lunedì 6 aprile 2020

The Hunt (2020): Stati rossi vs. Stati blu

Prima che un certo virus con nome da birra sciacquata arrivasse a monopolizzare tv, giornali e tutto l’Internet, vi ricordate qual era il modo più efficace per promuovere un film? Una bella polemica!

Come quella cominciata lo scorso settembre per “The Hunt”, presentato come una feroce critica all’amministrazione Trump, avrebbe dovuto uscire in sala, almeno prima del boicottaggio operato dai conservatori che hanno fatto slittare il film a marzo, in piena pandemia globale. Sfiga.

Ma Jason Blum non è certo uno che si perde d’animo, e dopo aver garantito che il numero di tagli alla pellicola sono stati zero, nisba, nada, zip! Con tanto di locandina riveduta e corretta che contribuisce a suo modo ad alimentare un po’ la polemica, il film di Craig Zobel (quello del controverso “Compliance” del 2012, che non mi era piaciuto poi granché) alla fine è uscito e ho scoperto perché ha generato così tante polemiche, è stato scritto da Nick Cuse, ma soprattutto da Damon “Cioccolatino” Lindelof!

Aperta la stagione di caccia a Lindelof? Non mi tiro mai indietro!
Non posso dire di aver fatto pace con “Cioccolatino” Lindelof (Prometheus non lo si perdona a nessuno) ma la sua versione di Watchmen aveva dei numeri, e per certi versi “The Hunt” lo ricorda molto, forse più nei difetti che nei pregi, ma andiamo per gradi.

Dodici sconosciuti narcotizzati come P.E. Baracus per salire in aereo, si risvegliano con un bavaglio tipo museruola in una radura dove a loro disposizione è presente solo una grossa cassa piena di armi, roba da fare la gioia di Frank Castle e un porcellino di nome Babe Orwell, una citazione su quattro zampe ad uno dei romanzi più belli di sempre, messa nel mucchio per motivi puramente narrativi.

Tra gli sconosciuti anche qualche faccia nota, come la biondissima Emma Roberts, ma pronti via, iniziano a volare frecce, e colpi di fucile e i nostri sconosciuti dovranno scappare all'impazzata cercando di restare vivi. Qualcuno ha organizzato una caccia e loro sono le prede.

"Con la canna di una pistola museruola in bocca ti esprimi solo a vocali" (quasi-cit.)
Quante versioni del romanzo del 1924 di Richard Connell “La pericolosa partita” abbiamo visto al cinema negli anni? Tante vero? Il ricco russo Zaroff, proprietario di un’isola, che dava la caccia agli sventurati naufraghi arrivati sulle sue spiagge ha una tradizione lunghissima, che va da Senza tregua giù fino a titoli contemporanei. Al tutto però, aggiungete anche un tocco politico sulla falsariga dei vari La notte del giudizio e quello che otterrete sarà “The Hunt”.

Si perché l’intuizione del film é quella di ribaltare l’assunto iniziale in maniera sfiziosa, le prede per una volta non sono personaggi con cui è facile immedesimarsi, ma si tratta invece di fastidiosissimi “American Idiot” che ti aspetteresti di trovare altrove, magari sotto uno dei famigerati berretti rossi con la scritta “Make America great again”.

La storia quindi si concentra molto nel sovvertire le aspettative di noi spettatori, non solo su chi sarà il vero protagonista (e la fama dell’attore che interpreta un determinato personaggio, non è garanzia di salvezza) ma ribaltando proprio la prospettiva, quindi è piuttosto ironico sentire un fanatico delle armi, lamentarsi del fatto che qualcuno gli stia sparando addosso, usufruendo per l’altro di uno dei suoi diritti costituzionali se vogliamo dirla proprio tutta.

"Le armi mi servono per difendermi dal ritorno degli Inglesi è chiaro!?"
Fatemi aggiungere un breve paragrafo con vaghi e moderatissimi SPOILER, eccolo che arriva, poi non dite che non vi avevo avvisati!

Il mistero del film non è scoprire che i novelli Zaroff qui, sono rappresentati da un gruppo di ricchi liberali disgustati dagli individui deplorevoli che utilizzano come prede, questo punto viene sbrigato piuttosto presto dalla sceneggiatura. Con l’entrata in scena dell’attrice premio Oscar Hilary Swank ormai specializzata in ruoli piccolo ma importanti. Il mistero del film sarà più che altro capire le vere ragioni dietro al gioco chiamato Manorgate, non aggiungo altro, ma sappiate che la Swank è un osso duro, anche perché ha alle spalle una lunga gavetta quanto si tratta di menare.

"Sono di cativo umore quando mi tirano giù dal letto"
Fine del paragrafo con moderati SPOILER! Ho finito giuro!

Ci vogliono parecchi minuti (e parecchi morti ammazzati) prima di veder emergere dal mucchio di prede la tostissima Crystal Creasey (Betty Gilpin vista in GLOW) personaggio atipico rispetto alla media della carne da cannone di questo gioco al massacro, per cui non è immediato provare simpatia, ma è quasi impossibile non riconoscerle una notevole capacità di restare in vita. Un personaggio a cui ci si aggrappa quando la sceneggiatura inizia ad avere i primi svarioni, perché comunque sempre di Damon “Cioccolatino” Lindelof stiamo parlando!

Non è chiaro in che direzione vada la satira, anzi lo è, cerca di colpire in modo democratico tutte le parti, quindi se il Watchmen di Lindelof aveva il difetto di risultare manicheo nella sua suddivisione di buoni e cattivi, “The Hunt” risulta addirittura ecumenico del distribuire schiaffi e carezze da entrambi le parti, in questo senso il primo titolo di lavorazione del film “Red State vs. Blue State” (in riferimento agli stati rossi Yankee che votano Repubblicano e quelli Democratici con il colore blu) era molto più chiaro riguardo agli intenti del film.

"Rossi, blu che mi frega, io sparo a tutti. Sono l'unica davvero democratica qui"
I siparietti comici divertenti e satirici non mancano (come la reazione indignata del personaggio di Ethan Suplee, finito su un treno merci pieno di immigrati clandestini), ma il mirino satirico si sposta da una parte all’altra quasi con l’ansia di non offendere nessuno, offendendo democraticamente tutti, perché anche i liberali non ne escono certo bene. Quindi viene da pensare, tutte le grandi polemiche di settembre erano necessarie alla luce di un film meno apertamente schierato di quello che si poteva immaginare? Direi utili come molte delle polemiche attorno ai film in uscita.

Il risultato finale ricorda molto la serie di film La notte del giudizio, in cui l’elemento politico sarebbe anche molto forte, ma in quasi nessuno dei capitoli della saga è mai stato sviscerato con il coraggio necessario (perché al cinema ci vanno sia i Repubblicani che i Democratici), infatti quando “The Hunt” deve spiegare per bene le motivazioni dietro al gioco, accenna una trama molto interessante ma poi forse non ha abbastanza fegato per andare fino in fondo, insomma Craig Zobel è ancora fermo al suo “Compliance” del 2012, in cui voleva agitare gli animi, ma forse non era poi così talentuoso (o sovversivo abbastanza) per riuscirci davvero.

Cosa funziona invece molto bene di “The Hunt”? Facile, la mattanza! Quella, insieme alla solidissima prova di Betty Gilpin, resta la ragione principale per vedere un film – classificato Rated-R negli Stati Uniti. Vietato ai minori – che risulta essere un survival horror pieno di ammazzamenti e sangue senza tirar via la mano.

"Smettila di chiamarmi Earl, ti sembro tuo fratello per caso?"
Alcuni omicidi volutamente grotteschi strappano anche la risata, a patto di essere dotati di umorismo nero, ma se mi leggete su queste pagine di un blog dal nome “lugubre”, di sicuro non avrete problemi in tal senso, quindi “The Hunt” resta intrattenimento più che decente, al netto di una satira non proprio a fuoco.

Ma se volete potenziali protagonisti che muoiono come mosche, un “cat-fight” (miao!) lungo e ben coreografato ed esplosioni di sangue senza tirar via la mano, questo titolo farò per voi, arriverà nelle nostre sale? Come molti titoli Blumhouse si spera di sì, ma in questo periodo le certezze sono saltate quasi tutte.

16 commenti:

  1. Mi hai convinto, lo recupero appena possibile :)

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    1. Si lascia guardare, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  2. Nooooooooooooo Lindelof noooooooooo!
    Da una parte sono contento che alla fine il film sia uscito, mi sembrano passati anni da quando la notizia di un film in pratica bloccato da una sorta di censura preventiva aveva infiammato... tipo nessuno! Le polemiche in Rete durano il battito d'un ciglio. Dall'altra però non avevo capito ci fosse Lindelof alla storia: da come parli però mi sembra di capire che alla fin fine il ragazzo sta cercando di far dimenticare polipi bianchicci e androidi che si tingono i capelli davanti a Peter O'Toole (e Peter O'Toole muuuuto!)
    Trattandosi poi di uno dei tanti "segugi di Zaroff", mi toccherà vederlo :-P

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    1. Esatto, le famigerate polemiche in rete che quel diavolaccio di Giasone Blum ha rigirato a suo favore, basta guardare la locandina del film per assistere ad un altro suo colpetto di genio ;-) Non dimenticheremo mai i polipi e l'uso improprio di O'Toole, ma "Cioccolatino" ci sta provando, qui non fa proprio tutto giusto ma questo Zaroff si lascia guardare, anche per le sue protagoniste grintose ;-) Cheers!

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  3. Me lo sono segnato e lo vedrò di sicuro. Sembra essere molto interessante, soprattutto per il suo sottotesto sociale che é quello che mi attira di più...

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    1. Merita, e sono curioso di conoscere il tuo parere ;-) Cheers

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  4. Io fortunatamente ho perso la polemica e mi sono limitata a godermi un gran bel film, tra i più divertenti visti durante questa pandemia.

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    1. Non posso dire di averla seguita perché non mi interessano le polemiche in rete, però ero interessato al soggetto e mi sono goduto il film, la Blumhouse è abbastanza una garanzia ;-) Cheers

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  5. Lei non la conoscevo e me ne sono innamorata! Lo splatter si spreca ed è divertentissimo e secondo me la satira di fondo non va poi così a vuoto. Ce la fai tu a parteggiare per le "vittime" a sto giro? Io poco, ma tutto sommato non è proprio quella la parte preponderante di un film che è intrattenimento puro. Frank Castle ogni volta che lo sento nominare o ne leggo mi si illuminano gli occhi (lui sarebbe una delle vittime di sta caccia forse :) )

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    1. Ho visto Betty Gilpin di recente anche nel nuovo "The Grudge" ma qui è fantastica, il bello di questa caccia è proprio che vorresti tu spettatore, sparare a qualcuno di loro ;-) Frank Castle è uno dei preferiti di questa Bara, trovi un post a lui dedicato in home page in questi giorni per altro, lui sarebbe cacciatore di sicuro, anche se l'approccio non è mai stato morbido, d'altra parte si chiama il Punitore mica il Democratico ;-) Cheers

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  6. Storia vera: guardo il film, arrivo ai titoli di coda, leggo il nome del cioccolatino e subito penso "Cassiiiidyyy!"
    Il film mi è piaciuto, è già il terzo caso di fila in cui gli USA ce l'hanno con le elitè (coff coof Ready or not coff coff Knives Out coff - cavoli, qualcuno ha una mentina per la gola? Che 'sti tempi scappano tutti ad ogni tossito!) anche se qui la questione è chiaramente più politica.

    Belle le scene d'azione e fantastico l'effetto sorpresa dei primi 20 minuti. ;)

    SAluti orwelliani!

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    1. Qui secondo me sono ancora più schierati nei due titoli da tosse, bene, sono felice di essere identificato come l'Anti-Cioccolatino, sono sempre pronto a tirargli un coppino a mano aperta sulla nuca se serve, oppure a dirgli bravo quando fa bene, con lui è così, coppini e bravò ;-) Cheers

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  7. Per favore, fratello di birra, non bestemmiamo! La corona non è birra! 😝
    Il film potrebbe piacermi e chi se ne frega delle polemiche. Tanto resterò sempre un sostenitore del secondo emendamento, anche se la pellicola prova a farmi cambiare decisione 😍
    Ma perché "cioccolatino"? Non conoscevo il tizio ma mi aspettavo un afroamericano 😅

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    1. Esatto! Infatti era una continuazione del discorso iniziato sul post di "Bloodshot" ;-) Perché ha il cognome quasi come una famosa marca di cioccolatini, è una mia vecchia caSSata, ma il soprannome gli è rimasto incollato addosso ;-) Aspetto il tuo parere sul film! Cheers

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  8. Mi piace come hanno scritto il ruolo della protagonista, per una volta parte tosta fin dall'inizio e non come la solita vittima che inizia tonta e spaventata fino a diventare una badass.

    Mi ha intrattenuto e divertito, ammazzare subito l'attrice famosa che pensavo sarebbe stata la protagonista poi l'ho trovata davvero una bella idea.

    Per quanto riguarda la critica politica e sociale, per me hanno aggiunto qualcosa qua e là giusto per non farlo etichettare come "semplice" Revenge movie ed accalappiare qualche recensione positiva dai critici con la pipa in bocca :D

    In questo periodo di mancanza di novità decenti, da un signor nessuno con la sigaretta in bocca si prende 7 stelline :)

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    1. Esatto, è un colpo che questo film ha in faretra. Uccidere l'attrice famosa invece è uno mossa alla Hitchcock ;-) Vero anche io avrei preferito vederlo mordere di più, ma per ora diciamo che può bastare. Cheers!

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