mercoledì 1 luglio 2020

Furia cieca (1989): non affettarmi, non ti vedo

Uscendo di scena come il grande signore che è sempre stato, l'anno scorso a luglio Rutger Hauer é tornano oltre i bastioni di Orione. Visto che da sempre l'Olandese é stato uno dei preferiti di questa Bara, insieme al Zinefilo abbiamo organizzato un intero mese dedicato a Rutger, per i prossimi mercoledì voleremo tutti oltre le porte di Tannhäuser.
Pensa che non poteva esserci destino più beffardo per Rutger Hauer, che lasciare questa valle di lacrime (nella pioggia) proprio nello stesso anno in cui moriva anche il suo personaggio più famoso, quello dell’unico film per cui verrà ricordato, almeno per il grande pubblico. Proprio lui che con una filmografia vasta e generosissima, di film ne ha resi mitici tanti partendo dai suoi splendidi esordi diretto da Paul Verhoeven, dove ha regalato magnifiche prove, fino ad arrivare a comparsate a volte anche fulminee.

Un attore carismatico e con un approccio incredibilmente fisico ai ruoli che sceglieva di interpretare, uno che non si è mai fatto problemi a passare da Ermanno Olmi a dare la caccia a Gene Simmons, ricordando a tutti che il cinema va dalla “A” alla “Z” e così dovrebbe fare anche la nostra passione. Ecco perché per iniziare questo omaggio ho scelto un film che nell'alfabeto cinematografico potrebbe fermarsi attorno alle lettera “F”, di “Furia cieca”.

Voi non avete idea cosa voglia dire per un ex ragazzino miope come me, crescere guardando “Furia cieca”.
Ora io ve lo dico, sarebbe qualcosa di abbastanza pericoloso da fare, perché quando sono in pieno sonno somiglio ad un orso in letargo e non rispondo delle mie azioni (furia cieca, appunto), ma se qualcuno provasse a svegliarmi nel cuore della notte urlandomi «RUTGER HAUER!» io probabilmente risponderei «FURIA CIECA!», perché alla faccia di Roy Batty, è Nick Parker il primo personaggio che mi viene in mente quando penso all'olandese (storia vera).

Ho visto e rivisto questo film, centinaia di volte durante la mia infanzia, considerando che ha un non vedente come protagonista, tutto questo dovrebbe generare una riflessione che se fossi abbastanza intelligente, trasformerei in qualcosa di arguto e brillante, ma riesco solo a pensare al fatto che vedere a rotazione “Blind Fury” quando sei un ragazzino miope, ha tutto un altro sapore. Visto? Ho scritto sapore, questo è un film che ti fa acutizzare gli altri sensi!

Le origini di “Furia cieca” sono nebbiose proprio come un miope che guarda l’orizzonte, pare che Daniel Grodnik e Tim Matheson per il loro esordio come produttori sognassero una versione americana di un’icona della cultura popolare giapponese, Zatôichi lo spadaccino cieco, forse il nume tutelare di tutti i Maestri sciancati della storia del cinema.

E Goemon Ishikawa... MUTO!
Ufficialmente Grodnik e Matheson hanno convinto la Tri-Star – detentrice dei diritti americani sullo spadaccino cieco – a produrre il film, parlando di una pellicola ispirate alle innumerevoli avventure di Zatôichi, di fatto come ha ben sottolineato Lucius, il film pesca a piene mani gag e situazioni (come la scenetta del sasso offerto come caramella) dal film “Zatôichi Challenged” (Zatôichi chikemuri kaidô, 1967). Di fatto la struttura è la stessa, lo spadaccino cieco arriva in città, aiuto qualcuno a risolvere il suo problema e poi sparisce, di nuovo in marcia verso l’orizzonte. A questo aggiungete però il fatto che “Furia cieca” nel mucchio, cerca di mettersi in scia all’onda lunga dei film nazional popolari con protagonisti reduci del Vietnam, sdoganati ufficialmente da Fratelli nella notte, dal trionfo al botteghino di Rambo, e resi popolarissimi da Chuck Norris.

"Sguaina la spada, affetta melone, bene così Rutger San!"
Non avevo mai realizzato davvero che due classici – molto diversi tra loro – della mia infanzia come “Ore 10: calma piatta” e “Furia cieca” fossero stati diretti dallo stesso regista, per di più uno in fila all'altro entrambi nel 1989. Phillip Noyce è stato il primo a portare Jack Ryan (il popolare personaggio di Tom Clancy) al cinema e magari lo ricordate per titoli come “Il collezionista di ossa” (1999) e “Salt” (2010). Ma rispetto al thriller con Nicoletta Ragazzino riccia e in mare aperto, qui il buon Phillip è molto più rilassato perché sa che tanto a fare il grosso del lavoro sarà il suo protagonista, infatti Rutger Hauer si mangia tutte le scene per 86 minuti.

Qui interpreta Nick Parker, e come dico sempre i primi minuti di un film, ne determinano tutto l'andamento, nella prima scena vediamo (scusa Nick!) il soldato ferito al volto vagare nella giungla Vietnamita, accecato dallo scoppio di una bomba. A prendersi cura di lui ci pensano un gruppo di, beh Vietcong direi.

Non si sa bene per quale ragione, questi Vietnamiti non hanno nulla a che fare con quelli che hanno abbattuto l’elicottero di Nick (brutti Vietcong cattivi! Pussa via!), questi stanno nel loro villaggio pieno di bambini sorridenti e ben nutriti, e sono molto ben disposti ad aiutare un olandese americano che in teoria sarebbe un rappresentante delle forze che hanno occupato il loro Paese. Tanto che non solo curano i suoi occhi con degli impacchi d’insalatina a foglia verde, ma si prodigano ad iniziare Nick all'arte della spada.

Ecco come si finisce a furia di vedere cose (che voi umani…), con la rucola sulle pupille!
Attraverso alcune scene - esempio di sintesi da parte di Phillip Noyce -, un Rutger Hauer impara dall’equivalente locale del maestro Miyagi, ad affettare in quattro parti uguali una zucca lanciata al volo con la sua spada affilatissima. Non sarebbe stato più sensato affidargli un cane guida? No! Perché se c’è una cosa che il cinema americano degli anni ’80 ci ha insegnato è che un Maestro orientale ti farà fare delle cose strane, al fine di regalarti dei poteri prodigiosi al limite del super umano, quindi zitto e taglia la zucca, ad Halloween tornerà utile.

Stacco, sono passati vent’anni in un battito di ciglia (scusa Nick!), il nostro protagonista cammina lungo una strada da qualche parte a Miami, ma grazie al suo allenamento e al suo bastone/spada, perfettamente identico a quello che usava il Goemon di Lupin, non teme nulla, nemmeno i padroni stronzi distratti che non raccolgono la cacca del loro cane, nemmeno le lattine gettate nell'erba, e con un agile saltello evita anche i Coccodrilli salutandoli: «Ciao cagnolino».

Deve essere una di quelle razze nuove, a suo modo è carino però.
Super poteri derivati da antiche tradizioni e bizzarri allenamenti, battute cretine snocciolate con un tempismo talmente efficace da strapparti la risata e un eroe, venuto per raddrizzare i torti, “Blind Fury” è davvero tutto qui, manca solo una cosa, una scena in cui ci viene mostrato che Nick è l’eroe della pellicola. Per lui nessuna rapina al mini market da sventare (un classico degli “Action hero” degli anni ’80) ma qualcosa di molto simile, un gruppo di bulli in un ristorante che prima gli scambiano la salsa piccante per il burrito prendendosi gioco di lui, ma finendo comunque a fare una figura da macachi perdi braghe («Niente male un po' leggera per me, avete qualcosa di più macho?»). Salvo poi finire tutti stesi quando, come un branco di dodicenni decidono di iniziare a lanciarsi la borsetta scippata ad una Señorita appena entrata nel locale.

Un burrito così piccante da farti perdere la vist... no niente, come non detto.
Sulle note di un tema musicale che mescola fascinazioni anni ’80 e l’aria del caribe, Nick Parker fa lo scemo per non andare in guerra (oppure lo scemo che è tornato dalla guerra) e con scenette degne della nostra migliore commedia Splastick mette tutti KO. Il bello è che Rutger Hauer con lo sguardo perennemente perso nel vuoto (dopo Blade Runner era quello che tutti volevano da lui) è il primo a divertirsi, dimostrando di maneggiare oltre alla spada, anche il registro comico.

Il nostro Rutger è arrivato ad affermare che “Furia cieca” è stato uno dei suoi lavori più difficili di sempre, perché non solo doveva recitare in modo da essere credibile come non vedente, ma doveva farlo maneggiando una spada. Sapete cosa ci vorrebbe per rendere “Blind Fury” un film ancora più di culto? Che a questo punto qualcuno avesse messo in giro una voce assurda tipo, che per prepararsi alla parte, Hauer si sia allenato per mesi con un maestro di arti marziali non vedente, sapete una di quella cose così assurde che potrebbe solo essere vera, infatti è andata proprio così.

Lynn Manning, l'originale furia cieca.
Lynn Manning, classe 1955 Judoka professionista malgrado la perdita della vista, avvenuta all’età di 22 anni per una lite terminata con una sparatoria. Rutger lo conosce nel suo Dojo dove lo manda al tappeto come se quello cieco fosse lui, da allora i due diventano amici tanto che Hauer finirà per finanziare la partecipazione di Manning ai mondiali di Judo in Corea del Sud (storia vera).
Se non bastasse questo a rendere “Furia cieca” un film mitico, ci pensano le facce che popolano la pellicola a contribuire, lo Zatôichi olandese americano deve aiutare il suo ex commilitone, il chimico Frank Devereaux ricattato dal viscido criminale e proprietario di casinò MacCready (Noble Willingham) per convincerlo a produrre droga per lui. Frank è interpretato da Terry O'Quinn il John Locke della serie tv Lost e di un altro paio di titoli mitici, potreste metterci un po’ a riconoscerlo, perché entra in scena appeso a testa in giù, dall’ultimo piano di un casinò di Reno nel Nevada.

Comunque meglio del Joker  a testa in giù di Nolan.
Per riallacciare i contatti Nick raggiunge la famiglia di Devereaux a Miami, qui incontra il figlio Billy (Brandon Call) e la moglie Lynn, in un film dove gli occhi sono molto importanti, giustamente interpretata da quelli di ghiaccio di Meg Foster, che qui recita per tredici secondi (pieni!) e poi viene uccisa dagli sgherri di MacCready, capitanati da un’altra faccia notevole, quella del massiccio Randall 'Tex' Cobb.

Non voglio più amici, voglio solo nemici... ah no scusate, quello era un altro Tex.
Nick riesce a salvare Billy per il rotto della cuffia, anzi per il taglio della mano (di uno degli sgherri), perché “Furia cieca” sarà anche una sorta di “Goemon va in vacanza” pieno di ironia, ma è anche un film dove le mani vengono mozzate come ridere, giusto per darvi un'idea dei film con cui sono cresciuto. Da qui il film abbraccia i canoni dell’avventura “On the road”, con un bimbo biondo e inizialmente odioso come spalla del protagonista, perché di più classico di un eroe dell’azione degli anni ’80, può esserci solo abbinarlo ad un bambino, lezione che qualcuno ha capito molto bene.

“Perché tutti odiano i ragazzini nei film? Dove stiamo andando? Siamo già arrivati?”, “Perché la guerra non mi ha tolto anche l’udito oltre che la vista?”
Il viaggio di Nick e Billy avviene in bus fino a Reno, e tra sassi scambiati per caramelle e battutacce («Mi siedo accanto al finestrino, tanto tu sei cieco») i due diventano quasi amici, anche quando “zio Nick” salva il ragazzo dal secondo assalto di Randall 'Tex' Cobb e un’altra banda di sgherri radunata in fretta e furia.

Il Nick Parker di Rutger Hauer è il classico eroe che proprio come Zatôichi, sconfigge gli avversari dimostrandosi più furbo e abile di loro, qui elimina gli sgherri (tra cui qualcuno impegnato a sgranocchiare rumorosamente Pop-Corn, per prendere di sorpresa un cieco? Perché!?!) con grande facilità anche perché Phillip Noyce non si impegna molto a mostrarci il come, dopo anni di visioni ancora devo capire come facesse Nick a spostare lo spaventapasseri tra i filari di grano, senza venire colpito dal colpi di fucile, e allo stesso tempo prendere alle spalle Randall 'Tex' Cobb. Vabbè ma sono dettagli su cui si può chiudere un occhio, meglio due, per immedesimarsi con il protagonista.

“Quest’anno la mietitura è stata anticipata”
“Furia cieca” alterna momenti intimi e caciaroni in parti uguali, senza mai far calare il ritmo, quindi si passa da lezioni di vita («Gli uomini forti non hanno mai paura di piangere») a scene come il lungo e articolato inseguimento per le strade di Reno, a cui si aggiunge un altro volto noto, quello della bella Lisa Blount che qui fa un po’ da contorno nei panni della fidanzata di Frank.

Siamo il terzetto più biondo del mondo (e ci dispiace per gli altri)
Questa volta i tizi mandati da MacCready per tentare di fermare il terzetto più biondo della storia del cinema, sono due coglionazzi (mi pare il termine più adatto) di cui uno, quello particolarmente intelligente, è interpretato dal regista e sceneggiatore Nick Cassavetes, nel ruolo di cui penso nessuno gli farà mai domande durante le sue interviste.

La parte del curriculum che Nick Cassavetes vorrebbe nascondere sotto il tappeto.
Il duello con questi due fenomeni in cappello da Cowboy regala momenti mitici, come il “conto alla rovescia” necessario a recuperare la spada di Nick, ma soprattutto l’immancabile inseguimento in auto, un classico dei film d’azione che qui va a braccetto con la commedia. Sempre nel 1989 il non vedente Richard Pryor e il non udente Gene Wilder guidavano nel traffico in “Non guardarmi, non ti sento”, qui Rutger Hauer si lancia nella stessa specialità però da solo, in una scena che è un generatore automatico di gag comiche. In pratica potremmo dire che “Furia cieca” è una sorta di commedia con Richard Pryor e Gene Wilder però con molta più azione e momenti cazzuti, in pratica è “Non affettarmi, non ti vedo”.

“Ma come guidi sei cieco!?”, “In effetti si!”
Quando dico che vedere questo film da (per me ormai ex) ragazzo miope resta un'esperienza, non lo dico per scherzo, trovo significativo che l’alternativa migliore ad una Lisa Blount resa miope dalla perdita degli occhiali, sia far guidare l’auto a tutta velocità ad un cieco. Mi rendo conto che oltre alle mani mozzate, questo film se uscisse oggi, non potrebbe allietare i pomeriggi di nessun ragazzino (miope o con dieci decimi) perché verrebbe massacrato dalla moda imperante ad Hollywood, a partire dal titolo, oggi come minimo si chiamerebbe “Furia non vedente”.

Il problema della famiglia Devereaux è che non riesce mai a stare tutta insieme nello stesso posto (chissà i pranzi di natale che casino) quindi messi al sicuro Billy e la bionda Lisa Blount, Nick punta dritto al casinò del cattivone per andare a salvare l’amico Frank, che nel frattempo ha anticipato di quasi vent'anni Breaking Bad, sintetizzando una droga blu che tutti vogliono e Walter White… MUTO!

La fuga dal casinò è un omaggio alla passione per il gioco d’azzardo di Zatôichi che permette a Rutger Hauer di dar prova di un altro po’ di buoni tempi comici in una scena alla roulette, in cui il nostro Nick risolve tutto a colpi di spada. Perché non c’è una singola cosa che Nick Parker non possa risolvere così, porta chiusa? ZAN! Via la maniglia. Cattivo che fa lo sbruffone? ZAN! Via le sopracciglia e poi sotto con una battutaccia: «So fare anche la circoncisione». No ma dai sul serio, ma come si fa a non voler bene ad un film così dai!

Ti do un dieci per le intenzioni e un due per la mira.
Il gran finale avviene nella casa nel cattivo sul cucuzzolo della montagna, lo schema dovreste averlo capito, per cercare di fermare Nick si manda ogni volta degli sgherri più cattivi di quelli precedenti, che però fanno tutti la stessa fine. La scena nella sala da ballo mette in chiaro che Rutger qui è una specie di Daredevil biondo, anzi credo che se lo avessero chiesto a Rutger, avrebbe potuto comodamente interpretare Stick nella serie tv dedicata al personaggio, tanto qui aveva già fatto le prove generali.

In un film dove la mancanza della vista è un super potere, proprio come il diavolo di Hell’s Kitchen, i cattivi cercando di mandare in tilt i suoi super sensi usando delle casse e un microfono, ma Rutger è semplicemente il più figo e gira la situazione a suo vantaggio facendo saltare la corrente, pronto ad affrontare tutti in una stanza buia, una scena che Hauer affronta con il suo solito approccio. Parliamo di quello che ha eseguito il salto tra i palazzi (con colomba in mano) di Blade Runner al primo ciak, e che si è rotto un dente per balzare da un bus al cofano di un auto in corsa in The Hitcher, il suo balletto al buio con spada è uno spettacolo, trovatelo un attore oggi disposto a passare da sassi masticati a coreografie di combattimento così. Ma siccome tutto è mitico in questo film, poteva mancare una “frase maschia”? Proprio no! «Tu lo vedi? Io non vedo niente!», «É così che vivo io».
Sono passati trent’anni da quando guardavo a ripetizione questo film, grazie ad un taglio chirurgico di laser degno di Nick Parker ho anche smesso di essere miope, però ancora mi gaso con questa scena!

Non ha certo bisogno del Braille per fare fuori tutti.
L’ultimo scontro con il “Boss finale”, il maestro Giapponese di Katana interpretato dal veterano Shō Kosugi, è quello che mancava a questo film, due maestri di spada a confronto che saltellano attorno ad una vasca da bagno elettrificata. Ok il fatto che Shō Kosugi si appenda al soffitto come una scimmia non è proprio la mossa più intelligente della storia in quel momento del combattimento, ma trasforma “Furia cieca” in un orgia di affettamenti a colpi di spada che ha contribuito fortemente alla mia passione per i film di genere. Un finale doppio perché Randall 'Tex' Cobb qui fa la fine di Darth Maul, solo vent'anni in anticipo.

Living on the edge, come in un pezzo degli Aerosmith.
Il finale di “Furia cieca” poi è ricalcato identico sopra quello di un classico, Billy invoca “zio Nick” chiedendogli di non andarsene come faceva il bambino con Shane, alla fine di “Il cavaliere della valle solitaria” (1953), e siccome questo film è stato un classico della mia infanzia, avevo un compagno di scuola ai tempi, che aveva snocciolato una teoria che solo un bambino poteva sfornare: nel film Nick dice che non può piangere, perché il posto nella sua testa dove si formano le lacrime non funziona più (io avrei chiesto un secondo parere da un altro medico), quando alla fine lo vediamo con una sola, singola e virile lacrima sul volto, secondo il mio compare, voleva dire che aveva miracolosamente recuperato la vista. Però bisogna dire che questo era lo stesso che dopo aver visto “Voglia di vincere” (1985) il giorno dopo a scuola mi aveva illustrato un metodo infallibile per trasformarsi in un lupo mannaro (storia vera).

I duri non piangono, sudano dagli occhi nello sforzo di apparire così incredibilmente duri.
No amico mio, penso che sia improbabile che tu ora mi stia leggendo, ma la verità è un’altra, l’ultima scena di “Furia cieca” serve ad insegnarci una regola fondamentale: i duri non piangono, al massimo sudano dalle palpebre. Ed in questo film in cui la vista (e la sua assenza) sono così importanti, per salutare – solo per il momento – Rutger posso dirgli solo una cosa, io non t'ho visto... t'ho vissuto!

Da mercoledì prossimo in squadra con il Zinefilo, cominceremo a fare sul serio, questo lungo omaggio a Rutger é appena cominciato!

32 commenti:

  1. per me rutger hauer è il grande attore che ha fatto the broken key

    ok la smetto ma l'ha fato davvero


    the broken key un film con un cast pazzesco

    rdm

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    1. Vero, tra le altre cose ha recitato anche in quel film ;-) Cheers

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  2. dracula 3 d IL MIGLIOR FILM DI RUTGER è dracula 3d!!!!!!!!!!!!!!


    ok seriamente per me non è blade runner ma "The hitcher" all'epoca avevo appena preso la patente e ( per molti anni ) dopo aver visto il film non ho più dato un passaggio agli autostoppisti!!!!( storia vera)

    so che non centra nulla ma quand'è che recensisci "bitch plach" cin erin cunnings e le sue tette!!!???

    geppo da nichelino

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    1. "The hitcher" è un capolavoro in cui tutto il talento e la fisicità di Rutger emerge, come in "Blade Runner" solo che è in scena tutto il tempo e quando non lo è, resta comunque una minaccia! ;-) Cheers

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  3. Grande iniziativa, ho adorato questo film e sempre apprezzato Rutger Hauer in più o meno tutto quello che ha fatto. E devo dire che condivido in parte anche le sensazioni che hai descritto quando l'ho visto la prima volta, essendo anch'io ex miope!

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    1. Cinque alto tra ex miopi! Speriamo di non darci una reciproca manata in faccia ;-) Spero che l'iniziativa sarà gradita, stava bollendo in pentola (anzi in bara) da un po' anche perché Rutger ha spesso offerto interpretazioni molto solide, non è bello che si parli sempre e solo di quella (comunque magnifica) nel film dello Scott sbagliato. Cheers!

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  4. Quella che hai messo è la locandina originale o una rifatta recentemente? Perché, sai che a vederla secondo me dà l'idea di una commedia demenziale? Cosa che invece non è assolutamente.

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    1. Potrebbe essere il poster cinematografico, perché ne ho trovata una identica (ma il file aveva una qualità inferiore) con tanto di logo "R" del visto censura. Considera che l'altra locandina, quella ufficiale, fa sembrare il film "Furyo" (1983) quello con David Bowie. Cheers!

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  5. Rudger Hauer credo di averlo visto per la prima volta in Ladyhawke, ammetto che ero rimasto molto più "impressionato" dalla Pfeiffer (anche se bambino/ragazzino ricordo che me ne ero innamorato), però è un film che ricordo con molto piacere. Blade Runner è arrivato più in là per me...

    Questo lo ricordo come una stupidata simpatica. cmq dovessero proporlo su Prime o Netflix forse potrebbe attirarmi in un rewatch, forse :D

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    1. Nel rivedere questo film (scusa Nick!) è chiaro che l'intento di lanciare una serie di film con lo spadaccino cieco, alcuni passaggi sono un po' frettoloso ma Rutger gestisce il passaggio da commedia a dramma alla grande. Non è certo un dramma d'autore sulle vite dei reduci, però funziona ancora molto bene e per altro, gasa ancora abbastanza ;-) Cheers!

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  6. Pure per me Rutger Hauer è quello di Furia Cieca. Dev'essere perché su Italia 1 lo mandavano una volta alla settimana.

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    1. Visto che tu ed io siamo più o meno della stessa leva, siamo venuti su con lo stesso palinsesto tv, lasciami dire che si vede, Bro-Fist! ;-) Cheers

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  7. Inizio col botto, e sono sicuro che a Rutger piacerebbe l'idea che esiste un posto in Rete dove sono spese più di dieci parole a NON parlare di Roy Batty :-D
    Scherzi a parte, Hauer metteva dannatamente cuore nei suoi ruoli e qui va anche oltre: la scena dello spaventapasseri si spiega solo se Rutger era anche Colui che Cammina tra i Filari dei "Figli del grano" :-D
    I tanti rimandi all'originale fanno sì questo film una sorta di remake, ma principalmente è un omaggio ad un modo di raccontare gli eroi: quelli che arrivano in paese, raddrizzano i torti e se ne vanno. Con gli occhi che sudano, ma devono andare: il tramonto è la loro costante destinazione. E ogni loro debolezza, che sia una disabilità fisica o la passione per il gioco d'azzardo, ce li rendono più umani, così che parteggiamo subito per loro anche se fanno cose poco carine, tipo mozzare mani :-P
    Ti lascio immaginare quanto esplose il cuore del piccolo ninja etrusco quando ha visto la prima volta questo film ed è sbucato dal nulla Sho Kosugi! L'unica pecca è quella che fai notare: il suo combattimento non è davvero dignitoso e le sue scelte sono beote, ma basta la sua presenza a far guadagnare miliardi di punti al film.

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    1. Se facciamo abbastanza casino magari ci sentirò fino lassù, oltre le porte di Tannhäuser. Ma sai che mentre scrivevo la didascalia del grano ci ho pensato? Rutger è Colui che Affetta tra i Filari ;-) Anche perché il film avrebbe dovuto finire con la morte di Randall "Tex" Cobb, Rutger è stato richiamato in fretta e furia per girare una scena aggiuntiva per dare un po' più di forza al finale, se il film avesse avuto Sho Kosugi dall'inizio preparando meglio l'ultimo combattimento, questo film sarebbe stato ancora meglio ;-) Cheers

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  8. Bellissima iniziativa! Bravi ragassuoli.
    Personalmente metto questo film nella lista dei "Stravisti" di Italia 1. Fin da piccolino non mi perdevo un suo passaggio e anche oggi, pure se lo conosco a menadito, se lo ribecco alla tele me lo riguardo con estremo piacere.
    Visto che stiamo facendo la lista, il "mio" primo pensiero quando nomine Hauer è Etienne Navarre.

    P.S.: ho cercato, per mera curiosità, le seguenti parole su Google: "Lynn Manning blind South Korean judo mundial". Ecco, io di judo non ne capisco molto, ma i risultati non mi paiono molto esatti...

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    1. Tu usi un Google molto strano secondo me ;-) Continuo a trovare strano (in senso buono) così tanti di noi che hanno visto e rivisto un film che Nick non avrebbe potuto vedere, ma anche questo è il fascino di "Furia Cieca" ;-) Cheers

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  9. Vedo che non sono la prima a mettere Ladyhawke al primo posto tra i film preferiti di Rutger Hauer... dunque aspetto quell'articolo con impazienza! Bellissima iniziativa questa rubrica!

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    1. Non avete nemmeno idea che diga ha aperto questa rubrica, ma la pazienza è la virtù dei forti ;-) Cheers

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  10. Attore che mi piace parecchio, ma questo film me lo aspettavo meno ironico, per cui vederlo una volta tanti anni fa, è stato sufficiente.
    La scelta di fare saltare la corrente per mettere tutti "al buio" è stata usata anche ne "Gli occhi della notte", anche lì Audrey Hepburn ha studiato a lungo per interpretare il ruolo di una cieca. E lì ironia ce n'è davvero poca.

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    1. Beh secondo me è una cifra stilistica del film voluta, onestamente non mi dispiace un po' di ironia nel film, in alternativa ci sono sempre film come "Blindness" (2008). Cheers

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  11. Rutger Hauer era veramente un attore poliedrico e carismatico, con un'aura sempre da cattivo, anche quando interpretava il buono. Effettivamente questo è il suo film di samurai, poi quando fa lo scontro con l'attore che è l'emblema del ninja anni '80, ovvero il grandissimo Kosugi, sembra davvero che si sia voluto omaggiare i film di genere. Combinazione poi l'ho rivisto che non è passato molto tempo e mi sono stupito per quanto fossero cattivi i cattivi, chiedo scusa per il gioco di parole e anche il nostro non fosse propriamente benevolo con i malvagi. Cosa non mi piace molto, se devo fare un appunto al film, è il tono che passa da troppo tragico a quasi commedia troppo repentinamente. L'ironia di fondo funziona ma mi sembra che Noyce abbia esagerato sul versante comico, per dire preferisco Hobo with a shotgun su questo aspetto. In ogni caso rimane un film godibile e che mi riporta agli anni giovanili... 👋

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    1. Beh anche "Hob with a shotgun" ci da dentro, più con lo splatter e il grottesco che con l'ironia vero, ma anche lì lo scarto è notevole. Ecco anche quello, altro film sostenuto da carisma di Rutger ;-) Cheers

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  12. Non affettarmi, non ti vedo un titolo bellissimo, comunque no, non visto.

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    1. Sai che i titoli idioti sono la mia specialità ;-) Cheers

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  13. Quoto in pieno per la rubrica sul grande Rutger.
    Che l'anno scorso, proprio in questo periodo, ha deciso di lasciarci.
    In maniera garbata e discreta, lasciando disposizioni affinche' l'annuncio della sua scomparsa uscisse addirittura qualche giorno dopo.
    Per non suscitare troppo clamore.
    La data ufficiale?
    Il 19 Luglio, pare. Proprio il giorno del mio compleanno, mannaggia...
    Ok che eri un eccentrico ma stavolta hai proprio esagerato, Rutger.
    Un altro grandissimo, che con la sola presenza ha nobilitato un sacco di ciarpame (tipo Hemoglobin).
    Gran bel film, questo. Visto e rivisto piu' volte in tv.
    La locandina sul post mi ha lasciato perplesso. Io sui giornali e sui vhs ne ricordavo una con sfondo nero e Hauer che, pur agitando la spada, ha uno sguardo decisamente piu' serio e marziale.
    Viene da chiedersi come lo abbiano spacciato sul suolo yankee.
    Probabilmente una commedia action-slapstick come dici tu, Cass.
    Ok. I momenti ironici ci sono, e giocano tutti sull'handicap del protagonista. Che e' tutto tranne che infallibile.
    Ma quando il film mostra i muscoli, e si passa all'azione...tra gente infilzata, squartata, tagliata in due e arti mozzati scusate il termine ma non scherza per un cazzo.
    Scene ottimamente coreografate, tra l'altro.
    Riescono nel mezzo miracolo di dosare comicita' (la scena dove Nick guida e fa il verso a Pryor e Wilder) e le parti cruente alla perfezione. Al punto da farti passare sopra a qualche nota stonata.
    Il merito e' tutto di Rutger. Che fa da autentico mattatore.
    Una specie di Trinita' che sta tutto bello pacioso a farsi persino deridere e insultare, che un vero guerriero davanti a certe nullita' non si scompone.
    Ma se lo costringi a sguainare la pistola o i cazzotti (o la spada)...beh, peggio per te.
    No, dico...a Sly e Schwarzie, alle prese per la prima volta con mix di generi simili, non e' andata cosi' grassa.
    Abbiamo poi dei cattivi degni di questo nome, basti vedere cosa fanno ai poveri genitori del bambino.
    Scemi, si. Ma anche spietati. E anche un cretino puo' essere molto, molto pericoloso.
    Poi c'e' la bellezza a rimorchio e il ragazzino rompico...ok, ci siamo capiti. Che pero' a Nick salvano il fondoschiena durante il duello finale col mitico Sho Kosugi. Dove si vede che il nostro e' in evidente difficolta'.
    Manca altro?
    Si. Il finale. Impossibile non pensare a un altro illustre collega diversamente vedente.
    Shu, l'airone bianco di Nanto.
    Pare che i combattenti ciechi realizzino l'impossibile, alla fine del loro viaggio o al termine di un'impresa.
    Shu recuperava la vista, prima di morire. Nick le sue lacrime.
    E a momenti una la versi pure tu.
    Se avessero fatto quel dannato film di Ken con Sly e Schwarzie...il ruolo di Shu era di Rutger, dopo questo.

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    1. Dimenticavo...
      Era di questo film il dialogo tra il boss e il suo vice relativo a chi ingaggiare per sistemare il protagonista?

      "Come lo fermiamo, quello?"
      "Assumi Bruce Lee!"
      "Bruce Lee? Ma Bruce Lee e' morto!!"
      "Non ha un fratello? Assumi suo fratello, no?"

      Alla fine hanno preso il grande Kosugi.
      Spesa minore ma massima resa.
      Ottima performance la sua, tra l'altro. Che di solito interpretava il buono...

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    2. Si era un dialogo di questo film ;-) Cheers

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    3. Ecco quello sarebbe stato un film su Ken come si deve! ;-) Cheers

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  14. Applausiiiii! Bellissimo pezzo.
    A proposito di droghe blu, forse mi sono suggestionato, ma la spezia di Dune non era blu? E la droga di robocop 2, non era blu pure quella? E la plutodroga di Alien Nation, pure quella era blu? Insomma, White èarrivato davvero per ultimo

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    1. Grazie mille capo! :-D La spezia di "Dune" faceva venire gli occhi blu, la "Nuke" di "Robocop 2" era rossa, quella di "Alien Nation" si, era un bel blu scuro, alla fine Walter White era solo un nerd che amava le citazioni ;-) Cheers

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    2. Sei la treccani del cinema!

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    3. Al massimo sono un cane, uno solo ;-) Cheers

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