sabato 31 ottobre 2020

Bad to the bone: Michael Myers

Non sono solo i buoni a fare la storia del cinema, molto spesso i cattivi sono altrettanto iconici, e questa rubrica è tutta per loro, quei fantastici bastardi che amiamo odiare, cattivi fino al midollo: B-b-b-b-b-b-b-bad, bad to the bone! 

Nome: Michael Myers

Ha “fatto brutto” in: tutta la saga di Halloween.

Amiamo odiarlo perché: Non si può festeggiare Halloween senza Michael Myers, questo è il giorno in cui lui torna a casa. Le strade, e gli armadi, non saranno mai più posti sicuri. 

Aggiungo solo un estratto dai miei commenti dedicati ai film della saga.

Halloween - La notte delle streghe (1978)

Dico spesso che l’inizio di un film ne determina tutto l’andamento, forse per gli Horror questo discorso vale doppio e per “Halloween” in particolare vale mille volte di più, il celebre piano sequenza di Carpenter, che con la sua Steady cam, ci porta nel vivo dell’azione, mostrandoci letteralmente il punto di vista dell’assassino. Per essere precisi la scena è composta da due piani sequenza, uniti insieme nel momento in cui l’assassino indossa la maschera (appoggiata direttamente sulla Steady cam), la scena in sè è tesissima, ipnotica e con un finale a sorpresa che è un vero shock, sono sicuro che lo conoscete, ma per i due che non avessero ancora visto il film (stolti!!) non lo rivelo, posso dirvi, invece, che la manina che veniamo nella scena, allungarsi per afferrare il coltello, è quella di Debra Hill, a proposito di buttarsi anima e corpo nella produzione.

Come cambiare il concetto di soggettiva per sempre...

La trama di “Halloween” come tutti sanno è minimale. C’è un killer che prima pedina e poi uccide le sua vittime (preferibilmente giovani e babysitter), troviamo la storia di Mike Myers, un ragazzino che ha troncato brutalmente le radici con la sua famiglia una notte di Halloween, è cresciuto da solo in un manicomio e dopo la sua evasione, si rimette alla ricerca della sue radici, tornando a casa ad Haddonfield, proprio la notte di Halloween. Troviamo il Dr. Sam Loomis, lo psicologo che lo ha avuto in cura tutta la vita e che pare l’unico in grado di capirlo e fermarlo (… povero dottore), ma soprattutto troviamo una ragazzina timida ed imbranata che dovrà affrontare l’Uomo nero (o l’ombra della strega come lo chiamano nel "creativo" doppiaggio italiano).

"I bambini! Perchè nessuno pensa ai bambini" (Cit.)

“Halloween” non è stato il primo slasher movie della storia e sicuramente non è stato l’unico, ma è stato il primo a spostare l’attenzione dalla vittime all’assassino, trasformandolo in un'icona. E’ impossibile non immedesimarsi nel personaggio di Jamie Lee Curtis, ma “Halloween” sta tutto nel suo silente assassino, uno che invece il significato della parola empatia proprio non la conosce.

Carpenter costruisce un nuovo archetipo del Male. Un "Boogeyman" che si manifesta nel nostro mondo, proprio durante la notte in cui i fantasmi possono girare a piede libero cercando la strada di casa, proprio come il Jack O’Lantern della leggenda Irlandese, ma oltre a trovare le sue origini nella mitologia e nelle favole (le prime vere storie horror come dice Stephen King), Mike Myers risulta agghiacciante per la totale mancanza di alcuna reazione umana, un'inarrestabile macchina di morte che si rialza (SEMPRE) ogni volta che viene colpito.

Michael Myers ci spiega come avere addominali scolpiti.

Mike Myers è la manifestazione del male che indossa vestiti umani, non ha un volto, dietro a quella maschera e a quelle orbite vuote, potrebbe tranquillamente esserci un enorme buco nero, o anche qualcosa di più orribile, la maschera dà una parvenza di forma umana al corpo, ma ne annulla anche l’identità e la riconoscibilità (dietro quella maschera potrebbe esserci chiunque). Cosa c’è di più terrorizzante di guardare fuori da una finestra nel buio (come facevano i genitori di Carpenter) e trovarci un volto senza vita che ti fissa. La maschera, che altro non era il volto di William Shatner (il capitano Kirk di Star Trek) scolorito con la candeggina, è andata persa alla fine delle riprese.

Carpenter con la sua regia crea una costante sensazione di minaccia, come aveva già fatto con gli assalitori senza volto del Distretto 13, ma qui tutto è visto dal punto di vista dell’assassino. Nella prima metà del film Giovanni opta per una serie di carrellate basse che simulano alla perfezione lo sguardo dell’assassino, intento a pedinare le sue vittime dalla sua macchina. Mike Myers compare, scompare, lo vediamo in lontananza mentre fissa Laurie, per poi sparire dietro una siepe, non riusciamo mai a vederlo bene, ma possiamo riconoscere sempre la sua minacciosa silhouette, da qui il suo soprannome “The Shape”.

Non so voi, ma mi mette a disagio anche in fotografia.

Come succede sempre nel Cinema di Carpenter, la minaccia, il senso di ansia e paura, sono generati nello scontro tra visibile e invisibile, guardando “Halloween”, anche dopo la visione numero mille mila, non si è mai tranquilli, da spettatori siamo attanagliati dalla costante sensazione che Mike Myers potrebbe essere ovunque (e non per forza solo sullo schermo…), per assurdo ci si sente più tranquilli quando Myers è visibile, inquadrato nella scena, almeno così si può avere la consapevolezza di dove si trova, anche se a quel punto per le sue vittime, di solito è troppo tardi… Se devo dirla proprio tutta, io stesso che sono qui a scrivere il commento, ascoltando il tema del film, non è che mi senta proprio sicurissimo, se vedete che non completo la frase, è stato un piacere conoscervi.

Ecco perché non mi piace mai ritirare le lenzuola stese...

Nella parte del “ripieno” di Mike Myers, dentro la tuta e la maschera bianca, Carpenter ci mette il suo amico di scuola Nick Castle, i due frequentavano insieme la University of Southern California, condividendo tra le altre cose la passione per la musica (insieme i due suonano nel loro gruppo, i Coupe de villes), un po’ come successo a Sam Raimi e Bruce Campbell, Nicola Castello era il classico ragazzone che piaceva alle ragazze e che tutti quanti trovavano simpatico, eppure Carpenter guardando il modo di muoversi e di camminare dell’amico, ci vedeva qualcosa di oscuro… Al netto del risultato finale bisogna dire che Giovanni aveva ragione anche questa volta.

Una Dr. Pepper con quel mattacchione di Nick Castle, il ripieno di Mike Myers.
Castle non aveva alcuna esperienza come attore e cercando di essere più professionale possibile chiedeva all'amico regista “Giovà come la devo fare la scena? Il mio personaggio è scappato da un manicomio, devo mimare qualche tick, devo fare qualcosa di particolare?”, risposta di Carpenter “Nick, just walk”. Ecco cosa vuol dire essere diretti da John Carpenter!


Bisogna dire che Rosenthal era partito con le migliori intenzioni, la sua idea era quella di omaggiare Carpenter, dirigendo un horror dall’atmosfera tesa proprio come quella del primo film, ma dovette fare i conti con il Maestro in versione produttore, perché proprio come per The Fog, Giovanni era preoccupato per la crescente popolarità degli horror più smaccatamente splatter, per questa ragione la direttiva di scuderia era chiara: sangue! Mettiamoci molto più sangue! La leggenda vuole che lo stesso Carpenter abbia girato di suo pugno delle scene aggiuntive, ma dalle indagini che ho fatto, non sono mai riuscito a capire quali, dovessi buttare via un Euro, scommetterei sull’omicidio dell’infermiera tettona, il volto bruciato nell’acqua bollente della vasca, potrebbe essere un omaggio al celebre ammazzamento di “Pronfondo Rosso”, dell’amico Dario Argento, ma questa è una mia teoria non prendetela come oro colato e soprattutto: non affogatemi!


"Non ti sto uccidendo, sto facendo un omaggio, dai non scalciare è e per Dario".
Per questa ragione in “Halloween II - Il signore della morte” c’è parecchia più emoglobina rispetto al primo film, ci va anche poco visto che nel capolavoro di Carpenter, il numero di piastrine mostrate equivaleva a, aspettate che controllo… ZERO!

Qui ci sono sgozzamenti in primo piano, il giovane portantino dall’occhio ceruleo che inciampa in una pozza si sangue, persino quando fanno le iniezioni di routine a Laurie, al suo arrivo all’ospedale, la macchina da presa di Rosenthal alla ricerca di una goccina di sangue, insomma, come cantavano Elio e le storie tese: quintali di plasma!

Anche se il mio preferito resta il bambino vestito da Cowboy che la madre porta all’ospedale d’urgenza, dopo che il bimbo ha addentato la classica mela caramellata farcita con una lametta da barba, un modo per farsi beffe della celebre leggenda metropolitana, in fondo, gli horror servono anche ad esorcizzare le paure, no?

"Dolcetto o scherzetto?".

La prima stesura buttata giù da Debra Hill e John Carpenter, prevedeva come location il lussuoso appartamento in cui avrebbe dovuto trasferirsi Laurie, ma un maniaco che insegue una ragazza nella sua bella casa, era qualcosa che Carpenter aveva già fatto, quindi i due decisero di ambientare tutto nella stessa notte e all’interno dell’ospedale, il che è un'idea non male, uccidendo tutti uno dopo l’altro, Michael Myers trova il modo di assediare la sua preda per poi darle la caccia comodamente, alla fine Carpenter non riesce a stare troppo lontano da un assedio.


Immaginatevi il pubblico dell’anno 1982, che prima corre in sala per vedere il nuovo “Halloween” e poi improvvisamente si ritrova trasformato in tanti piccoli Ian Malcolm, quando in coro chiedono: "E' previsto che si vedano dei Michael Myers, nel vostro film di Halloween?". No, piccoli Ian, in “Halloween III” Myers non c’è, per essere proprio sicuri che il pubblico capisca che questa storia non è nemmeno ambientata nello stesso “Universo” (concetto che nel 2017 ha anche quasi rotto i maroni), ad un certo punto Tom Atkins tra una martellante pubblicità e l’altra della Silver Shamrock, vede che il film di Halloween di quest’anno sarà proprio Halloween di John Carpenter, per essere più chiari di così avrebbero solamente dovuto mostrare una tv che passa una scena del film, cosa che in effetti nel film, succede!

Questo è tutto il Michael Myers che vedrete in questo film.
Il film al botteghino va malissimo, il titolo della saga che incassa meno ex presidenti defunti stampati su carta verde di tutti, questo spiega perché dal capitolo quattro in poi, Michael Myers tornerà prepotentemente di moda, eppure negli anni “Halloween III - Il signore della notte” si è guadagnato uno stato di cult tra gli appassionati, anche se bisogna dirlo, è un film con un grado quasi preoccupante di “MACCOSA” Ortolaniani nella trama!


Sì, perché “Halloween 4 - Il ritorno di Michael Myers”, non è un brutto film, è un film piatto e abbastanza anonimo, anche se George P. Wilbur, il ripieno di Myers in questa pellicola ha una presenza fisica abbastanza imponente (è il secondo attore più alto ad aver mai interpretato il ruolo), il regista Dwight H. Little non riesce mai ad inquadrarlo come un essere fatto di puro male, che indossa una maschera ed una tuta solo per mimetizzarsi tra gli umani durante la notte delle streghe e, a dirla tutta, la maschera è pure piuttosto bruttina, fin troppo bianca, sembra un chilo di gommapane attaccata alla faccia dell’attore. Però la gommapane quando era nuova, prima di iniziare ad usarla quando diventava tutta grigia avete presente?

L’uomo con la faccia di gommapane.
Nel tentativo di dare un po’ di brio al film, i produttori hanno chiesto al reparto effetti speciali di aggiungere qualche scene splatter extra, anche perché Michael Myers non risulta davvero mai minaccioso e la scena madre del film è un inseguimento sul tetto della scuola che risulta piuttosto anticlimatico, nel senso che vedere Jamie sul tetto che scotta, con zio Myers che accoltella i coppi e tegole potrebbe avere un certo livello di dramma, se solo Dwight H. Little non fosse così manicheo nella messa in scena.

“Buongiorno, sono il tecnico dell’antenna, mi hanno detto che non prendete più Telecupole”.
Nemmeno la caccia all’uomo patrocinata da Loomis aumenta il livello di coinvolgimento, sarà un problema mio, ma uno psicologo che si sostituisce completamente alle forze dell’ordine, mettendosi a capo di un branco di cacciatori, onestamente mi fa un po’ ridere, non so se è una caccia all’uomo in stile “Hazzard” o una alla volpe, però avrei pagato oro per vedere qualcuno intonare un bel «Tally-oh!» prima di mettersi sulle piste di Myers.

Questa saga dai multipli capitoli riassunta in un’immagine (Enter the Myers).


Voi pensate che sia possibile prendere sul serio un film dove una giovane biondina mezza nuda corre da un vecchio con l’aria da maniaco a chiedere aiuto e quello serissimo senza battere ciglio chiama la polizia come se ogni giorno vedesse dieci o undici persone in fuga dal box doccia sul prato di casa sua a chiedere ospitalità? No, sul serio, ma cos’è questa roba? Considerando che il classico tema di Halloween risuona molto strano, come se fosse stato suonato da qualcuno impegnato a prendere a pugni la tastiera, sono sempre più convinto che Domenico prima di accettare la regia, abbia scambiato Halloween con Venerdì 13: guarda che stanno su due diverse pagine del calendario Domenico, uno è 13 l’altro 31! Vedi che sei un casinista, avresti bisogno di un Mike Myers fermarcarte.

Braccia rubate all'agricoltura.
Sta di fatto che “Halloween 5 - La vendetta di Michael Myers” scivola in una noia mai finita, la tensione latita e persino Danielle Harris che si era dimostrata così brava nel film precedente, viene sprecata nel recitare continue scene in cui “vede la gente morta” anzi, vede la gente tornata in vita, ovvero suo zio Myers. Capisco tutto, ma alla terza crisi di panico viene pur da pensare: "Eh, ma che palle!".

Michael Myers, com'è chiaro fin dal titolo, si vuole vendicare, eppure le sue motivazioni sono ben poca cosa, inoltre guardando il film mi è diventato quasi impossibile pensare a Myers come la creatura di Frankenstein tornata in vita e Loomis nei panni del suo creatore, l’allucinato “Mad Doctor” dalla sguardo spiritato che cerca in ogni modo di fermarlo.

Anche perché il buon Michael non prende prigionieri, l’omicidio più riuscito è quello del tamarro fissato con la sua decapottabile, al quale Mike prima riga la macchina con un arpione e poi gli riga il cranio, sempre con l’arpione, alla faccia della costatazione amichevole!

“Ma no guarda ci ho ripensato, un po’ di pasta abrasiva si sistema tutto”.
Guarda caso, l’unica scena davvero memorabile (e probabilmente anche l’unica che ha davvero aggiunto qualcosa all’iconografia di questa saga) vede protagonista Myers e Danielle Harris che cerca di scappare infilandosi nello scarico della roba sporca, uno scivolo angosciante grazie al quale la bimba gli sfugge per il rotto della cuffia, senza dimenticarsi di produrre circa un milione di decibel tutti espressi in urla... Quando dico che Danielle Harris è una delle più mitiche “Scream Queens” della storia del cinema horror, intendo anche per potenza degli acuti!


Gli unici momenti in cui “Halloween: The Curse of Michael Myers” cerca di farsi ricordare sono nella scena della pioggia di sangue, probabilmente la preferita degli Slayer, in cui le gocce di sangue di una delle vittime di Myers gocciolano sui costumi di Halloween dei bambini sporcandoli, ma in generale qui il nostro Michael è piuttosto fissato con il bianco splendente.

Sì, perché in una scena il nostro prima, con un colpo di ascia ben assestato, imbratta di sangue le lenzuola e poi nella scena successiva lo ritroviamo nel locale lavanderia della casa a mettere in lavatrice il bucato... No, sul serio, zio e padre sempre molto vicino ai pargoli, uomo sempre presente nella vita delle sue donne, bravissimo a fare il bucato, un omino da sposare il nostro Mickey! Sì, vabbè poi mentre si trova lì magari usa i cavi della lavatrice per folgorare il suocero, ma sono dettagli su!

Nemmeno vostra madre si incazza come Michael Myers se fate casino con il bucato appena lavato.
Ma non pensate che tra sangue e bucato da fare, il film compensi il pasticcio della trama con tanti omicidi tutti matti no no, perché il vero motivo per cui il film ha portato a casa 15 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde è proprio il suo essere riuscito a schivare il visto censura, proprio per questo “Halloween 6 - La maledizione di Michael Myers” è un film che non ha davvero molto da dire, anche la setta di personaggi vestiti di nero che poteva essere la svolta della trama, si risolve con una rivelazione sull’identità dei suoi componenti meno enfatica di una replica dell’ispettore Derrick.

Nelle intenzioni “Halloween 6” avrebbe dovuto essere il capitolo che rilanciava Michael Myers e trasformava Loomis nel mentore del bambino, destinato a continuare la tradizione dei massacri di Halloween, un po’ come a sottolineare che il male non muore mai e per i Myers è una tradizione di famiglia, invece ciccia, tutto si risolve nel più banale dei modi e senza più nemmeno un personaggio storico della saga a cui aggrapparsi.

Dopo il bucato, Mickey svolge anche qualche piccolo intervento elettrico.
Perché la differenza è tutta qui: si guarda Venerdì 13 per vedere quanti adolescenti Jason riuscirà a fare fuori in modi tutti matti, mentre “Halloween” dovrebbe essere il contrario, il fuoco dovrebbe restare sempre su Laurie o in ogni caso sul personaggio umano che deve scontarsi con quel male che non puoi fermare, che spunterà dietro ad ogni siepe, all’angolo di ogni strada e soprattutto la notte di Halloween.


“Halloween - 20 anni dopo” inizia con delle premesse anche buone, peccato che perda troppo tempo su personaggi di cui al pubblico non importa davvero nulla, come LL Cool J e i capelli orrendi di Josh Hartnett, lasciando il problema di alcolismo e di stress post traumatico di Laurie Strode sul fondo. Inoltre, è un film che divide gli appassionati della saga, perché qualcuno sostiene che non tenga affatto conto dei capitoli quattrocinque e sei, che sia un rilancio a tutti gli effetti. Mentre una seconda corrente di pensiero, considera tutti i sette capitoli fino a questo momento usciti in perfetta continuità, il che avrebbe anche un senso, ma per essere vero Michael Myers dovrebbe almeno essere ustionato cosa che, invece, pare non essere qui, quindi chi lo sa? Affidare a Steve Miner, tutta l’operazione fa sì che anche la continuità interna sia paragonabile a quella di un capitolo a caso di Venerdì 13, ovvero un gran pasticcio!

“Dai Mickey alzati, dobbiamo finire il film” , “No dai, ancora cinque minuti”.
Un disastro totale, quindi? Fino ad un certo punto, perché arriva il momento in cui la copertura di Laurie salta, Michael torna a braccarla e Steve Miner si ricorda che dirigere assassini silenziosi e final girl cazzuti, tutta roba che lui comunque sa fare e non potendo contare su una caratterizzazione decente per il suo personaggio, Jamie Lee Curtis torna a fare quello per cui si è costruita una carriera, ovvero combattere contro “The Shape”.

Quando il solito Josh Hartnett (detto mani di merda) fa cadere il mazzo di chiavi bloccando tutti tra il cancello e la porta il film comincia davvero, sono gli ultimi venti minuti, attraverso l’oblò della porta Laurie è di nuovo faccia a faccia con la sua storica nemesi, mettetevi comodi e godetevi il finale!

...E guardo Michael Myers da un oblò, mi spavento un po'.
Il loro scontro diventa un tripudio di coltelli lanciati, di porte degli armadi (ben due questa volta!) divelte e di tavoli sotto cui rotolare per non essere ammazzati. Il tutto diventa una lungo corpo a corpo, un eterno scontro tra i due nemici storici che non sarà il massimo, ma grazie al mestiere di Miner e la cazzutaggine di Jamie Lee Curtis fa quello che dovrebbe fare uno Slasher, farti venire voglia di urlare indicazioni alla protagonista, come se fossi l’allenatore a bordo campo che chiama lo schema: "Colpiscilo! Ok, ora corri da quella parte!".


Con una riga di dialogo gettata nel mucchio scopriamo che con un Coup de théâtre (sono sei settimane che cerco di incastrare questa espressione in un post. Yuppi!) dentro la tuta e sotto la maschera di Myers è finito un poliziotto, per di più ci tengono a farci sapere le infermiere dell’istituto dove è ospite Laurie Strode, che non si tratta di uno sbirro qualunque, ma il padre di tre figli! Come se essere padre di tre, sia la garanzia di essere una personcina a modo. Sta di fatto che io questo scambio di persona non l’ho visto nel finale precedente, e non solo perché è una baggianata (per non dire cazzata) che si sono inventati i due sceneggiatori, ma proprio perché per dinamica era impossibile eseguire questo scambio, ma questo passa il convento, quindi tocca farcelo bastare.

Stasera ci guardiamo Halloween...
...La resurrezione?
Quindi l’inizio del film vede nuovamente protagonista Laurie Strode, che si finge catatonica nascondendo i farmaci che servono a tenerla sedata in un adorabile bambola identica all’originale Annabelle, ma non ne ha già passate abbastanza questa donna no? Pure la bambola inquietante? Sadici!

Sta di fatto che Laurie Ziiiiiiimula! In realtà è lucidissima e da anni aspetta il ritorno di suo fratellone Mickey, tanto che ha preparato per lui una trappola sul tetto dell’ospedale psichiatrico. Come ha fatto visto che la tenevano in cella, teoricamente sedata, e costantemente sotto controllo chiedetelo alla bambola, oppure alle pulci dei due Bonobo, io non ci provo nemmeno a spiegarlo questo disastro in galleria che per convenzione chiamiamo film.

L’uomo in tuta da operario contro la donna con il camice.
Michael ovviamente torna, anche perché l’unico vero impedimento al suo ritorno è stato il titolo del film, che per un bel pezzo avrebbe dovuto essere “Halloween: Homecoming” ma siccome Akkad & Akkad volevano proprio essere sicuri che anche l’ultimo degli spettatori sapesse che Michael era tornato in vita per questo capitolo, si è optato per il più sbadiglioso “Halloween - La resurrezione”, che poi la resurrezione non accade a Pasqua? Quindi sarebbe dovuto essere “Easter - The Resurection” ma mi sa che ho sbagliato feste e che sto pure scherzando con i (ognis)santi.

Lo scontro finale tra gli eterni avversari Laurie e Michael avviene sul tetto, ed è qui che il male vince, per la prima ed unica volta, Laurie di arrende battuta non dalla mancanza di resilienza, ma fiaccata dai produttori. Se non altro Jamie Lee Curtis esce di scena con grande stile, schiocca un bacio sulla maschera del fratello dicendogli: «Ci vediamo all’inferno» prima di cadere nel vuoto e con lei, il resto del film. Ma non è finita, questa era solo Gara 1, come dicevo lassù Laurie e Michael sono destinati a tornare a scontarsi ancora, in altre forme, con altre facce, ma sempre loro due.

"Baciami stupido!".
Liberata la Curtis dai suoi vincoli contrattuali, ora bisogna capire cosa far fare al redivivo Michael Myers, che in realtà da quando abbiamo scoperto non è mai morto, quindi tutto questo film è falsa pubblicità! Ma credete almeno a me quando vi dico che il titolo è l’ultimo dei suoi problemi.


Zombie da buon metallaro mette sul tavolo la sua passione per la storia dei Serial Killer d’America, secondo il regista Michael Myers doveva essere una personalità dissociata, incapace di provare sentimenti per chiunque, per lui “Halloween” doveva essere qualcosa di completamente nuovo, non un semplice riciclo di vecchi stilemi, peccato che secondo me quello che soffre di sdoppiamento della personalità è proprio il nostro Robertino. La sua intenzione di cavalcare “Halloween: the Missing Years” sfornando un film sulle origini del personaggio non convince in pieno la Dimension Films, che invece vorrebbe una classica rivisitazione del film di Carpenter del 1978. Reazione di Roberto Non-Morto: Che problema c’è signò! La vuole cotta? La facciamo cotta? La vuole cruda? La facciamo pure cruda!

Prima Hayden Christensen, poi questo qui, siamo sicuri di voler sapere come sono i cattivi sotto la maschera?
“Halloween” esce nei cinema americani nel fine settimana del Labor Day, incassa bene subito, scontenta quasi tutti gli appassionati della serie ma diventa comunque il quarto più grosso incasso della saga, giustificando così un seguito che arriverà la prossima settimana qui sopra. Penso che l’unico modo per apprezzarlo sul serio sia non aver mai visto l’originale di Giovanni Carpentiere, e probabilmente nel 2007 erano ancora tanti (purtroppo) a non averlo fatto, dal canto mio non odio la versione offerta da Rob Zombie, ma come Clubber Lang, compatisco gli stupidi.

“Non sono grasso, ho le ossa grosse”.
“Halloween - The Beginning” (un sottotitolo in inglese per tradurre un titolo inglese, bellissimo!) si divide in due metà nette, la prima ci fa conoscere un po’ meglio il ragazzino dietro la maschera bianca dell’assassino di Babysitter, quando capiremo cosa ha passato, cosa ha sofferto, sarà più facile capire perché ora è un Cristone alto due metri (il wrestler Tyler Mane svetta su tutti gli altri attori che hanno indossato maschera e tutta da camionista del personaggio) che uccide senza rimorso chiunque? La risposta è un clamoroso: No, perché se non fosse per personaggi chiamati Laurie Strode e il Dott. Samuel Loomis, se non fosse per il 31 ottobre e la cittadina di Haddonfield, questo potrebbe essere uno dei migliori capitoli di Venerdì 13 mai diretti!

“Vieni con noi Jason ti riportiamo in stanza”, “Non mi chiamo Jason”.
Pensateci, un ragazzino vessato dai bulli per la sua diversità, un rapporto morboso con la madre e un futuro da silente massacratore di adolescenti, Rob Zombie sbaglia completamente mira e firma uno slasher con sangue a secchiate, caratterizzato da un primo tempo non male, che però va zampe all’aria nel suo intento di discostarsi dal modello originale, riuscendo per altro a sbagliare un numero ragguardevole di momenti chiave tutti insieme.


Pronti via si parte con un flashback con mamma Deborah Myers (Sheri Moon Zombie, così il marito è sistemato) alle prese con il piccolo Michael, di cui per fortuna hanno cambiato il giovane attore che lo interpreta, uno che non sfoggia il faccione rubicondo di Daeg Faerch, almeno quello. Scrivendo la scena con un pennarellone a punta grossa, Rob Zombie si gioca il simbolismo più didascalico possibile immaginabile, quello del cavallo bianco garantendo così a ste stesso la possibilità di infilare nel film qualche momento onirico, e a sua moglie Sheri Moon di portare a casa l’assegno.

Metaforoni delicatiiiiiiiissimi.
Dopodiché, come vuole la tradizione il film comincia un minuto dopo la fine di quello precedente, con Laurie Strode (Scout Taylor-Compton) ferita dopo la lotta con il mascherato assassino, che viene soccorsa e portata al vicino ospedale. Qui Zombie senza tirar mai via la mano dai primi piani su suture e sofferenze assortite, ambienta tutta la parte iniziale della pellicola tra le corsie dell'ospedale. Alt fermi tutti, Time out Cassidy!

“Halloween - The Beginning” si giocava la strada di un primo tempo almeno innovativo, dedicato alle origini di Michael Myers, per poi trasformarsi in una copia con sangue del capolavoro del Maestro John Carpenter del 1978, mossa che per altro, è stata criticata quasi da tutti. Quindi il grande innovatore Rob Zombie, il regista chiamato a completare la sua “Visione” sul personaggio cosa fa? L’esatto contrario, inizia il film con la fotocopia in piccolo (in termini di durata) ma sempre con sangue di Halloween 2 - Il signore della morte, e poi fa andare il film in un'altra direione. Eh vabbè ma questa è vera coerenza! Gli è stato chiesto di dirigere “Halloween 2” e Rob Zombie ha rifatto “Halloween 2”, si però quello di Rick Rosenthal!

Se non è il film di Rosenthal, allora è la puntata di "Scrubs" più sanguinaria di sempre.
Siccome la materia che Zombie padroneggia meglio è il sangue, devo dire che tutta la parte iniziale del suo “Halloween II” mi piace, una lunga sequenza piena di morti ed emoglobina con una Laurie Strode ferita e sofferente, peccato che poi Zombie risolva tutto con uno dei trucchi più vecchi del genere Horror, sorpresa! Era tutto un sogno, ok va bene, ma intanto 22 minuti di film sono andati, che su una durata totale di 105 minuti, non sono proprio pochissimi.

“…85, 86, 87, 88… Tranquillo a 1000 mi fermo”.
“H2” (mi allineo anche io alla fretta generale) parte da uno spunto interessante, tenendo conto delle conseguenze del film precedente, come dovrebbero fare tutti i seguiti, si interroga su come potrebbe essere la vita di una sopravvissuta ad un massacro perpetuato da un maniaco, nello scoprire che l’assassino che ti ha rovinato la vita, è anche l’unico tuo parente in vita. Mettiamola così, non è proprio un indovinello di difficile risoluzione, infatti malgrado i tre finali alternativi girati da Rob Zombie, il film prende l’unica direzione possibile per una storia così, ma lungo il percorso riesce a sbagliare quasi tutto, con una sciatteria e una generale mancanza di voglia che trapela da ogni fotogramma.


Forse l’unico vero errore è aver deciso di intitolarlo “Halloween”, scelta assolutamente illogica dal punto di vista della continuità, perché di fatto abbiamo “Halloween” che è un seguito di Halloween, ma che può essere giustificata solo da logiche commerciali: vuoi mettere per il pubblico poter dire «Un biglietto per Halloween» e non «Un biglietto per Halloween qualchecosa»? Per questo il film diretto da David Gordon Green (da qui in poi “Halloween 2018” per non creare confusione) nasce con l’ambizione giusta, anche se metà della stampa giornalista mondiale (traduzione: pagata per scrivere di cinema, quindi in teoria più competente di che so… Me!) si sta affannando a chiamarlo “Il seguito approvato da Carpenter”, dimenticando che Halloween II - Il signore della morte e Halloween III - Il signore della notte erano entrambi scritti e prodotti da Giovanni. Ma il punto è questo: “Halloween” è scritto, pensato e diretto per essere il seguito, anzi IL seguito dell’unico film diretto da Carpenter.

“Ti piace Michael, puoi usarla per andare a fare dolcetto o scherzetto, come ti sembra?”.
Ci riesce? “Halloween 2018” è il miglior seguito mai diretto del capolavoro di John Carpenter, bah! Direi abbastanza, anche perché, ammettiamolo, non aveva concorrenza (nove titoli tra seguiti e remake e forse ne tiriamo uno e mezzo almeno buono) e poi perché Jason Blum su questo film ci ha scommesso molto e non voleva certo sbagliare, ma di certo non è un film eccezionale, quello bisogna dirlo, ma tranquilli, pro e contro arrivano, mettetevi comodi, non sarà una cosa breve!

“Halloween 2018” è un seguito che tiene conto delle conseguenze del primo film e fa i conti con il fatto che, nel frattempo, sono passati quarant'anni, mentre lo guardavo ho notato che la maschera di Michael Myers, ha sul lato sinistro del collo un buco, lo stesso che gli ha procurato Laurie Strode colpendolo con il ferro da maglia nel 1978, davanti a dettagli così è chiaro che no, questo film la Blumhouse proprio non lo avrebbe sbagliato.

“Giorno, è il quinto piano questo?”.
Di fatto, è un buonissimo film, perché l’unico difetto di Halloween di John Carpenter è quello di aver marchiato a fuoco per sempre i canoni dello slasher come ancora lo intendiamo oggi, non è un caso se il pubblico che si approccia al film del 1978 oggi (specialmente quello più giovane) lo trovi una pellicola con dinamiche viste e riviste, bisognerebbe avere la lucidità di rendersi conto che se TUTTI gli slasher movie negli ultimi quarant’anni hanno replicato quelle dinamiche, vuol dire che siamo di fronte ad un classico, un archetipo a cui David Gordon Green guarda con rispetto, dimostrando di essere andato a rivederselo prima di dirigere anche un solo secondo del suo nuovo film.

Vi ricordo lo speciale della Bara Volante dedicato ad Halloween!

10 commenti:

  1. Sei un grande, complimenti per la tua passione smisurata, ti leggo ma non commento, è un mondo sconosciuto per me, l'horror lo conosco poco, mi sto facendo una cultura 😊 il primo post che leggo al mattino, perché come i vampiri o tu vivi di notte, o ti alzi quando i mostri si ritirano...

    Qualche sera fa ho visto "Quella casa nel bosco", cercavo la tua recensione ma non c'è giusto? non l'ho trovata....

    Felice halloween, senza botti, ma ci rifaremo!!!

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    1. Questo è il tipo di commento che mi ripaga di tutto il lavoro dentro questo sarcofago svolazzante, mille grazie quindi visto che ci siamo, ne approfitto per darti il benvenuto ufficiale sulla Bara Volante! ;-)

      Non ho mai scritto il post di quel film ed è strano perché ne vado pazzo, prometto di rimediare alla lacuna, parola di Cassidy! Halloween strano come tutto questo strambo 2020, ma ci rifaremo, Halloween é uno stato mentale, qui alla Bara non togliamo mai gli addobbi ;-) Cheers!

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    2. Un Halloween passato con 'Il nome della rosa' che stasera la Rai ha mandato in onda. Un saluto a Sean Connery.... un anno di tristi addii.

      Grazie Cassidy, attendo con fiducia la tua rece e continuerò a leggerti. 🎬👋

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    3. Mi sono rivisto la fine di quel capolavoro anche io, ma anche un pezzo di "Mato Grosso" su la7, doveroso in questo Halloween un po' triste... Grazie a te! Cheers

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  2. Non guardo più Mike Myers allo stesso modo dopo la gag di Baby Driver sulle maschere da Mike Myers.
    Io comunque non mi sono mai ripreso dal trauma di Halloween III, tanto che non ho più guardato sequel di Halloween (storia vera) ma solo il primo remake di Rob Zombie (tra parentesi, a me il baby Micheal none ra dispiaciuto, mi sembrava disturbato il giusto, ma il film l'ho visto solo una volta).

    Halloween III è una di quelle operazioni commerciarli per cui, se uno diventa serial killer e ammazza produttori, registi, sceneggiatori e cast che hanno partecipato a una roba del genere, dovrebbe essere assolto d'ufficio. Non li perdonerò mai. Mai.

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    1. L'idea del terzo film era un modo per rendere "Halloween" un'antologia. Sono contento di averlo visto nel momento giusto e poi la colonna sonora é ancora ottima ;-) Cheers

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    2. Anche io ho fatto come Quinto Moro e mi sono fermato al terzo. Devo recuperare molto... Soprattutto mi incuriosisce l'ultimo con il ritorno della Curtis. Mi sa che ripartirò proprio da questo. Del personaggio non saprei aggiungere altro a quanto hai scritto per il primo film. È proprio un distillato di malvagità, un Terminator che si rialza sempre e molto più incavolato e cattivo man mano che passa il tempo... 👋

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    3. Anche perché la Blumhouse na ha in programma altri due tra il 2021 e il 2022, virus permettendo. Cheers

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  3. Ma così sfondi una porta aperta, non dovevi aprirla :D
    A parte gli scherzi, un personaggio unico, certe volte è facile fare il tifo per lui, ma non vorrei mai incontrarlo ;)

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    1. Abbiamo superato un'altra notte, quella dove lui torna a casa ;-) Cheers

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