giovedì 24 settembre 2020

57 canali e niente da vedere: The Head, Il complotto contro l'America, Hoops e Ratched

Torna l’appuntamento con titolo Springsteeniano, con le ultime serie viste di recente, non perdiamo altro tempo, sotto con i titoli!
The Head
Stagione: miniserie
Dove la trovate: Amazon Prime

La mia passione Carpenteriana mi precede, quando non sono io a pescare titoli legati a Giovanni Carpentiere, sono loro a venire a cercare me, oppure mi vengono segnalati dai miei angeli custodi (grazie ragazzi!). “The Head” fa parte di questa categoria e ci tengo a precisarlo, non si tratta di quel vecchio cartone animato che EMMETivì mandava in onda durante gli anni ’90, dopo il protagonista aveva un capoccione gigante.

No, non parlo di lui (anche se avrei preferito)

Piuttosto si tratta di un whodonut a metà tra “Dieci piccoli indiani” e La Cosa di John Carpenter, apertamente citato nella prima puntata, visto che la spedizione scientifica al Polo Sud guarda quel capolavoro come vecchia tradizione, prima dell’inizio dell’inverno. Lo faccio anche io di solito, però sul divano di casa (storia vera).

Dieci piccoli indiani scienziati.

Diretta da Jorge Dorado e sceneggiata da Álex e David Pastor, “The Head” parla di una scoperta che potrebbe rivoluzionare (e salvare) il mondo: una molecola che letteralmente si nutre di anidride carbonica e che potrebbe essere la soluzione al problema del surriscaldamento globale. Ma per continuare la ricerca qualcuno dovrà restare nell'isolata base ad affrontare il glaciale inverno. Tu metti insieme un po’ di esseri umani, costringili a convivere e poi goditi la razza umana al suo meglio.

Insomma le premesse non sarebbero nemmeno malvage, anche perché quando tra la neve viene ritrovata la testa del titolo (e di uno degli scienziati), la storia diventa un’indagine anche piuttosto avvincente, un gioco in cui lo spettatore può divertirsi a fare l’investigatore, anche grazie ad un cast piuttosto variegato. Tra i volti noti spunta il tedesco di The Strain e il professore di La casa di carta, che già avrebbe dovuto farmi suonare più di un campanello d’allarme nella mia di testa, perché con “The Head” non tutto è stato proprio pesche e crema.

“Nessuno giocarmi la carta Carpenter è servito con Cassidy”

Il nutrito cast è composto da personaggi dal passato tormentato, spesso raccontato attraverso piccoli flashback, un modo saggio di svelare le parte poco alla volta, fino a qui niente di male, il problema è che ho indovinato l’identità del killer (utilizzo una parola inglese per non lasciare indizi sul suo genere… mamma mia come sono diabolico a volte!) circa a metà del quarto episodio. Il che lo ribadisco, non sarebbe affatto un problema e non lo scrivo nemmeno per farmi bello, anzi io di norma sono una pippa a pedali ad indovinare le soluzioni dei gialli (storia vera).

Il problema è che il movente del killer nella mia testa era ben più interessante della soluzione che è stata scelta dagli sceneggiatori di “The Head”, una banalità al passo con i tempi che per me, non ha fatto altro che dare un clamoroso calcio al secchio del latte, mandando alle ortiche tutto il buon lavoro fatto dalla miniserie fino a quel momento. Insomma io con il professore della casa di carta non ho un buon rapporto, e non basta nemmeno strizzare l’occhio a John Carpenter per convincermi.

Commento in breve: «Be'... che facciamo?», «Perché non aspettiamo qui ancora un po' e vediamo che succede?» (cit.)
Chi ne ha scritto meglio di me: Bobby Han Solo vi sta aspettando.

Il complotto contro l'America
Stagione: miniserie
Dove la trovate: Sky Atlantic

Sono un ragazzo semplice: se David Simon fa una nuova serie tv, io guardo la nuova serie tv di David Simon. Mi sembra doveroso davanti al nuovo lavoro del genietto che ci ha regalato Show me a hero, The Deuce e soprattutto “The Wire”.

Tratta dall'omonimo romanzo fantapolitico del 2004 di Philip Roth, “Il complotto contro l'America” è uscita negli stati uniti per HBO e in sei episodi è capace di raccontare un'ucronia, raccontata dal punto di vista della famiglia di origini ebree dei Levin.

Può un personaggio incredibilmente popolare e considerato da tutti una persona di enorme successo, diventare presidente degli Stati Uniti? Come dite? È già successo anche recentemente con risultati diciamo, beh rivedibili? Ecco appunto, David Simon e Ed Burn autori della serie non vogliono fare altro che metterci in guardia, raccontando la storia alternativa dell’ascesa al potere di Donald Trump dell'aviatore Charles Lindbergh.

Autore di una trasvolata in solitaria e chiacchierato per le sue simpatie per il Nazionalsocialismo, il Charles Lindbergh di questa miniserie punta a tenere l’America fuori dal secondo conflitto mondiale, seminando dubbi sul perché il Paese abbia dovuto per forza prendere parte anche al primo ma soprattutto, trovando alleati ovunque, specialmente nella parte di popolazione di origini ebraiche, ben rappresentati dal rabbino Lionel Bengelsdorf, interpretato da un John Turturro in gran spolvero.

"Non si scherza con Jesus Lindbergh" (quasi-cit.)

Tra i personaggi che lentamente si lasceranno convincere dalla martellante campagna elettorale anche Evelyn Finkel, interpretata da una Winona Ryder particolarmente azzeccata nel rappresentare tutte le fragilità del personaggio. Il problema principale di “Il complotto contro l'America”? Il ritmo non è per niente brioso anzi, i sei episodi da cinquanta minuti l’uno sembrano durare molto di più, anche se la lenta discesa all’inferno degli Stati Uniti, da Paese delle libertà per tutti a nazione alleata ai Nazisti, resta un viaggetto con elementi fin troppo contemporanei per essere ignorati.

“Preferivo le lucine intermittenti

Quindi se siete alla ricerca di un titolo impegnato ben scritto e ben recitato, e non mi spaventano i ritmi lenti necessari a tirare tutte le fila della storia, il nuovo lavoro di David Simon può fare al caso vostro.

Commento in breve: In attesa delle elezioni di novembre, davvero un ottimo promemoria.
Chi ne ha scritto meglio di me: Anche se mi ero perso il suo post, passare da Lisa, una sicurezza non solo quando si parla di serie TV.

Hoops
Stagione: 1
Dove la trovate: Netflix

Sono un ragazzo semplice: vedo una palla da basket sul paginone di Netflix, clicco sulla palla da basket sul paginone di Netflix… ho un senso di déjà vu, ma che ci volete fare? Sono un ragazzo semplice.

Creata dall'attore comico e contante country Ben Hoffman, “Hoops” vanta tra i produttori esecutivi quei due genietti di Phil Lord e Christopher Miller, anche se il loro contributo pare rimasto in panchina, per restare in tema di una serie animata che parla di pallacanestro, o per lo meno dovrebbe farlo.

Coach Ben Hopkin è un perdente nato, ha una ex moglie sexy che non vuole più sentir parlare di lui malgrado i suoi inutili tentativi di riconquistarla, inoltre è il figlio del grande (e arrogantissimo) Barry Hopkin, leggendario giocatore di college ora proprietario di un ristorante di successo.

“Non possiamo perdere, ho visto tutte le puntate di The last dance

Come allenatore è una barzelletta, il suo record di vittorie non esiste, più che altro è un record di sconfitte anche perché la squadra del liceo che allena, è composta da una banda di sfigati che vanno dal cicciottello al redneck, tutti anche piuttosto bassini, che nella pallacanestro non è fondamentale, ma di sicuro non aiuta.

Inoltre Ben ha un caratteraccio, un’incazzatura pronta ad avvenire che per un allenatore di pallacanestro è anche abbastanza normale, ma non nella maniera devastante che lo caratterizza. L’altra sua caratteristica? Il turpiloquio, roba da far impallidire i personaggi scritti da Walter Hill oppure gli altri cartoni animati per adulti, tipo che so Rick & Morty.

Affrontiamo subito la questione, “Hoops” non ha il genio di "Rick & Morty" e nemmeno le vette di abissale tristezza emotiva di BoJack Horsemen, così abbiamo subito eliminato ogni possibile paragone sul nascere. “Hoops” ogni tanto si ricorda anche di mostrare sprazzi di pallacanestro sullo sfondo, ma più che altro è molto interessata a portare in scena situazioni grottesche in cui la volgarità abbonda e per semplice confronto, non puoi che sentirti una persona migliore. Perché per quante parolacce puoi usare durante la giornata e per quanti casini combinerai, sarai sempre un dilettante a confronto di Ben Hopkin.

La normale giornata di lavoro di un coach di pallacanestro.

“Hoops” fa ridere per imbarazzo, quando azzecca una gag il più delle volte continua a ricamarci sopra fino a diventare imbarazzante, che poi è il riassunto della vita di Coach Hopkin a ben pensarci, ma molto pubblico potrebbe comunque non gradire. Si perché per convincere l’altissimo Matty ad entrare in squadra, l’allenatore pensa che l’unica soluzione logica sia quella di pagargli una prostituta, insomma una serie che non pensa ai bambini, con buona pace delle signore Lovejoy del mondo.

Al momento “Hoops” non ha ancora sfoggiato l’intelligenza di fondo di serie animate per noi grandicelli come Big Mouth, ma potrebbe anche farlo oppure Coach Ben potrebbe deluderci tutti come da sua principale caratteristica, sta di fatto che nella sua assoluta idiozia questa serie me la sono bevuta, anche grazie alle sue trovate sceme, tipo usare le palle da Bowling per rendere più forti i suoi giocatori, un ottimo modo per devastare il parquet del campo da basket.

In vita mia ho giocato con ragazzi ben più squinternati (storia vera)

Insomma se volete qualcosa di stupido e politicamente scorretto, mettetevi comodi perché “Hoops” vi farà fare il pieno di trovate cretine e volgarità assortite. Eppure trovo che nell’arroganza distruttiva di Ben Hopkin ci sia qualcosa di ipnotico, basta dire che una delle sue espressioni più colorite è già diventata il mio tormentone, chissà se sarà la volta buona in cui i miei colleghi la smetteranno di tediarmi con i loro discorsi (ad esempio sul calcio) di cui non mi interessa minimamente se reagisco come Coach Ben. Vi farò sapere, nel caso spero qualcuno abbia il buon cuore di pagarmi la cauzione.

Commento in breve: Stupido. Volgare e con ben poco Basket. Quando comincia la seconda stagione?
Chi ne ha scritto meglio di me: Il cannibale si è lasciato tentare, dopo The last dance anche lui era in astinenza di basket su Netflix.

Ratched
Stagione: Stagione 1 (una di troppo almeno)
Dove la trovate: Netflix

L’annuncio di una serie prodotta da Netflix e curata da quel pazzarello di Ryan Murphy, dedicata al passato dell’infermiera Mildred Ratched, per prima cosa mi ha fatto venire voglia di rivedermi Qualcuno volò sul nido del cuculo, il che non è affatto un male visto che si tratta di un capolavoro. Forse è anche il motivo per cui sono riuscito a vedere tutti gli otto episodi della serie senza spaccare il televisore, avevo ancora gli occhi pieni di bellezza grazie al film di Miloš Forman.

“Lui Cassidy! Quello che guarda sempre i film di Forman è pazzo!”

Parliamoci chiaro, i “prequel” dedicati ai grandi cattivi cinematografici non funzionano, non ha funzionato per Hannibal Lecter e nemmeno per Darth Vader, quindi Ryan Murphy conferma nel modo più disastroso possibile, che raccontare il passato dell’infermiera Ratched, storica nemesi di Randle McMurphy non serviva proprio a niente, non così almeno.

Ryan Murphy è vulcanico, può sfornare una miniserie come Hollywood e poi uscirsene con questa bizzarra idea, una serie che riesce a radunare Sharon Stone, Vincent D’Onofrio e Cynthia Nixon (qui molto brava) come facce di contorno alla solita Sarah Paulson, che qui potrà anche acconciarsi i capelli come l’infermiera Ratched, ma non può nemmeno allacciare le scarpe ad una come Louise Fletcher, che con la sua prova nel film di Forman ha davvero fatto la storia.

Anche il grande Vincent D’Onofrio, si sono giocati tutte le carte pur di farmi guardare questa serie!

Il problema di fondo di “Ratched” è che i film, prima di pensare di poterli rifare in qualunque formato, bisognerebbe prima capirli. L’infermiera Ratched, con le sue reazioni sempre pacate, quasi senza sentimenti come una ginoide, era spaventosa perché rappresentava l’autorità, l'establishment (perdonatemi l'anglicismo) pronto a schiacciare ogni forma di ribellione (la gioia di vivere di McMurphy) utilizzando armi come le regole e le procedure da rispettare, un muro di gomma burocratico impossibile da scalfire, rappresentano meravigliosamente dalla recitazione algida di Louise Fletcher.

Puoi essere grande sul piccolo schermo, ma non puoi volare sul nido del cuculo.

Ryan Murphy lo avrà capito? Non credo, oppure semplicemente non si è curato di tutto questo. Non fare il furbo con me caro Murphy, questa serie NON è ispirata al romanzo originale di Ken Kesey, perché tra le pagine del libro l’infermiera Ratched era un donnone con la voce da uomo, lontanissimo da una come Sarah Paulson, quindi non pensare di fregare me Murphy, l’ispirazione è proprio il film di Forman che però è stato bellamente ignorato.

Guardando la serie mi sono convinto che Ryan Murphy abbia visto una puntata della prima stagione di Hannibal (non la migliore di quella serie mai abbastanza compianta) e abbia pensato di fare la stessa cosa, dandoci dentro con l’horror e le trovate grondati sangue. Piccolissimo problema: Bryan Fuller era riuscito a trovare l’equilibrio perfetto tra i romanzi (citati molto bene) e i film su Hannibal Lecter, un personaggio che si prestava molto bene ad essere protagonista di una serie horror.

Un momento in stile “Il silenzio degli innocenti” non vogliamo metterlo dentro? Ma si, che ci frega!

La Ratched di Murphy è l’infermiera assassina, con un trauma nel passato, una che manipola le persone ed è attratta dal sangue, la dimostrazione che Murphy del film di Forman non ha capito niente, ma zero proprio!

L’unico modo per provare a godersi la serie è staccare il cervello, considerandola una sorta di “American Horror Story: The killer nurse”. Allora grazie al governatore malvagio di D’Onofrio e i soliti temi sulla diversità che a Murphy stanno sempre a cuore (e con cui si fa perdonare quasi tutto… quasi), ma ammettiamolo, anche grazie alla presenza di una SIMMIA, allora la serie può essere considerato una sorta di "American Horror Story" mediocre, con i soliti svarioni della trama (al grande ballo invitano anche i malati di mente dell’istituto? Bah) e un abuso di colori pastello abbastanza fastidioso.

La scimmia in versione Mini Me di Sharon Stone.

Mi chiedo come uno in grado di firmare quella meraviglia di Feud, possa poi sfornare una porcheria come questa, mistero! Il film di Forman era mesto, fin dai costumi e dalla fotografia, Murphy invece qui decide di essere opulento nei costumi, l’infermiera Ratched cambia vestiti ad ogni scena come se fosse ad una sfilata di alta moda, quindi se siete interessati ad un “American Horror Story” con costumi particolarmente curati, sangue, svarioni di trama e colori pastello, magari potreste apprezzarlo. 

Si era detto Forman, questo sembra Tom Ford!

Per quello che mi riguarda questa serie inutile è servita solo a farmi rivedere un’altra volta uno dei miei film preferiti di sempre, tra una serie mediocre nuova e un capolavoro della storia del cinema che conosco a memoria, non ho dubbi su come io preferisca passare il tempo.

Commento in breve: Ryan Murphy metti un po' il braccio così? Ma vaffanc...
Chi ne ha scritto meglio di me: Spero nessuno, nel senso che spero che nessuno abbia perso preziosi minuti di vita con questa inutile serie.

22 commenti:

  1. Oh grazie per la citazione capo!!!😀. Le altre serie non le ho ancora viste. Ero curioso sull' infermiera, ma l'hai demolita😂😂😂. Tanto ora sto centellinando The Boys 2 di cui parlerò una volta finita. E ce ne sono di cose da dire anche lì... nel bene e nel male😀

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    1. Doverosa, grazie a te capo ;-) Anche io sto aspettando di iniziare “The Boys 2” nel frattempo ho dovuto maltrattare Ryan Murphy, che di solito mi è simpatico, ma qui l’ha fatta davvero fuori dal vaso! Cheers

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  2. Anche mia moglie ha capito subito chi fosse il colpevole di The Head...secondo me l'hanno fatta durare troppo, 2-3 puntate sarebbero bastate

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    1. Che poi capire la soluzione del giallo non è un problema, ma il movente? Terribile e poi si, dura troppo hai ragione. Cheers

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  3. Applausi per la citazione di "The Head" . Quanti ricordi...
    Quando grazie a MTV c'era DAVVERO qualcosa da vedere in tv.
    Considerando la difficolta' congenita cheho a seguire le serie, parlero' dell'unica del quartetto che ho visto, di recente.
    HOOPS.
    Grazie soprattutto alla sua brevita' (10 puntate, o giu' di li') me la sono sciroppata tutta d'un fiato.
    Beh...mi sono divertito un sacco, al di la' di tutto. Sebbene sulle prime, nonostante parlasse di basket, non e' che mi avesse colpito piu' di tanto.
    Diciamo che bisogna resistere alle prime due puntate.
    Si, avrei apprezzato anch'io un po' piu' di pallacanestro giocata,e forse e' proprio quello che gli impedisce di di diventare la versione di "Time Out" o di "Tornare a Vincere" che nessuno aveva il coraggio di proporre.
    Ma sembra che il cartone stesso ti faccia capire che con una squadra cosi' scarsa non vale neanche la pena.
    Persino Matty, con i suoi evidenti problemi di gigantismo, e' una pippa.
    Forse, in mano all'allenatore giusto...che non e'coach Hopkins.
    Che e' un mito, nella sua scemenza.
    E' un perdente che e' convinto di essere un genio assoluto e incompreso, che basa la sua vita su un film del c...o che ha visto solo lui, e nonostante tutto e' convinto di avere ragione a fare quel che fa. E che un giorno ce la fara'.
    Di sicuro sa come togliersi le sue soddisfazioni, ogni volta che puo'.
    Lo immagino quale sia, il tormentone.
    Beh, lo uso pure io, Cass. E funziona alla grande.
    "CHE C...... I!!"
    Lo sfogo finale dell'ultima puntata e' praticamente quello che fara' ognuno di noi il giorno in cui riuscira' a svoltare.
    Ma in un certo senso temo metta una sorta di pietra tombale sull'intera serie.
    Non so come sia andata con gli ascolti (anche perche' Netflix se li tiene per se', mi pare), ma dubito che vedremo una seconda stagione.

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    1. Sarebbe stato meglio rivedere quella “The Head” ;-) Il tormentone di Coach Hopkins è già leggenda! Cheers

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    2. Certo, ad arrivare a quei livelli di incazzatura atomica si rischia solo di fare danni.
      Ma dare due o tre risposte belle secche come nello stile del coach, specie quando qualcuno alza troppo la voce e non certo a modo...aiuta.
      Diciamo che spesso il maleducato abbandona il campo, se qualcuno si mette a gridare piu' forte di lui.
      Splendide comunque sia la sigla di apertura che quella di chiusura.
      Mi e' venuta una gran voglia di farmi un giro nel Kentucky.
      Di vedere "Il mio piccolo genio", invece...
      No.
      Ma manco per il c...., proprio.
      Giusto per restare a tema.

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    3. Che poi è il bello delle serie (e dei film di poliziotti) possono insultarsi senza conseguenze, nella realtà poi il collega ti turno ti terrebbe il muso due anni ;-) Cheers

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  4. Che botte a Ratched! Letto questo difficile un approccio, al contrario le altre potrebbero interessarmi, anche se quella a cartoni animati ho dei dubbi.

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    1. Ho offerto il beneficio del dubbio a Ryan Murphy ma così no, non ci siamo proprio... mazzate! ;-) Cheers

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  5. «Ryan Murphy metti un po' il braccio così?» aahahah m'hai fatto morire :-D
    M'hai convinto ad evitare tutte le serie citate, ed è un bene visto che ho già piani di visione serrati, anche se l'infermiera assassina sulla carta mi sarebbe potuta piacere: dopo averti letto lascerò che sia il tempo e il destino a decidere. Anche se la mini-me di Sharon mi fa piangere il cuore :-D
    Non conoscevo la serie animata sul basket (che non parla di basket) ma dalla locandina sembrava una bomba: aspetto la tua recensione della seconda stagione per vedere se ci ripensi ^_^

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    1. Non si possono mettere le mani (ho le zampe, nel caso del Mini-Me di Sharon) sul film di Forman in questo modo, bisogna proprio sforzarsi di non considerarlo un prequel, ma Murphy ogni due secondi prova a ricordarcelo maledetto! ;-) Ti farò sapere, per ora "Hoops" sembra più che altro "Oops" ;-) Cheers

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  6. In sto periodo sono così oberato che non c'ho più il tempo di guardare nulla. Anzi, sono ripiombato nel vortice della "droga", cioè ai programmi di cucina. Dopo anni di dipendenza in cui facevo le ore piccole a guardare Gambero Rosso o Alice, ne ero faticosamente uscito. Ma visti i tempi strettissimi in cui mi muovo ci sono ricascato e sono di nuovo piombato nel tunnel. Ti dico solo che sono stato a tanto così da comprare tutta l'attrezzatura semi-professionale (circa 500€) per cucinare sottovuoto. Per ora mia moglie mi ha frenato con due schiaffi, ma prima di Natale o ne sono uscito o arriva tutta l'attrezzatura...

    Detto questo, delle serie odierne non ho visto nulla. Ho (avevo) in scaletta "The Boys" ma è rimasto in panchina. Ora non posso esimermi dal guardare "Hoops". E' semplicemente pane per i miei denti!

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    1. “Hoops” almeno fa ridere se sei in vena di personaggio sboccacciati, per quanto riguarda “The Boys” non credo che amerò mai la serie come il fumetto originale, ma sono curioso di vedere la seconda stagione, sto accumulando episodi ;-) Cheers

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  7. Ehi, ehi, io ho parlato del Complotto contro l'America, e anche bene! Svista perdonata a parte (;)) era fra i pochi Roth che non avevo letto e sono stata felice di vederlo in questa veste seriosa ma ben fatta: strano ma vero c'ho pianto tanto per il piccolo Philip lasciato fuori e allo stesso tempo testimone delle tante discussioni. Zoe Kazan meravigliosa e serie tristemente attuale nonostante i costumi.

    Murphy mi ha stancato qualche AHS fa, e ora che si ricicla e crea in continuazione questi prodotti iperpatinati lo lascio perdere in partenza. Mi innervosirei e basta.
    Hoops la tenevo da parte, ma se non ha il genio delle tre serie animate più geniali in circolazione, lo lascio decantare un altro po' a favore dei Boys, che scalpitano.

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    1. Nuuuuoooo! Mi ricopro il capo di cenere, ma è colpa mia non ho verificato se avevi già scritto di qualcuna di queste serie, quando faccio un “57” sei una presenza fissa tanto quanto il Boss ;-)
      Murphy lo conosciamo, speravo in qualcosa di diverso, ma mettere le mani su un film che amo così tanto in questo modo? Non si fa, cattivo Murphy, cattivo!
      “The Boys” è la serie del momento anche io sto accumulando un po’ di episodi per spararmela tutta insieme. Cheers!

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    2. Sei perdonato! Anche perché arrivata in fondo al tuo posto mi ero dimenticata The Head che conferma essere dimenticabile. Prime me lo pubblicizzava in continuazione ma qualcosa non mi tornava, e infatti... della presenza del Professore e dell'isteria collettiva nei suoi confronti diffido.

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    3. Pensavo di essere io a non avere questo gran feeling con la casa di carta e i suoi professori, invece è proprio "The Head" che non conquista. Peccato perché con le base artiche io di solito ci vado a nozze. Cheers!

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  8. Visto the plot against America e Simon Si conferma un grande sceneggiatore. Io non l'ho trovato lenta e anche i momenti con meno tensione mi hanno appassionato. Ho apprezzato molto che la trama viene vista sotto l'occhio di più parti e mi ha colpito molto quello dei bambini che per quanto piccoli comprendono bene l'orrore e l'insensatezza dell'intolleranza. Attori in gran spolvero. Mi spiace per wynona il cui personaggio ho odiato profondamente e ciò che passa alla fine se lo merita tutto e anche di più. L'impersonificazione della persona senza qualità che appena raggiunge un minimo di agiatezza è disposta ad accettare tutto per mantenerla. Anche tradire la sua gente e la sua famiglia.
    Infine devo chiedertelo: come avete preso tu e la tua compagna il finale di yellowstone? Io ci sono rimasto e ho detto: non posso aspettare un anno per sapere come continua. D'altronde finire così sarebbe davvero da carogne

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    1. Perfetta analisi direi, per una miniserie attualissima passata fin troppo sotto silenzio, come tanti lavori di Simon. Come l'abbiamo presa? Ansia totale! Quello é un non finale che urla a gran voce la stagione 4, certo che una sventagliata di AK47 di solito fa più danni ma ci sta, posso capire la scelta. In ogni caso l'attesa sarà lunghissima! Cheers

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    2. si si per fortuna ho letto che Yellowstone è stata rinnovata altrimenti sarei già a fare petizioni per farla continuare. Si conferma una delle migliori serie dell'ultimo periodo soprattutto considerando il genere un po' di nicchia in mezzo a mille polizieschi e legal thriller che hanno anche un po' stufato. Ti consiglio di guardare anche All Rise. Un procedurale carino, diverso che sto trovando interessante non tanto per le tematiche (a guardare queste serie sembra che nei tribunali americani tutti lottano sempre per la giustizia anche del più diseredato della terra) ma perchè l'accento viene messo sul giudice anzichè sugli avvocati facendo emergere il suo ruolo che troppo spesso sembra sempre quello dell'arbitro e invece è molto più invasivo. E poi c'è Simone Missick che io trovo estremamente sexy

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    3. Mi manca questa serie, grazie per la dritta la cercherò in questo periodo non trovo davvero una serie che mi piaccia. Cheers!

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