lunedì 20 aprile 2020

Gretel e Hansel (2020): dalla fiaba all'horror il passo è breve

Vi ricordate quel breve periodo in cui i film tratti da fiabe sembravano l’alternativa al dilagare dei tizi in super calzamaglia? Una tendenza durata ben poco, ma Oz Perkins regista di “Gretel e Hansel” se ne frega, conscio che le fiabe, erano i primi racconti Horror.

In questo strambo periodo in cui le uscite cinematografiche sono tutte rimandate, Osgood Perkin (che il più delle volte si firma Oz) oltre ad essere il figlio dell’attore Anthony Perkins, è uno di quei registi che sta emergendo nel popolato sottobosco (tanto per restare in tema) delle produzioni horror, dopo una gavetta come attore e sceneggiatore, Oz si è fatto notare grazie a lavori come il riuscito “February” (2015) uscito dritto per l’home video, ma anche per il Wertmulleriano “Sono la bella creatura che vive in questa casa” (2016) preso per i capelli da Netflix e presentato nel suo catalogo. “Gretel & Hansel” sceneggiato insieme a Rob Hayes invece, è uscito per la rediviva Orion (che bello rivedere il logo della casa di produzione sui titoli di testa) con il budget base per gli horror nell’era di Jason Blum, cinque milioni i dollari, pochi ma abbastanza per catalogarlo come successo, visto che in patria ha portato a casa quindici milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti.

Oz nella sua migliore imitazione di Lou Reed.
“Gretel e Hansel” è un horror basato sul folclore popolare, che punta ad una messa in scena naturalista un po’ come The VVitch senza arrivare alle stesse vette, ma regalando però dei momenti molto riusciti, grazie ad un cast molto azzeccato, una regia precisa e una fotografia efficacissima (curata da Galo Olivares, già assistenza alla regia per Alfonso Cuarón) perfetta per l’atmosfera horror del film.

La storia non è famosa, e ultra famosa! La conosciamo tutti, anche se come si può notare fin dal titolo, l’attenzione questa volta ruota tutta intorno alle protagoniste femminili della storia, “Gretel & Hansel” è un punto di vista un pochino differente sulla classica fiaba dei fratelli Grimm. Gretel (Sophia Lillis la Beverly Marsh dell’IT diretto da Muschietti) e il suo fratellino Hansel (Sammy Leakey) vengono scacciati da casa da una madre impazzita dopo la perdita del marito, e nel boschetto della loro fantasia trovano il vitello dai piedi di balsa prima un cacciatore che offre loro un po’ di aiuto, e poi alcuni di quei funghetti, sapete quelli con i puntini bianchi che anche senza essere esperti, è chiaro che sarebbe meglio non mangiare? Ecco quelli.

Sapete di cosa avrebbe bisogno questo film? Una bella simmetria centrale.
Incontri (anche lisergici se vogliamo) che allungano un po’ il brodo di un film che dura novanta minuti (titoli di coda compresi) e che ci mette un po’ ad entrare nel vivo, tenetelo in conto se vi capiterò di vederlo, ma sappiate che l’attesa ripaga abbastanza bene. Si perché quando i due fratellini perduti trovano nel mezzo del bosco una casetta, non di marzapane questa volta, ma piena di succulento cibo apparentemente infinito in tavola, Gretel e Hansel diventano ospiti fissi della misteriosa donna di nome Honda (Alice Krige), anziana inquietante e dalle dita tutte nere che però pare disporre di scorte infinite di cibo.

"Ma si sarà lavata le mani con quelle ditacce nere?", "Zitta e mangia!"
La fiaba originale dei fratelli Grimm passava volando su parti della storia che invece sembrano interessare molto ad Oz Perkins. Leggendo il racconto da bambino mi chiedevo sempre, cosa facevano tutto il tempo Hansel e Gretel, oltre che mangiare e fare le pulizie? Secondo me la convivenza con la strega è la parte davvero spaventosa della storia, Tommy Wirkola nel suo “Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe” (2013) aveva ipotizzato un Hansel diventato diabetico per i troppi dolci, prima di buttare la storia in una divertente caciara. Perkins invece dirige un romanzo di formazione gotico che spostando l’enfasi su Gretel, riesce a risultare anche piuttosto moderno del suo parlare dei ruoli femminili nella società.

Lo so! Lo so cosa state pensando! Che palle un altro film che veicola messaggi femministi per fare bella figura, senza avere davvero niente da dire sull’argomento. Calmi, la situazione qui è un pochino diversa, ve la racconto nella porzione di post con moderati SPOILER!


Vi state addentrano nella selva oscura delle anticipazioni sulla trama...
Non dico che alcuni passaggi non siano fin troppo forzati, di sicuro mettere in bocca le affermazioni più femministe del film, ad un personaggio che di fatto è una cannibale potrebbe sviare dall’obbiettivo finale, e a dirla anche tutte, il manifestarsi dei “poteri” di Gretel, più che una presa di coscienza del personaggio (perfettamente calata nell'atmosfera da fiaba oscura del film) sembra la continuazione della serie “I Am Not Okay with This” in cui recitava proprio Sophia Lillis come protagonista e che devo dirlo, non mi ha fatto impazzire visto che sembrava un “Carrie lo sguardo di satana” (1976), solo molto meno riuscito.

Fine della porzione con moderati SPOILER!

Eppure io una bella simmetria centrale, ogni tanto vorrei vederla.
Oz Perkins è molto abile a farci guardare la mano destra, mentre con la sinistra ci sfila il tappeto da sotto i piedi, il suo “Gretel & Hansel” comincia con un prologo tutto incentrato su un racconto popolare che ruota attorno al passato di Holda, una premessa molto sinistra che rende minaccioso il personaggio, ancora prima di vederlo entrare in scena con le sembianze di una bravissima Alice Krige, che qui trovo ancora una volta il modo di utilizzare sguardo e sorriso nel modo più sinistro possibile, non la vedevo così spaventosa e magnetica dal 1996, dove interpretava la regina dei Borg in “Star Trek - Primo Contatto”.

"Attente Gretel... Quella ha quasi ucciso Data" (quasi-cit.)
Anzi è quasi un peccato che quando la storia chieda a Holda di scatenarsi per davvero, entri in scena una versione più giovane del personaggio, che sarà anche interpretato dalla bellissima Jessica De Gouw, ma nell’aspetto sempre una Goth con i tatuaggi brutti che ad Halloween ha deciso di vestirsi da strega, un vero peccato perché i momenti in cui la De Gouw compare sono quelli dove la regia di Oz Perkins fa il lavoro migliore, riuscendo davvero a rendere moderno anche il classico «…E la strega venne spinta nel forno dove morì bruciata». Non venite a dirmi che vi ho rovinato il finale perché la fiaba la conoscono tutti, quindi non voglio sentire lamentele ok?

L'importanza di lavarsi sempre la mani (non solo in questo periodo)
Anche perché Oz Perkins sa benissimo come giocarsi le sue carte, e nell'epilogo del film riesce a dare una forma a questa storia che parla anche di come il potere femminile si manifesti, e come venga etichettato in una società patriarcale, il tutto (per fortuna!) senza dimenticarsi che si tratta di una fiaba, ovvero i primi Horror, quindi se si riesce a tenere lo spettatore sul filo, non è certo un male.

I piccoli scivoloni e alcuni messaggi un po’ forzati, sono errori tutto sommato perdonabili in un film che riesce a rendere di nuovo sinistra una favola, che a furia di essere raccontata in tutte le forme possibili, aveva perso un po’ dell’orrore, un po’ come se la routine avesse reso bambini scacciati a morire nel bosco, forni e streghe cannibali tentatrici, delle pure formalità.

E per finire... Una bella simmetria centrale!
Insomma Oz Perkins con la sua mania per le simmetrie centrali si conferma un regista con un ottimo occhio per la regia, il suo lavoro continua a migliorare ad ogni nuovo film, al netto di qualche lungaggine di troppo il suo “Gretel & Hansel” è una conferma, il DNA di paterno inizia a farsi sentire, chissà se da bambino al piccolo Oz papà Anthony gli raccontava le fiabe dei fratelli Grimm. Questo spiegherebbe molte cose.

22 commenti:

  1. Hahaha siete in sincro tu e la Bolla...

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    1. Si ho visto, io faccio Hansel devo solo sedermi e abbuffarmi di cibo ;-) Scherzi a parte, era un titolo piuttosto atteso, purtroppo i tempi sono quello che sono per tutto, anche le uscite cinematografiche annunciate in sala, che stanno saltando come tappi di champagne ad una festa. Cheers!

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  2. Oggi è il Gretel & Hansel Day, pare :)
    Adesso devo mettermi a recuperare gli altri due film di Perkins, perché come regista mi par davvero bravo, con un occhio attentissimo alla bellezza delle immagini!

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    1. Buon Gretel & Hansel Day anche a te ;-) Trovi "Sono la bella creatura che vive in questa casa" comodo comodo su Netflix, si lascia guardare. Cheers!

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  3. Non sono un fan del soggetto, ma sono contento che il Metodo Giasone funzioni ancora: spero riusciranno a capirlo anche i super-spendaccioni amanti dei fiaschi al botteghino :-D

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    1. Il soggetto è abusato ma in questione versione si lascia guardare. Aspetto il momento in cui il metodo Giasone verrà applicato anche agli altri generi ;-) Cheers!

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  4. è il terzo blog dove trovo una recensione di questo film, quindi devo muovermi a recuperarlo! Sembra molto interessante, oltre al fatto che il suo precedente film "wertmulleriano" a me era piaciuto molto per le suggestioni da cui era attraversato. Scopro qui, tra l'altro, che il regista è il figlio di Anthony Perkins. Pazzesco!

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    1. Non ti hanno informata? Oggi pare che sia il "Gretel & Hansel Day" :-P Scherzi a parte, era un titolo abbastanza atteso tra noi maniaci dell'horror. Secondo me questo è anche migliore del suo precedenti film dal titolo "wertmulleriano". Aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  5. Sai vagamente cosa mi viene in mente?
    Il labirinto del Fauno...

    Moz-

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    1. Con meno budget, però toglie le critiche al fascismo e mettici quelle al sessismo, e direi che i due film potrebbero essere almeno cugini ;-) Cheers

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  6. Lo vedrò in serata, ottimo post!

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    1. Grazie capo, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  7. Non per dire, ma non credo ci volesse un genio per compiere questo passo breve, dopotutto si sposa bene per il genere horror, sperando che sia stato ben gestito, tu che dici? ;)

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    1. Ma infatti le idee buone di solito sono quelle che risultano più semplici ;-) Cheers

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  8. Sono d'accordo, da molti è incensato proprio per la struttura molto femminista ( che è un bel punto di vista nel film ), ma la parte finale ed anche il messaggio di fondo è abbastanza forzato, ma come dici tu, dopotutto è una fiaba, quindi accettabile.
    Non per il ribaltamento di ruoli e per il power girl, che per me ci sta tutto, ovviamente, spero non passi per un commento patriarcale.
    Film comunque esteticamente stupendo, con un'"androgina" Lillis, molto, ma molto brava.

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    1. Usare la storia per parlare di "potere" femminile (e mancanza di esso) è un'ottima trovata, addirittura incensarlo perché lo fa mi sembra un po' troppo. Anche perché il messaggio a volte è un po' forzato, non mi sei sembrato patriarcale e spero di non esserlo stato nemmeno io nel post, perché al massimo posso criticare come in parte quel messaggio è stato raccontato, sul messaggio in se non ho nulla da criticare ;-) La Lillis davvero molto brava e azzeccata. Cheers!

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  9. Io sostengo sempre che l'horror è un genere principalmente femminile; che esse siano vittime, final girl o esse stesse il pericolo la presenza femminile negli horror è sempre centrale e memorabile. Gretel e Hnsel" è solo l'ennesima dimostrazione di emancipazione femminile raccontata atraverso toni dark e non sarà l'ultima. Solo recentemente c'è stato "Midsommar", Guadagnino's "Suspiria" e "Us".

    Bel film, ben bilanciato ma senza quel mordente che lo renda ai livelli dei gran capolavori.

    Terrò sott'occhio il regista! ;)

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    1. Lo penso anche io, se esiste un genere che senza le donne sarebbe perduto, è sicuramente l'horror, non solo perché si trovano più registe donne che nel resto dell'industria, ma anche a livello di personaggi, a partire proprio dal concetto di "final girl". Si è da tenere d'occhio il ragazzo ;-) Cheers!

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  10. E' stata la mia prima visita in sala dopo la riapertura dei cinema post lockdown.
    Devo dire che in parte mi ha stupito e in parte mi ha deluso.
    C'era un potenziale stratosferico, che si vede anche nel rigore registico di Perkins e in una fotografia sontuosa, ma ci sono grossi problemi di sceneggiatura, che il nostro caro Cass è stato pure leggerino a definire "forzati", ci sono delle frasi appiccicate lì giusto per far dire a questo o quel personaggio quella roba perchè DEVE essere detta al servizio della morale della storia. E questo è sempre un punto in meno in una sceneggiatura, che deve lavorare di fioretto e non di mannaia (a meno che non ci sia di mezzo Jason Voorhees).
    Tra l'altro questa è una delle mie fiabe classiche preferite, una delle poche che la Disney non è riuscita a rovinare col suo buonismo, e questa rilettura ha il suo perchè rivoltando come un calzino molti degli aspetti classici:
    una Gretel adolescente che deve scegliere tra fare la puttana e fare la fame è una roba potente già di suo, così come il discorso della responsabilità del fratellino e della stregoneria che porterà lei a confrontarsi con le arti oscure.

    Quello che mi ha dato fastidio per tutta la visione è la confezione posticcia: si, la regia è buona, sì, la fotografia è ottima. Ma le scenografie e i costumi sono evidentemente fasulli e abbozzati. Normalmente sono quelle cose che in un film non noti. Le noti solo quando sono molto belle o molto sbagliate. E i set in particolare sono decisamente artefatti, tanto da portarmi "fuori" dalla storia, e quando questo succede, se ti crea una distrazione nella visione, è grave, perchè uccide l'atmosfera in un film che vive di atmosfere.
    I vestiti di Gretel e Hansel, così come i cappellini, perfettamente confezionati, nient'affatto lisi e sporchi, a me hanno dato la sensazione di finto, di messinscena teatrale nel peggior significato del termine. E soprattutto gli scenari: la capanna della strega sembra uscita fresca fresca dai migliori falegnami del 2020, negli esterni così come gli interni, e pure il sotterraneo lastricato di pietra è un palese teatro di posa, tanto che le scene più tese del finale sono rovinate proprio dagli scenari. Poi ci aggiungiamo la strega giovine coi tatuaggi che pare uscita da un rave party.

    Insomma, c'era tanto di buono, ma anche tante ingenuità. Dopo mezzora il film rallenta all'eccesso e si trascina.
    La rilettura in chiave horror è degna di rispetto, già i fratellini che vanno in paranoia coi funghi allucinogeni sono pura poesia sovversiva. Però meh, questo film per me resta una bomba inesplosa.

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    1. Analisi impeccabile, il film scivola in trovate moderne infilate giù per il gozzo alla storia, però Ozzy Oz sa il fatto suo, niente male nemmeno che un film così sia arrivato nelle nostre sale, non era scontato. Cheers!

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  11. Io l'ho visto ieri sera e devo dire da grande"consumatrice" di horror... anche se il termine non mi è mai piaciuto perchè ahimè mi evoca tanta roba che non è di mio gusto, quindi diciamo in maniera poco moderna che amo i film che fanno paura e meno sangue c'è più apprezzo! Detto questo devo dire senza tanti giri di parole che il film ha assolto il suo ruolo: mi ha fatto una gran paura. Perchè di fatto non è questo che devono fare questi film? L'ho trovato inquietante e disturbante da morire e poi bellissimo da guardare: i colori, la fotografia... le atmosfere oniriche, tutte quelle case buie illuminate solo dalle candele e dal fuoco, così "vero" che mi ha fatto davvero pensare a come dovesse essere vivere solo con il fuoco come fonte di luce, così rozzo e inospitale il mondo fuori rispetto alla realtà che trovano dalla strega e quella casa con lo spiovente che arriva fino a terra è quanto di più terrorizzante potessero pensare. Mi ha colpito al punto che ho sognato tutta notte la strega e la ragazza. Per me bellissimo. Non ho mai condiviso quella mania di smembrare i film con il bisturi, non mi importa del messaggio femminista che peraltro in questo caso condivido :) dico solo che mi ha fatto paura e mi è davvero piaciuto. Da guardare!

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    1. Troppo spesso si tende a dimenticare che gli horror, come le fiabe di cui sono discendenti, dovrebbero prima di tutto fare paura, ben felice che ti sia piaciuto ;-) Cheers

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