venerdì 6 novembre 2020

Cane di paglia (1971): quando i film avevano i denti (e nessuna paura di usarli)

Avete presente quei film dai contenuti forti che il cinema moderno cerca di evitare in tutti i modi, come se fossero contagiosi o letali? Bene, oggi affrontiamo uno di quei film lì, anzi, forse uno dei più controversi di sempre, benvenuti al nuovo appuntamento con la rubrica… Sam day Bloody Sam day!

«Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità, tiene i cento cognomi per cani di paglia» (Tao Te Ching). 

Con Il mucchio selvaggio Sam Peckinpah ha scritto il suo nome a caratteri cubitali nella storia del cinema, l’apice assoluto del suo modo di raccontare la violenza e malinconia per la frontiera americana sul grande schermo, una svolta per la settima arte, ma con risultati al botteghino non della stessa portata. Disgustato dal trattamento riservato ad un film a cui teneva molto (in quanto estremamente autobiografico) come La ballata di Cable Hogue, a detta del regista distribuito in modo pessimo nelle sale, il nostro Bloody Sam interrompe la collaborazione con la Warner Bros. cerca nuovi spunti, anche lontano da Hollywood. Può permetterselo, ormai è una celebrità, uno di quei nomi che scatena l’interesse anche intorno alla sua persona, come non accadeva forse dai tempi di Alfred Hitchcock

Peckinpah si comporta di conseguenza, in questo periodo comincia a sfoggiare il suo celebre look, con bandana sempre in testa e grandi occhiali da sole a specchio, ma ancora non basta al mito del regista ribelle, il cowboy venuto dalla frontiera per domare il cavallo selvaggio di Hollywood, Bloody Sam aggiunge un altro vezzo: il lancio dei coltelli. I suoi stretti collaboratori, i componenti di quello che lui chiamava il suo “Mucchio selvaggio” ormai ci avevano fatto il callo, ma Peckinpah si divertiva a vedere le facce dei giornalisti venuti ad intervistarlo, mentre lui senza scomporsi, rispondendo alle loro domande… SBAM! Coltello lanciato e piantato nella parete (storia vera). Si potrebbe fare una lunga analisi sull’atteggiamento di Peckinpah che si era creato questa immagine di duro per mascherare le sue insicurezze e i traumi del passato, un “guappo di cartone” o se preferite, un cane di paglia.

Titoli di testa del film gentilmente offerti da Tao Te Ching.

Il produttore Daniel Melnick, uno dei pretoriani di Peckinpah quello che ha salvato la sua carriera con “Noon wine” (1966) porta alla sua attenzione un romanzo di cui aveva appena acquistato i diritti “The siege of Trencher's farm” di Gordon M. Williams, storia di un mite professore americano che con la sua giovane e attraente moglie si trasferisce in un cottage in Inghilterra, dove finirà per scontrarsi con un gruppo di “Inglesacci” locali ubriachi e violenti. Una storia di pura exploitation, raccontata al cinema in mille forme altrettante volte, ma che a Peckinpah piace da subito, perché dopo un’annusata all’aria il regista capisce che è l’occasione perfetta per sviscerare proprio quel tipo di storia: violenta nei contenuti, ma rassicurante per il pubblico, in cui il “buono” messo alle strette, alla fine ha la meglio uccidendo tutti i “cattivi”. 

Perché il pubblico ama così tanto questo tipo di storie? Ben prima di Michael Haneke e del suo “Funny Games (entrambe le versioni, quella del 1997 e il rifacimento in salsa Yankee del 2007), Peckinpah affronta di petto la questione, lo fa con il suo stile poco avvezzo ai compromessi e decide di andare a rimestare nel torbido dell’animo umano. Perché siamo attratti da questo tipo di storie? Perché la violenza al cinema va sempre così forte presso il grande pubblico? Ci piace vedere i cattivi puniti malamente e tifare per dei buoni che, però, sono violenti tanto quanto i loro avversari? Cosa dice di noi e della nostra società tutto questo? Peckinpah non fornisce risposte, il cinema e l’arte in generale non sono tenuti a farlo, al massimo a stimolare domande e riflessioni per chi è pronto a coglierle e come vedremo più avanti, forse non tutti erano così preparati ad andare dove Bloody Sam voleva portarci, infatti questo Classido è ancora oggi controverso.

Ogni artista vive la sua arte con infinito trasporto, ma Peckinpah non aveva limiti nel perdersi nelle sue passioni, che fossero il cinema, l’alcool e le donne (rigorosamente in quest’ordine), colleziona amanti come bottiglie vuote nel suo nuovo lavoro, vede l’occasione di affrontare qualcuno dei suoi traumi, ecco perché riscrive la sceneggiatura pescando a piene mani da elementi del suo passato, le modifiche apportare da Bloody Sam rendono una piccola storia di exploitation, qualcosa di grosso, la casa di produzione ABC ci crede e gonfia il budget portandolo a due milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, Beau Bridges, Stacy Keach e Sidney Poitier vengono presi in considerazione per il ruolo del protagonista, ma è quando un divo in rampa di lancio come Dustin Hoffman firma per il ruolo del professor David Sumner che il film diventa un progetto di punta, gli manca solo un titolo all’altezza. Lo pesca Peckinpah dalla massima di Tao Te Ching che ho riportato lassù, la natura è violenta con l’uomo e l’uomo violento con i suoi simili, ma potete stare sicuri che Bloody Sam non è stato tenero con nessuno, non con la sua assistente di produzione Katy Haber (un giorno faranno un film sulla sua vita e l’attrice che la interpreterà vincerà sicuramente un Oscar), ma nemmeno con la giovane Joie Gould, attrice che tra un divorzio e l’altro da Begonia Palacios, è stata la moglie del regista per... Oh, tantissimo tempo (un anno solare). Tutte le donne della vita di Bloody Sam, senza dimenticare la sua manipolatoria madre Fern, sono il modello su cui viene basata Amy Sumner, la bella e giovane moglie del protagonista di “Cane di paglia”, interpretata da Susan George una che in carriera ricorderete magari per “Zozza Mary, pazzo Gary” (1974) o L'invincibile ninja, ma che è entrata nella storia del cinema proprio diretta da Peckinpah e credetemi, non è stata una passeggiata, lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo.

"Guarda che io a mi padre j'ho già sputato in faccia, attento fascio, che nun ce metto niente" (cit.)

Con il sostegno di Katy Haber e dei pretoriani del suo “Mucchio selvaggio”, le riprese di “Cane di paglia” in Inghilterra filano via lisce, anche il nuovo direttore della fotografia John Coquillon piace molto al regista tanto che i due torneranno a lavorare insieme, ma il preferito di Peckinpah sul set è Ken Hutchison che nel film interpreta l’odioso (e odiabile) Scott. Il regista trascina l’attore inglese in una giocosa lotta corpo a corpo così, per riempire un tempo morto sul set e da allora, inizia a chiamare Hutchison “Fratello Cane” (storia vera). Quando distribuivano la pacatezza, Peckinpah era al bar più vicino a darci dentro con la vodka.

Il "Fratello Cane" di Sam Peckinpah (BAU!)

Una notte verso le tre e mezza, Peckinpah piomba nella stanza d’albergo del suo “Fratello Cane”, indossa una fascia indiana in testa, un poncho messicano ed è armato di bottiglie di Tequila, «Andiamo a vedere il mare!», non vuole sentire ragioni, nel cuore della notte i due sono fuori, nel gelo della notte, a bere come spugne tanto che a Sam prende la “ciucca triste” e per di più canterina, al suo “Fratello Cane” insegna le parole di “Butterfly Morning” e iniziano a cantarla insieme, solo tempo dopo Hutchison scoprirà che era la canzone di La ballata di Cable Hogue. No, forse quando distribuivano la pacatezza, Peckinpah era in qualche bordello messicano a ubriaco di mescal e abbracciato ad un paio di prostitute.

La notte leoni, la mattina… Polmoni (ma forse non era così il detto), il gelo notturno e un corpo già provato da costanti sbevazzamenti provoca a Peckinpah una bella polmonite e un ricovero in ospedale che ferma la produzione per cinque giorni. La ABC si agita, Dustin Hoffman si agita e si parla già di sostituire il regista con qualcuno di più affidabile, Peckinpah scottato dalle esperienze passate è paranoico, teme che un altro film gli venga portato via, è la visita in ospedale del suo agente Martin Baum a convincerlo a rigare dritto per non perdere il suo film, da allora Baum entrerà per sempre a fare parte del “Mucchio” di fedelissimi del regista e con Katy Haber ad annacquargli i Martini e a fargli iniezioni di vitamine, Bloody Sam torna in pista e mena il suo colpo più duro.

“Ti giuro Dustin, una punturina così e ti senti un leone”, “O un cane di paglia?”, “Vabbè, è lo stesso”

“Straw Dogs” comincia con il professor David Sumner (Dustin Hoffman) che si fa aiutare da alcuni locali, a caricare in auto un’enorme tagliola per orsi che la sua nuova moglie, la giovane ed affascinante Amy Sumner (Susan George) ha appena acquistato, una spesa che si rivelerà drammaticamente utile nel corso del film, infatti quando la mia Wing-woman vuole comprare qualcosa non dico mai di no, non si sa mai nella vita. I due sono tornati in pianta stabile del paesino della Cornovaglia dov'è cresciuta Amy, per dare tempo a David di lavorare alla sua grossa teoria matematica, numeri e formule scritti con il gesso su enormi lavagne nel suo studio.

“Se è una scusa per giocare al professore e alla studentessa, sappi che sei partito con il piede sbagliato”

Ma Amy attira l’attenzione (il fatto che sia bella e allergica al reggiseno non aiuta), tutti i locali le ronzano attorno come api sul miele a partire dal più insistente di tutti, Charlie Venner (Del Henney) che in passato aveva avuto una storia con la bionda e vorrebbe tanto ricominciare da dove si erano lasciati. David fa di tutto per non inimicarsi i locali, anche se questi lo sfottono perché è palesemente un pesce fuor d’acqua: un intellettuale occhialuto, per di più non propriamente prestante (la prova di Dustin Hoffman è incredibile e persino la sua non propriamente incredibile altezza recita un ruolo nella storia), non ha nulla a cui spartire con la mentalità che potremmo definire contadina di questi Inglesi della Cornovaglia, tutti lavoro, caccia e Pub. David li paga per aggiustare il tetto della casa, ma questi più che altro aspettano l’ora di apertura dei pub e si rifanno gli occhi sulle grazie di Amy.

Regola numero uno: non inimicarsi i locali (anche se provocano)

Il tutto mentre la coppia cerca di far funzionare un matrimonio in equilibrio precario, già il fatto che i due si siano trasferiti in Cornovaglia in questo modo, ci offre degli indizi, ma per quanto tra i due non manchino momenti di tenerezza, sono due caratteri complicati, due personaggi che Peckinpah ha saputo rendere realistici grazie alle prove dei suoi attori, ma anche perché quelle dinamiche di coppia le conosceva bene. Suo padre era un astrofisico, quindi quelle lavagne piene di formule erano quasi un ricordo d’infanzia per Peckinpah e sua madre Fern, poi, era famigerata per i suoi metodi manipolatori che un po’ ritroviamo qui nel personaggio di Amy. Ma, a ben guardare, la giovane moglie intrappolata in casa a modificare per ripicca le formule scritte dal marito nel dispettoso tentativo di attirare la sua attenzione, distraendolo dal suo amato lavoro, ricorda anche un po’ Begonia, nella loro casa sull'oceano a Point Dume, quindi Peckinpah avrà anche firmato il primo film non Western della sua carriera (anche se l’assedio finale è molto Western), ma sicuramente scrive e dirige materiale che conosce bene e che gli permette di concentrarsi sul discorso della violenza radicata nell’animo umano che tanto gli interessa.

Charlie Venner e i suoi compari sono un branco che si fa sempre più insistente, uccidono la gatta dei Sumner solo per poter dimostrare di poter entrare in casa (e in camera da letto in particolare), i tentativi di Amy di sfidare i locali, sono un modo per spingere il marito ad una reazione che non sia sempre quella del posato matematico calcolatore. Però David è un personaggio più sfaccettato, per certi versi sfidante nel suo ribadire la sua superiorità intellettuale ad ogni occasione utile, lo fa con Amy sminuendola per essere più poppe che cervello, ma lo fa anche con il prete che passa in visita alla casa, l’ottima occasione per un uomo di scienza di piazzare una stoccata nei confronti di un uomo di chiesa: «In nessun altro regno c'è stato tanto spargimento di sangue quanto in quello di Cristo» dice gongolante il protagonista, anche perché nei suoi film Peckinpah, non perde mai occasione per criticare la Chiesa infilando nella trama un “predicatore” insopportabile.

La faccia dell’uomo di scienza dopo aver “blastato” un uomo di chiesa (chiedo perdono per il giovanilismo)

La svolta arriva nel modo più drammatico: David accetta l’invito di Charlie e soci di andare a caccia con loro, dove risulta ancora più stonato, ma è comunque un’occasione per essere parte del branco, come quando suo padre portava a caccia il piccolo D. Sammy nel loro ranch a Fresno, altro ricordo del passato per il regista finito nel film. Solo che con il marito lontano, Charlie vede l’occasione per ottenere ciò che desiderava da Amy, la famigerata scena dello stupro che ha bollato questo film e buona parte della carriera di Peckinpah, è talmente tosta da meritarsi un paragrafo tutto suo. 

Visto che me lo chiederete, due parole sul remake di questo film del 2011: fa schifo. Sono due parole no?

Avete presente quando tutti citano i maltrattamenti subiti da Shelley Duvall per mano di Stanley Kubrick che la voleva costantemente terrorizzata per Shining? Al secondo posto di questa classifica di registi adorabili arriva Sam Peckinpah che ha torturato la povera Susan George: «Cosa diranno i tuoi genitori quando ti vedranno in quella scena? Vedrai cosa ho in serbo per te!». Un logorante lavoro ai fianchi che ha preoccupato non poco la povera Susan George, leggendo nella sceneggiatura di peli pubici in bella mostra e altre trovate estreme affrontò il regista, intento come suo solito a lanciare coltelli. Susan chiese a Sam di girare la scena solo con i primi piani, se gli avesse concesso una possibilità lei avrebbe trovato il modo di rendere tutto l’orrore, senza bisogno di mostrarlo con dovizia di dettagli violenti, ovviamente Peckinpah resta della sua idea, ma sapendo di aver quasi perso il suo film accetta, la scena viene girata come descritta dall’attrice e a Peckinpah piace! Piace tantissimo tanto che da quel giorno i rapporti tra loro cambiano. La bionda aveva dimostrato di avere le palle (metaforiche) per tenergli testa e nella mentalità da cowboy del regista questo è lodevole. Peccato che da quel giorno a smettere di parlare alla George è stato Dustin Hoffman, da sempre attore di metodo, se il suo personaggio doveva dimostrare freddezza per la moglie nella storia, doveva farlo anche lui sul set (storia vera). Qui ci starebbe un’affermazione ironica e sagace sul movimento MeToo, ma preferisco dire che il genio è così: visto da lontano affascina, ma da vicino, se non sei pronto a sopportare il caldo rischi di scottarti. Vale per Peckinpah, Michael Jordan, Picasso e anche Dustin Hoffman.

Montaggio sincopato e scene controverse ne abbiamo? In abbondanza direi.

La scena in sé è violentissima pur non mostrando nulla, è violenta perché realistica, non siamo di fronte a «il cattivo violenta la moglie del protagonista provocando la sua vendetta STOP», l’approccio di Charlie ad Amy è violento all’inizio, ma poi lentamente sfocia in una scena d’amore quasi tenera. Amy con il suo modo di fare addolcisce l’uomo, i due improvvisamente sotto i nostri occhi diventano lei, una donna che finalmente trova un uomo che la desidera davvero e con passione (a differenza di David) e Charlie sembra tornato indietro ai tempi in cui era il fidanzatino della bionda, sono quasi carini se non fosse che a rovinare tutto ci pensa Scott (Ken Hutchison) che vuole anche lui fare un giro e qui davvero, non ci sarà più nulla di tenero per la povera Amy che mantiene il segreto. Una reazione comprensibile, se vogliamo anche realistica, che, però, dal pubblico è stata interpretata malissimo, ma più avanti ci torniamo.

Scene da un (pessimo) matrimonio.

David all’oscuro di tutto pensa di aver appianato i rapporti con i locali, ma il casus belli è un altro, in una scena bellissima in cui il montaggio di Peckinpah ci porta nel tormento interiore di Amy (ottenuto alternato scene della festa in chiesa e dei “flash cut” della violenza subita), lo scemo del villaggio Henry Niles, un ragazzone grande e grosso con il cervello di un bambino interpretato da David Warner (attore voluto fortemente da Bloody Sam), attratto da una provocante ragazzina del villaggio, la uccide per errore,  scatenando l’ira degli abitanti del villaggio. Sfiga! Chi se lo ritrova davanti e decide di dargli ospitalità in casa? Proprio il professor David dando così il via ad una situazione in puro stile Distretto 13 (quindi con un DNA estremamente Western), fuori gli assedianti incazzati che vogliono fare la pelle a Henry Niles, dentro David che prende una posizione, questa è la sua casa, una parte di lui, nessuno può prendersi qualcosa di suo.

"E faccio la mia cosa nella casa, nella casa, faccio la mia cosa nella casa, faccio la mia cosa" (Dustin hi-nrg mc)

Raramente nel cinema di Peckinpah i personaggi femminili sono rassicuranti, sono un po’ come intendeva le donne in vita Peckinpah, da conquistare finché appetibili, ma poi gli uomini devono affrontare da soli le situazioni o per lo meno tirare le fila, una mentalità datata quanto volete, ma coerente con il personaggio. La rabbia che monta dentro David, la sua decisione di imporsi per la sua casa, ma non per sua moglie, è il risultato del rancore accumulato durante un matrimonio sbagliato. Peckinpah non prende una posizione contro tutti gli intellettuali con gli occhiali o tutte le donne del pianeta, ci racconta due personaggi che sono due “cani di paglia” che reagiscono alla violenza subita e a loro volta ne provocano altra, ma sono due personaggi realistici perché non comodamente etichettabili come “buoni” oppure “cattivi” che, poi, è quello che mi manca nel cinema moderno con i paragomiti e le punte arrotondate e che, invece, abbondava negli anni ’70, quelle sfumature di grigio a cui il pubblico moderno sembra allergico.

Amy subisce indesiderate attenzioni dai locali e si sfoga provocando il marito, David viene bullizzato dai ruspanti abitanti del paese e ogni volta cerca di ribadire la sua superiorità intellettuale sulla moglie. Lo stesso Henry uccide una ragazzina, ma è in balia di un padre violento che pensa di sapere come tenerlo a bada, i personaggi sono tutti “cani di paglia”, dei guappi di cartone che pensano di essere più duri o furbi di quello che sono, nessuno davvero buono o innocente, quasi tutti più o meno esecrabili e giustificabili in parti uguali, insomma sono perfetti per permettere a Peckinpah di fare arrivare il suo messaggio: la rabbia e la violenza è insita nell'animo umano, ci vestiamo di abiti civili (gli occhiali di David, che non a caso si rompono quando lui da fondo alla sua furia), me dentro di noi siamo ancora mossi da istinti animaleschi, per quello al cinema ancora amiamo questo tipo di storie, sono uno specchio in cui rifletterci e vedere noi stessi.

La quintessenza del cinema Western: l'assedio.

Nel finale Peckinpah scatena tutta la violenza del suo cinema, con rallenti a sottolineare i colpi di fucile, l’acqua messa a bollire sul fornello, la tagliola, l’ambiente casalingo tira fuori tutte le sue armi e David Sumner getta vie le vesti dell’intellettuale per tirare fuori la belva dentro di sé, quando l’assedio termina sembra quasi risvegliarsi da una trance «Mio Dio li ho fatti fuori tutti!», quasi non ci crede e un po’ ridacchia compiaciuto, infatti nel finale sorride, quando guida nella notte verso una strada oscura, come qualcuno che si è liberato di una rabbia che aveva accumulato in un matrimonio sbagliato.

Peckinpah non era interessato ad attaccare tutti gli intellettuali mostrandoli piccoli e deboli, né a portare in scena un bello stupro che è quello che ci vuole per rimettere una donna al suo posto, ma è quello che il pubblico nel 1971 ha capito. Le associazioni femministe lo hanno additato come un maschilista misogino e una buona fetta della critica (in particolare negli Stati Uniti, perché nessuno è quasi mai profeta in patria) ha bollato il film come un’apologia fascista, che esaltava atteggiamenti da “macho”, ma le polemiche tirano, quindi se non altro il film al botteghino ha messo insieme dei numeri validi.

"Coraggio... Fatti ammazzare" (eppure io Clint lo ricordavo diverso)

Peckinpah ha saputo firmare uno di quei capolavori controversi che mancano come l’ossigeno nel cinema contemporaneo americano, sempre più “per tutti” (aprire il vocabolario alla voce: per bambini). Nello stesso anno sono usciti altri film dai contenuti forti come Ispettore Callaghan: il caso “Scorpio” è tuo! oppure “Il braccio violento della legge”, ma forse il film che più si avvicina all’analisi della natura umana uscito insieme a “Cane di paglia” resta “Arancia Meccanica”, con una differenza sostanziale, però.

Il cinema di Kubrick è sempre stato geometrico e gelido nella forma, un occhio distaccato con cui raccontare, Peckinpah invece si è sempre gettato nelle sue trame mettendo molto di se stesso e non si è mai tirato indietro, anche quando hanno iniziato a piovere immeritate accuse di sessismo e razzismo, approcci diversi a quel cinema non fatto solo da bianchi e neri assoluti, che mi piace riassumere con la bella frase di William S. Pechter scritta su “Commentary”, una delle poche reazioni positive al film: «Kubrick ci insegna freddamente che viviamo in un inferno che ci siamo costruiti da soli, Peckinpah brucia nelle fiamme con noi, agonizzante».

Guidare lungo una strada buia verso un futuro sconosciuto (secondo classificato nella specialità)

Quando ci vorrebbero più capolavori come questo, per aiutare le persone a capire che anche nella vita, non siamo tutti solo buoni o solo malvagi, come invece diventa più comodo etichettare tutti al telegiornale o sui socialcosi. “Cane di paglia” resta una pietra miliare perché non offre risposte, un’opera anarchica e di rottura che fa sorgere domande scomode sulla natura umana, quella che cerchiamo di nascondere sotto il tappeto, ma che torna sempre a grattare alla porta, anche al telegiornale o sui social. Tra sette giorni, invece, affronteremo un altro rodeo, portatevi gli stivali e non mancate.

Intanto non perdetevi la locandina del film dalle pagine di IPMP.

58 commenti:

  1. Oltre i capolavori western, attendevo più di tutti due film. Quello di oggi e quello che verrà tra un paio di venerdì (coff... coff... Bob Dylan... coff... coff... colonna sonora... coff... coff... "Knockin"... coff... coff... Ahem... Sta dannata tosse!).

    Vabbè, torniamo al presente e a questo "Cane di paglia". Capolavoro è già stato detto? Ah, ok, comunque dirlo una volta in più non fa male. In questa pellicola c'è letteralmente di tutto e Peckinpah è semplicemente fenomenale a rendere il film zeppo di contenuti senza lasciare nulla indietro, ma anzi esplorando mille e più strati. Dal "mite professore" alla "bella moglie", dagli "inglesi rozzi" ai luoghi isolati e quasi "primordiali", tutto è semplice, lineare ma contemporaneamente carico di un sottotesto altrettanto potente che ti si pianta nel cervello forse più della storia principale e dello stupro (scena per il quale il film viene dai più ricordato...)

    Talmente perfetto e talmente in equilibrio che il "passaggio al lato oscuro" di quel mostro di bravura Hoffman (spesso dimenticato quando si parla dei più grandi), con tanto di "tifo" da parte del pubblico per uno che si dimostra cattivo tanto quanto i cattivi dichiarati del film, è stato ripreso e riadattato ovunque e in mille e più declinazioni.

    Ma non è nemmeno questo il punto che fa di "Cane di paglia" un capolavoro totale. Come dici bene nel meraviglioso post (bravissimo Capo!), tutti i personaggi sono caratterizzati in modo perfetto. Tutti hanno una logica, un senso, un background credibile e realistico. Facile dire "inglesi rozzi e cattivi" contro "professore americano mite e buono". Si, certo, come no... Questo tipo di cinema sfaccettato, ibrido, assolutamente non manicheo (buoni buoni contro cattivi cattivi) praticamente non esiste più se non in rarissime occasioni. E per questo va visto, capito e gelosamente conservato nella testa.

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    1. Peckinpah non ci dice che tutti gli intellettuali con gli occhiali sono dei mollaccioni, ma nemmeno che le belle bionde meritano di essere maltrattate e che in Cornovaglia sono tutti dei buzzurri violenti. Oggi che i film hanno un rappresentante per ogni etnia, sesso, religione, orientamento religioso e sono tutte delle figurine vuote e finte come la neve sparata, un film così sembra ancora più grande. Cheers

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  2. Uno dei miei film preferiti 🥰😍 davvero perfetto, lo hai tributato degnamente!
    Mi permetto di aggiungere poi la fisicità perfetta di TUTTI gli attori, dalla bellezza da Lolita della George, all'essere sfigato di Hoffman fino ai tratti animaleschi dei paesani. Cosa che per l'appunto manca nel remake, che in pratica è girato da fotomodelli...

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    1. Ti ringrazio Genius e anche uno dei miei preferiti ;-)
      Esatto, il rifacimento fallisce anche da quel punto di vista, perché rende più gradevole e meno realistico tutto a partire dai personaggi. In compenso se mai lo rifacessero oggi, i Summer sarebbero una coppia mista, ma anche gli abitanti della Cornovaglia e invece dello scontro finale, tutto si risolverebbe con una partita a Scala 40 probabilmente. Cheers!

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  3. Carabara, non ci crederai, ma ho frequentanto anche cineforum in cui la proiezione era preceduta da presentaz, seguita da voto anonimo non postale senza contestaz fino alla settimana prossima in cui i commenti + interessanti erano letti di fronte alla assemblea e lì non ho mai visto Cane di Paglia, ma lo imprinting mi ha seguito fino a qui e, sebbene fan di Bloody Sam dal giorno in cui vidi Holden e gli altri decidere di sacrificarsi per recuperare un amico, non riesco a dimenticare quanto mi abbia disturbato la prima volta e quanto mi disturbi oggi la reazione di Susan George alla violenza sessuale. Puoi essere un genio intuitivo figlio di un astrofisico, ma questo non ti impedisce di inciampare in cose come uno stupro che diventa altro - zucche addirittura meglio attrezzate come quella di Alan Moore hanno partorito anomalie simili in Watchmen - perché fondamentalmente sei un uomo che pensa e filma come un uomo del tuo tempo. Per quel che vale, ho sempre apprezzato il fatto che nel finale il bonsai di Sheldon Cooper non sappia quale strada prendere nel buio. Geniale.

    Cambiando argomento, segnalo che Dustin anche in altre circostanze ha imposto il Metodo sul set, senza mai uscire dal personaggio nemmeno nelle pause, e provocando i partners ( Kramer vs Kramer).
    Nota la barza di Larry, sul set de Il Maratoneta, che chiede dove sia Dustin e, quando si sente rispondere che sta correndo intorno all'edificio, commenta che avrebbe fatto prima a recitare. Ci sono attori che giocano ( Mastroianni ) ed altri che imparano lingue, a suonare strumenti, perdono peso e lo acquistano ( tutti quelli del Metodo fino all'ultimo Joker). Non è che Dustin si comporta così perché inconsciamente crede che gli altri attori ( la posse dei vari Olivier, il nostro Marcello etc ) non prendano sul serio il lavoro? Ha bisogno di scuoterli? E' davvero il bonsai di Sheldon? Mm. Ciao ciao

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    1. In effetti il paragone con Moore ci sta, anche se Bloody Sam aveva una posizione ancora più controversa, quel sorriso guidando nel buio è tremendamente agrodolce. Hoffman era di quella scuola lì stavo per citarti proprio la barzelletta del Maratoneta, ma ormai siamo ai livelli della leggenda urbana ;-) Ci sta come ragionamento, probabilmente era il suo modo di spingere tutti a dare il meglio, infatti per fortuna sul set andava d’accordo con Peckinpah, altrimenti il bagno di sangue sarebbe stato tra quelle due teste. Cheers!

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  4. Quando uno mi scrive "Home Invasion" cone genere io penso direttamente a Bloody Sam. Susan George tanta roba.

    Hanno provato a farci un remake ad Hollywood, ahahah!

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    1. Questo film è il padre nobile della "Home invasion", per il resto sposo il tuo buongusto, per le bionde e i rifacimenti ;-) Cheers

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  5. Ahimè, temo che "papà Verdurin", grandissimo fan di Peckinpah, mi abbia mostrato questo film un po' troppo presto, quando ero troppo giovanetta per capirlo: ricordo solo uno strisciante senso di disagio e tanta confusione... Ma per fortuna, avendo il dvd, potrò procedere ad una nuova e più consapevole visione, grazie a tutte le informazioni che dai in questo bellissimo (come sempre) post. Grazie Cassidy!

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    1. Grazie a te, fammi sapere come ti sei ritrovata, in effetti è un film che ti trascina per il bavero in posti (dell'animo umano) davvero malsani. Cheers!

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  6. Ho visto il remake, e non era affatto male, però giustamente l'originale dovrei anche vedere..

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    1. Quando avrai visto l'originale potrai dimenticarti del rifacimento senza rimpianti credimi ;-) Cheers

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  7. Ti ho letto fino a un certo punto, perché - finalmente libero dal festival di Trieste - posso tornare al mio amato Venerdì con Sam! Stavolta voglio gustarmi prima il film e poi la tua recensione: ripasso più tardi ;-)
    Una parentesi sulla George. Ricordo che da ragazzo mi era nota esclusivamente per "L'invincibile ninja", però la sentivo citare come a dire "La famosa Susan George", e mi chiedevo: ma famosa de che? Più passa il tempo più scopro che ha fatto un sacco di film... tutti assenti dalla TV! In pratica il ruolo accanto al ninja bianco/Nero è il più famoso semplicemente perché è il più trasmesso dei suoi ruoli.
    Ultimamente IRIS ha rispolverato il suo "Twinky", dove fa la sposa minorenne di Charles Bronson e gli danna l'anima; nel mio ciclo sui serpenti l'ho beccata in "Venom" (1981), dove però tra Oliver Reed e Klaus Kinski, il serpente era la personcina più innocua sul set! Nella mia ricerca su "donne e violenza" l'ho beccata ne "L'allucinante notte di una baby sitter" (1971) e nella mia ricerca sugli squali l'ho beccata in "Tintorera" (1977), in pratica fa solo film di disgrazie dove è compagna del protagonista a cui capitano le suddette disgrazie: e non a caso le "L'invincibile ninja" è moglie del marito scannato dai ninja :-D
    I direttori dei palinsesti televisivi si taglierebbero un braccio piuttosto che trasmettere i titoli sin qui citati, quindi la povera George continua ad essere ignota alle nuove leve - com'era a me del tutto ignota negli anni Ottanta - e rimane "da riscoprire" nei suoi film da cassetta.

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    1. Il fascino british alla George è irresistibile, delle odierne sie connazionali per me solo Suki Waterhouse so avvicina a tale bellezza.

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    2. Senza dimenticare la sua presenza i "Mandingo" altra pellicola che sarà difficile vedere ritrasmessa dalle televisioni nostrane.

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    3. "Mandingo" mi manca, ma come dicevo la George me la sono vista apparire nei punti più impensabili: credo sia la più attiva e famosa delle attrici che non passano mai in TV :-D
      Per acchiappare "Twinky" (che IRIS ha mandato in splendida e introvabile pellicola italiana) ho dovuto rincorrerlo per mesi, sempre mandato in orari "comodi" come alle 4 di notte, altrimenti c'era il serio rischio che qualcuno lo vedesse.
      A parte "L'invincibile ninja" che due o tre passaggi TV in quarant'anni li ha avuti, temo che gli altri film dell'attrice siano tutti scritti nella "Lista da non mandare mai in onda" delle emittenti.

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    4. Vai tranquillo, ci leggiamo più tardi ;-) Ti ringrazio, credo di aver visto la metà dei titoli citati, oltre a “Zozza Mary Pazzo Gary” altro film invisibile, nemmeno il fatto che lo abbia citato Tarantino ha aiutato a farlo uscire dal limbo. Evidentemente le è rimasto addosso il marchio di Bloody Sam e del suo ruolo qui, oppure era i tempi che correvano allora ad offrire a Susan George solo ruoli di questo tipo. Cheers!

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    5. Per altro penso che "Twinky" sia l'unico film di Donner che non ho mai visto, ora ho due ottime ragioni per recuperarlo. Cheers!

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  8. Questo assolutamente non ricordo di averlo visto...mi pare anche strano, considerato dai più un filmone, ma già dall'argomento, direi che lo avrei ricordato.
    Questa è una recensione molto bella, scritta davvero bene, mi ha fatto pensare, quello che tu dici l'ho ritrovato nel back stage di Funny games. Haneke intervistato diceva la stessa cosa: quanto noi siamo attratti dalla violenza, una persona che la rifiuta veramente uscirebbe dalla sala....
    Oltre a ciò condivido la tua lettura di questo film e di come un essere umano solo davanti ad eccezionali prove dimostrerà veramente chi è e il suo aspetto più nascosto. Questo film che so già mi irriterà profondamente lo voglio recuperare. La prima volta che vidi Funny games vidi il remake, era il mio primo Haneke e certe emozioni destabilizzanti le ho provate solo con questo regista. Grazie per il tempo che lavori su queste tue recensioni, si impara sempre qualcosa, sono davvero interessanti!

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    1. “Funny games” è un grande film, andrebbe visto a casa, con il telecomando a portata di mano, visto che proprio il telecomando nel film di Haneke ha un ruolo. Questo ti irriterà, ma Peckinpah diceva che bisogna provocare reazioni, quindi goditelo perché ormai è un film raro per il suo contenuto controverso. Cheers!

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  9. Mi spiace Cassidy, in questo periodo sono poco presente, ultimi giorni di lavoro, mi stanno spremendo come un limone e ho poco tempo per commentare come vorrei, ma la storia cambierà (cit.)! Però leggo sempre volentieri i tuoi articoli, sempre di ottimo livello e molto informativi, come in questo caso. Purtroppo ho ricordi vaghi dell'originale e, me tapino, assai più vividi dell'ultimo remake... In ogni caso ho letto qualcosa su Hoffman e non ne esce un quadro molto edificante della persona, specie nei rapporti con il gentil sesso. Grande attore per carità ma ho il difetto di non saper separare l'artista dall'uomo e ciò poi me lo rende antipatico e fa apprezzare meno di quanto meriti. Buona serata 👋

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    1. Mi ritrovo in questo tuo ultimo passaggio, si dice che bisogna scindere l'artista dalla persona ma anch'io faccio molta fatica.👍

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    2. Vai tranquillo Daniel-San, ci trovi sempre qui lo sai ;-) Oggi ho letto che il mondo si è ricordato di alcune posizioni di Sean Connery, fino a ieri lo piangevano tutti quindi a volte il problema è nell’artista a volte in chi ammira l’arte, come al solito e come raccontava Peckinpah qui, nessuno è veramente santo o malvagio. Cheers

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    3. Difficile, ma importante. Imparare a farlo mi ha resto un cinefilo migliore, senza questa capacità non avrei mai potuto apprezzare Eastwood e Milius, che sono comunque due dei miei preferiti. Cheers

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    4. Grazie caro Cass, è bello avere un posto da chiamare "cas(s)a" dove ci si sente ben accetti e tutti trattati equamente. Questo è sicuramente uno dei pregi migliori del tuo blog, che lo rendono spanne superiore ad altri molto più blasonati, ma che sono solo sopravvalutati, mi riferisco a un certo Laureato, per rimanere in tema... 👋

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    5. Si Cass, sono d'accordo, lo ritengo un limite ne sono cosciente.

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    6. Tutti meritano un posto da chiamare cas(s)a. Penso che tu abbia trovato un motto per la Bara, per il resto non so, io sono diplomato e basta ;-) Cheers

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    7. Molto difficile da fare Lory, anche per me (tipo con Nolan e Sodebergh), ma vale la pena lo sforzo, che poi sforzo, si parla di guardare film, gli sforzi sono altri ;-) Cheers

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  10. Mi sto ancora massaggiando il collo: ammazza quanto mena duro Sam!
    La cosa assurda è che ho visto questo film una decina d'anni fa, per catturarne la scena scacchistica (a cui lunedì dovrò per forza dedicare uno speciale del CitaScacchi!) e non ricordavo minimamente un'opera così dura. Mentirei se dicessi che mi è piaciuto come i titoli western di Sam, però è innegabile che l'assedio finale (dici bene, puro western!) è una botta incredibile.
    In pratica il film anticipa di un anno la violenza cruda di Craven, di due anni l'assedio western di Carpenter ed esce lo stesso mese in cui Callaghan sdogana l'idea di giustizia distribuita una cartuccia alla volta. Devo rivalutare decisamente il potere anticipatorio di Peckinpah, visto che con un piccolo film ha anticipato tutti i temi caldi degli anni Settanta! Ha aperto il sipario su una scena su cui altri però hanno ricevuto applausi.
    Visto che le uniche due donne del film hanno comportamenti quanto meno biasimevoli, posso immaginare all'epoca quanto abbiano fatto a gara a sparare sul film. Non sai che voglia ho di leggermi il romanzo per capire quanto di suo ci ha messo Sam, ma in Italia è arrivato solo nel 2010 per una piccola casa e subito sparito, mentre in inglese l'autore l'ha sepolto in uno chalet di montagna :-D

    Per finire, il timido matematico riesce pure a sfoggiare una "frase maschia":
    «È scarico.»
    «Sei sicuro?»
    «Premi il grilletto così lo vediamo.» (Why don't you pull it and show me?)

    A questo punto non posso credere che John Fusco non abbia pensato a questa battuta scrivendo "Young Guns II" (1990):
    «You are not a god.»
    «Why don't you pull the trigger and find out?»
    (non ho la versione italiana sotto mano)

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    1. “Young Guns 2” come ho fatto a non pensarsi! Grande! :-D In italiano lo scambio è questo:
      «Tu non sei, non sei Dio»
      «Perché non premi il grillo e lo scopri»
      D’altra parte se fai un film su Pat Garrett e Billy the kid (con James Coburn nel cast) ripassi non un solo film di Peckinpah, ma tutta la sua filmografia ;-) Sappi che verrai citato quando avrò il tempo di scrivere del film, o avevo nella lista (storia vera). Cheers!

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  11. Dimenticavo, grazie all'archivio ItaliaTaglia abbiamo i verbali della commissione di censura italiana: tu immagina solo le facce dei censori italiani del 1972 davanti a questo film!
    Ecco cosa scrivono il 2 febbraio:

    «La Commissione invita i rappresentanti della produzione ad alleggerire la scena della violenza sessuale, eliminando i fotogrammi in cui inizia la congiunzione carnale e la donna finisce addirittura per compiacersi ed invita il maschio a carezzarla e stringerla. I rappresentanti della produzione si riservano di accettare. La Commissione sospende il parere. Il giorno 1.2.1972 la Commissione, presa visione del taglio effettuato, e ritenuto che il film rimane pur sempre denso di scene di violenza spasmodica ed agghiacciante si da ferire la sensibilità dei minori degli anni 18, esprime parerer fav. alla concessione del n.o. di proiezione in pubblico col divieto per i minori degli anni 18.»

    Infatti nella copia digitale si sente benissimo che l'audio italiano è assente in quelle scene tagliate nella nostra pellicola.
    Poi arriva il 1985 e tocca far uscire il film in VHS: ecco cosa scrivono il 15 novembre:

    «La IV sezione della Commissione di revisione cinematografica, visionato il film e sentito il Sig. Giovanni Giurgola in rappresentanza della PAT International - previo taglio, con l'adesione dello stesso Sig. Giurgola, di metri 88,60 (ottantotto metri e 60 centimetri) della 4 parte, dopo la frase rivolta alla protagonista da Charlie prima di fare la violenza a costei "... o sarà peggio per te" fino al punto in cui lo stesso Charlie dice alla donna "scusami", esprime, a maggioranza, parere favorevole alla concessione del n.o. con il divieto per i minori degli anni 14 (quattordici): giacché, vi siano nella parte terminale del film scene di violenza, queste si pongono in un contesto in cui esse appaiono costituire legittima reazione del protagonista all'altrui violenza, sicché dette scene sconsigliano la visione del film solo ad un pubblico particolarmente immaturo, e, quindi, ai minori dei quattordici anni.»

    Quindi la violenza finale va bene, non è un problema perché è una reazione, mentre la scena della moglie no, non va bene: siamo d'accordo, è decisamente più violenta a livello psicologico, ma ciò che fa impazzire i censori è la consensualità, cioè la scelta della donna!

    Arriva il 1994, quando cioè l'esplosione di film in edicola spinge a chiudere tutti gli occhi sulle censure: come fa un film del genere a finire con il giornale in edicola? Può eccome, visto i pacchi di soldi fatti dai distributori di VHS in quel periodo!
    Ecco cosa scrive la commissione il 20 dicembre 1994:

    «La Commissione visionato il film, esprime parere per il mantenimento del divieto per i minori di anni 14 avuto riguardo alle molteplici e svariate scene di violenza e di aggressione anche cruente. All'unanimità si ritiene altresì impossibile accogliere la richiesta di tagli, perché non avrebbe più senso la telatica conclusiva della durata di oltre 20 minuti. [i tagli apportati con la richiesta di revisione sono di 86 mt- 35mm] Il presente nulla osta ha effetto a decorrere dal 6.12.94.»

    Ma sì, c'è un po' di violenza, ma mica ci mettiamo a tagliare, che sarà mai? Vai in edicola a fare soldi! :-D

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    1. Incredibile come la censura si adatti al formato, hai portato gran materiale, la consensualità che poi è quello che rende la scena così sfaccettata ha mandato in tilt i burocrati ;-) Grazie mille per la ricerca preziosissima! Cheers

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    2. Sto infognatissimo con la scena della partita a scacchi: è da venerdì che la sto studiando sotto tutti i punti di vista! Volevo farci giusto un post con le schermate ma verrà fuori un'indagine molto più lunga: tutta colpa tua!!!! :-D

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    3. Ti avevo anche preparato un paio di immagini, ma ormai sei andato oltre, ma sono contento di prendermi tutta la colpa, non vedo l'ora di leggerti ;-) Cheers

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  12. Finalmente. Uno dei film che attendevo.
    Mettetevi comodi, che qui e' una roba lunga.
    A Sam lo accusano di fare film troppo violenti. Allora fa un film intimista e gli danno del rammollito.
    E allora gli girano di brutto e ti piazza uno di quegli uppercut che ti sbattono a terra stecchito.
    La RABBIA, ecco cosa viene fuori da questo film.
    Rabbia e furia, nella loro versione piu' pura e autentica.
    Certo che hai ragione piena.
    C'e' tantissimo di Peckinpah, nei film di Peckinpah.
    Fa di ogni opera una questione personale.
    E' un Western, e ne rispetta in pieno gli stilemi.
    Tralasciando il tipico assedio finale abbiamo il piedidolci di citta' che ha sposato la bella del paese e torna nel paese natale di lei. Con i villici che non vedono di buon occhio il nuovo arrivato e l'esule, e il branco di balordi che di fatto li' detta legge.
    Esempio perfetto. Alla facciazza di chi continua a credere che il Western non sia un genere versatile al massimo e adattabile a qualunque contesto.
    Un film che all'apparenza e' un apologo sulla violenza.
    Una lezione che verra' presa e ripetuta da altri, anche nel campo horror come lo zio Wes.
    L'idea che la belva, il lupo e' dentro ognuno di noi. E che aspetta solo le condizioni giuste per manifestarsi. Apparentemente addomesticato, in realta' pronto a sbranarci non appena abbassiamo la guardia.
    Io lo dico sempre: pensateci due volte, prima di sfottere il classico ometto insignificante.
    Primo, perche' non e' un'azione di cui andare fieri.
    E secondo, perche' se al tizio in questione salta la mosca al naso, puo' rivelarsi molto meno innocuo di quel che sembra.
    Ricordatevi una cosa. Non si deve aver paura di quello

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    1. Scusa Cass, sono Redferne.
      Dicevamo...non si deve aver paura di quello che sbraita, urla, insulta e agita i pugni.
      Ma di quello che STA ZITTO E NON DICE NIENTE.
      L'ennesima dimostrazione che e' nel momento in cui si crede di aver messo la preda all'angolo, che bisogna iniziare a temerla.
      Perche' quando scatta l'istinto di sopravvivenza, diventa pronta a tutto pur di salvare la pelle.
      Eppure...sia il regista che i protagonisti non ce la contano giusta.
      E il principale punto di forza sta proprio in questa ambiguita' da parte loro, che ne rende difficile una chiara identificazione.
      David sembra lasciarsi fare e scivolare tutto addosso, ma non e' cosi'.
      Ha una mente brillante, e sotto sotto disprezza e schifa gli abitanti del villaggio in egual misura. Tanto quanto loro denigrato e sottostimano lui.
      E' disposto a passare sopra a tutto, e se delle nullita' lo sbertucciano arriva persino a fregarsene e a riderci sopra.
      Ma guai ad intaccare il suo personalissimo concetto di legge e di giustizia.
      Li' non transige.
      Fa riflettere.
      Non vediamo cose enormi che ci accadono letteralmente sotto agli occhi, ma ci sono inezie assolutamente insignificanti su cui non riusciamo assolutamente a sorvolare. Fino alle conseguenze estreme.
      Ma per me non e' vero niente.
      David vede e capisce tutto, piu' di quanto lasci intendere. E stava gia' organizzando la sua vendetta.
      Aspettava solo il pretesto.
      E puntualmente quegli idioti glielo danno.

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    2. Aggiungo alla tua condivisibilissima interpretazione, caro Red, una considerazione che il tuo pensiero mi ha suscitato: non sappiamo mai fino in fondo come la mente umana processi le cose, in più se uno è molto intelligente, è verosimile che le sue sinapsi e percorsi cerebrali funzionino diversamente rispetto alla norma, magari incamerando frustrazioni, a volte per cose gravissime, che non conducono a reazioni, ma poi, magari per un piccolo gesto, o un pretesto, come scrivi giustamente, poi fanno aprire il vaso di Pandora e uscire tutta la violenza covata... A volte penso che potrei veramente fare come il protagonista se mi toccassero la famiglia e forse ho un pò di timore di diventare un mostro peggio di quelli della finzione... 👋

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    3. Dicevamo...Hoffman e' magistrale nel rappresentare un personaggio a cui la rabbia cresce, minuto dopo minuto, anche se in modo discreto e silenzioso. Senza dare nell'occhio.
      Ma ragazzi...parliamo di Dustin Hoffman, mica Alvaro Vitali (grandissimo nel suo ruolo, comunque).
      Rosola letteralmente al fuoco dei suoi peggiori propositi, e quando si scatena...non lascia prigionieri.
      Io lo ritengo un nevrotico, con un grosso problema di gestione delle emozioni.
      Ma e' intelligente. Quindi e' conscio del problema, ci convive e cerca di gestirlo. Ritenendo che in fin dei conti non e' tanto diverso, per il resto delle altre persone.
      Pensa che tutti sono nevrotici, in fondo.
      Perche' non reagisce?
      Per paura? Perche' ritiene che non ne vale la pena?
      O...perche' SA CHE NON SI DEVE INCAZZARE (Sorry)? Perche' se accade non e' in grado di mantenere il controllo?
      Propendo per quest'ultima ipotesi.
      Per me quando stava per conto stava facendo ben altro che i suoi calcoli di astrofisica, visto le trappole che mette giu'.
      Bene. E ora occupiamoco dell'elefante nella stanza.
      La moglie.
      Che non e' un personaggio positivo, per niente.
      E quel che le accade, per quanto terribile, non contribuisce a farmi cambiare opinione.
      Si puo' comprendere che in un posto come quello, se non sai difenderti o farti rispettare hai un grosso problema.
      Ma non appena rimette piede li', sembra quasi rimpiangere quel che si era lasciata alle spalle.
      Almeno quasi quanto il capoccia dei balordi avrebbe voglia di riprendere un certo discorso.
      Perche' non dice nulla a suo marito?
      Per vergogna? Perche' non lo riterrebbe in grado di farsi valere e vendicarla? O per punirlo, addirittura?
      Il giusto contrappasso per la sua vilta'.
      Essere cornuto e non saperlo, a costo di subire una violenza carnale.
      Prova orrore per quel che ha subito, ma da un certo punto di vista quasi li ammira, quei bruti.
      Perche' forse li ritiene veri uomini, al contrario dell'invertebrato che ha in casa.
      E da veri uomini si sono presi quel che volevano, senza tanti complimenti.
      Ma la fatidica domanda che non puo' fare a meno di ronzarmi in testa e'...
      SE L'E' CERCATA?
      Oggi rischi il linciaggio solo a pensarla. Ma credo che ai tempi se la siano posta in parecchi.

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    4. Infine...ritengo che Sly debba piu' di un caffe', a questo film.
      Per cosa?
      Per Rambo, ovviamente.
      Quello cinematografico.
      Soprattutto per l'abilita' per imbastire trappole con cui sgominare nemici superiori di numero e per armamenti.
      Ma guardate Rambo V, e ditemi se la scena dell'assalto finale non e' presa pari pari.
      Certo, c'e' piu' gore e Sly non e' un ometto rognoso, ma un dannatissimo armadio a quattro ante.
      Pero' come sempre Sly omaggia alla perfezione i grandi classici.
      Capolavoro, comunque.
      Uno dei film piu' importanti nella storia del cinema tutto.
      Scusate la lunghezza, ma...
      Ci voleva.
      E gran pezzo come sempre, Cass.
      Complimenti.

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    5. Non credo che “Rambo” abbia molto a che vedere con questo film e nemmeno che il personaggio di Amy, con la sua scelta di non parlare oppure di provocare (prima) in cerca di attenzioni, sia sbrigabile come hai riassunto tu, il film va più in profondità rispetto ad un giudizio morale facile. Anche David è più giusto il suo non reagire iniziale o il suo eccesso di reazione nel finale? Trovo che siano più interessanti le domande che solleva il film, piuttosto che le risposte facili, che non possono essere tali perché gli argomenti non sono facili per niente. Per il resto ti ringrazio molto. Cheers!

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    6. Si, concordo.
      Non e' facile interpretare il comportamento di David e di sua moglie, purtroppo.
      E si possono creare equivoci.
      Basti vedere come l'ha presa il pubblico alla sua uscita.
      Sono due personaggi molto complessi e sfaccettato.
      Il problema principale, come hai detto tu, e' il loro rapporto che e' tutt'altro che idilliaco.
      Ritengo che quando due coniugi si becchino in continuazione sia chiaro indice che qualcosa non va.
      La situazione di costante tensione non fa altro che esacerbare gli animi, e alla fine il coperchio salta.
      Giusto per la cronaca, e considerando il rapporto tutto speciale tra Peckinpah e gli animali...mi auguro che nessun povero micio sia stato davvero maltrattato o soppresso durante le riprese.
      Non ci metto la mano sul fuoco, vedendo i precedenti.
      Pienamente d'accordo sul remake: davvero scialbo.
      Ho gradito solo la variazione sul finale, dove la moglie se non erro si dimostra ben piu' combattiva questa volta, e aiuta il marito a far piazza pulita degli aggressori.
      Ecco, una roba piu' in stile "rape and revenge" dove Amy sistemava il tizio che l'aveva brutalizzata non avrebbe stonato.
      E l'avrebbe in qualche modo risarcita della violenza subita.
      Ma sono dettagli.
      Complimenti, di nuovo.

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    7. A me invece é sempre sembrata un modo per cedere alle convenzioni cinematografiche che vogliono i cattivi puniti dai buoni, anche per questo ritengo il rifacimento povero e inutile. Cheers

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  13. Insomma devo assolutamente vederlo, hai detto molte cose che creano spunti, interessanti punti di vista personali, mi spiace non averlo visto, chissà se potremo tornare a parlarne, mi avete incuriosito. Poi tenuto conto del tempo in cui uscì ci credo si sia gridato allo scandalo. Ma anche la Huppert, ora mi sfugge il titolo ha fatto un film con lo stesso argomento. Lo stupratore mascherato che entra in casa sua e la violenta, ma lei.... l'avete visto?

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    1. Guarda Lory, cito sempre non a caso un film come Rimini Rimini un anno dopo, per l'episodio della governante Inge che viene violentata da tre balordi, come se fosse una normale e anche divertente, tanto che alla fine canta spensierata, liberatasi dal suo rigore teutonico dopo tale incontro. Questo messaggio mi ha sempre fatto più orrore di quello del film di Peckinpah, soprattutto perché presentato in un contesto da commedia all'italiana e parliamo del 1988, un bel pò di anni dopo il film con Hoffman. Oltretutto lo vidi in tv quindicenne e mi lasciò alquanto stranito...👋

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    2. @Lory
      Immagino che ti riferisca al tostissimo "Elle" (2016) di Paul Verhoeven, il che spiega perché l'America non era il Paese adatto a lui! :-P

      @Daniele
      Visto che citi gli anni Ottanta, periodo in cui certe cose si potevano dire, mi ricordo una barzelletta che mi raccontarono in quel periodo, in cui una suora in Africa scriveva ai suoi superiori che tutte le sere degli aborigeni arrivavano alla missione e stupravano tutte tranne una. Dopo diverse lettere sullo stesso tono, i superiori preoccupati erano anche incuriositi del perché quella singola suora non venisse mai stuprata, e la risposta è "Perché lei non voleva".
      Questa barzelletta la scrivo qui perché siamo fra di noi, ma al giorno d'oggi certe cose non si possono più dire: mi sa che a Sam gli ha detto bene nel '71, che oggi sarebbe subito accusato di molestie sessuali dalle attrici e in due secondi scomparirebbe nel nulla. E tutti a prendere le distanze da lui.

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    3. Elle è un film bellissimo, arrivato in un momento in cui Paul Verhoeven non era più all'apice della sua fama, non di certo per la qualità dei suoi film. Come Peckinpah anche "Polvéron" ai suoi tempi ha sollevato polveroni, anche per questo è sempre stato uno dei prediletti di questa Bara ;-) Cheers

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    4. Grazie, con un lavoro a turni riesco a collegarmi solo adesso. Vado a leggere.👋

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    5. Letto, grande recensione e bellissimo lavoro, mi leggerò tutto su Polveron. Ho avuto anche una sorpresa scoprendo che "Black Book" è sempre suo. Questo DVD fa parte della mia piccola collezione, mi era piaciuto molto, non ricordavo fosse Verhoeven il regista. Lo riguarderò, è passato un po' di tempo dalla mia visione...

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    6. Grazie a te, "Black Book" è uno dei film che ho rivalutato di più rivedendolo, la prima volta mi era piaciuto senza esaltarmi, quindi un ripassino lo merita ;-) Cheers

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  14. Ciao Daniele, ma poi l'hai rivisto, o l'unica visione è stata a 15 anni? Magari oggi potresti rivederlo con occhi diversi? Certo che spiegato così mi sembra una cosa disgustosa e alquanto maschilista, ma certi film diciamo che lasciano il tempo che trovano!
    Il film di cui parlavo sopra è Elle, un gioco delle parti che Isabelle Huppert metterà in moto. Il regista (non ricordo come si scrive), disse che sarebbe stata una scelta coraggiosa interpretarlo, lei non si è mai tirata indietro. Ai giorni nostri senz'altro il pensiero è diverso, nessuno mi sembra ha gridato allo scandalo.

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  15. Ciao Lucius, esattamente, stavo scrivendo la risposta. Si, conosco poco i suoi film ma so che viene definito un regista, beh, non mi viene il termine, ma al di là, diciamo..😂 Elle l'ho visto perché chiaramente sono una curiosa!

    Ho letto adesso la barzelletta, che dire?!?!👍

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    1. Mah, Lory, onestamente dubito che potrei trovare dei significati intrinseci e più profondi rivedendo quel film oggi. Probabilmente mi metterebbe ancora più tristezza di quanto mi genereva ai tempi, anche perché la violenza nel film di Peckinpah era strumentale alla storia, lì rimane fine a sé stessa (e non fa neppure ridere). Per fortuna negli anni mi sembra che sia migliorata la considerazione della figura femminile, forse anche grazie a quelle donne che hanno denunciato tizi come Weinstein e simili. Buona notte

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    2. Certamente Daniele, ma a volte e forse questo non è il tuo caso, i ricordi sono un po' falsati...ma se a 15 anni già ti aveva colpito così posso solo esprimere un complimento alla tua testa, e anche all'educazione ricevuta. A quell'età era più facile riderci sopra che non avere pensieri così precisi e maturi. (Le donne ringraziano). Infatti quando dici che la cosa ti ha infastidito proprio perché legato a una commedia italiana, beh, ammetterai che purtroppo c'è ancora tanto maschilismo purtroppo e anche quando ho sentito qualcuno affermare l'amore per le donne o di quanto le difendano a spada tratta, poi invece tra le righe, in base ad atteggiamenti o altro, io ho letto invece qualcosa di diverso, a parole sono bravi tutti! Ma le piccole cose, i dettagli a volte tradiscono le belle facciate. Buona notte a te!
      Chiedo scusa anche a Cassidy se ho sforato un po' il tema, buona notte anche a lui se sta leggendo.

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    3. Figurati è naturale che affrontando un film come questo vengano fuori discussioni sul tema ;-) Cheers

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  16. Uno di quei titoli che gridano anni 70 da tutti i pori e che devo ammettere non mi entusiasmò. Sarà per il ritmo da gira e rigira fino all' escalation finale. Boh! Curiosa e suggestiva l' ambientazione inglese visto anche poi che fin' ora tutti i film di Peckinpah erano ambientati nel vecchio west!

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    1. Non so, io l'ho sempre trovato bello teso anche prima, anche se è innegabile che proceda accumulando legna secca vicino al fuoco. Cheers!

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  17. Tornando al momento dello stupro,non fosse intervenuto l'amico è molto probabile che tra i due ex si sarebbe riaccesa la passione,ne sarebbe venuta fuori una relazione clandestina.Conoscendo poi il caratteraccio degli amici,sfotti oggi,sfotti domani,una mezza frase di quà e una di la ed'ecco che lui scopre la relazione clandestina e il matrimonio naufraga.Paradossalmente, la violenza salverà il loro matrimonio, '' mi aspetti ? '' lei annuisce facenso si con la testa.

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    1. Fa parte degli scenari possibili di un film pieno di queste sfaccettature, proprio perché i personaggi non sono figurine riducibile a "buoni" oppure "cattivi". Cheers!

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