martedì 13 ottobre 2020

Psycho (1960): fare la doccia, non è mai più stato lo stesso

Quando i giornalisti hanno la possibilità di intervistare John Carpenter, il più delle volte finiscono per chiedergli le solite quattro domande su Halloween, il suo tema musicale e il fatto che il film abbia dato il via al genere Slasher. Il Maestro, pragmatico come al solito il più delle volte taglia corto e lapidario conclude: "Lo Slasher lo ha creato Alfred Hitchcock con Psycho".

Cosa si può ancora scrivere di una pietra miliare come “Pyscho” (in Italiano reso anche come “Psyco”, sacrificando quella lettera “H” che avrebbe mandato in crisi la nostra capacità di pronuncia), a sessant'anni dalla sua uscita? Non credo poi molto, non dopo l’infinità di saggi, libri e interviste di François Truffaut sull'argomento. Quindi, mettetevi nei miei panni (non quelli della signora Bates), siamo di fronte ad un film che ha cambiato la storia del cinema per sempre, l’unica cosa che posso fare di davvero originale è dargli il benvenuto tra i Classidy!

Dopo due titoli leggerissimamente famosi e fondamentali come “La donna che visse due volte” (1958) e “Intrigo internazionale” (1959), Alfred Hitchcock era alla ricerca di una storia da portare sul grande schermo. In quel periodo, il maestro del brivido era a contratto con la Paramount per tre film, ma prima di passare alla Universal, sfogliando il New York Times scoprì il titolo del romanzo di Robert Bloch, “Psycho” (1959), pubblicato inizialmente in Italia con il titolo “Il passato che urla”. Una storia liberamente ispirata alle vite e le opere gli omicidi di Ed Gein, un simpaticone che con la sua particolare versione del bricolage casalingo è diventato nel tempo materiale da cinema. Negli anni Gein ha ispirato dei classici della paura come “Il silenzio degli innocenti” (1991) e Non aprite quella porta, ma è stato zio Hitch a portarlo per primo al cinema, un’altra tacca sulla cintura di questa pietra miliare.

La storia di un assassino seriale con la fissa per la tassidermia?! Alla Paramount si mettono le mani nei capelli, questo film è perverso non possiamo produrlo. Hitchcock, vanesio e testardo, gradiva un no come risposta, più o meno come chiunque potrebbe gradisce il cameriere che ti porta via il dolce da sotto il naso, quando ne hai ancora più di metà da mangiare, quindi mette le corna a terra e trova il modo di convincere la Paramount giocandosi il chiavistello che apre tutte le porte del mondo: soldi.

Guardate i titoli di testa, ma io lo so che nella vostra testa sentite solo Bernard Herrmann.

Hitchcock con la sua Shamley Productions, sfornava episodi di "Hitchcock presenta" per la tv al ritmo di una grande fabbrica, un film come “Psycho” avrebbe potuto produrlo con la miseria di 800 mila fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, la Paramount doveva solo occuparsi di distribuirlo nelle sale. Un affare visto che il film portò a casa 50 milioni degli stessi fogli verdastri, il più grosso successo commerciale della carriera di zio Hitch (storia vera).

La sceneggiatura scritta da Joseph Stefano, ha apportato alcune modifiche al romanzo originale di Robert Bloch, non solo sull'aspetto di Norman Bates che passa dall'essere un tozzo e rosso bevitore accanito al dinoccolato e rassicurante (ad una prima occhiata) Anthony Perkins. Nel romanzo, inoltre, alcune soluzioni sono tipiche di una storia scritta, utilizzando solo le parole Bloch conserva il colpo di scena intatto per il finale, Hitchcock, invece, non può nascondersi, il cinema è basato sulle immagini e il maestro del brivido con la sua lunga gavetta nel cinema muto lo sa bene, per questo “Psycho” è un capolavoro della settima arte, perché è un film dove a primeggiare sono la regia, il montaggio, la fotografia e la colonna sonora, tutti gli aspetti più puramente tecnici della realizzazione di un film.

Zio Hitch parlava alle sedie vuote ben prima di Eastwood (ma nessuno si è mai lamentato)

Se siete appassionati di cinema avrete sicuramente letto il fondamentale “Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut (testo sacro), dove zio Hitch, con malcelato orgoglio, conferma che del soggetto di “Psycho” non poteva importargli davvero di meno, ma se il film ha funzionato non è stato per via di una grande interpretazione (anche se Anthony Perkins è passato comunque alla storia), quello che ha smosso il pubblico è stato il film puro, la pura arte cinematografica.

Visto che mi sono messo in testa di affrontare una pietra miliare in circolazione da sessant'anni, mi sembra ridicolo dovervi mettere in guardia sulle anticipazioni e le svolte della sua trama, mi auguro abbiate trovato 109 minuti della vostra vita per fare visita al Bates Motel, ma se nel caso così non fosse, cosa cazzarola perdete tempo a leggere me, correte a vedermi il film mi ringrazierete dopo.

“Psycho” è un continuo gioco tra zio Hitch e il pubblico, non lo considero nemmeno il mio film di Hitchcock preferito, ma è sicuramente quello che ha dato il via a tutto il cinema che preferisco in assoluto, senza “Psycho” non avremmo avuto decenni di Slasher, non avremmo avuto quella tensione che Spielberg ci ha regalato con Bruce e non avremmo nemmeno avuto tutte quelle pellicola che mi fanno impazzire, quelle che iniziano come se appartenessero ad un genere, per poi svoltare di colpo e abbracciarne un altro, vi cito Predator solo a titolo di esempio.

La battuta più in voga nel 1960 riguardo a questa scena? Solo John Gavin era a torso nudo, quindi solo metà del pubblico ha potuto godersi la scena al meglio (storia vera)

Come tanti film di Hitchcock, “Psycho” comincia con un’inquadratura che parte dal grande (la città di Phoenix, l’11 dicembre 1959, dove nessuno indossa il cappotto perché in Arizona fa caldo anche a Natale) per arrivare al piccolo, una stanzetta dove si consuma uno dei tanti fugaci incontri amorosi tra la bella segretaria Marion Crane (Janet Leigh, Scream Queen mamma di un’altra regina dell’urlo come Jamie Lee Curtis) e l’imprenditore Sam Loomis (John Gavin). I due, oltre che ballare il mambo del materasso sono in ballo per un affare da 40 mila dollari da consegnare in banca, affidati alla responsabile e affidabilissima Marion che, infatti, con quel denaro parte per tutt'altra destinazione. Il piano è una vita con il suo amato, ma per realizzarlo Marion deve guidare con i soldi in auto e senza nessun avviso per noi spettatori, il gioco di zio Hitch è già cominciato.

Non so voi, ma ho l’ansia io per lei. Ho paura che mi becchino mentre scrivo le didascalie!

“Psycho” è il film con cui Hitchcock ha aperto al futuro, portando in scena soluzioni visive più moderne rispetto ai suoi lavori precedenti, se in passato tra Marion e Loomis (il cognome potrebbe ricordavi qualcosa) avrebbe mostrato giusto un casto bacio, qui Janet Leigh nella prima scena è in reggiseno, gli anni ’60 sono alle porte e zio Hitch si dimostra pronto per il nuovo pubblico decisamente più scafato, l’opera del maestro del brivido inizia con piccoli suggerimenti (l’ora dell’incontro tra i due amanti, suggerisce che Marion salti il pranzo per vedere il suo uomo) e termina con un’aggressione quasi fisica alle cornee degli spettatori che di sicuro nel 1960 non erano pronti per quello che Hitchcock stava per lanciare loro addosso.

Tutto il primo atto di “Psycho”, ma anche buona parte del secondo è un thriller su una bionda hitchcockiana in fuga, come sempre il regista fornisce al pubblico più informazioni di quelle di molti personaggi nel film, quindi, quando Marion viene fermata da un poliziotto, noi sappiamo della valigia con i soldi e siamo in tensione per lei, perché questi 40 mila fogli verdi sono il MacGuffin che mette in moto la storia, ma è con la deviazione al Bates Motel che il film cambia genere.

Ai Bates è andata di classe, nel 1960 non esisteva Tripadvisor (una stellina!)

A ben guardare, “Psycho” è il padre nobile di molti film dove i protagonisti compiono una deviazione sbagliata e finiscono nelle mani di pazzi maniaci, "Un tranquillo weekend di paura" (1972), Le colline hanno gli occhi e Non aprite quella porta sono arrivati tutti dopo, con la differenza che il Norman Bates di Anthony Perkins è un ragazzo di bell'aspetto, educato e tutto a modino, non brandisce una motosega e non indossa maschere fatte di pelle umana, ma gli indizi ci sono tutti, dalla sua passione per la tassidermia alla frase «mia madre è innocua come uno di quelli uccelli impagliati», anzi, a voler essere pignoli, il cognome della ragazza Crane, anche quello indica un pennuto (la Gru) giusto per far capire la brutta aria che tira, ma sono tutti dettagli che diventano più chiari nelle visioni successive della storia, dopo il colpo di scena quando il giallo è stato svelato e risolto.

"Psycho” comincia con un piccolo atto di immoralità (il tradimento di Marion), continua con uno più grande (il furto dei soldi) e come un sassolino che rotola da una montagna diventa una valanga che trascina lo spettatore in un mondo di perversione fatto di brutali omicidi e schizofrenia del tipo peggiore, il modo in cui zio Hitch ci sfila il tappeto da sotto i piedi sullo schermo è arte allo stato puro, ma se vogliamo anche arte dello spaventare.

“Ho un brutto presentimento”, “Riguardo a cosa?”, “Sento come se un giorno Ezio Greggio e Gus Van Sant rifaranno questa scena”

Quando Norman Bates sposta un quadro per spiare la bella Janet Leigh nei suoi preparativi di fare la doccia, quello è il momento esatto in cui l’attenzione del pubblico si sposta, non sulle curve della Leigh, lì si sono assicurati di non mostrare nulla di sconcio per il pubblico del 1960, quanto più che altro verso Norman Bates. In realtà, per due terzi del film anche noi non abbiamo fatto altro che spiare Marion sperando nei nostri cuoricini che la bionda riuscisse nella sua impresa criminale, un piccolo peccatuccio da spettatori, una cosetta da niente fatta in nome dell’intrattenimento, l’unico modo per alzare la posta da qui in poi è iniziare a tifare per qualcuno di ancora più “sporco” e criminale di Marion, nel corso del film zio Hitch riesce a pilotare le emozioni del pubblico più di una volta con grande maestria. Ed ora, care lettrici e cari lettori, se avete una divinità di preferenza pregatela per me, perché sto per affrontare una delle singole scene più famose della storia del cinema… Fiiu! Sotto, siamo in ballo balliamo!

La scena della doccia di “Psycho”, i 45 secondi che hanno cambiato la settima arte per sempre, il cinema non è mai più stato lo stesso dopo quella scena, nemmeno fare la doccia è mai più stato lo stesso a dire la verità, Wes Craven nel 1984 avrebbe avuto successo con la vasca da bagno, ma la strada era già stata spianata da zio Hitch nel 1960 che ha saputo togliere quella sicurezza ad un momento intimo e rilassante come solo una doccia a fine giornata può essere.

La mia reazione quando devo affrontare una delle scene più famose della storia del cinema (oppure quando aprono l’acqua mentre sto facendo la doccia)

Sette giorni di riprese, settanta posizioni di macchina da presa e anche un bellissimo busto scolpito sulle grazie di Janet Leigh che sprizzava sangue da tubicini di gomma a comando che zio Hitch non ha nemmeno voluto utilizzare (storia vera). Della bella Leigh nella scena si vedono solo mani, viso e spalle, il resto di quello che vediamo è il corpo di una modella, inquadrata spesso anche a rallentatore, per assicurarsi che nessuna parte tabù del corpo si vedesse nelle singole inquadrature. Qui Alfred Hitchcock mena il suo colpo più duro e lo fa alla grande, il gioco del gatto con il topo iniziato da zio Hitch al primo minuto della pellicola raggiunge il suo apice in una scena che viene percepita di una violenza inaudita, quasi se fosse stata girata come una scena di stupro, quando in realtà il coltello della signora Bates non tocca mai il corpo. Un’illusione di violenza che per certi versi è puro cinema, ma con cui Hitchcock ha dovuto fare a capocciate con i censori, pronti ad affettare non Janet Leigh, ma il suo film (storia vera). Il tema musicale di Bernard Herrmann diventa un alleato potente quanto il montaggio, quei suoni stridenti sembrano dare il ritmo alle coltellate, un tema musicale che conoscono TUTTI, anche quei sette o otto che non hanno mai visto questo film e che nel tempo è diventato la colonna sonora della paura, il trionfo della tecnica cinematografica su tutto, anche sulla cultura popolare. Sono uscito vivo dal descrivere i 45 secondi più famosi della storia del cinema? Ringrazio le vostre divinità, ma non ho ancora terminato il mio lavoro.

Ehi tu porco levale le mani pupille di dosso (quasi-cit.)

Eros e Thanatos scorrono potenti in “Psycho”, parafrasando un altro classico, noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno, avrebbe detto il dottor Lecter, è lo spiare di Bates che determina il nostro patteggiare, prima per Marion e poi per il giovane albergatore, ma è il suo spiare la bionda a risvegliare i suoi istinti liberando così la signora Bates, questo è anche il motivo per cui Alfred Hitchcock imponeva ai cinema che proiettavano “Psycho”, di non far entrare in sala nessuno spettatore a film iniziato, qualunque altro regista avrebbe affidato ad una grande attrice come Janet Leigh, il ruolo della sorella di Marion, quella che arriva ad indagare e in qualche modo risolve il mistero, zio Hitch no, perché nessuno si sarebbe mai aspettato di veder morire l’attrice più famosa della pellicola a tre quarti di film ed anche questa è una mossa che ha fatto scuola, quella che sembra la protagonista e che invece viene uccisa, mi tocca citare ancora zio Wes Craven a titolo di esempio della lezione insegnata al mondo del cinema da Hitchcock.

Ma con la morte di Marion il film decisamente non finisce anzi, il gioco del gatto con il topo tra Hitchcock e il pubblico continua con più slancio che mai. Ora come spettatori siamo invischiati, quando Norman Bates pulisce tutto un po’ patteggiamo per lui perché vogliamo capire di più del mistero di sua madre, quando l’auto di Marion smette improvvisamente di affondare nella palude dove il ragazzo la getta (un ottimo modo per rappresentare la discesa nell’subconscio del tormentato protagonista) sobbalziamo sulla poltrona e quando l’investigatore Milton Arbogast (Martin Balsam) arriva ad incalzare Norman con le sue domande, d’istinto abbiamo quasi voglia di urlargli: «Smettila di tormentarlo!», anche se Balsam rappresenta l’autorità, la legalità, insomma, ormai ci siamo dentro con tutte le scarpe anche noi.

Soluzioni di regia ardite per giocare a terrorizzare il pubblico.

Se Robert Bloch tra le pagine del romanzo, poteva permettersi di far dialogare Norman e sua madre, Hitchcock deve trovare soluzioni più articolate per mantenere l’illusione, ma senza farci sospettare. La scena dell’omicidio di Martin Balsam ne è il perfetto esempio, un’inquadratura sull’attore che sale le scale con un primo piano insospettabile e poi la macchina da presa piazzata molto in alto sul pianerottolo, tanto da non avere nemmeno il tempo di chiederci come mai non si veda il volto della signora Bates, perché subito dopo arriva la coreografica caduta dalle scale di Balsam (ottenuta inquadrando l’attore davanti ad uno sfondo finto che scorreva dietro di lui. Storia vera), una scena bellissima, ma che non ha un grammo della violenza della scena della doccia, non ne ha bisogno, ormai zio Hitch ci ha mostrato quello che il suo assassino è in grado di fare, infatti (a differenza del libro) la storia diventerà sempre meno violenta, anche se come spettatori abbiamo la sensazione di discendere sempre più nella follia.

La faccia di chi sta pensando: “Lo sapevo che avrei dovuto usare l’ascensore”

Lo scantinato di “Psycho” era il sotterraneo più pauroso della storia del cinema, prima della discesa nella botola di Evil Dead, non è un caso se in entrambi i film un’inquadratura su una lampadina sia diventata iconica, anche Sam Raimi ha imparato qualcosa dal maestro del brivido. Nel finale di “Psycho” troviamo già tutto: Vera Miles anticipa di trent'anni Clarice Starling nel buio da sola contro Bufalo Bill, mentre la signora Bates sulla sedia a dondolo è un antipasto dei “lavori in pelle” di Leatherface.

Guarda come dondolo, Guarda come dondolo...

Violenza senza nemmeno una goccia di sangue (e qui è Carpenter che è diventato a sua volta Maestro imparando da zio Hitch), perversioni di ogni sorta portate sul grande schermo, “Psycho” è il padre nobile di tutto il cinema horror che sarebbe arrivato dopo di lui, la scena finale con il primo piano di Anthony Perkins e la voce fuori campo, resta uno dei finali più grandiosi e sinistri della storia del cinema.

No, sul serio, non si può dire davvero nulla di nuovo dopo sessant'anni dall'uscita di un film che ormai è così strettamente legato al tessuto sociale dell’intera cultura popolare. Se “La donna che visse due volte” (1958) e “Intrigo internazionale” (1959) erano due lavori in cui il colore era utilizzato in maniera abbondante e anche espressiva, con “Psycho” Alfred Hitchcock ha avuto l’intuizione di tornare al bianco e nero, perché aveva capito che la sua storia era già molto forte così e proprio quel bianco e nero, lo rende un film senza tempo, saranno cambiate le automobili e il nostro modo di vestire, ma la paura che questa lenta discesa nella perversione sa generare, quella resterà immutata di sicuro per altri sessantanni e forse più.

Di mamma ce n'è una sola (per fortuna!)

La vera misura dell’immortalità di questo film, non sono i soldini portati a casa, ma il quantitativo esagerato di film che hanno imparato a spaventare usando le lezioni di “Psycho”, alcuni li ho elencati, ma vogliamo parlare delle parodie? Sono convinto che Ezio Greggio sia riuscito a convincere tutti quegli attori e registi così famosi, a comparire nel suo "Il silenzio dei prosciutti" (1994) solo perché tutti avevano capito quanto fosse una dichiarazione d’amore per “Psycho”, inoltre ricordate la regola: se ti citano i Simpson, vuol dire che sei qualcuno e questo film è stato omaggiato nella serie creata da Matt Groening non in uno, non in due, ma in otto episodi diversi (storia vera), questa è vera grandezza!

Concludo qui, tanto in sessant'anni non saranno certo le mie “caSSate” ad aggiungere qualcosa ad un titolo che è patrimonio dell’umanità, non posso andare oltre dove ha volato François Truffaut, ma ispirandomi a lui non posso altro che dichiarare la mia passione sconfinata per questo film… Auguri “Psycho”, sei ancora la lezione di cinema più paurosa della settima arte!

Ed ora che ho concluso questa maratona, mi merito una rilassante doccia calda… Arrrrrgghhhhhh! ZAN! ZAN! ZAN!

52 commenti:

  1. A casa del 99% delle persone normali per anni c'è stata la tendina della doccia. Alcuni ce l'hanno ancora... Mia madre dal 1960 al 1988 (cioè quando restaurammo casa mettendo il box doccia al posto della tenda) non ha mai chiuso la tenda per la paura mentre si faceva la doccia. Giusto per dirti l'impatto che ha avuto questo film...
    Film storico e "Classydo" tutta la vita. Ha inventato lo slasher, ha creato uno dei twist più famosi della storia del cinema, ha dato il là alle "deviazioni sbagliate che ti fottono", ha ucciso la sua protagonista prima della fine, ci ha fatto parteggiare per i cattivi (o quantomeno quelli moralmente dubbi) per poi ribaltare tutto,... Citato, omaggiato, parodiato, copiato,... Non so se è il film più famoso della storia del cinema ma a naso siamo sul podio.

    Tanti auguri PSYCHO. 60 anni portati benissimo!

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    1. Non riesco proprio a guardarle le tendine da doccia, mi fanno pensare a questo film e al fatto che l’acqua finisce tutta a terra ;-) Sessant’anni e ancora fa scuola, visto di peggio in vita mia! Cheers

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  2. Si, hai ragione, Cass.
    Proprio come nel fantastico pezzo che hai scritto.
    In "Psyco" (scusa ma io ho imparato a conoscerlo cosi'. Anche se e' sbagliato) c'era gia' tutto quel che occorreva.
    Poi nel corso degli anni hanno ammodernato e modificato la formula, aggiungendo o togliendo qualcosa a seconda dei casi.
    Ma la struttura e' rimasta grossomodo la stessa.
    Quindi vuol dire che sono sessant'anni che ci raccontano sempre la stessa storia?
    Puo' darsi. Non sta a me indagare.
    Ma qui abbiamo una struttura perfetta come un orologio svizzero nonostante il brusco cambio di rotta a film in corso (ma e' tutto calcolato) , utilizzabile e ripetibile a piacimento, e replicabile in mille modi diversi.
    Merito del genio di Hitchcock (veramente STRAMBO, all'apparenza. In realta' un gran furbone, oltre che inimitabile regista),maestro assoluto dell'understatement.
    Lui minimizza, non alza i toni, trascina il pubblico su un finto terreno sicuro per poi brutalizzarlo senza preavviso.
    Come farebbe un maniaco con le sue vittime, che le mette a suo agio giusto prima di sferrare il colpo mortale.
    Una pietra miliare, che ha generato un'onda talmente lunga da durare quasi mezzo secolo.
    Ma il pubblico è il mondo del cinema erano davvero pronti?
    Si è no, come spesso accade coi film che hanno segnato un'epoca e una generazione.
    Chi ci ha rimesso piu' di tutti e' stato il povero Perkins, che nei panni di quel pazzo assassino di Bates ci rimarra' legato per tutta la vita, finendo a fare ben poco altro nonostante la bravura eccelsa.
    Capolavoro.

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    1. Non credo sia sempre la stessa storia, anche se alcuni canoni si ripetono identici, quello sicuramente perché questo è un titolo che ha fatto scuola ;-) Cheers

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  3. Come disse il Tale, il cinema è la morte al lavoro. Considerata la etimologia del termine che indica movimento e che il movimento è sinonimo di vita ( vedi il movimento per la vita avrebbe chiosato Andrea G. Pinketts ), il cinema potrebbe essere una corda tesa tra la vita e la sua fine. Se così fosse, the only winning movie ( cit.) per non barare sarebbe raccontare una storia di personaggi dal grembo alla bara a volo d'aquila. Noi uomini e donne di cinema siamo però animaletti birichini e dispettosi e bariamo volando da situaz in cui il protagonista è morto e ci racconta come ci è arrivato ( Viale del Tramonto ) a storie in cui la persona a cui ci affezioniamo se ne va quando meno lo aspettiamo ( Psycho). Ormai, Carabara, a Cinelandia sta diventando una gara - necrofila forse - a spostare il limite. Pensa al primo Terminator con Arnie che fonde e fila come una sottiletta a Vivere e Morire a Los Angeles con quel twist nel sotto finale. Zio Hitch lo sapeva bene - e forse la sua sposa meglio, se dai retta allo spunto nel film con Hannibal The Cannibal e Helen The Mirren che suggerisce di regalare un maggior minutaggio a Janet prima della doccia - e ci ha condannati a guardare ogni film, temendo per la sorte di 007, Lara Croft, Indiana Jones, Jason Bourne etc. Brr. Ciao ciao

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    1. Analisi impeccabile come sempre, per Janet zio Hitch ha rispettato il percorso fino alla bara del personaggio, ma così facendo ha davvero fregato tutti, ora sono tutti “Toccabili” come la scena dell’ascensore di De Palma, non solo ci ha tolto la sicurezza della doccia ma anche della mortalità dei protagonisti ;-) Cheers

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  4. Hey Cass, hai perfettamente ragione quando dici che è difficile dire qulacosa di nuovo su un Film iconico come Psycho. Quindi sto zitto, però mi permetto di consigliare di guardare, a chi non lo ha visto, The pervert guide to cinema di Slavoj Žižek: la parte dedicata a Psycho è una delle migliori.

    We are 138!

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    1. Mi manca, lo cercherò grazie mille... We are 138! ;-) Cheers

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    2. Giusto per darti un'idea..

      The pervert guide to cinema trailer

      https://www.youtube.com/watch?v=mL5McgLd-xw

      The pervert guide to ideology (episodio they live)

      https://www.youtube.com/watch?v=TVwKjGbz60k

      Gurdali, e fidati che mi ringrazierai. Hanno il potenziale per essere Classidy perversi :)

      138!

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    3. Super mille grazie per la chicca ;-) We are 138! Cheers

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  5. Beh, direi che era ora che parlassi di questa pietra miliare.
    Ora però sono curioso, quale è il suo film che preferisci?

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    1. Siccome lo cito continuamente trattando spesso film horror, mi ero stufato di scrivere aperte virgolette Psycho chiude virgolette aperta parentesi 1960 chiusa perentesi, d'ora in poi metterò solo il link, sono nato pigro ;-) Bellissima domanda, mi piacciono molto quelli con Jimmy Stewart, ma non chiedermi di scegliere, pensa che tra i miei prediletti anche “Nodo alla gola” ;-) Cheers

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    2. Nodo alla gola è per veri intenditori! Non serve che stia qui a raccontare la faccenda dei piani sequenza, no?

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    3. Quelli sono la base del film, ma di quel film adoro il fatto che se ascolti solo i dialoghi, sembra un film su persone che chiacchierano del più e del meno ad una festa. Le immagini invece portano avanti la trama in modo avvincente, come narrare per immagini, la dimostrazione che zio Hitch si era fatto le ossa nei film muti ;-) Cheers

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  6. Pensa che alla doccia preferisco la vasca, chissà quale sarà il motivo :D
    Comunque capolavoro.

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    1. Alla vasca da bagno ci ha pensato Wes Craven ;-) Cheers

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  7. Ciao Cassidy, complimenti per il post! Anche io ho parlato proprio di Psycho poco tempo fa, oltre ad essere una pietra miliare della storia del cinema è anche un film che mi ha regalato un'esperienza straordinaria e che, ancora oggi, mi spaventa a morte ogni volta. L'ultima volta che l'ho visto mi ha colpito una battuta dello sceriffo: "Ma se la Signora Bates è viva, chi è sepolto nel cimitero del paese?" Che sistema geniale di Hitchcock per distrarre lo spettatore! Ancora complimenti, hai reso giustizia alla scena della doccia molto più di quanto abbia fatto quel disgraziato di Gus Van Sant...

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    1. Me lo sono perso il tuo post chiedo scusa, passerò a leggerti ;-) Quella scena è micidiale, rivolta il film come un calzino, per la seconda volta. Gus van Sant ha “trollato” (concedimi un giovanilismo) tutti con il suo film, un po’ lo capisco però, non si può rifare un classico, per il resto mille grazie! Cheers

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  8. Nello stesso giorno in cui festeggio il mio compleanno qui si festeggia un caposaldo del cinema: sono onorato, ma ora poggio un attimo la mia civetta impagliata perché sento partire una doccia da una stanza. Puf, queste parrucche mi lasciano sempre i capelli in bocca, puf :-D
    Scherzi a parte, ancora auguri Pshitch! ^_^

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    1. Ahahaha ho scelto un po' il giorno a caso, sapendo che avevo un anno per scriverne, però ricordavo il 13 ottobre quindi devo aver scelto istintivamente, oltre agli scacchi ti dedichi anche alla tassidermia nel tempo libero, bello avere dei passatempi ;-) Cheers

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  9. Io da bambina mi cagavo sotto come con poche cose non appena venivano inquadrate quelle scale. Non sono riuscita a superare quella scena delle scale se non da più grandicella. Film monumentale e regista immenso, il mio preferito.

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    1. Incredibile, anche se hai già visto la scena tante volte, l'attesa logora, sai quello che sta per succedere ma sempre che l'evento si sposti di qualche secondo (o di minuto? Oppure di ore?) ad ogni visione, magistrale ;-) Cheers

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    2. Indubbiamente, ma quando ero piccoletta (intorno agli 8-9 anni), proprio mi fermavo a quella scena, avevo troppa paura di sapere e di vedere cosa si nascondeva sopra quelle scale. Non l'ho saputo fino penso ai 14-15 anni :)

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    3. In effetti é la scena più tosta, perché quella della doccia viene anticipata un minimo, quella arriva a sorpresa, anche se prima si vede Martin Balsam salire, per altro la scalata di Balsam zio Hitch ha voluto girarla senza tensione, proprio per aumentare l'effetto finale (storia vera). Cheers

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  10. Innanzitutto complimenti... per il coraggio e per essertela cavata alla grandissima!!! Io, di mio, posso solo parlare della prima volta che misi piede al Bates Motel: luglio '88, tardissima serata, credo su Italia 1. Di Hitchcock avevo visto solo "Gli uccelli", più di una volta quando ero piccino, mentre di "Psyco" avevo solo sentito parlare. Ovviamente mi piacque molto... anche perchè in quel periodo nasceva il mio amore per il thriller (il termine slasher era ben lontano dal mio vocabolario)... ed la sequenza finale sul volto di Perkins fu quella che mi colpì più di ogni altra. mi spiace solo che per tornare tra le pellicole del maestro ci abbia messo davvero tanti, troppi anni!

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    1. Ti ringrazio molto, era un passo che andava fatto, felice che il risultato sia decente ;-) Forse non è il film più bello di Hitchcock, anche se comunque è davvero bellissimo, ma a livello di lascito e di influenza sugli altri film, se la gioca proprio con "Gli uccelli". Molte trovate di questi due titoli sono state replicare in centinaia di altri film. Cheers!

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  11. E' da un po' che voglio pubblicare qualcosa pure io riguardo "PSYCO", più o meno da quando nel 2014 partecipai a due giorni di laboratorio sul linguaggio cinematografico alla "Rosencrantz E Guildenstern - Scuola organica di cinematografia". In quell'occasione pensai che avremmo trattato molto più Kubrick e meno Hitchcock, Peckinpah, e altri. In quell'occasione per la prima volta capii che non ero matto ad amare i film di genere prima di tutti gli altri, dato che proprio da questi nascono le soluzioni di montaggio e tecniche in generale più innovative. Un corso di due giorni può cambiare per sempre la percezione del cinema, figuriamoci una pietra miliare come "Psycho".

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    1. Mai smesso di esserne orgoglioso, il cinema di genere è quello dove si sperimenta, dovrebbero capirlo i cinefili che continuano a considerarlo roba di seconda categoria ;-) Cheers

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    2. I film "di genere" spesso sono quelli che cambiano le regole, le riscrivono, e soprattutto creano innovazioni. E' più facile che una robetta horror girata a basso budget riesca ad inventare qualcosa molto più di un grosso progetto fatto coi soldoni. O che un regista rigoroso e definito "serio", quando si butta in un film di genere faccia gridare allo scandalo i critici di una decade, e sbrodolare di osanna quelli del trentennio successivo. Ci si potrebbero scrivere dei libri solo su questi aspetti.
      Non è un caso se molti Maestri del cinema si sono affermati col cinema "di genere", o ne abbiano cambiato le regole.

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    3. Perfetto, poi dici bene, gli esempi sarebbero davvero tanti. Cheers!

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  12. Forse è un paragone azzardato, ma credo che anche Rodriguez abbia preso spunto da Psycho per come Dal Tramonto All' Alba twista la storia a metà film.

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    1. In realtà in quel caso l’ispirazione arrivava da “Predator”, Rodriguez e suo fratello guardavano compulsivamente la vhs del film di McTiernan (storia vera). Non a caso appena ha potuto Rodriguez è salito a bordo del seguito “Predators”. Però la radice è la stessa, sono tutti figli di “Psycho” ;-) Cheers

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  13. Una cosa nuova sul film sei riuscito a farmela notare (a differenza di te e molti altri non lo conosco a memoria, non l'ho consumato) ed è la scelta di usare il bianco e nero invece del colore. Ho la netta sensazione che se l'avesse girato a colori non avrebbe avuto lo stesso successo nè lo stesso impatto negli anni a venire.

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    1. Lo penso anche io, ci sono classici della paura usciti nello stesso anno con fotografie bellissime, ma questo e almeno un film di Mario Bava sempre del 1960 sono perfetti in bianco e nero. Zio Hitch lo avrà fatto per mantenere bassi i costi, ma anche per mascherare meglio, era un dritto ;-) Cheers

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    2. Come dici tu, Hitchcock era un dritto... ho letto da qualche parte (forse proprio nell'intervista di Truffaut) che Hitchcock aveva scelto di girare Psycho in bianco e nero anche per evitare problemi con la censura. Si riteneva che il sangue o il corpo femminile esibiti fossero meno "d'impatto" se in bianco e nero... almeno lo si riteneva prima di Psycho :)

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    3. Esatto, anche il manichino con le sembianze della protagonista, che zampillava sangue finto non lo ha nemmeno usato, anche perché comunque ha dovuto fare a capocciate con i censori per far uscire il film in sala. Cheers

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  14. Piccolo aneddoto sul perché della didascalia iniziale sul giorno (11 dicembre): in fase di preproduzione Hitchcock mandò una troupe a fare delle riprese delle strade di Phoenix per i trasparenti nei quali la protagonista guida in città. A riprese finite e a montaggio ultimato Hitch o chi per lui si accorge che in quelle inquadrature sono presenti ancora i festoni natalizi (visibili nella scena in cui Marion viene vista dal suo capo) e quindi ci hanno messo la didascalia iniziale per contestualizzarli. Stride un po' con la battuta in cui il riccone che compra la casa alla figlia si lamenta del caldo infernale, ma sono inezie di cui ci si accorge alla cinquantesima visione. (se interessa approfondire oltre all'intervista di Truffaut c'è anche l'ottimo "come Hitchcock ha realizzato psycho" di Stephen Rebello)

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    1. Mi manca ma lo cercherò grazie mille ;-) Ho sempre dato per scontato che in Arizona facesse un caldo aborigeno anche a dicembre. Cheers!

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    2. Solo sessant'anni fa ;-) Cheers

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  15. Negli anni 60 il buon vecchio Hitch sperimentò nuove varianti del suo cinema.
    Questo è un titolo che, come detto, conosconi pure i sassi. Il motivo e la scena della doccia sentito e vista quasi ovunque. XD
    Devo ammettere però che non mi fa impazzire. Sarà per la struttura, sarà perché, come detto, ha fatto scuola e quindi oggi può paradossalmente risultare già visto. Non saprei.
    De Palma farà una struttura simile in "Vestito per uccidere", ma li sembrano 2 film attacati con lo spunto a mio parere.

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    1. De Palma ha basato una carriera sul reinterpretare alla sua maniera zio Hitch ;-) Cheers

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  16. Dannate tendine della doccia che ti si appiccicano addosso! Quello è il vero orrore!

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  17. Dopo aver visto questo film ho smesso di far la doccia.
    Dopo aver visto Nightmare ho smesso pure di fare il bagno.
    E quindi se puzzo non è colpa mia, ma del cinema. Che d'altra parte è anche la colpa delle sparatorie e della violenza, insieme ai videogame. :)

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    1. Colpa del cinema se i giovani sono violenti e puzzano! Perché nessuno pensa ai nostri giovani e alla loto igiene!? ;-) Cheers

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  18. Classico dei CLASSICI, uno di quelli che non è un film... è CINEMA!!
    pezzo fantastico Cassidy, supergrazie!!!

    - Andrea

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  19. Che poi Robert Bloch era un grande amico di Zio Lovecraft (che lo spinse a scrivere per Weird Tales e che lo omaggio in un suo racconto "L'abitatore del buio") e quindi non mi stupisce che sia diventato così famoso.

    Per il resto condivido totalmente il tuo pensiero sul film, senza Hitchcock il mondo del cinema non sarebbe lo stesso.

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    1. Robert Bloch non viene mai citato abbastanza, Lovecraft ha avuto una seconda giovinezza, tanti lo citano (anche se non credo che proprio tutti l'abbiano letto), Bloch niente invece, nemmeno un investigatore con il suo nome sulle pagine di "Dylan Dog" ha contribuito ;-) Cheers

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  20. se ti psycho 4..lo recensisci? e' in buona qualita'..
    :)

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    1. Ho scritto di film anche peggiori ;-) Al momento non é in programma, poi da buon ossessivo dovrei scrivere prima del due e del tre, magari in futuro, mai dire mai ;-) Cheers

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