mercoledì 20 maggio 2020

Carabina Quigley (1990): spara ancora lontano, fino in Australia

Visto che mi sono messo in testa di ripassare alcuni film degli anni ’90, un periodo in cui il western è tornato in sella alla grande, non potevo perdere l’occasione di fare gli auguri di compleanno ad uno dei più divertenti e sottovalutati western di quel periodo, Carabina Quigley compie i suoi primi trent'anni!

Magari il nome di John Hill non vi dirà molto, in carriera è riuscito ad essere uno degli sceneggiatori che ha dato una sistemata alla prima bozza di Incontri ravvicinati del terzo tipo, per poi finire a scrivere per la tv, qualche episodio di “In viaggio nel tempo” ma anche “Thunder in Paradise”, una roba con Hulk Hogan che ricordiamo in tredici.

Eppure la sceneggiatura di “Quigley Down Under”, da noi ribattezzato prontamente con il ben più brioso (e azzeccato) “Carabina Quigley” è stato il primo lavoro di Hill, quello che lo ha fatto notare nel 1974, quando decise di scrivere questo atipico western ambientato in Australia, ispirato da un articolo del Los Angeles Times sul genocidio degli aborigeni nel diciannovesimo secolo (storia vera).

"Meglio sedersi, la premessa di Cassidy sarà lunga..."
Eppure Carabina Quigley per arrivare al cinema ha fatto un giro ben più lungo e complicato, del viaggio in mare di tre mesi del personaggio per sbarcare finalmente in Australia. La sceneggiatura di Hill inizialmente, era stata presa in considerazione per diventare – con le modifiche del caso –, il seguito di "Il cacciatore di taglie", film del 1980 con Steve McQueen ed Eli Wallach. Un progetto che non venne mai realizzato per via della malattia che portò via McQueen pochi mesi dopo. La sceneggiatura venne quindi acquistata dalla CBS, che però finì per far scadere il contratto senza realizzare nulla di concreto, se non coinvolgere Tom Selleck. Dopo una serie di passaggi di mano, tra la Warner Bros e la Pathe Entertainment, il film entrò in produzione solo nel 1989, anche grazie alla spallata definitiva di Selleck.

Si perché cosa fa un attore dopo aver rifiutato un grande ruolo che avrebbe potuto regalargli il successo mondiale? Se ne fa una ragione? Naaa! Il più delle volte passerà il resto della carriera a cercare di recuperare, quindi giova ricordare che Tom Selleck era l’uomo destinato a diventare Indiana Jones.

La classe e lo stile di Indiana Jones Magnum P.I. Carabina Quigley.
Esistono ancora in giro i provini di Tom Selleck, sotto il cappello di Indy, intento a recitare con Sean Young nei panni di Marion Ravenwood, i primi due candidati per i rispettivi ruoli. Ma sapete com’è andata, Selleck era sotto contratto proprio con la CBS, per il suo ruolo in “Magnum P.I.” quindi dovette passare la mano, regalando ad Harrison Ford uno dei suoi più grandi personaggi. Ne aveva bisogno poverino, in fondo in carriera sarebbe finito per essere solo Han Solo e Rick Deckard.

Quindi Tom Selleck ha davvero fatto carte false pur di infilarsi sotto il cappello a tesa larga di Carabina Quigley, una sorta di Indy in salsa western, qui diretto da un Australiano con la predisposizione naturale per il genere, Simon Wincer lo stesso che nel 1991 diresse un altro western atipico, quel gioiellino di Harley Davidson & Marlboro Man e a dirla proprio tutta, sarebbe tornato al genere con i revolver e i cavalli, dirigendo proprio Selleck in altri due western: “Fuoco incrociato” (2001) e “Monte Walsh - Il nome della giustizia” (2003).

“Carabina Quigley” comincia con un classico come la vestizione dell’eroe, ma bisogna dirlo, tra grosso cappello, camicia blu con i bottoni sul davanti e stivali, Tom Selleck fa la sua porca figura. Il western ci ha abituati ad eroi (e anti eroi) polverosi, Matthew Quigley non è da meno, ma il suo look ricercato lo fa immediatamente spiccare come il buono della storia.

"Certo, sempre meglio che una camicia hawaiana"
Dopo un lungo viaggio via nave Quigley sbarca a Freemantle, nell’Australia orientale e subito si ritrova a dare lezioni di buone maniere ai locali, perché al baffuto eroe non manca la battuta pronta («Sono nuovo di questo Paese, ma qui sono tutti brutti come voi?»), ma nemmeno una spiccata propensione nel mal sopportare i torti e le ingiustizie. Proprio per questo viene alle mani con alcuni buzzurri, nel tentativo di soccorrere una ragazza di nome Cora, meglio nota come Crazy Cora (l’azzeccatissima Laura San Giacomo), che per ringraziare Matthew del suo aiuto, gli si incolla addosso tipo carta moschicida, chiamandolo per (quasi) tutto il film Roy. Inutile provare a spiegare ad una che di nome fa Crazy Cora, che lui non si chiama Roy e di sicuro non è il marito che l’ha scacciata via spedendola dall'altra parte del mondo, per motivi che diventeranno chiari nel corso della pellicola.

“Comincio ad intuire perché tutti ti chiamano Crazy Cora”
Ma Matthew “Carabina” Quigley, non ha certo fatto un lunghissimo viaggio in mare per ritrovarsi “sposato” con Crazy Cora no, la ragione del suo sbarco in Australia è un contratto di lavoro sottoscritto a distanza con Elliott Marston, ricco proprietario terriero che ha contattato i più abili pistoleri del west per un misterioso ma molto ben retribuito compito. Tutti i “fucili” più blasonati del vecchio west hanno risposto a Marston con una lettera, tranne Carabina Quigley, lui al riccone ha spedito un foglio con cinque buchi di fucile, tutti ravvicinati e sparati da 95 yard di distanza, il migliore dei biglietti da visita possibili per il talento di Quigley.

Elliott Marston è un Australiano cresciuto nel mito della frontiera Americana, in fissa con Dodge City e le leggende attorno a Wild Bill Hickok, di cui è un po’ convinto di essere la versione locale («Alcuni uomini sono nati nel secolo sbagliato, io credo di essere nato nel continente sbagliato»), forse anche a ragione visto che con la pistola è un fulmine e beh… Vi ho detto che ad interpretarlo è Alan Rickman?

“Adesso ho la vostra attenzione”
Non ho mai letto i romanzi di Harry Potter e ho visto solo un paio dei film che ne hanno tratto, galoppo anche deciso verso gli ‘anta quindi perdonatemi, ma faccio parte di quella generazione che considera Alan Rickman, oltre uno dei più grandi attori che si siano mai visto sul grande schermo, uno dei migliori ad interpretare il ruolo del cattivo. La “Trilogia Rickman della malvagità” è un triangolo con tre vertici che comprende, lo sceriffo di “Robin Hood - Principe dei ladri” (1991), sua maestà Hans Gruber e ovviamente Elliott Marston. Quindi se già “Carabina Quigley” non fosse un bel film così facile da consigliare, dovreste recuperarlo - nel caso non lo aveste mai visto -, anche solo per la prestazione di Alan Rickman.

Appena arrivato nel ranch di Marston, il nostro baffuto eroe dovrà subito dare dimostrazione del suo talento, perché lo chiamano Carabina Quigley? Perché il buon Matthew è abilissimo ad utilizzare la sua arma: un fucile Sharps Buffalo Rifle 1874, modificato per avere una gittata di tiro ancora maggiore. Per usare le parole di Marston: «Un’arma sperimentale con cartucce sperimentali... Allora sperimentiamo!».

“Dicono che l’importante è come lo usi”, “Si ma anche averlo lungo ha i suoi vantaggi” (questa vince il premio “didascalia ambigua” del giorno)
La scena in cui Quigley da prova della sua mira infallibile è una figata, il baffuto eroe fa posizionare un secchio ad una distanza assurdamente folle, il tutto mentre calmissimo prepara il suo fucile. Il secchio di legno lo colpisce in pieno al primo colpo, ma tanto per stare tranquillo lo centra di nuovo altre due volte, in modo che sia chiaro perché tutti lo chiamano Carabina Quigley. Tranne Crazy Cora, lei lo chiama solo Roy.

Perché Marston ha bisogno di qualcuno in grado di sparare così lontano? Perché gli aborigeni hanno imparato (per la loro incolumità) a tenersi a distanza di tiro dei normali fucili. Il riccone vorrebbe qualcuno in grado di risolvere il problema di questi primitivi, un po’ come gli americani hanno risolvo la questione Indiana dalle loro parte. La risposta di Quigley? Non si lascia attendere: «Non credo che gli indiani la pensino allo stesso modo», il tutto prima di defenestrare Marston.

Il destino dei cattivi di Rickman: finire lanciati fuori dalle finestre dal buono del film.
Una volta presentato eroe, antagonista e (serissimo) motivo del loro dissidio, “Carabina Quigley” è una lunga cavalcata in vista del loro duello finale, una sfida a distanza sui bellissimi scenari Australiani. Una storia che ha il ritmo del grande film d’avventura, infatti il tema musicale lo sottolinea alla grande, con una partitura musicale epica che ha qualcosa di “I quattro figli di Katie Elder” (1965) e I Magnifici sette. Era un po’ di anni che non rivedevo “Carabina Quigley”, ricordavo che avesse delle belle musiche, ma non le ricordavo così incredibili, poi leggendo i titoli di testa ho capito il perché: sono composte da una leggenda come Basil Poledouris.

“Signora, mi conceda il prossimo ballo, alla musica ci pensa Basil”
Se ci pensate l’Australia si presta benissimo come scenario per il Rock and Roll di tutti i generi, gli spazi enormi, i deserti e le piccole cittadine sembrano fatte dal sarto per il Western. Infatti negli anni non sono mancati titoli del genere proveniente dal continente australe, "L'uomo del fiume nevoso" (1982), "L'indomabile" (1988), giù fino a “La proposta” (2005) gli esempi non mancano. Ma “Carabina Quigley” in più, ha il punto di vista dell’americano in visita, oltre che una spiccata predilezione per l’avventura, infatti malgrado i 119 minuti di durata, il ritmo resta sempre piuttosto alto.

"Ma come faceva Crocodile Dundee a sopportare questo caldo?" 
Tra formiche rosse, branchi di Dingo pericolosi e gli uomini armati di Marston (ancora più pericolosi) sulle piste di Roy Matthew Quigley e Crazy Cora, il film regala personaggi ben recitati e caratterizzati, ma anche momenti memorabili. Ho sempre avuto un debole per l’arco narrativo di Crazy Cora, ma a tener banco sono i momenti avventurosi, come quando Quigley ferma la fuga dell’uomo sul carro con un colpo “al volo” del suo Sharp.

Tom Selleck si è cesellato il suo eroe con la speranza di poter avere finalmente il suo Indiana Jones, ma gli incassi modesti del film non hanno mai permesso a “Carabina Quigley” di avere più di un'avventura, peccato, perché con quella sua aria sorniona Selleck è il primo a divertirsi e noi spettatori insieme a lui. Il suo Carabina Quigley sa essere tosto quando serve, ma per la maggior parte del tempo incarna alla perfezione lo stereotipo del duro dal cuore d'oro. La battuta sempre pronta lo rende simpatico, ma a caratterizzarlo è il tormentone che si porta dietro per tutto il film: ogni volta che qualcuno insiste per dargli una pistola da utilizzare, lui si tiene stretto il suo fucile e risponde: «Non so cosa farmene».

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo senza più il fucile...
Infatti le sparatorie sono tutte ben coreografate e dirette da Simon Wincer, che qui tiene conto di un personaggio che può sparare un solo colpo alla volta, prima di dover ricaricarle a sua arma. Il risultato è veramente notevole, in più di un’occasione Carabina Quigley riesce ad avere la meglio su più avversari, pensate che i cecchini professionisti, ancora oggi chiamano “Quigley” la capacità di abbattere due bersagli con un solo proiettile (storia vera). Uno dei lasciti di questo film alla cultura popolare, l’altro? Beh il suo finale.

Non lo avete visto? Non ve lo voglio di certo rovinare, quindi dovrò trattenermi dall'impeto di descrivervelo inquadratura per inquadratura. Mettiamola così, in un western il duello tra il buono e il cattivo è quasi sempre l’apice narrativo, quello di “Carabina Quigley” non è certo da meno. Anzi vi dirò che per buona parte della mia vita, ho sfruttato tutte le occasioni che mi sono state messe davanti per citare il personaggio di Tom Selleck, durante la sua prima e unica lezione dell’uso di un revolver. Un clamoroso esempio di “frase maschia”, preparata per tutta la durata del film ed utilizzata con tempismo impeccabile solo nel finale.

“Niente male questa Australia, ma ora me ne torno alle Hawaii”
Insomma “Carabina Quigley” pur non essendo diventato il grande successo che Tom Selleck sperava di ottenere, ancora oggi a trent’anni dalla sua uscita è un film invecchiato benissimo, se non lo conoscete vi assicuro che merita la visione, se invece lo avete già visto, sappiate che un “giro in giro” (cit.) in Australia con Quigley e Crazy Cora vale ancora la pena, anche perché non vi serviranno nemmeno mesi di nave per arrivarci.

24 commenti:

  1. ottima recensione grazie

    film che ho visto almeno tre volte nel corso degli anni e che ho sempre apprezzato.

    chi non mi piaceva era lei : troppo gigiona e troppo sopr alle righe .

    nonostante avesse una storia tristissima alle spalle non mi faceva pena: mi irritava e basta!!

    rdm cuore di pietra

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    1. Si un pochino cuore di pietra ;-) Scherzi a parte, non una gran attrice, però secondo me molto azzeccata qui, brava a rappresentare una che con l'entusiasmo (spesso immotivato) mascherava un dramma, insomma non sarei così duro con Crazy Cora ;-) Cheers!

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  2. Un film molto divertente che insegna che un "western" non serve che sia ambientato per forza negli Stati Uniti.. Il duello finale veramente epico, poi con quella rivelazione finale: ricordo che la prima volta rimasi di sasso :D

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    1. Che poi il protagonista lo ripete per tutto il film, solo he nessuno lo ascolta, lo capisco molto ;-) Il West è uno stato della mente! Ma anche l'Australia va bene. Cheers!

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  3. Questo è un film ingiustamente sottovalutato e poco noto.
    Purtroppo l'ho visto una sola volta in un remoto passaggio televisivo, ma mi è rimasto impresso come un bel film, bello almeno per chi apprezza i western col John Wayne più maturo.

    Tom Selleck, attore bravo, forse anche un po' più che bravo, ma con una filmografia piuttosto striminzita rispetto ad altri colleghi. Citando giusto di striscio la mini-saga "Tre scapoli e...", io ricordo Selleck per "Carabina Quigley" (film sorprendente e grandiosamente interpretato), "Runaway" (futuristico e tenebroso poliziesco) e "Un uomo innocente" (filone carcerario, ma anche pugno nello stomaco che forse soltanto "Papillon" supera... Eh no, non sto dimenticando "Fuga da Alcatraz", "Le ali della libertà" e simili...).
    In televisione poi, oltre a "Magnum P.I." (che sinceramente ho seguito pochissimo, ma almeno il remake manco esiste per me), vorrei ricordare "Friends" e "Jesse Stone".

    Alan Rickman. Condividiamo direi in toto la stima per i suoi personaggi, la saga di Harry Potter merita di essere vista con occhi adulti anche per seguire la storia di Piton, che è stato il mio personaggio preferito sin da subito. Sinceramente non ricordo il cattivo di questo film, direi motivo sufficiente per recuperarlo!😉

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    1. "Runaway" vorrei rivederlo uno di questi giorni, invece "Un uomo innocente" ha contribuito alla mia ansia da film carcerario, una discreta mazzata, considerano che lo passavano in leggerezza in prima serata ai tempi belli. Molto sornione come attore, ma anche con il fisico giusto, infatti qui svetta su tutto il resto del cast. Il suo Indy non sarebbe stato impossibile da immaginare, anche se ora come ora non riesco a pensare nessuno se non Ford.

      Alan Rickman è stato un gigante, un giorno recupererò Harry Potter solo per la sua presenza, visto che le parti di Gary Oldman che ho già viste quasi tutte ;-) Cheers!

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    2. Prima serata? Io beccai "Un uomo innocente" di primo pomeriggio! Voglio sperare sia stato un errore di programmazione perché ha violato le regole di trasmissione in fascia protetta.

      Oramai Indiana Jones ha la faccia di Harrison Ford, però a Tom Selleck avrebbero potuto proporre qualche clone tipo inseguimenti a pietre verdi o adattamenti di romanzi di Haggard...

      Per Alan Rickman, occhio a cercare spezzoni su Youtube, ci sta uno che doppia (molto bene devo dire) Piton facendolo passare per un maniaco adescatore di minori di sesso maschile.😒 Inizialmente seguivo quel canale, poi mi ha stufato anche perché offende in maniera fissa personaggio e attore defunto, e a me non sta bene.

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    3. Lo ricordo proprio in prima serata, ma è un'informazione da verificare perché la memoria potrebbe non essere affidabile. Si avrebbero potuto, ha sempre avuto il fisico adatto per parti così. Lo conosceranno solo come Piton, io non insulterei uno famoso per La “Trilogia Rickman della malvagità" ;-) Cheers

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  4. Ottima recensione e gran film, Quigley è per me uno dei grandi personaggi del cinema Western, insieme ad altri più blasonati (e di cui hai già abbondantemente parlato).

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    1. Grazie capo! Voglio molto bene a questo film, ci tenevo ad averlo qui sulla Bara ;-) Cheers

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  5. Segna 14 per "Barca Paladina", pardon "Thunder in Paradise"...

    Comunque un giorno verrò a trovarti in ufficio e voglio vederti come dici ai colleghi la frase che Selleck dice a Rickman nel finale. ;-)
    Scherzi a parte, film visto e rivisto un sacco di volte. Western dall'ambientazione atipica con gli aborigeni che fanno gli indiani e con Rickman che fa il bastardo figlio di che...

    SPOLIER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER!
    ...finisce per morire come uno stronz@. Al solito!

    Tutto sommato un buon film, non sapevo avesse avuto incassi modesti. Anche perché un secondo capitolo ci sarebbe stato benissimo.

    Ora ti tocca riguardarti GLI SPIETATI Capo. Non si scappa amico mio.

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    1. Chissà perché ne ero certo che tu fossi nel club ;-) Dovresti sentire cosa non dico ai miei colleghi, che puntualmente non colgono le citazioni (storia vera). "Gli Spietati" è già in lista, ma prima devo smaltire un po' di titoli, così tanti commenti da scrivere... Così poco tempo! Cheers

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  6. Aspetta aspetta... musiche di Poledouris??? Possibile mi siano sfuggite? Scatta subito il recupero!
    E' passato tanto tempo dalla mia visione ma lo ricordo un film delizioso, e poi Tom nei western mi piace sempre, anche negli altri che hai citato fa la sua figura.
    All'epoca la San Giacomo era una discreta bomba, mi colpì molto il suo ruolo terribile nel capolavoro "Innocenza colposa" (1991) al fianco di Liam Neeson, che da filmone è finito ad apparire di notte nei piccoli canali locali, pur rimanendo un noir potentissimo. Un'attrice strepitosa.
    Basta, devo rivedermi il film per forza! :-P

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    1. Nooooo! "Innocenza Colposa", cosa mi hai tirato fuori? Bellissimo thriller col twist finale. Pensa che l'avevo registrato alla tv in una VHS da 240 prima di "Arlington Road". Due film spariti letteralmente dalla circolazione e che nella mia testa viaggiavano sempre a braccetto.

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    2. Ricordavo delle belle musiche e un tema che ti resta in testa, quando ho letto il nome di Basil, ho capito tutto, a volte l'universo è un posto semplice ;-) Si davvero, inoltre era abbastanza lanciata, non ho capito cosa sia successo alla sua carriera, sparita dai radar. Cheers!

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    3. "Innocenza colposa" era veramente figo cavolo! LO avevo quasi totalmente rimosso anche io. Cheers

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  7. Uno dei miei film preferiti, Selleck azzeccatissimo, Rickman perfetto, Crazy Cora mi fa sempre ridere. Poi finale che è pazzesco e si collega anche un pò alla sparatoria tra gli aerei di Harley Davinson & Marlboro Man. Selleck mi era anche simpatico prima di scoprire che nella vita reale non è una bella persona, un pò come Chevy Chase. Peccato perché come attore è simpatico e ha le physique du role per fare queste parti. Rickman ci ha lasciato troppo presto, è stato davvero un grande. Lo ricordo anche in Love Actually.

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    1. Esatto, si vede che Simon Wincer è cresciuto a pane e western :-) Non ho mai approfondito molto la vita extra lavorativa di Selleck, a parte casi clamorosi tendo a tenere separato arte e artista (almeno ci provo), Rickman più lo rivedo in vecchi più più mi rendo conto dell'enormità della perdita, che razza di talento che era. Cheers!

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    2. Rileggendo il tuo post su Die Hard e sugli inizi cinematografici di Rickman, ho trovato alcune similitudini con gli inizi di Sir Patrick Stewart, entrambi attori teatrali, questo ultimo Shakespeariano, entrambi arrivati a 40 anni a Hollywood e con la valigia sempre pronta per tornare in terra d'Albione, entrambi grandissimi attori. Su Selleck e attori che mi sono scaduti avrei anche io preferito rimanere all'oscuro di certe notizie, purtroppo mi è capitato di leggerle, poi a quel punto mi sono documentato e ho scoperto cose non troppo simpatiche. Questo senza nulla togliere ai bei pomeriggi passati seguendo Magnum p.i.

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    3. In effetti le similitudine non mancano, ma Rickman secondo me era ancora più versatile. Cheers!

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  8. Tu pensa che solo adesso mi sono ricordato che il protagonista di Red Dead Redemption si chiama Marston...
    Un caso?
    A furia di star dietro a Magnum P. I. (dai, che scherzo. Gran telefilm pure quello), Selleck al cinema lo si e' visto poco. Ma ha sempre regalato interpretazioni memorabili.
    Aspetto Runaway, comunque.
    Film stupendo, Carabina Quigley.
    E che avrebbe meritato maggior fortuna, anche se si e' stampato a fuoco nella testa e nel cuore di tantissimi appassionati di cinema.
    E' bilanciato alla perfezione: se la cava egregiamente nelle parti piu' "leggere", ma quando c'e' da fare il western duro e puro, non si tira certo indietro.
    Ma al contempo presenta elementi atipici che lo rendono nuovo, insolito, fresco e frizzante.
    Tipo l'ambientazione. L' Australia e' sempre stata poco sfruttata, ma e' la cosa piu' vicina alla frontiera che esista. Compresi gli Aborigeni: un altro vergognoso genocidio passato assurdamente sotto silenzio.
    Anche l'incipit non e' comune, col protagonista che inizialmente viene ingaggiato dal cattivo e poi finisce per diventare il suo piu' acerrimo nemico.
    Lo aveva fatto anche Odin Quincannon con Jesse, ed infatti e' terminata allo stesso modo. Con un bel volo fuori dalla finestra.
    Interpreti magistrali. Pure la povera Cora, che inizialmente sta pure simpatica. Poi capisci cosa l'ha ridotta cosi' e ti passa la voglia di ridere, poveretta.
    Il colpo di scena finale sembra la classica trovata alla Leone/Eastwood/Trinita'/Nessuno, ma ancora piu' geniale.
    Non e' una furbata, gente. Semplicemente bisogna stare MOLTO ATTENTI, quando la gente parla. E se capisci male...beh, tanto peggio per te.
    Ma ho idea che Quigley si e' salvato la pellaccia un mucchio di volte, a quel modo.
    Bello, bello, bello.
    Da recuperare. E ottimo pezzo, Cass.
    Complimenti.
    Una curiosita': vista la penuria di utilizzo dello scenario australiano, e visto che molti gridano al cross - over anche per molto meno...ho sempre pensato che Quigley potesse essere l'antenato di Crocodile Dundee.
    Vedi il rapporto con gli aborigeni, ad esempio.
    Magari e' quel fantomatico "zio" che gli ha lasciato in eredita' i terreni...

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    1. Mai giocato a "Red Dead Redemption" ma so che è pieno di citazioni, quindi direi di no ;-) Ci sarà un po' da aspettare, perché in Fase Uno ho visto così tanti film da essere sistemato per un paio di anni di commenti, ma "Runaway" volevo già rivederlo da tempo. Sarebbe materiale per un crossover a fumetti Crocodile Dundee vs Carabina Quigley! Ti ringrazio molto, voglio molto bene a questo film ci tenevo a farsi su un post. Cheers!

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    2. Grande Redferne, bisogna sempre ascoltare bene cosa dicono i protagonisti dei film, altrimenti si rischia di fare una brutta esperienza!! 😜

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    3. Esatto, lo dico sempre io ;-) Cheers

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