mercoledì 2 settembre 2020

Nikita (1990): la donna che visse (e uccise) due o tre volte

Hey Nikita, fa freddo nel tuo piccolo angolo di mondo? Potresti fare il giro del mondo e non trovare mai un’anima per scaldarti.
Ed ora che la doverosa citazione iniziale al pezzo di Elton John è stata fatta, possiamo cominciare sul serio.


Nel 1990 sono usciti tre film che hanno riscritto le donne al cinema, tre titoli che hanno in comune oltre alla data di uscita, anche il taglio di capelli delle tre protagoniste, quindi vi do il mio benvenuto al secondo capitolo della... trilogia della donna tosta con i capelli corti in un film che compie trent’anni nel 2020!

… se dovesse venirvi in mente un nome più breve per la trilogia, accetto molto volentieri dei suggerimenti.


Sarebbe automatico pensare che per una come Kathryn Bigelow, avere protagoniste toste nei suoi film sia quasi naturale, ma per Luc Besson? Voi non avete idea di quanto io abbia, cinematograficamente parlando, voluto bene a quel paciarottone francese con i capelli brutti, prima che impazzisse con quegli stramaledetti Minimei, la sua filmografia era fonte di gioie. Fino ad “Angel-A” (2005), davvero pochi altri registi hanno saputo descrivere al cinema personaggi femminili incredibili come sapeva fare Luc Besson, le donne nel suo cinema sono sempre state l’alfa e l’omega, persino quando erano (quasi) totalmente assenti come in “Le Dernier Combat” (1983).

Ma è proprio trent'anni fa esatti, nel 1990, che la filmografia di Besson fece un salto quantico in avanti, al suo quarto lavoro da regista Besson scrive e dirige un film con lo sguardo rivolto a tanti generi cinematografici, con un occhio di riguardo per il cinema d’azione americano, ma con quello spirito francese al 100%, perché sono i francesi i veri americani del mondo.

Forse arrivare dalla stessa patria di François "L'uomo che amava le donne" Truffaut ha influito, ma Besson nel 1990, mette in pratica una mossa che sarebbe diventata una caratteristica del suo cinema: costruire il suo film attorno a sua moglie, tangenzialmente anche un’attrice bella da tirar via il fiato dai polmoni come Anne Parillaud. Anni dopo Luc avrebbe ripetuto la mossa con un altro mozzafiato volto (e corpo) da cinema come Milla Jovovich, mica male per un cicciotto con la pettinatura discutibile.

I guerrieri della notte banlieue
Nikita, nome preso dal pezzo citato lassù di Elton John, è una tossica della banlieue parigina, avete presente cosa dico sempre dei primi cinque minuti di un film? Che ne determinano tutto l’andamento? Bene, nei primi cinque minuti di “Nikita”, Besson mette in chiaro che questa storia sarebbe potuta essere raccontata come un dramma intimista sì, ma da un altro regista, Besson sposa la via del cinema d’azione e lo fa come uno che quel tipo di cinema lo ama per davvero. Non di certo come uno che infila un paio di sparatorie di straforo nella storia per darsi un tono, tutte le evoluzioni della sua protagonista passano attraverso momenti di pura azione.

Questo è solo l’inizio del film ma tranquillo, poi arriva l’azione vera.
Come la sparatoria nella farmacia iniziale, dove Besson non prende prigionieri: nel film non viene mai spiegato perché proprio Nikita, un metro e settanta (ad essere generosi) di francesina strafatta, debba essere proprio quella giusta, perché la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE) faccia di lei una killer professionista al servizio del governo, Besson non lo dice nel film, lo mostra con una scena d’azione: in un massacro come la scena iniziale, l’unica abbastanza tosta da uscirne viva è proprio Nikita, e qui ora che ci penso, ci starebbe una certa frase di Rudyard Kipling, sulla femmina di ogni specie.

A ben pensarci anche “L'odio” (1995) di Mathieu Kassovitz, parlava di giovani della banlieue, ma continuava tutto su un registro realistico fino al suo drammatico finale, Besson invece prende la sua protagonista e la porta all’interno di una dimensione forse meno realistica, ma puramente cinematografica in cui la sua educazione Siberiana (o Francese? Fate voi) è affidata ad uno come Tchéky Karyo, che nel tempo si è costruito una robusta carriera da cattivone cinematografico, e qui invece si chiama semplicemente Bob.

"E Bob? Ricorda, tu sei il mio numero uno... uno! (Cit.)
Besson ci chiede di credere al dettaglio per cui, con il giusto allenamento, anche un ex tossica della banlieue parigina di cinquanta chili bagnati, possa diventare una letale macchina da guerra, peccato che il cinema dell’uomo con i capelli brutti, nel 1990 era talmente convincente che a nessuno spettatore verrebbe mai nemmeno un dubbio in merito. Nikita allena il corpo utilizzando il cinema di genere, quello d’azione americano («Regola numero uno mai la prima pallottola»), mentre per la mente, Besson affida la sua (anti)eroina al meglio del cinema d’oltralpe giocando in casa, con tutto l’orgoglio nazionalista di cui solo i Francesi sono capaci: il capo dell’operazione è Philippe Leroy, mentre ad affilare la più letale delle armi della protagonista (la femminilità), ci pensa Jeanne Moreau, la signora della Nouvelle Vague («Non dimenticare: due cose non conoscono limiti, la femminilità e i modi di abusarne»).

Prendere lezioni da una grande signora.
Tra Nikita e Bob, avviene quasi un transfert – qualunque studente di psicologia potrebbe spiegarvelo meglio di come potrei mai fare io in cento vite –, infatti Besson su questo ci gioca, un bel vestito, un cappello quasi alla Audrey Hepburn e una cena in un ristorante costoso, solo che nel pacchetto regalo portato da Bob non ci sono anelli o diamanti, ma una Desert Eagle Mark I che nelle manine della Parillaud sembra un cannone, anche se la ragazza sa benissimo come utilizzarla.

Le Desert Eagle sono le migliori amiche delle donne.
Malgrado il manifesto amore e la cura che Besson applica ai suoi personaggi, questo non è un film romantico ma uno ben avviato sui binari dell’azione, l’iniziazione di Nikita, il suo debutto in società é un ballo che si balla a colpi di revolverate, con sicari Giapponesi incazzati e pesantemente armati, in un tripudio di piastrelle che esplodo sotto i colpi, M16 con lancia granate, finestre murate, poche parole e tanta azione.

Siamo nel 1990 e una donna incredibilmente femminile, non solo gioca allo stesso gioco dei maschietti, ma eccelle nel loro genere cinematografico preferito, quello dello spara-spara selvaggio. Qualcuno più arguto di me sarebbe in grado di fare una battuta intelligente e non offensiva, sul fatto che tutto questo avvenga in buona parte in una cucina, fate finta che l’abbia fatta e andiamo avanti.

“Te lo do io, il posto di una donna è in cucina, bastardo!"
Nikita esce viva da una seconda sparatoria, con una pelle nuova, ora è una killer professionista ma anche una donna fatta e finita con una nuova identità: Josephine. Con questa nuova consapevolezza si innamora di uno normale, che ignaro di tutto la ama per quello che è, infatti ancora una volta Besson gioca con le nostre aspettative.

Potremmo dire che il ritmo di “Nikita” un po’ s’incarta nella sua narrazione, ma secondo me è più corretto affermare che procede a strappi, perché come dicevamo lassù la vita di Nikita è caratterizzata dall’azione, infatti nella sua prima missione ufficiale, quando la vediamo con il vestito da cameriera addosso, da spettatori ci aspettiamo un’altra carneficina, invece senza mai usare le parole - come in “Le Dernier Combat” -, Besson ci spiega tutta la missione della sua protagonista e conclude con una scena volutamente anti climatica, quasi ad illuderci che la nuova stabilità raggiunta da Nikita/Josephine – la donna che per Besson visse due o tre volte –, potrebbe essere mantenuta senza spargimenti di sangue, ma è solo un’illusione temporanea.

Vrais mensonges (chiedo scusa ai cugini d'oltralpe per la pronuncia)
Altro strappo nel ritmo, in un film che sembra non andare più da nessuna parte, altra scena madre in arrivo, raccontata con le chiacchiere? Ma va! Ancora una volta utilizzando i precetti del cinema d’azione. Nella scena a Venezia, Marco (Jean-Hugues Anglade), il marito della protagonista, parla del più e del meno, del loro rapporto e del servizio in camera mentre lei in bagno, deve improvvisare un omicidio, con un fucile di precisione assemblato in pochi secondi, agenti segreti e (vere) bugie di coppia, James Cameron sarebbe arrivato a fare qualcosa di simile solo quattro anni dopo in “True Lies” (1994).

Un’arma mortale. L’altra invece è solo un fucile.
Una scena incredibile in cui Besson ha il completo controllo di spazi e tempi, da spettatori restiamo aggrappati ai braccioli della poltrona per gli imprevisti che potrebbero far inciampare un personaggio come Nikita, a cui ormai ci siamo affezionati perché l’abbiamo letteralmente vista crescere sullo schermo davanti ai nostri occhi. Ribadisco, nessuno come Luc Besson ha saputo raccontare così bene i personaggi femminili, portando in scena tutte le loro fragilità ma anche il dettaglio più importante di qualunque donna, ovvero il fatto che in realtà sono tutte delle spranghe di titanio ben più toste di noi maschietti. Il 1990 è stato l’anno zero per le figlie di Ellen Ripley al cinema, e Luc Besson uno dei maggiori araldi del cambiamento.

"Perché la femmina delle varie specie è più mortale del maschio" (cit.)
Dopo un altro po’ di melina a centro campo con il ritmo del film - “Nikita” è stato fondamentale anche per la crescita artistica di Besson come narratore -, arriva l’ultima scena d’azione, quella più importante perché determinata l’emancipazione del personaggio, infatti è la sequenza più intricata, che comincia con un obbiettivo da eliminare, ma poi cambia in corsa quando la missione degenera malamente. Infatti idealmente Besson manda un piccolo “Deus ex machina” bipede in aiuto della sua protagonista.

Ma ad una che vengono regalate Desert Eagle invece che diamanti, non è che possa proprio arrivare il principe azzurro, al massimo Besson può mandare il suo attore feticcio Jean Reno, uno che aveva già recitato in tutti i precedenti film del regista e che proprio con “Nikita”, avrebbe gettato le basi del futuro della sua carriera e del suo personaggio più famoso, se Reno è arrivato ad interpretare quella bomba a mano di "Léon" (1994) e ad interpretare il tipo tosto in un buon numero di film d'azione, lo dobbiamo principalmente al suo ruolo di Victor l’eliminatore in questo film, a tutti gli effetti un Mr. Wolf, quando Tarantino lavorava ancora al video noleggio a Knoxville.

"Mi chiamo Jean, risolvo problemi" (quasi-cit. anche il feticismo dei piedi di Tarantino è stato anticipato da Besson)
L’ultima sequenza è lunga e articolata, i maligni potrebbero dire che non abbiamo mai visto un “Nikita 2” perché Besson e Anne Parillaud hanno divorziato, in realtà molto più romanticamente, voglio credere che il finale del film abbia liberato Nikita, intesa come personaggio, completando il suo arco narrativo ed svincolandola per sempre da un sistema in cui era una pedina, questo finale l’ho sempre visto un po’ come l’emancipazione femminile applicata al film d’azione, la versione con cromosoma doppia “X” del «Non contarci» di John Matrix in Commando, in risposta ad un suo possibile ritorno in azione. Anche Nikita qui ha finalmente trovato la sua pace, ma solo dopo essere passata indenne tra il fuoco del cinema d’azione, quello del tipo migliore.

“Nikita” resta un film manifesto, del cinema di Besson ma anche dei personaggi femminili sul grande schermo, non solo ci sono intere sequenze che ancora mi inchiodano allo schermo, ma la sua importanza è talmente manifesta da venire spesso sottovalutata, Classido? Vada per il Classido!


Questo film ha fatto fare un salto in avanti alle donne toste al cinema, ha influenzato positivamente la carriera di Luc Besson, ha sdoganato Jean Reno come eroe d’azione, per non parlare del remake americano diretto da John Badham (“Nome in codice: Nina” del 1993) e una serie tv omonima con Maggie Q come protagonista e di un ottimo remake di Hong Kong. Insomma se la qualità di un film si misura anche dal suo impatto sulla cultura popolare, “Nikita” ha fatto davvero colpo.

La prossima settimana, non mancate all’ultimo capitolo della [Cassidy inspira forte] trilogia della donna tosta con i capelli corti in un film che compie trent'anni nel 2020! [Cassidy espira forte], abbiamo ancora una signora tosta con cui fare i conti, non mancate!

50 commenti:

  1. Filmone e grado del "Classido" meritatissimo. Fu uno di quei film che ebbi il privilegio di vedere tutto
    rimanendo sveglio ben oltre l'ora solita in cui dovevo filare a letto.
    Anna Parillaud sarà pure uno scricciolo tutto nervi ma la sua interpretazione è così perfetta che rende credibile un personaggio estremo e pericoloso come la killer Nikita/Josephine. Fa paura quando maneggia la Desert Eagle, fa paura quando secca la gente a Venezia, ma fa ancora più paura quando rientra alla base incazzata come iena per lo "scherzone" che gli ha giocato Bob.

    E che dire dell'ultima missione? Tutto va male ma potrebbe pure peggiorare (ricordo ancora i brividi di sorpresa quando il tizio apparentemente morto si dimena a contatto con l'acido). La fredda ferocia di Reno e la disperazione della Parillaud. Una scena di pochi istanti girata con mano ferma e sicura da Besson ma capace di definire due personaggi in modo indelebile.

    Nonostante un ritmo non proprio liscissimo e qualche rallentamento di troppo, il film è così ben fatto che pure rivisto oggi non dimostra per nulla i suoi 30 anni.

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    1. Procede a strappi perché questo è un film d’azione puro, sono le scene d’azione a determinare l’evoluzione del personaggio, alla faccia di chi nei suoi film infila a forza un inseguimento, solo per poter appiccicare l’etichetta “Action” al suo film, Besson lo aveva capito alla perfezione, per questo è ancora un film così fresco ed efficace. Cheers!

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  2. Che agosto, quell'agosto 1990. Ancora non mi capacito di quanti e quali film siano usciti in Italia, tutti assieme, in un mese che storicamente il nostro Paese razzista dedica alle buffonate, convinti che nessuno vada al cinema d'agosto.
    Come si fa a fare i "compiti delle vacanze" quando in TV hai i trailer di Nikita? Parillaud ha infiammato la mia estate ed è stata la mia ossessione: quella musica (usata poi anche per il trailer di "Léon") era un virus della mente da cui non esiste musica. Appena uscì l'edizione pirata del film è stata mia, perché dovevo "possedere" quel film, non limitarmi a vederlo.
    Curiosamente credo sia stato l'unico film per il quale mia madre abbia chiesto a mio padre se fosse il caso che un sedicenne vedesse cose così violente. (La scena della "gallinella" con matina e mano che si incontrano, trasmessa a tutti gli orari dai trailer, fu davvero troppo per la genitrice.) Mio padre, che pure lui non vedeva l'ora di vedere il film, fu molto aperto di mentalità, che se no non avrebbe potuto vederlo :-D
    L'impatto che il film ha avuto sulla cultura popolare è stato titanico, mondiale (il primo vero grande remake è di Hong Kong!) e inarrestabile. Siamo ancora tutti figli di Nikita.

    Ah, e ora che hai citato "True Lies", non ti sembra che il tubino di Jamie Lee sia parecchio simile a quello di Nikita in prima missione???? :-P

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    1. Non è simile, è proprio identico, Nikita è penetrata così a fondo nella cultura popolare da scalfire anche quel monolitico testone di Jimmy Cameron, che ovviamente non ammetterebbe mai di essere stato influenzato anche lui ;-)

      Decisamente si, anche il fatto che la musica sia stata riciclata per il trailer di “Léon” dice molto di quanto questo film sia stato una bomba a mano, la scena della “gallinella” riassume tutta la lucida follia del personaggio a quel punto della sua storia, ecco bravissimo, ho dimenticato di citare il remake prodotto ad Hong Kong hai fatti bene a ricordarlo grazie! Cheers

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  3. che dire il secondo miglior film di besson : il primo è leon.

    voto 9.

    besson si è perso : pazienza rimangono i suoi capolavori.

    rdm

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    1. Quando ancora pensava alle donne e non a quei cazzo di Minimei era un signor regista, in fondo gli vorrò sempre artisticamente bene a quel cicciotto con i capelli brutti. Cheers!

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  4. Carabara, sottoscrivo la tua affermazione secondo la quale " sono i francesi i veri americani del mondo", cosa evidente almeno dal Bebel che si specchia il Bogart nel classico À bout de souffle di Godard, ma ti segnalo un paio di altri omaggi USA a Nikita via un altro medium: 1) i nn. 15/19 di Catwoman serie del 1993 di Dixon/Balent con Selina al posto di Nikita. Tradotta da Play Press sui mensili Batman e Catwoman/Wonder Woman. 2) il personaggio di Butcher Joyce al suo esordio nel numero tre di Darkness (1996) di Ennis/Silvestri ha qualcosa della parodia di quello di Reno: quanto il primo è professionale e freddo tanto il secondo sembra Santa Claus che sorride ai bimbi di un mall.

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    1. Per me la gestione Dixon era anche il periodo migliore della gattina della Distinta Concorrenza, la fase del costume viola per capirci, quella dove era sexy e minacciosa, non addomesticata come adesso, tanto che persino il Tommy Monaghan (per restare a casa Ennis), storico detrattore dei "super", ne rimase attratto sulle pagine di "Hitman". Butcher Joyce cosa mi hai ricordato! Sfoggiava tutti i sorrisi che mancano a Jean Reno n questo film ;-) Cheers

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    2. Ricordo il team up con Tommy ed il gatto segnale e persino un cameo di Constantine che Garth aveva scritto. Una Nikita ante litteram è stata la nostrana Satanik dall'episodio Patente Speciale: Magnus & Bunker, stufi dei sequestri del fumetto, trasformano Marny Bannister in un agente segreto agli ordini di un anziano funzionario un po' papà un po' innamorato.

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    3. Satanik era una gran personaggio, se i Manetti Bros. riusciranno nell’impresa a dicembre, chissà se vedremo qualche personaggio di carta Italiano al cinema. Cheers!

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  5. Rivisto neanche un mese fa, classicone anche per me! La scena della sparatoria in cucina con le piastrelle sforacchiate o sradicate oltre ad essere spettacolare ha fatto scuola, poi si è vista in altri 1000 film.

    La scena iniziale con i punkettoni mi strappa sempre un sorriso :) Lei poi è uno spettacolo, anche nella versione trucida :D


    Leggendo la rece mi è venuto in mente un film del periodo con un'altra attrice francese, ricordo mi fosse piaciuto ma che non vedo da troppi anni per ricordarlo, Killing Zoe, devo recuperarlo... ora cerco se l'hai recensito :D

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    1. "Killing Zoe" era quello di Roger Avary vero? No manca qui sulla Bara, saranno un milione di anni che non lo rivedo. Si lei era già abbastanza bellissima nella prima scena, però Besson tra cocci di piastrelle e pallottole ha saputo come farla brillare. Cheers!

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  6. Ricordo solo che parlava di una rapina in banca, che c'era la Delpy, lo spacciatore di Pulp Fiction e che in generale meritava... praticamente mi sa che l'ultima volta l'ho visto su VHS a noleggio :D

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  7. Guarda cosa viene fuori dalla Bara Volante stamattina! È una vita che non lo rivedo! Ho quasi paura a recuperarlo, perché poi temo che mi troverò a vederlo a ripetizione come in quei favolosi primi anni '90. E come allora, mi ritroverò a sperare in un finale diverso. A cercare di suggerirle di non affezionarsi allo "zio Bob" (altra "citazione" di Cameron...), perché è un bastardo , che la ammira certo, ma la sta usando solo per la letale miscela di sangue freddo e aspetto fragile che si porta dietro. Quanto ho detestato il modo in cui Bob gioca con le sue aspettative (come Besson gioca con le nostre). No, non puo finire che così, questo film. Lui non smetterà mai di servirsi di lei in quel modo subdolo.
    Per il nome di questa splendida trilogia, purtroppo mi viene in mente solo "tipe toste senza rischio" (di venire strattonate per i capelli). I capelli lunghi possono diventare un punto debole non da poco...

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    1. Lo zio Bob! Grande non ci avevo pensato, Jimmy non la racconta giusta, ma si sa che in Canada si parla anche francese ;-) Esatto i capelli lunghi sono un limite a cui le protagoniste di questa trilogia hanno rinunciato. Cheers!

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  8. Gran film, anch'io ho amato Luc Besso e il suo "Quinto Elemento" è tutt'ora uno dei miei film preferiti in generale, peccato che non tutta la sua produzione sia alla stessa altezza. Qualcuno ha detto minimei?

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    1. Maledetti Minimei! Pochi hanno raccontato i personaggi femminili al cinema come sapeva fare Besson, si è meritato tanta stima con i suoi vecchi film. Ma non con i Minimei! ;-) Cheers

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  9. Mi hai caricata a pallettoni con questa immersione in Nikita. È da troppo tempo che lo devo vedere, me lo ripromettevo sempre e poi alla fine è finito nel dimenticatoio. Della banlieue parigina avevo visto solo, il da te citato, l'odio, ma Nikita sembra essere qualcosa di diverso. Come serie tv io conoscevo solo Nikita in versione bionda ma nulla a che vedere con la Nikita di Besson.

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    1. Era un po’ il mio obbiettivo, è il classico film che non viene voglia di rivedere immediatamente, ma quando poi inizi a guardarlo, non vorresti più smettere. Le “Nikita” televisive non mi hanno mai conquistato come l’originale. Cheers!

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  10. Impossibile credo non conoscere Nikita, la più tosta di tutte probabilmente, a parte la Weaver di Alien ;)

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    1. Sono tutte figlie di Ripley a loro modo hanno dato una spallata alla storia del cinema ;-) Cheers

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  11. Magnifico, magnifico, magnifico. Nella filmografia di Besson sono sempre ideciso se preferisco Nikita o Léon. Dipende molto dall'umore. Con questo film Besson ha plasmato la tipa tosta come solo Cameron con Ripley. Concordo sul fatto che il personaggio di Jamie Lee Curtis sia ispirato a questo, basta anche solo pensare al vestito che indosserà da metà film in poi.

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    1. Anche per me dipende dall’umore, forse in “Léon” la componente maschile è un pochino più presente, quindi diventa più semplice immedesimarsi, ma sono questione di lana caprina, sono due film pazzeschi. Cheers!

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  12. Certo che sei prolisso... bastava dire "femmina sexy e letale" e avevi fatto la recensione😂😂😂. Scherzi a parte, dopo di lei sono arrivate tutte le altre, con capello corto o no, ma tutte che rispondono alle tre caratteristiche sopracitate. E un pizzico di Ripley comunque ce lo mettiamo, si... dai...

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    1. In effetti si cavolo se lo sono, dovresti darmi ripetizioni di sintesi :-D Un pizzico di Ripley ci sta sempre. Cheers!

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  13. Vabbe' dai, Cose nostre con De Niro e la Pfeiffer è un buon film.

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    1. Vero, ma se ti dicessi che mi ha esaltato mentirei. Cheers

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  14. Ottimo.
    Anche a me piacque molto, e poi è uno di quei film dal ritmo vertiginoso che non annoiano mai, e lo dico da non amante del genere action/spy.

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    1. Secondo me si sente anche molto l'attesa tra una missione e l'altra, Besson ci gioca anche con quell'attesa, ma quando cambia marcia il film non prende prigionieri ;-) Cheers

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    2. L' attesa... è pur sempre qualcosa, come dice quella scena in Ronin: "Vorrei poter fare qualcosa" "Stiamo già facendo qualcosa... stiamo aspettando".

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    3. Cinque alto per la citazione a Ronin, citando Ronin non si sbaglia mai ;-) Cheers

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  15. Sarò breve: amo il personaggio di Nikita, perché cresce e si emancipa davanti ai miei occhi.
    Ottimo post 😉!

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    1. Per altro lo fa solo attraverso l'azione, un vero manuale per chi vorrebbe fare cinema action, grazie mille capo ;-) Cheers

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  16. Ammazza...filmone, davvero.
    E gran bel pezzo, Cass.
    L'esordio fulminante di Besson.
    Vorrei tanto dire al cinema, ma...non é proprio così, visto che prima ci sono stati Le Grand Bleu ma soprattutto Subway (anche se li ho recuperati dopo).
    Ma nella mia vita ed in quelle di molti altri si. Senza dubbio.
    Ed il bello é che dopo si é pure ripetuto!
    E persino superato con Leòn, forse.
    Volava altissimo Besson, a quei tempi.
    Poi...meglio lasciar perdere.
    Per farti un esempio dell'ultimo suo film che ho visto, Lucy, ne ho già avuto abbastanza dopo venti minuti.
    Se Luc continua a fare film come quello...per il sottoscritto E' FINITO.
    Dicevamo...un vero cazzottone allo stomaco che ci ha fatto scoprire che anche nel vecchio continente si possono fare film così.
    Così come? Come quelli che si credeva fosse possibile fare solo a Hollywood.
    Ritmo serratissimo, taglio moderno e stiloso al massimo e virtuosismi di cinepresa DA URLO.
    Quella nel condotto dei rifiuti andrebbe studiata a scuola, davvero.
    In realtà invidio d insieme ammiro l'intraprendenza dei nostri cugini d'oltralpe. Da sempre.
    Loro hanno un grande rispetto per generi considerati di bassa lega come la fantascienza, l'horror o i film d'azione. Al punto da investire anche budget considerevoli.
    E pensare che film del genere li si faceva anche da noi, una volta. Pur con mezzi inferiori, ma tanto ingegnaccio.
    Poi qualcuno ha deciso che qui si dovessero fare solo commedie e drammoni esistenziali. Che ovviamente non va a vedere mai nessuno.
    La Parillaud é perfetta. Capelli tagliati con l'accetta e un autentico fascio di nervi su due (gran belle) gambe. Pronti a scaricarsi e a esplodere oppure ad andare in pezzi.
    Parte come un mezzo rifiuto umano per poi diventare femme fatale (e letale) ed infine...scopre il suo lato più fragile. Di colpo.
    In realtà la sua femminilità inizia a rivelarsi proprio grazie al supporto della maitresse ingaggiata da Bob, che é un personaggio molto più fondamentale di quanto si pensi.
    In principio...non é che la parodia di una lolita.
    Anche il marito ha la sua importanza, ma l'ho sempre trovato così puro, ingenuo da apparire irrimediabilmente come un povero minchione (scusate).
    Infine...Tcheky Karyo. E quel soggetto complesso, indecifrabile e meraviglioso che é Bob.
    Cosa ha visto in Nikita? Una tela bianca e vergine, un diamante grezzo composto di puro istinto di sopravvivenza. e omicida. Una volontà disperata in grado di cavarsela in ogni situazione.
    Ha visto la possibilità di realizzare il suo capolavoro, convogliando quelle capacità innate in una macchina da guerra costruita con precisione certosina in ogni suo singolo meccanismo.
    Eppure, alle volte sembra non sapere cosa farsene. E come un padre inflessibile e spietato pensa di disfarsi con le proprie mani di quella figlia testarda e ribelle che non lo ascolta e non le obbedisce mai, e lo sfida facendo sempre di testa sua.
    Ma..alla fine? Se ne innamora pure lui?
    Forse. Ha creato l'essere dei suoi sogni, e lo reclama come suo.
    Ma Nikita ha recuperato la propria indipendenza, dopo quell'ultima missione.
    Da tutto e da tutti.
    Le hanno distrutto la vita, e lei ha deciso di distruggere anche quelle che la hanno creato su misura a loro piacimento e per loro diletto.
    Un film che fa il verso all'epoca d'oro degli action movie a stelle e strisce. Ma che nelle sparatorie sembra dover molto di più alla filmografia orientale, con certe trovate.
    Di sicuro Luc si è fatto un bel ripassino con Woo e Hark, con particolare riferimento alla trilogia di A Better Tomorrow e The Killer.
    Il fatto che si svolgano tra hotel, ristoranti e cucine genera parecchi sospetti.
    E ti do piena ragione sul finale, che di fatto getta una pietra tombale sul personaggio e su tutta la vicenda.
    Nikita é SPARITA.
    In tutti i sensi possibili.
    Dal film, dal cinema, da chi conosce e dal pubblico.
    Ha rifiutato il ruolo imposto. Per sempre.
    Non si sa cosa farà e che fine farà, ma...a quel gioco non ci vuole più giocare.
    Inutile cercarla, come suggerisce suo marito.
    Non la troveremo mai più.

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    1. Luc ha studiato i film giusti, ma ha assimilato la lezione, senza doverla ripetere identica, ovvero come fa chi ha capito per davvero ;-) Grazie capo! Cheers

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  17. Nikita è stato un film rivoluzionario, un opera seminale.
    Ha dim ostrato come si poteva fare un action movie spionistico diverso dal solito stile americano, tutto europeo, con una sua personalità e dignità artistica ( che però non è andato oltre questo film).
    Ha avuto grande successo sopratutto in oriente, dove le citazioni/imitazioni in film, anime e manga non si contano.
    Però... però il film in più punti è una puttanata galattica: la scena a Venezia è quasi comica e ridicola oggi: è impossibile che nessuno individuare da dove è partito lo sparo e vada ad arrestare Nikita.
    E il compagno che non si accorge di nulla ?
    Il finale è deludente, ci sono dei tempi morti qui e là e a dirla tutta, Nikita è pure un nome maschile .
    Renò poi, io l'ho conosciuto vedendo " i visitatori " del 1993, e ancora oggi lo vedo più come un attore comico incapace di apparire minaccioso ( ma è una cosa mia )
    E ora sparatemi pure .

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    1. Considerano che la polizia che dovrebbe saltarle addosso è quella Italiana, non lo vedo affatto poco credibile :-P Scherzi a parte, per sparare il colpo Nikita ha una “finestra” di tempo molto breve, quindi non è un punto d’origine dello sparo così facile da individuare. Il compagno non si accorge di nulla: si, direi che la scena parla da sola, il risultato è proprio quello ;-)
      I tempi morti ci sono come ho anche scritto ma non lo trovo un finale deludente. Nikita è un nome maschile quasi ovunque, ma non in Francia, anzi la canzone originale di Elton John è proprio basata su questo doppio senso, è dedicata ad una Nikita Russa, che vive oltre la cortina di ferro della ex unione sovietica, peccato che laggiù sia un nome esclusivamente maschile (esempio: Nikita Kruscev), ma considerando chi canta il pezzo ci può anche stare no? ;-) Cheers

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    2. Forse Elton parlava consciamente di un maschio , perculando tutti sull' assonanza femminile per noi europei.
      Riguardo allo sparo, si fa presto a capire da dove avviene e a circondare la zona : Nikita dovrebbe abbandonare subito l'edificio, e invece non può perché in vacanza col moroso .
      La polizia avrebbe tutto il tempo di trovarla .
      E come farebbe a far sparire il fucile per non essere incriminata ?
      Insomma, totalmente irreale ( come altre scene del film, tipi Reno crivellato di colpi che spacca a destra e manca e sfonda un muro , - o era un cancello ?-con l'auto )

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    3. Beh ma su questo principio dovremmo cancellare tutta la filmografia di John Woo: le automatiche spesso s'inceppano (ma mai nei film) quindi non si potrebbe mai sparare a due mani saltando con quella frequenza di fuoco. Per me un film d'azione (ma non solo) funziona quando ti fa credere alla sua storia, io non ci ho mai trovato nulla di così assurdo, o più assurdo della media di qualunque altro film, inoltre ribadisco, parliamo di polizia Italiana ;-) Cheers

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    4. Mmh dipende dallo spirito del film: quelli di Woo sono esagerati e fumettistici, e certe licenze poetiche sono in sintonia con il film, in Nikita che dovrebbe avere un taglio più realistico , certe libertà stonano di più.
      Anche lei che sparisce nel finale senza lasciare tracce ... i servizi segreti ti trovano subito, anche fossi in capo al Mondo .

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    5. Non sono convinto che Nikita avesse un taglio per forza realistico, ribadisco 50kg di donna scelta come arma letale. Mi stai portando dei "problemi" a cui francamente non avevo mai pensato e anche ora non mi sembrano tali. Il cinema non ha il dovere di essere realistico, per quello ci sono i documentari. Cheers

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  18. Questo purtroppo mi manca, ne ho sempre sentito parlare ma non ho mai trovato il tempo di guardarlo. Come al solito il tuo blog mi ha riacceso la curiosità e penso lo guarderò al più presto!
    A quando la recensione di "Leon" (capolavoro assoluto)?
    Grazie ciao!

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    1. Sono qui per masticare gomme e convincere le persone a guardare capolavoro. E ho finito le gomme ;-) Spero presto perché ora ho voglia di rivederlo anche io ;-) Cheers!

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  19. fra Nikita e Bob avviene ESATTAMENTE il transfert, ti dice il tuo fedele seguace psicoterapeuta psicoanalitico!
    e, ti assicuro, è meglio capire cos'è il transfert vedendo il film piuttosto che farsi annoiare a morte da noi psi quando parliamo delle nostre teorie...
    grandissimo film, lo amo persino (un po') di più del mitico Léon (a quando una tua recensione?), una pietra miliare che ha dato un nuovo volto al suo genere.
    grazie Cassidy!

    - Andrea

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    1. Mi intrometto perché l'occasione è ghiottissima: grazie per il contributo, Andrea. Di solito sono i "non-psi" a parlare delle chiavi di lettura psicologiche dei film, avere un'opinione autorevole è merce rara e preziosa ^_^

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    2. Non vedo l’ora di rivederlo “Léon” ho parecchia roba sul fuoco ma mi preme un ripasso ;-) Posso dirti da totale profano (ma appassionato dell’argomento) che il transfert io l’ho capito guardano “Nikita”, ma forse ancora di più guardando “I Soprano”, quello che avviene tra Tony e il personaggio di Lorraine Bracco riassume molto bene, grazie a te capo! ;-) Cheers

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    3. Concordo in pieno con quanto scritto da Lucius, la mia Wing-woman mi passava di straforo i libri di psicologia, amavo leggere degli scambi epistolari tra Freud, Jung e Ferenczi, da quelle lettere veniva fuori materiale incredibile che purtroppo nemmeno Cronenberg è riuscito a sfruttare al meglio! Però non mi azzardo a muovermi su terreni minati non miei, concordo in pieno parere preziosissimo ;-) Cheers

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  20. Nikita è il film che mi ha fatto apprezzare il cinema francese. L'ho detta, sembra una boutade, anche perché avevo visto prima di allora alcune opere d'oltralpe, tra cui Subway, guarda caso sempre del grande Besson, però lo stile di Nikita, asciutto, essenziale, che spiega più per immagini di quello che racconta mi ha veramente stregato, un pò come la sua protagonista. Anche la versione amerigana, spero che nessuno mi uccida dal bagno, non mi era dispiaciuta, forse proprio perché il personaggio è carismatico e attuale, come anche la serie tv. 👋

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    1. Il Besson di quel periodo faceva scintille ;-) Cheers

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