sabato 1 agosto 2020

Judge Dredd - Toxic di Paul Jenkins (2020): make Mega City One great again!

Continua la mia sortita tra le strade di Mega City One, ad attirare la mia attenzione è stato il nome dell’autore, Paul Jenkins è un ragazzotto Inglese che garantisce sempre ottime letture.

Jenkins insieme al disegnatore Jae Lee, ha rilanciato gli Inumani di casa Marvel, portandosi a casa anche un Eisner Award. La sua lunga sequenza di storie sulle pagine dell’Uomo Ragno non era niente male (la storia con zio Ben che portava Peter ad una partita dei Chicago Cubs, mi è rimasta nel cuore) mentre il suo Sentry, era un'ottima operazione di retro continuity che portava in scena un bel personaggio, sputtanato molto presto da Brian Michael Bendis, ma questa, é un'altra storia.

Ma prima o poi ogni autore di fumetti Inglese deve affrontare un’icona come il giudice Dredd, Jenkins lo ha fatto con la miniserie in sei numeri intitolata “Toxic”, una storia che esula dalle trame che vedono impegnato Dredd tra le pagine della sua serie principale, che procede senza sosta su “2000 AD” dal 1977.

Sarete anche influenti, ma contro la mascella di Dredd si sono schiantati tutti.
“Toxic” è una storia quindi “fuori continuity” come diciamo di solito noi nerd, in cui Paul Jenkins si concentrata su un aspetto in particolare di Mega City One: il suo scarico fognario.

Immaginate che bel posticino debba essere la fognatura di una megalopoli sovrappopolata come quella dove agisce il giudice Dredd. Proprio per questo i lavoratori che ogni giorno sono impegnati a garantire il funzionamento degli scarichi, oltre ad essere infetti e mutati da tutto lo schifo che si può trovare lì sotto, sono anche una lobby piuttosto potente.

La trama comincia quando una nuova razza di parassiti senzienti, viene ritrovato in simbiosi con il corpo di uno di questi operai. Cosa fare? Sterminarli tutti senza pietà come vorrebbero i lavoratori, oppure gestirli per quello che sono, una forma di vita senziente e in quanto tale, con dei diritti?

L’incontenibile gioia del giudice. Sembro io il lunedì mattina.
Paul Jenkins in pochissime pagine, riesce a mettere Dredd davanti ad una crisi di rifugiati, che non è altro che una riuscita metafora della questione degli immigrati e della complicata convivenza, un tema caldo in tutto il mondo, spesso cavalcato da politici, fatemi dire bigotti (perché scrivere coglioni non sta bene), pur di avere la meglio nei sondaggi.

“Judge Dredd” è sempre stato un fumetto satirico, nato nel 1977 in un Inghilterra in cui il Punk, era solo l’espressione musicale - per quanto rumorosa e aggressiva -, di una voglia di rivolta che è parte stessa del personaggio. Quindi Jenkins si conferma uno scrittore competente, uno capace di capire sempre la natura dei personaggi di cui scrive le storie.

Forse il problema principale di “Toxic” resta il fatto che ad un certo punto, la trama diventa fin troppo maldestramente satirica, infatti a cavalcare il malcontento dei lavoratori fognari di Mega City One arriva… Donald Trump!

Dredd sarebbe comunque un presidente migliore di Mr. Arancione.
I capelli arancioni, l’abuso di fondotinta e auto abbronzante, la cravattona rossa, se escludiamo per un momento le menate che dichiara (oppure scrive su Twitter), “The Donald” è una caricatura perfetta per venire sbeffeggiata nei fumetti, per certi versi ha tutte le caratteristiche di un Lex Luthor oppure di un Kingpin (anche se molto meno intelligente) qualunque, un super cattivo da fumetto che Paul ha pensato bene di inserire nella trama.

Capitemi, non troverete nessuno più di me pronto a godersi una critica contro “Mr. Arancione”, ma qui Paul Jenkins calca un po’ troppo la mano, e la sua riuscita metafora viene monopolizzata dalla versione cartacea del controverso presidente, che trova il modo di risultare fastidioso anche tra le pagine di un fumetto!

Un peccato perché la trama, aveva preso il passo giusto, tra nidi di parassiti giganti e la solita dose di azione, che con il risoluto giudice di Mega City One, non manca mai.

Con un nido pieno di mostri, ogni storia migliora di colpo.
Le matite di Marco Castiello, non sono particolarmente affascinanti ad una prima occhiata, ma risultano decisamente efficaci nel riprodurre i personaggi e il tema volutamente grottesco di una storia in cui la sporcizia la fa da padrone.

Un'altra tranquilla giornata in tribunale.
Una menzione speciale la merita il barbuto giudice Scammon, il compagno di Dredd che lo supporta in questa indagine, un giudice tosto che si lascia coinvolgere dalle vicende dei lavoratori e dei parassiti alieni, che forse avrebbe meritato più spazio, ma “The Donald” resta ingombrante anche a fumetti.

In generale però, “Toxic” resta un’ottima lettura, prossimamente cercherò di portare altre storie del giudice Dredd su questa Bara!


2 commenti:

  1. Parlare del Giudice è sempre cosa buona e giusta, aspetto altre chicche. Ricordo quando uscì il primo numero di questa, volevo leggerlama poi l'ho persa di vista e mi sono distratto: contento di trovarla qui ;-)
    P.S.
    Sono in fila alla posta e la tua rece mi ha tenuto ottima compagnia ^-^

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    1. Ho puntato dritto al volume con la raccolta, in questo periodo mi sto buttando sui fumetti del giudice, spero di scovare altri da presentare. Dredd apprezzerebbe il fatto che tu abbia rispettato la fila, ben felice di averti fatto passare l'attesa ;-) Cheers

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