martedì 28 aprile 2020

Tornare a vincere (2020): Basta vincere (ma anche basta alcool)

Pensavo che i film istantanei, quelli girati per cavalcare un tema caldo oppure l’uscita di un’altra pellicola più famosa, fossero appannaggio di studi come l’Asylum oppure della Full Moon. Ma visto che ultimamente il cinema di serie A imita quello di serie Z, ecco arrivare “The way back”, un film sul basket con Ben Affleck.

Sono un ragazzo semplice (Simple Cass) voi fate un film sul basket? Io guarderò il vostro film sul basket! Anche se nel mezzo di questa pandemia globale, “The way back” - in uno strambo Paese a forma di scarpa adattato con il più disneiano “Tornare a vincere”-, lo troverete a noleggio in streaming sulle più popolari piattaforme, anche perché per vedere qualcosa in sala, beh ci vorrà ancora molto tempo purtroppo.

Gavin O'Connor non è nuovo ai film sportivi, il Disneiano “Miracle” (2004) parlava della squadra di Hockey americana che vinse l’oro alle Olimpiadi del 1980, mentre “Warrior” (2011) ha sdoganato le arti marziali miste nei film “per tutti”, non solo in quelli di menare che piacciono a questa Bara.

Dopo un bel western come Jane got a gun e aver diretto Ben Affleck in “The Accountant” (2016), Gavino prova definitivamente a conquistarmi puntando al mio cuoricino di cestista, lo schema che mette in campo è semplice ma onesto, pressione a tutto campo per 108 minuti e cuore lanciato oltre l’ostacolo, con l’obbiettivo magari di redimere il buon Ben finito in pessime acque. Anche se Affleck pare prediligere roba più alcolica dell’acqua.

Vi ricordate il meme di "Sad Batman"? Uguale ma con la barba.
L’andamento della carriera di Affleck la conosciamo tutti, per anni una barzelletta in un copraccione da ragazzone americano, l’amico scemo di Matt Damon e di Kevin Smith (con cui ha fatto pace solo di recente, dopo anni passati a non rivolgersi la parola. Storia vera). Gli affidano un super eroe e lui raccoglie risate con Daredevil, ma mettiamoci anche le varie Jennifer (Lopez e Garner) a far parlare di lui più per il gossip che per le capacità come attore, anche perché quelle, vogliamo dire limitate? Non offenderti Ben ma sono i freddi fatti.

La svolta arriva con “The Town (2010) e soprattutto con “Argo” (2012). Il premio Oscar come miglior film rilancia Ben che diventa Batfleck, prima deriso e poi presto rimpianto, almeno fino al disastro al botteghino di “La legge della notte” (2016), classico progetto della vita, da dirigere dopo aver raggiunto l’apice, che la metà delle volte si rivela un disastro, che Affleck ha pensato bene di annaffiare nell'alcool.

Quando hai già bevuto tutto il bancone del bar, ma aspetti il bis.
Lo abbiamo visto bolso e fuori forma in Triple Frontier, nel frattempo è arrivato anche il divorzio da Jennifer Garner (definito da Affleck come il più grande rimpianto della sua vita. Strano, pensavo fosse “Amore estremo” 2003), quindi questo “The way back” sembra quasi uno schema disegnato sulla lavagnetta per beh… Tornare a vincere.

La storia è quella di Jack Cunningham, ex grande promessa del basket a livello di High School, l’uomo che ne ha segnati 47 nella finale per i suoi Bishop, piccola scuola di provincia di base fortemente cattolica. Ma quelli che Bruce Springsteen chiamava i “Glory Days” per Jack sono andati, oggi è un operaio edile alcolizzato come Nicolas Cage all’inizio di Mandy, ma senza i King Crimson.

L’occasione arriva quando la vecchia scuola, che ormai non raggiunge più i playoff dai tempi in cui Cunningham era giocatore, gli offre il ruolo di Coach, per sostituire l’attuale allenatore, l’insegante di matematica bravissimo a tenere le statistiche, un po’ meno a gestire i ragazzi.

Inutile girarci attorno, “Tornare a vincere” è “Voglia di vincere”, con la dipendenza da alcool al posto della licantropia e Ben Affleck al posto di Michael J. Fox, anzi volendo parafrasare il film cestistico di William Friedkin, più che “Blue Chips - Basta vincere” sembra “Basta alcool”.

"Io non sarò Nick Nolte, ma voi non siete di certo Penny Hardaway e Shaq O'Neal!"
Affleck interpreta sé stesso, quando la storia svolta verso il dramma, è impossibile non pensare che più o meno l’annuncio della Warner Bros. di cercare un nuovo attore per Batman, si sia svolto come vediamo accadere qui nel film. Il vecchio Ben ha dichiarato che per lui “The way back” è stato un ruolo molto catartico, non è difficile immaginare come mai, la sua prova qui è dolente e monolitica, dietro quel barbone interpreta uno sconfitto in cui si riconosce, ecco perché funziona. Qualcuno bravo diceva «Scrivi di quello che conosci», qui Affleck recita quello che conosce bene.

Il problema dei film drammatici di questo tipo, è che di solito ti promettono la pallacanestro, e poi se sei fortunato, vedi qualcuno palleggiare sullo sfondo, mentre il film scorre tra drammi, lacrime e scenate in cui gli attori possono esibirsi. Lo avevo messo in conto quando ho iniziato a vedere “Tornare a vincere”, e per fortuna sono stato smentito.

Gavin O'Connor ci presenta i giocatori della squadra di Bishop, mentre sono sul campo, e proprio come quando sei sul campo, impari a conoscerli per il numero di maglia e per quello che sanno fare. Quindi abbiamo lo spilungone che ama tirare da tre (malgrado il penoso 26% scarso di realizzazione), oppure il tipo bianco e capellone che sta sempre in panca, malgrado il fisico da centro. Così come quello spavaldo (anche con le ragazze) ma micidiale da tre punti, oppure il tipo silenzioso, solidissimo in difesa che è sempre il primo ad arrivare in palestra e l’ultimo ad andare via.

"Siete la peggior banda di gatti senza collare che abbia mai visto. Ed io ero uno degli astronauti di Michael Bay"
Jack Cunningham in un attimo li riordina, capendo al volo pregi e difetti, insomma come da programma in un film del genere, ma il bello è che l’arco narrativo di Jack, si consuma quasi tutto sul campo, anche se lui è in panchina, a beccarsi gli sguardi scuri dei preti che gestiscono Bishop. Il linguaggio del nuovo allenatore quando si rivolge agli arbitri, beh diciamo non prevede proprio parole che si insegnano a catechismo.

“Tornare a vincere” è un piccolo film ma tutto sommato onesto, Gavin O'Connor riprende le partite dal punto di vista giusto, posizionando la macchina da presa a bordo campo (il punto di vista dell’allenatore) e a volte tra i giocatori (il punto di vista dei giocatori). I ragazzi in campo non fanno mai giocate assurde per la loro età, le schiacciate ci sono ma dimenticatevi roba tipo “Above the rim” (1994), questa è la pallacanestro di chi sa di essere una squadra di “piccoli”, e quindi gioca pressando dalla rimessa dal primo all'ultimo minuto, pallacanestro di sudore e fatica, di difesa che fa scaturire l’attacco e di aiuti e chiusure difensive. Insomma è il basket che giochi quando non sei il più forte, ma sei più “squadra” di tutti gli altri.

Il bello del film è il modo in cui le sconfitte (e le vittorie) personali di Jack, siano scandite dai risultati sul campo della sua squadra, tutti descritti con i risultati della partita, che compaiono inflessibili e perentori sullo schermo. Imbarcate clamorose da trenta punti, si alternano alle prime vittorie, e il film drammatico di Gavin O'Connor, è più coinvolgente nelle parti giocate, rispetto a quelle fuori dal campo. L’esatto opposto del solito andazzo di questo tipo di pellicole.

"Bravo Gavino continua così, resta concentrato sul campo da gioco!"
La pallacanestro è una grande maestra di vita, quello che impari sul campo ti servirà moltissimo (se non di più) anche fuori, questo “Tornare a vincere” lo racconta molto bene, non vi rovinerò la sorpresa sull'andamento del film (meno Disneiano del previsto, ma nemmeno troppo), ma una cosetta devo aggiungerla.

Ad un certo punto “The way back” raggiunge un apice emotivo piuttosto altino, problema: Mancano ancora trenta minuti alla fine del film. Un po’ come esultare per la partita vinta alla fine del terzo quarto insomma.

Per creare un po’ di pathos nel finale, l’ultima mezz’ora ricorre a molti dei trucchi classici del vostro film drammatico medio, diciamo che prende spunto dal libro degli stereotipi. Inevitabile per provare a dare a Ben Affleck un minimo di palcoscenico, ma se devo dirla tutta, la parte dove il vecchio Ben se la cava meglio, è proprio quella a bordo campo.

Insomma, non so se “Tornare a vincere” sarà ben augurante per la carriera di beh, Ben, ma di sicuro è un dramma canonico riuscito, applicato ad un film sulla pallacanestro incredibilmente più curato della media. Risultato finale della partita? Per ora Ben Affleck porta a casa la parte buona del referto. Occhio a non esagerare con i festeggiamenti post partita però eh?

“Festeggiamo andando a bere… Ben tu no”

38 commenti:

  1. Tiriamo le somme: Gavin O'Connor ha e avrà per sempre un posto nel mio cuore dopo WARRIOR. A Ben Affleck, nonostante tutto, non riesco a volergli male nonostante sia un cane di attore. Ai miei occhi è quell'amico buono come il pane, belloccio, ma sfortunato nella vita e nell'amore. Poi guardi e noti che ha avuto successi e fama, si è bombato realmente la Lopez e sullo schermo la Ratajkowski. Sulla carta dovresti mandarlo a c@gare ma poi lo compatisci e lo consoli magari scolandotene un paio di quelle buone. Sarà il faccione, sarà una questione di "pelle", sarà quello che vuoi ma resta il fatto che a Ben gli voglio bene. E poi c'è il basket che fra alti ("Colpo Vincente" e "Space Jam") e bassi ("Shaolin Basket" e "O come Otello") mi ha sempre comprato facile (vogliamo parle di "The Last Dance"?!?! O di "Once Brothers"?!?! Capo, che facciamo?)

    Sto film l'ho visto giusto ieri pomeriggio finché la bimba dormiva. Sembra calzare a pennello su Affleck. Una storia classica classica che in modo onestissimo e con enorme mestiere, senza scendere troppo nel melenso, arriva al punto. Film facile e dallo schema iper-abusato ma fatto col cuore dalla parte giusto e che si lascia guardare. Buon mattoncino per Ben che spero inizi a ripartire.

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    1. Sono in silenzio stampa su "The last dance" fino all'ultimo episodio, perché già ora dopo quattro puntate avrei materiale per trenta post chilometrici, quindi meglio esplodere una volta sola alla fine.

      Esatto, non inventa davvero niente e serve a Ben per rimettersi in gioco, se non altro la parte legata al gioco è molto curata, non me lo aspettavo perché non è la normalità in questo tipo di pellicole, ma da Gavin O'Connor un po' ci speravo ;-) Cheers

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  2. Filmetto come se ne vedono tanti, in cui o il giocatore o l'allenatore si riscattano o escono dal "tunnel" grazie allo sport.
    Sinceramente non vedo nessun punto in comune con voglia di vincere se non il basket, sono passati decenni dall'ultima visione ma me lo ricordo scanzonato e di genere coming of age.

    E' un filmetto semplice, schematico e "troppo" biografico, non riesce a trasmettere particolari sentimenti, almeno a me... proprio l'altro giorno ho visto un film basato sul dramma della perdita del figlio (Rudderless/Ti lascio la mia canzone)e nonostante anche questo non è che sia chissà che, sa essere più profondo e coinvolgente di Tornare a vincere.
    Non so perchè mi è venuto in mente ( bhè sempre un film basato sulla perdita di qualcuno di caro) anche "Il diario dell'amore/The Book of Love" con Jason Sudeikis e volevo consigliarlo.

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    1. In "Voglia di vincere" la licantropia è una metafora dell'adolescenza, qui il problema che impedisce al protagonista di vivere sereno è l'alcool, ma entrambi i personaggi alla fine sono in pace, vincendo grazie al basket. Ma il paragone era più che altro un'iperbole ad uso comico ;-) Non è un film che inventa nulla, ma di certo non credo di averlo descritto diversamente da così, a livello personale mi ha coinvolto abbastanza, in particolare la parte cestisti a, che poi é la ragione per cui ho voluto vederlo. Cheers

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  3. Grazie per il post, non è che io non voglia dare una seconda possibilità a Ben Affleck (ma dopo Amore Estremo se la merita davvero?) ma credo che questa volta passerò. Piuttosto, anche se davvero non sarebbe il mio genere, potrei, se me lo consigli, intrattenermi con The Last Dance, mentre aspetto Space Jam 2 (che è già stato annunciato)... cosa dici?

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    1. Non voglio esagerare, ma "The Last Dance" é l'audiovosivo più importante della razza umana. Ok ho esagerato ;-) Dopo quattro puntate lo trovo una meraviglia, secondo me è per tutti, ma anche molto dettagliato, quindi non é qualcosa di leggerino alla "Space Jam", devi forse avere un po' di interesse per i personaggi coinvolti, ma come documentario é perfetto, per altro super dettagliato e accurato. Ho letto tutto il possibile sui Bulls di Jordan (credimi, tutto) e sto trovando mille riscontri. Basta, avevo promesso di non dire nulla sto già sbarellando ;-) Cheers

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    2. Ok, mi pare di leggere tra le righe che lo consigli...
      Oggi ho pubblicato anche io una cosa sul basket: era già in programma, pura coincidenza, giurin giurello!

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    3. Appena ho un minuto passerò a leggere, oggi é una giornata un po' complicata. Cheers!

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  4. Carabara, ti ringrazio per la idea che mi hai dato e che spaccerò per totalmente mia - secondo Ben Jonson e Picasso un artista, se può ruba ed io ho deciso di rubare il tuo artistico passaggio - coi capoccioni di Mamma DC per quella che chiameremo Fase Tre del DCEU.
    Ben A. è Jim Corrigan, figlio di un preacher ( so che è una professione che ti piace nei comics ) bigotto e violento che negli anni trenta del secolo scorso è un pulotto duro e puro e violento che pesta i calli alle persone sbagliate e finisce cementato nello Hudson River, ma torna come ancora umana della personificazione della Vendetta Divina, ma ottiene di piantarla con i suoi interventi punitivi a cose fatte - si può scatenare solo dopo che è stato commesso un crimine grave - e nel 21mo secolo è solo un tristo beone che rimpiange l'onnipotenza. Sarà avvicinato da Matt the Demon, il Catalizzatore di Desideri , che gli regalerà un anello magico con cui strappare dalla zucca dello Straniero Fantasma - Ian Mckellen ndr - la Prima Parola che aprirà l'Ultimo Cancello. Ian non sa di avere quella informazione - molto primo Nova della Marvel che a sua volta era una citaz della Lanterna Verde/ Jordan, ma le note sono notoriamente poche - che è stata iniettata come extrema ratio dal Nulla in Transizione un attimo prima che Luce Fu. Lo Straniero non sarebbe quindi un angelo che no seguì Lucifero o l'altra fazione e nemmeno l'Ebreo Errante ( cit ipotesi di Gaiman ) , ma il veicolo senziente del Primo Reset. Troppo cervellotico ? Troppo Vertigo oggi che Vertigo non esiste più? Se mi chiedono di spiegarlo, darò loro il tuo email. Ciao ciao

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    1. Straniero Fantasma - Ian Mckellen. Sto sbavando (storia vera). Mandagli pure la mia email, io mi diverto a decriptare queste storie, e poi ho una soluzione facile, la fase tre del DCEU la chiamiamo Vertigo Fase 2. Comunque meno complicata della Fase di del Conte Universe ;-) Cheers!

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  5. Boh, sarà che sono l'essere meno sportivo sulla faccia della terra, sia come sportiva in primis, sia come spettatrice di sport, ma non sono mai riuscita ad appassionarmi ai film a tema. Però sta roba di Affleck che cerca di tornare in sella in qualche modo incuriosisce. Di suo secondo me è bellissimo anche Gone Baby Gone.

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    1. Bravissima, io "Gone Baby Gone" non lo ricordo mai come uno dei film diretti da Ben, eppure la presenza del fratello come protagonista dovrebbe aiutare la mia memoria ;-) Cheers!

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  6. A me tutto sommato Affleck sta simpatico, saranno stati i film con Kevin Smith ma io non riesco a detestarlo perfino quando recita da cane.

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    1. Ricordiamo le immortali parole: Affleck, you the bomb in "Phantoms", yo! ;-) Cheers

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  7. Un film con Ben Affleck che giudico ben riuscito è L'Amore Bugiardo. Completamente diverso dal Ben di Batman e Armageddon.
    Per il resto The Accountant non è niente male nemmeno quello.
    Questo, dato che anch'io ho un passato cestistico, anche se molto remoto, magari lo guardo.

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    1. Quello è un gran bel film, David Fincher è abbastanza una sicurezza ;-) Cheers!

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  8. L'avevo addocchiato.
    Quel che non sapevo e' che fosse di Gavin O' Connor.
    E se parliamo di lui penso subito a Warrior.
    Capolavoro.
    Per me e' gia' una garanzia.
    Mi sembra sulle stesse corde di Coach Carter, che mi era piaciuto.
    Proprio per il fatto che non c'e' per forza un'impresa da compiere.
    Si procede tra alti e bassi, a volte si vince e altre si perde.
    Cercando di fare il proprio onesto lavoro e di tenere insieme una squadra scapestrata. Con magari giusto quei due giocatori di talento ma svogliati, che al momento giusto possono fare la differenza.
    Oh, al vecchio Ben gli si vuol bene.
    Pure quando ha fatto un Batman moscissimo e incolore, in piu' punti.
    Persino quando ha fatto Devil, in un film dove era tutto sbagliato dall'inizio alla fine.
    Pero' deve veramente darci un taglio, con la dannata bottiglia.
    C'e' da capirlo, dopo certi film.
    Ma la pazienza ha un limite.
    Che vuoi spezzarci il cuore a tutti noi, Ben?
    Non sarai il massimo,ma ci teniamo pure a te.
    Aspetto la rece su The Last Dance, che sono curioso.

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    1. Un "Coach Carter" in tono minore, "Warrior" aveva tutto un altro passo te lo dico fin da subito per non far salire troppo le aspettative. "The Last Dance" arriverà, ma ora come ora sono troppo impegnato a godermi ogni secondo di quella meraviglia. Cheers!

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    2. Grazie, Cass.
      Lo vedrò comunque.
      Quel che non capisco su The Last dance é perché non abbiano pubblicizzato di più una bomba del genere.
      E' venuto fuori in sordina.
      Hanno messo trailer e locandine su cose ben più insignificanti.
      Qui non ci sono solo tanti appassionati di basket ("Uno sport per cretini, insieme alla Pallavolo" diceva lo scomparso Maurizio Mosca, autorevole giornalista sport...non fatemele dire grosse, và. Che i trapassati vanno rispettati sempre e comunque, da come la vedo io. Forse perché hanno regole precise e non interpretabili, a differenza del calcio. Quindi...non sono sport su cui si può fare polemica, vero?), ma pure di QUEI Chicago Bulls.
      Squadra di livello stratosferico, davvero.

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    3. Esiste un girone speciale dell'inferno per quelli che equiparano pallavolo e pallacanestro, due sport completamente diversi tra di loro. Scusa, divento da Vecchio Testamento quando parlano a caso del mio gioco ;-)

      Non è stato pubblicizzato in uno strambo Paese a forma di scarpa, sono quattro anni che lo aspetto su Netflix (storia vera), siccome non è il calcio, non lo si pubblicizza. Quando gli Italiani hanno scoperto Federico Buffa? Quando è passato al calcio, capisco dove sto andando a parare. Come un portiere (ah-ah). Cheers

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  9. Difficile sbagliare un film che parla americano come questo. Parla di sport di squadra, di un alcolizzato e della voglia di riscatto. Certo, i presupposti per cannarlo c'erano tutti, ma gli americani sono bravi a rappresentare queste piccole storie, sempre che, come scrivi giustamente, la parte sportiva abbia il giusto peso e sia sviluppata in maniera corretta, senza esagerare con la retorica e mettendo in campo le dinamiche di squadra senza stereotipare troppo le caratteristiche (e i caratteri) dei giocatori. Da praticante di sport di squadra anche io apprezzo le pellicole su basket, baseball e qualcuna anche sul football americano. Purtroppo sulla pallavolo che poi è il mio sport, ne hanno fatte poche... Poi mi piace sempre citare i Migliori con Eric Roberts, che non centra una cippa con gli sport che ho elencato ma è sempre un bel film per le dinamiche di squadra che sono rappresentante, pur trattandosi di uno sport individuale come le arti marziali. 👋

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    1. In effetti sto cercando di pensare ad un film sulla pallavolo, ma a parte una scena di "Top Gun" e una di "Big Ass Spider!" non mi viene in mente altro. Cheers

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    2. Mille punti per aver citato il mitico "I migliori" coi fratelli Rhee, mentre per la pallavolo purtroppo l'unico titolo che mi viene in mente è "Iron Ladies" (2000), pessima produzione thailandese giunta anche in Italia che teoricamente vorrebbe parlare di omosessualità (una squadra di pallavolo formata unicamente da gay stereotipati) ma si limita a mostrare uno spettacolo di grana grossa. Al confronto Lino Banfi vestito da donna è di gran classe :-D

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    3. Incredibile che la pallavolo non abbia titoli, é uno sport con un un pubblico enorme e di fatto ignorato, davvero pazzesco. Cheers!

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    4. Premetto che non l'ho visto ma su Netflix c'è una stagione da ricordare, il cast sembra di buona qualità.

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    5. Non lo conosco, proverò a dargli un'occhiata. Cheers

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    6. Grazie per le segnalazioni. Effettivamente Una stagione da ricordare per quanto abbia un target giovanile, almeno mi sembra, dovrebbe essere carino. Mentre scrivo mi viene in mente I Re della Spiaggia, con C. Thomas Howell, dove fa la comparsa Karch Kiraly e se non sbaglio il nostro che gli deve un buon 20 cm di differenza di altezza, riesce pure a batterlo!!

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    7. Con quel titolo potrebbe sembrare un film sui surfisti ;-) Cheers

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    8. Hai ragione, infatti da noi è arrivato come Kings of the beach!

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    9. Che invece sembra il nome di un videogame picchiaduro :-P Cheers

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  10. Povero Ben, o almeno la sua custodia: quando quel corpaccione si apre, dentro c'è ancora l'Affleck sognatore che ha avuto tutto e ha perso tutto. Come "Wall Street" di Stone ci insegna, avere avuto il successo e averlo perso è molto peggio che non averlo mai avuto. Sono contento che il film sia riuscito, chissà che non sia questa la sua nuova carriera: tipo quando Emilio Estevez ha finalmente capito che i ruoli da eroe d'azione non facevano per lui :-P

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    1. Esatto, aver perso la vetta é ben peggio di non esserci mai arrivati. La carriera di Estevez è migliorata, tanto da diventare anche un buon regista, Affleck continua a saltellare, dentro e fuori dal campo per restare sui paragoni cestistici. Cheers

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  11. Questo volevo andarlo a vedere al cinema ma 'sto cazzo di vairus ha rovinato i miei piani! Non ho tutta 'sta voglia di guardarlo in TV, sarà che già mi immaginavo sulla poltrona del cinema col secchiello gigante di pop corn...
    Tu sei un vero appassionato di pallacanestro, quindi sono solo cazzate queste.
    Lieto per sad Affleck, se lo merita (anche perché adoro il suo Batman e non si meritava qual meme per colpa, non sua, di una sceneggiatura di merda). Pazienza se il film non brilla. Proverò a farmi tornare la voglia di guardarlo, magari dopo i DCPM di Gonte.

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    1. Potresti sempre mettere in padella una razione extra di pop corn, quelli fanno subito atmosfera da cinema ;-) Se sad Batffleck avesse avuto anche una storia dietro, la storia sua (e del DC Universe) avrebbe svoltato diversamente. Cheers!

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  12. Questa volta devo ammettere che ho contravvenuto alla regola del non vedere i trailer, e l'ho visto. Più per capire se poteva interessare al giovine più ferrato e interessato di me al basket. E niente, ci è sembrato di aver già visto tutto il film riassunto in appena un minuto e mezzo, e in realtà di vedere l'ennesimo film sulle rinascite personali/sportive, con solo un Ben Affleck accigliato protagonista a fare la differenza.
    Sbaglio?
    Forse, ma la voglia me l'ha fatta passare e il fatto che tu non gridi all'entusiasmo pur salvandolo non aiuta.
    Maledetti trailer.

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    1. Non sbagli, è davvero tutto qui, di positivo ci ho trovato la messa in scena della parte cestistica che malgrado l'argomento, di solito in film così non è scontata. Maledetti davvero, ieri girovagavo sul paginone di Netflix e imbattendomi in un cartone animato ("The Willoughby") ho lasciato scorrere l'anteprima qualche secondo di più, penso di essere arrivato a vedere i primi due atti del film in un attimo! Cheers

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  13. Pensa che a me la legge della notte è piaciuto

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    1. Lo avevo trovato un po' con il fiato corto e con ambizioni altine. Cheers!

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