sabato 4 aprile 2020

Punisher - Soviet di Garth Ennis: Mother Russia

Era dal 2017 e dalla miniserie Platoon, che aspettavo il ritorno di Garth Ennis sulle pagine di una serie Max dedicata al Punitore, l’attesa è terminata con questa miniserie in sei parti intitolata “Punisher - Soviet”, mi sembra giusto festeggiare con un po’ di musica a tema.
Impreziosita dai disegni di Jacen Burrows, e con il contributo di Guillermo Ortego (chine) e Olan Woodard (colori), a differenza di Platoon ambientata nel passato di Frank Castle, “Punisher - Soviet” è una storia contemporanea del personaggio, con un inizio niente male.

Sulle tracce del criminale russo Konstantin Pronchenko, alcuni suoi sgherri vengono lasciati a terra stecchiti, un massacro eseguito in maniera impeccabile, utilizzando con sapienza colpi singoli e raffiche corte. Un lavoro da professionisti, che viene subito assegnato d’ufficio al Punitore, peccato che non sia stato Frank Castle a mandare al creatore questo brutti ceffi.

C'è un nuovo sceriffo in città.
Chi può essere così preparato da poter imitare il modus operandi del Punitore? La risposta è facile (anche se difficile da scrivere), si tratta di Valery Stepanovich, ex soldato sovietico reduce dell’Afghanistan, con dei trascorsi violenti con Pronchenko che proprio sotto le armi ha iniziato la sua carriera criminale, segnando per sempre la vita di Valery, che infatti é pronto a fare anche un patto con il diavolo pur di avere la sua vendetta, quindi anche Frank Castle andrà benissimo.

Nasdrovie tovarish!
Non è la prima volta che Garth Ennis dimostra ammirazione per i soldati russi, “Mother Russia” era stato un altro notevole ciclo di storie del suo Punitore, e ancora prima in “303”, storia politicamente schierata e volutamente provocatoria, di un militare russo, un reduce proprio dell’Afghanistan, dove Ennis aveva saputo raccontare alla perfezione la storia di alcuni dei soldati più preparati del mondo. Mentre per un’alleanza tra Frank Castle e un soldato sovietico invece, devo tornare indietro con la memoria fino a metà degli anni ’90, alla miniserie “Fiume di sangue” scritta dal grande Chuck Dixon e disegnata dal maestro Joe Kubert.

Avevo anche il "bonellide" in bianco e nero di questo fumetto (storia vera)
L’allezanza tra Frank Castle e Valery Stepanovich diventa una situazione inevitabile, quasi da “Buddy Movie” se Frank non fosse una sorta di divo del muto. I due in realtà hanno molto in comune, anche perché non sono certo due giovincelli ed entrambi, sono reduci di una “sporca guerra” che non li ha visti tornare in patria come eroi, ma come guerrieri dalla mente spezzata, o forse dalla loro guerra, non sono mai tornati per davvero.

Il terzo numero della miniserie, tutto ambientato nell’Afghanistan degli anni ’80, mette in chiaro cosa è accaduto a Valery, un orrore firmato da Pronchenko che è il singolo momento in cui la mente del personaggio si è spezzata, l’equivalente di quello che per Castle è stato il massacro della sua famiglia a Central Park. Una scena quasi horror, che Jacen Burrows sa davvero come disegnare.

Il titolo del terzo numero cita una strofa di una canzone classica Irlandese (voi vi beccate la versione dei Dropkick Murphys)
Si perché Burrows ha delle matite un po’ statiche (anche se molto dettagliate) quando si tratta di scene d’azione, ma ha davvero una marcia in più quando deve disegnare momenti Horror. Ecco perché Alan Moore lo ha voluto alle matite di Providence, e in precedenza in coppia con Ennis, proprio Burrows aveva firmato i disegni del primo volume di “Crossed”, di cui ricordo bene la truculenta “scena del sale” che mi ha costretto ad interrompere per un momento la lettura (storia vera).

La guerra lascia cicatrici eterne che non si possono rimarginare.
Anche quando “Punisher - Soviet” per esigenze narrative rallenta un po’ il ritmo, come accade nel quarto numero, tutto dedicato a Zinaida Sebrovna la bella moglie di Pronchenko, Ennis trova sempre il modo di mantenere alto il numero di morti e di colpi di scena, almeno fino allo scontro finale.
Per certi versi il momento più emotivo del volume arriva nel finale del quinto numero, perché nel sesto e ultimo, in poco meno di ventiquattro pagine Ennis manda in scena la resa dei conti, forse un po’ frettolosa (le tante guardie di casa Pronchenko vengono aggirate in mezza vignetta) ma di sicuro efferata, una vera beh, punizione.

Ogni pallottola di Castle è una sentenza (di morte)
Anche se forse il momento più intenso è l’ultima scena, Garth Ennis fa infrangere al suo Frank Castle una regola ferrea del suo personaggio, non aspettatevi cambiamenti epocali per il Punitore, ma è un momento riflessivo per Castle. Ennis continua a raccontare le sue storie di reduci e veterani, dimostrando di conoscere molto bene la materia, e di sapere come raccontarla.

Il primo bicchiere dal 1976, non è certo per festeggiare però.
Sicuramente “Punisher - Soviet” non sarà il ciclo di storie più riuscito di Garth Ennis sulle pagine di una serie Max dedicata al Punitore, ma resta un’altra ottima storia di alto livello, che fa sperare non solo di poter presto leggere altre sortite di Ennis su questa pagine, ma anche altre missioni del Frank Castle maturo dello scrittore Nord Irlandese. In fondo per Castle il “rompete le righe” non arriverà mai, la sua guerra non finirà molto presto.

Vi ricordo lo speciale dedicato al Punitore della Bara Volante!

8 commenti:

  1. L'ho vista uscire ma non ce l'ho fatta a leggerla, mi sono un po' allontanato dal personaggio che ho amato nell'adolescenza e sebbene Ennis sia un grande comunque non è più il Castle che amavo. Contento però che sia un'altra tacca sull'M16 ^_^

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    1. In questo momento escono storia del Punitore chiamiamolo della Marvel, un Frank Castle che interagisce con le super calzamaglie, che mi provocano più fastidio che altro, l'ultima trovata il Punitore di Asgard in versione vichingo non si può leggere. Ennis si è formato artisticamente con Judge Dreed e ama le storie di guerra, quindi Frank Castle è perfetto per le sue corde, ma è la sua versione del personaggio, anche questa storia è molto incentrata sui reduci e sulla guerra. Non è la versione del personaggio di Chuck Dixon, però Ennis ha una continuità tematica soffocante, quindi promosso anche questo volume ;-) Cheers!

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  2. Il ciclo del vecchio Garth e' qualcosa di memorabile.
    Specie la serie Max, dove cala Castle in un contesto reale (Gli Schiavisti resta la mia preferita).
    Certo, non arriva ai livelli di Preacher (Preacher e' Preacher, non si discute), ma Born e' un capolavoro.
    E si inizia a intravedere una certa propensione alla violenza e alla brutalita' unite ad un atteggiamento crudele.
    Ed in questo, forse, e' addirittura superiore a Preacher. Non che quest'ultimo ne difetti, eh.
    Ho perso parecchio di vista i comics, di recente. Ma dopo aver letto il post mi e' venuta una gran voglia di leggere Crossed, di cui non sapevo praticamente nulla.
    Ma da come ne parli sembra roba in grado di far rivoltare le budella a puntino.

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    1. "Born" ha portato un nuovo punto di vista sul personaggio, senza stravolgerlo, come dicevo qui sopra, dopo il ciclo di storie di Ennis, il Punitore con i proiettili di gomma che collabora contro voglia con gli eroi Marvel, non riesco quasi più a leggerlo. "Crossed" merita, il primo volume è l'unico scritto da Ennis, ma è una bella lettura horror ;-) Cheers!

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  3. Questo non l'ho letto, ma devo dire che Burrows non disegna in modo così diverso da Dillon... :o
    Va benissimo anche questa accoppiata, mica no.
    Non ho letto Soviet... ecco perché spero in una ristampa filologica del materiale punitivo.

    Moz-

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    1. Appena uscito negli Stati Uniti, aspetto il volume Italiano per la collezione. Li ho tutti quelli di Ennis non potrò mancare questo ;-) Si Burrows ha quel tratto pulito, di chi sa disegnare le espressioni e far "recitare" i suoi personaggi, proprio come sapeva fare molto bene Dillon. Cheers!

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  4. La penso così anch'io, Chuck Dixon ha tratto il meglio dal Punitore, anche se 'Circle of Blood', la miniserie che iniziò la carriera in solitaria di Castle, ancora oggi è una delle cose migliori sul personaggio. Garth Ennis lo ha adottato, i primi anni giocando su contrasti comico/drammatici (ricordi Soap?), poi ha sterzato verso il realismo (il citato 'Born', bellissimo, è in fondo una transizione tra i due stili narrativi) ed ha prodotto robe di una violenza inaudita, calate ferocemente nel mondo reale, con una disperazione reale e tangibile in tutti i personaggi: dalla spia/guerriera che si innamora di Frank (e ovviamente gli muore tra le braccia) al soldato dei corpi speciali Delta Force di 'Madre Russia' che alla fine si immola compiendo il suo dovere, allo psicopatico Barracuda, fino alla serie secondo me più cruda e agghiacciante, quella relativa alla tratta delle prostitute slave.
    Ah, in un pacco in cantina ho tutta la serie Punisher Star Comics, certo viene da ridere a confrontarla con i volumi della MAX scritti da Ennis... ma il Punitore calato nelle storie Marvel è proprio un altro personaggio. Ennis lo ha spiegato chiaramente nell'ultima storia, credo, nella quale lo ha mescolato alle calzamaglie. Quella dove Wolverine, Devil e Spider-man hanno la cattiva idea di allearsi per catturarlo. Lì, credo che Ennis abbia voluto chiarire la differenza tra personaggi calati in un contesto 'fantastico' e Castle, che funziona meglio in un contesto realistico. Ed ha chiarito una volta per tutte, se mai ce ne fosse stato bisogno, a chi vanno le sue preferenze.
    Quest'ultima serie non me la perdo.

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    1. Sto aspettando che esca in volume in italiano per aggiungerla alla mia collezione. Hai riassunto alla perfezione, la linea Max della Marvel esiste quasi esclusivamente per permettere a Ennis di lavorare per la Casa delle idee. Il Punitore che interagisce con le super calzamaglie, e spara proiettili di gomma, quello che gli autori pensano di poter far funzionare solo mescolandolo con altri personaggi (War-Machine, l'ultima ridicola versione Asgardiana, quella scoreggia del Cosmic Ghost Rider e via dicendo) non è Frank Castle. Per fortuna abbiamo Ennis a regalarci ancora un personaggio con la schiena bella dritta. Cheers!

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