martedì 25 agosto 2020

Il Triello - il buono, il brutto, il discreto (speciale oriente): Gundala, First Love e Ip Man 4

Visto che avete gradito il formato inventato da Quinto Moro, oggi userò il Triello per parlarvi di tre film del 2020, uno buono, uno decente ed un altro decisamente brutto. Solo per oggi questo Triello sarà completamente dedicato alle ultime visioni provenienti dall'estremo oriente, se volete potete leggere tutto facendo lo sguardo da Clint Eastwood.
IL BUONO
First Love (2020)
Nel tempo che io impiegherò per scrivere questo post, il buon vecchio Takashi Miike molto probabilmente dirigerà altri otto film. Definirlo prolifico sarebbe riduttivo, parliamo di un regista che ha firmato il suo centesimo film nel 2017 e da allora ha continuato a sfornare titoli senza sosta. Anche se bisogna dirlo, non tutte le ciambelle gli sono riuscite con il buco, almeno fino a questo “First Love”. Un Miike vecchia scuola, non a caso scritto insieme al vecchio compagno di ciambelle merende Masa Nakamura, i due insieme hanno lavorato a circa sette film (ma potrei essermene perso qualcuno lo confesso), tra cui il divertente “Sukiyaki Western Django” (2007).

“First Love” comincia mettendo tutti i pedoni sulla scacchiera, un inizio tutto sommato in controllo per Miike, che ci presenta subito il suo pugile di nome beh, Leo (Masataka Kubota), uno che promette bene sul ring se non fosse che a fermare la sua carriera ci pensa subito un grosso avversario: un cancro al cervello.

"Io sono il cagliaritano giapponese Piddu Leo e ambisco al titolo della mia categoria: Pesi Piuma!" (quasi-cit.)
Nessuna storia può essere completa senza una donna, quella di questo film si chiama Monica (Sakurako Konishi), anche se questo è il nome da strada che utilizza quando viene costretta dai suoi aguzzini a prostituirsi, è un film di Miike no? Tutto normale quindi, andiamo avanti.

Un pugile senza nulla da perdere, una bella ragazza con tanti nemici e un titolo, che vi fa già capire che direzione prenderà la storia, nel mezzo mettiamoci un po’ di questi loschi figuri: assassini guidati dal corrotto Kase (Shota Sometani), yazuka con il vizietto del doppiogioco e anche uno sbirro, corrotto anche lui di nome Otomo (Nao Omori, una vecchia conoscenza dei film di Miike).

Altro materiale per la mia stramba teoria dei buoni film, con almeno una scena in metropolitana.
“First Love” sembra una storia dominata dal caso, di fatto è il più classico dei “un ragazzo incontra una ragazza” intinto in salsa Miike, quindi quello che avviene per caso, in realtà dal punto di vista dell'autore denota un totale controllo, perché il regista sa benissimo quando far respirare la sua storia (e i suoi personaggi) e quando invece darci dentro con trovate grottesche, che riusciranno anche a farvi ridere in base al vostro livello di umorismo nero, il mio da sempre, é piuttosto altino, il nome del blog può confermarvelo.

Non ho idea di come si dica Una vita al massimo in giapponese, ma mentre guardavo “First Love” mi sono ritrovato più volte a pensare al film dello Scott giusto, forse alla ricerca di un modello occidentale di riferimento. Ma il bello dei film di Miike è il suo modo di ribaltare per aria la scacchiera, spargendo da tutte le parti le pedine che aveva così diligentemente posizionato. In poco meno di mezz'ora il regista presenta personaggi e dinamiche e poi ci butta nel vivo dell’azione, senza prendere più prigionieri.

"Drexl? Chi è Drexl...?" (cit.)
La lotta per la sopravvivenza dei due protagonisti, è caratterizzata da incontri e situazioni sempre più esagerate, con personaggi che sembrano usciti da un film horror e un controllo notevole del racconto. Forte di centinaia di pellicole dirette, Miike può permettersi veramente di tutto, anche di ruotare la macchina da presa nei momenti più impensabili, regalandoci inquadrature in verticale, quando qualunque altro regista opterebbe per qualcosa di ben più canonico.

Esattamente come altri suoi film (sto pensando a “Happiness of the Katakuris” del 2001), Miike ad un certo punto trasforma il suo film in un cartone animato, per portare in scena una lunga sequenza d’azione che per essere diretta, avrebbe richiesto almeno la consulenza di George Miller, quello di Mad Max però non quello di “Happy Feet”, visto che parliamo di animazione.

Cartoni animati giapponesi / voglio un'alabarda giapponese / fatta di mercurio giapponese (cit.)
Insomma, “First Love” ci regala nuovamente un Miike in versione vecchia scuola, non si può certo pretendere che ogni suo film sia al massimo considerando quanto lavora, però è bello sapere che puntualmente quel pazzoide è ancora in grado di regalarci una delle sue follie.

IL DISCRETO
Gundala (2020)
Viviamo in un momento in cui se tiri un calcio al muro, ti cascheranno in testa dieci film di super eroi. Ormai ci sono super eroi per tutte le nazioni, persino Putin ha lanciato la sua versione dei Vendicatori.

Io pensavo che il primo super eroe indonesiano fosse Iko Uwais.
Abbiamo bisogno che anche l’Indonesia si iscriva alla partita con il suo super eroe? Penso proprio di no, ma glielo dite voi vero? Io non ci discuto con gli Indonesiani, che sono partiti a testa bassa per portare sul grande schermo il loro universo supereroistico, basato sui fumetti della casa editrice locale, la Bumilan.

Il primo capitolo è proprio questo “Gundala” che di fatto è una sorta di Iron Man Indonesiano almeno per ambizioni, ma in termini di risultati batte ai punti Bloodshot e posso dirlo, buona parte dei film della Distinta Concorrenza. A parità di serietà di fondo, almeno qui l’azione è diretta come si deve, quindi già mi aspetto i cori: Gundala, il più bel film del DCEU dai tempi di Il Cavaliere Oscuro.


"O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cat...", "Ti prego dammi altri pungi ma non citarmi più quel film!"
“Gundala” ha tutti i crismi della storia di origini, del protagonista e della sua nemesi, che come Unbreakable ha ben spiegato a tutti, tante volte possono essere due facce della stessa medaglia. Iniziamo dai difetti, quelli che relegano il film nella porzione “discreto” di questo Triello: la pellicola di Joko Anwar (quello di Impetigore) si prende il suo bel tempo per portare in scena il protagonista, iniziando a raccontare la sua storia da bambino, tra le luride strade di Jakarta. Con 123 minuti di durata la storia spazia e spesso mette davvero troppa carne al fuoco (proprio come qualunque altro film della Distinta Concorrenza), quindi armatevi di santa pazienza e mettete in conto archi narrativi che restano incompleti, forse tessuti in vista dei prossimi titoli super eroistici se mai ci saranno, lasciatemi l’icona aperta, su questo punto ci torniamo.

La questione dei super poteri del protagonista viene sbrigata in un attimo, Gundala non muore se colpito da un fulmine, anzi proprio un fulmine gli ha donato le sue straordinarie capacità, incamerandone l’energia il ragazzo può sprigionarla, il più delle volte a colpi di pugni e calci.

Sono un uomo e vado al culmine. Sono un parafulmine (cit.)
Si perché gli Indonesiano non tentato di scimmiottare nessuno, “Gundala” è ben radicato nel tessuto sociale del Paese, basta dire che il trauma dell’eroe, quello che determinerà il suo futuro destino di (super)eroe, è la morte del padre sindacalista, uno di quelli che all'inizio del film ritroviamo a fare botte con i "crumiri" in tenuta anti sommossa. Se Peter Parker aveva la frase «da grandi poteri derivano grandi responsabilità», Gundala è quello che porta avanti la sua battaglia contro le forze del male proclamando: «Io sono il popolo», capite da voi che la posta in gioco è ben diversa.

Da grandi poteri derivano grandi prese di posizione politiche.
Si perché per tre quarti “Gundala” sembra il romanzo di formazione del vostro ragazzino medio Indonesiano, cresciuto tra le strade luride di una città che sembra un formicaio dove la criminalità brulica e spadroneggia, di pulitino e perfettino in questo film non troverete niente, per certi versi sembra di guardare un Lo chiamavano Jeeg Robot, però con i soldi per sostenere anche il finale grosso con le esplosioni. Solo che trattandosi di Indonesiani e non di Americani, i botti sono le scene d’azione, non voglio fare quello che cita per forza un capolavoro moderno come “The Raid” (2011) per darsi un tono, ma qui bisogna farlo per forza.

Un’immagine che mette in chiaro come mai si parla di ARTE marziale.
I combattimenti sono diretti alla distanza giusta, articolati e coreografati come si deve e gli sgherri sopra le righe con cui deve vedersela Gundala prima di affrontare il “Boss finale”, sembrano cugini di quelli visti in “The Raid 2” (2014). Insomma questo potrebbe essere uno dei pochi film di super eroi, dove i personaggi si menano per davvero, forse Jason Statham dovrebbe valutare di farsi un giro in Indonesia, se vuole fare pace con il genere delle super calzamaglie che aveva (giustamente) criticato da questo punto di vista.

Cresciuto e allevato da tana delle tigri.
Avevo un’icona da chiudere, lo farò ora: "Gundala" per quanto andato benino in patria al botteghino - io l’ho visto in anteprima al Far East Fim Festival 2020, comodamente sul divano di casa mia -, ha incassato meno dell’altro film dello stesso regista in concorso, l’horror Impetigore, questo mette un po’ a rischio l’universo cinematografico appena nato, ma ci fa riflettere su un altro punto.

Gli Indonesiani fanno un film "per tutti", sulle origini di un super eroe locale, ficcandoci dentro temi sociali espliciti e gente che viene spezzata a suon di calci e pugni, questo vi fa capire non solo i gusti dell’intero Paese, ma anche perché all'inizio vi ho detto che con gli Indonesiani, se avete qualcosa da criticare, lo fate voi, io col cavoletto che ci discuto!

IL CATTIVO
Ip Man 4 (2020)
Devo essere onesto, più che davvero “cattivo” questo nuovo (ultimo?) “Ip Man” è un po’ sciatto, non possiamo certo lamentarci davanti ad un film che può permettersi Donnie Yen e Scott Adkins, impegnati a darsele sulle corografie di Yuen Woo-Ping, sul serio, giù il cappello davanti a tutti questi nomi!

Il problema è che ormai lo sappiamo, i film provenienti dalla Cina hanno l’obbligo morale di raccontare (anche) quando la Cina sia il posto più bello del mondo, quindi sfoggiano un tale livello di orgoglio nazionale che a confronto Rocky IV sembra un film intimista.

In questo senso la saga di “Ip Man” ormai era diventata un’agiografia, cioè lo è sempre stata fin dal primo capitolo, ma ormai abbiamo raggiunto livelli di santità cinematografica incredibili.

"Tu, tirami il dito..."
“Ip Man 4” se ne frega di avere per le mani un divo come Donnie Yen, ormai popolare anche fuori dai confini nazionali, non si cura nemmeno di aver affidato il ruolo del cattivo ad un altro nome noto come quello di Scott Adkins. A dirla proprio tutta, se ne sbatte anche di conquistare un mercato straniero con questo film, diciamo che hanno più o meno la stessa voglia di Donnie Yen di lasciarsi oscurare dal mito di Bruce Lee, che a pensarci sarebbe stato un altro gancio per ammaliare gli occidentali. No, “Ip Man 4” è un film cinese per cinesi, in cui i cattivi sono gli occidentali proprio come nel secondo capitolo, ma a campi invertiti.

Per Donnie Yen, ormai il maestro Ip Man è il ruolo ultra popolare con cui tutti lo invocano in patria, nella sua nuova avventura Ip Man vola a San Francisco (fatto realmente accaduto), ma con svariate libertà storiche a partire dall’età del personaggio. Al momento del suo viaggio americano il maestro aveva 70 anni, ma secondo voi un 50enne (in grandissima forma) come Donnie Yen, da almeno vent’anni fossilizzato ad intrepretare dei trentenni, potrò davvero conciarsi come un vecchietto? Ma che scherziamo? Uno con il suo livello di incontrollabile narcisismo? Giammai!

Non so voi, ma a me tutto sembra, tranne che un uomo di 70 anni.
Ecco, nella storia i cinesi in america sono mal visti, questo si traduce in atti di bullismo di vario livello su tutti quelli che nel film hanno gli occhi a mandorla, anche se alcuni di loro si chiamano Bruce Lee (Kwok-Kwan Chan, ormai sosia ufficiale, con una filmografia da Bruce Lee più lunga di quella dell’originale), alle prese con una notevole rissa in un vicolo con un energumeno barbuto, che niente mi toglie dalla testa, fosse un modo per strizzare l’occhio allo scontro con Chuck Norris in “L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente” (1972).

Quanti film ha fatto il vero Bruce Lee? Ve lo dice il suo imitatore ufficiale.
Per il resto il bullo numero uno del film è interpretato da Scott Adkins, impegnatissimo nella parte di una sorta di sergente Hartman di “Full Metal Jacket” (1987) con i muscoli al posto delle parolacce, un personaggio che urla “stereotipo” ad ogni fotogramma, ma a dirglielo ci andate voi, perché ci tengo a tenermi la testa attaccata al collo.

"Se voi signorine finirete questo corso... e se sopravviverete all'addestramento... sarete i più completi combattenti del mondo" (quasi-cit.)
Cercando di contestualizzare un film che per i cinesi è una specie di evento da festeggiare come il capodanno, “Ip Man 4” resta forzato e grossolano, anche se quando il momento tanto atteso arriva (Donnie Yen contro Scott Adkins), possiamo metterci comodi e goderci la sfida tra Yen perfettamente a suo agio nel ruolo di divo e Adkins leggerissimamente in fomento pieno.

Non ho nemmeno capito come mai questa ossessione di far concludere la saga (con una scena finale che sa di definitivo), in patria “Ip Man” continua ad incassare un sacco e Donnie Yen - malgrado non ne abbia nessuna voglia -, potrebbe interpretare il personaggio per almeno altri vent'anni, ovvero quando avrà finalmente l'età di IP Man, ma forse considerato il livello fuori controllo di patriottismo generale, può anche andare bene così.

Alla fine, questa resta la parte migliore del film.
Insomma, “Ip Man 4” è un film cinese su una delle più grandi icone della Cina, interpretato da uno dei più grandi divi di tutto il Paese, quindi bisogna prenderlo con i suoi pro e i suoi contro, spero solo che Donnie Yen non legga mai che ho dato del “Brutto” al suo film, altrimenti troverete un abitante di uno strambo Paese a forma di scarpa nel ruolo del cattivo in “Ip man 5”.

18 commenti:

  1. Al solito, con ordine:

    1- coi lavori di Miike sono rimasto indietro di parecchi giri. Di questo in particolare ricordo che avevo letto qualcosa in giro (Calci? Nocturno?) e mi aveva incuriosito, ma nulla più. Appena riuscirò a metterci gli occhi sopra, il buon Miike ne avrà sfornati altri 10 e il mio inutile inseguimento continuerà ancora.

    2- buio totale. Ma se in qualche maniera (seppur alla lontana!) mi paragoni il film in questione a "The Raid", allora bisogna recuperarlo senza porsi troppe domande.

    3- anche se bollato come il peggiore del triello, "Ip Man 4" era già in lista. Sia per completezza, sia perché c'è Adkins. Anche se al vecchio Scott dico le peggio cose, sotto sotto gli voglio un bene dell'anima e (di nascosto) guardo tutti i suoi film. Salto il paragrafo e ci rivediamo domani!

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    1. Pensa che è da marzo che lo inseguo questo film, il ToHorror aveva organizzato un’anteprima saltata per Covid-motivi, sì nel frattempo comunque Miike avrà aggiunto dieci altri titoli alla sua filmografia ;-) In quanto Bara Volante sul “brutto” di oggi ho barato, perché non è poi così brutto, solo strapieno di difetti quello sì. Cheers!

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  2. La serie di IP Man mi è sempre piaciuta, ma ammetto che ho visto solamente i primi due. Riguardo a Miike, sarebbe bello riuscire a star dietro a tutti i suoi film nel bene e nel male, ma lo trovo impossibile. Non commento Iron-Man indonesiano dato che sono saturo di supereroi e quindi difficilmente lo recupererò.

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    1. Hai visti i due migliori, anche se il terzo ha delle coreografie di lotta niente male, del resto come il quarto. Ci vorrebbe una piattaforma streaming solo per lui... Miike Prime ;-) Cheers

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  3. Ho retto a malapena il primo Ip Man, non posso credere che ne abbiano fatti altri tre... Temo che non recupererò questi film (io non posso proprio sopportare Sukiyaki Western Django!), però mi è piaciuto molto leggere questo triello tutto orientale! Purtroppo quando c'è stato il FEFF ero in montagna senza connessione, spero meglio il prossimo anno. Bravo Cassidy!

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    1. Un'ottima iniziativa, anche se gli orari non erano proprio comodissimi. Mi sono spinto un po' lontano con questi titoli, domani torniamo in territori più canonici, ho una cosetta in rampa di lancio che mi sta molto a cuore, ti ringrazio molto ;-) Cheers!

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  4. Mi incuriosisce quello di Miike - prevedibilmente. E concordo sulla piattaforma streaming solo per lui 😂
    Ma si è più saputo nulla su quel film con Tom Hardy?

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    1. Da quello che sapevo "The Outsider" è passato ad un altro regista e un altro attore, peccato perché sarebbe stato bello vedere insieme quel matto di Miike e Tommaso Resistente. Cheers!

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  5. Subito su youtube a cercare il combattimento tra Donnie Yen e Scott Adkins! Del resto, chissene... ��

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    1. Ahaaha esatto, anche se il combattimento nel vicolo non è niente male, ma il piatto principale resta Donnie vs Scott ;-) Cheers

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  6. Di Ip man non ho visto gli altri, nonostante le arti marziali, non fanno per me, non conoscevo Gundala, ma se è meglio di Shazam è tanta roba, mentre Miike non vederlo non si può, e poi vado matto per lui ;)

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    1. "Gundala" ha la serietà mostrata fino ad ora dai film della Distinta Concorrenza, però le botte mai viste in quasi nessun film con super calzamaglie, Miike ti aspetta ;-) Cheers

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  7. Non conoscevo i primi due e se mi capita provvederò, mentre "Ip Man 4" l'ho apprezzato di più, forse perché l'ho sempre considerata una saga propagandistica ed agiografica, quindi ero già calibrato per il suo "andare oltre" in entrambe i campi. Se i primi episodi erano film di puro stile Hong Kong, ormai quella città e quella cultura non esiste più, la recente legge in pratica instaura una dittatura morale cinese che sta regolarmente cancellando quel porto franco che Hong Kong è sempre stata: non è più un ponte tra Oriente e Occidente, è un trampolino della propaganda cinese più becera, e purtroppo questo passaggio si nota molto, nella saga di Ip Man.
    Per il resto basta guardarlo esclusivamente per gustarsi grandi professionisti all'opera e dimenticare il resto. Come ogni film asiatico esistente i gwailo devono fare le facce buffe, esageratamente cattive, è proprio un gusto locale e tocca accontentarsi. Però almeno chiamano i grandi per farli volare. Riguardo il combattimento finale, Adkins ha raccontato che il terzo giorno di riprese, il più duro, è arrivato sul set dolorante e ha visto il coreografo che indicava tutte le capriole che avrebbe dovuto fare: è stato molto vicino allo scappare via! :-D
    A proposito di triello, Scott con questo film ha completato il suo in salsa cinese, avendo combattuto contro Jet Li, Jackie Chan e ora Donnie Yen! Capisci che quando lo scrive nel curriculum fa la sua porca figura.

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    1. In effetti non è un brutto film, ma alla fine mi sono ritrovato più colpito non da Donnie, ma dai difetti del film, quindi è finito fanalino di coda del Triello, mi manca quella Hong Kong, senza la quale non avrei mai iniziato ad apprezzare il cinema proveniente dall’estremo oriente.
      Si, sono gli unici ruoli disponibili, per assurdo con il potere economico e contrattuale, va un pochino meglio ai maestri di arti marziali orientali in trasferta ad occidente… un po’ meglio eh? Pochino, se penso ai ruoli che affidano a Tony Jaa ;-)
      Cavolo si ha messo su un curriculum niente male, chissà però se potrà girare tranquillo per la strada in Cina, oppure tutto il pubblico cercherà di menarlo indentificandolo come il nemico invasore ;-) Cheers!

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  8. E niente, tanto Ip Man lo vedrò lo stesso di sicuro. Gli altri me li hai venduti bene quindi andrò a caccia di un ruscello dove abbeverarmi.

    In un mondo ideale, nel 5° film di Ip Man, il Maestro libera i prigionieri dai Lao Gai (titolo provvisorio: Ip Man: Made in China) e nel 6° vola ad Hong Kong per addestrare la cittadinanza (titolo provvisorio: Ip Man 2046), nel 7° dà la caccia ai membri del Partito rinchiusi in una pagoda di cinque piani, e giunto all'ultimo stacca la testa ad una statua di cera di Xi Jinping per poi inseguire quello vero per i tetti, e guardarlo cadere con una bandiera cinese che sventola illuminata dalle fiamme della rivolta.
    Nel trailer dell'8° film su Ip Man vediamo il volto di Donnie Yen a piazza Tienanmen, carrellata in basso con migliaia di cinesi che si addestrano a tirare pugni, primo piano sul Maestro che li dirige. Stacco sul volto di Vladimir Maškov pelato e tirato a lucido nel ruolo del suo omonimo Putin, che batte il pugno sul tavolo invasato: Niet-Niet-Niet! Voce fuori campo: "quest'anno, l'invasione, HA INIZIO!"
    Titolo provvisorio: Ip Man: Communism Showdown

    Cercasi finanziatori.

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    1. Shut up and take my money!! :-D Cheers

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    2. Fammi sapere l'iban per bonifico istantaneo! Solo però se aggiungi anche IP Man vs Godzilla, ovviamente in stile tokusatsu, con il protagonista che ingigantisce, stile Megaloman, IP Man Vs gli extraterrestri, con il nostro cinese che sale su un Chengdu rosso e sconfigge da solo le armate marziane, con la frase Benvenuti in Cina a suggello della vittoria.

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    3. Ora avrò l'immagine di Donnie Yen Megaloman in testa tutto il giorno ;-) Cheers

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