mercoledì 22 luglio 2020

Ladyhawke (1985): tira più una piuma di donna falco che una coppia di Hauer e Broderick

Vi ricordo care lettrici e cari lettori, che questa introduzione, per assecondare le psicosi dell’autore di questo Blog, andrebbe letta nella vostra testa, con una voce un po’ nasale tipo narratore e magari, una musichetta stile medioevale in sottofondo, una cosetta come questa, siete pronti? Ok cominciamo!

In un preciso momento, di quel periodo storico leggendario per le sue pettinature cotonate e i jeans a vita alta, gli anni ’80 inviarono il più improbabile degli araldi per insegnarci tre grandi lezioni di vita, questa è la seconda: l’epica cavalleresca e l’importanza della fi… ehm, dell’amore!

Benvenute dame e cavalieri, al secondo capitolo di quella che tutti ricordano come… La trilogia del Broderick!



Mi piace sempre scherzare, dicendo che ho avuto come balia da bambino Richard Donner, enorme responsabile dei miei (dis)gusti cinematografici, uno che ha iniziato la sua filmografia, sbattendosene della regola per cui dirigere bambini e animali sarebbe la tomba per qualunque carriera, con “Il presagio” (1976) ha firmato un classico (con bambini e animali) per poi inventare il cinema di super eroi, mostrando al mondo che un (Super)uomo poteva volare.

Ma è stato negli anni ’80 che Donner mi ha preso sotto la sua ala protettiva, mandando a segno un’infilata clamorosa di titoli che hanno fatto la storia, ad esempio Arma Letale (che già basterebbe), ma non pago di aver contribuito massicciamente all'immaginario collettivo, con una pietra miliare di formazione come I Goonies, nello stesso anno, il 1985, Richard Donner è riuscito a dirigere un film che sognava da un pezzo, “Ladyhawke”, il tutto giova ricordarlo, mentre rinunciava alla regia di Ragazzi perduti (restando a bordo solo come produttore), regalando al compianto Joel Schumacher la possibilità di brillare. Parafrasando Indy, il cervello di Donner dovrebbe stare in un museo!

Alla collezione di Richard, aggiungere tranquillamente anche questo classico.
Richard aveva a lungo cercato di portare al cinema “Ladyhawke”, era pronto a girarlo per la Warner andando fino in Inghilterra oppure in Cecoslovacchia, pur di mantenere bassi i costi e dirigere finalmente questa storia, che per un po’ avrebbe dovuto avere come protagonista Sir Sean Connery e uno tra Sean Penn e Dustin Hoffman, nella parte di Philippe Gaston (storia vera).

Quando il produttore Alan Ladd Jr. diede “luce verde” al progetto, lo scenario era cambiato, bisognava ringiovanire un po’ l’età dei personaggi e Donner, che di dirigere gioventù sul set ha sempre fatto un vanto, ha pensato di affidare al lanciatissimo Matthew Broderick, protagonista di Wargames (anche noto come “La trilogia del Broderick - Capitolo primo”) la parte del ladruncolo Philippe “Il topo” Gaston, mentre per il ruolo del protagonista, una non competitiva per la parte… vai Kurt Russell roba tua!

“K-Kurt Russell? Non sapevo stessimo girando fuga da Aguillon"
Voi sapete benissimo che da queste Bare, il vecchio Kurt gode di infinita stima, Donner lo considerava perfetto per il ruolo di Etienne Navarre, che sarebbe stato l’ennesimo personaggio di culto, in una carriera piena di personaggi di culto per Kurt. Per il ruolo del malvagio vescovo, la Warner fa fare un provino a Rutger Hauer, che secondo la produzione sarebbe stato proprio perfetto per il ruolo. Ma come? Dopo Eureka? Dopo aver rifiutato il ruolo da cattivo in “Sfinge” (1981), un altro cattivo? Rutger in questo vescovo scritto con il pennarellone a punta grossa, proprio non ci trova nulla di interessante, non somiglia nemmeno lontanamente al cattivo carismatico di I Falchi della Notte, quindi preferisce rispondere alla chiamata del suo concittadino Paul Verhoeven e andare in Spagna, a girare guarda caso un altro film in costume con spade e cavalieri, L'amore e il sangue.

Chiusura del cerchio, visto che ha iniziato la carriera con Floris (lo sceneggiato Olandese non Giovanni)
Il ruolo del vescovo viene affidato al sosia di Luca Cordero di Montezemolo ovvero John Wood (che vi devo dire? A me ricorda lui quando guardo il film. Sono strano lo so), che per altro dopo Wargames riforma l’accoppiata con Matthew Broderick, confermando così la mia folle teoria per cui i due film sono parte di una stessa trilogia. Vi ho già detto recentemente che sono strano no? Ok, andiamo avanti.

Il cattivissimo Luca Cordero di Montezemolo, in un film che urla fortissimo: cloro al clero!
A questo punto però la faccenda si complica, durante la pre produzione Kurt Russell e Richard Donner si annusano, si piacciono ma non riescono a trovare un punto d’accordo sul personaggio, Kurt molla tutto e vola a Chinatown dall’amico John Carpenter per far tremare i pilastri del cielo, Donner non perde tempo, alza il telefono e propone il ruolo all’attore che lo aveva colpito con un provino incredibile: «Rutger ti aspettiamo in Italia!», la risposta dell’Olandese Volante? «Avete spazio? Perché verrei giù con il camper e beh, è piuttosto grosso» (storia vera).

Rutger guida quel suo carrozzone gigantesco dalla Spagna fino all’Aquila dove il film è stato girato, tra il viaggio e il tempo di parcheggiare quel catafalco, Hauer arriva in piena notte, meritato riposo? Mica tanto, perché come racconta in maniera esilarante nel suo libro “All Those Moments” (2007), qualcuno della troupe si infila di straforo dentro il carrozzone, provocando le urla scomposte di Ineke ten Kate, la moglie di Rutger sposata di fresco proprio nel 1985, rimasta accanto a lui fino alla sua scomparsa, che tutta nuda nel cuore della notte abruzzese, comincia a inveire in Olandese stretto, parole che immagino non siano scritte nella Bibbia, tutte dedicate al visitatore non atteso, messo ovviamente in fuga. Insomma Rutger, anche oggi, si dorme domani.

"Io ho visto nottate che voi umani non potreste immaginarvi..."
In compenso il set è un casino allucinante, avete presente Rick Dalton che dice che gli Italiani sono abituati a doppiare gli attori stranieri, quindi non sanno cosa sia il silenzio sul set? Ecco proprio così, Donner che secondo Hauer è un orsacchiottone tutto buone maniere, passa il tempo con le vene del collo bene in vista, ad invocare il silenzio e a tentare di comunicare con la troupe, in linea di massima deve esserci riuscito, perché i costumi di Nanà Cecchi sono splenditi e la fotografia di Vittorio Storaro è ancora uno dei motivi per cui vale la pena vedere questo, beh questo Classido!


Si perché “Ladyhawke” è diventato un film di formazione unico nel suo genere, talmente azzeccato da saper conquistare buona parte del pubblico malgrado difetti evidentissimi, alcuni anche accentuati da Padre Tempo, che non perdona davvero nessuno. Forse per noi maschietti era un po’ troppo sdolcinato, in particolare se quello che speravamo di trovare in un film erano le spadate e gli ammazzamenti (che comunque non mancano), però devo essere onesto, da bambino vedere “Ladyhawke” mi trasmetteva un grande senso di epica, forse complici anche le musiche firmate da Andrew Powell, celebre per il suo lavoro con gli Alan Parsons Project.

Queste immagini, questa musica: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l'epica cavalleresca.
Richard Donner fa iniziare il suo racconto con un espediente vecchio come la narrazione stessa, ma sempre efficace: hai un mondo caratterizzato dalle sue regole interne da presentare al pubblico? Utilizza il punto di vista di un personaggio con cui gli spettatori si potranno identificare e metà del gioco sarà fatto. Matthew Broderick è semplicemente perfetto per il ruolo del furbetto astuto ma tutto sommato candido, Philippe Gaston il topo che alla gogna, preferisce la fogna e comincia il film scappando dalle guardie, per altro guidate da una sorta di sosia di Roberto Recchioni. Se ve lo state chiedendo, vale la stessa regola di Montezemolo descritta lassù, sono strano, ma ne sono consapevole.

"Quindi non vi piace il mio Dylan Dog... bravi, bravi, proprio bravi"
Quando Philippe fa il gradasso e Recchioni gli è quasi addosso, Donner si gioca un altro momento classico, l’entrata in scena dell’eroe, che con colpi di balestra, spadate ben assestate e cavalcando il suo cavallo nero chiamato Golia, ha il volto e il corpo di Rutger Hauer, un cavaliere nero per cui vale la regola aurea di Gigi Proietti. La sua entrata in scena sulle note della colonna sonora è semplicemente mitica, anche perché Rutger Hauer qui interpreta il personaggio nel modo opposto a quello che ci si aspetterebbe dal ruolo, proprio per questo risulta memorabile.

Per prima cosa, non sorride quasi mai - anche perché non ne ha nessun vero motivo -, ma a guardarlo ha l’aspetto dell’antagonista, fisicamente risulta minaccioso e Hauer poi, trova il modo di rendere Etienne Navarre, un personaggio gravato dal peso di una situazione da cui non può uscire, costretto a tenersi rabbia (e amore) dentro, ecco perché quando può (intra)vedere la sua Isabeau, oppure scagliarsi contro i nemici, lo fa con tale impeto e il film, ci guadagna parecchio dalla sua interpretazione.

L'occhio spento lo sguardo di cemento, lei è il mio piccione falco, io il suo monumento (quasi-cit.)
Di che parliamo adesso? Di Isabeau o del fatto che da mezz’ora sto mettendo a durissima prova il mio francese pezzente, per scrivere i nomi dei personaggi? Siccome so di chi vorreste parlare, metterò a dura prova le vostre aspettative, più di quanto non abbia già fatto con il francese, dedicandomi alla “French Connection” (passatemi la citazione) di questo film.

Etienne Navarre e la sua amata Isabeau D'Anjou sono stati maledetti dal vescovo, nemmeno tanto velatamente innamorato della donna, con una sola frase («Sempre insieme, eternamente divisi») il film abbraccia tutto quel passo epico che lo ha sempre caratterizzato. Si perché la maledizione lanciata sui due amanti, prevede che di giorno lei abbia le sembianze di un falco, mentre di notte quando lei può finalmente tornare ad essere una donna, lui si trasformi in un enorme lupo nero, alla ricerca di un giorno senza la notte e una notte senza il giorno, per provare a spezzare l’incantesimo.

Qual è l'animale più veloce del mondo? L'aquila, perché... Là! Qui! Là! (ok, questa era tremenda)
Siccome in uno strambo Paese a forma di scarpa dobbiamo sempre farci riconoscere, un film che si chiama “Donna falco”, girato ed ambientato all’Aquila in Italia, nel doppiaggio Italiano è diventato un luogo immaginario (ma “franzoso” nella pronuncia) chiamato Aguillon. Ma perché dico io? Questo film ha potuto avvalersi dei veri paesaggi e dei veri castelli dell’Abruzzo, ma per qualche oscura ragione il doppiaggio Italiano ha pensato bene di non cavalcare questo dettaglio, ma d’altra parte non saremmo un Paese strambo (e a forma di scarpa) se così non fosse. Bene, vi ho tediati abbastanza, ora possiamo parlare di Isabeau.

Le gioie della vita secondo l’avvocato Federico Buffa: la cioccolata, Michelle Pfeiffer e Kobe Bryant in campo aperto. Concentriamoci sul secondo punto, la Pfeiffer arrivava da “Scarface” (1983) dove era bellissima, ha avuto il tempo di passare per il cult che amiamo in troppo pochi (io di sicuro), “Tutto in una notte” (1985) dove era molto più bella e per di più anche sensualissima, qui nei (pochi) panni della principessa in pericolo, l’oggetto del desiderio di tutti, le viene essenzialmente chiesto di lasciare senza parole il pubblico ad ogni fugace apparizione, mettendo in chiaro il perché Etienne patisca tutto quello che patisce (compreso sopportare Philippe Gaston) per lei, quindi per Michelle Pfeiffer in questo film aggiungo solo due parole: missione compiuta.

Anche l’autore della didascalia qui, si dichiara senza parola.
In un’ideale lista di donne più belle mai viste in un film, considerando che il primo posto è già assegnato d’ufficio a Claudia Cardinale, penso che la Michelle Pfeiffer di “Ladyhawke” potrebbe giocarsela per il podio, è di un bello da tirarti via l’aria dai polmoni, oltre ad essere una delle ragioni per cui il film è ancora così tanto amato.

Si perché parliamoci chiaro, “Ladyhawke” è stato girato in Italia perché la Warner non voleva spenderci troppi soldi, e in certi momenti mostra davvero il fianco, anche con alcuni passaggi della trama che girano un po’ a vuoto. Per tentare di mettere epica nella storia, in alcuni momenti, Richard Donner ci dà dentro con il tema musicale, ma l’effetto rischia di raggiungere la zona parodia. Inoltre non sempre il ritmo resta altissimo, specialmente nel secondo atto il film procede con un po’ di fiatone, però vive e muore sul talento dei tecnici e degli attori che vi hanno preso parte. Richard Donner ha davvero cavato sangue dalle rape da una storiella minimale, se i tre personaggi sono tutti azzeccati e noi spettatori finiamo a patteggiare totalmente per loro, è perché gli attori hanno potuto dare il meglio, anche da questo si riconosce un grande regista.

L’autore della didascalia alza le mani dalla tastiera per applaudire davanti a tanta meraviglia.
Il linguaggio del corpo minaccioso e tragico di Rutger Hauer, la bellezza eterea di Michelle Pfeiffer e il brio con cui Matthew Broderick riesce a non rendere mai odioso un personaggio che avrebbe tutte le carte in regola per esserlo, fanno galoppare il film fino al suo finale in crescendo (quelle campane, quella dannate campane, che ansia tutte le volte!), vivendo di singoli momenti che presi singolarmente funzionano ancora alla grande e si sono scolpiti nella memoria collettiva.

La lezione che ci insegna “Ladyhawke” è che nella vita, tira più una piuma di donna falco che una coppia di Hauer e Broderick… no! Cioè, la lezione di questo film è quella che il regista giusto e i giusti attori, possono rendere un classico anche una storia semplice come questa, che ha distribuito epica e romanticismo a manciate abbondanti, ad almeno un paio di generazioni di pubblico, rendendo mitici tutti i suoi protagonisti.

Al Cavaliere Rutger, non je dovete caca er cazzo! (quasi-cit.)
Uno di loro, il compianto Rutger Hauer lo stiamo omaggiando di settimana in settimana nella rubrica che ci porta oltre le porte di Tannhäuser, anzi fate un salto dal Zinefilo che anche lui oggi ha qualcosa da raccontarci sul film!


La prossima settimana andremo ancora oltre le porte di Tannhäuser, ma affronteremo anche l’ultimo capitolo della trilogia del Broderick, quindi non mancate, questa Bara ha ancora parecchi strambi posti in cui portarvi.

Non perdetevi la locandina d'epoca del film dalle pagine di IPMP!

74 commenti:

  1. Buongiorno Cass,
    Se devo essere sincero è un film che mi è sempre piaciuto ma come dici anche tu l'ho sempre trovato un pò lento e stiracchiato. Poi Hauer buono, almeno da bambino, non riuscivo proprio a concepirlo, non so perché ma mi aspettavo che prima o poi passasse al lato oscuro, forse perché, effettivamente, faceva di tutto per non sembrare il buono della cumpa (secondo me gli giravano ancora per la visita notturna al caravan). Però che tempi belli che erano, quando un attore di consolidata fama poteva andare in giro con il camper come uno di noi. In ogni caso Michelle bella più che mai, charme e classe da tutti i pori, non ci sono più attrici così, detto anche questo con la voce del nonno di Aldo Giovanni e Giacomo. A questo punto aspetto una pazza giornata di vacanza! Ops, si poteva scrivere? 👋

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    1. Buongiorno capo! Questo film è come i giocatori poco disciplinati che però fanno sempre la giocata giusta, facendo esclamare al loro allenator: «No, no, no, no... Si!». Ha problemi di ritmo, Donner inquadra attori e paesaggi per riempire il minutaggio, eppure niente ci trovo dentro un'epica da vecchia favola che continua a piacermi ora che ho l'età di Navarre e non più quella di Gaston ;-) Per il finale della trilogia, ci vediamo la prossima settimana. Cheers!

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    2. Mi piacciono queste analogie sportive! Ma d'altronde quando hai dei fuoriclasse come attori è proprio come dici tu, in più ci mettiamo il mestiere di Donner, i paesaggi meravigliosi della nostra penisola e il risultato è bello che pronto!

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    3. Infatti tante volte basta lasciar giocare i ragazzi ;-) Cheers

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  2. Che bello, ecco il post che aspettavo! :) Non c'è niente da fare, ogni volta che vedo Ladyhawke alla fine piango, non posso farci niente... E' come dici tu, la storia sarà semplice semplice e avrà tutti i suoi difetti, ma questo film è sempre bellissimo ed è diventato un vero classico a tutti gli effetti. Grazie Cassidy, ora sono troppo curiosa di leggere il terzo capitolo della "trilogia Broderick" (spero solo non sia l'ispettore Gadget ;D)!

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    1. Con tutto che mi piaceva l'ispettore Gadget da bambino, non ho mai visto il film (storia vera). L'elenco dei difetti di questo film è lungo come la spada di Navarre, però lo trovo ancora efficacissimo, fuoridai generi e fuori dal tempo, sono contento che il post ti sia piaciuto ;-) Cheers

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  3. Hai ragione, rivisto pure io di recente perchè la mia signora non l'aveva mai visto (sacrilegio), in alcuni momenti il film gira a vuoto, perchè la storia in effetti è poca cosa, ma Donner e gli interpreti portano a casa comunque il film. Ad ogni modo a parte la Cardinale che vince semrpe, credo che la Pfeifer se la veda con Diane Lane in quanto a essere di una bellezza imabarazzante negli anni '80.

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    1. Idem con patate, ho fatto lo stesso con la mia Wing-woman tempo fa (storia vera). Penso che tu abbia definito la bozza del possibile podio ;-) Cheers

      P.S. Sto commentando dalle tue parti, ma non so se i commenti appaiono, devo provare a cambiare browser per leggerti, il tuo pulsante "pubblica" ancora mi fa gli scherzetti.

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    2. Bhè anche la Basinger non scherzava! :D

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    3. D'altronde lo dice anche Michael Keaton in Quattro pazzi in libertà quando gli chiedono cosa vuoi, risponde Kim Basinger (che poi l'hanno pure accontentato in Batman)!

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    4. L'altra sera ho visto per intero (non credo di averlo mai fatto prima) "9 settimane e ½" e si, in effetti nulla da eccepire sulla signora per altro nata il mio stesso giorno (solo di alcuni anni prima). Cheers!

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    5. Doppietto notevole, "Batman" e "Batman il ritorno" ;-) Cheers

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    6. "D'altronde lo dice anche Michael Keaton in Quattro pazzi in libertà quando gli chiedono cosa vuoi, risponde Kim Basinger (che poi l'hanno pure accontentato in Batman)!"

      Non la ricordavo questa cosa!😂

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    7. Se gira a vuoto questo allora film come "Vestito per uccidere" e "Blow out" od un Thor...😳

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    8. Keaton forse la ricordava quando ha contrattato per il ruolo di Batman :-P Cheers

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  4. Assolutamente da riguardare, sicuramente visto su un CRT l'ultima volta e mi sa che non portavo ancora l'auto!!! :D

    Stessa cosa per “Tutto in una notte”, ricordo di averlo visto e che mi fosse piaciuto, sempre se non lo confondo con gli altri mille mila film "...in una notte" ( questo è stato il primo?), ma con la Pfeiffer e Goldblum anni 80 bisogna recuperarli, ottima dritta!

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    1. Ci sono svariati "... in una notte", quello di Landis non penso nemmeno fosse il primo, e poi tecnicamente il titolo Italiano è sbagliato, perché il film con la Pfeiffer e Goldblum è ambientato lungo due notti consecutive, quindi sarebbe molto più corretto il titolo originale "Into the night" (anche pezzo di B.B. King nella colonna sonora). Non mi fare iniziare con Landis, perché è un invito per la gazzella a correre. Cheers!

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    2. Bhè come saltare Landis, chi degli anni 70/80 non è cresciuto con i suoi film?!
      Uno sfornatore di cult come pochi altri, poi è appena uscito il 4K dei BLues Brothers per festeggiare i 40 anni, mi sa che ti tocca... :D

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    3. Te lo dico subito, ti tocca, ti voglio preparato e non aggiungo altro ;-) Cheers

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    4. Tutto in una notte l'ho rivisto l'anno scorso e devo ammettere che non lo ricordavo ma è veramente un bel film. Certo, c'è tutta la poetica di Landis, tra inseguimenti, tizi strani e storia ancora più strampalata. Devo ammettere che Michelle era davvero tanta roba... Anche il buon Gondblum se la cavava, era già un simpaticone... 👋

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    5. Mi dispiace molto non aver mai dedicato una rubrica del venerdì a Landis, ma piano piano ho intenzione di recuperare, il mio amico John è uno dei miei preferiti di sempre ;-) Cheers

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    6. Non capisco perché non crnga mai tanto citato. Davvero un gioiellino.

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  5. Ribadisco pubblicamente che non ci mettiamo d'accordo sul contenuto delle recensioni, eppure riusciamo a scriverne di segno opposto :-D Ma è anche quello il bello, sembra di essere in uno di quei talk show politici in cui i due conduttori danno interpretazioni diverse.
    Forse se avessi visto questo film alla sua uscita mi ci sarei legato, ma ne dubito fortemente: io ero della fazione "Krull", con una trama ricchissima e sciabordante di effetti speciali e combattimenti epici. Due ore di Hauer che fissa il vuoto, senza un solo effetto speciale se non il sole che sorge, onestamente la vedo difficile che mi sarebbe piaciuto. Soprattutto dopo "La storia infinita", altra tramona densa e secchiate di effetti speciali ed epica dietro ogni angolo. No, mi sa che neanche da ragazzino mi sarebbe piaciuto :-P
    Gli attori sono belli belli in modo assurdo, questo è innegabile, ma per il resto preferisco il Donner di ben altri film ;-)

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    1. Lucius, abbiamo veramente troppo in comune, mi viene un brivido! Anche io sono un grande fan di Krull, sebbene mi facesse un pò paura, ai tempi! Anche il videogioco da bar mi piaceva un sacco. 👋

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    2. Non frequentavo i videogiochi da bar, avevano il pessimo vizio di chiedere soldi, quindi non so nulla del videogioco di Krull: che io ricordi non mi capitò per Commodore64. A parte questo, fra Krull, La storia infinita e Labirynth fu una grande stagione per un genere che in realtà ho sempre odiato, segno che quando sono belle storie non importa a che genere appartengano ;-)

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    3. Ora divento nostalgico, ma il sabato pomeriggio era meta fissa per mio padre nei mesi freddi portarci in sala giochi, dal 1983 al 1993 circa, quindi un bel decennio speso tra fumi dei locali e nebbie, loschi figuri che volevano fregarti il gettone e cabinati vari. Krull era difficile, come quasi tutti i giochi mangia soldi, ma per l'epoca era fatto bene con le orde di cattivoni che arrivavano dall'alto e tu che dovevi eliminarli con la tua arma speciale. Ai tre citati aggiungerei anche Willow e Legend, per quanto Tomino Crociera non mi faccia impazzire. Come te non sono un appassionato del genere ma erano effettivamente fatti bene!

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    4. Quando nel 1983 arrivò il Commodore64 in casa, con grande sacrificio economico, fu chiaro che non sarebbe stato sovvenzionato altro tipo di intrattenimento ludico, che sarebbe dipeso solo dalla mia magrissima paghetta, che evaporava in fumetti e, dal 1986, in noleggi in videoteca: non c'era una sola lira per giochi da bar, quindi non li ho mai neanche guardati. Anche perché onestamente fra compagni di scuola ci passavamo così tante secchiate di videogiochi per Commodore che proprio non sentivo il bisogno di pagare per qualcosa in cui peraltro ero palesemente incapace.
      Credo che il primo gioco da bar a cui ho dato qualche soldo sia stato "Tekken 3", nelle pause da lavoro all'incirca nel 1999 :-P
      "Willow" e "Legend" non ricordo neanche se li ho visti all'epoca, temo di no. Tim Curry cornuto è mitico ma non ho bei ricordi dei film, che però non rivedo da secoli.

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    5. Erano tempi magri anche per noi, altro che edonismo e prosperità che millantavano negli anni '80. Però mio padre era un buon giocatore di biliardo, essendo cresciuto nel bar dei miei nonni che avevano il tavolo, quindi ci portava in sale giochi dotate di tale attrezzo e sfidava (a mio avviso per soldi ma non ne ho certezza assoluta) il campioncino di turno, alla Goriziana, vincendo spesso, questo lo ricordo. Lo so che sembra un pò la trama dello Spaccone o de I colori dei soldi, ma penso che le nostre giocate fossero pagate in questo modo. Non si parla di grosse cifre, comunque, almeno credo. In ogni caso io e mio fratello venivamo lasciati liberi di girare per le sale, incontrando una fauna spesso pittoresca. Per noi le sale giochi sono state una scuola di vita! 😜

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    6. Il biliardo era anni Ottanta sparato! Ti ricordi che pure Nuti ci fece un film? Pure sotto casa mia c'era una "bisca" coi biliardi: non ci sono mai entrato, magari erano tutte persone normali, ma da fuori faceva tanto losco :-P
      All'epoca anch'io mi invaghii del biliardo, ricordo che comprai un manuale sul gioco, che più che altro era una raccolta di storie: credo fosse scritto da un campione italiano o roba simile. Peccato che non ce l'ho più, sarebbe divertente rileggerlo.

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    7. Lascia stare che nostro padre ci ha fatto vedere migliaia di volte Io Chiara e lo Scuro, con l'intento di farci appassionare al gioco del biliardo, riuscendo però a farci apprezzare i film di Francesco Nuti, nel contempo, mentre Il Signor Quindicipalle proprio non ci piaceva... Fa ridere che le passioni che voleva trasmettere, calcio e biliardo su tutte, non sono mai state recepite da me e mio fratello... 👋

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    8. Ma ero abbastanza sicuro che tu lo avresti demolito questo film, infatti è uno spasso questa rubrica, i due prossimi titoli sono quelli che determineranno lo “spareggio” ;-) Probabilmente pago il fatto di non aver mai visto “Krull” è uno di quei film vecchi come me che mi manca, lo recupererò come ho fatto per “Eureka”, era già da un pezzo che volevo farlo ;-) Cheer!

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    9. Per un breve ma intenso periodo sono stato un giocatore da cabinato, quindi quel modo di (video)giocare lì mi coglie sempre nel vivo ;-) Cheers

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    10. Sai, Lucius? Krull piace molto anche a me, nonostante i difetti (e non parlo del ragno bianco, che da aracnofobo qual sono, potrebbe spingere qualcuno a malignare :P ) eppure Ladyhawke e Krull non li ho mai visti come appartenenti alla stessa categoria di fantastico: Krull (come La storia infinita) era un baraccone di stranezze, mentre Damafalco, levato l'elemento della metamorfosi, era una storia medievaleggiante molto "normale".

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    11. La totale assenza di qualsiasi effetto speciale, se non una spada luccicante chiaramente ispirata ad "Excalibur", rende palese che Donner non ha la possibilità di giocare con i grandi e quindi fa di necessità virtù, parlando di una storia semplice come (a sua detta) era più nei suoi gusti. Però solo "Excalibur" è un film "a sé stante", in quanto è uscito da solo e ha proposto un genere che non c'era: "Ladyhawke" è nato per sfruttare l'interesse medievale nato nel 1981 - e il primo sbaglio è stato metterci quattro anni ad essere fatto! - che si è subito fuso con l'esplosione di fantasy accostato a quel genere: quando ti proponi di raccontare una leggenda medievale per sfruttare la fama di Excalibur, ed esci in mezzo a "Il drago del lago di fuoco", "Il Signore degli Anelli", "Krull", "La storia infinita" e "Legend" - solo per citare i più noti - poi non puoi pretendere che uno non si metta a fare paragoni. E infatti le critiche dell'epoca, quando Ladyhawke fu un flop al botteghino, sottolinearono che non era un fantasy, visto che non ha effetti speciali, e non era un film medievale, visto che a parte la chiesa finale non c'erano altro che paesaggi vuoti. E sì che è stato girato in Italia nello stesso periodo del Nome della Rosa di Annaud!
      E' ovvio che Warner Bros e Fox abbiano voluto fare le nozze coi fichi secchi, cercando di sfruttare una moda ma senza spenderci un soldo, ma dalle dichiarazioni di Donner è anche chiaro che lui non voleva fare un film di mostri, com'era Ladyhawke in originale, cioè non voleva fare Krull: il problema è che si rifà esattamente agli stessi canoni da cui è nato Krull, o Legend (entrambi cocenti insuccessi) e quindi il film non può fare a meno di esserne messo a confronto. Non puoi parlare di personaggi inventati, con un cavaliere-lupo e una donna-falco, in una terra medievaleggiante inventata e poi lamentarti che considerano il tuo film fantasy. E' come fare un film di astronavi e poi dire "non chiamatela fantascienza" :-P

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    12. "che a parte la chiesa finale non c'erano altro che paesaggi vuoti."

      Com' è giusto che fosse alla fine.😅

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    13. "Krull" lo trovo gradevole, ma l' ho visto solo al liceo. Magari da piccolo... unico mi pare a mischiare fantasy e fantascienza.😳 Come detto uscì lo stesso anno de "Il ritorno dello jedi" e tanti saluti.
      Aha, a proposito di Legend, quello si... mezz' ora iniziale con gente che sembra che dovremmo già conoscere😳, personaggi che a metà spariscono come Blinx, altri che passano da cattivi a buoni come quello gnomo che parte buono "Perché si"...😳

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  6. Er cavaliere nero... hahaha mitico Gigi

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    1. Impossibile non citare Gigi Proietti, Lucius ha fatto anche di meglio nel suo post ;-) Cheers

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  7. Per me è un film stupendo. Romantico, cavalleresco, fantasy, avvincente.
    Poi in questa scheda non hai risparmiato di citare, con criterio, "Arma letale", "I Goonies", "Grosso guaio a Chinatown", "Scarface", "C'era una volta il west"... 😍

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    1. Dico sempre che ho avuto Richard Donner come balia, mi ha cresciuto da quando avevo l'età di Damien, fino da adulto (o presunto tale) ;-) Cheers

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  8. Vabbè ma di cosa stiamo parlando...uno dei film della vita..Lei una meraviglia, Hauer "Etienne Navarre"per sempre...

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    1. Intanto ne approfitto per il benvenuto su questa Bara Volante, mi fa sempre piacere trovare qualcuno cresciuto con questo film ;-) Cheers!

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  9. Classicissimo della mia infanzia. Da bambino il "cavaliere" per eccellenza aveva le sembianze di Etienne Navarre mentre la "donna bella" per eccellenza, la damigella in pericolo da salvare, era fatta a forma di Isabeau. Pardon, a forma di Michelle Pfeiffer (l'Avvocato non parla mai a caso!), per anni in cima a tutte le mie liste sulle donne più belle del mondo (la Cardinale nella mia vita arrivò più avanti...).

    Come dici tu il film è onesto e ben fatto ma si vede la mancanza di fondi e nonostante le secchiate di epica rimane un prodotto minore. Ma pur consapevole di tutti i suoi limiti non posso volergli male, anzi. Ad avercene!

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    1. Di solito rivedere i film dell'infanzia da adulto ne altera la prospettiva, ora ne vedo tutti i difetti, però anche i pregi continuano a fare gran presa su di me, questo fantasy continua a fare il suo dovere malgrado tutto ;-) Cheers

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    2. Già! La Pfeiffer era qualcosa di oltre ogni paragone.😳😁

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  10. L'ho visto un tre mesetti fa su Rete4.
    E' un buon film, di certo con una trama linearissima e neanche molto originale, ma gli attori sono tutti pienamente nella parte e scorre fluidamente dall'inizio alla fine.
    Ovviamente i paesaggi abruzzesi danno un qualcosa in più.
    La scelta del cambio di nome ha perfettamente senso per me, se i protagonisti sono francesi che ci stanno a fare all'Aquila?

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    1. Vero, ma onestamente non mi sono mai posto il problema più di tanto, Michelle Pfeiffer potrebbe avermi distratto ;-) Cheers

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  11. Visto all'epoca del passaggio in tv, ovviamente, e film del cuore, se mai ne è esistito uno. E prima di scoprire che era stato girato nella mia regione, che allora 'ste cose mica si sapevano!
    No sul serio, come si fa a non amarlo? Ha qualcosa di epico pur nella sua pochezza di mezzi, e ai personaggi ci si affeziona nel giro di un nanosecondo, anche al prete traditore, che vuole mangiarsi il falco in salmì. Nella compagnia di allora c'era una ragazza di nome Isabella, e noi altre tutte invidiose perché aveva lo stesso nome "di lei", anche se "beau" in francese è maschile, ma i francesi so' strani, si sa.
    Certo che pure noi italiani: andare a cambiare Aquila in Aguillon, in un film girato in provincia de L'Aquila...ci sono al mondo altri esterofili come gli italiani?
    Comunque ogni volta che passa in tv me lo rivedo...

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    1. La Bara Volante serve a questo ;-) Comunque è una vita che vorrei visitare i luoghi dove questo film è stato girato, nel caso ti farò un fischio, i consigli dai locali sono sempre i più preziosi! Cheers

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    2. Scherzi?!? Sarebbe un piacere e un onore, e approfitterei anch'io per visitare Rocca Calascio, visto che non ci sono mai stata! 😛
      So che è puntellata e non agibile, ma basta aprire una pagina abruzzese a caso sui social per trovare foto degli esterni in tutte le salse (con la neve, di notte, al tramonto, sotto la pioggia, con la nebbia...) e se le merita tutte, perché i paesaggi sono suggestivi come pochi.
      Poi i boschi e i panorami con cui sono cresciuta sono del tutto identici a quelli del film, del resto la catena montuosa quella è...

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    3. Bene! Quando Covid e cani di casa Cassidy lo permetteranno sarai la prima a saperlo, era qualcosa che avevo in testa da molto ;-) Cheers

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    4. Per rispetto al vescovato aquilano?😳 Boh!

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    5. Non credo, penso volessero solo buttarla sul fantasy e basta. Cheers!

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  12. Aspettavo questo film! Non c'è un fotogramma nel tuo post che non gridi 'classico' (la fotografia di Storaro è splendida) e poi dai...c'è l'eroe (che in effetti fa più paura dei cattivi, proprio come deve essere...), la fanciulla in pericolo, il simpatico guascone: epica allo stato puro... Cmq non che ci sia bisogno di ribadirlo, ma in questo film Michelle è fuori da ogni umano parametro di bellezza, sembra in effetti scesa dal cielo a miracolo mostrare...

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    1. Come portare il concetto di “donna angelicata” ad un livello tutto nuovo, ci tenevo ad avere questo film qui sulla Bara ;-) Cheers!

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  13. Lo aspettavo.
    Quindi oggi doppia rubrica: Hauer + Broderick!
    Un cult, per il sottoscritto.
    Ci si può INNAMORARE di un film, secondo voi?
    Perché é quello che accadde quella sera, quando lo vidi nel ciclo NATI PER VINCERE.
    Che anno, quell'anno...il martedì prima Terminator, e poi questo.
    Dalla scena di apertura in poi ero praticamente partito di testa.
    E da lì me lo sono visto ad ogni passaggio in tv. E con l'arrivo del videoregistratore l'ho visto e rivisto fin quasi a far fondere la cassetta.
    Da come la vedo io...un capolavoro lo riconosci da due cose. O perché appena finito lo vuoi rivedere da capo, oppure...perché te lo puoi rivedere cinquecento volte senza stancarti mai.
    Tutto perfetto. Fotografia e scenografie degne di un arazzo. E l'italico territorio direi che ci ha messo del suo.
    Prende il buono di Verhoeven e di Boorman. Con un medioevo lurido e squallido a base di carestie, povertà e pestilenze. E poi castelli e cavalieri in armatura lucente. E boschi e foreste quasi arcane e magiche.
    I protagonisti bellissimi e bravissimi.
    Persino il viscido vescovo e il capitano delle guardie abusivo. E in tal proposito...
    Io non credo che un film possa instillarti nuove idee. Al massimo conferma quelle che hai già dentro.
    E qui c'é la prova che spesso l'altissimo non si trova dove dovrebbe essere. E che tiene più da conto un eremita beone e misantropo (bravissimo pure lui) piuttosto che un tale che dietro la pompa magna é un pazzo folle di gelosia che pur di vendicarsi ha venduto l'anima al diavolo.
    Sul divino Rutger...vorrei dire che il suo Navarre ha ispirato il Gatsu di Berserk (forse) e magari pure Raoul ed il suo Re Nero, se non fosse che questi due sono venuti prima.
    La Pfeiffer é talmente bella ed eterea da sembrare un angelo.
    Anche il buon Matthew funziona alla grande, permettendo a qualunque ragazzino di immedesimarsi nei suoi (sporchi) panni.
    Ed infine...a chi non piace una fiaba dove un cavaliere e una dama si trasformano in lupo ed in falco?
    LADYFALCO...anche a me piaceva da matti.
    Butto un ipotesi: forse hanno preferito usare una locazione immaginaria dal nome francese in riferimento ad Avignone, dove avvenne il noto scisma religioso. Forse tirare in ballo direttamente lo stato pontificio avrebbe creato noie...
    E non dimentico le musiche degli Alan Parsons Project, veri pionieri della musica sperimentale, elettronica e materica (Sirius, Ragazzi. Mammagamma...Dio mio, Mammagamma...).
    Meglio di loro solo Vangelis, per me.
    Continuo a pensare che ci abbiano partecipato in toto, e che il resto del gruppo non sia stato accreditato.
    Capolavoro.
    Certe volte Donner é stato bistrattato ingiustamente, quasi che fosse un disonore fare film su commissione.
    Ha sempre fatto grandissimi film con cui é cresciuta una generazione intera.
    Bellissimo post, Cass.
    Complimenti.

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    1. Sicuramente è stato così, hanno preferito gettarla sul Fantasy più puro, gli Alan Parsons Project erano un gran gruppo secondo me è nei film su commissione che si vede il vero talento, a Donner non è mai mancato. Grazie capo! ;-) Cheers

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    2. Già! Ha fatto la fortuna di vari generi, lanciato quello supereroistico che oggi impera...😳 ormai oggi o "autore completo" o mestierante. 😕 Le belle vie di mezzo di una volta.

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  14. No, è , non toccatempi Lady Hawk !
    Che a me Hauer mi stava pure antipatico nel film , mi intrigava di più che potesse nascere una storia tra Broderick e la Pfeiffer come suggerito a metà film ( fantastica la scena del falco che non si posa su Navarre ma sul nostro " Topo" ).
    Un bel film, non un capolavoro, ma un bel film.

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    1. Ho sempre pensavo fosse un tentativo di far ingelosire Navarre, trovata che dava spessore al trio. Capolavoro proprio no, però Donner ci ha svezzati tutti con film così ;-) Cheers

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    2. Mitica. 😁 O quando dice a Broderick che sta sognando.😂

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  15. Come ho scritto pure da Lucius, cerco sempre di rivederlo, ogni volta che lo passano in TV: attori molto azzeccati per i ruoli, il buono che sembra cattivo (Hauer, carisma a casse) la Pfeiffer che sembra un angelo o la manifestazione della bellezza (se la guardo oggi, la vedo contemporaneamente come è adesso e com'era allora) il sorcio cazzoncello, il prete spretato...
    Un film davvero molto bello ^^

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    1. Donner ha tirato fuori il meglio da tutti, non riuscirei a pensare ad altri attori per i rispettivi ruoli, nemmeno Kurt Russell che é da sempre uno dei miei preferiti. Cheers!

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  16. ahahah, ma dove li tiri fuori sti aneddoti! La moglie di Rutger che strilla nella notte abruzzese! Ma dovresti farci libri interi di aneddoti! Comunque Rutger mitico.

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    1. Tutto nella sua autobiografia e chissà quanti altri ne aveva così Rutger da raccontare, uno che era impegnato a vivere, piuttosto che fare il divo ;-) Cheers

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  17. Diciamo che Broderick qui poco rimane impresso, al contrario del resto, e soprattutto di quei occhi e viso ;)

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    1. Accanto a lei tendono a scomparire un po' tutti bisogna dirlo ;-) Cheers

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  18. Una grande fiaba filmica.😎 Non sapevo fosse il progetto della vita di Donner!😮 Ancora oggi fa paura come detto a livello tecnico. Sembra girato l' altro ieri.😳 Poi si sente il tono da amore da tragedia senza risultare sdolcinato e patetico. Grazie anche al fascino ed al carisma del buon Rutger.E l' ironia evita che la storia diventi pesante.
    Uno dei rari film, per famiglie, per giunta, in cui il cattivo è... un clericale! Da piccolo mi dicevo: "Ma i preti non hanno fatto voto di castità e dedicato la vita al prossimo?".😳 Beata innocenza! Che non tutto filasse liscio nella Chiesa 😬 ho cominciato a capirlo con questo film (tipica morale fiabesca) e "Robin hood - PDL" con il vescovo venduto 😳!
    Che stupore scoprire in gita alle medie che era stato girato qui in Abruzzo!😮
    " La lezione che ci insegna “Ladyhawke” è che nella vita, tira più una piuma di donna falco che una coppia di Hauer e Broderick… no! Cioè, la lezione di questo film è quella che il regista giusto e i giusti attori, possono rendere un classico anche una storia semplice come questa, che ha distribuito epica e romanticismo a manciate abbondanti, ad almeno un paio di generazioni di pubblico, rendendo mitici tutti i suoi protagonisti."

    Già!👏👏👏

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    1. In effetti compariva quasi identico anche nel film con Kevin Costner ;-) Cheers!

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    2. Già! E pure li: "Ma che combina questo prete?".😳😅

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  19. Ottima recensione di un vecchio cult del cinema anni ottanta Cassidy come sempre��������

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