mercoledì 4 marzo 2020

Darkman (1990): da squallidi poteri derivano oscure personalità

Impossibile per un appassionato di cinema scegliere il proprio film preferito, posso dire che il cinema io l’ho “scoperto” grazie a Sergio Leone, ne ho coltivato la passione bruciante grazie a Cameron e Dante, a Carpenter e Gilliam va la palma di quelli che si sono avvicinati di più all’idea di “mio film preferito”, ma non posso dimenticare un titolo che quest’anno compie trent’anni e che è stato fondamentale, per me sicuramente: “Darkman” di Sam Raimi.

Per motivi squisitamente anagrafici non ho mai avuto la possibilità di vedere questo film al cinema, mi sono dovuto accontentare dei numerosi passaggi televisivi successivi e della mia vecchia vhs registrata dalla tv, consumata nel tempo e decorata con un'etichetta personalizzata in cui avevo replicato il fighissimo logo del titolo (storia vera). In realtà, grazie a qualche Notte Horror, avevo già avuto modo di vedere i film precedenti di Raimi, ma “Darkman”? No, gente, se la gioca con Grosso guaio a Chinatown per la palma di film più rivisto dal sottoscritto, anche perché con l’oscuro personaggio creato da Raimi sono veramente andato sotto bevendo dall’idrante.

Faccio parte della generazione cresciuta nel mito di Eric Draven, ma io avevo già il dottor Peyton Westlake.
Per me “Darkman” aveva già tutto quello che potevo desiderare da un film, si trovava perfettamente a metà tra i mostri della Universal che avevo imparato ad amare nelle repliche televisive in bianco e nero, ma incarnava già alla perfezione la mia passione per i fumetti, in particolare quella per i supereroi che sarebbe esplosa di lì a pochi anni, forse complice proprio l’enorme presa che il film di Raimi ha avuto su di me, con il senno di poi è più facile capirlo. Non credo di essermi perso nessuna replica televisiva di questo film durante la mia infanzia, il resto del tempo lo passavo a consumare la vhs ammorbando tutti a scuola, maestre e compagni di classe con la tragica storia del dottor Peyton Westlake, da qualche parte ci saranno ancora i fogliacci dove consumavo quintali di pennarelli neri per disegnare Darkman in tutte le pose possibili (storia vera). Per tutti gli anni ’90 “Darkman” è stato un film di culto per quei matti come me che lo adoravano, oggi a trent’anni dalla sua uscita la sua importanza dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti, ma io l’ho sempre saputo che era un Classido!


Sam Raimi è cresciuto leggendo fumetti, tanto che insieme a personaggi come Joe Dante, è stato uno dei possibili candidati alla regia di “Batman”, prima di venire superato a destra da Tim Burton, uno che si è sempre vantato di non aver mai letto mezzo fumetto in vita sua. Primo smacco per il vecchio Sam, occhio che ora arriva il secondo.

Non vogliono farmi dirigere Batman? Nessun problema, risaliamo alla fonte e andiamo a prenderci i diritti per portare al cinema The Shadow (in uno strambo Paese a forma di scarpa, noto anche come l’Uomo ombra), oscuro eroe pulp degli anni ’30, protagonista di sceneggiati radiofonici (doppiato anche da Orson Welles per altro) prima e romanzi e fumetti poi, una delle fonti d’ispirazione primarie del pipistrello di Bob Kane e Bill Finger. Malgrado l’enorme successo del Batman di Tim Burton, non si trova un accordo, Sam Raimi non potrà avere nemmeno The Shadow, il secondo schiaffo morale consiste nel fatto che l’Uomo ombra al cinema ci è arrivato davvero, ma solo nel 1994 e proprio sulla scia di “Darkman”.

La mia espressione quando mi dicono che il pipistrello di Nolan è un personaggio "Daaaaaaaaaark".
Nel 1990 Raimi è un regista che arriva da uno dei più grandi capolavori della storia dell’horror sì, ma girato con i soldi delle merenda tra amici e dal suo seguito/remake grondante sangue e motoseghe, in mezzo solo “I due criminali più pazzi del mondo” (1985), scritto insieme ad altri suoi amici Ethan Coen e Joel Coen, perché Sam Raimi è il quarto di cinque figli di una famiglia del Michigan, ma, artisticamente parlando, è stato a lungo il terzo fratello Coen, del Minnesota.

“Darkman” per Sam Raimi rappresenta il primo film diretto sotto l’egida di una grande casa di produzione come la Universal, convinta a produrre il suo supereroe personale, proprio perché in parte nato dall’omaggio dei vecchi mostri classici Universal, in un'epoca in cui per portare un fumetto al cinema bisognava fare i salti mortali, Sam Raimi trovò il modo di fare un mezzo miracolo. “Darkman” è un insieme di fascinazioni chiarissime, nel DNA del personaggio ci sono evidenti tracce di Dracula (il mantello), Frankenstein (il mostro), la mummia e l’uomo invisibile (le bende), ma anche il gobbo di Notre Dame e Il fantasma dell'opera, entrambi interpretati da Lon Chaney. Un citazionismo sfrenato che, però, non strangola mai il film e la storia, al massimo riesce a sostenere i personaggi, dando loro spessore e dramma, come nella struggente scena del vicolo inondato da una pioggia torrenziale, in cui ciò che resta del dottor Peyton Westlake cerca riposo, accanto ad un gorgo d’acqua che sfuma sul primissimo piano del suo occhio, una scena del tutto identica a “Psyco” (1960) di Alfred Hitchcock, ma senza distrarre mai lo spettatore dal dramma di un uomo a cui è stato tolto tutto. Ma andiamo per gradi...

Dai guardatelo, ditemi se non ha tutto per essere uno dei classici della Universal.
Quello che molti si rifiutano di accettare risguardo a Sam Raimi è la sua capacità di riuscire ad emergere con tutto il suo inconfondibile e geniale stile, anche quando lavora a titoli su commissione, per “Darkman” Raimi non ha avuto carta bianca, ma ne ha avuta quel tanto che bastava da poter sfornare un film capace di diventare immediatamente di culto, anche perché se il vecchio Sam avesse potuto scegliere, avrebbe affidato il ruolo di Peyton Westlake al suo amico Bruce Campbell, ma la Universal non convinta di concedere a quello che ritenevano solo un caratterista il ruolo principale, cercò altri candidati, tra i quali Bill Paxton che quando si vide scippato della parte dall’amico Liam Neeson, smise di parlargli per mesi (storia vera).

Già... Liam Neeson... Vi ricordate quando in tanti si sono scandalizzati per la svolta d’azione presa dalla sua carriera? Tutti a mettere su il muso perché l’attore “serio” di capolavori diretti da Spielberg, si era messo ad uccidere la gente al cinema per vendetta (e per soldi). Da parte mia non ci ho mai visto nulla di male, io sono letteralmente cresciuto guardando “Darkman”, quindi per me l’Irlandese era soltanto tornato a fare quello per cui l’avevo conosciuto, la sua prova in questo film lo ha reso uno dei miei attori preferiti di sempre. Sam Raimi voleva qualcuno in grado di recitare il dramma e la sofferenza del personaggio e di riuscire a farlo sotto strati di pesante trucco, con quel suo carisma naturale alla Gary Cooper (che ha attirato Raimi) e una gavetta teatrale lunga come il vostro braccio, Liam Neeson qui regala una prova magnifica. Il mancato Oscar per “Schindler's List” (1993)? Tzè! Il mancato Oscar per “Darkman” quello è il vero scandalo!

Un mito, vi giuro che ancora oggi nei miei momenti di dubbio riflessivo mi ripeto “Perché? Perché? Perché? Perché?” (Storia vera)
“Darkman” inizia tra le nebbie e il tema musicale di Danny Elfman che arrivava proprio da Batman e per me sarà sempre il miglior compositore del fantastico al cinema. Il lungo sodalizio artistico con Sam Raimi è iniziato proprio sul set di “Darkman”, i due si sono incontrati mentre Sam era impegnato a dirigere la scena che vi descrivevo lassù, quella del tormentato Westlake appena fuggito dall’ospedale sotto una pioggia battente, pare che al tentativo di presentarsi al regista di Elfman, abbia ricevuto come risposta dal regista una cosa tipo: «Sì, sì, ok, piacere di conoscerti prendi questo secchio d’acqua e quando ti faccio un cenno, lancialo addosso a Liam Neeson». Avete presente la secchiata d’acqua che colpisce il protagonista mentre attraversa la strada per raggiungere la sua Julie? Anche quella è firmata Danny Elfman (storia vera).

Devo cercare di essere pragmatico, però, devo cercare di tenere a bada la mia sconfinata passione per questo film un po’ come Peyton deve fare con la sua rabbia. Iniziamo da difetti che per me sono pochi e del tutto secondari, ma per onestà intellettuale vanno citati anche perché sono quasi tutti legati alle numerose riscritture del film che sono state addirittura dodici (storia vera).

Malgrado tutto, Sam Raimi apprezzò molto l’ottima campagna pubblicitaria messa su dalla Universal, che ha creato l’attesa con poster promozionarli come questo (storia vera)
Per rendere più credibili gli elementi medici delle trama, Sam Raimi ha scritto il film con il suo compare più fidato, il fratello Ivan medico alla Michigan State University e sceneggiatore a tempo perso. Mentre per fornire un passato militare al cattivissimo Robert G. Durant, ha chiesto supporto all’ex militare e sceneggiatore Chuck Pfarrer, dopo aver apprezzato il suo lavoro in “Navy Seals - Pagati per morire" (1990), questo spiega perché Durant maneggia senza problemi un lancia granata nel finale e forse anche perché stacca le dita usando il tagliasigari, una trovata gustosamente horror.

“Credo che Larry Drake… Sarà perfetto!” (quasi-cit.)
Non ancora convinti del risultato finale alquanto bizzarro (perché semplicemente troppo avanti per l’anno 1990), la Universal commissionò un altro paio di riscritture a Daniel Goldin e Joshua Goldin e un altro paio ai fratelli Coen non accreditati come “Script doctor”, questo forse spiega perché il ruolo della protagonista femminile sia stato assegnato a Frances McDormand, amica di Raimi e sposata con uno dei Coen (mai capito quale). A complicare l’assunto anche il primo montatore Bud S. Smith che ha ceduto il compito al collega David Stiven, causa esaurimento nervoso (storia, purtroppo, vera) e capite da voi come mai alcuni passaggi logici vengano abbastanza clamorosamente meno.

Per essere un “Revenge movie”, uno degli aguzzini del protagonista non muore, almeno se non andate a cercarvi una delle scene tagliate dal montaggio finale, dove Darkman uccide lo sgherro con la gamba di legno-mitra (ideale continuazione della mano-motosega di Ash) crivellandolo con la sua stessa gamba. Mitra. Oh, insomma, quella roba lì! Inoltre, non ho mai capito come mai nel finale Darkman possa padroneggiare la voce di Durant senza problemi, per anni mi sono fatto bastare la spiegazione delle registrazioni della sua voce utilizzate con sapienza, ma so che potrebbe essere un po’ poco continuare a ripetere la frase tormentone: «Credo che… Sarà perfetto». Posso essere onesto? In anni e numerose visioni, questi problemi sono sempre stati robetta secondaria, perché “Darkman” è un capolavoro.

E' rapidissimo, è furbissimo, è giustissimo. Combatte con lealtà, con caparbietà, con abilità. E corre, corre Darkman (Darkman! Darkman!)
Il merito è quasi tutto dell’enorme cura che Sam Raimi ha messo nel suo film. Per prima cosa, il regista del Michigan fa la scelta più intelligente: parte presentando al pubblico il cattivo. Una delle più clamorose facce da bastardo mai viste al cinema, il diabolico Robert G. Durant, interpretato da Larry Drake, scelto da Sam Raimi senza aver mai visto nemmeno mezzo episodio della serie che ha lanciato l’attore (“Avvocati a Los Angeles”), perché secondo Raimi aveva lo sguardo giusto per la parte, al netto del risultato finale, un centro perfetto!

Tra i suoi sgherri compare l’altro fratellino del regista Ted, ma soprattutto Nicholas Worth, nei panni di Pauly, il primo sgherro a cui Darkman scippa l’identità provocandone la morte («Pauly, ti auguro buon volo!»). In un’opera così fumettistica Raimi affida a Worth lo stesso ruolo che ricopriva in un altro cinecomics ante litteram, ovvero “Il mostro della palude” (1982) dell’amico/rivale di Raimi, Wes Craven, un film che sono sicuro un nerd come Raimi conoscesse molto bene, a ma su questo dettaglio ci torneremo a breve con un post a tema.

Senza nessuna paura o volontà di mitigare le origini, Raimi trasforma lo schermo in una pagina a fumetti (ed è ancora una delle migliori rappresentazioni della rabbia viste al cinema)
Nella prima scena Raimi spazza via il campo da ogni dubbio: Robert G. Durant è un bastardo di prima categoria invischiato in ogni affare losco (droga, armi ed industria immobiliare... Giuro, nel film dicono proprio così!). L’altra faccia della medaglia è, ovviamente, il buonissimo dottor Peyton Westlake, un secchione innocuo che non farebbe male ad una mosca, anzi, ha dedicato tutta la vita a perfezionare una pelle sintetica che potrebbe aiutare tutte le persone ustionate del pianeta, se solo le cellule sintetiche delle sue maschere in stile Diabolik, non si sciogliessero come neve al sole dopo 99 minuti. Un problema che viene attenuato solo dall’oscurità, la pelle sintetica al buio è stabile e quando Liam Neeson s'interroga su quali segreti possa nascondere l’oscurità, non solo sta dando uno sguardo al futuro del suo personaggio, ma lo fa con una teatralità che è quella tipica dei personaggi dei fumetti, la loro “recitazione” è spesso esasperata dal disegnatore, ruolo ben ricoperto qui da un Sam Raimi in stato di grazia.

“Devi guardare in quella direzione, come se da laggiù stesse arrivando l’apocalisse” (quando il regista è più elegante del protagonista)
Il punto di contatto tra Durant e Westlake è la fidanzata del dottore, Julie (Frances McDormand) avvocatessa che ha il ruolo prima di rappresentare quello che il protagonista ha perso nella vita, poi di coprire il ruolo di damigella in pericolo (ricordate la MJ di Spider-Man, vero?). Julie ha per le mani un memorandum che incastra il suo capo, il losco costruttore edile Louis Strack Jr. (Colin Friels) in combutta con Durant per mettere le mani sul terreno necessario a costruire la sua ricca e scintillante città del futuro, sfiga! Peyton e Julie vivono per comodità sopra il laboratorio del dottore (casa e bottega) che viene dato alle fiamme da Durant e i suoi uomini… Con Peyton dentro. Per mano degli uomini di Durant, il dottore subisce un martirio che anticipa di una manciata di anni la scena iniziale di Il Corvo, da cui il protagonista esce con il volto sfregiato, le mani ustionate e creduto morto da tutto il mondo, compresa Julie che in un attimo (e una dissolvenza fumettistica di Raimi) passa da novella sposina a vedova.

Dannato uccelletto bastardo, nei Simpson almeno facevi ridere.
Ma se per qualunque supereroe l’ottenere i poteri coincide con la conquista di qualcosa che prima gli era precluso a livello sociale (per restare in casa Raimi, l’amore di MJ per Spider-Man), per l’antieroe Darkman i nuovi poteri sono una maledizione, il dottore passa dall’essere un uomo equilibrato che aveva tutto nella vita, ad essere una creatura grottesca, sfigurata, distrutta nel corpo e nella mente e dalle mani devastate. Non credo ci sia una singola scena più tragica e drammatica della terribile «Le mani… Mi hanno distrutto le mani!», un momento che se non avessi un personaggio da mantenere definirei quasi commovente, in cui Darkman si conferma un mostro della Universal a tutti gli effetti e non solo per via della casa di produzione, ma proprio per l’empatia con cui Raimi ci fa patteggiare per l’uomo che ha perso tutto ed ora ha solo la vendetta come unica ragione di vita.

Se non fossi schiavo del mio personaggio e potessi piangere al cinema, è su questa scena che lo farei (il dramma, quello vero)
Proprio come l’uomo invisibile di James Whale, Darkman è un essere tormentato e avvolto dalle bende, i suoi poteri non sono un dono, ma una maledizione frutto della scienza: per rendere sopportabile il dolore delle ustioni i nervi ricettori del dolore gli sono stati recisi, rendendo Westlake insensibile al dolore fisico. Per altro, sotto la mascherina da dottori che illustrano la buona riuscita dell’esperimento, ci sono Sam Raimi e il mio amico John Landis che ha anche suggerito l’attrice che interpreta la dottoressa, la bella Jenny Agutter, l’infermiera di “Un lupo mannaro americano a Londra” (1981).

Il mio amico John Landis vorrebbe giocare al dottore con Jenny Agutter (per Sam copre sempre lo stesso ruolo)
Per compensare l’assenza di sensazioni fisiche, il corpo di Westlake rilascia adrenalina (rendendolo quindi super forte), ma allo stesso tempo fragile e in balia delle emozioni, scoppi di rabbia che Raimi rende alla perfezione trasformando lo schermo in una tavola disegnata da Steve Ditko piena di visioni horror che si alternano ad abissi di depressione senza fine che rendono il protagonista un personaggio estremamente tragico, perfetto perché un pubblico (pre)adolescente possa identificarsi in lui, ma anche per tutti gli altri, se pensate che “The Elephant Man” (1980) di David Lynch sia drammatico, non avete mai visto la scena di Peyton che si autocommisera («Solo 5 dollari, per vedere il mostro che balla! Solo 5 dollari!»), si infuria («Farò vedere a tutti che non sono... Un mostro!!») e poi cerca di nuovo di ritrovare la calma («Sono uno scienziato. Peyton controllare la rabbia...»), prima di passare al contrattacco. Basta, altrimenti ve lo recito tutto questo film!

Era Tim Burton quello con la poetica dei Freak vero? Seee nemmeno le scarpe può allacciare a Raimi!
Raimi ci mostra la trasformazione del protagonista poco alla volta anche sullo schermo, le bende che come per pietà coprono lo scempio fatto sul volto di Westlake, diventano sempre più sfilacciate con il passare dei minuti. Svelando con un misto di curiosità e repulsione che da bambino mi faceva impazzire, l’ottimo lavoro di trucco a cui Liam Neeson si è dovuto sottoporre per ore ogni giorno.

Ammirazione e repulsione per un personaggio, con quel tocco di Brian Bolland che non guasta mai.
Oggi definiremmo “Darkman” una storia di origini, ma nel 1990 Sam Raimi si stava muovendo in un territorio inesplorato battendo per primo strade che tutti quanti oggi ancora utilizzano. La bellezza di Darkman sta nel suo essere tragico in tutto, una mente spezzata che si aggrappa con mani distrutte ad una vita che ormai ha perso e più si ostina a rifiutare la sua condizione di mostro, più si ritroverà ad agire come tale. Quando nessuno sapeva ancora come raccontare al cinema il processo da zero ad eroe tipico dei personaggi dei fumetti, Raimi usando tutta la sua esperienza di regista (appassionato di) Horror, facendo percorrere a Peyton Westlake il percorso in direzione opposta, da Dottor Jekyll a Mr Hyde, da persona quasi felice ad antieroe tragico, che contorto e aggrappato ad un Gargoyle si interroga: «Dio che cosa sono diventato? Che cosa sono diventato»).

Il talento di Sam Raimi è la vera forza propulsiva di “Darkman”, malgrado le riscritture e i tagli al montaggio, il regista di Evil Dead si conferma il genietto visivo capace di imprimere il suo tocco anche alle pellicole su commissione, figuriamoci una che sentiva così tanto sua a livello di spunti narrativi. Ad un solo anno di distanza dal Batman di Burton, Raimi entra a gamba tesa creando un personaggio che fa sembrare il crociato di Gotham un’educanda («Ho dovuto imparare cose anche peggiori») e la sua capacità di gestire ogni momento del film è totale.

Un momento chiave, la scelta dell’eroe, e uno così può scegliere solo l’oscurità.
Da grande maestro della messinscena, Raimi da forma cinematografica alla furia del suo personaggio spaccando letteralmente lo schermo, ancora oggi credo che nessuno abbia saputo rendere così bene al cinema il concetto stesso di lasciarsi sopraffare dalla propria furia, eppure con la stessa abilità Raimi può inserire nel film tocchi splastick perfettamente azzeccati (Darkman che corre sul camion) il tutto mentre orchestra scene d’azione avanti di almeno una ventina d’anni. Vi dico solo che nel 2002, mentre ero in sala a guardare per la prima volta il suo Spider-Man, avevo continui flashback dello scontro tra Darkman e Durant sull’elicottero. Unica differenza che qui a guidare “The Classic”, la Oldsmobile delta 88 beige che compare in tutti i film di Raimi, ci sono Ethan e Joel Coen (Storia vera).

Il cameo della mitica "The Classic" (guidata dai fratelli Coen)...
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Ok, ma da grandi responsabilità che cosa deriva? Grandi dolori? Grandi solitudini? Per lo Spider-Man di Sam Raimi era così, perché la strada era già stata battuta nel modo più drammatico possibile dal dottor Peyton Westlake, uno che da poteri squallidi, in cambio ha avuto solo una vita distrutta, una faccia mostruosa e la consapevolezza di non essere più umano. La solitudine dell’eroe caricata di tutta la gravitas di un film che sembra un classico della Universal, però a colori.

...e il cameo di Bruce "The King" Campbell!
L’ultima scena è fondamentale, non solo perché Westlake per fuggire tra la folla si traveste da Bruce Campbell (ancora il suo cameo in un film di Raimi che preferisco), ma perché è la fine dell’arco narrativo di un personaggio percorso alla rovescia. La sua frase, «Io sono tutti gli uomini e nessuno. Sono dappertutto e in nessun luogo. Io... Sono... Darkman» è lo stesso identico finale, solo molto più drammatico del primo Spider-Man di Sam Raimi. Se ancora oggi ci sono film di supereroi che utilizzano la stessa formula, con tanto di presentazione del nome del personaggio nell’ultima battuta prima dei titoli di coda (e ci sono… E sono anche tanti!) è solo perché Sam Raimi aveva già mostrato a tutti la via da seguire e lo aveva fatto con il più tragico degli antieroi… Auguri Darkman, dopo trent'anni sei ancora il mio preferito.

Non l'anti-eroe che meritavamo, ma quello di cui non farei mai a meno.

46 commenti:

  1. Bella recensione Cassidy complimenti per questo lavorone, mi hai fatto venire un lunghissimo amarcord.
    Era uno dei primi film che vidi da quando ero picciriddu dopo Excalibur.

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    1. Hai presente i film della vita? Ecco, per me questo è uno di quelli. Abbiamo avuto trascorsi simili, “Excalibur” non mancava mai a casa Cassidy, e anche in quello, recitava Liam Neeson ;-) Cheers

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    2. È già Cassidy anche in quello.
      Ti dico anche di riguardanti la pellicola Il drago del lago di fuoco.
      È molto bello se mi ricordo benissimo nella mia mente, quando fui picciriddu.

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    3. Un giorno riuscirò a rivedermi anche quello, al momento l'unico fuoco è tutta la carne che ho sulla griglia per i prossimi post futuri ;-) Cheers

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  2. Auguri, Darkman!!
    Ovunque tu sia.
    Cosa mi hai tirato fuori, Cass.
    Piuttosto snobbato al cinema, si e' ripreso alla grande in home - video e nei passaggi in tv. Su Italia 1 era una presenza fissa.
    Ovviamente avevo la videocassetta registrata, anche se forse la versione televisiva era leggermente tagliata.
    C'era anche il videogame per Amiga e C - 64!! E pure per Nintendo, mi pare.
    Senza di lui non avremmo avuto Deadpool. Che grazie a Dio, demenzialita' a parte, orbita piu' vicino a questo che ad altri film di super.
    Impossibile non pensare al povero Westlake, mentre vedi Wade sfigurato.
    E' una figura tragica, commovente nei suoi momenti di disperazione quanto spaventosa negli scoppi d'ira incontrollata.
    Ma i veri mostri sono altri. Quelli che dietro allo smoking e alla facciata rispettabile combinano porcherie inimmaginabili. Tipo Durant e il suo deprecabile hobby di collezionare dita a suon di trincia-sigari.
    Drake me lo ricordo in Dr. Giggles, se non sbaglio. Dove faceva un medico mattoide che pur di curare le malattie si metteva a stroncare le vite dei suoi stessi pazienti, in maniera alquanto truce. Tipo il Feinstone di The Dentist.
    Neeson sara' alle prime armi ma e' GIGANTESCO. In tutti i sensi.
    Le musiche, poi...non sembrano, SONO QUELLE DI BATMAN.
    E al resto ci pensa il buon Raimi, che si inventa soluzioni e virtuosismi visivi a manetta.
    Parlando di Spider - Man...quando Peter realizza il costume, la scena ricorda gli esperimenti di Peyton nella fabbrica abbandonata. E nel secondo, i tentacoli di Octavius in azione hanno una ripresa in soggettiva simile a quella de La Casa.
    L'idea vincente del film, pero', parte da un'analisi un po' particolare. Tipo quella che fa Ben "La Cosa" Grimm quando riflette sui suoi poteri, e sui super - poteri in generale.
    Comodo quando oltre ad avere i super poteri sei bello, figo e indossi un costume sgargiante. Tipo Spidey (anche se lui viene penalizzato da una pessima agenzia di stampa) o quel pistola di Johnny Storm (sorry, non mi sta molto simpatico). O piu' della meta' dei Vendicatori. O il 90% dei super esistenti.
    Ma se per avere forza e resistenza sovrumane, ed essere quasi indistruttibile devi diventare un essere mostruoso e repellente...eh, il discorso cambia, ragazzi.
    Qui non assistiamo al tipico excursus di ogni super - eroe in erba che si rispetti.
    E' una storia vecchia come il mondo.
    Un essere umano non accetta mai i suoi poteri, all'inizio. Ma se diamo retta allo zio buonanima di Peter...intanto che capisce cosa ci deve fare e perche' li ha ottenuti, li mette al servizio del prossimo. Cosi' non sbaglia.
    Qui il meccanismo si inceppa.
    Westlake,come un supereroe, accetta l'impossibilita' di essere normale. Ma non si mette al servizio della gente. Ottiene la sua allucinata vendetta e poi sparisce nel nulla.
    Da qui l'idea fallimentare di trasformarlo in un paladino della giustizia nei due (ahime' scarsissimi) seguiti.

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    1. Non è bello citarsi da soli (si diventa ciechi) però guarda un po’ a che film facevo riferimento nel post dedicato a Deadpool?

      Il momento chiave è la “scelta dell’eroe”, lo Spidey di Raimi era un buono a tutto tondo, davanti al dilemma se salvare i bambini o la sua amata, lui salvava entrambi. Darkman potrebbe conservare un minimo di morale risparmiando il suo nemico, ma non lo fa, perché al massimo lui è un anti-eroe. Penso che mi ripasserò anche i seguiti, perché mi è tornata malamente la febbre per il film (storia vera) anche se li ho sempre trovati inutili. Cheers!

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  3. Ah, che miscela esplosiva qui con Sam Raimi, Liam Neeson e Danny Elfman. Io ho l'impressione che un film con la musica di Danny abbia un valore aggiunto già in partenza. Succedeva già quando si firmava Oingo Boingo e musicava La Donna Esplosiva (dove appare un giovanissimo Robert Downey Jr. prima di avere gravi problemi di dipendenza). Su Liam se vuoi lo trovi pure lui giovanissimo con Robbie Coltrane in quella roba trashissima che è Krull.
    E di Raimi nulla si può aggiungere al tuo scritto se non che Sam sa perfettamente come fare un film mettendoci dentro tutto quello che serve.
    P.s.
    Anch'io ho visto questo film nei passaggi televisivi di Italia1, ma voglio recuperarlo perché temo che la censura avesse fatto qualche danno. Era successo malamente coi Nightmare di Craven e Le Iene di Tarantino.
    Forse tu puoi confermare tali timori?

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    1. “Krull” vorrei rivederlo non lo ricordo per niente, per me Danny Elfman sarà sempre il miglio compositore del fantastico, puro e semplice. Raimi è drammaticamente dato per scontato, molti criticano il fatto che faccia film “commerciali” (parola che odio, tutti i film sono a scopo di lucro) ma si dimenticano della professionalità con la quale li dirige, per me è un genietto anche qui, puro e semplice ;-)

      Me lo sono rivisto e ti dirò, era esattamente come lo ricordavo (perché ovviamente lo ricordavo tutto a memoria, sul serio ho esagerato con il numero di visioni di questo film). Non metto in dubbio che qualche volta sia passato in tv con dei tagli, ma la vhs che avevo registrato io era integrale, violento era e violento l’ho ritrovato ;-) Cheers

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    2. Penso che lo rivedrò. Di Krull ho parlato da me lo scorso anno e in termini non proprio lusinghieri, ma se lo prendi in ridere funziona anche😂😂😂

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    3. Ero un po' che lo volevo rivedere, ogni tanto ritorna in auge, grazie per la dritta farò così ;-) Cheers

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  4. Ricordo che al tempo mi piacque molto, forse l'avevo in VHS o dvd perchè di sicuro l'ho visto più di una volta ma ormai è passata davvero una vita... tu ovviamente con la recensione metti una gran voglia di rivederlo ma non so perchè per questo titolo ho il forte sospetto che sia invecchiato male male, un pò come Highlander...

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    1. Avevo la vhs e ho il dvd, ero pronto a ritrovarmi davanti un film invecchiato male, invece anche nella parti dove mostra i segni del tempo, funziona alla perfezione, lo trovo più al passo con i tempi (e audace) di tante storia di origini di super eroi contemporanei. Cheers!

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  5. Darkman. Spider-man. Ditko Man ed il suo oggettivismo randiano e la misantropia. Gli eroi universal-i di Raimi Man si fanno mordere da ragnetti col booster tecnobubblico o perdono la faccia e le mani, ma non sentono + il dolore di dover chiedere la mano alle loro signore MJ in Coen.
    Chissà che ne avrebbe scritto il doc Wertham di roba così. Io ricordo ancora lo spettro di Spidey a braccia aperte che divide Pavido Parker dalla Betty Brant che sposerà Need Leeds, sebbene ami Peter. E tutti sappiamo che fine fanno le altre ragazze che finiscono nella Ragnatela Ingarbugliata
    ( cit. ).
    Carabara, non so se anche tu hai il bonellide Pay Press che ristampa la riduzione a fumetti del film - b/n , matite di Bob Hall e Mark Texeira inchiostrate da Tony de Zuniga - che ti confesso non essere il mio albo Marvel preferito - forse un problema di traduzione - e che non deve essere stato un successo perché da noi non è arrivata la mini disegnata da Javier Saltares ( cognato di Texeira ed al lavoro con lui sul Ghost Rider del 1990 ).
    La prima volta che Sam Erre sarà dalle mia parti di nuovo gli chiederò se Peyton si chiama così per lo show Peyton Place e se Westlake è un omaggio al creatore di Dortmunder e di Parker ( non pavido ) collo pseudonimo di Richard Stark. Pulpissimo! ciao ciao

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    1. Ero in vacanza al mare, vidi il bonellide guardarmi da una bancarella, una sfogliata veloce, papà che mi chiama, vabbè dopo magari ripasso, ripasso, sparito per sempre, come Darkman. Da allora un mito nella mai testa, ricordo la copertina con la faccia mezza sciolta del personaggio, quando conobbi poi Mark Texeira, avevo già familiarità per via di quel fugace incontro (storia vera).

      Spidey allontana le donne per metterle in salvo, Spider-Sam è cresciuto come noi con quella porzione di storie lì del personaggio (non come ora che cambia fidanzate come calzini a seconda di chi scrive le storie), quella gravitas è rimasta in Sam (Ash Williams farà anche il gradasso ma con le signore non è più fortunato), quando al cinema nel 2002 i miei amici videro pavido Parker lasciare con un palmo di naso Kirsten Dunst fecero partire un coro dal loggione, io avevo in testa la signora Coen (uno dei due, non so quale) e già sapevo. Sam Raimi über alles. Cheers!

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  6. Io dico solo una parola mio caro amico Cassidy, Darkman è il Batman della Universal.
    Punto e basta cit.

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    1. Vero, con la differenza che Batman nega ancora la sua natura di mostro (che qualche suo nemico cerca puntualmente di ricordarli), Darkman l’ha già accettata. Cheers!

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  7. Visto, rivisto, stravisto (pure i suoi immondi seguiti prodotti per la tv, ma per questi una sola visione). "Darkman" era il film che quando andavo in videoteca da bambino mi attirava come non mai, perchè diciamocelo, la locandina è una delle più fighe mai fatte e se hai come me 9 anni ai tempi, nmon puoi non innamoratene. La visione è arrivata molto dopo e devo dire che la prima volta ricordo ancora, proprio come te, quella curiosità mista a puara di scoprire cosa si nascondeva sotto le bende. Il film ha sicuramente qualche problemino di montaggio, ma un film del genere oggi al cinema sarebbe grasso che cola, eppure a quei tempi fu un flop (almeno avevo letto così). Ma parliamo della colonna sonora? Quella di Darkman, Elfman fagocita se stesso, scrivendo una partitura addirittura superiore a quella del primo Batman. Ma vogliamo parlare del primo Spider-man che in più di una occasione riprende le idee di Darkman, vedere il momento in cui Peter Parker inizia a mutare steso sul letto, ma anche altri. Sembra proprio che Raimi si sia preso la rivincita inserendo così tanti punti di contatto con questo film nelle avvenutre dell'eroe Marvel. Ma poi le scene d'azione di "Darkman"? Ancora oggi funzioanno alla grande. Chiudo con un piccolo triste pensiero. Pensare che un regista del genere non faccia più nulla se non produrre una sequela di film brutti (ma che incassano), mi stringe il cuore.

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    1. Non avrò mai più un personaggio che mi spaventava e mi attirava come il dottor Peyton Westlake, quel tipo di attrazione/repulsione l’ho provata per Seth Brundle e forse qualcuno dei mostri di Lon Chaney.

      Elfman ha regalato il tema musicale a Batman (ripreso identico in “The animated series”) e poi quello azzeccato e perfetto per un anti-eroe come Darkman, poi nella stessa carriera, anche Spider-Man, così, perché passava di lì.

      Quando attorno al 2000 si inizio a parlare di Raimi come regista di Spider-Man vidi molti nasi storcersi, proprio tanti, ma il mio no, perché sono cresciuto con “Darkman”. A costo di passare per ripetitivo, per me Raimi è un genio, un genio lo vorresti sempre vedere al lavoro, ma lo scenario odierno è desolante anche per questo. Cheers!

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    2. Pensare che un regista del genere non faccia più nulla se non produrre una sequela di film brutti (ma che incassano), mi stringe il cuore.

      Ti riferisci a roba come Crawl-intrappolati?

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    3. Come produttore Raimi è... Non lo so, gli voglio troppo bene per scrivere qualcosa di negativo, ma è meglio se dirige. Per fortuna in questo periodo è tornato al lavoro, con una serie tv e il prossimo "Doctor Strange" ;-) Cheers

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    4. Credo che Doctor Strange 2 nelle sue mani sarà bellissimo

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    5. Raimi ha le tavole di Steve Ditko nel DNA, è l'uomo giusto per la missione ;-) Cheers

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  8. Mi riprometto adesso di rivederlo, ricordo che ne parlò qualcun'altro poco tempo fa, non ricordo chi, e ci proverò ;)

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    1. Non ti saprei dire, ho avuto voglia di rivederlo per motivi che saranno chiari venerdì su questa bare, realizzando che é l'anno dei suoi primi trent'anni, era il momento di portare uno dei miei film preferiti di sempre su questa Bara ;-) Cheers

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  9. Io non sono mai riuscito a vederlo come un film di supereroi, piuttosto un film di vendetta con un protagonista furibondo e mascherato con capacità di poco superiori al normale. Comunque fantastico, l'avrò rivisto mille volte anch'io.

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    1. Di base la struttura da film di vendetta è quella di "Il corvo" (lui si tratto da fumetto), ma Raimi é risalito su fini alle origini Pulp dei super eroi, prima che Tarantino si prendesse questa parola. Cheers!

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  10. Film visto molto poco da ragazzino e recuperato da più grandicello con la VHS presa in edicola (Panorama?). Non posso quindi dire che sia stato tra i miei cult da bambino, anzi, proprio non mi prendeva. Poi man mano ho iniziato ad apprezzarlo e ora sì che lo considero un classico (Classido) che ha tracciato il cammino.

    Non ho molto da aggiungere visto che il tuo post è parecchio esaustivo e ricco di aneddoti. Mi hai messo la voglia di rivederlo perché è da un pezzo che non lo ribecco in tv... Dannato Cassidy!

    Ora dopo "Rocketeer" sotto con "Dick Tracy", "L'Uomo Ombra" e sopratutto l'agghiacciante "The Spirit". Sull'ultimo c'ho i brividi...

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    1. Ho costruito i miei (dis)gusti attorno a questo film, gli devo molto. Arriveranno, sono in missione per conto del Dio dei fumetti ;-) Cheers

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  11. Uno dei miei film preferiti!
    La chiosa finale del film mi fa ancora venire i brividi.

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    1. Erano tanti anni che non lo rivedevo, mi ha emozionato come se non lo avessi mai visto conoscendolo comunque a memoria, momenti da brivido a buttar via. Cheers!

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  12. Noooo! Come ho fatto a scordarmi di Darkman?!? Appuntamento immancabile in ogni suo passaggio Tv (mi sembra che sì, alcune volte sia passato censurato...), la vhs ad un certo punto diede forfait con le testine del videoregistratore che gridavano pietà. Davvero non mi spiego come possa essermi dimenticata dell'esistenza di questo filmone!
    Repulsione e attrazione in egual misura per la storia di quest'uomo pressoché comune che si ritrova strani superpoteri che non vorrebbe mai nessuno...mostro dentro e fuori. Smuove pietà e orrore ad un tempo. Adoro Darkman.
    Mi tocca ringraziarti di nuovo Cassidy. Hai il superpotere di ritrovare tutti i film che preferisco 😉

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    1. Sono stato fortunato, ho registrato uno dei primi passaggi senza censure ;-) Poteri migliori di quelli del dottor Westlake, più facili da gestire, ben felice di averli anche perché questo è uno dei miei film della vita. Cheers!

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  13. Bellissimo film e bellissimo articolo. Il personaggio tormentato di Darkman è sempre stato triste e malinconico, ma anche un vero super eroe ante litteram, diventato pazzo suo malgrado e spinto dal sacro fuoco (anche se in questo caso sarebbe meglio dire furore) della vendetta. In ogni caso bravo Liam, ragazzone espressivo e dinoccolato, credibile sia come scienziato pacioccone che come oscuro vendicatore. Io ho avuto il piacere di vederlo al cinema e poi spesso in tv, anche la trasfigurazione fisica, telefonatissima fin dalle prime battute, che corrisponde poi alla schizofrenia mentale, rese come dici bene, efficacemente dal buon Raimi, mi hanno sempre reso simpatico questo mostro dal cuore buono e tormentato. 👋

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    1. La trasfigurazione resta incredibile, un quarto di viso "solo" scolorito, mentre il resto letteralmente scarnificato, come esteriorizzare il cambiamento interiore del personaggio nel modo più horror possibile. Per il resto ti ringrazio molto ;-) Cheers!

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  14. Arrivo tardi ma applaudo fino a farmi infuocare le mani: tanti auguri, Darkman. Sei ancora tutti e nessuno, malgrado i tentativi di imitazione ^_^
    Purtroppo io avrei potuto vederlo in sala ma non l'ho fatto, ma ho seguito da vicino sia i trailer che le riviste di cinema... che poi era solo CIAK! E ovviamente le mie mani si strinsero subito sulla novelization ufficiale a fumetti appena apparve in edicola, ai bei tempi in cui le edicole erano edicole.
    Visto prima in VHS poi registrato dai vari passaggi televisivi, non l'ho visto il tuo stesso numero di volte ma l'amore c'era e c'è, sia perché Raimi puoi solo amarlo sia perché quel tipo di azione concettuale è imbattibile e invincibile.
    Quella nebbia da cui fuoriusciva il titolo Darkman era puro capolavoro, e pensa che all'epoca avevo appena scoperto "Alien" con il suo tavolo vuoto con l'uccellino dondolante al centro... che zacchete, me lo ritrovavo in Darkman a dar fuoco al mondo! Grande periodo per gli uccellini dondolanti :-D
    Nei primi Duemila ho scoperto "Avvocati a Los Angeles" con vent'anni di ritardo, e mi è pure piaciuto. Solo che lì Larry Drake fa il "puro di cuore" (cioè bambinone un po' ritardato) coccolato dai protagonisti belli e ricchi. No, il suo ruolo della vita è Durant!

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    1. Mai visto nemmeno una puntata di "Avvocati a Los Angeles", non potrei mai vedere Larry Drake con occhi diversi, per me sarà sempre e solo Durant ;-) Vero era presente anche in "Alien" anche se si ricordano solo per un episodio dei Simpson. Per essere stato un solo film, "Darkman" ha generato abbastanza materiale, più di altri film più blasonati, però dici bene è ancora unico, è diventato il classico che nessuno ricorda abbastanza ;-) Cheers!

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  15. Bella recensione su bel film classico anni 90, Cassidy ��

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    1. Grazie capo, è uno dei miei film della vita, ci tenevo ad averlo ;-) Cheers

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  16. Ti dirò, non l'ho mai visto ma mi hai ispirato e non poco con questo post...

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    1. È uno dei miei film della vita, sono contento di avergli fatto una buona pubblicità. Aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  17. Francesco (M)5 marzo 2020 21:42

    Raimi è capace di mettere insieme citazioni e generi a gogò senza appesantire il film, ma anche tu metti dettagli, non meno a gogò, senza appesantire la recensione. Oh Darkman correrà correrà batmanicamente ma di combattere con lealtà non gli passa manca nell'anticamera dello sfregiato cervello. Questo è il cinema da fumetto o fumetto da cinema che mi piace; e certi registi sanno farlo iniettando il loro stile anche in produzioni importanti, come dici; anche se sempre meno, per vari motivi. Oh ma se poi l'anno messo sotto tagli e modifiche e nonstante questo è il film che è... allora questo film, il film stesso... è proprio lui, Darkman. Meta-Darkman, ahhh. L'essere anti-eroe fa molto per sottolineare il lato mostro-esclusione sociale, che come dice Redferne si perde nei supereroi bellocci, e lo fa con la necessaria empatia senza renderlo meno mostruoso; anzi,la sua alienazione fa vedere come da grandi poteri non derivano affatto, linearmente, grandi responsabilità; di più quello che dice Crepascolo mi fa fare una altra sega mentale, che la parte randiana tolta a Spiderman emerga prepotente in questo individuo alienato e vendicativo. Un vero super-uomo e tolto il mito lo vedi per quello che è il super-uomo è un individuo mostruoso e alienato, tragico perchè non lo ha scelto lui. Eh, come diceva Fritz Leiber, "Amo i mostri". Ci ha ragione il Pinguino Batman ha l'invidia del freak; o è un mostro ma non nel modo che vorrebbe lui. Ah Neeson d'azione, secondo me, è la redenzione dalla sua caduta nel lato peggiore di Spielberg (he, really, learned to live with a lot of things).

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    1. Il paragone con Raimi mi lusinga, ho sempre ammirato il suo modo di prendere sul serio il suo lavoro ma non se stesso, quindi ti ringrazio di cuore :-D Molti registi hanno affrontato gli adattamenti fumettistici cercando di mitigare la natura fumettistica della materia (penso ai costumi degli X-Men di Singer), Raimi mai, al massimo ha contribuito massicciamente a dimostrare che dovrebbe essere il cinema ad adattarsi al fumetto e non il contrario, quindi se possiamo riconoscere che il suo film 2002 ha forgiato il modello della Marvel e di parecchi film contemporanei, dovremmo riconoscere che il lavoro sporco lo aveva fatto ancora prima con “Darkman” ;-) Cheers!

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  18. Ottima recensione per un grande film che vidi in sala anch'io, ai tempi, e ogni volta che me lo rivedo non posso non ri-constatare ogni volta quanto sia invecchiato bene anche nelle parti più apparentemente datate (Raimi, ragazzaccio geniale)! A proposito dei villain con cui il povero Peyton/Darkman ha a che fare qui, se Larry Drake/Durant è un gigante di malvagità nemmeno il suo principale Colin Friels/Strack Jr. gli è da meno: peccato per lui che, in posizione assai precaria al termine di quel magistrale combattimento ai piani alti di un grattacielo in costruzione, dimostri di non aver capito quanto -sul piano etico e morale- Darkman ormai sia disposto a... lasciar andare (letteralmente) ;-)

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    1. Colin Friels è un “boss finale” molto riuscito, che riesce a dimostrarsi anche più malvagio di Durant, che è brutale nei modi mentre Strack risulta anche peggior perché più subdolo. Porta la cattiveria ad un altro livello, basta dire che Peyton non realizza pienamente la portata delle sua azioni, preso dalla foga della vendetta contro Durant, è Strack che lo costringe a fare i conti con se stesso, solo che Darkman è un anti-eroe, quindi ciao ciao Strack, fai buon volo. Per altro, da “Trappola di cristallo” in poi, quanti cattivi abbiamo visto volare di sotto? ;-) Cheers

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  19. Finalmente l'ho visto!!!! Mi sono documentato, ho preparato la rece e poi son venuto qui a leggere la tua. :--)

    Molto interessante, un sacco di informazioni, come sempre, e un po' ti invidio per non essere cresciuto con questo film. Io son cresciuto col Batman di Tim Burton (che comunque non va mica buttato via)! :--D

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    1. Per motivi anagrafici ho visto prima il Batman di Burton al cinema e mi ha segnato molto, ma "Darkman"? "Darkman" è uno dei miei film della vita, non vedo l'ora di leggerti. Cheers!

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