mercoledì 9 settembre 2020

La notte dei morti viventi (1990): i morti non prenderanno questa Barbara

Ormai dovreste saperlo, sarò sempre in missione per conto di zio George “Amore” Romero, per me ogni occasione è buona per riportarlo su questa Bara, quindi mi affido ad uno dei santi laici di questo feretro volante per l’ultimo capitolo della trilogia.
Nel 1990 sono usciti tre film che hanno riscritto le donne al cinema, tre titoli che hanno in comune oltre alla data di uscita, anche il taglio di capelli delle tre protagoniste, quindi vi do il mio benvenuto al primo capitolo della... trilogia della donna tosta con i capelli corti in un film che compie trent'anni nel 2020!

… ormai siamo alla fine, ma se dovesse venirvi in mente un nome più breve per la trilogia, accetto comunque molto volentieri dei suggerimenti.


Lo so, i classici non si toccano, i remake puzzano e tutto il resto, lo so benissimo, specialmente quando il classico in questione è uno dei film più importanti della storia del cinema (non solo horror) come La notte dei morti viventi. Il film di George A. Romero è talmente grande che oltre ad ispirare centinaia di altre pellicole, fumetti e serie televisive, vanta al suo attivo non uno, ma due remake ufficiali, il secondo del 2006 addirittura in 3D, un giorno di questi dovrei completare l’opera e decidermi ad affrontarlo, ma andiamo per gradi.

Mi sbilancio subito, lo so che molti lo considerano (erroneamente) un film fondamentalmente inutile, ma io faccio parte della categoria di persone che di questo film del 1990 adorano tutto, fin dalla prima volta che ho visto questo remake firmato dal mitico Tom Savini è stato amore a prima vista. Me lo ricordo ancora, lo beccai già iniziato in televisione, sicuramente in seconda serata da qualche parte laggiù negli anni ’90, sono sicuro che nei commenti qualcuno saprà indicarmi giorno e ora esatta di quella trasmissione.

L’uomo giusto, al momento giusto, con il baffo giusto: Tom Savini!
Avevo già visto l’originale di Romero, infatti continuavo a ripetermi «Ma questo è la notte dei morti viventi… però a colori», ma la scena che mi ha conquistato è quella dello zombie calvo e pallido che spunta dalla finestra, a cui la protagonista spara con il fucile. Quegli effetti speciali, quella cura nella realizzazione dei morti viventi, ma soprattutto l’evidente passione con cui il film è stato realizzato, erano una dichiarazione d’amore all'originale (e agli zombie) che mi conquistò immediatamente.

Anche se la produzione del film non fu tutta pesche e crema bisogna dirlo, senza girarci troppo attorno, questo rifacimento è stato messo su per compensare i mancati introiti economici provenienti dal film originale del 1968. I diritti del film di Romero sono stati al centro di una battaglia legale vinta dalla Image Ten, la casa di produzione fondata dal regista di Pittsburgh ma per via di alcuni cavilli legali e di una gestione distratta dei diritti da parte dell’allora giovanissima troupe, Romero e compagni non poterono mai portare a casa il meritato quantitativo di fogli verdi, con sopra facce di ex presidenti morti (e non viventi), ecco perché attorno al 1990 Romero e il suo socio di allora John Russo, tornarono a collaborare per una “corsa al remake”, bisognava sfornarne uno prima che lo facesse qualcun altro, accaparrandosi così tutti i diritti.

“Sono zombie?”, “Peggio, sono quelli che vogliono fregarci i diritti di sfruttamento del film, mira alla testa!”
La 21st Century Film che aveva rifiutato di produrre il film originale, era invece ben disposta all’idea di un rifacimento che sfruttasse la popolarità del capolavoro di Romero, per la regia venne scelto l’amico di sempre Tom Savini, un grande collaboratore che non avendo partecipato al film del 1968 (ma solo ai suoi seguiti), aveva finalmente la possibilità di contribuire, specialmente con i suoi effetti speciali.

Do per scontato che tutti conosciate una leggenda come Tom Savini, nel corso della rubrica su Romero lo abbiamo incontrato molte volte. Tom giovanissimo venne spedito in Vietnam come molti della sua generazione, in ogni intervista ha dichiarato di aver visto laggiù, tanti di quegli orrori da ispirarlo (e traumatizzarlo) per una vita intera, quasi tutta passata a diventare il re dello splatter che tutti conosciamo, l’uomo dietro agli effetti speciali sanguinolenti di tanti classici.

Fun fact: la Mercedes che si vede nel film, era quella personale di Savini, comprata con i pochi soldi guadagnati. Ogni graffio riportato dall’auto è stato un colpo al cuore per Tom (storia vera)
Ma l’amore di Savini per il film originale è talmente manifesto, che lui stesso ha voluto tenere sotto controllo il quantitativo di creature e momenti splatter nel film per restare il più fedele possibile alla visione originale dell’amico George. Intervistato da Cinefantastique, Savini ha dichiarato che per un breve periodo, aveva anche paventato la possibilità di inserire un’inquadratura sulla sonda spaziale, citata nel film del 1968 e additata come possibile causa del ritorno dei morti, ma anche il suo piano di far cominciare questo film come una pellicola in bianco e nero, solo per sfumare progressivamente verso il colore (storia vera). Tutte idee che sono state scartate perché lo stesso Savini nelle varie interviste rilasciate, non ha mai nascosto il fatto che malgrado la presenza di Romero come produttore, la 21st Century Film gli ha fatto sudare sette camice.

Per evitare un “X rating”, un divieto ai minori per il film, Savini dovette tagliare parecchie scene violente tutte disponibili su Internet, oppure nei contenuti extra dell’edizione in DVD del film, una vera battaglia a colpi di testate con la produzione, su cui Tom Savini ha avuto la meglio quasi esclusivamente su un unico punto, quello giusto, ma lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torneremo.

Barbara al tramonto: la classica brava ragazza americana.
“La notte dei morti viventi” di Tom Savini comincia con Barbara e Johnnie (un Bill Moseley persino con gli stessi occhiali dell’originale fratellino pestifero di Barbara) in visita al cimitero, ma fin dal primo minuto del film, Savini comincia già a giocare con le nostre aspettative. Anche in questo film come nell'originale, i morti viventi non vengono mai chiamati utilizzando la parola con la “Z”, ma per vedere il primo di loro entrare in scena, Savini ci tiene sulla corda, spostando sempre un po’ più in là il momento dell’entrata in scena del primo morto vivente.

Si sì, fai pure lo scemo caro Johnnie boy, poi vediamo se avrai ancora voglia di ridere.
La cura nella realizzazione dei morti viventi poi è maniacale, lo zombie con il caratteristico taglio a “Y” sul petto (quello dell’autopsia) e il vestito aperto sulla schiena (che si usa per mettere i corpi nelle bare), sono tutti dettagli che aggiungono realismo, anche perché dopo Il giorno degli zombi dello stesso Romero, il singolo film che ha determinato l’estetica moderna dei morti viventi, bisognava alzare ulteriormente l’asticella e Tom Savini si è fatto trovare prontissimo.

Il classico caso di "non sento più le gambe" (prova a chiamarle più forte)
La trama ripropone fedelmente la sceneggiatura originale di Romero e Russo, quindi la vera novità sono le facce scelte per interpretare i personaggi che ormai conosciamo già così bene, ad esempio per il ruolo di Ben sono stati presi in considerazione molti nome come Laurence Fishburne, Eriq La Salle e Ving Rhames, che i remake Romeriani lì aveva nel destino visto che ha lavorato in “L'alba dei morti viventi” di Zack Snyder (2004) e in “Day of the Dead” di Steve Miner (2008). Ma a battere tutta questa nutrita concorrenza è stato Tony Todd, che per altro entra in scena con una sorta di uncino in mano, due anni prima del ruolo che lo ha reso famoso, ovvero “Candyman” (1992).

Yes the candyman can (cit.)
Bisogna dire poi che le strizzate d’occhio al film originale sono presenti, ma mai invasive: nello scantinato si vede un fiotto di sangue cadere su una piccola zappa da giardino, la stessa arma al centro di una delle scene più spaventose del primo film, e a ben guardare anche i morti viventi appesi per il collo nel finale, erano un’idea che Romero avrebbe già voluto mostrare nel film del 1968 (ma lo avrebbe fatto per davvero solo nel 2007 con Diary of the dead) che era stata tagliata, pare per evitare ulteriori tensioni razziali.

Tom Savini, filologicamente impeccabile nel suo omaggiare Romero.
Quello che funziona alla grande di questa versione di “La notte dei morti viventi”, sono oltre alla varietà di zombie realizzati dagli effetti speciali di Savini, ma soprattutto la loro entrata in scena, vi ho già descritto in parte la scena perché è quella con cui io e questo film abbiamo fatto amicizia, ma lo zombie calvo e palliduccio che entra dalla finestra resta uno dei momenti più memorabili di tutta la pellicola: la musica che va in crescendo, i personaggi sempre più disperati davanti alla minaccia, sembra una scena destinata a non finire mai, il suo apice viene raggiunto quando Barbara prende il fucile e spara in testa alla creatura, liberandola lo zombie da una vita passata a caracollare e noi spettatori, da una tensione logorante.

Questo simpaticone qui, il motivo per cui quella notte (dei morti viventi), ho perso la testa per questo film.
Quello è il momento chiave per il personaggio di Barbara, invece per me è il momento di chiudere quell'icona aperta di cui vi parlavo lassù da qualche parte: questo remake di “La notte dei morti viventi” viene da molti considerato inutile perché segue pagina per pagina la sceneggiatura del film del 1968, riproponendo gli eventi identici con la variante dall’uso del colore. Un’operazione che spesso viene paragonata allo “Psycho” diretto da Gus Van Sant nel 1998, quella che i giovani chiamerebbero una “trollata” perché Van Sant lo sapeva che non poteva fare meglio di Hitchcock, quindi si è fatto pagare per scrivergli una lettera d’amore su pellicola.

Aggiornare un classico, aggiungendo colore e quintali di amore per l'originale.
Tom Savini qui, ha la stessa identica passione per il materiale originale, ma grazie ad un’unica sostanziale modifica, ha dimostrato di aver capito per davvero la lezione Romeriana. Il buon vecchio Tom ha dovuto cedere su molte scelte creative con la produzione, ma su una ha voluto mettere le corna per terra smettendo di ascoltare ogni ragione: Barbara in questa versione del film è una tipa tosta.

Ve la ricordate nel film del 1968? Judith O'Dea scappa correndo nel cimitero dopo l’aggressione originale, poi sviene e quando si riprende, non fa altro che urlare, urlare di terrore, un quantitativo infinito di urla ad un numero impressionante di decibel, tanto da renderla una “Scream Queen” ad honorem subito, già solo per le capacità polmonari sfoggiate sul campo.

Il look perfetto, Ellen Ripley sarebbe fiera di te rossa!
La Barbara di questo film invece è fatta tutta di un’altra pasta, ed è anche il motivo per cui questo film fa parte della “Trilogia della tipa tosta” (con i capelli corti), perché dopo una (quasi) bionda come Jamie Lee Curtis e la mora Anne Parillaud, finalmente arriva una rossa, e anche molto sexy a mio parere. Patricia Tallman era compagna di università di Tom Savini, ha recitato con lui in Knightriders e poi sempre diretta da Romero, anche in Monkey Shines, nel resto della carriera l’abbiamo vista (irriconoscibile) nei panni della strega posseduta in L’armata delle tenebre e poi in un’infinità di serie televisive come “Star Trek” e “Babylon 5”, ma è in questo film che si è guadagnata un ruolo da assoluta protagonista.

Questa Barbara non aspetta che i morti vengano a prenderla, come cantilenava suo fratello Johnnie per spaventarla, ma dopo la scena dello zombie pallido freddato con una fucilata, prende coscienza di sé stessa e comincia a sparare come Calamity Jane. Esattamente come Megan Turner e Nikita usa le armi per fare quello che prima era ad appannaggio esclusivo dei personaggi maschili al cinema, inoltre sfoggia un taglio di capelli che mette in chiaro che non sono pazzo (non completamente almeno), questa è una trilogia per davvero e il 1990 è stato un anno chiave per le donne toste al cinema.

Il momento esatto in cui la ragazza urlante, smette di avere paura e diventa una tosta.
Barbara arriva alla fine del film in canotta, come da tradizione della “Final girl”, ma ci arriva sulle sue gambe, facendosi strada con la forza (e i proiettili) fino al finale, che se non avete visto necessita di un avviso: SPOILER!

L’ultima scena del film del 1968 di George “Amore” Romero non si batte, è un coraggioso capolavoro di cinismo che ha anticipato tensioni razziali che non sono mai state risolte per davvero, nemmeno oggi. Tom Savini aveva la possibilità di fare il Gus Van Sant della situazione riproponendolo identico, ma ha dimostrato parti uguali di fegato e cervello, perché nella sua versione del film non si rinuncia alla critica alla razza umana, alla società americana (quindi a tutta quella occidentale) fondamentalmente razzista nel midollo, ma si sposta l’attenzione sulla protagonista femminile. Non credo che nessuno si offenderà se scrivo che esattamente come la popolazione di colore, le donne non godono degli stessi diritti e privilegi dei maschietti, è ancora (purtroppo) così oggi nel 2020, figuriamoci trent'anni fa nel 1990.

Barbara dopo una lunga notte (dei morti viventi): un’eroina cazzuta e tosta.
Ma il 1990 è stato una sorta di anno zero, perché al cinema i personaggi femminili hanno puntato i piedi, anche in questo rifacimento i razzisti bianchi uccidono Ben, ma lo fanno con quello stesso modo di giocare con le nostre aspettative di spettatori che il film di Romero lo hanno visto milioni di volte, con cui Savini ha aperto (e chiuso) la sua pellicola. Dopo la... diciamo seconda morte di Ben, il film non termina, perché la protagonista qui è Barbara, l'attenzione quindi resta tutta su di lui, che qui spara ad Harry (Tom Towles), per punirlo per la vigliaccheria dimostrata nel corso del film. Un finale cinico che nel 1990 non poteva avere la potenza deflagrante di quello pensato da Romero nel 1968 perché le condizioni erano cambiate, ma che è fatto della stessa pasta.

Le foto sgranate sui titoli di coda (presenti anche nel film originale), si concentrano sulla vera novità di questo rifacimento.
Per tutte questa ragioni considero “La notte dei morti viventi” di Tom Savini tutto, tranne che un film inutile. Molti lo considerano un’alternativa valida solo per il pubblico allergico alle pellicole in bianco e nero, ci sono, sono tanti, e noi alla Bara Volante rispettiamo tutti i tipi di patologie cinematografiche, però questo film nel 1990 ha contribuito in un modo che andrebbe valutato un po’ meglio di un semplice: è stato un flop al botteghino.

Per la [Cassidy inspira forte] trilogia della donna tosta con i capelli corti in un film che compie trent’anni nel 2020 [Cassidy espira forte] è davvero tutto, se volete approfondire vi ricordo lo speciale dedicato a zio George A. Romero!

28 commenti:

  1. Sono da sempre convinto che una prerogativa dei classici è dei capolavori sia di stare al passo coi tempi.
    Nel senso che trasmettono messaggi validi ieri come oggi, e pure tra cent'anni. Oppure di avere diverse chiavi di lettura in grado di adattarsi ai mutamenti sociali nel corso degli anni (meglio ancora).
    E La Notte dei Morti Viventi rispetta in pieno questi principi.
    Vorrei fare un parallelismo col remake (stupendo) di Resident Evil 2.
    Cura per i dettagli maniacale, e profondo amore e rispetto per l'originale. Ma hanno cambiato quelle cose che vent'anni dopo sarebbero risultate anacronistiche. Per non dire ridicole.
    Si sono lamentati del turpiloquio. Ma non era possibile fare ancora dei protagonisti che fanno battute e non perdono il sense of humour neanche davanti a mostri orribili e pericolosissimi.
    Era roba che andava bene per il 3d pupazzoso di allora. Non certo oggi.
    Cosi' un remake ha senso.
    Proprio come questo.
    L'originale, al di la' dei pasti zombeschi, del matricidio, del discorso politico e razziale, di un sospetto rapporto incestuoso e del finale shock, ha la struttura di un horror della Hammer.
    Ma il genere si e' evoluto, è grazie anche a Romero e soci. Che non sono sprovveduti, e lo sanno.
    Anche qui massima cura e rispetto, ma ripronendolo in chiave piu' appetibile e moderna.
    Idem per il personaggio femminile.
    Nei vecchi horror le donne erano le vittime da trucidare e/o da salvare, e basta.
    Qui la protagonista non piomba in stato catatonico come la sua corrispettivo parte nel vecchio film, ma ad un certo punto si riprende e diventa una "ramba" decisa a vendere care le trippe.
    Bello, comunque. Mi era piaciuto parecchio.
    Meno splatter (ahime'), ma decisamente piu' ritmo.
    Ottimi interpreti, Todd su tutti. Che gia' mi aveva conquistato da Candyman, che nel frattempo avevo gia' visto. E zombies che danno i punti persino ai loro "cugini" degli altri film di Romero.
    Mai cosi' belli e ben fatti.
    Decisamente riuscito.

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    1. Dare più spazio a Barbare qui è stato un modo per aggiornare agli anni ’90 (ma non solo) la lezione Romeriana, dimostrando di averla capita sul serio, avercene di rifacimenti così ;-) Cheers

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  2. a parte don camillo psyco e toro scatenato io non ho grande feeling con i film in bianco e nero e perciò ho vito più volte questo del 1990 che quello del 1968

    ai bottegghini sto film come andò?? credo benino

    grazie

    rdm

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    1. So che esiste una fetta di pubblico allergica al bianco e nero, questo film è qui per loro ;-) Costò poco più di quattro milioni di fogli verdi e ne portò a casa poco più di cinque, viene considerato un flop ma solo perché ha "mosso" numeri piccoli. Cheers!

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  3. Il mio primo film sui morti viventi è stato al cinema e si tratta di Zombi (Dawn Of The Dead) di Romero con quel sangue rosso vernice fintissimo, ma con la storia che ti prendeva comunque grazie a certe scene cult. Molto tempo dopo ho visto il capostipite e ti confesso che l'ho apprezzato molto meno, forse a causa di un doppiaggio osceno e credo anche per la mancanza del colore. Certo però che Thriller pescava alla grande da questo, per cui massimo rispetto. Dei lavori diretti da Savini ho visto con piacere il suo episodio di Theatre Bizarre e questo remake sembra interessante se, come hai scritto, mette il colore (che mi mancava) sul film di Romero.

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    1. Vado pazzo per quella tonalità di rosso posticcio del sangue, quando lo vedo nei film io mi sento come tornare a casa ;-) Penso che questo potrebbe piacerti. Cheers!

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  4. Patricia Tallman splendida, ma hai notato come man mano che aumenta la badassitudine migliorano anche le diottrie?
    Quante donne, e anche qualche uomo, abbiamo visto iniziare come sfigatelle occhialute e finire come toste al cubo senza più bisogno di occhiali? Solo io mi chiedo come facciano a sparare così bene se non ci vedono? ��

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    1. Parli con un ex miope, quindi l'argomento mi sta molto a cuore. Chiaro che gli occhiali siano una convenzione cinematografica per "sminuire" la bellezza delle protagonista (Patrizia Tallman in tal senso, bene, molto bene), a livello logico invece beh, non ha logica, a meno di un leggero astigmatismo ;-) Cheers

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  5. Bellissima analisi Cass! Trovo che questo film sia perfetto, e per niente scontato, per chiudere la triologia della Tipa tosta coi capelli corti.

    Tanto di cappello a Mr. Savini per essere riuscito a aggiungere un'altro strato di critica sociale a questa storia che tocca temi e archetipi universali nella cultura moderna.

    Ho visto qeusto film solo molto tardi, ma l'ho trovato un solido remake. Si vede che è stato fatto da qualcuno che aveva davvero a cuore il materiale originale. Peccato che non sia ricordato come dovrebbe.

    We are 138!

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    1. Ti ringrazio capo, per il terzo capitolo ho forzato un po’ la mano scegliendo un titolo meno famoso dei primi due, però ci sta no? ;-) Savini aveva capito bene la lezione del suo amico George… We are 138! Cheers

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  6. Io vidi questo prima di recuperare l'originale di Romero, ho ancora la vhs. Ok, adesso ho voglia di rivederlo.
    Savini ha omaggiato Romero omaggiando un classico come pochi sanno fare, riuscendo nell'intento mica facile di renderlo avvincente e con una sua identità.
    Adoro la Tallman, tostissima, infatti quando vidi la versione originale fui un pò deluso da "quella" Barbara.

    Ah sì, lo zombi alla finestra che non va giù nella scena in cui la Tallman tira fuori il carattere (e il fucile).

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    1. Deve essere un’esperienza interessante, vedere questo prima dell’originale, tra le due Barbara non ho dubbi quale sia migliore, però non sono intercambiabili, ogni film ha la sua, giusta per quell'incarnazione della storia. Cheers

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  7. Sono d'accordo con la tua analisi, non affatto inutile, anzi, remake fatto bene ;)

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    1. Avercene di rifacimenti come questo ;-) Cheers

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  8. Ho sempre sentito parlarne bene (d'altronde frequento posti come La bara volante, Il Zinefilo, e il canale di Federico Frusciante su Youtube) ma non sono ancora riuscito a vederlo. Me lo procuro in DVD/Bluray appena posso e me lo sparo! :--D

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    1. Bene, penso che ti potrebbe proprio piacere, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  9. In fondo me lo sentivo, sai? E pensa che per un soffio non ti ho "bruciato", visto che della Tallman volevo parlare sabato scorso ma poi non ho fatto in tempo :-P
    In questi mesi in cui mi sono lanciato nell'universo di Star Trek e Babylon 5 me la sono trovata davanti in continuazione, sia come figurante che come stunt double delle migliori eroine della saga spaziale. E me la ricordo ancora da quando mi ha fulminato con questo film di Savini, che considero un capolavoro. Per me l'unico enorme difetto dell'originale di Romero è proprio la Donna IES (Inciampa E Strilla), un inutile sacco di fave buttato in scena a fare una mazza di niente. Qui la Tallman spacca di brutto ed è lei la vera grande eroina: e gli zombie... muti!
    La donna che ha accusato il capitano di Babylon 5, minacciato il capitano dell'Enterprise e aggredito Ash dello S-Mart merita uno speciale del Zinefilo, appena finisco di raccogliere materiale ;-)

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    1. Eroina della Z tutta la vita! Non vedo l’ora di leggere il tuo speciale sulla Tallman ;-) Esatto, Savini ha capito al volo che la prima Barbara sarebbe stata del tutto fuori luogo in una versione del 1990, si è affidato all'attrice giusta e il risultato resta notevole! Cheers

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    2. Però Romero lo face apposta nel fare la protagonista inutile nell' originale: la sua idea era quella di disorientare lo spettatore .
      Ecco quindi che quella che sembra la protagonista, dopo 10 minuti rimane ferma su divano in coma per tutto il film , per poi morire nel finale come una stupida.
      Ecco che il protagonista di colore non ne fa una giusta , mentre invece le idee buon ce l'ha Harry, che però è talmente odioso che nessuno gli da retta.
      Ecco, il difetto del pur ottimo remake, per quanto ritenga superiore come regia, montaggio , messa in scena, effetti speciali, è nella mancanza di originalità del prototipo.
      Ma lo ritengo tutt' altro che inutile.

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    3. Romero giocava con le aspettative del pubblico smontando alcune tradizioni, era la forza di quel film rivoluzionario dove nulla era come sempre, in fondo i morti... tornavano in vita ;-) Il remake gioca con le aspettative che il pubblico ha rispetto al film del 1968, non so proprio perché molti lo ritengono inutile, non lo è ;-) Cheers

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    4. Questo remake è un'autentica barbarie, sì, nel senso che finalmente Barbara è la protagonista che noi tutti ci si aspettava (riproporla con gli stessi stilemi del '68 sarebbe stato un suicidio) ;-) L'unico vero appunto potrebbe in effetti riguardare lo splatter piuttosto trattenuto, se consideriamo che c'è proprio Tom Savini a dirigere il tutto, ma alla fine è un dettaglio non poi così importante...

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    5. Ahahah a esatto una vera barbarie :-D Cheers!

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  10. Lo vidi al cinema nell'estate del '91 ed il bello é che fu poco dopo aver visto quello classico, credo sulla RAI. Non dico che non mi fosse piaciuto ma confesso che lo ritenni un rifacimento senza infamia e senza lode.. e mi stupì molto che nonostante fosse diretto da Savini, non ci fossero dosi massicce di splatter. Anche se non é nei miei gusti la cosa mi fece strano. L'ho rivisto appena, credo, un paio di anni fa e l'ho piuttosto rivalutato, lo ammetto.

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    1. Con il tempo credo che il film abbia confermato tutto il suo valore. Cheers!

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  11. Questo remake lo vidi durante una delle tante notte horror di italia1. Questo è gradevole in quanto rispettoso del materiale originale, ma anche perchè effettivamente la storia nella sua semplicità funziona ancora perfettamente, a dire il vero funzionerebbe anche oggi nel 2020, segno tragico che la società è ancora ferma con gli stessi problemi da parecchio tempo. Le Patricia Tallman per mer era tosta e bellissima, non dico altro.

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    1. Per questo motivo Romero resta un Maestro mai abbastanza celebrato (purtroppo!). Ben felice di aver concluso la trilogia con una rossa come la Tallman. Cheers!

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  12. Nickweinbauer7 agosto 2021 13:51

    Questo film lo vidi per la prima volta in un notte horror del 2001 se non ricordo male, film di cui mi colpi da subito.

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    1. Anche io credo di averlo visto, se non in una notte horror, di sicuro in un passaggio notturno su Italia 1 ;-) Cheers

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