mercoledì 13 maggio 2020

Una famiglia al tappeto (2019): il wrestling è un affare di famiglia

Iniziamo dai fondamentali: il titolo italiano di questo film fa schifo e la locandina è una mezza truffa. Ma malgrado tutto questo è meglio di quello che mi sarei aspettato, al netto di almeno un paio di difetti (uno piuttosto grosso), risulta essere la biopic che non ti aspetti.

“Una famiglia al tappeto” vorrebbe essere l’adattamento italico del gioco di parole originale “Fighting with my family” che riesce allo stesso tempo ad essere anche simpaticone e accattivante per il pubblico, peccato che modifichi completamente il senso del titolo originale. Inoltre sulla locandina (anche quella originale) compare in bella vista The Rock come se fosse un componente della famiglia di protagonisti, oppure un personaggio con un ruolo chiave nella vicenda, anch se non è affatto così, ma ormai abbiamo capito che The Rock se la gioca con Will Smith per il titolo di attore americano più in fissa con la famiglia nei suoi film.

I Bevis: Come la famiglia Addams ma con più mani (in faccia).
Liberamente ispirato al documentario “The Wrestlers: Fighting with My Family” (2012) di cui si possono vedere alcune immagini sui titoli di coda e che dopo questo film vorrei quasi recuperare, “Fighting with my family” è scritto e diretto da Stephen Merchant, uno con un lungo curriculum che prevede parecchia tv (“The Office” e “The Ricky Gervais Show”) ed è il classico attore che avete visto in TUTTI i film, molti dei quali anche recenti, e che ti fa esclamare: «Ah, non lo sapevo facesse anche il regista».

La storia è quella della ragazza nata con il nome di Saraya Bevis, ma più celebre con quello di battaglia di Paige (Si, come il personaggio di Rose McGowan nel telefilm “Streghe”), campionessa di Wrestling partita dalla provincia inglese per conquistare la WWE. Il Wrestling per i Bevis è una cosa che hanno nel sangue («Come l’epatite A e B»), il vero nome della ragazza deriva da quello di battaglia di sua madre Julia "Saraya Knight" Hamer (interpretata da Lena Headey con una stramba parrucca in testa), ma per tutti i componenti della sua famiglia combattere è la normalità.

Il premio genitori dell’anno va a…
Papà Patrick organizza combattimenti e qui ha il faccione (e la cresta) di un azzeccato Nick Frost, mentre il fratello maggiore, il vero talento della famiglia, Zak "Zodiac" Bevis (Jack Lowden, era uno dei mille milioni di attori di Dunkirk) è quello destinato alla grandezza e al professionismo nella WWE, almeno a detta di tutti i componenti della sua famiglia.

Prendersi cura degli affari (di famiglia).
Con un ellisse narrativo decente, Stephen Merchant ci racconta come Paige sia passata dalla passione per “Streghe” a quella per il wrestling, portandoci nel mondo in questa stramba famiglia che vive per la lotta, e che va ogni mattina ad allenarsi, raccogliendo i ragazzi del quartiere sul loro scassato furgone, per andare tutti insieme sul ring ascoltando “Bring your daughter to the slaughter” degli Iron Maiden e “Born to Raise Hell” dei Motörhead. Insomma le basi per qualunque vostra normale famiglia Inglese che si rispetti.

La svolta arriva quando la WWE tiene una selezione per nuovi talenti proprio a Londra, il perfetto trampolino di lancio per Zak "Zodiac", che si corona con un incontro con il loro mito d’infanzia, Dwayne Johnson nei panni del ruolo che ricopre ogni giorno da quando è nato, ovvero quello di The Rock.

Qui il film si prende una libertà perché The Rock e i Bevis si sono incontrati in un altro momento delle rispettive vite, ma non è quello che ci interessa, per l’aderenza alla realtà esiste già il documentario, questo è un film che purtroppo deve fare nuovamente i conti con la campagna elettorale di The Rock per diventare presidente, beh del mondo credo. Ormai è la sua attività a tempo pieno.

“Non chiederti cosa il presidente Rock può fare per te, chiediti cosa il presidente Rock può fare per quegli addominali flaccidi… Corri in palestra dannato ciccione!”
The Rock che comparirà qui, e per altri due minuti a fine film - ma anche nella frase a fine film, quella riassuntiva che spiega che fine hanno fatto tutti i personaggi, davvero utilissima per uno con la sua popolarità – di fatto interpreta il “motivatore” autore di un paio di frasi fatte, ma la sensazione è che sia saltato a bordo giusto per portare avanti il suo ruolo di essere umano modello, in un film prodotto dai suoi amici della WWE.

Eh sì perché a finanziare tutta l’operazione troviamo proprio i WWE Studios, specializzati in film con una caratteristica fondamentale, la potete notare imbattendovi nella produzioni di questa casa di produzione (oppure leggendo Il Zinefilo), quella di prendere i loro lottatori e usarli nei film per fare tutto, tranne che lottare. Si ritrovano a fare i Marines, i serial killer assassini come nel caso di Kane in “Il collezionista di occhi” (2006), davvero qualunque ruolo, tranne quello che fanno da professionisti, picchiarsi e recitare un ruolo da “Hell” oppure da “Face”, da cattivo o da buono in base al gradimento del pubblico.

Paige, nella versione cinematografica di Florence Pugh...
Ecco, possiamo dire che “Fighting with my family” soffre dello stesso identico problema, ma opposto, qui ad interpretare dei Wrestler, sono stati chiamati dei veri attori professionisti, il che va benissimo quando Paige si trova davanti a delle belle figliole, scelte per le loro avvenenza, ed etichettate con un minimo di arroganza dalla ragazza come un mucchio di cheerleaders. Va un po’ meno bene quando la tua protagonista e suo fratello, cresciuti a pane e Wrestling sono Florence Pugh e Jack Lowden, il secondo ha un fisico da ballerino, e già sono stato magnanimo.

...La vera Paige, che non è proprio come Florence Pugh (però ho capito perché il wrestling femminile è così popolare)
Per il ruolo di Paige ci sarebbe stato bisogna di una un po’ più “maschiaccio”, a tratti fa quasi tenerezza vedere il metro e sessanta di Florence Pugh trotterellare per il ring. Certo quando la ragazza si abbatte, e dubita di se stessa (e della sua avvenenza) funziona avere una “diversamente alta”, ma vicino al reclutatore della WWE, interpretato piuttosto bene da Vince Vaughn, sembra la sua borsa da palestra.

"Quel caschetto di capelli biondi... Owen sei tu?"
Detto questo, se riuscite a chiudere un occhio sulle manie di grandezza di The Rock, e sul fisichino di Florence Pugh, bisogna dire che la ragazza è davvero mostruosa, si carica letteralmente il film sulle spalle, calandosi nel ruolo più di quanto il fisico palesemente non da lottatrice le permetta di fare. Se “Fighting with my family” funziona e appassiona, per buona parte lo dobbiamo solo alla sua prova.

Devo ancora inquadrarla bene questa ragazza, so che è brava, lo abbiamo visto in Midsommar, ma per riconoscerla ci ho messo un po’, ho dovuto verificare i titoli di coda del film per accertarmi che fosse la stessa, che aveva già sfoggiato talento in Outlaw King. Faccio fatica a riconoscerla di film in film, ma resta il fatto che ultimamente dove compare fa fuoco e fiamme, tanto di cappello.

Qui ad esempio di regala un’ottima imitazione di Silent Bob.
“Fighting with my family” diventa una storia sull’accettare se stessi, la propria stranezza – quella che ci rende unici - ma anche quello che uno ha, in questo senso Stephen Merchant è bravo a portare avanti in parallelo le storie di entrambi i fratelli, da una parte all’altra dell’oceano Atlantico. Zak non si rende conto di quello che ha, troppo accecato dal sogno che sta inseguendo da tutta la vita, Paige invece rischia di perdere quello che la rende speciale, perché omologarsi alla massa è più facile.

Quando in famiglia arrivano gli scontri maggiori? A Natale ovviamente! Infatti il ritorno a casa di Paige per le feste, diventa il momento di scontro con la sua famiglia (capito cari autori del titolo italiano?), quello che servirà a farla ripartire di slancio con un “Training montage” in puro stile Rocky, che però sulle note di un classico come “Taking care of business”.

"Volevo cantarvi un pezzo famoso dei Bachman Turner Overdrive"
Sempre dimostrando di aver capito la lezione di zio Sly, Stephen Merchant intelligentemente azzera la distanza tra finzione e realtà e riprende il match finale (che poi è il primo da professionista di Paige) come se fosse un incontro televisivo di Wrestling, proprio come accadeva in Rocky Balboa.

Insomma al netto di uno strano casting e delle sortite di The Rock, “Fighting with my family” porta a casa il risultato, anche se mi ha lasciato con la voglia di recuperare il documentario originale, sperando che nel confronto diretto non risulti superiore a questo film.

28 commenti:

  1. Avevo adocchiato The Rock nel paginone della Disney ma l'avevo scartato a priori pensando fosse un filmetto per famiglie come quello che fa il super-giocatore di football e si riscopre padre di una figlia o quello che fa la fatina dei dentini (manco mi ricordo i titoli e manco c'ho voglia di controllare!).

    Felice di non aver capito nulla e di avere un film in più da guardare. Ti farò sapere.

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    1. The Rock è il nome grosso in locandina (in tutti i sensi) ma è quasi un danno per il film. Aspetto il tuo parare anche se conoscendoti, me ne sarei aspettato uno anche su Paige (quella originale). Cheers!

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    2. Purtroppo ho mollato il wrestling... Manco i main event mi attirano più. Mo però Paige me la cerco perché mi hai messo la pulce.

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    3. Bene, sono felice di offrire un servizio utile ;-) Cheers

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    4. Coi miei tempi dilatati ma alla fine copro tutto. Visto smezzato tra ieri sera e stamattina. Film onesto, semplice, storia vista millemila volta,... Ma alla fine il cuore è dal lato giusto e il cast è perfetto col duo Frost-Headey (che col cacchio avevo riconosciuto subito!) a mangiarsi il film ad ogni esilarante dialogo.

      E che dire di Vince Vaughn? Coach perfetto con le sue frasi e il suo modus operandi è credibile. Mi piacciono i suoi film scemi ("Dodgeball" e "2 single a nozze" stanno lassù nell'Olimpo) ma se vuole, Vaughn è un attore coi controfiocchi.

      Ma sopra a tutti ci sta quello scricciolo della Pugh. Perfettamente bilanciata tra cucciolo triste e tigre incazzosa capace di ribaltarti con un gesto. Certo, non ha l'altezza e il fisico della Wrestler (ehm... coff... coff... tette... coff... coff...), ma quando si fa "puntare" dall'amichetto, si prende le gomitate sul naso e si lancia addosso agli avversari, è credibilissima e "reale". Brava veramente!

      Non sarà il film che ti cambia la vita ma ti intrattiene un'oretta e mezza lasciandoti col sorriso in faccia.

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    5. La Pugh è una delle migliori attrici giovani in circolazione, doppia V invece ormai è abbastanza garanzia di qualità, sembra assurdo ma ho un altro post in rampa di lancio proprio su questo argomento. Cheers!

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  2. Hahaha anch'io lo credevo un film tipo Operazione Tata con Vin Diesel

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    1. La locandina è un furto ai danni del film, per assurdo quella originale non è tanto diversa, anche in quel caso sembra un film Rock-centrico. Cheers

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  3. Ho avuto il piacere di conoscere di persona Zak Bevis in due diversi momenti della sua vita (sono un wrestler italico). La prima volta fu un bel po di anni fa, Paige era appena approdata in WWE, e ricordo che mi colpì per la sua arroganza. La seconda volta fu all’inizio di quest’anno... si è rivelato una persona completamente diversa. Umile e disposto ad aiutare chiunque ad impegnarsi, roba che non sembrava neanche lui.

    Piccola curiosità: Zak odia tantissimo il film 😂

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    1. Wow gran esperienza deve essere stata, da come lo descrivi sembra l'arco narrativo del suo corrispettivo cinematografico, ma posso capire perché non possa sopportare tutta l'operazione, forse il documentario era già abbastanza esaustivo. Cheers!

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  4. Mi incuriosisce.
    Mi sa che un'occhiata gliela do.
    Personalmente il Wrestling l'ho mollato da anni, ma se il film lo sfrutta per raccontare una vicenda umana non pup' che avere la mia approvazione.
    E sembra che la presenza di The Rock non sia nemmeno molto invasiva.

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    1. The Rock è di troppo ma per lo meno si vede poco ;-) Cheers

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  5. Avevo già adocchiato questo titolo ma ho difficoltà a trovarlo... oltre al fatto che guarderei qualunque cosa con The Rock, ho seguito per un periodo la WWE con grande fervore e Paige mi piaceva molto ("This is my house!"). Lo troverò! Grazie intanto per avermelo ricordato!

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  6. Sto giro invece eravamo sincronizzati sulla Pugh, che è veramente lanciata, prossimamente la vedremo come "nuova" Vedova nera.. comunque io ho parlato di Piccole donne (non penso sia il tuo genere :D) e tu di questo film: locandina acchiappaspettatori a parte, la trama mi ha incuriosito e devo recuperarlo, dev'essere divertente!

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    1. Non molto, mi sentirei un po' come Boe il barista quando legge "Piccole donne" ai bambini :-P Lei è super lanciata! Hai dei contatti oppure è una tua supposizione? L'idea sarebbe anche valida, ha l'età giusta, anche se io vorrei ancora Rebecca Ferguson. Cheers!

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  7. Una delle poche volte che vengo preparato, soprattutto nel caso come questo di film recenti, tuttavia poco ho da dire, ma perché semplicemente concordiamo, sui difetti e sui pregi e sul fatto che mi ha sorpreso positivamente ;)

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    1. Allora qui ci scappa il Bro-fist! ;-) Cheers

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  8. Non conoscevo questo film, ma sai che sono un appassionato del "The Graham Norton Show", e quando va ospite Stephen Merchant stai sicuro che se ne vedranno delle belle. L'anno scorso era lì per non so quale altro motivo e Graham gli chiede se è vero che sta girando un film prodotto da The Rock, e Merchant - che ha conosciuto l'ex wrestler sul set de "L'acchiappadenti" (2010) - comincia il suo racconto!
    La parte migliore è quando ribecca Johnson in Inghilterra mentre stava girando uno dei "Fast and Furious" e lo incontra in albergo, mentre tornava in camera con il suo piccolo accappatoio attillato, così corto che a malapena gli copriva il suo... Dwayne Johnson! «Scherzo, non so come lo chiami, non siamo così amici. Magari lo chiama The Rock!» :-D
    Onestamente mi aspettavo tutt'altro genere di film, ma non posso dirmi deluso, sebbene neanche pienamente soddisfatto. E concordo: quelli della protagonista sono i genitori dell'anno ^_^

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    1. Sono incontri che potrebbero minare l'autostima ;-) Diciamo che mancano attori con l'aspetto da lottatori, ma ci sono comunque degli attori, quindi tutto sommato il film porta a casa il risultato. Cheers!

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  9. Niente, The Rock proprio non ce la fa, da ambasciatore della WWE e da futuro candidato a POTUS, deve esserci sempre, è un vero prezzemolino. Forse vuole battere il record per film girati, ne fa veramente uno al giorno, se poi la sua parte è di cinque minuti come in questo caso, allora fa in fretta... Ma almeno non monopolizza il film con la sua ingombrante presenza e già questo è un bene. Poi già il fatto che ci sia il grande (in tutti i sensi) Nick Frost mi invoglia a vederlo. In più da grande appassionato di wrestling d'annata, mi fa piacere una pellicola che tratti di ciccioni sudati... Avrebbero però potuto mettere dei cameo di vecchie glorie, almeno quelle ancora in vita, sarebbe stato ancora meglio!

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    1. Rock ha già fatto abbastanza danni comparendo sulla locandina, mi rendo conto che di fatto la sua presenza ha convinto i più a tenersi lontano dal film, pensare che avrebbe dovuto essere il contrario ;-) Cheers

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    2. Meno male che ci sei tu, caro Cass, a ridimensionare la sua presenza e rendere più appetibile la pellicola! 👋

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    3. Figurati, faccio solo il mio dovere nel mio piccolo. Cheers!

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  10. L'ho visto in aereo tornando dalla Corea del Sud, quando in Italia ancora non era arrivato. Devo dire che mi é piaciuto parecchio, ha alleggerito non poco un'ora e quaranta delle 12 di viaggio. Non seguo il wrestling da un bel po' a dire la verità, ma di Paige avevo sentito parlare e se l'avessi seguita penso mi sarebbe piaciuta molto...

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    1. In effetti fa davvero il suo dovere, anche se 12 ore sono lunghe, ci sarebbero voluti almeno altri sei o sette film come questo ;-) Cheers

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    2. Eh infatti mi ero visto una cosa come cinque film durante quel viaggio, più l'ora di combattimento di Avengers: Infinity War

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    3. Hai speso bene il tanto tempo ;-) Cheers

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