martedì 1 settembre 2020

M - Il mostro di Düsseldorf (1931): il mostro tra di noi

Se dici che ti piacciono i film di Fritz Lang, rischi di fare la figura del professor Guidobaldo Maria Riccardelli di Fantozziana memoria. Ma cosa ci possiamo fare se Lang firmava capolavori come quello di oggi, che è arrivato nei cinema Italiani il primo settembre del 1960, quindi insieme al Zinefilo abbiamo organizzato questa piccola celebrazione.

Difficile a sessant'anni dall'uscita Italiana e a quasi novanta da quella nei cinema Tedeschi, scrivere qualcosa di davvero innovativo su un classico come “M - Il mostro di Düsseldorf”, un film che viene studiato nelle scuole di cinema, perché ha ancora tutto per insegnare grandi lezioni cinematografiche.

Si perché per essere così datato “M - Il mostro di Düsseldorf” è un film di una modernità abbacinante, con questa pellicola Fritz Lang ha saputo davvero scavare nell’animo umano, criticando la società e allo stesso tempo, portando sul grande schermo concetti e soluzioni che sarebbero diventate il modello di riferimento di parecchio cinema futuro, basta dire che ancora oggi questo film è considerato l’iniziatore del genere noir, ma a ben guardarlo anche parecchio cinema horror e volendo, tutto il filone dedicato ai serial killer, esploso negli anni ’90, deve comunque un debito di riconoscenza a Fritz Lang. Nel mio piccolo, non posso che fare spazio per ospitarlo nel piccolo club dei Classidy!


Chi ai tempi non voleva saperne di riconoscere niente a Lang, era quel signore ben poco simpatico con i baffi come Charlie Chaplin, che in una birreria di Monaco fondò il suo partito diventato tristemente famoso. Si perché il titolo originale “Mörder unter uns” (letteralmente, l'assassino tra di noi), sembrava un po’ troppo un richiamo al nazismo e quindi venne modificato (storia vera). Anche se era una dichiarazione d’intenti da parte di Lang, perché il suo film parla proprio di questo, della mostruosità dentro gli essere umani e nella nostra società, in meno di due ore di durata il grande regista non risparmia schiaffoni a nessuno.

Liberamente ispirato a fatti di cronaca (nera) realmente accaduti, “M - Il mostro di Düsseldorf” racconta la storia di Hans Beckert, assassino seriale che come i vampiri in molti film horror, non viene mai definito apertamente pedofilo, anche se i fatti parlano chiaro. La città di Düsseldorf è tenuta in scacco da quello che oggi definiremmo un serial killer, esattamente come è accaduto a San Francisco per Zodiac o a New York per il figlio di Sam, simpaticoni che in epoca recente sono stati portati al cinema da David Fincher e Spike Lee, giusto per ribadire l’importanza del lascito di Lang al cinema contemporaneo.

Soluzioni visive moderne (primo estratto): come far comprendere a tutti l’area delle ricerche.
Bisogna però prima di tutto ricordare un dettaglio fondamentale, “M - Il mostro di Düsseldorf” è stato il primo film sonoro di Fritz Lang, i suoi precedenti capolavori come “Il dottor Mabuse” (1922) e “Metropolis” (1927) solo per citarne un paio, erano tutti film muti. Oggi diamo per scontato che un film abbia la sua componente sonora, ma il passaggio per la settima arte è stato traumatico, fior fiori di attori e attrici sono rimasti senza lavoro perché perfetti divi del muto, ma dotati di gracchianti voci a citofono. Per riuscire a gestire il passaggio ci voleva una certa dose di talento, non è un caso se Lang ma anche Alfred Hitchcock, si siano formati con il cinema muto e abbiano mantenuto intatta la capacità di narrare per immagini, anche con l’aggiunta del sonoro nelle loro pellicole.

Soluzioni visive moderne (secondo estratto): dicono che rompere uno specchio porti sfortuna, invece uno contornato di coltelli porta bene!?
Fritz Lang con questo film, si presenta alla prova del suo primo lavoro dotato di sonoro come Jack Burton, non semplicemente pronto, ma nato pronto. Cosa vi dico sempre dei primi cinque minuti di un film? Bravi, ne determinano tutto l’andamento, l’inizio di “M - Il mostro di Düsseldorf” è un esempio perfetto non solo di inizio pellicola fulminante, ma anche di come utilizzare immagini e sonoro per narrare.

«Scappa scappa monellaccio, se no viene l'uomo nero, col suo lungo coltellaccio, per tagliare a pezzettini proprio te!». Non è la filastrocca di Mana Cerace, ma è la conta che fanno i bambini all’inizio di questo film, per altro saltando la corda e cantilenando questa nenia ben poco rassicurante. Siamo nel 1931 è Fritz Lang ha gettato un seme che non sarebbe stato colto fino al 1984 da Wes Craven, con la filastrocca di Freddy Krueger di Nightmare - dal profondo della notte. Vi ho già detto della modernità di questo vecchio film vero?

A nightmare on elm Düsseldorf street.
Ma la scena continua ribaltando il punto di vista, la mamma “cazzia” i figli colpevoli di giocare in strada, un posto ben poco sicuro da quando il mostro è in circolazione, eppure un’altra donna le fa notare che finché si sentono cantare, anche una filastrocca sinistra come quella, vuol dire che stanno bene, ah! Il caro vecchio pragmatismo teutonico! Infatti Lang introduce così il sonoro nel suo film, con una cantilena e con la sua assenza, perché quando le rime terminano, ad annunciare l’entrata in scena dell’assassino è il suo allegro fischiettare un motivetto, un perfetto esempio di musica fuori contesto che per certi versi anticiperà un altro classico del cinema horror: Bruce entrava in scena sullo zan zan zan zan di John Williams, Michael Myers con il cinque quarti composto da Carpenter e Jason con il suo ch-ch-ch-ah-ah-ah. Ogni buon assassino del cinema horror deve avere il suo sinistro motivetto, altra lezione insegnata da Fritz Lang a molti dei colleghi arrivati dopo di lui.

La piccola bimba che scompare all’inizio del film è la Georgie Denbrough della situazione, afferrata dal mostro e sacrificata (cinematograficamente) in modo da poter tenere sul filo noi spettatori, ed essendo un regista che arrivava dal cinema muto, Lang l’assassino non lo mostra apertamente, ma ci fa vedere solo la sua ombra di profilo mentre fischietta, anche qui, può sembrare una mossa da poco, ma quanto risulta brillante affidare il ruolo ad uno dei volti più riconoscibili della storia del cinema, come quello di Peter Lorre, solo per poi centellinarlo, distillando l’attesa in cui quel volto, lo potremo finalmente vedere, anche se largamente anticipato dalla locandina del film? Ammazza se vi ho fatto attendere questo punto interrogativo, ho presto troppo spunto dalle attese di Lang.

Uno potrebbe capire tutta la trama del film solo da questo fotogramma.
Prima del Bruce di Spielberg, Lang ha bisogno che il suo mostro sia invisibile, per poterci raccontare l’effetto della paura sui cittadini. La paranoia serpeggia tra gli abitanti di Düsseldor, pronti a scannarsi e ad accusarsi uno con l’altro, e se ancora non siete convinti che questo film sia ancora incredibilmente moderno, fate mente locale su tutte le belle scene di grande umanità (si nota il tono sarcastico?) che avete collezionato in Fase Uno, tra un #Andràtuttobene e l’altro, poi magari ne riparliamo.

Intanto ci tengo a sottolinearvi ancora la capacità di narrare per immagini di Lang, quando il vecchio gentile si propone di aiutare una bambina per strada, il tipo grosso lo minaccia credendolo il mostro, il regista inquadrata lo spaventato vecchietto dall'alto, mentre l’energumeno sul nervoso andante dal basso, dandoci subito un’idea precisa della differenza di mole fisica tra i due personaggi. Un semplice campo e contro campo, ma con l’inquadratura giusta si può davvero narrare alla grande lo stato d’animo dei personaggi sullo schermo.

“Non ti hanno mai detto che non si picchia uno con gli occhiali?”
Penso che potrei stare qui tutta la giornata a raccontarvi il film scena per scena, sottolineando molte delle soluzioni brillante portate in scena da Lang, ma visto che prima (e meglio) di me in tanti hanno già scritto numerosi saggi e manuali di cinema, inutile che io perda tempo, non potrei fare di meglio nemmeno in dieci vite. Piuttosto mi preme sottolineare come il regista abbia saputo utilizzare questa storia per non fare sconti proprio a nessuno.

Il mostro tra di noi è senza ombra di dubbio il personaggio di Peter Lorre, ma è anche quello che spinge i cittadini a sospettare gli uni degli altri, ma per certi versi il mostro è anche la burocrazia, un sistema fatto di regole che però sembrano muoversi troppo lentamente, incapaci di stare al passo dell’assassino, tanto meno di catturarlo. Ecco perché per provare a smuovere questo stallo alla messicana tedesca generato dalla paura, ci pensa un consorzio composto da tutti quelli imprenditori che dall'immobilismo generato dal terrore, stanno perdendo profitto: i criminali della città.

Una giuria di tuo pari, nel senso di criminali proprio come te caro mostro.
Con scelta volutamente satirica, Lang ci racconta che gli unici in grado di fare davvero qualcosa non sono le istituzioni classiche, ma gli strozzini, gli spacciatori e i papponi, insomma la peggio feccia della società è più organizzata delle autorità, una scelta narrativa provocatoria, per un tema che sarebbe ritornato molto simile anche in altri film del regista.

"M - Il mostro di Düsseldorf" funziona su più livelli perché Lang ha saputo assorbire la situazione politica del suo Paese, portandola sullo schermo con un taglio anche molto realistico, quasi documentaristico si potrebbe dire, però potenziando quel messaggio di malcontento utilizzando le armi proprie del cinema, un insieme di immagini e di sonoro che Lang padroneggia alla grande, come l’inquadratura sul palloncino della bimba, impigliato tra i cavi del telegrafo, un modo di suggerire la triste fine della piccola e la situazione generale, meglio di mille parole.

Il telefono telegrafo... la tua voce (quasi-cit.)
Per catturare il mostro, Lang alla fine utilizza tecniche proprie del cinema, ad incastrare Hans Beckert è la “M” disegnata sul suo cappotto, un simbolo visivo ma anche il suo caratteristico fischiettare, che viene riconosciuto da un personaggio non vedente, che in quanto privo della vista può affidarsi solo sul sonoro che Lang dimostra di padroneggiare già così bene, fin dal suo primo film sonoro.

Pochi altri film hanno saputo far valere il sonoro e le inquadrature così bene come "M - Il mostro di Düsseldorf", tanto da guadagnarsi il suo bello spazio nella cultura popolare, magari non avete mai visto questo film (anche se sono sicuro che lo abbiate fatto), però probabilmente se siete della mia leva ricorderete la vecchia pubblicità di MTV ispirata a questo classico, un modo per ribadire quanto questo film sia diventato parte dell’immaginario collettivo.

“Ditemi almeno che questa lettera sta per mostro e non per qualche altra parola…”
Potrei stare qui a tediarvi su quanto il montaggio del film abbia saputo portare in scena soluzioni moderne, mutuate in parte dall'opera di Ėjzenštejn, ma per evitare di fare la figura del cinéfilo nell'era dell'Internét, passo subito all'argomento che mi sta più a cuore in assoluto: l’incredibile talento di Peter Lorre.

La scelta volutamente grottesca portata in scena da Lang, è quella di far processare il suo assassino, da una corte di suo pari, nel senso di avanzi di galera come lui, il vecchio principio per cui ci vuole un ladro per beccare un ladro, vale anche per i mostri della società, ed è proprio qui che il talento di Lorre può finalmente esplodere. Quando l’attore si volta e riflessa vede la “M” sul suo cappotto, grazie all’espressione sul viso di Lorre, tutta la paura seminata dal mostro passa dagli abitanti della città a lui stesso, e Peter Lorre è grandissimo nel dare forma ad un mostro che improvvisamente diventa patetico, quasi degno della nostra pietà, perché in fondo è un ometto dal volto tondo, gli occhi a palla che Lorre riesce a rendere viscido e debole allo stesso tempo, anche perché il più delle volte, quando una paura riusciamo finalmente a guardarla negli occhi, il più delle volte risulta meno spaventosa.

Un mostro di bravura: Peter Lorre.
La prova di Peter Lorre è talmente intensa, che l’attore è rimasto a sua volta “marchiato” da questo film, diventando al cinema il prototipo del personaggio paranoico, del criminale, oppure del traditore, padre nobile di tanti Bad to the bone cinematografici, ma anche uno di quei volti, che appartenevano di forza alla settima arte.

Il monologo di Lorre poi è una prova di puro talento per l’attore, dentro troviamo tutta la disperazione, la paura di un personaggio che prima viveva del terrore generato ed ora letteralmente, se la fa sotto dalla fifa, ma troviamo anche tutto il suo complicato castello mentale, un tentativo di auto assoluzione da parte di un personaggio che è solo un mostro in una società non tanto migliore di lui. In tal senso l’esito del “processo” organizzato dai criminali, non passa come spugna sulla storia, offrendo un lieto fine, anzi tutt'altro, la madre che in lacrime alla fine dichiara, che comunque tutto questo non servirà a far tornare in vita i bambini, ci ricorda che il mostro è davvero tra di noi, anche se non fischietta e non ha gli occhi a palla di Peter Lorre.

38 commenti:

  1. Di Lang ho visto solo Metropolis, originale e colorizzata rieditata negli anni 80. Conosco questo di fama, ma devo ancora riempire la lacuna. Penso che non rimarrò deluso.

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    1. Non ho mai visto quella versione, solo l'originale di "Metropolis" altro titolo fondamentale. Penso che questo ti piacerà, è ancora un film incredibilmente moderno malgrado l'età anagrafica. Cheers!

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  2. Non l'ho mai visto ed ammetto che forse non lo farò mai, però la rece mi ha messo curiosità.

    Scusa l'OT ma volevo avvertirti che provando a leggere la rece di Sinister 2, mi da che la pagina non esiste più!

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    1. Vado a verificare, grazie per la segnalazione. Spero che tu abbia voglia di vederlo, resta un gran bel film, meglio di "Sinister 2" ;-) Cheers

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  3. Magnifico. In Italia è pure uscito in blu-ray per uno studio che non so nemmeno come abbia fatto ad acquistarne i diritti, ma poco male io l'ho acquistato al volo, sia mai che in un attimo poi ritirino i dischi. Mentirei se dicessi che lo rivedo almeno una volta l'anno, ma capita che lo riveda ogni tanto e quando succede è sempre uno spettacolo. "M" è un film dalla messa in scena cosi elegante e perfetta che ammalia ancora oggi. Lang senza computer grafica e trucchetti da illusionista crea tensione, interesse, atrocità, tutto quello che serve ad un assassiono per rapire lo sguardo. Che grande clssido.

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    1. Un film che spreme la sua trama minimale, ed è quasi più raccontato per immagini che a parole, ogni tanto un ripasso lo merita, anche perché malgrado l’età resta un film modernissimo. Cheers!

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    2. la dell'angelo pictures? Legalissimi!
      Anzi, sono dei benemeriti del cinema! La loro riedizione è davvero ottima, hanno anche sottotitolato qualche parte che all'epoca non era stata doppiata (tipo il vero processo con la tragica considerazione della madre).

      Il film in questa versione è anche andato in onda su La7 qualche anno fa

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    3. La dell'angelo pictures mi piace, non ho tanti loro film in DVD ma sono molto curati. Cheers

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    4. Non è pubblicato da "Dell'Angelo" ma da "Studio 4K"

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    5. Ah ecco! Grazie per la precisazione. Cheers

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  4. Un capolavoro!

    Tutta la prima parte è da antologia del cinema: i bambini che giocano, il mostro che si avvicina fischiettando alla bambina (narrato per ombre) con sullo sfondo la taglia, la drammatica sequenza della madre che cucina mentre aspetta la figlia, il palloncino (anima della bimba) che vola in cielo ma resta impigliato nei pali del telegrafo...

    impressionante!

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    1. Capisci bene quando mi paragonavo al professor Guidobaldo Maria Riccardelli, ma non è colpa nostra se il film è un capolavoro ;-) Cheers

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    2. Come ha detto Cass nel commento, la prima cosa che ho pensato vedendo quella scena erano i bambini che canticchiano la filastrocca di Freddy Krueger. "Uno due tre, Freddy viene per te".

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  5. "... e se ancora non siete convinti che questo film sia ancora incredibilmente moderno, fate mente locale su tutte le belle scene di grande umanità (si nota il tono sarcastico?) che avete collezionato in Fase Uno, tra un #Andràtuttobene e l’altro, poi magari ne riparliamo."
    Solo per questo stralcio di farei i fantozziani novanta minuti di applauso!

    Del resto, film davvero incredibile. Lo vidi a 15 anni e mi folgorò per la sua modernità. Non sembrava di vedere un film così vecchio, tanto era moderno.

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    1. Mille grazie Genius, quando bisogna bacchettare l'umana razza sono sempre disponibile ;-) Mi colpisce ad ogni visione, ne ho visti di film anche degli anni '30, non hanno tutti questa capacità di narrare per immagini in maniera così moderna. Cheers!

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  6. Ora sono in spiaggia e mi.leggerò con calma articolo e commenti, dico solo che è un film bellissimo, mi è piaciuto molto più di Metropolis, e Peter Lorre, di cui ho già detto due parole me, era un interprete meraviglioso.

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    1. Peter Lorre era incredibile, una faccia (brutta) nata per il cinema, mi lusinga che tu mi legga anche dalla spiaggia, grazie! ;-) Cheers

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    2. Metropolis è stato uno dei primi veri Kolossal, ma era un Lang più giovane che narrava più per simbolismi (Metropolis straripava di simbolismi). Andando avanti si è immerso sempre più a scavare nelle contraddizioni umane, nell'ipocrisia più autentica fin quasi a rinnegare lo stesso finale di Metropolis, se non ricordo male.

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  7. Film bellissimo, pazzesco. Lo vidi per la prima volta non troppo tempo fa, il mio commento sul blog è abbastanza recente. Film tra l'altro avantissimo rispetto ad una cultura cinematografica odierna che ci fa passare i vendicatori - per quanto film divertentissimi - e i "tribunali della gente" come qualcosa di giusto e positivo.

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    1. Mi sembra una riflessione molto azzeccata, per essere un film pensato per sfruttare l'onda emotiva generata da un fatto di cronaca, ogni tanto mostra i denti e li usa anche per mordicchiare. Cheers!

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    2. "Furia" sempre di Lang, e non dico altro. Lì l'idea della "voglia di sangue" delle masse è portata all'estremo.

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  8. Non avevo pensato a quanti semi ha gettato di cui poi il moderno cinema horror-slasher ha raccolto i frutti: davvero tutti i principali "mostri" della fine del Novecento sono debitori a quello di Düsseldorf!
    L'ho visto nel 1994 in una delle rassegne d'autore di Tele+1 e più per la trama mi rimase impresso per le immagini, potenti ed evocative anche se potrebbe benissimo definirsi un "semplice" giallo a tinte nere.
    AH, e poi che sei andato a ricordarmi con quella sigla Mtv: mitica! L'avevo completamente dimenticata ma quando ho visto il filmatino è stato un tuffo nei ricordi ^_^

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    1. Mi sono detto, devo trovare il modo di infilare quella sigla di Mtv in un modo coerente, spero di esserci riuscito, almeno non ero solo io a ricordarla ;-) Davvero, oltre ad essere una storia "nera" questo mostro tedesco è il padre nobile di un sacco di titoli davvero giusti, ben felice di aver festeggiato questo compleanno ;-) Cheers

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  9. Visto a spizzichi e bocconi. Un po' qua un po la'.
    Devo rimediare, prima o poi.
    Mi rivolgero' in biblio, che per questo genere di film e' il posto piu' indicato.
    Certo che vedendo queste opere ci si rende conto che molti grandi registi (aka quelli che ci piacciono) non hanno inventato nulla, in fondo.
    Ma hanno studiato e imparato bene alla scuola dei classici.
    Qui si mostra anche l'immobilismo e l'ipocrisia della societa' e della Germania di quel tempo.
    La classe dirigente e politica non fa nulla, non se ne occupa, si disinteressa e quasi arriva a coprirli, i delitti.
    E allora...tocca ai malavitosi rimediare.
    Lo fanno per mero interesse personale, sia ben chiaro. Ma almeno fanno qualcosa.
    E poi anche loro ci vivono, in strada.
    Non come gli alti papaveri al sicuro nelle loro ville.
    Anche i delinquenti hanno figli.
    Me lo ricordo, il promo. E anche altri, tipo quello col cuore tentacoluto o il quadro di Bosch.
    Non mi nominate MTV, boys. O mi sale la nostalgia.
    MTV. Il canale del vero anarchico televisivo, anche se era di tendenza che piu' di tendenza non si poteva.
    Sia quando trasmettevano gli spezzoni in lingua originale (Beavis and Butthead, quanto mi mancate), sia la versione italiana.
    Questo prima che la decaffeinassero a suon di tramissioni collegate per ore da un palco accerchiato da torme di ragazzini urlanti, per poi farla sparire del tutto.
    E lo credo. Il paragone con le altre emittenti era troppo imbarazzante.
    Stesso discorso per la TSI, la mitica Tv Svizzera.

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    1. Come dicevamo ieri, qualcuno inventa e qualcuno porta al successo. Cheers!

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  10. "Waaaa"
    Sommessa esclamazione di stupore e sincera approvazione quando ho visto il titolo di oggi.
    Me lo leggo con calma.

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    1. Non te lo aspettavi eh? Questa Bara è come una scatola di cioccola... no ok, però ci siamo capiti ;-) Cheers

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    2. Dall'anno scorso a oggi ho recuperato la trilogia di Mabuse e Furia, tutti titoli che sarebbe bello vedere da queste parti.
      "Furia" è un dannatissimo apice di satira sociale, quelli che ti danno la sensazione che non ci stiamo evolvendo affatto nonostante la tecnologia.
      Il primo "Mabuse" è mastodontico.
      "M" credo sia il più ricco di trovate brillanti, mi colpì moltissimo la faccenda del fischio, tutta la caccia all'assassino e il processo finale. Cioè, ogni minuto di questo film è una bomba. Ma Lang è così.

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  11. "Mi presento, sono Guidobaldo Moro Riccardelli, e adoro i film di Fritz Lang"
    Hai fatto bene a ripeterlo e ripeterlo e ripeterlo, il livello di modernità nello stile di Lang è impressionante, ma il suo livello di provocazione e capacità di pungolare lo spettatore è qualcosa che lo rende uno degli artisti più politici della storia.
    Molte volte quando vedo film tra gli anni 20 e 40 mi stupisco di quanto molti argomenti venissero affrontati in modo molto più smaliziato di oggi, e pensare che certi argomenti sono considerati oggi tabù anche più di allora.
    Lang è uno di quelli che hanno fatto il cinema per come lo conosciamo. I suoi film sono sempre una scoperta e purtroppo molti difficili da recuperare, ma è una bella sensazione pensare che là fuori ci sono ancora tanti film dell'amico Fritz da vedere. Il bello è che, se hai curiosità e voglia di recuperare vecchi film, certi ti tocca sorbirteli con un pò di sforzo perché troppo inchiodati al loro tempo e a limiti tecnici della loro epoca. Con Lang finora non mi è mai successo, anzi i suoi film mi hanno sempre coinvolto e stupito (doppiamente guardando al contesto della sua epoca). Ti da sempre la sensazione di vedere un film girato ieri, ma da uno bravo.

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    1. Esatto, quella é proprio la differenza tra i bei film e quelli immortali, il loro risultare freschi e moderni, quelli di Lang lo erano, inoltre hanno contribuito a codificare molto del cinema che ancora consideriamo normale oggi, ho visto di peggio ;-) Cheers

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    2. E a proposito di Riccardelli: ma vogliamo parlare di "Das Cabinet des Doktor Caligarisssssss"?

      quel finale a effetto che "Nolan levati che non sei nessuno!"

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    3. Nolan É un nessuno molto paraculo. "Il gabinetto del dottor Caligari" se uscisse in sala oggi sarebbe ancora un horror migliore di molti che ho visto di recente. Cheers

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  12. Sto passando una bellissima serata con i vostri post (questo e quello de Il Zinefilo), dedicato a questo capolavoro indimenticato e indimenticabile. Anni fa, nel mio piccolo, ne ho scritto qualcosa anche io (non so se può interessare):
    http://inthemoodforcine.altervista.org/m-il-mostro-di-dusseldorf/

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    1. Interessa molto, vado subito a leggerti! Cheers

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    2. Grazie mille e grazie ancora per il bellissimo post :)

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    3. Figurati, grazie a te ;-) Cheers

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  13. Questo è un film che prima o poi dovrò recuperare! Altrimenti non avrò mai quel posto all'ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica che tanto bramo! :P

    A parte gli scherzi è un film che devo recuperare, le tue parole mi confermano che vale la pena recuperarlo.

    Da qualche parte avevo letto che il film era anche una feroce critica al partito nazista, tanto che il film venne boicottato durante il loro regime nonostante i riconosciuti valori cinematografici da parte dello stesso Goebbels.

    Comunque il vero mistero è capire perché questo fino è arrivato così tardi in Italia.

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    1. Lo é stato, Lang ha dovuto cambiare il titolo (storia vera). Un mistero, se non la conferma che siamo sempre stati la periferia del mondo. Cheers!

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