mercoledì 12 agosto 2020

Relic (2020): l'orrore, quello che spaventa davvero

Nella vita ci sono poche certezze, forse essenzialmente due: la morte e le tasse. Anzi nel secondo caso se avete abbastanza pelo sullo stomaco, gli agganci giusti e un passaporto a portata di mano, potrete anche riuscite a schivarle (per un po’), ma dalla prima non si scappa.


Oggi sono in vena di assoluti, quindi vi dico che se mi state leggendo, è perché avete avuto dei genitori. Per tutta la vita ci sentiamo dire che prima o poi, arriverà il momento di salutarli, il cerchio della vita e tutte quelle cose stile “Il re leone” che conosciamo tutti. Si ok, ma poi quando il momento arriva cosa fai? Nessuno ha il libretto d’istruzioni, la procedura da seguire in caso di lutto.

“Relic” è l’esordio alla regia dell’australiana Natalie Erika James, che si era fatta un nome grazie ad alcuni cortometraggi che avevano fatto il giro dei film festival giusti. Australiane sono anche le tre donne protagoniste della vicenda: nonna Edna (Robyn Nevin) sua figlia Kay (Emily Mortimer) e la nipotina Sam (Bella Heathcote).

“Non volevo venire a trovare la nonna, anche Cappuccetto Rosso è finita male!”
Per giorni Edna scompare, viene ritrovata in evidente stato confusionale solo qualche tempo dopo, impegnata a divorare pagine del suo diario e a comportarsi in modo strano, quelle strane macchie nerastre sul corpo non fanno pensare a nulla di buono, il comportamento della nonna poi, fa stare tutti ancora meno tranquilli.

Il film prodotto tra gli altri anche da Jake Gyllenhaal, utilizza tutte le armi messe a disposizione dal Body Horror e dal cinema dell’orrore in generale, ma l’intento di Natalie Erika James non è quello di farvi saltellare sulla vostra poltroncina per qualche spavento facile. Badate bene, i momenti horror non mancano e sono davvero ben fatti, per certi versi “Relic” sembra un The Visit molto meno ruffiano nei trucchetti, e decisamente più concentrato sul messaggio che vuole fare arrivare al suo pubblico.

Il tipo di paura che prima o poi tutti dovranno affrontare.
I singoli momenti horror sono davvero efficaci, non voglio anticiparvi nulla della trama ma sappiate che la decadenza fisica di Edna si traduce in passaggi molto riusciti, sia per effetti speciali, che per messa in scena. Ma sto girando intorno alla questione, la vera forza di “Relic” sta nella sua capacità di farti immedesimare: vedere una persona amata, magari un genitore, qualcuno che ci ha dato il barometro morale e i valori per provare ad affrontare questo gran casino chiamato vita, inchiodato in un letto, attaccato alle macchine e deformato dalla malattia, non è una visione quasi orrifica? Non è qualcosa che fa paura?

Il genere Horror è da sempre stato questo, quello dei mostri e del sangue e delle biondone poppute inseguite da Jason si, ma è soprattutto il genere che parla delle nostre paure, quello che ci ricorda che il nostro corpicino è fragile, con una data di scadenza ignota. Fa paura sentire rumore di passi e vedere un’ombra seguirci per strada certo, ma fa ancora più paura dover riflettere sul fatto che un giorno una malattia potrebbe consumarci oppure peggio, attaccare qualcuno a cui vogliamo bene. “Relic” non fa paura uscendo da un armadio urlando «Bubu... settete!», ma paura perché ti costringe ad immedesimarti affrontando una paura, che poi è quello che l’horror dovrebbe fare sempre.

Tranquilli, non è una Gif animata (per vostra fortuna)
Anche il finale, l’ultima scena, che non vi descriverò nemmeno sotto tortura, che cos’è se non il perfetto finale di un horror, quello in cui quando il mostro è sconfitto e l’incubo apparentemente finito, arriva l’ultima sequenza prima dei titoli di coda, quella che di solito serve per tenersi una porta aperta per un possibile seguito, ma anche a dirti: «dormi preoccupato». Quella scena la trovate anche qui, ma se avete intuito un po’ il tiro di questo film, capirete da voi che non è un momento pensato per potersi garantire dopodomani un “Relic 2”, ma per far pensare al pubblico: GULP!

Insomma, se siete in vena di farvi venire un po’ di sanissima angoscia, “Relic” è un gran bel film d’esordio e quello di Natalie Erika James un nome da tenere d’occhio.

16 commenti:

  1. Magari gli do una possibilità, se riesco a recuperarlo.

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    1. Merita un'occhiata, un piccolo gioiellino oscuro in questo 2020 in cui i titoli latitano. Cheers!

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  2. Hai messo già parecchia inquietudine così, senza rivelare molto della trama, quindi già si parte con la strizza perché per lasciare muto Cassidy dev'essere roba tosta! :-P
    Scherzi a parte, sembra una gran bella dritta, in questi periodi di gran magra.

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    1. Descrivere troppo sarebbe stato fare un torto al film, confesso che si, mi ha coinvolto parecchio la trama e l'atmosfera, in questo 2020 disgraziato e povero di uscite questo titolo inquietante é quello che ci voleva, tanto abbiamo la pelle spessa dopo otto mesi di 2020 ;-) Cheers

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  3. Solo tre parole: venduto alla grandissima!
    Mo' vediamo dove e come riesco a recuperarlo...

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    1. Aspetto il tuo parere, sono curioso ;-) Cheers

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  4. Sempre detto, io.
    Gente dannatamente in gamba, gli australiani.
    Sono una garanzia.
    Da loro sono venuti fuori alcuni tra i film piu' pazzi e sregolati della storia del cinema.
    Anche in campo horror.
    Girati spesso con quattro lire ma inventiva a mille.
    Vedro' di recuperarlo.

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    1. Vero, per quello quando leggo "Australia" come Paese di provenienza di un film mi ci getto a pesce ;-) Cheers

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  5. Segnato nella to watch list! Grazie per aver evitato spoiler!

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    1. Evito, al massimo li segnalo, ed ora sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  6. Ma allora gli australiani non sono solo bravi a tennis e a fare il bbq!
    C'è sempre spazio nella mia wishlist per un horror fatto bene e anche inquietante. Me lo segno con una graffetta di Rod Lever! 😜
    Complimenti poi per come hai descritto la scena finale che sovverte il momento "sollievo", quando tutto sembra finito e invece... 👋

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    1. Le dinamiche degli horror rispettate a modino mi esaltano sempre, così come gli Australiani che sanno il fatto loro ;-) Cheers

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  7. Il finale è una delle cose più commoventi, se non la più commovente, che ho visto quest'anno. E stiamo parlando di un film horror. Per me forse tra i migliori horror della stagione, immedesimarsi per chiunque sia ancora vivo è impossibile (prima o poi tutti dobbiamo invecchiare o dobbiamo avere a che fare con un caro che invecchia insomma).

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    1. Tu usi l'espressione commovente, io ho parlato di toccante, non proprio le parole che normalmente volano quando si tratta di un Horror no? Sul serio, questo film è un gioiellino in questo scarno 2020. Cheers!

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  8. L’Alzheimer è una malattia parecchio horror e infame. E parlo per esperienza personale giacché mio padre vi è poi morto. Una malattia che consuma sì chi vi è colpito ma anche i parenti vicini. Vedere il proprio genitore regredire fino a dimenticarsi di te ma anche di sé stesso, diventare violento, è un qualcosa che non auguro a nessuno. La quotidianità assume un carattere soffocante, un perenne navigare l'angoscia. Ha quindi del notevole il modo in cui l'esordiente Natalie Erika James (la cui nonna ha avuto l'Alzheimer) racconta l'orrore insito nella malattia e nei legami che vengono minati. Come lei stessa dice in una intervista a proposito di questo rapporto governato dalla malattia "C'è un senso di familiarità in loro, ma c'è anche un tale senso di non familiarità, di alterità e inesattezza, stai letteralmente vedendo qualcuno deperire". E in tutto questo tu non puoi farci nulla. Come nel film ciò che è famigliare diventa estraneo, la casa si lega al suo proprietario e diventa un luogo sconosciuto anch'essa. Ho trovato apprezzabile il modo in cui questo viene reso nel film e il come tutto poi precipita. Il finale... SIMIL SPOILER... Il prendere atto che la minaccia più grande è altro e che la persona malata resta fragile, un corpo da proteggere. Film decisamente da vedere. Grazie per averlo suggerito.

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    1. Hai centrato in pieno il punto, mi dispiace della tua triste storia ma mi fa piacere aver suggerito un titolo che merita, anche perché ha saputo toccare un argomento così delicato davvero bene, Natalie Erika James è da tenere d’occhio ;-) Cheers

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