martedì 21 aprile 2020

Invito a cena con delitto (1976): siete cordialmente invitati a morire (dal ridere)

Anche quest’anno l’iniziativa Cassidy cover your favorites III mi ha regalato tante soddisfazioni, mi avete snocciolato una caterva di titoli, qualcuno è già arrivato su questa Bara, altri arriveranno (quindi occhi aperti), ma al momento di scegliere un titolo, ho avuto pochi dubbi.
Con la bellezza di tre voti raccolti, e soprattutto per concedere al sottoscritto la possibilità di rifarsi la bocca dopo la stoppacciosa cena con delitto di Rian Johnson, il film selezionato quest’anno è “Invito a cena con delitto”, scelto da Elfoscuro e Sam Simon. Grazie ragazzi!

Se qualcuno decidesse di ignorare il titolo originale del film di Robert Moore, l’ironico “Murder by Death” a metà tra una freddura e un disco Heavy Metal, “Invito a cena con delitto” potrebbe occultare le sue tracce come il più abile degli assassini.

Si perché i brillanti titoli di testa, con le sagome in carta dei protagonisti del film, disegnate dal mitico Charles Addams (papà della celebre famiglia omonima nata da una sua striscia a fumetti), ci introducono un cast di tutto rispetto, probabilmente uno dei più blasonati mai messi insieme in una sola pellicola, ma lasciatemi l’icona aperta, più avanti torneremo a parlar dei commensali invitati a cena.

Dedichiarmo un po' di spazio ai titoli di testa disegnati dal papà della famiglia Addams.
Lo ripeto sempre, fino allo sfinimento, i minuti iniziali di un film ne determinano tutto l’andamento e ad una prima occhiata “Invito a cena con delitto” potrebbe essere il vostro classico film giallo, uno di quei film garbati anche quando ci scappa il morto, in cui attori eleganti e detective forbiti intrattengono il pubblico fino alla risoluzione (spesso fantasiosa) dell’omicidio. Una formula rodata insomma, che però finisce presto zampe all'aria quando vediamo il maggiordomo cieco dell’eccentrico milionario Lionel Twain, cercare di appiccicare i francobolli sulle lettere di invito a cena, mancandole completamente in quanto non vedente.

Dopo pochi secondi dai titoli di testa “Murder by Death” getta la maschera e si rivela per quello che è, una delle più geniali, divertenti e assurde parodie di un intero genere cinematografico (e letterario). “Invito a cena con delitto” è uno dei più fieri e riusciti rappresentanti di un filone ormai andato perduto, perché oggi le parodie (quando raramente vengono ancora prodotte) sono filmetti a basso costo basati interamente su doppi sensi sessuali e volgarità assortite che alla lunga, fanno più sbadigliare che ridere.

Ma un tempo le parodie esistevano ed erano anche film spesso migliori di quelli che prendevano in giro, perché per far ridere bisogna innanzitutto essere scemi e intelligenti in parti uguali, ma per firmare una parodia ben fatta, bisogna dimostrare di aver capito molto bene i meccanismi del genere che allegramente deciderai di sfottere, ecco perché il film di Robert Moore, oltre ad essere indubbiamente il suo lavoro cinematografico migliore, sta benissimo accanto ai classici di ZAZ (Zucker-Abrahams-Zucker) oppure di Mel Brooks. Signore, signori… il Classido è servito!


Robert Moore arrivava da una lunga storia di produzioni teatrali importanti, e dopo “Murder by Death” ha diretto un film molto simile, nuovamente con Peter Falk e Eileen Brennan nel cast intitolato "A proposito di omicidi..." (1978), che nessuno ha mai definito una sorta di spin-off di “Murder by Death”, quindi non sarà certo io ad interrompere questa tradizione! La sceneggiatura di questo Rolex è di Neil Simon, a mani basse il suo lavoro migliore, e non solo per l’altissimo numero di dialoghi.

“Invito a cena con delitto” se pur girato quasi tutto in interni in una manciata di set, e basato interamente su dialoghi (spesso geniali) che vedono il notevole cast molto impegnato, non è affatto un soggetto cinematografico trasferito sul grande schermo, molte delle trovate di questo film a teatro non potrebbero essere replicate con la stessa efficacia, anzi è proprio il cinema il veicolo migliore per prendere amorevolmente per i fondelli, tanti celebri detective letterari e il classico formato del “Whodunit”.

"Whocosa? Ma è qualcosa che verrà servito come antipasto?"
Radunati per un fine settimana con mistero da risolvere, alla villa del milionario Lionel Twain, arrivano uno dopo l’altro tutti i migliori investigatori del pianeta. Robert Moore è bravissimo a presentarli tutti come il potenziale protagonista, di fatto il regista ha per le mani cinque entrate in scena dell’eroe, che risultano tutte bilanciate ed efficaci, malgrado la differenza di peso specifico tra i nomi coinvolti. Ogni personaggio (oppure coppia di personaggi) oltre ad essere un volto arci noto è anche la parodia di un famoso investigatore letterario, vediamoli tutti uno dopo l’altro, provo a fare anche io come Moore!

Sidney Wang è un’urticante versione, volutamente ben oltre il cliché delle stereotipo razzista, di Charlie Chan, detective di origini cinesi nato dalla penna di Earl Derr Biggers. Ad interpretarlo è un maestro del trasformismo come Peter Sellers (che oltre all'assegno pretese una percentuale corposa sugli incassi del film. Storia vera), che qui ci da dentro con tutte gli stereotipi possibili. Il suo Wang si esprime solo per assurdi proverbi uno più micidiale dell’altro («Conversazione è come televisione durante l'una di miele. Non serve») sempre e rigorosamente in un Inglese sgrammaticato e senza articoli, che manda fuori di testa il ricco Lionel Twain.

Le lezioni di vita, quelle importanti.
Dick e Dora Charleston sono la versione locale di Nick e Nora Charles, la coppia di protagonisti del romanzo di Dashiell Hammett “L’uomo ombra” (1933), che ispirarono anche svariati adattamenti cinematografici. Visto che siamo tutti grandicelli e vaccinati, sono sicuro non vi sarà sfuggito il fatto che il nome Dick, in inglese si presti a svariate battute che il film sfrutta a dovere, come quando la signora chiede - scatenando l’imbarazzo generale - «Where is my Dickie?», salvo poi correggersi con « Oh sorry, where is my husband?», doppio senso che in Italiano è ben reso con l’altrettanto ambiguo «Dove me l'ha messo? Volevo dire, dov'è mio marito?». Ma sul doppiaggio del film lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo.

"Caro, siamo troppo altolocati per questa Bara, la trovo troppo popolare", "Hai ragione casa, mi aspettavo un posto più di classe"
Ad interpretare i due personaggi troviamo due leggende, David Niven che non credo necessiti di presentazioni, ma oltre ad essere stato uno 007 apocrifo (in “Casino Royale” del 1967) è stato anche l’unico a recitare accanto a Hercule Poirot (in “Assassinio sul Nilo” del 1978) e l’ispettore Clouseau in un paio di film della Pantera Rosa.

Dora Charleston invece è interpretata da LA vecchia, colei che non è mai stata giovane nemmeno qui dove era una signora piacente sopra i quaranta, Maggie Smith, ben prima di Hook e decisamente prima di "Downton Abbey".

Il belga, Milo Perrier, con la sua fissa per il cibo e il cognome da marca di acqua famosa, fa ovviamente il verso a Hercule Poirot. Ad interpretarlo è James Coco mentre il suo autista dal femore di alluminio («deve far male», «Solo quando piove…Aaaarrggh!») è James Cromwell al suo esordio cinematografico. Visto inizi di carriera ben peggiori bisogna dirlo.

Le faccio portare della birra se preferisce.
Sam Diamante, il detective cresciuto per strada, laureato all’università della vita e con un buco di pistola nella giacca («Vedesse la giacca di quell’altro!») è la versione a chilometro zero di Sam Spade, qui interpretato alla perfezione da Peter Falk, che tutti ricorderete come il tenente Colombo del piccolo schermo. La traduzione letterale di Sam Diamond sacrifica il gioco di parole tra “Diamond” e “Spade” che in inglese sono due dei quattro semi delle carte da gioco, il massimo sarebbe stato giocar con la pronuncia italiana del cognome Spade, ma qui mi fermo, per questo ci sono i ragazzi di Doppiaggi Italioti.


Si è anche diplomato con il massimo dei voti.
Conclude il gruppo di investigatori invitati, Jessica Marbles una versione decisamente più spigliata della Miss Marple creata da Agatha Christie, qui interpretata da Elsa Lanchester al suo ultimo ruolo, dopo essere stata ovunque da "La moglie di Frankenstein" (1935) a "Mary Poppins" (1964).

Chi è il pazzo che può invitare a cena tutti questi geni dell’investigazione, sfidandoli con un omicidio che avverrà proprio sotto i loro occhi allo scoccare della mezzanotte, mettendo in palio un milione di dollari (e i diritti di sfruttamento cinematografici) a chi scoverà l’assassino? Per la parte dell’eccentrico milionario Lionel Twain, il regista Robert Moore voleva un nome grosso, e ha avuto uno dei più grosso in assoluto, quello di Truman Capote nella sua unica sortita cinematografica in carriera. Se ci pensate una scelta molto logica, un personaggio che arriva dalla letteratura, per lanciare la sua sfida ad altri personaggi letterari travasati sul grande schermo. Quando dico che per fare una parodia ci vuole una doppia dose di intelligenza, parlo di cosette come questa.

Consigli preziosi da parte di un grande scrittore.
Se questa orgia di nomi gloriosi non vi dovesse bastare, sappiate che il maggiordomo cieco chiamato ehm, Jamesignora Bensignore, qui è interpretato da Sir Alec Guinness, che nei ritagli di tempo sul set di questo film, leggeva il copione di quello successivo, l’unico (purtroppo) per cui ancora oggi viene ricordato (storia vera).

Prima che la Forza cominciasse a scorrere potente in lui.
“Murder by Death” presenta i personaggi e poi diventa un fuoco di fila di battute, giochi di parole e freddure britanniche fino al midollo nella forma, e totalmente e volutamente non-sense nella sostanza. Non c’è nessuna volontà di realismo nel film, ogni svolta, colpo di scena e trovata brillante, è sempre votata alla battuta finale, se sperate in una risoluzione logica e cartesiana dell’omicidio (ma poi, quale omicidio? Quello del bel fine settimana come sentenzia Wang) lasciate proprio perdere, se invece siete amanti dell’umorismo surreale, questo film è una pietra miliare, un fuoco di fila di gag e battute da mandare a memoria.

I metodi che il regista Robert Moore e lo sceneggiatore di questo gioiellino, Neil Simon, utilizzano per farci ridere sono più variegati del numero di armi di cui disponeva Neo in Matrix, alcune gag sono preparate a lungo, sfruttate in ogni loro possibile, fino al momento della battuta finale. Ad esempio l’accoppiata tra un maggiordomo cieco, e una cuoca sordomuta (che comunica con cartelli scritti da qualcun altro e firmati ACME, nemmeno fosse Willy il coyote) non può che generare da sola una valanga di freddure divertenti («Ci sono altri domestici in questa casa?», «Non so dirglielo, io non ne ho visti») ammonticchiati uno sull’altro fino alla battuta conclusiva, ovvero il momento in cui questa strana coppia dovrà servire una cena invisibile ai commensali («Manca di sale signori»).

Non so voi, ma ho visto film con cast peggiori di questo.
Altre trovate comiche invece, sono assurde e basta, ma assurde in modo cinematografico, ad esempio che senso ha introdurre un gatto, che però abbaia come un cane? Oppure un campanello che una volta suonato invece di suonare urla (ben prima di quello di casa di Dylan Dog), e per altro lo fa con l’urlo di terrore di Fay Wray, preso direttamente dal film King Kong? Nessuno senso, ma fa ridere proprio per questo, e per tutte le situazioni assurde che si possono generare.

Alcune delle trovate comiche sono visive (quindi cinematografiche), come ad esempio mostrare la macchina del ghiaccio secco, che genera la spettrale nebbia attorno alla villa. Un modo di svelare i trucchi in un film, ovvero qualcosa di fittizio e che infatti si risolve (ma si risolve davvero?) con la più vecchia battuta possibile immaginabile, perché accusare il maggiordomo, è un classico proprio come questo film, ma comunque non è lo stesso la “pistola fumante” di una pellicola che fa del non senso, una ragione di vita, infatti si può vedere e rivedere a ripetizione, solo per gustarsi ogni trovata comica.

"Andiamo via da questa Bara Volante, è un posto davvero troppo assurdo"
Vi ero debitore di un’icona da chiudere sul doppiaggio, lo faccio ora perché in un film così parlato un adattamento all'altezza è fondamentale, è quello di “Murder by Death” fa un lavoro molto buono, anche se vi invito a vedere il film in entrambe le versioni, per poter godere a pieno di tutte le trovate divertenti sia quelle intraducibili («Where were ya Wang? We were worried»), ma anche quelle che in Italiano funzionano anche meglio, oppure risolte brillantemente, come l’impossibile nome del maggiordomo Jamesir Bensonmum, che diventa Jamesignora Bensignore mantenendo invariato il risultato comico finale.

“Invito a cena con delitto” è una parodia definitiva su un intero genere che ha fatto scuola, il suo discendente più famoso, quello che ha dimostrato di averne capito meglio la lezione è stato sicuramente “Signori il delitto è servito” (1985), in cui recitava proprio Eileen Brennan, giusto per chiudere idealmente il cerchio. Se non lo avete mai visto, è altamente consigliato, Rian Johnson dovrebbe vederlo a rotazione, in stile cura Ludovico.

56 commenti:

  1. Questo è sicuramente un classico, ma a me è piaciuto anche quello di Rian Johnson per una serie di motivi, uno dei quali si chiama Ana...

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    1. Troppo facile giocarsi Ana de Armas e vincere facile, con lei potrei fare un figurone anche io se mi mettessi a girare un filmino con il telefono. Al momento la filmografia di Rian Johnson è un enorme "bene ma non benissimo" che mi provoca anche un certo grado di fastidio. Cheers

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    2. Quando lo fai il filmino io mi candido come comparsa😂😂😂

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    3. Guarda che non pensavo ad uno di QUEI film eh? :-D :-D :-D Cheers

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    4. Mai pensato a ciò😂😂😂

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    5. Allora sono io che sono malpensante... Quelli che malpensano :-P Cheers

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  2. Non so che ne pensasse sir Alec di MBD, ma non aveva una grande stima di Star Wars. Il tizio aveva recitato Amleto ed era talmente camaleontico che Churchill disse di lui che era un grandissimo attore, ma non lo riconosceva mai nei film. Era di una generazione che non aveva codificato il post moderno e non vedeva la novità di un cocktail di Tolkien, Flash Gordon e Doctor Doom dei Marvel Comics. Io ho visto MBD da bimbo la prima volta ed ancora oggi non riesco a restare insensibile a cose come " quel tizio non ha perso solo i capelli al piano attico ! " .
    Segnalo - non tanto a Carabara che sospetto un topo da biblio oltre che cinefilo pulpeggiante - che Neil Simon via Truman Capote se la prende non tanto con i gialli di carta ( nessun riferimento a Sellers ndr ) quanto colle loro versioni di celluloide. Diamante non ricorda tanto Spade quanto la sintesi cinematografica dei vari Marlowe ed emuli al cine ( " Non siete tanto alto..." commenta la Bacall " Ho fatto quello che ho potuto " ribatte il piccolo Bogey ne Il Grande Sonno ). Nick e Nora al cine sono brillanti, ma prendono le mosse da un romanzo in cui Dash ironizza sulla vita nella high society in cui è arrivato dopo decenni di loser ai margini. Poirot è nei romanzi un furbacchiotto che gioca con i pregiudizi UK ( spiega a Hastings che gli inglesi credono che chi si vanta continuamente non sia tanto in gamba, il che, commenta, non è sempre vero ). Miss Marple - la cui versione classica di Maggie Rutherford ha uno chassis da quarterback e l'energia di un Gordon Gekko - tra le pagine è una vecchietta bonsai che sta sullo sfondo ed ascolta e medita e ha mooolto + in comune colla caratterizzazione di Columbo di quanto si pensi.
    Piccolo capolavoro. Peccato che lo spin off non abbia lo stesso fascino. Pazienza. Ciao ciao

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    1. Sir Alec con il suo regale sdegno non ha mai amato Guerre Stellari, anzi! Se Churchill ti dice che sei camaleontico, è un po' come se Leonardo (Da Vinci non DiCaprio) ti dicesse che sei geniale.

      Per me uno dei cento motivi per cui MDB è un filmone, è proprio il gioco che parte dalla letteratura, per trasportare lo sfottò al cinema, un'operazione estremamente colto, che ad una prima occhiata sempre "solo" una commedia, non le fanno più le parodie con questa sostanza. Cheers!

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  3. Grazie Cassidy, capolavori come questo, in coppia con Signori il Delitto è Servito, non vengono mai ricordati abbastanza. Cast sublimi, risate intelligenti (nel secondo film la trama ha perfino un senso!), chi come me ama il giallo alla Agatha Christie non può che andare in brodo di giuggiole. Mi unisco a te nel lodarlo e nel consigliarlo a tutti, se possibile appunto sia in italiano che in versione originale. Ora sono ancora più combattuta sulla visione di Knives Out...

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    1. "Knives Out" è piaciuto a tanti, ma non sono tra quelli, magari il post in merito può darti qualche informazione in più, piuttosto mi riguarderei "Signori il Delitto è Servito", anzi è da quando ho visto questo che vorrei farlo ;-) Cheers

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  4. Splendido film di cui alla fine ho scritto prima io di te, qualche giorno fa! X--D

    Bella recensione, come sempre (ti segnalo il typo l'una di miele)! Addirittura il regista voleva Orson Welles come Lionel Twain, ma era in Europa a fare altro... :--)

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    1. Aspettavo il tuo pezzo, ma il mio blogroll fa le bizze, poco male in giornata passerò a leggerti. Ti ringrazio molto e si, in effetti Orson aveva altro da fare in quel momento, ma il sostituto è anche più clamoroso come nome ;-) Cheers!

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    2. L'essere su due piattaforme diverse non aiuta, purtroppo! Capote in effetti è un "sostituto" più che degno!

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    3. Il fatto che sia la sua sola interpretazione da attore, lo rende davvero qualcosa di unico. Cheers!

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  5. Mio fratello mi disse a suo tempo che l'urlo era quello di Janet Leigh in Psyco, e impazzimmo per questa cosa, proprio perché non ha nessun senso ed è fighissima lo stesso...non so chi fosse la sua fonte, adesso che mi dici che è di Fay Wray dovrò fare nella mia testa un po' di ret-con :-p
    Sono indecisa se vedere o meno Knives Out...il paragone con questo ho paura possa essere impietoso oltre ogni dire.
    Il gioco di parole Jamesignora Bensignore mi spiazzò completamente la prima volta che lo sentii, non riuscendo nemmeno vagamente ad intuire come poteva essere in originale, uno dei segni che i dialoghi sono stati adattati bene, dal vangelo secondo Evit ;-). E il dialogo costruitoci attorno è così brillante nel suo essere non-sense da risultare quasi credibile anche in una conversazione normale!
    Quanto mi piacerebbe sapere quello che è accaduto a Perrier quando si è ritrovato con i vestiti del maggiordomo...sono anni che me lo chiedo.

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    1. Ho trovato solo fonti che parlavano di Fay Wray, niente Janet Leigh. Paragonato con questo? Altro che impietoso, come Ivan Drago lo "spiezza" in due ;-) Il vangelo secondo Evit torna sempre validissimo! Ecco quelle sono le informazioni che uno vorrebbe conoscere, anche se la risposta potrebbe essere più assurda del necessario. Cheers!

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    2. Incuriosito dalla questione, sono andato ad indagare. Onestamente l'urlo di Janet Leigh in Psycho è troppo diverso, decisamente molto più simile l'urlo di Fay Wray del 1932, uno dei tanti! ;-)

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    3. Vince Fay, anche se é una gran sfida tra regine dell'urlo ;-) Cheers!

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    4. Addirittura la nota etrusca ad un mio commento! ^_^
      Credo di non essermi mai sentita più lusingata di così <3
      Forse mio fratello ricordava male, o ha confuso le Scream Queen...
      Ma si conferma la proprietà commutativa dell'urlo a pieni polmoni: scambiare l'ordine delle Scream Queen non cambia la figaggine del risultato! Cioè: quanto devi essere cinefilo (e folle) per andare a cercare un film di più di 40 anni prima, campionare uno dei tanti urli della protagonista e inserirlo a capocchia in un film-parodia con effetti assolutamente nulli sulla trama? E avevano già previsto che il tutto sarebbe stato omaggiato in un fumetto italiano di culto? Chi può dirlo?
      Ti prego Lucius, dai un'altra possibilità a questo film, prendendolo per quello che è: un'ottima parodia con ottimi attori.
      Se non vuoi farlo per me, fallo almeno per l'omaggio ai Monthy Pyton in Sette anime dannate!

      P.S. Caffè pagato per esserti scomodato ad andare a cercare gli urli...virtuale, che i bar sono chiusi, non so se ve ne siete accorti...

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    5. Per carità, è un piacere: per una Colonial Marine col tuo nome questo ed altro. ^_^
      Più che altro mi chiedo come abbia fatto la Columbia ad usare una proprietà RKO come l'urlo di Fay Wray, ma in fondo non essendo proprio identico - ed essendo un film dichiaratamente citazionista - magari l'hanno sfangata.
      Dopo l'appassionata recensione di Cassidy e l'appello di una commilitona coloniale, cederò a rivedere il film dopo più di trent'anni! Però in lingua originale sottotitolata, perché già mi viene l'ulcera a pensare come il doppiaggio italiano (che nelle commedie dà sempre il peggio di sé) avrà storpiato battute intraducibili.

      Visto che già nel mio blog mi hanno tacciato di inventare cospirazioni farlocche (da parte di chi palesemente non ha letto ciò che ho scritto) eccone una fresca fresca: il 3 gennaio 1986 va in onda sulla RAI "Invito a cena con delitto", e il 26 settembre successivo esce in edicola "Dylan Dog" con a pagina 11 un campanello urlante... Un caso? (immagina che stia parlando con la voce di Roberto Giacobbo! :-D )
      Ovviamente sto scherzando, ma neanche tanto. Dopo aver girato per anni e anni per i cinema italiani - dalle seconde e terze visioni ai cinema parrocchiali fino alle Feste dell'Unità! - solamente il 31 dicembre 1984 "Invito a cena con delitto" arriva in TV: chissà che rivedere quel campanello urlante non abbia fatto accendere una lampadina a Tiziano Sclavi, a lavoro sul progetto del fumetto ;-)

      P.S.
      Io ormai dall'8 marzo vivo murato vivo in casa, con il telelavoro, quindi non so cosa stia succedendo nel mondo esterno, al di là del supermercato sotto casa, ma so che mio padre caffeinomane sta impazzendo: se non si sbrigano a riaprire i bar mi sa che ne scassinerà uno :-D

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    6. E vai! Un'altra tacca sul calcio del mitra! Spero che ne farai un post (non è chiedere troppo...no no) che ti piaccia o meno il film, e sarà comunque un piacere leggerti.
      I cospirazionisti hanno da sempre troppo tempo libero, e continuano ad avere paura di usarlo in maniera fruttuosa.


      Puoi dire a tuo padre di impazzire in tutta tranquillità, che tanto stiamo impazzendo tutti, piano piano, a poco a poco, tre millimetri al giorno. I sani di mente sono in minoranza già da un po'. Sono sicura che si riconoscano fra di loro in base ad un qualche codice segreto, ma ancora non ho capito quale.

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    7. Citare di sfuggita un romanzo "millimetrico" di Richard Matheson... non ha prezzo ^_^ Altri mille punti alla marine Vasquez :-P
      Mi sa che per l'invito a cena un post ci scappa sì, viste anche le idee nate in questa discussione.

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    8. ...e mezza tacca di merito pure per Cassidy, dai... :-D

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    9. Figurati, io faccio il Lionel Twain della situazione e mi lascio incantare a mia volta dalla citazione a al Maestro Matheson ;-) Cheers!

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  6. Grazie per questa succosa recensione, film da recuperare!
    Dovrebbe essere qualcosa tipo "Hollywood party", "Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo", quindi goduria! Inoltre David Niven, Alec Guinness, Peter Falk e Peter Sellers assieme, non so se mi spiego...

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    1. Diciamo che è quella tipologia di film (e di umorismo) che hai citato, penso che potrebbe piacerti ;-) Cheers

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    2. Visto ieri sera.
      Ho apprezzato molto il campionario di battute e l'equa distribuzione degli spazi tra i vari personaggi, purtroppo non conoscendo tutti gli investigatori originali, potrei non aver colto alcune sfumature delle loro caricature.
      Ho rinunciato in partenza a venire a capo del finale, poiché quello che sembra logico circa l'identità dei "non invitati" crea un paradosso con quello che vediamo noi spettatori nella prima parte del film. Ci sono inoltre alcune libertà di sceneggiatura che proposte da un esordiente vedrebbero la storia cestinata...

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    3. Oggi verrebbe etichettato dai cinéfili nell'era dell'Internét con un "buco di sceneggiatura" ;-) Cheers

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  7. Anche per me SIGNORI, IL DELITTO E' SERVITO è nettamente la migliore parodia del genere. E dimostra che per fare un film veramente bello non serve un super cast: qui ci sono Ch Lloyd e Madeline Kahn (entrambi in perfetta forma), mentre in INVITO A CENAecc c'erano una dozzina di star (con le statuette vinte da Maggie, Alec, David, Peter, Elsa e James si può riempire un armadio) ma il film non entusiasma.

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    1. Secondo me "Invito a cena" è a lenta cottura, anche alcune freddure ti colpiscono per potenza anche a distanza di tempo, "Signori, il delitto è servito" forse più immediato, non lo so però sono questioni di lana caprina, stiamo discutendo tra due ottimi filmoni ;-) Cheers

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  8. Purtroppo anche in questo caso la tara genetica etrusca mi ha fatto rimanere nel Lato Oscuro dell'umanità, cioè fra quelli (rari) che non solo non hanno mai riso durante la visione di questo film ma che l'hanno proprio detestato. E sì che quel lontano giorno, in Casa Etrusca, c'era tutta la famiglia riunita, visto che tutti amavamo gli attori coinvolti. In casa non si perdeva un episodio di Colombo o Clouseau e addirittura LA vecchia... era ancora giovane :-D Eppure il silenzio teso che accompagnò tutta la visione fu glaciale: tra me, mio padre e mia madre, immobilizzati dal film meno comico mai visto in vita nostra, nessuno aveva il coraggio di interrogarsi su che roba fosse. La parola "fine" ci liberò da una pessima serata.
    A nostra discolpa, sottolineo che i film di Charlie Chan erano appena arrivati in Italia, "riscoperti" dalla Rai, e un pari colpevole ritardo rendeva ignoti ai più i film di Nick e Nora, per non parlare di Spam Spade: sicuramente replicato in TV ma Bogart non era amato in Casa Etrusca. Visto poi che nessun romanzo giallo albergava nella ricca biblioteca casalinga, il risultato è che ignoravamo chi fossero quei personaggi quindi eravamo impossibilitati a capirne la parodia. Sapevamo solo che Colombo faceva il serio, e quindi non faceva ridere, che Clouseau incarnava un razzismo cinese insopportabile e che in generale niente facesse ridere in un film che puntava sulla commedia.
    Forse rivisto oggi lo apprezzerei, ma ormai il mio imprinting me l'impedisce: vedere Sellers truccato da cinese mi scatena emozioni negative troppo forti...

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    1. In effetti Sellers interpreta uno stereotipo razzista, senza i modelli di riferimento questo film è impossibile da interpretare, di mio posso dire di amare molto l'umorismo assurdo della pellicola, ma è la classica situazione dentro o fuori. Penso che con questo film, più che con altri, non esistano le mezze misure ;-) Cheers!

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  9. Massimo Della Pena21 aprile 2020 14:15

    Mitico, oltre ogni immaginazione, e come se al centro della stanzasi liberassero un migliaio di topolini impazziti, ed ecco che le battute cominciano a rincorrersi ed a schizzare in tutte le direzioni...
    ...
    «deve far male», «Solo quando piove…Aaaarrggh!»
    io mybro continuiamo a ripeterla da decine di anni... sigh...
    ...

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    1. Quella mi fa morire dal ridere, tempi comici davvero perfetti ;-) Cheers!

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  10. Questo è uno dei miei film preferiti in assoluto! Chi è la vecchia in carriola?
    Complimenti per il post.

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    1. Grazie cara gentilissima! ;-) In realtà era previsto anche un personaggio parodia di Agatha Christie, che però alla fine è stato tagliato, ridimensionato e modificato nella vecchia in carriola (storia vera). Cheers!

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  11. Film cultissimo e delizioso. Bellissimo anche Signori, il delitto è servito con il mitico Tim Curry. Bel recupero!

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    1. Ho sfruttato l'assist dei miei lettori, non potevo perdere l'occasione. Avesse abbastanza tempo risponderei a tutte le richieste, perché sono state una meglio dell'altra ;-) Cheers

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  12. Mai visto, ma dovrei recuperarlo, da tempo...

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    1. Merita, e non hai nemmeno il problema della lingua, è uno spasso sia in originale che doppiato ;-) Cheers

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  13. Meraviglioso, l'ho amato fin da piccolo. Enormi tutti; con un posto particolare nel cuore per Niven, Falk e Sellers. E poi il colpo di scena, Maggie Smith giovane... beh, sì, dai, hai capito. Hai di nuovo ragione, come hai detto altrove (Ghostbuster) la buona parodia deve necessariamente impossessarsi della struttura del genere, deve farla sua (ah... non alla Dick). E sono molto interessanti le osservazioni di Crepascolo, le notevoli differenze tra i personaggi cinematografici e quelli letterari le ho notate ma non avevo pensato che in effetti quello che non mi suonava qui (Mrs Marple rispetto ai libri, per esempio; Poirot) è perfettamente coerente con le versioni cinematografico/televisive (sempre piaciuta Marple/Rutherford, tra l'altro); anche più sottile di quel che pensavo il film... chapeau, al film e a Crepascolo. Il non-sense è l'antitesi perfetta per l'empirismo semprevincente anglo-sassone; non a caso l'Inghilterra è patria di entrambi. E una bella botta (uh...) all'Hard-boiled, tanto per gradire, palla in buca d'angolo (mmm...). Anche se lo sfottò sull'uomo tutto di un pezzo calza meglio su Marlowe che su Spade/Diamond che è un condensato comunque (Chandler sì che ci andava forte con l'omofobia; Joel Cairo, invece mi è sempre sembrato un personaggio poco stereotipato, specie per l'epoca). Io smette, commento lungo è come funghi primaticci...

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    1. Questi commenti come i funghi primaticci sono sempre graditi ;-) Concordo su tutto, a partire da Maggie Smith giù fino alle riflessioni di Crepascolo davvero preziose. Non ho ben capito cosa è accaduto alle parodie, nei primi anni '90 ancora scalciavano, ma poi a metà dei '90 ha cominciato ad andare tutto storto. Oggi un film così possiamo sognarcelo, oppure rivedercelo. Cheers

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  14. Super-classico con un cast extra lusso e uno script scoppiettante. Viene usato spesso nelle scuole di recitazione come testo base, vista l'interazione tra un nutrito gruppo di personaggi eterogenei.

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    1. Vero, ma il bello è che pur essendo quasi teatrale, ha delle trovate che lo rendono cinematografico al 100%. Cheers!

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  15. Un film con Niven (attore che incarna British style solo a vederlo), Sellers (un attore tormentato ma di una classe rara) e Guinness (che io adoro più che per star wars per un film da bambino che vedevo sempre che è il piccolo lord e ancora mi commuovo a vederlo oltre ad avermi insegnato fin da piccolo cos'e la differenza di classe) è da vedere assolutamente.
    Il neo, almeno per me, è falk che non ho mai sopportato (noia profonda per colombo) e che in questo film quando attacca a parlare non la finisce più.
    Certo, non si arriva ai livelli di Hollywood party (quel livello di pazzia con l'elefante nella festa è inarrivabile) ma è comunque un film assolutamente da conoscere

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    1. Falk però ha delle battute che mi fanno veramente ridere un sacco ;-) Per quanto riguarda Guinness, vogliamo parlare di "Il ponte sul fiume Kwai" (1957)? Niven è stato uno dei Bond (apocrifi) più divertenti di sempre. "Hollywood party" lavora per accumulo, la festa finale è un ottimo esempio, sono tipi di umorismo un po' diverso, voglio bene ad entrambi ;-) Cheers

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  16. me lo segno, non l'ho mai visto e mi piacerebbe guardarlo xD

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    1. Sono curioso del tuo parere, ma penso che ti piacerà ;-) Cheers

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  17. Allora, io ho sempre amato le storie gialle alla "10 piccoli indiani" o simili.
    Ho sempre amato questo film ( che in tv si è visto poco) e il suo "seguito" spirituale, "signori il delitto è servito" ( trasmesso per anni , ogni anno, in seconda serata ne "i bellissimi di rete quattro" )che è poi il film ispirato al Cluedo .
    A dirla tutta, preferisco pure io il secondo, forse perché meno datato .
    Nel senso, che tutti quegli attori "vecchia scuola" del film di Moore, danno una patina vintage al film , insomma,sembra più vecchio di quello che è.
    Che personalmente, a me non dispiace, anzi, penso che sia stato fatto apposta per recuperare l'atmosfera di quei gialli inglesi eleganti degli anni 60, ma posso capire che ad altri possa non piacere per lo stesso motivo .
    Invece m il delitto è servito , è più anni 80 e nei tempi comici, nelle battute , nelle musiche , e ha quel fantastico finale multiplo che è geniale mantenendosi però coerente con quello che succede nel film stesso ( mentre quello di questo film recensito lascia un pò meh per quanto illogico e paradossale ).
    E poi c'è la prosperosa cameriera Yvette. :P
    Vi lascio con la mia frase preferita del film " ora, è innegabile che come uomo sia a malapena passabile, ma come donna.... è una vera chivicà" ( con l'accento sulla "a" )

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    1. Ho capito, arriverà anche "Signori, il delitto è servito" su questa Bara ;-) Scherzi a parte, si sono almeno cugini i due film, uno è figlio degli anni '70 l'altro degli '80. Cheers!

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    2. Bisognerebbe parlare anche del fratocugino italiano :" tutti vivi, tranne i morti" di Pupi Avati.

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    3. Che per altro mi piace anche un botto (storia vera). Cheers

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  18. Considerato che è uno dei film che mi riguardo più volentieri in assoluto è inutile che dica la mia opinione, che riflette quella dell'articolo. Secondo me però al netto del titolo (coincidenza tutta italiana poi) questo e Knives out hanno obiettivi completamente diversi. Questo è una parodia alla Zucker e la soluzione del delitto è assurda, non c'è nemmeno il delitto (la "rivelazione" finale poi è quanto di più gustosamente nonsense si possa chiedere), mentre Knives Out non è una parodia, è un giallo vero e proprio con solo un paio di concessioni all'assurdo e alla parodia. I personaggi sono efficaci, non approfonditi proprio perché bastano poche pennellate (come riuscivano i romanzi gialli di ottima fattura), ma a me sono rimasti impressi tutti. Io poi ne ho letti un visibilio di gialli (mio nonno ha la cantina piena, credo che nel corso della sua vita si sia comprato mezzo catalogo MONDADORI) e la soluzione non è poi così banale (ho apprezzato il buon vecchio trucco che l'assassino è uno talmente stronzo che NON può essere lui, altrimenti sarebbe troppo facile, e invece è proprio lui :D) anche se il magheggio (SPOILER, lo scambio di boccette) era effettivamente intuibile. Io in realtà spero sempre in una riduzione cinematografica dei romanzi di John Dickson Carr, hanno sempre un'atmosfera a metà tra horror e giallo che si presterebbe al cinema, anche se la soluzione finale dei suoi capolavori (L'Automa e Le tre bare) forse sono un po' troppo cervellotiche per rendere bene sullo schermo. Mentre "occhiali neri", sempre di Carr, potrebbe essere un buon soggetto per Nolan, in alcune cose ricorda The Prestige (ad oggi secondo me il suo film migliore).Ah ovviamente se non li avete letti consiglio di rimediare. :D

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    1. Sarà un problema mio (Spoiler: Lo è sicuramente) ma sono proprio le ragioni per cui "Knives Out" non mi è piaciuto, ma mi sono già dilungato abbastanza nel post quindi non voglio tediarti ulteriormente. Continui a ritenere Rian Johnson un volenteroso pasticcione. Cheers!

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  19. Per un grande fan del giallo come il sottoscritto un film del genere è veramente imperdibile. Lo devo recuperare!

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    1. Penso che lo ameresti, è strapieno di citazioni letterarie, sono sicuro che ti piacerà ;-) Cheers

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