizioso, qui viene risolto nel modo più banale del mondo, d’altra parte trattandosi di una storia con degli Indiani come protagonisti, poteva non essere tirato dentro il concetto di Karma?

Lo sguardo di penitenza della mamma, non lascia scampo.

Insomma, filmetto pigro dal taglio fin troppo televisivo e con parecchie interpretazioni sopra le righe, più che su Amazon Prime Video, potrebbe andare bene nel pomeriggio di Canale 5, però devo essere onesto, questo film mi ha fatto tornare la voglia di ordinare Indiano da asporto. Lo so è poco, ma molto più di quello che certi altri film ti lasciano tante volte.

The Lie (2020)

Il secondo film che ho visto legato al progetto "Welcome to The Blumhouse", da poco disponibile su Amazon Prime Video è “The Lie”, se avete una predisposizione naturale per il Thriller e le ambientazioni nevose, potrebbe fare al caso vostro, anche se bisognerà abbassare le aspettative dopo le buone premesse iniziali della trama, eccola che arriva.

Diretto da Veena Sud, conosciuta per la serie “The Killing”, questo film è il rifacimento americano del tedesco “We Monsters” (2015) che offre una solida e pragmatica base di partenza alla storia: Kayla (Joey King) è la figlia quindicenne di una coppia divorziata composta dal musicista Jay (Peter Sarsgaard) e l'avvocatessa Rebecca (Mireille Enos). La ragazza come Vodafone, c’ha lo scazzo alla risposta, ma d’altra parte è un adolescente che cresce con genitori separati possiamo biasimarla? La sua migliore amica è una ragazza acidella (come cantavano i Flaminio Maphia) di nome Brittany. Una mattina papà Jay ha il compito di portare le due ragazze a scuola, ma durante una pausa lungo il percorso Brittany scompare in prossimità di un fiume gelato e secondo Kayla no, non è stato un incidente.

#Andrà tutto bene (forse…)

Tutto il film è basato sull'immedesimazione con i protagonisti, in quanto genitori è giusto coprire la figlia a tutti i costi? Qualcuno potrebbe dire no (ma il film finirebbe dopo dieci minuti), quindi come accadeva in storie che sono diventate modelli di riferimento, penso a “Fargo” (1996) oppure “Soldi sporchi” (1998), i personaggi decidono di fare tutto quello che è in loro potere per coprire il crimine e di proseguire lungo questa china pericolosa, costi quel che costi. Anche se citando i Coen e il loro fratello spirituale Sam Raimi, ho alzato davvero troppo il tiro, "The Lie" inizia bene poi prosegue sul soporifero andante come ritmo.

Una volta che il pubblico accetta la premessa iniziale, “The Lie” funziona, portandoci nella vita di personaggi tutto sommato ben interpretati e credibili nella loro volontà di restare una famiglia, anche se per farlo bisognerà sacrificare qualche capro espiatorio, mentire alla polizia e tenere tutti insieme i nervi saldi, per non mostrare lacune nella storia farlocca, inventata per proteggere la figlia.

#Ho detto che andrà tutto bene c@%$o!

Il film è puro Blumhouse, pochi attori ancora meno set e una trama che non ha molto di originale ma tiene botta se riuscirete a sospendere un po' la vostra incredulità, almeno fino all'inevitabile svolta finale, che gli spettatori più attenti potranno indovinare con alcuni minuti di anticipo. Insomma “The Lie” inventa davvero poco, verso metà cerca di mettere su un ritmo teso basato sui rapporti tra personaggi ma più che altro, regala sbadigli con il suo tentativo di replicare atmosfere da noir nord europeo.

Black Box (2020)

Sei mesi dopo un drammatico incidente, Nolan (Mamoudou Athie) ha subito un grave danno neurologico e non ricorda più bene sua moglie, tanto da andare in giro con dei tatuaggi sul corpo, che riportano alcune parole chiave, necessarie per scavare a ritroso nel mistero del suo pass… No scusate, mi sono fatto distrarre dal nome del protagonista, che immagino sia per lo meno una citazione.

Crescere sua figlia Ana (Amanda Christine) diventa un problema quando hai il cervello come uno scolapasta, dopo l’ennesima porta in faccia lavorativa, l’uomo decide si sottoporti ad un esperimento del tutto innovativo, nel tentativo estremo di recuperare le memorie mancanti. A gestire il viaggio nel subconscio è Clare, la mamma dei Robinson… No gente, ma come fa a non invecchiare Phylicia Rashād? Questo per me resta il più grande mistero di “Black Box”, uno dei quattro segmenti dell’operazione “Welcome to Blumhouse”, presentato in esclusiva su Amazon Prime Video.

“Mi spieghi perché mi sono risvegliato in un episodio dei Robinson, signora Robinson?”

Il film scritto e diretto da Emmanuel Osei-Kuffour Jr. è un viaggio (allucinante) nella memoria del protagonista, un incrocio tra horror e fantascienza, dove la Black Box del titolo è il macchinario futuristico che rende possibile il viaggio. La prosopagnosia del protagonista - per fortuna Caparezza mi ha spiegato il significato di questa parola - è la principale occasione per il regista per giocarsi qualche momento horror: Nolan si ritrova immerso nei suoi ricordi del passato ma circondato da persone senza volto, porzioni della sua storia a cui sarà necessario restituire un nome, oltre che un naso, una bocca e due occhi.

Diciamo tutti grazie a Caparezza per la diagnosi medica.

Ma la svolta è dietro l’angolo, letteralmente visto che arriva a metà del secondo atto, forse fin troppo presto per rendere avvincente per davvero un film che dura 100 minuti, e che sembra un altro “Black” famoso, Black Mirror, di cui questo film potrebbe essere l’episodio perduto. Mi rendo conto che aveva ragione Joe Dante (ma lui ha sempre ragione!) quando parlando della Blumhouse, sosteneva che hanno nei loro cassetti molti titoli da giocarsi sul mercato delle piattaforme di streaming, materiale non abbastanza “forte” per un’uscita cinematografica, ma che in questo periodo di sale vuote (e chiuse), torna molto utile. Forse per questo la casa di produzione di Jason Blum ha potuto giocarsi quattro titoli uno via l'altro. Anche se di questo “poker” non tutti sono proprio degli assi (anzi…), di sicuro “Black Box” è quello più diretto agli appassionati di fantascienza spicciola. Anche se personalmente spingere un po’ di più sul pedale delle apparizioni orrifiche e un po’ meno sulla svolta (non proprio impossibile da intuire), avrebbe migliorato di molto l’atmosfera del film.

Nocturne (2020)

Una giovane violinista esegue alla perfezione il “Trillo del Diavolo”, il brano di Giuseppe Tartini, posa il violino e si getta dal balcone. Ed io che pensavo di essere estremamente autocritico!

Questo è l’inizio di “Nocturne”, opera prima della regista e sceneggiatrice Zu Quirke, ultimo dei quattro film dell’operazione “Welcome to Blumhouse”, presentati a raffica su Amazon Prime Video ma a ben guardare anche il migliore del lotto. Dopo l’inizio potente, la storia passa subito a presentarci le due protagonista, due sorelle gemelle (evidentemente eterozigote), Vivian (Madison Iseman) è quella popolare, talentuosa e destinata ad entrare nell’importante accademia di musica, mentre Juliet è la sorella sfigata, quella che come scopriamo dai dialoghi abbastanza didascalici, non ha mai avuto una Playstation, non possiede nessun account sui Socialcosi, ma si allena al pianoforte ininterrottamente, senza purtroppo avere gli stessi risultati della sorella. Insomma Juliet è la conferma vivente che se dei genitori hanno dei buoni geni, questi non verranno divisi in parti uguali tra la prole, un po’ come tra Mark Knopfler e suo fratello David per capirci.

“Non potevi usare i fratelli Young oppure i Van Halen come esempio?”, “No qui suoniamo solo musica classica”

Juliet è interpretata da Sydney Sweeney, perché solo il cinema (o in questo caso lo streaming) può farci credere che quella sexy di Euphoria sia poco popolare a scuola. Per fortuna Sydney Sweeney è piuttosto brava a rendere un personaggio schiavo della sua ossessione per il risultato, interessata solo alla musica tanto da ignorare ogni stimolo esterno. Almeno fino al giorno in cui la ragazza non ritroverà il diario della violinista suicida, un libercolo nero pieno di strane scritte e disegni, che oltre a regalarle lisergiche visioni, le darà il talento necessario per suonare come sua sorella, anzi meglio. Il “Trillo del Diavolo” di Tartini eseguito al piano, diventa il suo lascia passare per il successo, quello per cui Juliet si è sacrificata tutta una vita.

Sembrano i disegnetti che facevo sul quaderno durante le lezioni.

“Nocturne” ha tutti i suoi modelli di riferimento molto chiari, "Scarpette rosse" (1948) e di conseguenza "Il cigno nero" (2010), ma anche un pizzico del Suspiria di Luca Guadagnino, certo è una versione molto più in piccolo, che però intrattiene per tutta la sua durata, a differenza dell’altro manipolo di film dell’operazione “Welcome to Blumhouse”. Zu Quirke fa un ottimo lavoro con il suo piccolo film e il cast risponde presente, grazie ad interpretazioni convincenti.

Questa sarebbe quella poco popolare a scuola? Ho sbagliato il mio percorso di studi.

Il film non inventa certo nulla di nuovo, ma la storia dell’ossessione di Juliet si srotola sotto i nostri occhi in maniera riuscita, tanto da distrarci tutti da una soluzione del giallo che non è certo così impossibile da indovinare, che poi è la costante in tutti questi film del pacchetto “Welcome to Blumhouse”, solo che “Nocturne” risulta molto più curato e capace di farti patteggiare per la protagonista, le visioni orrifiche della ragazza, ben si prestano alla trance della grande prestazione al piano forte. Quindi anche se le situazioni e le dinamiche tra personaggi le conosciamo bene perché le abbiamo già viste molte volte, risulta un film riuscito e anche il migliore del lotto.

Cadaver (2020)

La rete a strascico di Netflix pesca quello che trova, a volte azzecca film al passo con i nostri (brutti) tempi come Il buco oppure #Alive, altre volte invece si ritrova per le mani l’horror norvegese diretto da Jarand Herdal, che pur puntando tutto su una messa in scena ricercata, alla fine risulta ben poco originale, ma andiamo per gradi.

In un mondo post-atomico, che sembra uscito dalle strisce di Bonvi e per convenzione cinematografica, viene rappresentato come buuuuuio (da “Blade Runner” in poi non può essere diversamente), scarseggia tutto, in particolar modo il cibo. Bisogna lottare per ogni bene primario e la morte è sempre dietro l’angolo, tra le macerie cercano di sopravvivere l’ex attrice drammatica Leonora (Gitte Witt) e suo marito Jacob (Thomas Gullestad), entrambi impegnati a proteggere la loro figlia Alice (Tuva Olivia Remman) in questo nuovo e non tanto coraggioso nuovo mondo.

“Il servizio lascia un po’ a desiderare, non sono sopravvissuto alla guerra atomica per aspettare l’antipasto”

Una piccola speranza sembra essere uno strambo albergo che accetta ospiti solo su invito, qui in cambio di cibo e ogni genere di coccola, ai commensali viene chiesto di dare un voto da uno a dieci al servizio, alla locaScìon, al menù e… No, credo di aver fatto un po’ di confusione. Viene solo chiesto di recitare in piccoli spettacoli, perché non di solo pane vive l’uomo, anche un po’ d’arte non guasta.

Leonora con i suoi trascorsi da attrice genera parecchie aspettative, anche se alcuni spettacoli all’interno dell’albergo sembrano decisamente riservati a spettatori adulti, per la serie va tutto bene purché se magna! Almeno fino a quando Alice scompare, inoltre essere inseguiti da avventori mascherati (per aiutare l’immedesimazione), invece che generare brividi, provoca più noia che altro. Quindi darei un dieci alla locaScìon, ma un cinque all’intrattenimento e al servizio. Da qui in poi… SPOILER!

Benvenuti nel paragrafo con le anticipazioni pericolose.

Da dove arriva il cibo in un futuro dove la pappa scarseggia? Se avete familiarità con il genere horror e le cene a casa della famiglia Sawyer, non è difficile capirlo, peccato che questo (non) colpo di scena sia anche l’unica svolta in un film che cerca di portare in scena la lotta di classe, riuscendoci molto poco. Non fatemi fare nemmeno il confronto diretto con il bellissimo “Delicatessen” (1991), perché sarebbe impietoso e il povero “Cadaver” (o “Kadaver” stando al titolo originale) ne uscirebbe beh, cadavere. La freddura più facile del mondo. Fine degli SPOILER

Insomma Jarand Herdal ha davvero buon occhio e questa produzione originale Netflix Norvegia non è certo un film esteticamente brutto, ma forse può spaventare solo il pubblico che gironzolato sul paginone di Netflix, chiunque sia appassionato di horror, nell’albergo di “Cadaver” può fare giusto l’aperitivo, prima di passare alla cena vera e propria.

22 commenti:

  1. morto gigi proietti. secondo me febbre da cavallo la mandrakata è un classido

    rip

    rdm

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    1. Ho letto ieri sera del suo ricovero, brutto risveglio anche oggi. Cheers

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  2. A farsi acchiappare dalle locandine, Nocturne era quello che mi attizzava di più, ma dopo il commento Black Box sarà la mia prima scelta. Gli altri possono attendere. Per sempre.

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    1. "Nocturne" e "Black Box" sono quelli con più personalità del lotto. Cheers

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    2. Recuperato Black Box, decisamente in zona Black Mirror, ma un pò meno pungente e troppo facilone nel finale.
      L'idea del trasferimento di coscienza non è così originale, ma la prima parte è ben gestita nella tensione e confusione dei ricordi. Poi nel finale perde, ma per un fan di Black Mirror è godibilissimo.

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    3. Sarà poca cosa ma comunque meglio di alcuni episodi di "Black Mirror" ;-) Cheers

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    4. Recuperato pure Nocturne, e mi è piaciuto parecchio, tensione sempre alta, vicenda già vista certo ma raccontata come si deve. Attrici convincenti e una confezione di tutto rispetto, a partire da una fotografia studiata benissimo.
      Unica nota un pò stonata, in qualche passaggio l'uso di musica "moderna" in certi passaggi per far montare la tensione, quando hai un patrimonio di musica classica che potevi da reinventare, ma ci sta. Anche il voler sottolineare continuamente la coincidenza tra quel che accade a Juliet e gli scarabocchi sul quaderno si poteva evitare.
      Comunque mi ha conquistato in pieno, quando un film che non inventa niente ti tiene incollato così, è tanta roba.

      p.s. potrebbe avermi ispirato a scrivere il continuo di un racconto. In quel caso ti devo una birra.

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    5. Il tuo racconto sarà la parte migliore di questi quattro film Blumhouse, di cui "Nocturne" è il migliore, ma tu farai di meglio di sicuro! ;-) Cheers

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  3. Eviterò il primo, gli altri dipende, dipende se riesco senza Amazon e Netflix a disposizione ;)

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  4. ahahaah Quinto Moro l'aveva minacciato il Pentacolo, ed eccolo qui!!! :-D
    Ora aspetto il PEtAcolo...

    "The Lie" l'avevo adocchiato e vorrei vedermelo, quindi ti ho letto con un occhio solo, così come "Nocturne". Non mi aspetto molto ma di questi tempi tocca racimolare le briciole negli angoli. Il 2020 per i divoratori di film è come la cena a casa Topolino nel "Fagiolo magico": si mette un unico pisello nel piatto e si divide per tre. Tocca centellinare...

    Ah, comunque noto che le grandi mendi pensano all'unisono: per la settimana prossima ho in canna una rubrica su... "Indiani di menare"! ^_^

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    1. Il primo passo l’abbiamo fatto, il prossimo sarà (s)petacolare :-D “The Lie” promette benino tutto sommato si lascia guardare. Sono già gasato all’idea della tua rubrica, per ora ho visto solo un film Indiano d’azione ed è stato pazzesco ;-) Cheers!

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  5. Sarà che dormo poco e anche che ho solo Amazon Prime, quindi mi tocca vedere cosa passa in convento, ho provato "The Lie" non era nemmeno tardi ma mi sono addormentato a metà film...
    Allora non è solo colpa delle poche ore di sonno incamerate...
    Comunque tutti film che potenzialmente potevano cantare come facevano Tozzi, Ruggieri e Morandi, ovvero "si può dare di più" ma che alla fine, a parte un'unica eccezione, non sono un granché, almeno da quanto letto...
    Mi sa che mi tufferò sul secondo Phantasm!!

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    1. Ah, complimenti per la locandina!!

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    2. Vedendo questi film ho capito sul serio cosa intendeva Joe Dante quando parlava dei film che la Blumhouse tiene nel cassetto solo per lo streaming. Cheers!

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    3. Devi farli a Quinto Moro, ha fatto una meraviglia ;-) Cheers

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    4. "Amate il pentacolo!" (quasi-cit.)

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    5. La cosa buona del Pentacolo è che horror che si accumulano ci sono sempre ;-) Cheers

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  6. Tralascio le ennesime due botte di questo 2020 (oh, quanto manca alla fine? Qualcuno conosce il Maestro Canello che ci sposta avanti le lancette di qualche settimana?) e arrivo al PENTACOLO.

    Premetto e ammetto che non c'ho manco tempo di proseguire con le serie (robette con episodi da 20 minuti eh...) e voi che fate? Cinque film a botta? Vi voglio bene ma amichevolmente vi mando a cag@re. Un abbraccio!

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    1. Affronto tutta l'operazione "Welcome to Blumhouse" facendovi evitare tempo inutile e questo è il ringraziamento. Bene grazie, sono soddisfazioni ;-) Cheers

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    2. Lo spirito originale del Triello (e di questa sua emanazione) era di parlare di film cui normalmente non si dedicherebbe un intero pezzo della bara, perchè nella ricerca tra film degni d'essere discussi c'è una marea di roba e robetta che "meh", e anche un sacco di monnezza. Però anche quei film meno nobili a volte meritano cinque minuti d'attenzione, non cambieranno la storia del cinema, ma possono tappare il buco di una serata.

      Dopotutto, non si vive di soli Classidy ;-)

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    3. Esatto, ma tanto il futuro sono i Meme, ma ci ostineremo a picchiare sui tasti commentando ;-) Cheers

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