domenica 28 febbraio 2021

Better Call Saul - Stagioni 3, 4 e 5: dottor McGill e Mr. Goodman

In una stanza ci sono Hitler, Charles Manson e un avvocato. Tu hai una pistola con solo due proiettili, a chi spari per primo? All'avvocato. Due volte.

Gli americani hanno circa un milione di queste barzellette, negli anni hanno anche cominciato a chiedersi se fosse ancora giusto continuare a sfornarne sui Polacchi (utilizzati come bersagli, come noi facciamo con i Carabinieri, giusto per darvi un’idea), ma sugli avvocati no, non hanno mai avuto nemmeno mezzo ripensamento.

Un ripensamento invece l’ho avuto io, su “Better Call Saul” di sicuro, serie che seguivo per benino al suo esordio, ma poi ho lasciato andare dopo una seconda stagione che per altro, mi era anche piaciuta malgrado il ritmo, ammettiamolo per nulla brioso.

Un presente tutto in bianco e nero.
La serie spin-off, nata da una costola di quel capolavoro di Breaking Bad, era riuscita a mettere su un ritmo ancora più blando di quello della serie originale di Vince Gilligan (che non ho ancora capito se è quello dell’isola, però scrive come un drago). Approfittando del tempo extra, gentile concessione del Covid-19, ho deciso di non gettare la spugna con questa serie e sono felice di averlo fatto, perché da metà della terza stagione, “Better Call Saul” sale ulteriormente di colpi puntando alla qualità della serie da cui è stata tratta. Da qui in poi vi avviso, seguono vaghi e moderati SPOILER!

Better Call Saul - Stagione 3

Il finale della seconda stagione aveva messo i fratelli McGill uno contro l’altro, come Caino e Abele, il fratello maggiore Chuck (il mitico Michael McKean) e Jimmy (Bob Odenkirk) arrivano allo scontro diretto, che per due avvocati può avvenire in un solo posto: l’aula di un tribunale.

Malgrado la sospetta patologia di Chuck, che lo rende un luddista terribilmente allergico all'elettricità e alla tecnologia in generale, Jimmy vive il suo tormento: da una parte i sentimenti verso un fratello a cui ha sempre voluto bene, dall’altra il tradimento subìto, ben riassunto dal nomignolo (e le vecchie abitudini) di “slippin Jimmy”. Esattamente come Walter White, anche Jimmy McGill avrebbe la possibilità di accettare il destino che altri (in questo caso il fratello) hanno scelto per lui, finendo così radiato dall'albo, ma puntualmente anche il protagonista di questa seconda serie scritta da Vince Gilligan, sceglie caparbiamente il percorso che lo porterà a diventare famoso (o sarebbe meglio dire famigerato?) con un altro nome, quello di Saul Goodman in questo caso, invece che di Heisenberg.

"Ok fermo così, pronto a girare e.... azione!"
Un lento declino costellato però di piccole vittorie, spesso ottenute non proprio nel più pulito dei modi, ma comunque vittorie che ancora una volta (proprio come in Breaking Bad) rendono noi spettatori un po’ complici, anche solo di aver fatto il tifo per questo azzecca-garbugli dai metodi non proprio ortodossi ma efficaci.

La terza stagione di “Better Call Saul”, fa un salto in avanti di qualità con l’episodio del processo (3x05 - Chicanery) da qui in poi non si volta più indietro, ed è stato un po’ come tornare ai tempi di Walter White in cui ho consumato gli episodi uno via l'altro, insieme alla mia Wing-Woman al coro di: «Ancora una puntata, poi andiamo a dormire».

"Solo un'altra puntata hai detto... le tre di notte mi hai fatto fare"
Nella terza stagione prosegue anche la sotto trama dedicata a Mike (Jonathan Banks) sempre più legato ai Salamanca, con il gradito ritorno in scena del machiavellico Gus Fring (Giancarlo Esposito), anche se per certi versi, il personaggio chiave è uno che in “Breaking Bad” non compariva, ovvero il giovane Ignacio "Nacho" Varga (Michael Mando) che qui sembra un po’ un Jesse Pinkman più consapevole e meno vittima, ma altrettanto destinato a mettere in moto eventi più grandi di lui, anche solo rendere Hector Salamanca (il mitico Mark Margolis), quell’adorabile catorcio ringhiante che abbiamo imparato a conoscere (e temere) in “Breaking Bad”. Ok, mi rendo contro che l’aggettivo “adorabile” forse non è il più indicato per zio Salamanca.

"Auguri zio! Ti ho regalato un campanellino... DING!"
Un altro personaggio assente dalla serie madre, ma fondamentale per “Better Call Saul” è sicuramente Kim Wexler (i boccoli sempre in piega di una bravissima Rhea Seehorn), il personaggio che ha il compito di essere la Skyler di Jimmy, forse con un livello di profondità ancora più sfaccettato, visto che decide di restare accanto al suo compagno malgrado tutto, accompagnandolo anche nel cliffhanger che conclude la stagione.

Better Call Saul - Stagione 4

Con la quarta stagione questa serie inizia a filare con lo stesso passo con cui procedeva Breaking Bad, ovvero lento e contante, un apparente «non è successo niente», in cui invece gli eventi sono tantissimi ed arrivano tutti esattamente quando devono farlo.

Senza più il fratello a fargli da ancora (oppure a tenerlo a freno?) dentro Jimmy si innesca un meccanismo che lo porta a desiderare il riscatto, una lenta ma costante trasformazione in un personaggio scaltrissimo, ma senza morale di nome Saul Goodman, uno che del brav'uomo ha solo il cognome. Trovo significativo che il finale di stagione (4x10 - Winner) sia una vittoria di Pirro che lascia il protagonista gongolante e trionfante, anche se inconsapevole del destino che noi spettatori invece, conosciamo già per lui, un modo grandioso per trarre il meglio da un prequel, una tipologia di storia che ha come punto debole, proprio quello di avere un finale già noto agli spettatori, che in questo caso grazie all'abilità di scrittura di Vince Gilligan, diventa un punto di forza della serie.

Have no fear, Jimmy Saul is here!
Visto che su tutto aleggia il fantasma del Walter White futuro, anche Mike deve fare i conti con qualcuno che sembra la versione 1.0 del professore di chimica, il tedesco Werner Ziegler è colui che ha reso grande “el negocio” di Gustavo Fring, ma anche il personaggio che costringe Mike a fare delle scelte etiche che lo porteranno sempre più vicino al personaggio (di granito) che abbiamo conosciuto in “Breaking Bad”.

Better Call Saul - Stagione 5

La quinta stagione di “Better Call Saul” è un piccolo gioiello di scelte analitiche, senza mai puntare ai momenti anche spettacolari di “Breaking Bad”, la trasformazione di Jimmy McGill in Saul Goodman si completa quasi interamente, ma di certo non in modo indolore.

Curioso che anche per Jimmy, la trasformazione avvenga nel deserto (come per Walter White, i parallelismi scorrono potenti in questa serie), ormai calato sempre più nel ruolo, anche grazie a dei capi di vestiario sempre più appariscenti, che sembrano sottolineare il gusto per il teatro dell’ex Jimmy. In questa stagione assistiamo al modo in cui il neonato Saul Goodman abbraccia completamente quella tipologia di clienti che per altri avvocati, sono la feccia da evitare.

“Con questa mossa, facciamo un altro passo in direzione di Breaking Bad”, “Non so se ne ho davvero voglia”
Una reazione esagerata, una chiara presa di posizione contro gli studi legali, enormi e blasonati che Saul si diverte ad umiliare (come fa con quello di Mesa Verde), un po’ a voler ancora infierire a distanza sul fratello, il cui cognome McGill, faceva bella mostra di sé nel nome di uno di questi studi legali Hamlin, Hamlin e McGill sì, ma non tu Jimmy, tuo fratello, quello considerato da tutti. Ecco perché nei corridoi del tribunale la trasformazione da McGill a Goodman si consuma, quando il protagonista prende a male parole l’odioso Howard, in una prova di recitazione sopra le righe e per questa magnifica di Bob Odenkirk, che recita come uno che sa di essere tornato nei panni del personaggio della vita, ed è pronto a dare davvero tutto.

Il modo feroce con cui Saul decide di diventare “L’amico del cartello” è la sua reazione, il suo modo di affermarsi, anche se proprio come Walter White, lo porterà a giocare un gioco molto più grande di lui. La lunga attraversata del deserto (con Mike come angelo custode armato) segnerà per sempre la metamorfosi del personaggio, quel poco di innocenza che Jimmy ancora conservava, la perde completamente in quel caldo torrido.

“Il dentista dovevo fare, lì si fanno i soldi veri!”
Quello che esce dal deserto è un personaggio nuovo, anzi uno che noi conosciamo bene, si chiama Saul Goodman e persino il suo cambio di motto (le iniziali sulla valigetta, che ora vogliono solo più dire “Just Make Money”) sono il suo manifesto programmatico.

Le strade che scegliamo di percorrere ci mettono su una determinata strada, sono queste le parole di Saul a Kim nel finale, ed è proprio lei quella che forse più di tutti, farà la scelta più difficile restando accanto a Saul malgrado tutto, malgrado soprattutto le minacce di Eduardo "Lalo" Salamanca, interpretato da Tony Dalton… ora che ci penso, in questa serie niente caratterizzazione in base al colore dei vestiti come per “Breaking Bad”, però tutti hanno un nome “virgolettato”.

Quello che sappiamo è che Kimberly "Kim" Wexler non era presente in Breaking Bad, a questo punto solo lei resta l’ultimo appiglio ad una vita quasi normale per il protagonista, Saul che ormai è all'ultimo passo dal trasformarsi completamente nel viscido legale che si presentava a Walter White, forte di un’esperienza di vita simile alla sua, pronto ad essere il suo Tom Hagen, solo vestito molto peggio di Robert Duvall in “Il Padrino” (1972).

A mani basse, l’MVP della serie.
Per veder far fare a Saul quell'ultimo decisivo passo, dovremmo attendere la stagione finale di “Better Call Saul”, questa volta non farò l’errore di lasciarla a bollire troppo sul paginone di Netflix, come ho fatto per le stagioni tre, quattro e cinque.

10 commenti:

  1. Non leggo troppo perchè io mi sono fermato ad un punto molto preciso, ovvero la fatidica puntata del Processo.
    Continuo a non essere un tipo da serie, a lasciare per strada anche quelle più interessanti e con "Saul" ho scelto di fermarmi a quell'episodio perchè chiudeva in modo straordinario una linea narrativa che si era sviluppata lentamente tra le due stagioni.
    Conto di riprendere prima o poi.

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    1. Hai fatto bene perché é una serie che richiede un suo passo, ho provato a seguirla un episodio a settimana, poi una stagione intera, ma ho capito che per apprezzarla devo vedere più stagioni ravvicinate, ma colla dei buchi nel mio cervello. In ogni caso, va vista perché é davvero ottima. Cheers!

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  2. Rientro nella categoria di quelli che hanno perso le giornate a (ri)guardare le puntate di seguito, ad aspettare con ansia quelle nuove e sviscerare internet alla ricerca di dettagli che mi sono perso in ognuna.
    Niente tempi morti come in BB, dove le parti familiari le passavo veloci perché per me erano superflue e si potevano riassumere in "Skyler che rompe i co@lioni".
    In un'ora di BCS infilano una tale quantità di VITA che pare sia passata una settimana, vale ogni singolo secondo. L'unico mio rammarico è che la prossima stagione (quando esce?!) sarà anche l'ultima e difficilmente troverò altre serie altrettanto interessanti. Persino Your Honor per me è stata una grossa delusione, caricata e allungata più del necessario e dove il personaggio che ha dato il via a tutto è risultato poi quello più inutile.

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    1. Devo ancora iniziarla “You honor” ma BCS gode del fatto di avere una linea già tracciata, quindi non perde mai tempo malgrado il ritmo lento, che è proprio quello giusto per questa storia, questa serie sta alzando davvero l’asticella della qualità. Cheers!

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  3. Serie enorme che nulla più deve inchinarsi al fratello maggiore... e sì che l'idea iniziale era che fosse una commedia leggera, in contrapposizione rispetto ai toni più drammatici e gravi di BB.

    Con tutto che poter vedere le puntate tutte insieme sicuramente trasmette ancora di più l'immersività nella storia, qua la si guarda un episodio a settimana fin dalla prima stagione!
    Menzione particolare va fatta, secondo me, per Lalo perché non era certo facile introdurre un ulteriore personaggio mai visto in BB in un punto così avanzato della storia.

    Nathan

    Ps: c'entra poco con BCS, ma segnalo che sul "canale" Star di Disney+ hanno messo quasi tutto Burn Notice (dico quasi perché mi sembra manchi il film intermedio di serie dedicato a Sam Axe/Bruce Campbell)... è già partito il rewatch XD

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    1. Sto facendo amicizia con Star, grazie per l'ottima notizia ;-) Su BCS poco da aggiungere, siamo ad altissimi livelli. Cheers!

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  4. Ringrazio anch'io il lockdown di un anno fa (un anno?!?) per avermi dato il tempo di recuperare tutto questo BCS, partito fin troppo lento e dilatato e come te abbandonato alla seconda stagione.
    Esplode con calma, ma lo fa in un modo che ora non se ha già superato nella sua costruzione l'originale BB o c'è molto vicino. Ringrazio i patiti dei dettagli che notano tutti i più piccoli collegamenti risparmiandomi fatica, twitter una garanzia in questo. Ora non resta che aspettare l'ultimo giro e chissà che fuochi d'artificio partiranno.
    Saul Goodman fra i migliori personaggi seriali di sempre? Quasi mi sbilancio e dico di sì.

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    1. Lo penso anche io, se consideriamo che è nato come personaggio di contorno in una serie più grande, il suo percorso è incredibile, come del resto questa serie, piena di particolari e di personaggi scritti e recitati alla grande, mica male per un semplice “Spin-off” ;-) Cheers

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  5. Caspita, forse l'ultima serie rimasta che seguo ancora con passione. Lasciata la trama principale del fratello, non ha fatto che aumentare di qualità. Mi piace anche come pian piano scoprono dei dettagli nuovi sui personaggi classici di BrBa, nonostante ne conosciamo i destini ci tiene ancora incollati alle loro vicende. Poi Jimmy e Kim solo fuochi d'artificio! Ottimo pezzo Cass!

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    1. Sono d'accordo, la sotto trama del fratello è molto bella, ma liberi da quella "zavorra" la serie decolla, ti ringrazio molto! Cheers

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