martedì 27 ottobre 2020

Maniac (1980) vs. Maniac (2012): più malati di mente che in un manicomio


Un classico che compie quarant'anni contro un esempio positivo di remake, una lotta tra pazzi furiosi quella di oggi, che vedrà scontrarsi “Maniac” (1980) di William Lustig e il suo rifacimento del 2012, diretto da Franck Khalfoun.
Maniac (1980)
Non si parla mai abbastanza di William Lustig, autore con la passione per i gialli e gli horror Italiani - infatti per “Maniac” cercò di coinvolgere anche Dario Argento e i Goblin. Storia vera -, che ha saputo dare nuova linfa al genere Slasher. probabilmente lo ricorderete per la sua serie di film dedicata al poliziotto maniaco di Maniac cop, oppure se siete tra i più viziosetti, per i due film porno diretti, suo vero esordio come regista, prima di cambiare totalmente genere nel 1980 firmando un classico come “Maniac”.

Un film che è stato girato con due spiccioli e ancora meno permessi, quasi al limite del “Guerrilla style”, durante una manciata di notti Newyorkesi, prima che la Grande Mela ricevesse la cura del sindaco sceriffo Giuliani, quindi con il rischio di finire arrestati, nel migliore dei casi.

Vi metto un po’ di musica di sottofondo, se vi sembra fuori luogo, ci vediamo più avanti lungo il post.

La sceneggiatura del film è stata scritta da Joe Spinell, che oltre a produrre il film, ha anche prestato i suoi occhi a palla e il viso butterato al protagonista Frank, rendendolo ancora più spaventoso. Per certi versi “Maniac”, prendendo alcuni spunti da un altro classico come Psycho, ha fatto da padrino alla saga di Venerdì 13 (il cui primo film uscì nello stesso anno), traghettando il genere Slasher in luoghi ancora più oscuri, e anticipando la moda delle storia con serial killer come protagonisti, che negli anni ’90 sarebbero diventate il pane quotidiano, grazie ai romanzi (e i relativi adattamenti cinematografici) di Thomas Harris.

William Lusting ha un’intuizione semplice ma geniale: se John Carpenter aveva incollato tutto il mondo al grande schermo, mostrandoci il punto di vista del piccolo Michael Myers nella prima leggendaria scena del suo Halloween, perché non fare un intero film dal punto di vista dell’assassino. Infatti la scena iniziale di “Maniac” è un omaggio di Lusting a Lo Squalo di Spielberg: la coppietta viene uccisa da un assassino invisibile proprio come Bruce, che li lascia immersi in un mare di sangue finto, quello di quel bel rosso vivo e posticcio come si vedeva negli horror degli anni ’70, che mi piace sempre così tanto vedere… se inizio a sembrare troppo sinistro in certe affermazioni, ditemelo ok?

Sembra l’inizio di Lo Squalo, ma è solo un altro tipo di predatore.

Joe Spinell è nato e cresciuto a New York, grande amico di Sylvester Stallone, tanto da essere stato padrino dello sfortunato Sage Stallone, e da comparire anche in un piccolo ruolo in I falchi della notte. La sua volontà di prestare il suo caratteristico volto a Frank, denota un sacrificio supremo fatto in nome dell’arte, anche perché non so quante donne avranno avuto voglia di uscire con lui, dopo averlo visto protagonista di un film del genere!

“Io sono amico di Sylvester Stallone lo vuoi capire!? Di Sylvester Stallone!”

“Maniac” ci porta nella vita di Frank, un sociopatico ossessionato dalla madre defunta, che lo tormenta con vocine che esistono solo nella sua testa, facendogli spesso (oniriche) visite da incubo. L’ossessione materna ha reso Frank un misogino che dà la caccia alle donne per ucciderle e far loro lo scalpo per il suo altarino, un tentativo di trasformarle in manichini con parrucche di veri capelli, trasformandole in figure femminile posticce, un tentativo estremo e inutile di sopperire all'assenza dell'ingombrante figura materna. Proprio vero che come ti incasinano i genitori, non può farlo davvero nessuno.

Un esempio di quanto “Maniac” riesce a risultare sinistro? Avete presente tutte quelle persone che hanno sollevato un sopracciglio quando Bong Joon-ho in Parasite, ha pensato di utilizzare un pezzo di Gianni Morandi? Bene, vi assicuro che dopo il film di William Lustig, non potrete mai più ascoltare “Non gettarmi la sabbia negli occhi” di Gino Bramieri, con la stessa leggerezza di prima!

Una meraviglia firmata dal maestro Enzo Sciotti.


“Maniac” è un film malsano, ti fa sentire sporco e con la voglia di correre a farti una doccia dopo i titoli di coda, perché per 83 minuti prende lo spettatore per il bavero e lo costringe a guardare la vita, dal punto di vista di un assassino di donne, portandoti di peso nel suo mondo, sudicio, lurido e sporco, fatto di decadenti motel ad ore dove strangolare prostitute oppure di coppiette appartate, da uccidere a colpi di fucile con un “modus operandi”, che ricorda volutamente quello del serial killer noto come figlio di Sam.

Proprio nella scena della coppietta in automobile, compare uno dei padrini dell’Horror, il leggendario Tom Savini, che oltre a recitare si è occupato di costruire l’effetto speciale della testa che esplode dopo un colpo a pallettoni. Una scena da realizzare al primo ciak, perché i soldi a disposizione non permettevano certo più di un cranio finto - realizzato sul calco della capoccia dello stesso Savini -, il tutto con l’angoscia che la polizia potesse scoprirli a girare senza permesso. Avete presente spiegare a dei poliziotti come mai un gruppo di loschi individui si aggira di notte, con una testa ripiena di sangue finto e un fucile caricato a salve? Tom Savini scherzando ha dichiarato che probabilmente, dopo la ripresa clandestina, l’auto usata per la scena è stata affondata nel fiume Hudson.

Tom Savini ammalia le donne, sarà per via del baffo?

“Maniac” è pieno di scene violente e angoscianti, come l’inseguimento della bionda nella stazione della metropolitana (perché ogni grande film dovrebbe avere una scena in metro!), vorrei scrivervi che si tratta di una lunga sequenza in cui la tensione si taglia con il coltello, ma non sarebbe rispettoso nei confronti della povera vittima.

Lusting ci porta tutti nella vita del suo protagonista, senza giocarsi la carta facile dell’empatia nei suoi confronti, ottiene il massimo da un Joe Spinell che instaura un malato rapporto stile “La bella e la bestia” con la meravigliosa Caroline Munro, la donna che per un attimo, potrebbe rappresentare un’illusione di normalità per Frank. Ma “Maniac” non ha pietà per nessuno, per le vittime di Frank, per il suo protagonista e nemmeno per noi spettatori, trascinati nel gorgo della follia, vediamo tutta la storia dal suo punto di vista, un’esperienza infernale oggi come quarant'anni fa.

Lo splendore dal profondo del cinema di genere: Caroline Munro.

Infatti “Maniac” con il suo spingersi così oltre, venne accusato di misoginia, scatenando l’ira funesta di una grossa fetta di pubblico, nemmeno il finale per certi versi catartico, è servito a stemperare le polemiche, anche se riesce ad essere un modo davvero brillante per concludere la trama. Dopo 80 minuti passati nella sudicia vita di Frank, ormai come spettatori possiamo capire - ma non approvare - il punto di vista del protagonista così tanto, che anche quell'ultimo delirio finale, sembra quasi perfettamente logico, almeno dal punto di vista di una mente malata come quella di Frank.

“Maniac” resta un film di rottura, non solo perché sa essere così incredibilmente malsano, ma soprattutto perché è una finestra aperta sulla follia. Una pellicola invecchiata, perché la città di New York nel frattempo è cambiata, ma comunque capace di risultare ancora efficace anche a quarant'anni dalla sua uscita. Pensare di farne un remake sarebbe stato piuttosto da pazzi, anche perché negli anni il film di Lusting si è creato il suo bel gruppo di appassionati, eppure nel 2012, qualcuno ha avuto l’ardire di provarci.

“Chi ha osato? Sicuramente un pazzo, in giro è pieno di maniaci”

Ma prima di passare al rifacimento, io lo so che mentre mi leggevate, con tutto il mio ossessivo ripete il titolo “Maniac”, stavate pensando a Jennifer Beals in scaldamuscoli intenta a ballare come una posseduta. Non ci siete andati tanto lontani, perché proprio ispirandosi al film di William Lustig, il cantante Michael Sembello, scrisse una canzone intitolata appunto “Maniac”, che malgrado passaggi del testo abbastanza forti, venne inviata (per errore) insieme al resto del materiale che Don (Simpson) & Jerry (Bruckheimer) gli avevano chiesto come colonna sonora per un film in produzione. Don Simpson, per selezionare le canzoni per i suoi film, ascoltava sempre e solo i primi dieci secondi (storia vera). Ed ecco come “Maniac”, divenne la canzone simbolo della colonna sonora di “Flashdance” (1983). Chissà cosa avrebbe pensato il vecchio Frank di una come Jennifer Beals… forse meglio non saperlo!

Maniac (2012)
Franck Khalfoun in carriera ha diretto il non proprio esaltante "-2 Livello del terrore" (2007) e uno dei “Wrong Turn”, non ricordo nemmeno quale, tanto sono tutti fin troppo simili. Non proprio un nome che ti fa dormire tra due guanciali, se sai che il suo compito nel 2012, era quello di rifare un classico come “Maniac”. Un film che anche solo per livello di violenza mostrata, sembrava irripetibile nel nuovo millennio.

Se poi la nuova versione del 2012, poteva vantare anche la sceneggiatura e la produzione di uno come Alexandre Aja, il cui rendimento è spesso stato ondivago, potete capire l’ondata di mal di testa generata dall’annuncio di questo remake. Anche se la tegola definitiva è stata il nome dell’attore scelto per il ruolo di Frank… Elijah Wood.

Dagli occhi a palla di Joe Spinell a quello blu di Elia Legna.

Ma come Elijah Wood? Frodo della Contea!? Con quegli occhioni blu e la faccia da eterno ragazzino, dovrebbe essere il nuovo Joe Spinell? “Maniac” è uscito nel 2012 con tutti i mirini laser puntati addosso, ma le sicure alle armi sono state definitivamente tolte quando dal primo trailer, é diventato chiaro che il film sarebbe stato tutto in soggettiva dal punto di vista del protagonista. In un periodo in cui la tecnica del “Found Footage” aveva già bello che rotto le balle, ci aspettava un film tutto diretto come il video dei Prodigy di Smack my bitch up.

"Dimmi cara ragazza, ti piacciono i Prodigy?"

Eppure tutti questi elementi insieme, si sono rivelati azzeccati, perché Frodo Baggings Elijah Wood aveva già interpretato il serial killer brevemente in “Sin City” (2005), ma è da sempre stato un grande appassionato di film horror, tanto da essere tra i fondatori della Spectre Vision. Per la parte di Frank ha davvero fatto un gran lavoro, potendo contare poco sui primi piani per via dello stile scelto per la regia del film, Elia Legna qui ha fatto davvero un gran lavoro sulla voce. Inoltre perché uno con la faccetta da bravo ragazzo come lui, non potrebbe essere un violento assassino di donne? Ricordate le parole di Mercoledì Addams, quando vestita come ogni altro giorno per la festa di Halloween e dichiarava: «Sono travestita da serial killer, non si distinguono dagli altri».

Se Lusting omaggiava “Lo Squalo” di Spielberg, Franck Khalfoun decide di premere l’acceleratore sul concetto di “un film tutto dal punto di vista dell’assassino” della pellicola del 1980, omaggiando a sua volta la tecnica di regia usata in “Una donna nel lago” (1947), in cui il volto del detective Philip Marlowe (Robert Montgomery), si vedeva di sfuggita solo in qualche riflesso nello specchio, una trama interamente in soggettiva, come Doom, ma molto più riuscito, ve lo assicuro.

L’assassino riflette su se stesso, capito no? Perché è uno spec… Ok la smetto!

Le citazioni poi in “Maniac” (2012) non mancano, una delle prime ragazze con cui il nuovo Frank esce per un appuntamento al buio, si stupisce di trovarsi davanti gli occhioni blu di Wood, convinta che invece sarebbe arrivato un ciccione con i capelli unti e la faccia butterata, di fatto la descrizione di Joe Spinell, il vecchio Frank. Ma gli omaggi al film originale non mancano, basta dire che in una scena molto concitata, Elijah Wood con coltello e scalpo in mano, ricrea alla perfezione la posa sulla mitica locandina del film originale del 1980, in una trovata che invece di scatenare il lancio di pop-corn e una serie di parole che non trovate scritte nella Bibbia, funziona perché è un sentito omaggio che rientra perfettamente nell’ottima di questo rifacimento.

Il cerchio con il filone dei serial killer degli anni ’90 poi, si chiude quando una delle ragazze inizia a ballare sulle note di "Goodbye Horses", il pezzo che sarà per sempre ricordato come quello del balletto di Bufalo Bill in “Il silenzio degli innocenti” (1991).

Goodbye horses, I'm flying over you...

Anche la nuova versione di “Maniac”, riesce alla perfezione nel suo intento di portarti nella vita di un assassino di donne, ossessionato dalla madre e dai Manichini, che colleziona compulsivamente scalpi femminili, perché i capelli sono l’unica parte del corpo che secondo Frank, continua a crescere anche dopo la morte del resto del corpo.

Il film di Khalfoun riesce anche negli intenti più complicati, ad esempio ha il dovere di rifare la scena della metropolitana,perché è un marchio di fabbrica del film originale, ma poi trova la sua strada aggiungendo molte più, anche in termini di ritmo. In 88 minuti il nuovo “Maniac” si gioca omicidi in soggettiva che ti costringono a guardare (come quello sulle note dell’Ave maria di Schubert), ma anche la reazione di alcune delle vittime di Frank, in un utilizzo del punto di vista soggettivo che non diventa mai, solo un modo per far sfoggio di talento per il regista, ma è davvero al servizio della storia.

Quando arriva la giornata di svendite, ma tu preferisci i manichini ai vestiti.

Inoltre il nuovo “Maniac” è violento, ma violento forte, per gli standard dei film contemporanei che hanno spesso le punte arrotondate, questo film morde, colpisce duro e in un paio di passaggi ti pensare «Ammappa!». Tipica espressione dell’appassionato di Horror, con ore di visioni truculente sul groppone, davanti ad una scena in grado di colpire nel segno.

Anche il finale onirico che conclude la storia del secondo Frank cinematografico, funziona alla perfezione. Se il film del 1980 si concludeva con un bagno di sangue azzeccatissimo ma realizzato con effetti speciali - per ovvie ragioni - ormai datati, il film del 2012 ricorre ad effetti speciali volutamente artigianali, per accentuare il punto di vista, ormai completamente fuori dal mondo di Frank. Un modo creativo e simbolico di mettersi al servizio della storia, per uno di quei titoli che non viene citato spesso, ma resta uno dei pochi casi di remake contemporaneo di un classico, capace di centrare in pieno l’obbiettivo.

Quindi questo duello tra maniaci, termina con un Salomonico pareggio, però nel dubbio voi, stasera date due giri di chiave alla porta di casa, non si sa mai chi può esserci in giro.

Questo post è stato presentato in precedenza sulle pagine di Netflix Magazine.

22 commenti:

  1. Non avrei mai detto che Elijah "Frodo" Wood potesse davvero essere inquietante nei panni di un serial killer, sono sorpresa. Un po' come quando ho visto Tony Curtis nei panni dello strangolatore di Boston... Interessante!

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    1. Aveva già fatto le prove in "Sin City" (2005), Elia Legni non il papà di Jamie Lee, lui ha sposato una Scream Queen e ne ha messa al mondo un'altra ;-) Cheers

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  2. Una pietra miliare, almeno il capostipite.
    Realizzato, come si suol dire, con due lire e tanto ingegnaccio.
    Riprende gli stilemi di Psyco, come il rapporto conflittuale con la madre da parte del protagonista.
    D'altra parte in un maniaco seriale certe tare hanno indubbiamente il suo peso. ma se uno viene su rovinato la colpa non é soltanto sua.
    Ma questo film ha dalla sua il pregio di riproporre tutto in soggettiva.
    E ci regala un bel viaggio per direttissima nella mente bacata del Norman Bates di turno.
    Un bel tour dentro ad uno che ha letteralmente l'inferno nella testa.
    Ed infatti è un viaggetto che potrebbe stare sullo stomaco a parecchi. Ma va fatto, per comprenderne di più.
    Ha gettato i semi per alcune figure cinematografiche che poi sarebbero diventate mitiche, una su tutte il mitico Buffalo Bill de "Il Silenzio degli Innocenti".
    Ma occorre una precisazione.
    Da Hannibal Lecter in poi spesso si tende a rappresentare il serial killer come un genio del male.
    "Maniac", invece, ne offre un quadro molto verosimile e veritiero. In un certo senso anticipa di gran lunga il lavoro fatto da McNaughton con "Henry - Pioggia di Sangue".
    Presenta uno spaccato di vita di questi veri e propri mostri metropolitani. Un mondo squallido, fatto di una vita deprimente trascorsa unicamente in funzione delle proprie ossessioni. Tra ambienti degradati e una voglia di violenza che diventa patologica. Come un morbo che scava dentro fino a diventare impossibile da tenere a bada.
    Lo ammetto: il remake l'ho snobbato. Per il fatto che sono sempre diffidente, verso queste cose.
    Ma dopo la tua rece mi sa tanto che lo recupererò.
    E dire che Wood lo considero un ottimo attore. Senza contare che in genere i bravi interpreti, alle prese con figure così controverse, in genere danno vita a performances superbe.
    Avete presente Jeremy Renner? Anche lui ci aveva provato, con "Dahmer".
    Bel film, ve lo consiglio.
    Certe vecchie locandine nostrane erano stupende. E alle volte erano più spaventose del film stesso.
    Anche se hanno un pò il vizio di mettere sempre il faccione del cattivo in primo piano, tipo "Aenigma".
    In realtà erano furbe. Suggerivano orrori indicibili per spingere la gente a vederli.
    Conoscevano i loro polli, indubbiamente.
    Il vero incubo pare che siano proprio le riprese fatte in emergenza. Quando hai il film da montare, ti mancano i pezzi e non hai il tempo di chiedere concessioni per le riprese. E sembra sempre che salti fuori qualche sbirro a chiederti cosa ci fai a notte fonda lì in giro con una cinepresa in spalla.
    Anche Schwarzie e Jimmy Cameron avevano avuto lo stesso problema con la scena di "Terminator" dove il cyborg sfonda un finestrino con un pugno.
    E tornando a "Dahmer"...
    Renner e il regista avevano filmato alcuni spezzoni nel quartiere residenziale dove viveva ed "operava" il vero Jeffrey Dahmer. Anche se il condominio con tanto di appartamento - mattatoio lo hanno demolito.
    In genere le abitazioni dove sono avvenuti fatti di sangue ed omicidi efferati vengono abbattute. Fecero la stessa cosa con la villa di Cielo Drive.
    Beh, non ci crederete, ma...hanno avuto parecchie rogne.
    La gente che li vedeva li trattava in malo modo, e continuava a domandargli per quale motivo stessero filmando quelle zone.
    Probabilmente se lo immaginavano pure, il motivo.
    Diciamo che in certi posti rimane il marchio d'infamia addosso.

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    1. Condivido appieno, caro Red, su Jeremy Renner e anche Elia Legna, due ottimi attori che hanno dimostrato grande versatilità e anche voglia di staccarsi dalle solite parti. Lo stesso che sta facendo da un pò Daniel Radcliffe. Di Maniac ho visto solo il remake e mi era piaciuto molto, la stranezza del protagonista era resa magistralmente. Di Maniac avevo visto i due cop, che erano parecchio divertenti, ma il film del 1980 proprio non lo conoscevo. Comunque grazie Cassidy per queste perle che tiri fuori periodicamente. 👋

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    2. Ehila', Danie'!!
      Belli i due Maniac Cop, molto divertenti.
      Eh, diciamo che Radcliffe ne aveva pieni i cosiddetti di fare il maghetto a trent'anni suonati, e ha iniziato a lanciarsi in ruoli assurdi.
      Tipo in Equus, dove recitava sul palco nudo.
      C'e' da dire che si era messo su un fisico della stra - madonna, con un six - pack (e niente doppi sensi) degno di CR7...

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    3. Ciao carissimo, me lo ricordo, le mie colleghe ne aprezzavano le qualità, anche se tascabile. Bei tempi, quando anche io avevo il six pack. Ora ho la tartaruga al contrario, sempre per colpa dei six pack, guarda che scherzo del destino! 👋

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    4. "Henry - Pioggia di Sangue" ecco prima o poi dovrò affrontarlo, mi è sempre piaciuto ;-) I “Maniac Cop” mi pare che siano tre se non mi sono perso niente, il pasticcio dei titoli Italiani non aiuta. Grazie mille! Cheers

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    5. Jeremy Renner in "Dahmer" era molto bravo, ma Elia Legni ha confermato di amare proprio il genere, ha anche una casa di produzione a tema (storia vera). Cheers!

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    6. Anche se di sicuro lo hai visto, quando verra' il momento per Henry...ti faccio i migliori auguri, Cass.
      Per quello ci vuole uno stomaco foderato con un triplo strato di amianto, davvero.
      Persino per noi della Bara che ci definiamo dei "duri", davvero.
      Ma ne riparleremo a tempo debito.

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    7. Vedremo, non é nei piani a breve termine, dovessi scrivere di tutto quello che vorrei, dovrei avere dodici tastiere e ventiquattro mani ;-) Cheers

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  3. Solo un vago ricordo, del remake però, senza infamia né lode ;)

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    1. Probabilmente ti mancava il paragone diretto con l'originale, alla fine renderlo un film in soggettiva non è un vezzo artistico ma una scelta anche molto azzeccata ;-) Cheers

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  4. Temo di non aver visto l'originale - perché nel caso penso proprio lo ricorderei! - invece a sorpresa mi è piaciuto il remake. Sono passati anni, ma ricordo la sorpresa di trovare un film che funzionasse e con una dose splatter soddisfacente, in anni in cui ormai è una tecnica dimenticata.
    Sai che mi hai fatto scoprire che a mia insaputa ho seguito da vicino la carriera di Franck Khalfoun? "-2 Livello del terrore" l'ho beccato su un canale regionale e malgrado la buona idea non mi ha preso; "Wrong Turn at Tahoe" l'ho visto solo per l'omonimia con la saga horror ed è roba da vedere con gli occhi chiusi; "Amityville: Il risveglio" si basa unicamente sulla ragazzetta protagonista che agita le sue ossa a favor di camera. Invece non lo ricordo nel suo ruolo di sindaco in "Piranha 3D", anche perché lì da ricordare c'è ben altro :-P
    Non sapevo di star seguendo la carriera di questo autore, e ora di sicuro cambierò strada :-D

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    1. Un film che non passa inosservato ecco ;-) Il rifacimento per una volta non solo ha fatto i compiti, ma sa come fare il suo sporco lavoro, roba rarissima di questi tempi! In effetti in “Piranha 3D” l’occhio era distratto di sicuro non da Franck Khalfoun ;-) Cheers!

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  5. Colonna sonora di Michael Sembello, vero? 😂

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    1. Da questo film Michael Sembello si è ispirato (storia vera), lo racconto nel post ;-) Cheers

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    2. Stavolta avevo letto solo le didascalie. 😁

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    3. Beccato! ;-) Scherzi a parte il doppio post é venuto fuori bello ciccione. Cheers

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  6. Io Frodo dopo questo remake non riesco più a guardarlo negli occhi senza pensare che voglia trasformarmi in un manichino o peggio. Immenso uno dei pochissimi remake al pari o quasi superiori all'originale.
    E Spinell era semplicemente perfetto. Persona di un cuore immenso (Stallone gli deve mooolto di più che il ricordo di un amicizia ed esser stato padrino di suo figlio... senza lui a finanziarlo, (in cambio di interpretargli il boss "buono"), e molte volte persino a pagargli pranzi e cene, "Rocky" non avrebbe visto nemmeno la luce...) quanto laidissimo e terrificante sullo schermo. Nota tristissima a margine, è morto solo, seduto sul divano davanti alla tv, il 13 gennaio 1989, a 52 anni, nel suo appartamento a Sunnyside. Procuratosi incidentalmente una ferita alla nuca con la porta di vetro della doccia e in seguito addormentatosi li seduto, morì per l'emorragia causata dall'emofilia della quale soffriva da tempo.. venne trovato sul divano dopo giorni e giorni dai paramedici che rimasero raggelati una volta entrati in casa sua.... perchè sulla tv in bella mostra c'era la sua testa, in gomma, souvenir e prop del film.

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    1. Non sono riuscito a scrivere di più su Spinell sarei andato fuori tema malamente e poi lo dico, la brutta storia della sua morte mi mette grande tristezza, dici bene Stallone gli deve molto, grazie per aver riportato i fatti. Cheers!

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  7. Caso raro in cui il remake aggiunge valore alla storia, con la trovata, geniale, della ripresa in soggettiva. Il "Maniac" di Lustig resta però il mio preferito, anche per come ha ispirato Fulci e il suo "Lo Squartatore di New York".

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    1. Esatto, per "Lo Squartatore di New York" Fulci si è ispirato al primo "Maniac" aggiungendo elementi personali per la storia dell'assassino, gran film anche quello. Cheers!

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