giovedì 7 maggio 2020

L'ombra dello scorpione (1994): Baby, can you dig your virus?

Abbiamo avuto un po’ tutti l’impressione che il 2020 sia un anno sceneggiato da Stephen King no? L’altro giorno mentre portavo a spasso i cani in una strada vuota di una città (quasi) deserta ho pensato: «Sembra l’ombra dello scorpione» (storia vera). Ecco perché per questa iniziativa con i miei colleghi Blogger, pensata per stemperare ed esorcizzare questo virus maledetto, ho scelto proprio il titolo di oggi.

Per quello che mi riguarda “L’ombra dello scorpione”, scritto da zio Stephen King nel 1978, ha un solo difetto: il titolo italiano. Un’invenzione dei traduttori che hanno pensato di trasformare in titolo una mezza frasetta presente nel romanzo, un po’ come intitolare “Uno per tutti, tutti per uno” un certo romanzo di Dumas. Ma a parte questo il libro resta un capolavoro, inutile discutere se sia davvero il migliore mai scritto da King, per fortuna lo zio ci ha regalato tanti romanzi bellissimi, ma “The Stand” – titolo originale ben più azzeccato ed evocativo –, resta davvero speciale.

In circa 1400 e qualcosa pagine King fa crollare la civiltà occidentale per come la conosciamo, messa in ginocchio da un virus ad altissimo livello di contagio chiamato Covid-19 Captain Trips (come il soprannome acidello di Jerry Garcia, chitarrista anche dei Grateful Dead). Il virus creato in un laboratorio militare sfugge di mano per errore - come nei sogni bagnati dei complottisti della Terra… Ovviamente piatta -, stermina il 90% della popolazione lasciando in vita pochi asintomatici immuni, metà di loro inizieranno di colpo a sognare una rassicurante vecchina centenaria di nome Abigail Freemantle, meglio nota come Mother Abigail, che li invita tutti a raggiungerla nella sua casa del Nebraska. L’altra metà dei sopravvissuti, diciamo quelli poco raccomandabili, in sogno ricevono la spaventosa visita di un sinistro uomo con capelli lunghi, jeans scoloriti e stivali consumati, un essere spaventoso e ammaliante come il male di nome Randall Flagg, che comincerà a radunare le sue forze a Las Vegas. Le città del peccato, molto appropriato.

"Non la immaginavo così Las Vegas, mi sembra un mortorio!"
Per quello che mi riguarda “The Stand” resta la più lucida ricostruzione di quello che potrebbe accadere, se per una ragione inaspettata come un virus in grado di coglierci tutti impreparati, la società cadesse a pezzi. Il fatto che in queste strambe giornate ci siamo un po’ tutti sentiti dei piccoli Stu Redman oppure delle piccole Frannie Goldsmith (mi auguro nessuno di noi sia quello delle pattumiere), conferma il genio di Stephen King, che sulla carta ha distrutto il mondo, ha suddiviso i sopravvissuti, li ha fatti scontrare nella “resistenza” del titolo del suo romanzo, per poi riorganizzare quasi interamente la società. Mica male per uno che nel 1978 aveva 31 anni e causa blocco dello scrittore, questo romanzo stava per abbandonarlo malgrado le 500 pagine già scritte (storia vera).

Ma Stephen King è anche lo scrittore più corteggiato forse di sempre dal mondo del cinema, messe da parte le sue bislacche idee di diventare un vero regista (con risultati mitici ma rivedibili), nei primi anni ’90 zio Stevie si è occupato di scrivere di suo pugno la sceneggiatura per un adattamento cinematografico di “The Stand”, questo spiega l’aderenza al materiale originale. Per la regia ha voluto un suo amico, un nostro amico, il migliore di tutti… George A. Romero!

I miei due architetti della fine del mondo preferiti.
I due erano vecchi compari dai tempi del bellissimo Creepshow, pur di avere Romero alla regia di un film tratto da “The Stand”, lo scrittore le ha tentate tutte per sforbiciare e semplificare la storia, accarezzando a lungo l’idea di suddividerla in due film. Riuscite a pensare qualcuno di più adatto di Romero per un film su “L’ombra dello scorpione”? Io proprio no, ma il grande problema di George “Amore” Romero, è sempre stata la sua difficoltà nel reperire fondi per poter girare i suoi film in libertà. Ecco perché davanti all'offerta di adattare il suo romanzo in una miniserie televisiva di 366 minuti, suddivisi su quattro puntate, Stephen King ha affidato il lavoro a Mick Garris, l’uomo che ha dedicato buona parte della sua filmografia allo scrittore del Maine.

“Laggiù in fondo, mettiamo i filari del campo di grano. Come li ho visti in sogno”
Ricordo ancora quando la miniserie venne trasmetta in prima tv negli anni ’90 anche nei televisori di uno strambo Paese a forma di scarpa, non ottenne il successo fulminante in grado di terrorizzare un’intera generazione del film in due parti su IT, tanto che se non ricordo male, l’ultima puntata di “L’ombra dello scorpione” venne trasmessa in seconda serata, ma sto facendo uno sforzo di memoria. Anzi, se qualcuno di voi fedeli lettori (prendo in prestito l’espressione Kinghiana) avesse ricordi e dati più affidabili, ci vediamo nei commenti.

Di sicuro “L’ombra dello scorpione” ha il fascino di un adattamento realizzato con il cuore dal lato giusto. Se adatti un capolavoro per un formato diverso da quello per cui la storia era stata originariamente pensata, e lo fai nel modo più fedele possibile, malgrado la scarsità di mezzi o le difficoltà del caso, proprio una schifezza non può venire fuori. Se non avessi letto il romanzo probabilmente apprezzerei molto di più il lavoro fatto da Mick Garris, ma nel confronto diretto la miniserie è apprezzabile per l’impegno profuso, ma resta due o tre spanne sotto il romanzo originale.

#Iorestoacasa a Boulder (Colorado)
Pensate che alle elementari, una volta scrissi un tema in cui diversi personaggi sparsi per il mondo, finivano per ritrovarsi a collaborare insieme contro un nemico comune, l’idea ovviamente l’avevo vista nella miniserie del 1994, ma persino la mia maestra rimase colpita da questo dettaglio (storia vera). Questo giusto per dirvi di che razza di potenza dirompente abbia la prosa originale di King, che con Tolkien nel cuore, nel 1978 scrisse la sua versione, moderna, riveduta e corretta di “Il signore degli anelli”, con tanti piccoli Hobbit in marcia sparsi per l'america. Con tanto di grandi personaggi magici ed iconici anche se opposti come Mother Abigail e Randall Flagg, che sono un po’ i Gandalf e i Sauron della situazione, mentre ovviamente quello della pattumiere è Gollum, fedelissimo ma consumato (per non dire distrutto), la sabbia nell'ingranaggio, che nella sua fragile mente devastata porta il destino di tutti.

Nevermore (cit. colta che forse piacerebbe a King)
Per quanto fedele nello spirito e nei personaggi, bisogna dire che la miniserie si porta abbastanza maluccio i suoi 26 anni (invecchiata male, questo va detto), sono proprio le sforbiciate sui contenuti, chiamiamoli adulti, presenti nel romanzo e scomparsi nell'adattamento televisivo per non incappare in problemi di censura, a rendere la miniserie un po’ datata. Per assurdo oggi, che le serie televisive possono contare su nomi famosi, budget più sostanziosi e una libertà anche narrativa che tante volte al cinema pare mancare (almeno su certe tematiche), forse adattare per il piccolo schermo “L’ombra dello scorpione” sarebbe più facile, anche se il remake migliore al momento, resta questo stracazzo di Covid-19. Diciannove, era proprio King nella saga “La Torre Nera” ad insegnarci quanto potesse essere potente il numero diciannove, ironia della sorte.

“La signora del terzo piano ti ha visto è denunciato, sei uscito senza mascherina!”
Il bambino di Frannie e i suoi incubi con la stampella per abiti (se avete letto il romanzo, sapete di che parlo), tutto il travagliato passato di quello delle pattumiere, sono solo alcune delle parti “adulte” sforbiciate dalla storia. Infatti è facile notare, anche rivedendo la miniserie oggi in piena pandemia globale, che a colpire siano ancora i passaggi più crudi, scusate se la scelta di parole suona infelice se pensiamo al ratto di Lloyd, per altro interpretato dal mitico Miguel Ferrer, che le ha provate tutte pur di avere la parte di Randall Flagg, prima che King e Garris decidessero per un volto meno conosciuto, nella fattispecie quello di Jamey Sheridan (storia vera).

"Sheridan come la bevanda, solo scritto in modo divers... No in effetti è scritto allo stesso modo"
“L’ombra dello scorpione” comincia con il botto, il tentativo di fuga dalla base militare incolla lo spettatore allo schermo, gli effetti letali di Captain Trips mostrati in tutta la loro potenza sulle note di un pezzo infettivo (basta sentirlo una volta, per averlo in testa tutto il giorno) come "(Don't Fear) The Reaper" dei Blue Oyster Cult, sono un ottimo inizio.

Tutti i personaggi che entrano in scena non hanno lo spessore che le dettagliate descrizioni suoi loro trascorsi di King possono garantire, ma per lo meno sono adattamenti riusciti, qualcuno anche affidato a qualche faccia nota. Come il taciturno benzinaio Texano Stu Redman che ha il volto di Gary Sinise (tenente Dan!), oppure Frannie Goldsmith, interpretata dall’ex reginetta del ballo scolastico degli anni ’80, Molly Ringwald. Sicuramente i due volti più noti, e forse per questo anche i due personaggi a cui viene dedicato più minutaggio.

"Ehi bella in rosa, fai un saluto ai lettori della Bara Volante", "Chiudi quella bocca tenente Dan!"
Stephen King ha sempre dichiarato che per la parte del cantante in rampa di lancia con la sua “Baby, can you dig your man?”, Larry Underwood, avrebbe sognato un giovane Bruce Springsteen, ma qui tocca accontentarsi del volenteroso Adam Storke.

Well if you’re looking for love baby can you dig your man? (no, credo di aver fatto un casino con i testi delle canzoni)
Ho sempre avuto una predilezione per Larry nel romanzo, è forse il personaggio con l’arco narrativo più interessante, anche protagonista dei momenti paurosi più riusciti, come l’attraversamento del tunnel (pieno di auto e cadaveri lasciati a marcire) in direzione del New Jersey.

Per motivi di lunghezza del romanzo originale, il personaggio di Nadine Cross (Laura San Giacomo, la crazy Cora di "Carabina Quigley") è stato semplificato di alcune sue caratteristiche, mentre a funzionare ancora piuttosto bene sono la strana coppia “Non guardami, non ti sento”, composta dal sordomuto Nick Andros interpretato da Rob Lowe (che per altro è veramente sordo da un orecchio. Storia vera) e dal ragazzone grande e grosso ma con il cervello di un bimbo, Tom Cullen (l’attore Bill Fagerbakke. L-U-N-A, sta per Bill Fagerbakke), che sono un po’ la strana coppia che per Tolkien erano Frodo e Sam, ma senza il rapporto di sudditanza tra padrone e giardiniere.

"Tolkien. L-U-N-A, sta per Tolkien", "..."
L’unica delusione per me resta Glen Bateman, non perché Ray Walston faccia un pessimo lavoro anzi, ma per il fatto che Glen “pelato” Bateman oltre ad avere i capelli nella miniserie (vabbè, buon per lui), è un po’ la coscienza del gruppo. Visto che gli anni erano quelli giusti, da lettore avrei sempre sognato di vedere nella parte Robin Williams, l’idea di un personaggio che – in una scena in particolare –, ride in faccia al male, l’ho sempre trovata molto potente e penso che con qualche soldo in più, si sarebbe potuto affidare il ruolo a Williams, rendendo la scena davvero memorabile.

Tra le fila dei cattivi Miguel Ferrer si... Non vorrei dire mangia tutte le scene, perché sto ancora pensando al topo, però diciamo allora che buca lo schermo, prima di finire messo in un angolo dalla storia, quando il suo Lloyd Henreid s’imborghesisce diventando la fidata spalla di Randall Flagg.
Peccato per quello delle pattumiere (nel doppiaggio italiano della miniserie, “Spazzatura”) il cui tormentato passato è frettolosamente accennato, ma mai davvero approfondito, anche se l’attore è quello giusto, nella fattispecie il testone quadrato di Matt Frewer, che se siete più o meno della mia leva ricorderete di sicuro nel ruolo di Max Headroom.

Cibola Max Headroom. La mia vita per te!
Anche se la vera sorpresa nel rivedere “L’ombra dello scorpione”, ventisei anni dopo la sua uscita è ritrovare le comparsate VIP di extra lusso che Mick Garris è riuscito ad accaparrarsi. Kathy Bates intepreta (per davvero una manciata di minuti) una giornalista radiofonica, che contesta i metodi paramilitari e per questo viene messa a tacere, insieme alla sua trasmissione radio.
Ed Harris si prende il palcoscenico nella parte del generale che tenta di contenere l’infezione, un ruolo da militare carismatico (ma pazzo), che è una versione in piccolo del suo stesso identico ruolo in The Rock.

"Non intendo uccidere 80000 persone innocenti e inermi. Pensate che io sia davvero così pazzo?" (cit.)
Ma forse sono le comparsate inattese, quelle di attori non professionisti a colpire maggiormente, Stephen King si ritaglia il piccolo ruolo di Teddy Weizak, mentre alcuni degli sgherri armati di Flagg sono colleghi di Garris oltre che due dei miei preferiti, John Landis entra in scena all'inizio della quarta puntata impegnato a parlare di donne (non si smentisce mai il mio amico John) mentre poco dopo, muore per morte violenta un esperto di morti violente come Sam Raimi.

Non bastava il mio grande amico John Landis...
...Mick Garris ha voluto anche Sam Raimi!
Il predicatore pazzo che si aggira per la città invitando tutti a portare fuori i propri morti, non potete mancarlo, perché è interpretato dai 2,18 metri di altezza di Kareem Abdul-Jabbar, solo il migliore marcatore ogni epoca del campionato NBA, anche se ormai si è ritirato nel 1989.

Kareem Abdul-Jabbar record di punti segnati in NBA, ma anche campione di piccoli ruoli al cinema.
È chiaro come il sole che Mick Garris sia un uomo in missione, la responsabilità di adattare un romanzo così bello, complesso e amato per il piccolo schermo, non è affatto semplice, il risultato è un adattamento fedele ma semplificato dalle imposizioni della censura televisiva e da un budget che con il passare degli episodi, diventa sempre più una coperta corta.

Anche nel romanzo Randall Flagg perde la sua forza diventando sempre meno minaccioso, ma nella miniserie accade davvero in maniera tragicomica, gli effetti speciali della sua trasformazione in demone sono davvero pezzenti, così come il “Deus ex machina” (letteralmente!) finale fa tenerezza per quanto è invecchiato malamente a livello di effetti speciali, ma anche di messa in scena.

"Sarai bello tu Cassidy, ti sei guardarlo allo specchio di recente?"
Eppure negli anni il lavoro di Mick Garris ha saputo guadagnarsi il suo status di culto, vivendo di luce riflessa rispetto al bellissimo romanzo di King. Voglio comunque spezzare una lancia a favore di questo telefilm che ha provato a giocare con i grandi in serie A.

Alla fine del terzo episodio, quando la comunità dei “buoni” si muove per raggiungere il Colorado, Mother Abigail (Ruby Dee) si lancia nel monologo che dà il titolo al romanzo in lingua originale, parlando di una resistenza. In questo 2020 sceneggiato da Stephen King nessuno ci chiederà di raggiungere Las Vegas a piedi e di affrontare disarmati Randall Flagg, ci sono stati chiesti sacrifici certo, come quello di restare a casa cercando (per una volta) di pensare più al bene comune che a noi stessi. Il Covid-19 non è Captain Trips anche se si è portato via tante persone e qualcuno a cui volevamo bene, la nostra di resistenza sarà forse un po’ più facile di quella di Stu, Frannie, Larry e tutti gli altri, ma non per questo deve essere meno importante.

Ad esempio, a nessuno di noi è stato chiesto di andare fino in Nevada a piedi per sfidare Randall Flagg.
Ci sarà molto da ripensare delle nostre vite, dell’Europa e delle nostre priorità quando questa marea sarà passata, abbiamo la possibilità di creare la nostra zona libera di Boulder, ma per il momento dobbiamo resistere ancora un po’. Per questo forse, ci é sembrato di vivere tutti tra le pagine di "The stand".

Come on baby, don't fear the reaper virus


Qui sotto trovate l’elenco di tutti i blog che partecipano a questa giornata FUCK-Covid:

54 commenti:

  1. La dimostrazione che la realta' supera davvero la fantasia, quando ci si mette.
    Forse lo avevo gia' detto, ma credo che il motivo per cui ad uno piaccia la fantascienza e l'horror e che, intimamente...CI CREDE, a quello che legge e che vede.
    Non siamo cosi' cretini, ragazzi.
    Lo sappiamo che zombies, alieni, vampiri non esistono.
    Di sicuro le cose lette e viste nei libri e nei film NON SUCCEDONO.
    Ma SE SUCCEDONO...non ci facciamo trovare impreparati, almeno.
    Penso che per quelli come noi sia un po' piu' facile entrare in uno schema semplice e ripetitivo di sopravvivenza, rispetto ad altri.
    Sembra che il peggio stia passando, a paragone con altri paesi.
    Ma non illudiamoci. Sara' lunga. E molto dipendera' da noi. Ne saremo in grado?
    E capiremo dai nostri errori?
    Chissa'. Sara' interessante scoprirlo.
    Ricordi benissimo, Cass.
    La quarta ed ultima puntata la trasmisero in seconda serata e la beccai per puro caso.
    Ma appena appare LA MANO DI DIO ho capito che era finito tutto in vacca.
    In realta' lo era finito gia' da prima.
    Un vero peccato, perche' il libro ancora adesso e' considerato uno dei migliori romanzi di King.
    Fatta eccezione per La Torre Nera che e' il suo opus magnum. Un'opera monumentale che si sviluppa nell'arco di quasi un trentennio e che si ricollega e contamina ogni scritto di Re Stephen di Bangor.
    Uno spaccato dell'universo da cui arrivano le sue storie, davvero.
    Leggero della gestazione travagliata di The Stand sulle pagine di On Writing. Quando ha un certo punto ha risolto con una scelta drastica e spiazzante.
    Ma i capolavori nascono cosi'.
    Dunque...lo sceneggiato parte col botto. La scena dei cadaveri con "Don't fear the reaper" e' pazzesca.
    Ottimi caratteristi, e un sacco di comparsate eccellenti. Ma la storia progressivamente si sgonfia fino a giungere a un finale moscissimo.
    Purtroppo soffre del difetto comune di molte trasposizioni dei libri di King.
    Sulla carta funziona e cattura, sullo schermo annoia e basta.

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    1. Carpenter diceva che la comicità è locale, l'Horror invece universale. Il genere che ci ricorda che i nostri corpicini sono fragili, ed insieme alla fantascienza che anche le nostre società sono fragili. Wes Craven invece diceva che l'horror serve ad esplorare alcune pulsioni che è meglio consumare nell'immaginario piuttosto che mettere in pratica, metti insieme tutto questo ed è chiaro quanto sia meglio vedere virus mortali solo al cinema ;-) Bene, grazie per la conferma, per fortuna la memoria ancora mi assiste! Cheers

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    2. Sempre sul saggio ON WRITING mi ricordo una frase di King, sul cosiddetto brusco cambio di rotta.
      "Con quella trovata ho voluto far capire ai personaggi che il buon Dio non gli ha salvato il culo dall' Apocalisse per vederli tornare a combinare le stesse cazzate di prima."
      Mi sa che ci conviene tenerle bene a mente queste parole, quando tutto sara' finito.
      Anche per chi, poveretto, non ce l'ha fatta.
      E' anche per loro che non bisogna piu' rifare gli stessi errori.
      Altrimenti, come diceva Duke per il povero Apollo...
      Saranno morti invano.
      Mi ricordo che The Stand era nello scatolone di libri da viaggio che il buon vecchio Jesse Custer compra dopo essersi ripreso ed aver salutato Billy Joe Wombat.
      Sapete, giusto una robetta da niente per il nostro pellegrino.
      Aveva appena perso un occhio perche' il Signore glielo aveva staccato a morsi, dopo che gli aveva ciccato in faccia per ringraziarlo di averlo salvato da un'esplosione nucleare.

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    3. Ricordi bene, Jesse lo leggeva alla stazione di servizio, mentre "On writing" è una lettura fondamentale, contiene consigli preziosissimi. Quelli che di solito l'umana razza fatica a voler seguire, anche se ora più che mai dovremmo farlo. Cheers!

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    4. Me ne ricordo uno in particolare, relativo proprio allo scrivere.
      Anzi, due.
      Punto primo: MAI USARE I VERBI PASSIVI!!
      VI PREGO, NON USATE I VERBI PASSIVI!!
      SANNO DI MORTO E STATICO.
      E poi..
      Punto secondo: DI CHE DOVETE SCRIVERE?
      DEL C###O CHE VI PARE MA NON USATE I VERBI PASSIVI, PER FAVORE!!
      Certo che la parte in cui parla dell'incidente é allucinante.
      Praticamente si stava avverando un sogno che lo perseguitava da anni.
      Quello di venire investito da un tir della Orinoco (che immancabilmente c'é in quasi ogni suo romanzo) mentre porta a consegnare il suo ultimo manoscritto.
      Ok, immagino che a fissarsi su di una data cosa si finisce per tirarsele dietro. E per beccarsele, prima o poi. Ma certe coincidenze lasciano davvero basiti.

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    5. Ricordate, lanciava una corda, non la corda veniva lanciata. Mi sarebbe piaciuto avere il professor King a scuola ;-) Cheers

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  2. Bella iniziativa. Bravi boys!

    Non sono di certo un Kinghiano duro&puro, anzi. Ho letto pochissimi suoi lavori (IT, i primi 3 de LA TORRE NERA e... Boh! Basta?) e ogni volta che qualcuno pubblica un post sullo scrittore mi ripropongo di riprendere in mano i suoi lavori o... iniziarli!

    La miniserie me la ricordo pochissimo, forse nemmeno l'ho finita, anche se mi pare che fosse stata ben pubblicizzata e spacciata per "evento". Ma non ha minimamente avuto il successo di IT e nemmeno il suo impatto culturale (almeno qua da noi). Peccato! Non ricordo se l'ultimo episodio fosse stato trasmesso in seconda serata però... Anche perché è facile l'abbia registrata per guardarla con calma.

    Ora che siamo invasi da serie tv e remake ad ogni livello, perché non sborsare due soldini e fare una serie come si deve di LA TORRE NERA e THE STAND? Sul primo uscirebbe una bomba totale anche facendo il compitino, sul secondo, a quanto scrivi, basta evitare le sforbiciature e verrebbe fuori un buon prodotto pure con quello.

    Nessuno ha scelto REC e nemmeno l'allegrissimo THE ROAD? Peccato...

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    1. Dopo il filmetto insulso che hanno fatto su "La Torre Nera" non penso che basterebbe fare il minimo sindacale, ci vorrebbe il Peter Jackson della situazione, il regista appassionato della saga, capace di tagliare dove serve, anche se "La Torre Nera" spaccherebbe tutto, altro che "Giocotrono".

      "The Stand" invece sarebbe una perfetta serie tv moderna, io avevo appena rivisto questa miniserie quindi per l'iniziativa non ho avuto dubbi, anche se "The Road" e "REC" sarebbero state buone scelte, specialmente il primo, ho letto anche il romanzo. Cheers!

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  3. Che finale esplosivo, bellissimo discorso! Se non erro trasmisero la miniserie in concomitanza con il festival di Sanremo quando ancora tutti lo guardavano e credo sia stato il motivo dello scarso successo...

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    1. Muchas gracias! Ricordo della messa in onda ma non ricordo altri dettagli, lo avranno usato per opporsi non a Randall Flagg ma a Pippa Baudo dici? Ci può stare ;-) Cheers

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  4. la miniserie non lo vidi

    il libro invece lo lessi ed era micidiale nel senso buono

    saluti rdm

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    1. Lo era davvero, forse uno dei migliori di zio Stevie. Cheers!

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  5. È un peccato che per trasportare un' opera di King in tv in quegli anni sia stato necessario edulcorarla sforbiciando qui e là.
    Probabilmente adesso non sarebbe più un problema proporla in una versione più fedele, dopo aver visto cosa succede in The Boys o American Gods che sono pure quelli prodotti per la tv, ma con un tasso di violenza elevatissimo.

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    1. Comunque anche "American Gods" ha avuto problemi con cambi volanti di showrunner. Il libro di Gaiman con 500 pagine è già a due stagioni di serie tv e ancora galoppa, "The Stand" potrebbe funzionare su cinque/sei stagioni e poi concludersi, ribadisco, altro che Giocotrono! ;-) Cheers

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  6. Un giorno lo dovrò proprio leggere sto libro, mi attira in particolare per la figura di Randall Flagg, ma mi spaventano un po' le 1200 pagine...
    Amo il Kingverse, attualmente sto leggendo Le notti di Salem. Non mi dispiacerebbe recuperare anche la miniserie tv.

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    1. Non si legge velocemente, ma vale ogni pagina, persino verso metà quando la storia rallenta prima di ripartire alla grande, davvero una gran lettura. "Le notti di Salem" è un libro molto bello che mette una gran strizza, la miniserie è da un po' che vorrei rivederla anche io ;-) Cheers

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  7. Più che The Stand, sembra di vivere The Dome.

    Sul film ho un ricordo vago del predicatore che, da morto, sbatteva le palpebre (...) e che non avevo potuto vederlo fino alla fine perché appunto non c'era più. A me pareva lo avessero sospeso ma, se aveva cambiato orario, ero bloccato lo stesso in quanto ancora sotto l'egemonia genitoriale.

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    1. Speriamo che questa storia finisca meglio di come si conclude il romanzo "The Dome" ;-) In effetti erano film che ai tempi, andavano visti con tutta la famiglia, il cambio orario non ha giovato a nessuno vedo. Cheers!

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  8. Grazie Cassidy, potrei leggere il libro e forse aggiustare finalmente il mio complicato rapporto con King. Credo di aver letto le cose sbagliate, The Dome e Shining (ho anche visto la sua versione di questo, ma in confronto a quella di Kubrick ne esce davvero male). La serie sembra più che adatta al mood del periodo!

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    1. "The Dome" era molto bello... Fino all'ultimo capitolo ;-) "Shining" romanzo mi piace molto, ma il film di Kubrick ha aggiunto delle sfumature diverse. "The Stand" invece è bellissimo, vai sul sicuro, poi per altri dritte su King, fai pure un fischio ;-) Cheers!

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  9. Mah, non so. Non riesco a convincermi a dare altre chance al King cinematografico...

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    1. Nel mare magnum dei film tratti dai suoi lavori, si trova un sacco di robaccia, anche perché in pochi hanno saputo rendere giustizia alla sua prosa, anche se Mick Garris ha dedicato la carriera a provarci. Cheers!

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    2. Secondo te il film "Biri beni gözlüyor", anche conosciuto come "lo Shining turco" può essere considerato un film tratto dai lavori di King?

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    3. Credo di no, però adesso mi hai messo una voglia matta di vederlo a me! :-D Cheers

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  10. Me lo sono visto a puntate questi giorni.
    Purtroppo la serie parte benissimo e scivola inesorabilmente in un finale bruttarello.
    L'incipit con le note di Fear the reaper (conobbi il pezzo grazie a questa serie!) mi gasa sempre tantissimo.
    Purtroppo è vero, Flagg nella seconda parte perde colpi e Miguel Ferrer svanisce.
    Fantastico il cameo di Misery, cioè l'inaffondabile Katy Bates nella voce radiofonica, e il ruolo di Ed Harris, che sembra uscito dal Dottor Stranamore di Kubrick.

    Anche io ricordo che accadde qualcosa al palinsesto della prima tv italiana. Uscirono le prime due puntate, la terza non riuscii a vederla, ma non ricordo se perchè spostata dal palinsesto o semplicemente cancellata. La quarta puntata, a mia memoria, non venne nemmeno trasmessa (o comunque era sparita dai radar delle guide tv) e non se ne seppe più niente.

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    1. Verissimo, tiene bene, anche nei confronti con il libro, poi i limiti del tempo e dell'operazione televisiva hanno la meglio. Nel romanzo ha una sua logica che Flagg perda potere, nella serie purtroppo non è altrettanto chiaro, anche perché da spettatore, uno è già disperato per il drammatico sotto utilizzo di un mito come Miguel Ferrer, che tra l'altro ho recentemente scoperto essere il vero motivo per cui la mia versione preferita dell'uomo ragno (quella del 2099) si chiama Miguel O'Hara (Storia vera). Cheers!

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  11. Andando a spulciare, scopro che la Warner ha fatto uscire in VHS italiana la miniserie nel novembre 1994, probabilmente nel tentativo di replicare il successo di "IT": temo non sia proprio andata così, comunque nel febbraio 1995 una classifica de "La Stampa" dà "L'ombra dello scorpione" al 7° posto dei film più venduti quella settimana.
    Italia1 lo manda in onda domenica 18 febbraio 1996 (prima parte) e riscuote 2 milioni e 657 mila spettatori: tre giorni dopo Alessandra Comazzi su "La Stampa" fa notare che malgrado sia un buon prodotto Italia1 non l'ha affatto pubblicizzato. Eppure parliamo di un 1996 dove una statistica del TuttoLibri dà Stephen King come protagonista incontrastato delle letture italiane di romanzi stranieri.
    Tra febbraio e marzo 1996 si svolge un triste spettacolo di una serie buttata via senza crederci, e l'anno successivo, sempre tra febbraio e marzo, Italia1 replica ma in seconda serata. Il fatto che all'epoca io non abbia mai avuto neanche il sospetto che esistesse questa serie - e sì che stavo sempre su Italia1 - dimostra quanto zero carbonella credessero in lei.

    Stando ai miei appunti, dal 17 agosto al 14 settembre 1991 mi sono sparato il tomone di King, approfittando delle vacanze scolastiche: glie pijasse 'n colpo, l'anno successivo la Bompiani tira fuori l'edizione integrale del romanzo e scopro che ho letto la riduzione. Che però nessuno in Italia sapeva fosse la riduzione! Che faccio, rileggo un tomone solo perché è esteso? Be', ci ho provato ma era un'impresa troppo assurda, con mille libri che mi aspettavano sul comodino e ho lasciato stare.
    Solo nei primi Duemila ho scoperto che esisteva una miniserie: ero convinto di averla vista, ma dalle foto che mostri mi è cascata la mascella sul tavolo. Tutti quegli ospiti speciali me li sarei ricordati, quindi mi sa che non l'ho vista. M'ha detto proprio male con lo scorpione...

    Ultima cosa. Nei primi Novanta ero rimasto folgorato su Italia1 da "Ammazzavampiri" (1985) e così mentre leggevo "L'ombra dello scorpione" mi immaginavo Chris Sarandon nel ruolo del cattivo :-P

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    1. Febbraio, quindi conferma il commento sopra, Italia 1 provò a fermare Sanremo con il potere di King giocandosela malissimo però, grazie mille i tuoi archivi sono sempre micidiali ;-) Si, esatto Bompiani aveva fatto questo giochino, comprai l'edizione integrale scoprendo dall'introduzione di King dei precedenti tagli, per altro quel volume lo prestai poi ad un amico che ancora lo conserva, gli ho detto di tenerlo come regalo e mi sono ripreso l'edizione nuova sempre della Bompiani.

      Ecco Chris Sarandon sarebbe stato perfetto! considerano che Flagg e l'uomo in nero della saga della "Torre Nera" sono quasi lo stesso personaggio, per entrambi sognavo il Gary Oldman degli anni '90. Ogni tanto di parla di una nuova versione di "The Stand", l'ultima avrebbe dovuto essere un film diretto da Ben Affleck, prima che tornasse a bersi la carriera. Per Flagg si parlava di Matthew McConaughey (già nel cast dell'orrido film su la Torre Nera), non sarebbe male, ma per lui ci vorrebbe una produzione di classe A, di sicuro non una miniserie televisiva come quella del 1994 ;-) Cheers!

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    2. Stamattina King è sulla copertina di "7 del Corriere della sera", con una frase di lancio d'effetto: "Lo scorpione è tornato". Oh, ma che davvero si avvicina il remake di The Stand? Ovviamente era una frase falsa di quelle che riempiono i giornali italiani, e dentro c'erano solo un paio di pagine che anticipano un'antologia che sta per uscire. E un approfondimento su King per chi negli ultimi quarant'anni sia rimasto surgelato fra i ghiacci polari: sapevi che è l'autore di Shining? :-D
      P.S.
      Il Re continua a copiar... ehm, omaggiare il suo maestro Matheson, e dice che la sua peggior paura è ricevere una telefonata dall'Aldilà. Ma guarda a volte la combinazione, proprio come un famoso racconto di Richard Matheson...

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    3. Se non ho capito male, ma potrei sbagliarmi, avevo capito che alcuni dei racconti della nuova raccolta erano rimasti nel cassetto da tempo, forse perché prima King doveva correre a rileggersi qualche storia del maestro Matheson, tanto i giornalisti boccaloni riportano tutto senza verificare nulla, quindi ha terreno facile ;-) Cheers!

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    4. Sono sicurissimo che la miniserie tv sia andata in onda ben prima del 1996: questo perché nei primi numeri di Spawn edizione italiana (1993), appare una vecchietta cieca di colore come quella del film , e notai la somiglianza con la "gemella" vista in tv tempo prima ( e vidi anche l'ultima parte con la mano di Dio )

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    5. La nonna di Cyan se non ricordo male, secondo me Toodster citava King con quel personaggio ;-) Cheers

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  12. Ero innamorato di Molly, il film puoi ben immaginare, non sapevo ci fosse anche in questa serie simile ad It, che purtroppo non credo d'aver visto ;)

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    1. Per altro Molly Ringwald so che lavora ancora, ma non la vedo più da nessuna parte, eppure ad inizio carriera è stata diretta dai giganti. Cheers!

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  13. Il problema di quella miniserie è che partiva in quarta, ricordate il folgorante inizio cone la colonna sonora "Don't Fear the Ripper" dei "Blue Oyster Cult"? Poi tutto il resto viene gestito in maniera fin troppo tragicomica, anche l'imbarazzante mano di Dio (che comunque c'è anche nel romanzo) non è che abbia aiutato molto.
    Insomma, io salverei la prima puntata e buona parte della terza con i tentativi di riorganizzazione dei "buoni" a Boulder (dove -ricordiamocelo- aveva vissuto e lavorato lo stesso King all'epoca della stesura del romanzo).

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    1. Esatto, Mick Garris pecca di troppo amore, Peter Jackson con il signore degli Anelli ha avuto gli "Huevos" di fare delle modifiche per rendere la storia adatta al nuovo formato, Garris non ci ha menneo provato. Cheers!

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  14. La serie non l'ho vista, ma devo dire che nel romanzo purtroppo ho trovato molto sottotono la parte finale, rispetto all'inizio che mi divorai in pochissimi giorni. King ovviamente è sempre una garanzia nella caratterizzazione dei propri personaggi, ma la divisione manichea delle due fazioni non mi fece impazzire. Nel Signore degli Anelli ha perfettamente senso, in un romanzo ambientato in uno scenario più realistico decisamente meno.
    Ps: hai letto7visto The Outsider? Lo consiglieresti nel caso?

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    1. Un po' il gran problema di King: i finali. La divisione maniche la capisco perché parliamo di un mondo che è stato "semplificato" dalla pandemia (gulp!). Ho letto "The Outsider" ma non ho ancora visto la serie tv (anzi, grazie di avermelo ricordato, ho terminato "Hollywood" e ora devo iniziare qualcosa d'altro). Il libro è molto avvincente all'inizio, ha un grosso colpo di scena a metà e il finale è un po' più debole ma tutto sommato tra gli ultimi King che ho letto (cioè, gli ultimi che ha scritto, tanto leggo tutto quello che scrive) è tra quelli che mi è piaciuto di più, molto più di "L'istituto" ;-) Cheers!

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  15. Questo mi manca, devo recuperarlo xD

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    1. Se non lo hai letto, anche il libro che è bellissimo. Cheers!

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  16. Ho letto da qualche parte che c'è un'altra miniserie in lavorazione, de L'ombra dello scorpione, ma visto chi hanno scelto per Stu (se è vero) mi sa che passo anche stavolta. Questa qui mi è mai venuta voglia nemmeno di recuperarla...tranne poche fortunate eccezioni King su schermo delude, purtroppo.
    E voglio troppo bene a questo libro per rimanere delusa da una sua trasposizione. Anche a me piace Larry: è una bella storia la sua, e ho sempre pensato di aver ritrovato il suo personaggio sotto forma di Eddie Dean ne La torre nera.
    Nadine ("Nadine, Nadine...oh come amo amare Nadine") invece non riuscivo a capirla, promessa sposa (ma da chi?), predestinata ma tormentata, ma se avesse voluto davvero avrebbe potuto uscirne. L'ho sempre pensato.
    E poi Dayna, che se n'è andata in trionfo...
    Una carrellata di personaggi che non vorresti abbandonare, vuoi saperne ancora e ancora. Lo dice anche King da qualche parte, che il seguito che più gli chiedono è quello di The Stand, che spero non faccia mai.
    Il Re al suo meglio. Quello di adesso, la mia opinione per quel che vale, non ne è che la pallida ombra.

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    1. Ho sempre avuto una predilezione per Eddie Dean, lo dico? Anche meglio di Richie Tozier ;-) Lo spero anche io, non è il caso di fare un seguito, i personaggi che ha creato qui sono tra i migliori della sua carriera, per me arrivano dopo quelli della Torre Nera e se la giocano con "IT". Cheers!

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  17. Questo sceneggiato non l'ho mai visto, però avevo provato a leggere il romanzo. Io non sopporto Stephen King, anche se i film tratti dai suoi libri a volte mi piacciono... beh, questo libro l'ho mollato dopo 2/300 pagine

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    1. sceneggiato è la parola giusta ;-) Beh sei durato anche tanto, quello è un tomo che mette a dura prova, ma sono di parte, ci sono cresciuto con i libri dello zio. Cheers!

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  18. Oddio, proprio non ricordo se la seconda parte venne relegata in seconda serata (quindi la prima non ebbe successo?), però interessante, lo ricordavo vagamente, questo. E più per il romanzo (è praticamente grosso come IT, moracci suoi.

    Moz-

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    1. Forse anche di più? Beh poco importata, sono due bei tomi in effetti ;-) Cheers!

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  19. Sto ascoltando proprio il Boss mentre leggo la tua rece. Mannaggia a questi film che lanciano il GOMBLOTTO con i virus fatti in casa, e pure senza lievito madre! Se ci fosse stata una cura col plasma o con iniezioni di candeggina, poteva vincere il premio Nostradamus 2020!

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    1. Dici che Mr. Arancione ha preso le sue teorie da twitter da qui? Sarebbe già stata una scelta di buon gusto per uno così ;-) Cheers!

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    2. Nah, minkia Ddonnie non è in grado di reggere l'attenzione per più di un minuto, impozzibbile che abbia letto il libro del sommo King!

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    3. Nemmeno visto la miniserie visto che dura 366 minuti ;-) Cheers

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  20. Visto all'epoca dell prima TV... mai più rivisto, per il momento, ma ne conservo molti ricordi.. il che vuol dire molto. Uno di essi però riguarda il fatto che il personaggio della Ringwald mi stava e mi sta ancora sulle scatole. Sheridan invece é un Flagg davvero perfetto per quanto fosse inquietante con quel sorriso e quella sguessa (mento prominente in napoletano) che sembrava quasi un trucco prostetico. Il romanzo lo lessi nell'agosto del 2007 e unica piccola nota negativa per me é quella di farmi provare una certa antipatia per gli sdolcinati buoni... bilanciata da una certa empatia per alcuni cattivi. Anche se con molto meno approfondimento anche il film ha avuto questo potere: vedasi il rapporto tra il povero Harold e l'ochetta Frannie.

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    1. Nemmeno a me è mai stata simpatica, non la trovo adatta per il personaggio di "The Stand" (che invece è uno dei migliori mai scritti da King), ma temo di pagare l'imprinting dei film di John Hughes, dove faceva sempre la parte di quella con la puzzetta sotto il naso. Si quella è decisamente un'impostazione che King ha dato al suo racconto, poi si sa, i cattivi hanno sempre più fascino ;-) Cheers!

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  21. Molto interessante, anche se il libro di King mi sta guardando in cagnesco dalla libreria (non l'ho ancora letto).

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    1. Un bel tomo, ma è un viaggio che merita affrontare, specialmente per un amante delle letteratura come te. Cheers!

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