mercoledì 4 novembre 2020

Balla coi lupi (1990): l’uomo che sognava la frontiera

Per un lungo periodo, parliamo davvero di anni, il cinema Western era il genere più popolare in assoluto, tipo i Cinecomics oggi ma di più, molto di più. Una vera orgia dititoli che hanno cresciuto un paio di generazioni di spettatori. Ma non era di certo così all’alba degli anni ’90, almeno fino a quando cavalcando in alta uniforme con il sole alle spalle, non arrivò qualcuno con la testa dura, il sogno della frontiera nel cuore e l’idea balzana di ridare lustro ad un intero genere praticamente da solo, il suo nome era Kevin Costner, magari lo ricorderete, ha fatto anche la pubblicità del tonno.

Magari i più giovani lo ricorderanno solo come papà di Superman, per la citata pubblicità del tonno e per una serie di scelte in carriera non proprio esaltanti, ma c’è stato un momento in cui Kevin Costner era IL DIVO con tutte le lettere maiuscole, quello che fresco fresco di “Fandango” (1985, diretto dal sodale Kevin Reynolds) nemmeno trentenne si è permesso di sfilare sul tappeto rosso della notte degli Oscar in Jeans, almeno, questo è quello che le leggende metropolitane dicevano di lui, perché attorno al Kevin Costner di allora ogni dettaglio della sua carriera diventava mitico.

"Ciao Cassidy, ti serve del tonno?"

“Silverado” (1985, a breve su queste Bare…) sembrava una parentesi nella carriera di un attore che aveva fatto dei film sportivi una specialità, prima in sella, non di cavalli ma di biciclette in “Il Vincitore (1985) e poi sul diamante del Baseball per film come “Bull Durham” (1988) e “L'uomo dei sogni” (1989), titolo italiano furbetto che sottolineava bene come il Kev fosse già l’idolo della signore, tenete a mente questo punto, più avanti tornerà di moda.

No, il bel Western di Lawrence Kasdan era proprio quello a cui Costner ambiva, ecco perché fece sentire il fiato sul collo a Michael Blake, che aveva scritto una sceneggiatura per un Western che non importava davvero a nessuno se non a Costner, che prima suggerì allo scrittore di espanderla, esplorando la storia fino a farla diventare un romanzo (pubblicato nel 1987), di cui Costner acquistò immediatamente i diritti di sfruttamento cinematografico, anche se immagino non ci fosse proprio una gran ressa per farlo. A chi affidò il compito di adattare tutto in una sceneggiatura? Facile, proprio a Michael Blake, che afflitto da un evidente caso di sindrome di Stoccolma per il suo aguzzino Kevin Costner, negli anni pubblicò un seguito di “Balla coi lupi” (che Costner rifiutò, perché da vero divo della vecchia scuola, non prende parte ai seguiti dei suoi film, storia vera) e progettava anche un terzo capitolo, mai arrivato purtroppo perché Blake è mancato nel 2015.

Chi credeva che Kev avrebbe potuto fare il suo Western? Manco li cani! (figuriamoci due calzini)

Costner vuole fare di “Balla coi lupi” il suo esordio dietro la macchina da presa, un dettaglio che non è sfuggito ai giornalisti, cosa vi dicevo lassù dell’attrazione magnetica che il Kev provocava sulle signore? La mia speculazione è che più di un giornalista, trascinato al cinema dalle rispettive mogli e fidanzata per vedere tutti i film del biondo, un po’ se la siano legata al dito oppure più realisticamente, dal punto di vista giornalistico fa più notizia qualcuno che scivola e cade nella polvere, piuttosto di uno che miete successi.

“Balla coi lupi” inizia a diventare una sorta di barzelletta ad Hollywood, un po’ come “Chinese Democracy” dei Guns N' Roses, se ne parla tanto, ma il film non entra mai in lavorazione perché Costner sarà stato anche biondo, ma di certo non scemo (chiedo scusa a tutti i biondi alla lettura), con una serie di accordi tra le varie case di produzione, si era garantito un solido budget e la certezza che nessuno avrebbe rimontato il film, l’ultima parola sul montaggio sarebbe stata la sua, anche questa è stata tra le fortune delle pellicola.

Una volta nei film di Costner, dai campi di grano uscivano solo i giocatori di Baseball, adesso anche le macchine da presa.

Costner iniziò a girare il suo film d’esordio nel luglio del 1989, pescando i luoghi più suggestivi per girare tra South Dakota, Wyoming, Nebraska e Kansas, radunando insieme un nutrito cast di attori tra la comunità dei nativi americani, anche se quasi tutti dovettero prendere lezioni di lingua Dakota, visto che molti non erano di origine Sioux, anche se questo nome è il frutto di una grande incomprensione tra bianchi e nativi, che poi è un po’ la base di buona parte di questo film. Ma in ogni caso, proprio per il suo lavoro Costner si é guadagnato un grande rispetto presso i nativi (Storia vera).

Nella foto un vero americano. No, non è quello vestito da soldato ve lo dico subito.

Il Kev consegnò il suo film alla Life International, responsabile della distribuzione che lo fece uscire nei cinema americani nel novembre del 1990, la versione che vidi io al cinema in uno strambo Paese a forma di bisonte scarpa, nel dicembre dello stesso anno era la versione cinematografica da 181 minuti, considerando che avevo sette anni, ed ero già malato di Western e indiani - conoscevo molto degli usi e dei costumi dalle mie varie letture e dagli allegati alla collana a fumetti “Il selvaggio West” di cui ho ancora tutti i numeri a casa, storia vera - riuscì a godermi gli infiniti paesaggi e l’epica del film, anche se la parte “sbaciucchiosa” della storia la trovai infinitamente lunga e pallosa, però oh, avevo sette anni!

Questa parte qui nei miei ricordi d’infanzia, durava più della director's cut.

A conti fatti “Balla coi lupi” è stato uno dei primi film che ho visto al cinema di cui conservo memoria, ancora prima ricordo di essere stato portato dai miei genitori a vedere “L'attimo fuggente” (1989) quindi tutto sommato non posso lamentarmi, sono stato cinematograficamente svezzato come si deve. Anche perché poi a casa, avevo sempre il mio fedelissimo videoregistratore e vi assicuro che a casa Cassidy la VHS di “Balla coi lupi” piangeva, io l’ho visto tantissime volte, ma mio padre? Ah mio padre ne ha fatto una malattia di questo film, penso che lo guardasse ogni due giorni e considerando quanto dura, probabilmente il film era a ciclo continuo sulla tv di casa (storia vera).

Costner per questo progetto ha rifiutato il ruolo di Alec Baldwin in un altro classico di casa Cassidy, ma fu chiaro immediatamente che la testardaggine del divo era ben riposta. “Balla coi lupi” diventò un classico subito, appena uscì in sala, con quasi 185 milioni di fogli verdi, con sopra facce di ex presidenti raffigurati sul monte Rushmore nei soli cinema americani e la bellezza di 424 milioni nel mondo, Costner ha potuto pagarsi il ranch dove ancora vive oggi. I sette premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior colonna sonora e miglior sonoro) oltre ad essere tutti meritati erano la celebrazione di un film in grado di mettere d’accordo tutti, chi amava i Western e chi non li guarderebbe nemmeno con gli occhi di un altro, chi al cinema vuole l’azione, il dramma, la commedia, il romanticismo e l'epica, trovava tutto comodamente in questo film che da trent'anni è considerato a ragione un classico e da oggi, anche un Classido!

Per un ripasso (di un film che conosco a memoria), con la Wing-woman abbiamo raggranellato i 236 minuti necessari per rivedere la “director's cut”, se per caso voi foste tra i tre sulla Terra che non hanno mai visto questo film, vi consiglio questa versione perché se grande epica deve essere, allora che lo sia al meglio. Anche perché nel 1990 non era affatto così scontato ottenere un tale successo con un genere che spesso viene dato per morto ancora oggi, ma che in realtà, è il Re di tutti i generi cinematografici americani (quindi occidentali). Fare un Western revisionista negli anni ’70 era un affare, farne uno nel 1990 e poi passare a ritirare (ai botteghini di mezzo mondo e durante la notte degli Oscar) resta un’impresa davvero grandiosa.

Nella pancia di “Balla coi lupi” scalpitano tutti i classici Western revisionisti, da “Soldato Blu”, “Il piccolo grande uomo” e “Un uomo chiamato Cavallo” (tutti del 1970), ma Costner ha sempre amato così tanto la frontiera che a ben guardare nel film, si può trovare anche un po’ di “Il fiume rosso” (1948) di Howard Hawks e di altri classici. La storia è quella del tenente John Dunbar (Kevinone), un ufficiale dell'esercito dell’unione di stanza in Tennessee, che nell’unica scena non girata cronologicamente da Costner (è la prima del film ma è stata girata solo alla fine, infatti le mani del chirurgo che minaccia l’amputazione del piede sono proprio quelle di Costner, storia vera) per un atto di eroismo che sembra più un suicidio, sblocca uno stallo con l’esercito Confederato e diventa di colpo un eroe, e già questo dice molto della natura revisionista della storia.

La differenza tra un eroe e un pazzo in guerra, può essere molto sottile.

A Dunbar viene concesso di tenere il cavallo utilizzato nell’impresa folle eroica, Sisko per gli amici Cisco (come in una canzone degli 883) e davanti alla possibilità di essere trasferito ovunque, sceglie l’ultimo avamposto nel cuore della frontiera, perché sogna di poterla vedere prima che scompaia per sempre. A Fort Sedgewick, Dunbar ci arriva dopo un lungo e scomodo viaggio, ma anche dopo aver fatto la conoscenza del folle maggiore Fambrough, che nel film è interpretato da Maury Chaykin, anche se il ruolo Costner lo offrì a Marlon Brando che però rifiutò (storia vera). Meglio così Kev, quello come minimo avrebbe voluto sul set tutta la sua delegazione di Squaw, oppure di recitare vestito da Papa, vai a sapere.

"Cos'ha questo Marlon Brando più di me? A parte un'isola, alcuni Oscar e il sostegno nei nativi americani?"

La bellezza di “Balla coi lupi” sta un po’ ovunque, nella fotografia mozzafiato di quel mostro di Dean Semler, nella colonna sonora epica e trascinante di John Barry, negli occhi di Mary McDonnell nel ruolo della vita (il secondo in “Battlestar Galactica”), ma anche nei piccoli particolari tutti affidati ai nomi e le facce giuste, basta dire che gli effetti speciali truculenti sono stati curati dall'allora neonata casa di produzione di Greg Nicotero, mentre uno dei miei preferiti, l’indiano per eccellenza del cinema, Wes Studi, esordiva in questo film pittato con i colori del losco guerriero a capo dei temibili Pawnee.

Me lo dicevano, che nella vita gli Studi erano importanti (ah-ah).

“Dances with Wolves” ha tutto per conquistare perché è essenzialmente un romanzo di formazione di un adulto fatto e finito, che ricostruisce se stesso nel momento in cui scopre la frontiera e i suoi abitanti. Una delle parti migliori del film è il suo modo di rappresentare in maniera idealizzata ma realistica (insomma, come fa sempre il cinema al suo meglio) il difficile processo di integrazione tra bianchi e nativi, che integrazione non è stato affatto, si è trattato del più grosso avviso di sfratto della storia di questo pianeta, ma è stato un percorso lungo che ha attraversato anche periodi di apparente pace, raggiunta dopo difficili mediazioni rese complicate anche dai problemi linguistici.

“Ok, questo è imbarazzante”, “Ricordami di non giocare mai più a Trivial Pursuit con questo pazzo”

Ad ovest di Corvo rosso non avrai il mio scalpo, questo film è uno dei pochi, dove improvvisamente i personaggi non cominciano a parlare una lingua fino ad un minuto prima sconosciuta solo schioccando le dita. La trasformazione del tenente John J. Dunbar in Balla coi lupi, passa per momenti di tensione e altri imbarazzanti (il tentativo di mimare “Tatanka” il bisonte), un percorso fatto di curiosità, zucchero e caffè, in cui il protagonista scopre che i cosiddetti nemici non sono né straccioni e né selvaggi, e di conseguenza forse nemmeno così nemici come dovrebbero essere. Il personaggio che si presenta in alta uniforme (perché altrimenti non sarebbe dignitoso) davanti a coloro che lui chiama il tranquillo e il feroce, finirà per scambiare con loro abiti e cappello chiamandoli per nome, Uccello scalciante (Graham Greene) e Vento Nei capelli (Rodney A. Grant), che poi è come mi chiamava mio padre per via della mia capigliatura giovanile (storia vera).

I miei punti di riferimento in quanto a libertà personale e acconciatura.

In 181 minuti (o 236, fate voi) John Dunbar rinasce Balla coi lupi, quello che si lancia in danze scatenate notturne con il lupo Due calzini e che spiega al suo nuovo popolo che il fucile va utilizzo per sparare, non come tecnologica mazza da brandire. Il passaggio avviene grazie a Alzata con pugno (Mary McDonnell), la ragazza bianca cresciuta tra gli Indiani scacciata dal suo popolo perché evidentemente comunista come si evince dal suo nome indiano che al pari di Dunbar, non può più vivere tra i bianchi con cui non ha più nulla da spartire, infatti quanto ritroverà i suoi vecchi commilitoni, sporchi, rozzi e violenti, il protagonista metterà in chiaro la sua rinascita: «Il mio nome è Balla coi lupi. Non parlerò con nessuno. Non vale la pena parlare con voi».

“Balla coi lupi” è epica allo stato puro, epica spudoratamente schierata dalla parte dei nativi americani, raccontata da uno che quelle distese di spazio fino a dove l’occhio può vedere le considera il meglio della vita, non c’è un’inquadratura o una corsa a cavallo che non parli dell’amore di Kevin Costner per quei luoghi, per quel tempo e per un intero genere, che omaggia con un film che è fuori dal tempo. Si perché “Balla coi lupi” ha il passo, il respiro ampio e le intenzioni chiare di un film diretto ed interpretato con lo spirito della New Hollywood di un tempo, ma fatto nel 1990, quando nessuno si aspettava più un Western, figuriamoci uno grandioso e con il cuore in mano come questo. Quasi un film indipendente (anche nello spirito) che però ha stregato e messo d’accordo tutti, un esordio cinematografico come forse non se ne vedevano al cinema dai tempi di Orson Welles, il paragone potrebbe sembrare esagerato, ma a conti fatti nemmeno più di tanto, almeno considerando incassi, premi e impatto culturale.

Idee da New Hollywood al servizio di un incasso stratosferico.

Ci sono scene di “Balla coi lupi” che si guardano con gli occhi con cui Dunbar guarda la frontiera, la lunga sequenza della caccia al bisonte ad esempio è da manuale e bellissima, per girarla Costner ha chiesto aiuto al sodale Kevin Reynolds, ma il risultato è uno di quei momenti che non si dimenticano tanto presto e che confermano lo stato di classico del cinema di questa pellicola.

"Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche" (Cit.)

I critici con le penne intinte nel curaro che sognavano per Costner una Alamo con “Balla con i lupi”, sono rimasti con un palmo di naso davanti ad un film talmente bello da ridurre a zero quasi ogni possibilità di critica, in linea di massima si sarebbero rifatti successivamente, ma questa è un’altra storia.

“Sei sicuro di avere abbastanza tonno?”, “Kev mi fa schifo il tonno, rispetta la solennità del momento”

Con questo sogno matto di vedere la frontiera, Kevin Costner l’ha mostrata nella sua incredibile bellezza a tutto il mondo, firmando un capolavoro, un western revisionista quando ormai nessuno pensava più a selle e cavalli. Grazie a questo film Costner si è preso gli anni ’90, prima di imbroccare una lunga infilata di scelte sbagliate, spesso caricate di aspettative derivate proprio dal meritato successo di questo film, e anche qui, l’ombra di Welles continua ad allungarsi. Ma la verità è che non è possibile separare Dunbar da Kevin Costner, se il posto di Balla coi lupi era laggiù nel vecchio West, per il vecchio Kev è la stessa cosa, che sia nei panni di Wyatt Earp (1994), oppure nelle terre di confine del bellissimo e sottovalutato “Open Range” (2003), quello è il posto dove deve stare, lo ha dimostrato recentemente anche con Yellowstone. Il suo elemento naturale, non diventi IL DIVO degli anni ’90 se non sei fatto della stessa materia di cui è fatto il cinema stesso, il Western appunto, il Re di tutti i generi cinematografici.

Quello che è tornato in auge proprio negli anni ’90 grazie quasi esclusivamente alla testardaggine di Kevin Costner, come abbiamo visto su questa Bara e come continueremo a vedere anche prossimamente, sono stato svezzato con i film giusti e ne porto i segni, alla fine aveva ragione Uccello scalciante: «Tutto nasce dall'uomo, tutto ritorna all'uomo» e più che Mr. Baseball come viene soprannominato per i suoi film sportivi, Kevin Costner dovrebbe essere ricordato come Mr. West.

Sognava di vedere la frontiera, l’ha mostrata al suo meglio a tutto il mondo.

42 commenti:

  1. i miei avevano il vhs e io( già maggiorenne) lo vidi sempre a pezzi.

    non ho mai visto balla con i lupi interamente ein un unica trance.

    che posso dire? non mi hai particolarmente acchiapato.

    nel 1990 uscì gli spietati quello sì un western

    saluti

    rdm

    a proposito ieri sera ho visto per la prima volta ripd: allaccia le scarpe a sbirri oltre la vita meen in black e gost busters ma si lascia vedere dai

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    1. "Gli Spietati" è del 1992, se hai pazienza arriverà anche quello. Cheers

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  2. Grande film, colgo l'occasione per riguardarlo, questo fa parte dei mia piccola collezione. Film imprescindibile, oltre quelli elencati da te che ho visto tutti e che ho amato. Aggiungo "Sentieri selvaggi', film che ho rivisto più volte.
    Non aggiungo niente, un cult, film coraggioso e splendido.
    Ho anche letto il libro di Vittorio Zucconi:"Gli spiriti non dimenticano sugli indiani Lakota, la storia del capo Cavallo Pazzo, splendido, un libro che mi ha commosso tantissimo.
    Buon caffè!

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    1. Le storie sui nativi americani sono da sempre speciali per me, buona giornata anche a te! ;-) Cheers

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  3. Post meraviglioso, Cassidy, complimenti! Anche io, come te, ho avuto la fortuna (ringrazio il mio papà) di essere svezzata con i film giusti, tra cui moltissimi western. C'erano Hawks, John Wayne e John Ford, naturalmente, ma anche tutti i titoli che citi qui: Un Uomo chiamato cavallo, Piccolo grande uomo, soldato blu, in quella strada aperta proprio da Sentieri Selvaggi e che porta a ribaltare i classici ruoli cowboy buono/indiano cattivo. Balla coi lupi, di cui ho visto anche la versione lunga, è un grande classico anche per me che si è meritato fama e riconoscimenti. Come te, non ho mai creduto e non crederò mai che il western sia morto.

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    1. Ti ringrazio molto gentilissima ;-) Anche se "Sentieri selvaggi" con la sua ambiguità ideologica non era certo un western revisionista se non altro ha mescolato le carte, clamoroso invece che sia riuscito a firmarne uno davvero revisionista il Kev nel 1990, sarebbe stato difficile farlo negli anni '70 ma vent'anni dopo è stato un gran colpo ;-) Cheers

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    2. Mi permetto di intromettermi per fare i complimenti a papà Verdurin, e a un'educazione western davvero di prima scelta ^_^
      Si dice che a dare qualcuno per morto gli si allunga la vita, ecco perché il western è immortale :-P

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    3. Grazie Lucius, papà Verdurin è molto orgoglioso. Tutto quello che so sul cinema me lo ha insegnato lui e io sono innamorata del genere western in tutte le sue declinazioni, da Ombre Rosse fino a Mezzogiorno e Mezzo di Fuoco: è un genere così suggestivo e versatile che, con mille aggiornamenti e rivisitazioni, ma è arrivato fino a noi vitale come non mai.

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    4. I papà con i gusti cinematografici giusti, che bellezza ;-) Cheers

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    5. Meglio così, ho altri Western in canna quindi è bene avere lettrici e lettori interessati, altrimenti mi ritroverei a cavalcare una Bara Volante da solo nella prateria ;-) Cheers

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  4. Rivedendo la locandina ho pensato: "Ma quanto è eastwoodiano Kevin in quell' immagine"...

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    1. Che poi è il migliore tra i complimenti possibili ;-) Cheers

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  5. kevin costener dalal parte dei nativi americani?????????


    se ci credi tu!!!!

    all'urlo di "mogli e buoi dei paesi tuoi" il prode kevin si orientalizza una rossa dagli occhi verdi.

    perchè va ben tutto ma il pubblico ( chi pensa al pubblico ) non avrebbe accettato vedere il kevin ammucchiarsi con una pellerossa di 90 kg e con la barba geppo

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    1. Chiedo scusa, scrivevo da telefono e mi é partito il commento senza una parte, dicevo, l'ho affrontato nel post, ci voleva una'interprete, da questo punto di vista aveva fatto meglio "Piccolo grande uomo", ma il Kev non avrebbe fatto tale incasso se non avesse pensato alle signore andate in sala per vedere lui e la parte sbaciucchiosa. Cheers!

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  6. Non so nemmeno se lo hanno avuto l'avviso per lo sfratto, i nativi. Li hanno sfrattati e basta mi sa.
    Comunque lo dovrei rivedere il film perché l'ho visto all'epoca e mi ricordo poco, ma mi ricordo che ne avevo avuto una sensazione positiva.
    I 236 minuti della director's cut li avrete visti in due sessioni, voglio sperare!
    E non ti dimenticare che kevin, oltre alla pubblicità del tonno, ha fatto anche quella delle scarpe :D

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    1. No no, sessione unica, vantaggi di una domenica tranquilla, una delle pochissime. Complimenti per la memoria aveva fatto anche quella ;-) Cheers

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  7. Filmone! Non è proprio tra i primi film che ho visto al cinema (di anni ne avevo già 12), ma di sicuro è uno dei primi che ricordo con una certa precisione. Anche l'insofferenza per le scene sbaciucchiose. ��
    Comunque un film assolutamente epico, ancora di più nella versione estesa, che però ammetto di non aver rivisto spesso, troppo lungo!

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    1. Dura un’infinita ma resta un classico, negli anni mi ritrovo ad apprezzarlo sempre più ;-) Cheers

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  8. Grandissimo film, con un Kevin Costner sugli scudi, lui che anche in Yellowstone la frontiera ha ben mostrato ;)

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    1. Puoi togliere Kevin Costner dalla frontiera ma non togliergli la frontiera che si porta dentro ;-) Cheers

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  9. Sei andato a pizzicare il mio podio personale!
    Kevin Costner al culmine del suo successo (citerei anche "Revenge" e "Guardia del corpo")!

    Recensione splendida di un capolavoro del quale condivido il "messaggio", dato che sono un sostenitore che i veri "americani" sono quelli con le piume in testa attualmente confinati nelle riserve. Gli altri? Abusivi che hanno occupato dei territori senza che qualcuno glielo abbia impedito. Ti consiglio, a tale riguardo, di recuperare le storie di Zagor con l'avvocato cherokee Satko.
    Quando sono arrivato alla gif di Alzata Con Pugno mi è partito un brivido di emozione concentrato che solo chi ha visto il film può capire.

    Che altro aggiungere? Ah, complimenti per le didascalie, stavolta più spassose del solito; e per me il papà di Superman ha la faccia di Marlon Brando.

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    1. Te lo avevo mezzo annunciato che sarebbe arrivato ;-) Il papà di Superman sarà sempre Brando, ha fatto una causa legate per quella paternità (storia vera). Ti ringrazio molto, il film richiedeva sforzo e didascalie all'altezza. Cheers!

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  10. Permettimi un fuori tema, Cassidy me ne scuso ma non posso non mandare un saluto a Matthew McConaughey che oggi fa gli anni, un attore che amo, bravo e... sexy!

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    1. Quando ha smesso di pensare a sfoggiare gli addominali nei film é diventato un attore, per altro so per certo che legge la Bara Volante, ciao McCoso auguri! ;-) Cheers

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  11. In effetti sarebbe impossibile oggi far capire "ai giovani" cos'è stato Kevin Costner nel 1990. Bene o male l'avevamo visto tutti, qua e là, eppure con questo film è passato da zero a cento in un attimo. La fortuna di Costner è stata anche un'altra, forse la meno citata ma decisamente potente: ha sfondato nel momento esatto in cui il mercato dell'home video è diventato grosso sul serio. Le cassette coi suoi film si vendevano a quintali, i distributori nostrani recuperarono film mai visti né sentiti per venderli in edicola con Costner in copertina, quando in realtà magari faceva la comparsa. (Hanno ripetuto tutto l'anno dopo con Sharon Stone) Il film porno con il giovane Costner era più famoso di quello con Stallone, ed era impossibile trovare un'edicola che non avesse una sua cassetta. Queste cose contano, perché dal Duemila nessuno, neanche il più divo dei divi può contare sull'enorme distribuzione che Kevin ha avuto dal 1990 in poi. Anche se è durata poco, giusto qualche anno, ci volevano almeno dieci De Niro per fare le vendite di un film di Costner! :-P

    Mi sembra strano di aver passato tre ore al cinema, quel 1990, non escluderei di aver visto una versione ancora più tagliata del film - onestamente temo di non aver mai visto la Director's Cut - comunque mi sembra di aver già raccontato il mio grande scorno: fu la prima volta che scoprii come le scene usate per il trailer non necessariamente poi sono nel film. Così la scena che amavo, cioè Kevin che al tramonto alza il fucile contro l'orizzonte, era assente su grande schermo ed uscii dalla sala seccatissimo. Però beccai il camioncino del cinema con le locandine dei nuovi film da montare, fra cui c'era "Colpi proibiti" con Van Damme, e mi risollevai :-D

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    1. Meno colpi al tramonto più colpi proibiti ;-) Forse avevano usato le scene prima dei vari tagli per la versione da mandare in sala, per quello mi piace la “Director's Cut”. Ci pensavo l’altro giorno: ma oggi ci sono Divi della portata di Kevin Costner? Ora che puoi sbirciare le vite (posate) di tutti sui Socialcosi esiste ancora, quella distanza che ai tempi provavamo a colmare appunto con le videocassette? Secondo me è saltata ormai. Cheers!

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  12. In quel periodo Kev non era il DIVO (tutto maiuscolo), era semplicemente Dio sceso in terra. Gli uomini volevano essere lui, tutte le donne volevano farsi lui, i suoi film in quei magici sette anni erano filmoni totali che mettevano d'accordo critica e pubblico (dal 1987 con "Gli Intoccabili" al 1994 con "Wyatt Earp"). Ogni cosa toccasse diventava oro e ogni film in uscita faceva venir giù tutto ritoccando i record precedenti. Detto questo, veniamo a quel capolavoro di "Balla coi Lupi". Film che mio padre regalò a mia madre in VHS originale un Natale (era un cofanetto a due con questo e con "Robin Hood").

    Visto più volte, anche se non alla nausea causa durata. Concordo sull'epicità delle riprese e sulla storia che abbraccia più temi e più generi. Capolavoro a tutto tondo e film che entra di diritto (e a pieno titolo!) nei capolavori western. Non sono sicuro di averlo visto al cinema ma al di là di questo, è una di quelle pellicole che guardi totalmente rapito, poi controlli l'ora e... Cosa?!?! Sono passate 3 ore?!?!

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    1. VHS di “Robin Hood” ricevute in regalato dal padre, tu non mi vedi ma sto alzando la mano (Storia vera), sono “Alzato con mano” in pratica ;-) Cheers

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  13. Certo che é incredibile.
    Ma é esistito un tempo, prima di quel disastro in galleria chiamato WATERWORLD, in cui l'uomo che é finito a pubblicizzare il tonno a Hollywood e dintorni era praticamente DIO.
    Se lo contendevano tutti. E poteva far quel che voleva.
    E di fatto spesso lo faceva, lui e il suo gruppo di fedelissimi. Concedendo ben poche, pochissime intromissioni.
    Ad esclusione de GLI INTOCCABILI, uscito molto prima, il buon Kevin ha realizzato un filotto entusiasmante.
    Questo, GUARDIA DEL CORPO, ROBIN HOOD, JFK...
    Ma non bisogna dimenticare che fu anche merito di un certo TONY, che nonostante l'insuccesso gli diede una spallata ributtandolo in carreggiata al momento giusto.
    Che dire, di questo film?
    Sontuoso, trascinante, epico, mozzafiato, persino elegiaco...
    Lo si può definire in tutti i modi, ed utilizzare qualunque termine di elogio.
    Tutti stra - meritati, tra l'altro. Perché é un filmone. Realizzato a regola d'arte.
    E' tutto perfetto.
    Io però ci aggiungo anche "furbo", un termine che con Costner uso spesso.
    E' tutto costruito a tavolino per non fallire, ecco quel che intendo.
    Sta dalla parte degli ind...dei nativi (sentite, io uso indiani, come si faceva una volta. Non penso si offendano. E sentitevi liberissimi di darmi del viso pallido), e questa é assolutamente cosa buona e giusta.
    Ci mancherebbe altro.
    Forse, ecco...la enfatizza un pò troppo, sotto questo aspetto. Pur prendendo, e bene, dai classici di genere revisionista da te citati.
    Ma ci si sta godendo una storia, quindi poco importa se si decide di far spiccare certi elementi a scapito di altri.
    Tra l'altro una gran bella storia, mi si lasci aggiungere.
    Mi é sempre piaciuto il concetto che esprime.
    E cioé che un uomo (di una certa tipologia, precisiamo. Di razza bianca caucasica), in quanto individuo unico e preso di per sé, non é in fondo così male.
    Può arrivare al punto di rimanere incuriosito, affascinato ed infine conquistato da persone, usi e costumi con cui, in teoria, si trova agli antipodi con cui non dovrebbe avere niente a che spartire.
    I guai iniziano quando arrivano anche gli altri. Specie della stessa tipologia, e fissati in modo del tutto opinabile di essere i prescelti e destinati a qualcosa di grandioso. E che di conseguenza trattano tutti gli altri e chiunque sia diverso da loro come esseri inferiori, guidati dalla convinzione assoluta di poterne disporre come meglio credono.
    Forse gli indiani non conoscevano il concetto di proprietà. Ma chi lo conosceva bene forse avrebbe dovuto riflettere su quanto fosse ingiusto appropriarsi di una terra che già apparteneva ad altri. E di diritto.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo: il western resta uno dei generi più universali e versatili che esistano, adattabile a qualunque altra categoria.
    Davvero volevano fare il 2 e il 3?
    Oh, beh...dopo aver letto che volevano fare il sequel di CASABLANCA non mi stupisco più di nulla.
    Ottimo pezzo, Cass. Complimenti.

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  14. Di questo film ho i ricordi abbastanza appannati, ricordo di averlo visto una sera di vacanza in un'estate delle superiori in DVD. Devo sicuramente recuperarlo, quando arriverò agli anni novanta della mia rubrica (quindi fra una quindicina di anni, di questo passo). Il ricordo è molto positivo però, sicuramente

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    1. Non ti preoccupare, abbiamo un mezzo lockdown due che corre in nostro soccorso (si fa per dire) ;-) Cheers

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  15. Anch'io non lo rivedo da un po', ma ricordo bene che non deluse le aspettative.
    Qualche Oscar a Quei bravi ragazzi però poteva lasciarglielo.
    Attendo Silverado e Gli Spietati.

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    1. Sai che l'Accademy ama le vittorie straccianti. Quelli sono tra i prossimi titoli in lista ;-) Cheers

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  16. L'ho visto al cinema in prima superiore con la scuola.
    Ricordo l'imbarazzo delle professoresse durante la scena di sesso, visto che c'eravamo anche non del primo a vederlo.
    Ne conservo un bel ricordo, per quanto la prima parte è davvero lentissima fino al quasi sfinimento.

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    1. Non l'ho mai trovata lenta, di sicuro viene cucinata fuoco lento, bisogna costruire tutti i personaggi e le dinamiche, pensa che a me a scuola vedere vedere la scena iniziale di "Sol levante" (storia vera). Cheers!

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  17. Uno dei pochissimi casi in cui il libro mi ha annoiato a morte e il film invece mi ha esaltato a mille. L'avrò visto una ventina di volte e se mi capita lo guardo ancora una volta. Sarà pieno di errori e di difetti ma ha un posto speciale nel mio cuore: ce l'aveva mio padre in VHS ed è stato uno dei primi incontri/scontri con il cinema dei miei scarsi 11 anni.

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    1. Un ottimo modo per esordire nulla da dire ;-) Cheers!

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  18. Film praticamente perfetto. Visto al cinema con mio padre. Avrò avuto 11-12 anni e il Western, tranne rari casi tipo i magnifici 7,non mi faceva impazzire. Odiavo poi profondamente John Wayne (e dopo aver conosciuto le sue idee politiche non ho cambiato idea). Eppure leggevo avidamente tex. Sul fumetto il Western mi piaceva anche se le mie storie preferite erano quelle con un tocco di esoterico tra mefisto, suo figlio yama ed El morisco. Sul grande schermo il Western non mi attirava. Balla coi lupi mi conquistò come un treno in corsa, bellissimo, la scena con i bisonti di un'epicita' unica. E a me ragazzino figurati che ne dovevo capire di inquadrature e piani sequenza. Ricordo quanto trovai curioso il modo di conoscersi tra costner e gli indiani. Da grande ho recuperato la director's cut e rivisto con grande gaudio riuscendo stavolta ad apprezzare tante cose che mi erano sfuggite. Ammetto di avere un debole per costner forse perché jfk è uno dei più potenti film di denuncia che mi aprì gli occhi sulle nefandezze dei governi e mi fece nascere la passione per la storia. Ultimo appunto personale: fu il secondo film lungo che vidi al cinema. L'anno prima fu nuovo cinema paradiso, il più grande atto di amore verso il cinema. Uno di quei pochi casi in cui benedetti furono i tagli perché la versione integrale si perde un po' per strada nel finale

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    1. Ti ringrazio per il racconto di vita, in effetti abbiamo più di una cosa in comune nel percorso ;-) Si, "JFK" è bellissimo e fin troppo poco citato secondo me. Cheers

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