giovedì 9 luglio 2020

Dredd - Il giudice dell'apocalisse (2012): quando hai l'intuizione giusta, ma ti svegli troppo tardi

Torniamo tra le strade di Mega City One per l’ultimo capitolo dedicato al giudice Dredd, un personaggio davvero inarrestabile, tanto che le ha provate davvero tutte per tornare al cinema, anche se le tempistiche di questo film, sono tra le più bizzarre mai viste.
Attorno al 2008 (AD), si vociferava di un nuovo film sul personaggio creato da John Wagner e Carlos Ezquerra sulle pagine di “2000 AD”, ma il progetto non è diventato realtà almeno fino al 2010, anno in cui sono stati assunti Pete Travis alla regia e Alex Garland come sceneggiatore. Quest’ultimo in particolare vero motore di tutta l'operazione, anche perché attorno al 2010 non era ancora diventato l’aspirante nuovo "Scott sbagliato" come lo ha definito giustamente Lucius, ma era ancora colui che si era fatto un nome grazie alla sceneggiatura di 28 giorni dopo.

I suoi progetti per il giudice Dredd sono monolitici, l’impresa di rendere famoso nel mondo un personaggio dei fumetti popolarissimo quasi esclusivamente in Inghilterra, già di suo è una bella impresa, ma farlo cercando di far dimenticare lo (s)cultuscito nel 1995 con Sylvester Stallone come protagonista, aggiunge difficoltà ad un obbiettivo già complesso di suo.

Alex Garland abbraccia la via della serietà a tutti i costi (e mi verrebbe da dire «Madornale errore» cit.) ma anche dell’aderenza al materiale originale, tanto che uno dei due padri del personaggio, lo scrittore John Wagner, venne coinvolto per supervisionare tutta l’operazione, quasi un’assicurazione umanoide sulla bontà del progetto. Wagner all’inizio parve apprezzare il tentativo di rendere realistiche le esagerazioni che sono una caratteristica chiave di “Judge Dredd”, poi però in fase di promozione il suo orgoglio di fumettista venne fuori insomma, storie tese, ma comunque sempre meno che con il regista Pete Travis, che invece non ha proprio preso parte alle interviste e alla fase di lancio della pellicola (storia vera). Cosa è accaduto durate la produzione? Di tutto, ma per prima cosa, affrontiamo l’elefante in mezzo alla stanza (ciao Dumbo!), parliamo di “The Raid”.

Non so come si dica “elefante in mezzo alla stanza” in Indonesiano (probabilmente si dice “The Raid”)
Trovate una brillante comparazione tra “The Raid” (2011) e “Dredd” (2012) nel post del Zinefilo che vi invito caldamente a leggere, ma gli eventi sono andati più o meno così: nell'ottobre del 2010, Alex Garland deposita una sceneggiatura intitolata “Peach Trees”, come il nome dei palazzi alveare di Mega City One in cui la storia è ambientata, dopodiché tra lavorazione e post produzione, il film verrà presentato in anteprima al Comi-Con di San Diego solo nell'estate del 2012. Un tempo parecchio lungo a ben guardare, sufficiente per farsi sorpassare a destra dagli Indonesiani.

Si perché nel frattempo, il gallese Gareth Evans, parecchi stuntmen Indonesiani senza alcuna cura per la propria incolumità fisica e insieme a Iko Uwais e Yayan Ruhian, firmò il miglior film d’azione degli ultimi vent’anni, quello che ha fatto fare un salto quantico in avanti al cinema marziale. “The Raid” venne presentato al Toronto Film Festival nel 2010 e poco dopo a Torino, dove mi ha colpito in mezzo agli occhi (storia vera).

Vorrei usare frasi come, lo spunto di partenza dei due film è identico, ma sarebbe riduttivo, “The Raid” e “Dredd” sono proprio lo stesso film, da una parte abbiamo la megalopoli futuristica (che copre lo spazio tra Boston e Washington) di Mega City One, dall’altra la decadente Jakarta. Entrambi i film hanno come protagonista un fatiscente palazzo in cui è radunata molta della criminalità locale, un incrocio tra la struttura verticale di Game of Death, la brutta fama delle Vele di Scampia e il grattacielo della Nakatomi.

“Almeno noi non siamo scalzi come John McClane”
I poliziotti che entrano dentro hanno motivazioni leggermente diverse, dovere per Dredd ed Anderson, vendetta personale per Iko Uwais, ma il risultato è lo stesso: un assedio pochi contro molti (moltissimi), in cui persino i boss criminali che comandano le orde di sgherri hanno nomi quasi identici, da una parte Tama (Ray Sahetapy), dall’altra Madeline Madrigal, detta “Ma-Ma (Lena Headey).

Voglio restare tutto il giorno nella vasca / Con la pastiglia che mi svalvola la testa (quasi-cit.)
Potrebbe essere che il gallese Gareth Evans, abbia sentito parlare di questo progetto in cui era coinvolto Alex Garland e abbia portato fino laggiù in Indonesia, il seme di questa idea? Potrebbe anche essere, ma sta di fatto che Garland è stato battuto sul tempo e anche sul campo, perché “The Raid” è dinamismo puro, un capolavoro che fa del movimento e del controllo degli spazi una vera e propria arte (anche marziale), mentre “Dredd” è americano fino al midollo (infatti i suoi protagonisti sparano invece che picchiarsi), ma è anche incredibilmente statico, fa proprio dell’immobilismo una cifra stilistica, basta dire che la droga spacciata da Ma-Ma e dalla sua banda di criminali, la Slo-Mo, è una sostanza che rallenta la percezione di chi la assume, infatti per renderne gli effetti sul grande schermo il regista ricorre alla moviola (slow motion appunto). Da una parte la velocità di azione e pensiero di Evans, dall'altra Garland, lento come me quando striscio fuori dal letto il lunedì mattina, ma per di più, anche zavorrato da una produzione travagliata, insomma, una non competitiva, che ha bollato per sempre il suo film come una copia non autorizzata di “The Raid”.

Secondo le affermazioni dei diretti interessati poi, buona parte di “Dredd” sarebbe stato diretto proprio da Alex Garland e questo spiegherebbe l’assenza di Travis dalla fase promozionale del film, ma anche il successivo esordio alla regia (quello ufficiale) di Garland, avvenuto con Ex Machina e seguito da Annientamento.

L'espressione di Dredd è il miglior commento sull'andamento della carriera di Garland.
Costato la bellezza di quarantacinque (quattro-cinque… assurdo) milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, “Dredd” si è ripagato appena il costo in parte grazie al mercato dell’home video. Ma a tutta questa sgorba storia, poteva mancare il contributo di uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza? Figuriamoci! Quando lo scorso anno ho sentito tanti parlare dell’uscita in DVD di “Dredd”, ho seriamente pensato ad un terzo film, magari un DTV (Direct-to-video), invece era proprio il film che avevo già visto nel 2012. Sette anni di ritardo giustificati dal mezzo flop del film? Andiamo! Qui da noi escono in sala certe porcherie che non possono nemmeno allacciare le scarpe al film di Pete Travis Alex Garland, non ci credo a questa scusa, semplicemente un’altra tegola sulla testa di un film che pur mantenendo il casco ben allacciato sulla capoccia del suo protagonista, non è riuscito a proteggersi da una sfiga abbastanza notevole.

Eppure “Dredd”, da noi appesantito dall'inutile e banale sottotitolo “Il giudice dell'apocalisse”, ha il cuore dal lato giusto e malgrado l’ombra ingombrante del gigante “The Raid”, resta un film tosto con un livello di mattanza tarato più o meno su “bagno di sangue”, davvero notevole per un film occidentale contemporaneo. Inoltre per quanto riguarda il suo protagonista, si é optato per la via delle fedeltà al fumetto originale, Karl Urban è uno di quegli attori sempre disposto a mettersi al servizio di un film, uno che non si è fatto nessun problema nemmeno a recitare per tutto il tempo con il volto completamente coperto dal casco (ad esclusione di bocca e mento), rimediando così al sacrilegio compiuto da Stallone nel 1995.

"Casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza. Sempre!" (Cit.)
Karl Urban, una vita da gregario, parti di contorno carismatiche in “Il signore degli Anelli” e “Star Trek”, ma anche una sfiga ragguardevole, perché gli unici film da protagonista assoluto in carriera sono stati Doom, "Pathfinder" (che ho visto al cinema nel 2007, sono stato uno dei tre che lo ha fatto) e questo “Dredd”, di cui purtroppo non credo vedremo mai un seguito, anche se ogni tanto ancora si vocifera della lavorazione di una serie televisiva, intitolata “Judge Dredd: Mega City One”, per cui Carlo Urbano si è già detto disponibile. Per assurdo è stato proprio con l’adattamento sul piccolo schermo di personaggio dei fumetti, violento, Inglese e per di più creato da Garth Ennis (uno che si è fatto le ossa proprio sulle pagine di Judge Dredd), che Urban ha trovato forse un ruolo per cui verrà ricordato: Billy Butcher in The Boys, almeno finché la serie durerà, qualcuno regali un cornetto rosso al povero Carlo!

Carlo Urbano, non smettere mai di crederci, un giorno raggiungerai la tua vetta.
Urban nella prima scena del film (la più classica delle vestizioni dell’eroe) indossa il casco del giudice Dredd per non toglierlo più, tanto che quando la sua nuova compagna, la telepate fresca di accademia Cassandra Anderson (l’azzeccata Olivia Thirlby), fa notare a Dredd che il casco interferisce con i suoi poteri psichici, il giudice le risponde lapidario: «Un proiettile in testa potrebbe farlo di più».

“Affermazione prevedibile” (scusate, non ho resistito)
Carlo Urbano ribalta la bocca di centottanta gradi verso il basso, parla con una voce più greve del solito ed utilizza il linguaggio del corpo per risultare minaccioso, il suo Dredd però è mortificato dal film stesso, nella scena di apertura lo vediamo inseguire due fuggitivi strafatti di Slo-Mo, rombando a bordo della sua moto, che però ha un aspetto da ordinaria motocicletta, anzi per certi versi ricorda un po’ una scena di “Robocop”, ma non quello giusto di Verhoeven, pensavo piuttosto all'insulso remake.

Che vi devo dire, per la moto preferivo quella del 1995.
A parità di entrata in scena, lo Stallone del 1995 batte Urban su tutta la linea, pur comparendo sulla locandina e dando il suo nome al film, il giudice Dredd sembra solo un generico poliziotto del futuro, non tanto diverso da molti che abbiamo già visto al cinema, di sicuro non è lo spauracchio di tutti i criminali di Mega City One che abbiamo conosciuto tra le pagine del suo fumetto. Quando poi insieme alla telepate Anderson si ritrova due contro tanti in un assedio nel palazzo, le caratteristiche del personaggio creato da John Wagner e Carlos Ezquerra non emergono mai per davvero.

L’errore di Alex Garland è stato quello di interpretare la serietà di Dredd come la vera forza del film, il giudice Dredd funziona perché si muove in un mondo esagerato e grottesco, in cui la sua serietà congenita lo rende un monolite umanoide, una specie di carro armato con mascella a vista, che non si fermerà davanti a niente per spazzare via la criminalità. Quando dico che il miglior film mai tratto dalle pagine di “Judge Dredd” è il Robocop di Paul Verhoeven intendo proprio questo: in quel film Detroit sembrava un girone infernale, i criminali erano uno più sopra le righe e psicotici dell’altro, Alex Murphy nella prima parte del film è quello che il giudice Dredd è sempre stato dal 1977 ad oggi, uno che crea ammirazione nel pubblico perché è chiaramente schierato dalla parte giusta della barricata, ma nel suo essere così inflessibile non apre mai una finestra per permettere al pubblico di provare empatia per lui, Alex Murphy lo faceva nel secondo tempo del film di Verhoeven, Dredd? Non lo farà mai.

"Sei tu, Murphy?" (Cit.)
Applicare l’approccio serio di Dredd a tutto il film, cercando di normalizzare e rendere realistico il mondo in cui si muove, agisce (e giustizia criminali) non funziona, il tipo di approccio serio e composto ai fumetti che ti aspetteresti da Nolan (con risultati proprio per questo anche terribilmente sbilanciati), ma per cercare di adattare un fumetto satirico, volutamente grottesco e provocatoria come l’anima Punk di “Judge Dredd”, non va proprio bene.

Posso capire l’idea di rendere le armature dei giudici più simili alle divise di una squadra SWAT, ma far passare il giudice Dredd, solo per un normale poliziotto solo più tosto degli altri suoi colleghi, non basta e purtroppo spreca anche la buona prova di sacrificio al personaggio, offerta da Karl Urban.

Insomma per portare “Judge Dredd” sul grande schermo ci vorrebbe qualcuno in grado di trovare l’equilibrio tra l’esagerazione del film del 1995 e il tono anche troppo dimesso di quello del 2012, che però dalla sua resta se non altro un film d’azione con un grado di violenza notevole. La morte del tizio lanciato giù dalla balconata strafatto di Slo-Mo, diventa una tortura della goccia, una caduta resa infinita dalla sostanza che è un sadico modo di prolungare la sofferenza, ma se parliamo di sadismo, un paragrafo se lo merita tutto Lena Headey.

"Non voglio più sentire parlare di draghi finché campo"
La sua Ma-Ma è distante chilometri dalle cattive che urlano e strepitano nei film, quella meraviglia (in tutti i sensi possibili di questo termine, artistico, professionale e anche estetico) di Lena Headey, la interpreta come un rettile, un’assassina a sangue freddo che pare aver pianificato tutta la sua scalata fino alla vetta, da prostituta a Boss finale come una disposta a fare tutto quello che è necessario per emergere.

Dopo quello che ci raccontano del suo passato, da spettatori saremmo pronti a vedere entrare in scena una sorta di esagitata Harley Quinn solo molto più sbroccata, invece la vediamo fare il bagno in pieno relax, e con la stessa identica calma dare l’ordine di sterminare tutti come se fosse la scelta più pragmatica. Per certi versi, Lena Headey buca davvero lo schermo, ma nel confronto diretto con “The Raid” (che resta inevitabile), pare contribuire anche lei all'immobilismo del film.

L’azione non manca, man nel confronto con “The Raid” tutti escono con le ossa frantumate.
Di davvero riuscito in questo “Dredd” ci sono le sparatorie, l’effetto rallenty offerto dalla Slo-Mo, permette a noi spettatori di goderci una mattanza di colpi al rallentatore che fanno saltare la faccia ai cattivoni, con il più devastante degli effetti finali possibili. La conta dei morti? Credo che Dredd e la giudice Anderson in un solo film, riescano a pareggiare con il numero di adolescenti massacrati da Jason Voorhees in tutti i capitoli della sua saga!

"Non hai letto il cartello? Vietato fumare"
Insomma anche nella sua versione del 2012, “Dredd” resta un colpo sparato (in Slo-Mo) nella direzione giusta, che però manca ancora una volta il bersaglio, il vero dispiacere è per il sacrificio di Karl Urban, convincente e totalmente al servizio del personaggio. A questo punto le cose sono due, chiedere consulenza a Paul Verhoeven per un terzo film su Dredd, oppure sarà necessario fare una media tra questo film e quello del 1995, chissà che tre non sia il numero fortunato anche per il giudice di Mega City One.

34 commenti:

  1. L'elefante nella stanza l'hai trattato piuttosto bene direi. Io sarei stato leggermente più critico. Fatto sta che, ovviamente, questo Dredd ci va sotto pesante nel confronto con "The Raid". Ma chi non ci va sotto in un confronto diretto? Forse i due capitoli centrali di Boyka (Undisputed 2 e 3) e Tony Jaa ne "The Protector" con quell'interminabile piano sequenza al ristorante possono giocarsela ad armi pari col capolavoro del gallese-indonesiano. Ma per il resto... Vabbè, sto divagando.

    Questo "Dredd" l'ho visto parecchio in ritardo rispetto all'uscita e solo dopo aver visto "The Raid". Le similitudini di trama sono talmente palesi che è impossibile che qualcuno non abbia copiato l'altro (seguendo le date pare che Evans abbia preso appunti da Garland...). Ma al di là di questo e togliendo la "staticità" delle scene, tutto sommato "Dredd" non è un brutto film. Certo, devono spiegarmi dove sono andati a finire i 45 milioni di dollari (!!!), ma la soddisfazione nelle sparatorie, nelle esplosione e nelle morti brutte c'è. Pellicola godibile, ma sapendo che con lo stesso cannovaccio, due noccioline e 40 stunt pazzi e senza paura di morire male, dall'altra parte del mondo qualcuno ha tirato fuori il capolavoro dell'action, è palese che qualcosa non torni.

    Scusa Capo, ma nonostante la buona volontà non riesco proprio a giudicare con imparzialità le due pellicole... Dredd, questo Dredd, sarà la copia povera di "The Raid". Anche se sulla carta avrebbe dovuto essere il contrario!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Realizzato con i soldi con cui Evans ha sfornato credo, tutta la sua filmografia ("Gangs of London" compreso) ma sembra comunque il cugino povero. Si lascia guardare Carlo Urbano è giusto, la mattanza non manca, ma con gli elefanti può trattare solo Tony Jaa ;-) Cheers

      Elimina
  2. Capisco le critiche ma non le condivido, forse semplicemente perchè non conosco il fumetto e non ho visto the raid, però per me il film fila via liscio liscio e con mucho gusto.
    Gran protagonista, grande cattiva e ottima spalla, trama semplice ma che funziona, polvere da sparo come se piovesse, azione con battutine macabre qua e là...
    Concordo su Billy Butcher, ottimo personaggio e serie, a settembre riparte finalmente!
    Per quanto riguarda l'edizione italiana, forse ci sarà per dvd e BD, ma per il 4K bisogna andare su versioni straniere senza neanche i sottotitoli in italiano, sta scarpa le fa girare ogni tanto... però le scene slo-mo con l'HDR rendono davvero bene!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ha tutte le cosine al suo posto questo film, niente da dire, ma è troppo "serio" per essere un adattamento fedele al fumetto, anche lasciando da parte "The Raid". Forse tu sei nelle condizioni ideali per apprezzarlo al meglio. Cheers

      Elimina
    2. E' che voi lettori di fumetti siete troppo talebani, me ne accorgevo anche sul forum di italiansub, chi aveva letto il fumetto di questa o querlla seria si lamentava molto di più :D
      Cercate le differenze, quando andrebbe guardato come un prodotto a se.


      Elimina
    3. I lettori di fumetti lo sono, ma non mi paragonare al gruppone, perché faccio sempre le distinzioni, ho un blog pieno di distinzioni sui film e sui fumetti, ma in questo caso bisogna riconoscere che un personaggio ha determinate caratteristiche, altrimenti cambiategli nome ;-) Cheers

      Elimina
    4. Concordo al cento per cento ;-) E, infatti, nemmeno questa volta abbiamo avuto un vero film su Dredd, come già a suo tempo avevo scritto (con un certo qual comprensibile astio) nei commenti sotto il post dedicatogli da Lucius...

      Elimina
    5. I due film su Dredd hanno dei pregi e dei vistosi difetti, ma nessuno ha colto in pieno lo spirito del fumetto, magari guardandoli uno via l'altro uno può farsi una Vaga idea della stile del fumetto, ma forse pecco di ottimismo ;-) Cheers

      Elimina
  3. ho visto le scene più toste di sto film su youtube.

    che dire bellissime.

    infatti alcune le hai messe anche tu.

    se paul werwovhen fa dredd 3 corro a vederlo-

    grazie

    rdm

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tutto quello che fa Polvéron é da vedere, secondo me potrebbe piacerti questo film ;-) Cheers

      Elimina
  4. il film l'ho visto solo di recente su Sky, quindi ho aspettato che venisse importato (credo di essere rimasto l'ultimo che non ricorre allo streaming illegale coi sub realizzati in quattro e quattr'otto da ragazzini nella loro cameretta).

    Secondo me hai evidenziato il problema principale della pellicola: manca di personalità! Mi ha intrattenuto, ma non ricordo più cosa ho visto, tanto è generica la trama...
    Si sono concentrati troppo nel tenere la faccia di Urban sotto quel casco che hanno un po' smarrito il senso del film, come se fosse un casco tenuto o meno a fare tutta la differenza del mondo. Purtroppo non è così.

    Sul budget, invece ti dirò che 45M$ non sono questa gran cifra al giorno d'oggi. Anzi, è una cifra proprio misera per un film Americano... l'altra volta sono capitato per caso sulla pagina wiki dei film più remunerativi del 1985 (Ritorno al Futuro, Commando, Cocoon, Rambo 2, Rocky IV ecc) e mi ha impressionato notare come all'epoca un film di successo costasse "solo" 10-20M...

    Purtroppo da Terminator 2 in poi le produzioni sono sempre più diventate faraoniche e costose, sotto i 100M ormai non si accendono nemmeno più le cineprese!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. [Modalità polemica sterile: ON]... che spesso risultano più ben fatti dei sottotitoli ufficiali [Modalità polemica sterile: OFF]

      Ho visto il film due volte, la seconda proprio su Sky per questa rubrica, mi ha intrattenuto mentre lo guardavo, ma non mi ha lasciato molto altro, quindi la penso come te. Devi contare la svalutazione, però il discorso fila, oggi come oggi chi ha soldi da investire nel cinema, vuole un ritorno sicuro, quindi ne mette sul tavolo tanti, per riaverne ancora di più. Una sorta di scommessa sicura che fa puntare tutti sui solito nomi noti che il pubblico già conosce. Cheers!

      Elimina
  5. Pathfinder....mamma mia! Detto questo, sappi che un po' ti odio per avermi ricordato quella monnezza. Al contrario di molti io questo "Dredd" l'ho apprezzato parecchio. Premessa doverosa, il fumetto io non è che non l'ho letto, nemmeno mai l'ho preso in mano in fumetteria, quindi non posso sicuramente discutere sulla qualità dell'adattamento. Il film di Garland, che è vero ricorda parecchio "The Raid", ma in linea di massima come "The Raid" ricorda molti altri film d'assedio, quindi se ci mettiamo a discutere su chi ha copiato cosa non la si finisce più. Quello che conta è che "The Raid" è un stramaledetto capolavoro e su questo sono proprio insindacabile, cioè proprio non so come altro definirlo, mentre questo "Dredd" è un buon sci-fi votato all'azione che mette ogni cosa al posto giusto senza sembrare un compitino. Lena Headey io la amo dai tempi dei Fratelli Grimm, quindi non saprei che dire di più se non che qui regala al film un personaggio magnifico. Ad ogni modo "Dredd" io l'ho visto lo scorso anno in home video, me lo sono pure sparato un paio di volte e devo dire che alla fin fine, diverte, ha delle scene d'azione ben girate e una trama lineare quanto perfetta per lo scopo finale prefisso: mettere in scena una gran mattanza. E' giusto chidere di più se la trasposizione come sottolinei è troppo distante dal fumetto, ma per chi come il sottoscritto non lo ha letto, l'effetto finale è quello di una pellicola più che riuscita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scoperto in sala quel giorno, cosa mi guardo stasera? "Pathfinder" dai vichinghi sembra figo. Non lo era (storia vera). Di suo il film fa davvero il suo dovere, ma non pensare a "The Raid" o anche a "Die Hard" è impossibile, sul serio è come guardare un qualunque film di zombie e non pensare a tutti gli altri visti prima, questo "Dredd" intrattiene come lo faceva quello del 1995, ma secondo me si potrebbe fare di più e meglio, senza che questo tolga qualcosa al film di Garland ;-) Cheers

      Elimina
  6. Filmettino, si, con l'enorme problema di non aver colto il lato grottesco del fumetto.
    Eppure, malgrado il kaiju nella stanza, per me resta godibilissimo e ignorante il giusto.
    Cult Movie dalle parti di radiocarlonia.

    [SPOILER]


    nel fumetto, con il piffero che avrebbe risparmiato i baby criminali del piano terra...


    [/SPOILER]

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, uno che ha colto il lato grottesco e satirico di "Dredd" è stato il primo "Robocop", per me quello è come dovrebbe essere un film sul giudice di Mega City One. Cheers!

      Elimina
  7. Finalmente, grazie Cassidy!
    Condivido, se lo si vede in confronto a The Raid, Dredd esce dal ring con le ossa rotte.
    Io però lo apprezzo proprio per il suo tono cupo, nichilista, pessimista: come se tutta la vicenda raccontata nel film sia solo un ordinaria giornata di lavoro (non di follia) per un giudice di Mega City One.
    mi piace pensare che abbiamo la possibilità di godere di ben 3 bei film (i due Dredd e the Raid) e di discuterne qua con te
    - Andrea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sarebbe fighissimo, anche secondo il tono da "Un'altra dura giornata di lavoro" arriva tutto, ma credo si possa fare di più. Cheers!

      Elimina
  8. Povero Urban, che ce la mette tutta ma sempre nei posti sbagliati :-P (quando fa il musetto da duro in Doom è il momento più tenero del film ^_^)
    Dalla mia visione del film non mi è rimasto niente: non era fatto male, il regista è bravo e ci mancherebbe (è in fondo il nuovo Scott sbagliato, no? :-D ), ma è proprio la mancanza di carattere a far dimenticare tutto appena arrivati ai titoli di coda. E sì che con un soggetto del genere c'era da tirar fuori oro... come appunto fa "The Raid". La differenza profonda fra "The Raid" e il molto più pretenzioso "The Raid 2" sta proprio nel soggetto: un gruppo di fenomenali stuntman, un attore marziale da applauso e un regista d'azione al bacio hanno comunque bisogno di una sceneggiatura, e "Dredd" gliene ha data una giusta. Quando hanno fatto da soli, la differenza si vede eccome.

    La Abaddon Books da anni sforna romanzi su romanzi con i personaggi di Dredd. Mesi fa ho letto quello dedicato alle prime avventure di Judge Anderson ed è gagliardo: a spenderci soldi, ne sarebbe venuto fuori un ottimo film. Però siamo sempre lì: chi scrive per il cinema se ne sbatte di tutto e va per la sua strada, mentre chi scrive per romanzi, fumetti e videogiochi deve capire lo spirito e lo stile dei personaggi che sta usando.
    Come sottolinei giustamente, nessuno dei due film si è minimamente preoccupato di capire lo stile del personaggio che stava affrontando, invece gli autori degli altri media lo fanno, quindi i punti chiave di Dredd (e dei suoi comprimari) sono sempre rispettati: sta all'autore saper inventare nuove trame partendo da basi fisse. Vallo a trovare un bravo autore al cinema :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, concordo con il fratello Lucius, Urbano fa quello che può ma il film non decolla mai veramente. Sfigato è sfigato, anche la serie Almost Human non era niente male ma l'hanno cassata. Meno male che non è un tipo che se la prende. Combinazione quando ho visto questo Dreed avevo visto da poco The Raid e avevo davvero pensato di vedere lo stesso film, per quanto si veda che il budget del primo è sicuramente superiore. 👋

      Elimina
    2. Che poi sarebbe facile: pescare dagli infiniti fumetti disponibili sul personaggio, ma forse non hanno voglia leggere tutti i 2000 e passa numeri di "2000 AD" per trovare una storia buona. Anche perché Dredd è una miniera infinita, si potrebbero fare trenta film con relativi spin-off, ma ormai nessuno pensa a fare buoni film che guadagnino negli anni, l'importante è incassare il primo fine settimana. Cheers

      Elimina
    3. "Almost Human" quello inglese mi piace anche più di quello americano. Carlo Urbano con un po' di ironia funziona meglio, però è davvero uno che ha fatto la panchina e la gavetta, gli si vuole bene anche per questo ;-) Cheers

      Elimina
  9. Dunque...chi ha copiato chi?
    In realta' non e' tanto importante.
    Conta il risultato, e contro The Raid e' una battaglia persa a prescindere.
    Se e' vero, come ho letto in giro, che stavano preparando il remake "ammerigano" ma alla fine hanno lasciato perdere perche' tanto non sarebbe mai venuto come l'originale...
    Ecco, bravi. Lasciate perdere, che vi conviene.
    Il fatto e' che negli USA ci sono i sindacati. Anche degli stunt-men.
    Nel film di Evans o in Hard - Core hai la costante sensazione che qualcuno CI SIA MORTO SUL SERIO, durante le riprese.
    Dunque, il primo Dredd era fin troppo iconico. Nel senso che un'icona (Sly) finiva per sovrastarne un'altra (Dredd).
    Qui il problema e' opposto.
    Troppo anonimo.
    La parte migliore tra i due restano i primi dieci minuti del primo.
    Quindi, per il terzo...mettete Sly col casco per tutto il film!
    Facile, no?
    Mi piacerebbe vedere Verhoeven al timone del prossimo. Ma prima faccia il film su Druuna di cui si parla sempre.
    Chi e' Druuna? CHI E' DRUUNA?
    TANTA roba, gente. TANTA ROBA. In tutti i sensi...
    No, scherzi a parte...ma Verhoeven che sta facendo di bello, ultimamente?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No gente, un film su Druuna non lo faranno mai, perché sarebbe un porno. Solo Poléron potrebbe tirarci fuori qualcosa dal capolavoro del Maestro Serpieri, ma sarebbe comunque un film vietato ai minori di 21 anni che nel 2020 nessuno produrrebbe mai. Inoltre Verhoeven è al lavoro in Francia (sua nuova patria artistica ufficiale) a girare "Benedetta", film che promette benissimo, avrebbe dovuto già uscire nel 2020 ma causa casini pandemici ora è in post-produzione ;-) Cheers

      Elimina
    2. Si mi sa che hai ragione.
      Rimarrà solo un sogno irrealizzabile, come lo Spider - Man e Alita di Cameron.
      Meglio metterci una pietra sopra.
      E dire che Verhoeven avrebbe tutte le carte in regola per girarlo.
      Basti vedere con Basic Instinct e Showgirls, che pur essendo quelli che ho gradito di meno hanno dimostrato che il buon Paul possiede le corde giuste.
      Ma hai idea di cosa verrebbe fuori, con l'aria che tira al giorno d'oggi?
      Probabilmente lo metterebbero al rogo, come minimo.
      Perché tanto per cambiare si fermerebbero alla superficie senza analizzare ulteriormente il personaggio, che é ben più complesso di quanto appare.
      Druuna, nonostante quello che spesso si ritrova costretta a dover subire, é una donna forte, fiera e indipendente.

      Elimina
    3. Vero, inoltre non esiste una singola attrice al mondo con il fisico e la fierezza richieste per una parte così, senza parlare del fegato, oggi solo l'idea di un film su Druuna farebbe incazzate tutti, vivaismo fuori dal nostro tempo più di Napoleone Wilson. Cheers

      Elimina
  10. Quando l'ho visto mi era sembrato di assistere ad un videogioco, dove bisogna via via passare i livelli per arrivare al boss finale. Però l'ho trovato molto godibile e più "realistico" del precedente, anche se in effetti il protagonista non sembrava proprio il protagonista (la Hadey si mangiava non solo la scena ma anche tutta la storia). Un terzo tentativo me lo guarderei volentieri anch'io, pur non avendo mai letto il fumetto ma penso che il compito di un film sia appunto di sollevarne l'obbligo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai detto bene, malgrado il nome sulla locandina non sembra proprio il protagonista, quello che risolverà tutto, poi lo fa, ma la Hadey è davvero molto tosta qui ;-) Cheers

      Elimina
  11. Karl Urban... Chi?

    (non potevo resistere)

    Non ho ancora avuto il piacere di vederlo questo, ma a sto punto cerco The Raid! :--)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi stupisce scoprire quanti non abbiano visto "The Raid", pensavo fosse un titolo di pubblico dominio ormai. Cheers!

      Elimina
  12. Infatti giudicando entrambi mi sono ritrovato a dare lo stesso voto, perché nonostante la diversità d'intenti entrambi non sfruttano bene tutto il potenziale. In tal senso una mediazione dei due lo vedrei bene, ma pure un terzo completamente nuovo ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sforzi diversi stesso risultato, chissà che il tre non sia il numero giusto per il giudice Dredd ;-) Cheers

      Elimina
  13. Non ho studiato, lo confesso, ma credo che il film sia appesantito dalle scene in slomo perchè rendevano bene nel 3D imperante all'epoca. Almeno, guardandolo, ho avuto questa sensazione.
    X il resto concordo al 100%.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di sicuro, peccato che sfiga! In uno strambo Paese a forma di scarpa questo film abbiamo dovuto vederlo a casina nostra e non sul grande schermo. Cheers!

      Elimina