lunedì 19 ottobre 2020

Horror in Bowery Street - Street Trash (1987): brutti sporchi e squagliati

Quando Obsidian Mirror ha proposto un’iniziativa per ricordare Charles Bukowski, non ho proprio potuto dire di no, anche se i film realmente ispirati alle opere dell’autore sono pochi e Il pasto nudo, lo avevo già affrontato.

Per fortuna Obsidian Mirror è stato magnanimo, lasciandoci la possibilità di scegliere storie brutte, sporche e cattive che (magari) sarebbero piaciute a Bukowski, quindi non ho avuto dubbi, anche perché avevo ricevuto una vecchia richiesta, sempre che il mio lettore non si sia sciolto aspettando i miei tempi Biblici.

“Horror in Bowery Street”, anche noto come “Street Trash” negli Stati Uniti, risponde perfettamente alle caratteristiche, un film mitico, anzi oserei dire famigerato proprio per il suo contenuto così folle, tanto che il suo regista James M. Muro, si è firmato Jim Muro per dirigere questo film e dopo, non ne ha mai più diretto un altro. Tanta regia per il piccolo schermo (per serie come “Shameless” e “Longmire”) e anche molto lavoro come operatore di camera (in titoli come Terminator 2 e Titanic), ma un film da regista mai più, anche perché per superare il livello di follia del suo esordio, sarebbe stato impossibile.

Jim Muro, impegnato a leggere gli annunci di lavoro dopo il suo esordio alla regia.

Il film è stato girato con quattro spicci e rappresenta la versione estesa del cortometraggio che lo stesso Muro, secondo la leggenda, aveva presentato al suo insegnate di cinema, che colpito dal risultato, collaborò per produrlo e renderlo un lungometraggio di 101 minuti. Io mi immagino la scena: «Muro, vieni a parlare di quel corto con i barboni che si sciolgono… Bravo Muro! Quasi quasi ti promuovo quest’anno!».

Lo sceneggiatore Roy Frumkes (che avrebbe poi collaborato con George “Amore” Romero per il documentario del 2005 “Dream of the dead”) ha dichiarato di aver scritto la trama con lo spirito più democratico del mondo: non ha dimenticato di prendersi gioco di nessuna classe sociale (storia vera). A giudicare dal film finito, ci è davvero riuscito alla grande.

Come descrivere “Horror in Bowery Street”? Potrebbe definirlo una serie di scene tenute insieme dal montaggio, apparentemente slegate tra di loro che però, ammucchiate tutte insieme contribuiscono a portare in scena degrado umano e urbano, come sarebbe piaciuto a Bukowski. Per darvi un’idea di quello che potreste trovarvi davanti (se già non conoscete il film) dobbiamo scomodare la Troma, gli effetti speciali sono stati curati infatti da Jennifer Aspinall, già responsabile di quelli di “Il vendicatore tossico” (1985), mentre per le parti relative ai reduci, qualche punto di contatto con “Combat Shock” (1986) il titolo anti-Vietnam della Troma, lo si può anche trovare.

“Che fai nella vita?”, “Il blogger”, “Sparisci rifiuto della società!”

“Street Trash” comincia con il botto, la Bowery del titolo italiano è uno dei quartieri più poveri e degradati di New York, se siete vecchi lettori di Spawn come me lo saprete di sicuro. Il venditore del locale negozietto di liquori trova della vecchia “bumba” abbandonata da chissà chi, uno squagliabudella (in tutti i sensi!) chiamato “Tenafly Viper" (anche se nel cortometraggio si chiamava “Thunderbird”). Questa robaccia potrebbe essere un cugino del famigerato “Agente Arancio” utilizzato in Vietnam e con più o meno gli stessi effetti, fosforo bianco imbottigliato sui cui mette le mani illegalmente uno dei senzatetto del quartiere, per altro provocando il panico nel palazzo. La movimentata scena iniziale del film è stata girata posizionando la macchina da presa su un golf cart preso a noleggio, e se volte saperlo, sul set di questo film ha lavorato anche un giovane Bryan Singer (storia vera).

Dell'ottimo scioglibudella, nel senso letterale del termine.

Jim Muro segue i passaggi di mano della bottiglia di Viper, presentandoci i variopinti personaggi che popolano il quartiere. Una delle caratteristiche principali di “Horror in Bowery Street” sono sicuramente le scenografie decadenti, che ci trascinano tutti in un quartiere degradato, uno di quei posti dove persino Robocop avrebbe paura ad entrare, in cui vivono barboni e senzatetto che a confronto, le bande che popolavano la notte della di New York di I Guerrieri della notte, sembravano dei fini letterati figli d’intellettuali altolocati.

Tra i maggiori fautori del galateo nel quartiere sicuramente Bronson (Vic Noto, assunto un giorno prima dell’inizio delle riprese, ha sempre dichiarato di non aver capito una beneamata sulla trama del film. Storia vera) un personaggione che vive in una discarica che probabilmente è quella dove i personaggi di Mad Max gettavano la monnezza, trastullandosi con signorine più o meno volontarie, il tutto sfoggiando una fondina da pistolero con dentro un osso umano, utilizzato da Bronson come se fosse una clava. Insomma il classico ragazzo che ogni mamma vorrebbe vedersi arrivare a casa, come nuovo fidanzato della figlia, ecco.

Il genero che tutte le mamme sognano.

Ma dove “Horror in Bowery Street” si gioca le sue carte migliori è proprio sugli effetti devastanti del Viper, quando il beone del gruppo si sgargarozza un sorso, il film si conferma parte di quel sottogenere del Body Horror noto come “Melt movie”, in cui lo scioglimento e la liquefazione dei personaggi hanno un ruolo fondamentale nella storia. Non sono moltissimi i film di questa tipologia, mi viene in mentre la commedia satirica “Body Melt” (1993) e per certi versi anche Darkman potrebbe rientrare (in parte) nel genere, ma sicuramente se volete farvi un’idea precisa del genere, la scena simbolo di “Street Trash” illustra i "Melt movie" meglio di mille parole.

“Le avrei preferite sode le uova e non strapazzate. Sempre se di uova si tratta”

Basta un sorso di Viper al poveretto, per trasformarsi in un contorto e dolorante Jackson Pollock di sangue e budella sciolte. Non cito a caso uno dei maggiori rappresentanti dell’Action Painting giusto per darmi un tono, in “Horror in Bowery Street” i personaggi non si sciolgono e basta, ma diventano pozze fumanti di ogni tipologia di colore, giallo, blu, verdastro, una tavolozza di corpi sciolti, in una scena talmente incredibile da finire identica come la vediamo nel film, dritta sparata sulla locandina del film.

Jackson Pollock, Charles Bukowski, poi ditemi che la Bara Volante non è un luogo di CULTURA! (come si vede dall’immagine qui sopra)

“Horror in Bowery Street” è un trionfo di personaggi disgustosi, verrebbe da scomodare la vecchia espressione di solito dedicata ai politici: Il più pulito c'ha la rogna. Si può notare volendo una certa critica alla società, Bronson è un violento, anzi diciamo pure che è una bestia, ma anche lui è il sottoprodotto di una società che ha abbandonato i reduci del Vietnam a loro stessi. Infatti l’unica scena in cui Bronson sembra un essere umano e non un vichingo votato alla devastazione, è proprio quella del suo incubo notturno, in cui i Vietcong tornano a perseguitarlo, sotto forma di vampiri con tanto di canini appuntiti.

Jim Muro e Roy Frumkes sono davvero gli ultimi democratici, perché trattano allo stesso modo tutti i personaggi, ovvero molto ma molto male. La povera ragazza orientale con spirito da crocerossina, è costretta a subire gli approcci (e anche qualcosa di più), del suo laidissimo e grassissimo datore di lavoro, uno che mandato in bianco dalla ragazza, pensa bene di togliersi le voglie con un corpo restituito dalle acque del fiume. Insomma se vi state chiedendo dove potete reperire questo film, vi dico subito che su Disney+ non si trova, ma in compenso esiste un bel cofanetto doppio disco della Midnight Factory.

La mia reazione quando vedo il prezzo dei cofanetti della Midnight.

“Horror in Bowery Street” ha la classe di un episodio a caso di “South Park” e la stessa voglia di sfottere tutti, se volete umorismo politicamente corretto qui cascate malissimo, ma è chiaro che la volontà sia quella di prendersela con chiunque, come il personaggio della ricca moglie ubriaca del ristoratore Italo-Americano (quindi Mafioso, se avete capito come gira questo film, non dovrebbe stupirvi). La donna ubriaca come una scimmia sul ponte di una nave pirata, si allontana con un tipo appena conosciuto, la discarica dove vanno a beh, diciamo divertirsi, diventa una sorta di parodia grottesca dei film di zombie, in cui i senzatetto escono letteralmente dalle fottute pareti (cit.), attirati dalla presenza di una donna, un esemplare che non vedevano più da diverso tempo, quindi più che dei non morti attratti dal cervello, sono zombie attratti da vabbè, ci siamo capiti.

Diventa difficile ridere con questo tipo di materiale, ma Jim Muro ci dà dentro così tanto che alla fine, il suo “Street Trash” diventa un gioiellino oscuro di umorismo nerissimo, strapieno di budella colorate sciolte e momenti goliardicamente assurdi. Vogliamo parlare della partita di Football che parte così, immotivatamente, solo che al posto del classico sferoide di pelle, i barboni del film utilizzano il pene di un poveretto, che ha fatto l’errore di far pipì troppo vicino a Bronson. Una cazzata (in tutti i sensi) che Muro protrae fin troppo a lungo, talmente a lungo che le reazioni del poveretto, che disperatamente cerca di recuperare il suo pezzo più caro, non possono che diventare tragicomiche. Quindi inevitabilmente il film trova il modo di trascinarti nelle luride strade della Bowery, tra i personaggi ancora più sordidi, quelli che di solito potete trovare nei libri di Charles Bukowski.

"Sai volare testa di cazzo?" (cit.)

Tutti i personaggi entrano nel mirino di Muro, basta citare il poliziotto costretto ad indagare sugli omicidi, in qualunque altro film sarebbe l’eroe di turno, il faro di virtù in una valle di degenerati ubriachi e sciolti in una pozza di colori alla Pollock, invece qui è un personaggio che forse risulta anche più disgustoso degli altri. Nella storia si capisce che lo sbirro è stato punito per il suo comportamento inqualificabile, spedito per punizione nella Bowery, un postaccio che lui odia e che alimenta i suoi peggiori comportamenti. La scena chiave che riassume la “bontà” di questo personaggio? Dopo aver pestato un poveretto in bagno, si infila due dita in gola e gli vomita addosso, così, perché può farlo e perché come detto in questo film, il più pulito c’ha la rogna.

Avevano ragione gli N.W.A.

“Horror in Bowery Street” è un film a tratti sconclusionato, le scene stanno insieme solo per unità di luogo e di squagliamenti vari, se volete un film da vedere con tutta la famiglia, oppure insieme alla ragazza che avete appena conosciuto, ecco magari no, ma se volete qualcosa di brutto, sporco e cattivo non potete sbagliare. Lo stomaco forte però non dimenticato sul comodino, vi servirà.

Qui sotto trovate il resto del Blogtour dedicato a Charles Bukowski, voglio sentirvi cliccare quei collegamenti fino a scioglierli, quindi passate a farvi una bevuta con The Obsidian Mirror e Il Zinefilo!

34 commenti:

  1. Bello !!!
    L’ho visto segnalato durante una delle vostre Notti horror, non ricordo di che anno😂 e neppure da chi .
    Ottimo , per certi versi per il trash mi ha ricordato un po’ pure Splatter di P.Jackson .
    Anche se siamo agli antipodi come sceneggiatura..
    Molto bello davvero!
    Ciao

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    1. In effetti si, anche se "Splatters" (che mi fa impazzire) rispetto a questo è quasi raffinato ;-) Cheers

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    2. Splatters è un film perfetto, sanguinolento, comico, ma con una buonissima sceneggiatura e gag ben studiate.
      Questo è un bel cult, ma nulla a che vedere con il buon PJ

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    3. Pietro Di Gioacomo ha tutto un altro passo come regista, non si discute ;-) Cheers

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  2. Ah ..io l’ho visto sul tubo

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    1. Non ho verificato, grazie per la dritta ;-) Cheers

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  3. Carabara, naturalmente potrebbe essere una coincidenza, ma la partita di footbal con birubiru al posto della sfera mi ha ricordato un famoso fumetto degli EC Comics in cui un allenatore di baseball amatoriale è talmente sadico con la squadra che questa lo smembra e gioca con gli arti una partita ( prova contro Gaines in un processo che portò tra le altre conseguenza al famigerato codice di autoregolamentazione nomato Comics Code, il bollino di appprovazione sulla cover ).
    Non so quanto il film possa far pensare a Charles Bukowski, ma il tuo riferimento a Pollock mi ha fatto pensare a Jan Dix ( Pollok era tra l'altro il nome di lavorazione del personaggio SBEllico) ed al numero 13 ( Nero Profondo ) in cui Ambrosini ipotizza che le creature abissali abbiano "scelto" di splendere nel buio, sebbene queste ne facesse esche visibili x predatori, per una insopprimibile istanza artistica. Posso vivere sette gg senza cibo, tre senza acqua ed un secondo senza una nuova storia. Vita come assimiliazione ( letterale: pensa al cannibalismo di Lezione di Anatomia di Moore ), vita come colore, colore che sembra pioggia di meteoriti, ma non è caos, ogni stilla esattamente dove doveva arrivare. Brr. Se fossi stato Charles Bukowski avrei continuato a lavorare come portalettere. Ciao ciao

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    1. Il colore venuto non dallo spazio ma dalla Bowery, sposo la tua dieta ricca di storie ;-) In effetti Bukowski forse non mi avrebbe nemmeno offerto da bere con un film così, ma di sicuro lo avrebbe fatto a te e al tuo post che passa dalla EC Comics a “Lezione di Anatomia” di Moore! Cheers

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  4. Ma dove le tiri fuori ste cose? Io adoro ste robe tutte matte che pure i giappi fanno (Zombi Ass, Toilet Of The Dead) perciò devo vederlo assolutamente!!!

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    1. Sono qui per questo ;-) Bene, sono curioso del tuo parare, visto i titoli citati, penso che potrebbe piacerti. Cheers!

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  5. Cavolo, se me lo ricordo!!
    Assolutamente folle, delirante, sconclusionato.
    Con degli scoppi di violenza assolutamente gratuita e immotivata.
    Ricorda molto i primi lavori di Jackson, anche se e' sicuramente venuto prima(o no?).
    Realizzato a momenti con mezzi di fortuna e in pura emergenza, non ha che da giocarsi la carta dell'eccesso oltremisura.
    E infatti se la giocano alla grandissima.
    Senza pero' metterci la coerenza di opere come Bad Taste o Splatters, che era ben presente in mezzo a tutte le loro trovate assurde.
    Avevano un senso, nel loro delirio.
    Qui e' tutto finalizzato alle scene forti, che si susseguono una dietro l'altra e senza un minimo di soluzione di continuita', a momenti.
    Sembra di assistere piu' ad una sequela di sketch sanguinolenti.
    Un film veramente al limite, dove non sai se metterti a sghignazzare o dare di stomaco.
    Al punto che una volta superato il disgusto lo trovi pure divertente.
    E poi c'e' la crudelta'.
    I personaggi appaiono cinici e menefreghisti, persino tra coloro che dovrebbero essere i "buoni".
    E persino tra le vittime.
    Un cult, comunque.
    Certo che N. Y. una volta si' che era un postaccio come si deve, prima che una certo Giuliani rovinasse tutto.
    Come diceva il buon vecchio Frank Castle...QUALCUNO NE DOVRA' RISPONDERE DI TUTTO QUEST'ORDINE, PRIMA O POI.

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    1. “Bad Taste” è dello stesso anno, a volte le grandi menti fanno spappolare le persone all’unisono ;-) Cheers

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    2. Ecco, condivido il giudizio di Redferne.
      Questo horror in a bowery street, pur non potendo essere paragonato alle opere top di Peter Jackson, è un cult, se non altro per la scena del tizio che si sbudella e finisce nel bidone dell'immondizia. Il Trash elevato a poesia. La scena del pene comunque è stupidissima, ma esilarante :D

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    3. Esatto, non dice quasi niente il film ma è davvero poesia del disgusto, a suo modo fa bene al cuore ;-) Cheers

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  6. Dalle immagini so di averlo visto e il mio database personale dice che l'ho visto nel 2014, ma onestamente non è rimasto nulla nella mia memoria, e avergli dato come voto 2 (su 10) temo indichi mi sia piaciuto pochino :-P
    Però credo che "non piacere" sia stata la missione dell'autore fin dall'inizio :-D

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    1. Direi che era proprio l’obbiettivo, in effetti è un film scappato da casa, però unico nel suo genere, perché si, ha anche un genere tutto suo questo film ;-) Cheers

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  7. Questo, onestamente, mi manca, anche se mi incuriosisce soprattutto per la rappresentazione del degrado sociale urbano degli anni '80, che si cercava in tutti i modi di nascondere, d'altronde erano gli anni dell'edonismo Reaganiano per eccellenza.
    Detto questo se dovessi ritrovarlo un'occhiata gliela dò volentieri.
    Ne approfitto anche per fare una segnalazione per chi non lo sapesse già. Hanno fatto fare a Bruce Willis un piccolo spot per le batterie dell'auto dove interpreta... John MacClane!!
    E il bello è che ritornano anche Theo e Argyle dal primo, insuperabile film (ovviamente della trilogia, quelli dopo non esistono). Si trova in rete e merita sicuramente, soprattutto quando deve di nuovo infilarsi nei condotti dell'aerazione (declamando alla ragazza: "You are kidding me?".
    Ciao

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    1. Il video con cui ho iniziato la mia giornata (storia vera) ;-) Cheers

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    2. Come scrivi giustamente nei tuoi post, ci sono modi peggiori di iniziare la giornata!! 😜

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  8. Segnato da un po' di tempo nella lista vintage, vedremo quando sarà ;)

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    1. Allora ci vedremo poi dalle tue parti, sono curioso ;-) Cheers

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  9. Ma io dov'ero quando facevano questi film?

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    1. Dai, eri al bar come Bukowski, puoi dirlo, non ci offendiamo, siamo persone di mondo ;-) Cheers

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  10. Risposte
    1. Proprio quello, sembra un episodio di "South Park" con attori ;-) Cheers

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  11. Non so se sarebbe piaciuto a Bukowski, ma questo è sicuramente uno di più più brutti, sporchi e cattivi che potevi trovare. Mancano giusto le corse di cavalli e lo scenario mi parte completo.

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    1. In effetti mancano solo quella, avrei potuto impegnarmi di più a leggere Bukowski, ma mi sono impegnato a trovare un film a tema. Cheers!

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  12. Siccome pago amazon prime ho in automatico amazon prime video ed una volta tanto sfruttiamo ste piattaforme streaming e c'era anche questo Street Trash tra i film, così c'ho buttato un'occhiata.
    Premetto che ho svariati titoli della collana Midnight Classics (Non Aprite quella Porta collection, Casa nera, Halloween - La Notte delle Streghe, Donnie Darko, Carrie, Tunnel dell'Orrore, Grosso Guaio a Chinatown, Ultima Casa Sinistra, Re-Animator. Zombi e L'Armata delle Tenebre), che per la maggioranza ho preso solo dopo aver visionato in precedenza addietro tali titoli e quindi nonostante i prezzi alti (ma approfitti che calano e poi sono edizioni stra-piene di contenuti speciali) li compri, e solo 2-3 volte ho fatto l'acquisto a scatola chiusa (Ultima Casa Sinistra, Re-animator (questo regalatami in realtà) e Donnie Darko).
    Non sono un amante del cinema di genere (e tra i film di genere preferisco: western, giallo, Carcerario, Documentario e Storico; l'animazione viene catalogata come genere, ed invece per me è solo una modalità espressiva), nè dei B-movie (che tra l'altro si datano estremamente in fretta, specie l'horror e la fantascienza), anche se alcuni si elevano e lo ammetto.
    Questo Street Trash non mi è garbato molto, pur riconoscendogli che è pura serie B indipendente da tutto il contesto edonista-Reganiano che gli ruotava intorno negli anni 80'; fiero nel suo assoluto delirio narrativo con sequenze slegate l'una dall'altra, dialoghi sgangherati, attori mediocri, storia pretestuosa (inizia con questo liquido che scioglie la gente e poi ridiventa centrale solo nei 20 minuti finali.. in pratica sembra una divagazione narrativa da quello che è a tutti gli effetti una commedia nera politicamente scorretta) e vezzi registici dai virtuosismi sbattuti in faccia.
    La messa in scena è sgradevole, i barboni sono la feccia della feccia e le scene di scioglimento sono fumettose, colorate e iper-cartonesche; peccato che tra i 10-15 minuti iniziali e quei 20 minuti finali, il ritmo si affloscia e la storia non sa minimamente dove andare a parare, proseguendo per accumulo di provocazioni fini a sè stesse, con un apparato metaforico sulle conseguenze della guerra del Vietnam su questi barboni e su come l'america di Reagan fosse stra-colma di diseguaglianze sociali, nonostante il suo altissimo gradimento elettorale. I veri USA anni 80' dietro la facciata perbenista, peccato che il tutto sia narrato in modo pretestuoso e senza un focus preciso, che alla lunga affloscia il ritmo di un film che non regge minimamente ad una durata così lunga. So che è tratto da un corto dello stesso regista, ecco, forse quello sarebbe stata la giusta collocazione per uno spunto che più di 10-15 minuti non poteva dare oltre.
    Un acquisto a scatola chiusa del film lo sconsiglierei a tutti, è un prodotto troppo particolare, pure io che lo boccio comunque riconosco degli spunti qua e là che andavano coltivati meglio.

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    1. In effetti è un titolo che ha il suo pubblico, ristretto ma appassionato, la critica l'america di Reagan si vede tutta, ma etichettandolo come serie B gli hai ancora fatto un complimento, questo è cinema molto grezzo quasi in zona Troma ;-) Cheers

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    2. Io della Troma non ho mai visto nulla, ma tra gli appassionati di B-movie, sembra spopolare. James Gunn viene dalla Troma, ma il suo primo film Slither non è una produzione Troma ed ha un budget di oltre 10 milioni, un film discreto, ma il suo epigono Sam Raimi per me con la Casa stava su ben altri livelli. Peter Jackson pre Signore degli Anelli mi manca del tutto invece.

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    3. Direi che in un'ipotetica classifica di talento siamo primo Sam Raimi, secondo Peter Jackson, terzo James Gunn. "Slither" non era della Troma, ma Gunn ha firmato uno dei loro film migliori "romeo and Juliet". Cheers!

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  13. Esagerato e irresistibile, un trash "d'autore" che affianca il body melting a delle ottime inquadrature. Merita davvero il suo status di cult e hai fatto benissimo ad affiancarlo alla letteratura di Bukowski.

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    1. Temevo di aver un po' esagerato, come come personaggi forse Hank sarebbe stato nel suo, anche secondo me è un film di culto, anche perché non somiglia a nient'altro in circolazione ;-) Cheers

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