lunedì 17 agosto 2020

The Tax Collector (2020): ogni città le sue tasse ha, che pagare dovrà (Shia lallalàlaBeouf)

Sono sempre pronto a riconoscere i tratti da autore di un regista, sul serio, concedo questo beneficio a chiunque anche ad esempio a uno come Michael Bay, quindi perché non dovrei farlo per David Ayer?


Sicuramente si tratta di un mio difetto di cinefilo, se un regista riesce a mantenere una certa continuità tematica nei suoi film, io non posso che apprezzarlo. Sicuramente “The Tax Collector” è David Ayer al 100%, non solo perché il film lo ha scritto e diretto, quando più che altro per i suoi temi: amicizia maschile tra tipi tosti, un certo realismo nella messa in scena (anche delle scene d’azione), uno stile ricercato e una coppia di protagonisti che parlano del più e del meno, mentre sbrigano i loro affari, che siano Denzel e Ethan in “Training Day” (2001), Jake e Michael in “End of watch” (2012) oppure i carristi di Fury.

David Ayer impegnato in una difficile inquadratura (oppure a toccare le poppe alla donna invisibile, non è chiaro dalla foto)
Ecco, bisogna dire però che per quanto io possa apprezzare tutti questi segni di continuità, e malgrado la sua durata perfetta (95 minuti titoli di coda compresi), “The Tax Collector” arranca, i difetti abbondano e a tratti David Ayer sembra firmare il bignami del vostro film medio di David Ayer, quando un autore inizia a lavorare con il pilota automatico, si rischia di passare quasi per una parodia di sé stessi, il che non è mai un bene.

La storia è quella di David e Creeper, due tipi tosti che lavorano come "esattori delle tasse", per un signore del crimine di Los Angeles di nome Wizard, il loro compito è quello di raccogliere la quota dagli utili delle varie bande locali. Il casino comincia quando il vecchio rivale di Wizard, torna dal Messico per mettere le mani su tutte le attività, il resto avete già intuito come continua.

Visto che la trama non è certo qualcosa di totalmente inedito, un film così ha bisogno di due protagonisti a cui affezionarsi, due bastardi loschi e tatuati per cui però, gli spettatori devono patteggiare e qui la faccenda diventa davvero grigia: David è interpretato da Bobby Soto, che non è quello di “Una lacrima sul viso”, almeno a vederlo così, ma vi assicuro che per come recita, farà scendere parecchie lacrime sul vostro viso di spettatori, avete presente un palo? Un vuoto pneumatico di carisma? Ecco, da oggi questa capacità di restituire indietro il nulla cosmico al pubblico ha un nome, non si dirà più «Quell'attore è inespressivo» ma «Quell'attore è un Bobby Soto».

Da una lacrima (tatuata) sul viso, ho capito molte cose (quasi-cit.)
Per caratterizzarlo David Ayer, lo rende attaccato alla sua famiglia come lo stereotipo del gangster “Latino”, non aiuta nemmeno che il film cominci con dei titoli di testa, tipo filmino per il matrimonio (uno di quelli economici, molto economici!) con bene in vista le parole: Amore. Onore. Lealtà. Famiglia, e credo anche sole, cuore e amore, il tutto con un bel carattere gotico con cui non si sbaglia mai.

A David Bobby Soto tu la famiglia, devi lasciarla stare, anche perché fa un lavoro da duro, ma appena uno dei tipi a cui deve estorcere denaro inizia a piagnucolare di figli malati e mamme doloranti, il nostro David si scioglie, come un vero cuore di panna.

A cercare di mantenere la quota di “cazzimma” della coppia di esattori, tocca al Creeper, che è interpretato da uno degli attori feticcio di David Ayer ovvero Shia LaBeouf, e qui il soffitto non dico che crolla, ma inizia a scricchiolare mostrando svariate crepe... o Creeper? Vabbè, ignorate questa mia caSSata.

Come on baby, don't fear the reaper Creeper (quasi-cit.)
Shia LaBeouf, cresciuto sotto l’ala protettiva di Steven Spielberg, ha preso parte ad UN FILM CHE NON ESISTE (tutti d’accordo su questo no? Anche perché non accetto discussioni), ma è anche quello che ha partecipato ad una maratona masochistica dedicata ai suoi stessi film, una sorta di “Cura Ludovico” organizzata per espiare molte brutte scelte lavorative. Shia LaBeouf, colui che può alternare prove di manifesto talento a scelte che su questa Bara, gli sono valse il soprannome di Shia LaBluff, un attore che quando si sceglie un ruolo, si cala leggerissimamente nella parte, ecco perché David Ayer ne ha fatto un attore feticcio, dove lo trovate in giro, un altro tanto matto da farsi togliere un dente per interpretare uno dei carristi di Fury, oppure che abbia avuto la bella pensata di farsi tatuare "Creeper" sopra l’ombelico per davvero, prima di interpretare “The Tax Collector”? E se non ci credete… storia vera.

Pare abbia anche una farfallina tatuata sulla caviglia, ma di quella si vergogna.
Ma siamo comunque nel 2020 no? Un anno in cui i film non escono più in sala, ma beccami gallina se non sono accompagnati da una sterile polemica in rete. Quella attorno a “The Tax Collector” è un’accusa di “Brownface” – perché gli americani hanno una parola per tutto, e se non l’hanno la inventano –, che ho scoperto essere quando i bianchi fanno appropriazione culturale pescando, in questo caso dai Messicani, ma anche dai nativi americani.

L’accusa sostiene che Shia LaBeouf non possa interpretare un messicano, ma il problema non si pone, perché guardando il film è chiaro che Creeper è un ragazzo bianco, cresciuto tra messicani, uno che ha assimilato la loro cultura totalmente, a voler fare un paragone potremmo citare il Gary Oldman di Una vita al massimo, ma senza gli intenti grotteschi.

Ha chiamato Robert Rodriguez, vuole indietro le sicarie dei suoi film.
David e Creeper sono due “Hermanos” di colore diverso, ma con il cuore (tatuato) dallo stesso lato, il film li segue durante la loro giornata tipo, fatta di soldi da portare a Wizard, dialoghi da “gangsta”, latine poppute, e una serie di personaggi poco raccomandabili, tutti descritti con estrema serietà, credendoci proprio tanto (tantissimo!), in quello che potrebbe essere l’episodio di Gomorra girato meglio di sempre, oppure più semplicemente, David Ayer che fa David Ayer con il pilota automatico inserito.

“Per l’ultima volta no, non siamo parenti”
Si perché alla fine dopo il dodicesimo dialogo sull’onore, il rispetto e soprattutto la famiglia, i personaggi cominciano a latitare e quello che resta è un montaggio “smarmellato” (si, è un termine altamente tecnico), che ci ricorda che dopo il suicidio artistico di Suicide Squad, David Ayer non è mai più stato lo stesso e chissà se tornerà ad essere quell’autore completo, che aveva abbracciato storie di uomini e cinema di genere come non vedevamo accadere dai tempi dello Scott giusto oppure di Walter Hill, giusto per fare qualche grosso complimento ad Ayer.

Per assurdo Creeper, il personaggio più criticato, interpretato dal più criticabile dei talenti, è anche l’unico motivo a rendere un minimo memorabile (ed interessante) questa soap opera messicana, diretta spesso con un taglio da videoclip Hip Hop intitolata “The Tax Collector”. Con il pizzetto e i capelli giusti, le orecchie a “cavolfiore” - quelle per fortuna finte, a differenza del vistoso tatuaggio -, il Creeper di Shia LaBeouf, nella gara dei personaggi che si atteggiano credendoci tantissimo, è quello che vince a mani basse, ma anche l’unico per cui viene un minimo voglia di patteggiare.

Anche un po' meno di così David, anche meno!
Senza rivelarvi nulla di una storia, che sono sicuro avete già capito come si sviluppa (e come termina) solo dalla mia breve sinossi, quando arriva l’ultima mezz'ora di “The Tax Collector”, da spettatore dovresti esserti affezionato a tutti i personaggi, dovrebbe importati qualcosa della loro sorte, invece quando David Ayer finalmente archivia i dialoghi sulla famiglia e decide di far volare un po’ di pallottole, per quanto le scene siano ben dirette, l’interesse per i personaggi è già scivolato sotto le suole delle scarpe, il “Fattore BS” (Bobby Soto) colpisce fortissimo e affonda il film.

Un peccato, perché Ethan Hawke in “Training Day” era il tipo regolare, l’uomo più bianco d’America, da seguire nella sua discesa in un mondo a noi spettatori sconosciuto, quello della gang di Los Angeles. Mentre David e Creeper sono due cresciuti e formati proprio in quel mondo, peccato che molto nella costruzione dei personaggi sia stato affidato agli attori (o a dei cliché narrativi) e Shia LaBeouf, che si fa tatuare come Viggo in un film di Cronenberg per la parte, messo accanto al buco con l’inutilità intorno noto come Bobby Soto, non dico che possa passare per Marlon Brando, ma almeno per un Mickey Rourke particolarmente sul pezzo.

“Vuoi andare a casa o vuoi andare in prig… no scusate, era la battuta di un altro film”
Va sprecata anche la sparatoria con sicari con maschere da teschi e cappelli da cowboy, che ricorda un po’ una versione in piccolo (ma girata meglio) del finale di 3 from Hell di Rob Zombie, insomma è bello vedere un autore come David Ayer, che dopo aver preso un sonoro montante seguito a ruota da un destro, sia tornato al cinema che conosce meglio, senza prendere la sua impronta, ma il risultato è comunque un film che sembra già un titolo minore della sua filmografia.

Peccato, perché da David Ayer io mi aspetto sempre qualcosa, in un cinema strapieno di super calzamaglie, uno come lui in fissa con le storie da uomini ci vuole, anche se questa volta é andata muy malo.

16 commenti:

  1. Non so... uno che si chiama Bobby Soto dovrebbe starmi perlomeno simpatico e invece mi sa che sto film lo salto. Di Shia hai detto tutto, pure di quel film là dove era un gran figlio di Indiana.
    Secondo me Steven si divertiva a seguirlo nella serie Even Stevens e l'ha preso per quello. Là almeno era divertente.

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    1. Dovresti curare una retrospettiva sul tuo quasi omonimo, ma sarebbe molto breve ;-) Molto probabile che sia andata così, altrimenti non ho altre spiegazioni. Cheers!

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  2. Ok, salterò a piè pari anche questo, grazie per il servizio! ��

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    1. Dovere, continuerò a guardare i film di David Ayer finchè non diventerà la promessa che era destinato ad essere, oppure morirò provandoci ;-) Cheers

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  3. Lo guarderò lo stesso....comunque Shia peccato per questa sua discontinuità, e quel basso bassissimo..

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    1. Davvero, ha lo spirito giusto é quando accende l'interruttore sa il fatto suo, il problema é il resto del tempo. Cheers!

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  4. Una cosa è sicura: un regista che fa sembrare LoBuffo come "Mickey Rourke particolarmente sul pezzo" un regista a cui stringere la mano. Oppure, quanto male deve recitare Bobby Soto per far risplendere LoBuffo? :-D
    Ah, quanto umorismo gratuito si potrebbe fare con elementi come questi: mi sa che vedrò il film solo per sghignazzare :-P

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    1. Non riesco a capirlo, ma LeBluff dovrebbe mettere a contratto una clausola per recitare sempre accanto a Bobby Soto, a quel punto diventerebbe davvero una sorta di nuovo Brando ;-) Cheers

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  5. Onestamente non so se ce la faccio a reggere un film che si poggia unicamente su Shia LaBeouf. Sorry Capo, ma nonostante Ayer, questo lo salto senza manco pensarci.

    P.S.: ma la signorina armata pesante della foto n.5 come si chiama? Chiedo per un amico...

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    1. In effetti in questo film un paio sono davvero pesantemente armate, nella fattispecie questa é (tieniti forte): Cheyenne Rae Hernandez ;-) Cheers

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  6. Ma sei sicuro, Cass?
    No, perche' io ne IL DESTINO DI ATLANTIDE non l'ho visto.
    Perche' e' QUELLO, il quarto episodio di Indy.
    No?
    Shia Laboeuf...
    Che dire, di lui.
    C'era un periodo in cui era davvero lanciatissimo.
    Poi ha ben presto stufato tutti, a furia di impersonare il ragazzino a tutti i costi, coi lipidi in sempre piu' imbarazzante aumento.
    E adesso? Ha deciso di seguire l'esempio di Wood e di Radcliffe e di mettersi a fare il pazzo fuori di testa?
    Mah.

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    1. Il problema è che non sta facendo ruoli da matto, io credo che sia abbastanza toccato sul serio ;-) Cheers

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  7. Ayer è un regista, ma anche sceneggiatore veramente sopravvalutato. Ancora non riesco a capire dove fosse tutta sta bellezza in "Training Day", che unito a quella piatta regia di Fuqua ne fa uno dei più sopravvalutati polizieschi di sempre. Poi è vero, come scrivi, che lui ha sempre portato avanti le sue tematiche, ed infatti la sua filmografia è logorante.

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    1. Non vedo l'ora di rivedere "Training day" ai tempi ne feci una malattia per quanto mi piaceva ;-) Cheers

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    2. Addirittura? Io l'ho sempre trovato un film molto gonfiato

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    3. L'oscar a Denzel aveva attirato parecchie attenzioni, da tempo vorrei rivederlo per valutarlo con uno sguardo adulto (o presunto tale). Cheers!

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