lunedì 3 febbraio 2020

Watchmen - Stagione 1: La fine è davvero vicina

I fumetti ci hanno insegnato che il buono e il cattivo spesso sono due facce della stessa medaglia e in molti casi possono essere anche amici. Un po’ come se io e il mio arci nemico GIEI GIEI Abrams ci incontrassimo al pub, probabilmente finiremmo a parlare delle comuni passioni, come la bellezza dei film di Steven Spielberg.

Sto prendendo questo post alla larga, lo so, ma se avete visto tutta la prima (francamente spero anche unica) serie di “Watchmen” potete sopravvivere anche alla mia canonica premessa che sembra vagare senza direzione. Ho sempre considerato Damon Lindelof un po’ il braccio armato di GIEI GIEI, il suo cane da guardia sguinzagliato per fare il lavoro sporco, come tentare di portare in meta quel grande casino meglio noto come Lost.

Il nemico pubblico numero 2 (GIEI GIEI mantiene il primato)
Proprio come Rorschach, Damon “cioccolatino” Lindelof non è certo senza macchia, perché anche lontano da GIEI GIEI è sempre quello che ha firmato quella porcheria di Prometheus. Mi sono rifiutato di vedere la sua serie tv “The Leftovers”, malgrado qualcuno (per un po’) me ne abbia parlato discretamente e ho semplicemente ignorato l’idea che “cioccolatino” fosse al lavoro su una serie televisiva ispirata a Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, sperando che ignorando il problema sarebbe scomparso da solo, politica che non paga dividendi, se volete saperlo.

La serie tv su “Watchmen” è arrivata facendo anche parlare di sé ed ora che ho finalmente messo “nero su Bara” anche la mia posizione (e il mio complicato rapporto) con l’adattamento cinematografico diretto da Zack Snyder, posso affrontare anche “cioccolatino”.

Jean Smart nella parte della tosta agente, ma anche del mio approccio a questa serie scritta da "Cioccolatino".
In quanto proprietario di dalmata ho una naturale propensione a vedere tutto bianco e nero, spesso a giudicare in puro stile Rorschach. Ho sempre avuto la certezza che al pari dell’immaginaria birra al Pub con GIEI GIEI, potrei fare lo stesso con Lindelof, anche se con lui molto probabilmente finiremmo a parlare di fumetti, visto che il ragazzo è irrimediabilmente e totalmente Nerd. Di solito ce ne vuole uno per riconoscerne un altro, quindi, credetemi, lui lo è di sicuro.

Solo un Nerd farebbe una robetta del genere, garantito!
Un Nerd cresciuto leggendo e rileggendo Watchmen, come faccio io, come ha fatto Zack Snyder e come fanno anche molti di voi, con la sola differenza che Snyder ha dimostrato che del fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons guardava solo le figure, mentre Lindelof... Beh, lui lo ha letto e lasciatemi aggiungere che, forse, lo ha anche capito. Non sono mai stato tenero con “cioccolatino” che per ora con i suoi lavori mi ha spesso fatto vedere tutto nero, ma questa volta, vedo del bianco perché questa serie devo dire che mi è anche piaciuta.

Ci ho messo un po’ a tirare su un giudizio, perché i primi episodi risultano interessanti nel loro mettere sul tavolo parecchi argomenti, ma (ovviamente) non risolutivi. Trattandosi dell’uomo dietro a sei anni buttati nel cesso con Lost, ho tenuto la guardia parecchio alta, ma verso il quarto episodio ho pensato che il ragazzo avrebbe potuto farcela e, in effetti, così è stato. Apro un doveroso paragrafo molto importante, poi andiamo nel dettaglio.

I ragguardevoli titoli (brevi) di questa serie (ma perché le scritte in sovraimpressione ormai hanno caratteri monumentali?)
Nei primi episodi “cioccolatino” non lo mette subito in chiaro, anche se alcuni indizi sono palesi: questa serie tv sceglie di ignorare completamente il film di Zack Snyder per proporsi come seguito del fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons. Se avete visto solo il film del 2009, resterete spiazzati subito per alcune differenze e a lungo andare vi sarà impossibile comprendere tutti i riferimenti. Se non avete mai letto "Watchmen" in vita vostra, questa serie è semplicemente incomprensibile, ma soprattutto… ‘Azzo state qui a leggere me, correte a rimediare no!? Fine del doveroso paragrafo, da qui in poi SPOILER!

Da buon Nerd, Damon Lindelof realizza il sogno di ogni lettore di Watchmen provando a rispondere alla domanda (più che lecita) che viene in mente a tutti dopo l’ultima pagina del capolavoro di Moore e Gibbons: "Cosa è successo dopo?". La risposta è, ovviamente, quella di Lindelof che potrebbe essere diversa dalla mia, dalla vostra e sicuramente sarebbe MOLTO diversa, se mai Alan Moore decidesse di scrivere per davvero un seguito di “Watchmen”, cosa che non farà mai perché tanto non ha certo bisogno di farlo, aveva già detto tutto nel 1986.

“Nel 1986 me la spassavo a Miami con Rico, bei tempi quelli!”
Perché dico che Snyder guardava solo i disegni (lo capisco, visto che quelli di Gibbons sono stupendi), mentre Lindelof ha davvero capito il senso di Watchmen? Perché nel creare il suo seguito alla storia, tiene conto della lezione di Moore e non si dimentica del fatto che il Mago di Northampton, scrisse Watchmen anche in reazione alla Reaganomics. Lindelof, a suo modo, fa lo stesso: parte dall’ultima pagina del fumetto di Moore, ma non si dimentica della strambo mondo in cui viviamo, anzi, trova il modo di far conciliare piuttosto bene le due cose.

Anzi, da vero Nerd certificato, “ciccolatino” non fa NULLA per negare quelli che da anni vengono considerati i “punti deboli” (virgolette obbligatorie) dell’opera originale di Moore, da parte sua non arriva nessun tentativo di correggere quelle parti che alcuni lettori particolarmente puntigliosi amano additare. Quindi, se ve lo state chiedendo: Adrian Veidt usa ancora la stessa password per il computer e no, nessuno ha sostituito il piano assurdo (da personaggio dei fumetti, dimostrazione che Watchmen non ha punti deboli) con dei missili nucleari, su New York nel 1985 è precipitato un enorme calamaro gigante che ha sconvolto molte menti e cambiato il mondo e proprio da qui Lindelof parte, facendo un ottimo lavoro nel costruire il mondo in cui è ambientata questa nuova ucronia.

Dopo 34 anni dall’avvenimento che colpì New York nel 1985, il Dottor Manhattan è ancora in esilio volontario su Marte e i vigilanti in maschera, malgrado qualche sparuto tentativo, sono sempre illegali. Dopo essere arrivato a mezzo giro di lancetta della distruzione totale, il (non tanto coraggioso) nuovo mondo che è sorto dal piano di Veidt è estremamente sensibile alla questione delle tensioni razziali e cerca in tutti i modi di compensare gli afro-americani che hanno subito discriminazioni, ben rappresentate dalla “notte bianca” di Tulsa nel 1921, un massacro operato da parte dei suprematisti bianchi, sulla popolazione locale, che apre la prima puntata della serie.

Più che suprematisti bianchi, suprematisti bianco-neri.
Damon Lindelof ci scaglia subito nel vivo della sua storia, raccontando il massacro dal punto di vista di un ragazzino di colore che viene salvato dalla distruzione del suo mondo, solo perché i suoi genitori lo nascondono dentro una cassa al momento giusto, in una scena che ricorda in tutto e per tutto le origini di Superman.

Saltone in avanti nel tempo, in questa America estremamente sensibile alle minoranze, il Presidente è uno che dei suoi valori di democratico ha sempre fatto bandiera, Robert Redford (toh, un altro presidente attore!). Ma non tutto è pesche e crema, dopo aver messo le mani sul diario di Rorschach, un gruppo di suprematisti bianchi (che onorano il vigilante indossando maschere maculate), invocando verità sui fatti di New York, si oppongono con forza alla parità di diritti e trattamento delle minoranze, si fanno chiamare il Settimo Cavalleria e sono pronti a seminare il loro odio nel mondo, con sempre più proseliti. Per difendersi dalle loro ritorsioni, gli agenti di polizia hanno dovuto iniziare ad agire a volto coperto (con maschere e identità paradossalmente quasi da supereroi) per non incappare in vendette trasversali, tra di loro spicca Sorella Notte, l’agente Angela Abar (Regina King).

Picchia come la “pinguina” dei Blues Brothers e ha più o meno lo stesso look.
Vi ricorda niente tutto questo? Ad esclusione dei poliziotti mascherati e delle costanti piogge di calamaretti morti dal cielo, Damon Lindelof utilizza "Watchmen" come spunto di partenza per parlarci anche di un mondo ossessionato dal “politicamente corretto”, in cui si fa di tutto per correggere gli errori del passato mettendo alla berlina razzisti, misogini e bulli, anche se questi, nella loro veste più estrema, sembrano tornare in auge con fin troppa risposta di pubblico, questo 2019 alternativo è fin troppo simile a quello reale e al suo seguito, il 2020.

In tutto questo “cioccolatino” strizza l’occhio a Watchmen (l’uso simmetrico delle uova una costante per tutta la serie, oppure una schizzata di sangue sopra una spilla a forme di Smile), ma lo fa stranamente senza risultare urticante, perché nella sua versione della storia ha parecchio di nuovo da aggiungere, senza negare il passato, basta dire che molti hanno sempre considerato Jeremy Irons il perfetto Adrian Veidt e finalmente qui lo vediamo per davvero interpretare l’invecchiato, ma ancora gagliardo Ozymandias.

“Decisamente meglio che fare il maggiordomo a Ben Affleck
Il mondo che costruisce Lindelof è diviso tra bianchi e neri, come se fosse filtrato dalla maschera di Rorschach che nella serie non compare, ma è ben sostituito da “Specchio” (il bravissimo Tim Blake Nelson, una vita da attore feticcio dei Coen qui in grande spolvero) la cui maschera, non a caso, tende al grigio ed infatti è un personaggio controverso a cavallo degli schieramenti, ma che comunque “cioccolatino” (hanno tutti un soprannome nella serie, quindi il suo resta quello) riesce a rendere completo e ben caratterizzato grazie anche ad un episodio chiave a lui dedicato (1x05 “Little Fear of Lightning”).

Solo io sto pensando alla battuta sul sesso sicuro di “Una pallottola spuntata” (1988)?
Lindelof con questa serie sembra aver fatto un remix di un pezzo classico (passatemi la metafora musicale), una versione più moderna, ma rispettosa dei canoni della canzone originale. La trama e i legami tra i personaggi diventano chiari nel corso della storia (proprio come accadeva in nel fumetto), ma trattandosi di un remix, alcuni elementi devono cambiare, quindi ci sta che Veidt debba fare i conti con un personaggio come Lady Trieu che rivela la sua natura (e le sue intenzioni) solo all’ultimo momento.

Le simmetrie tra personaggi sono rispettate e diventa piuttosto avvincente scoprire le origini di questi personaggi che, però, riescono da subito a risultare anche piuttosto carismatici. Il capo della polizia interpretato da Don Johnson sembra l’eroe di turno (anche in virtù del fatto di esserlo stato per anni in televisione), mentre Regina King e la sua Sorella Notte alla lunga emergono per effettivi meriti e non per buonismo di facciata, nell’assegnare il ruolo principale ad una donna, per di più nera.

Se vi ricordate il nome di questo personaggio, vuol dire che avete letto tante volte Watchmen (oppure lo avete letto attentamente)
In questo mondo di specchi in cui bianco e nero determinano la posizione nella scala sociale, il vecchio Louis Gossett Jr. riesce ad aggiungere un ruolo mitico in una carriera che ne aveva già parecchi, ma una menzione speciale la merita anche l’ipnotica (e a tratti angosciante) colonna sonora firmata da Trent Reznor e Atticus Ross.

Dove Damon Lindelof dimostra di aver letto, capito e assimilato la lezione di Watchmen nel sesto episodio della serie (1x06 - This extraordinary being) dove un personaggio minore, ma chiave, del capolavoro di Moore e Gibbons diventa assoluto protagonista di un episodio bellissimo. Non vi farò nessuna rivelazione, ma è chiaro che Moore non avrebbe risolto allo stesso modo il mistero dell’identità segreta di Giustizia Mascherata, ma proprio con questo mistero Lindelof ci regala un seguito moderno e rispettoso dell’originale, in grado di appassionare i vecchi lettori, ma di portare avanti la trama in modo brillante, trattandosi dello stesso che ha scritto Prometheus è davvero incredibile!

“Ti rendi conto? Cassidy sta parlando bene di te!”, “É il giorno più felice della mia vita mi viene da piangere!”
Questo remix di “Watchmen” riesce a spingersi fino a episodi tematici in equilibrio tra il comico e il romantico, come l’ottimo ottavo episodio (1x08 - A God walks into a bar) in cui Lindelof aggiorna anche il personaggio più iconico (e vistoso) del fumetto originale, ovvero il Dottor Manhattan. Ci riesce nascondendolo (in bella mostra) per quasi tutto l’episodio e scoprendo le carte poco alla volta, fino a riuscire a trovare il modo di aggiornare il personaggio e di renderlo coerente con la sua versione della storia.

"Sfumeggiante!" (o "Spumeggiante!" ancora non mi capacito)
Insomma, ero pronto al disastro con questa serie, invece mi sono divorato i nove episodi con curiosità, non ho mai trovato un singolo momento che mi abbia fatto urlare «Sacrilegio!!!» per lesa maestà nei confronti di Moore e Gibbons, Snyder ha provato la via della fedeltà cieca, ma ottusa, Lindelof, invece, è lo scolaro che dimostra di aver capito e assimilato la lezione, riuscendo a sfornare un remix interessante e bilanciato che si conclude con un'ultima scena che (non a caso) si gioca la classica “I Am The Walrus” dei Beatles, ma nella versione degli Spooky Tooth, in una scena finale in cui ho rivisto qualcosina della conclusione di Il signore del Male. Mai in vita mia avrei pensato di mettere Carpenter e Lindelof a breve distanza nella stessa frase, ma se qualcuno riesce a raccontare una storia avvincente che funziona, io sono pronto ad ascoltarlo.

Ora ho una sola speranza per il futuro, che Damon Lindelof decida di fermarsi qui, perché si è preso dei grandi rischi, ha portato a casa il risultato realizzando una stagione che potrebbe essere anche autoconclusiva. Conoscendolo non sarà affatto così, quindi temo che prima o poi il Rorschach in me gli darà la caccia in tutti i pub per spezzargli le dita, ma per questa volta, posso solo apprezzare il suo lavoro. L’impresa era complicata, ma “cioccolatino” ha fatto un buon lavoro, ora, però, non ti montare la testa, eh?

Ora che me ne rendo conto, forse sono davvero Rorschach, è arrivato il giorno in cui sono riuscito anche a parlare bene di Damon “cioccolatino” Lindelof. La fine del mondo è vicina!

Diario di Cassidy, la feste delle mazzate su "Cioccolatino" è rimandata.

42 commenti:

  1. Ottimo lavoro Cassidy ��
    Complimenti very good Job.

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  2. Alla serie non sono ancora riuscito ad approcciarmi, ed ora ho ancora più paura dato che il fumetto l'avevo solo semplicemente guardato per avere un'idea dell'accostamento con il film di Snyder, che a me era piaciuto, ma ormai sappiamo entrambi che su Snyder la pensiamo diversamente. 😄

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    1. Direi che è fondamentale in questo caso, quando sia importante (parolone) il fumetto per te e per me, penso che seguire questa serie senza aver letto il fumetto sia impossibile, Snyder offriva un approccio più immediato al lavoro di Moore e Gibbons (forse), ma devo dire che ho preferito la serie tv, che dal mio punto di vista, dimostra di aver capito l’opera originale. Cheers!

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  3. Letto fino all'inizio dello spoiler perché ho intenzione di vederla, eventualmente tornerò a commentare a cose fatte!

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    1. Vai tranquillo, sono curioso di altri pareri, perché i primi quattro episodi li ho guardarti con in faccia l’espressione: «Che cavolo stai dicendo Willis?» prima di capire se la serie mi piaceva oppure no (Storia vera). Cheers!

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  4. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato la serie perchè io la considero uno delle migliori cose che ho visto l'anno passato, i due episodi che hai citato poi sono stupendi, quello sul Dottor Manhattan mi ha lasciato in estasi dall'inizio alla fine (qualcuno lo ha accostato alla "costante" di lost e per alcuni aspetti in effetti richiama quell'episodio). Io tra l'altro sono uno di quelli del gruppo fan di leftovers per cui spero che un giorno deciderai di cedere al rifiuto di vederla ;)

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    1. Che poi io “Leftlovers” l’ho intravista a casa dei miei, con la tv rimasta accesa sulla maratona Sky della serie, la presenza di un attore del cast di “Doctor Who” (Christopher Eccleston) aveva attirato la mia attenzione, ma più in là non mi sono spinto. Per ora non voglio forzare la mano con “Cioccolatino”, è già andata bene così con “Watchmen”, magari in futuro vedremo ;-) Cheers!

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  5. Quando Hbo aveva annunciato una serie tratto da Watchman ero rimasto un po deluso dal fatto che avessero intenzione di fare un sequel invece di un adattamento fedele al fumetto, visto che il formato a episodi avrebbe permesso di colmare alcune delle lacune del film di Snyder.

    Fortunatamente mi hanno piacevolmente sorpreso con un prodotto che, per quel che mi riguarda, ha mantenuto e ben attualizzato l'atmosfera di Watchman.
    Da non fanatico di fumetti, ho sempre trovato che la cosa più affascinante del lavoro di Moore fosse la realtà alternativa che raccontava: Nixon eletto per 3 volte di fila, la guerra in Vietnam vinta grazie a Manhattan etc etc..
    Qua mi sembra che abbiano fatto lo stesso, con il colpo di genio proprio come hai scritto tu, di mostrare una società che nel tentativo di rimediare agli errori del passato cede a un eccesso dei politically correct che, a sua volta, riesce donare nuova linfa agli istinti più bassi del nazionalismo. In poche parole, una serie attualissima.

    Pure io spero che si fermino qui, e mi sembra di aver letto che Lindelof, quando interpellato per una seconda serie, abbia detto di aver già detto tutto quello che aveva da dire.
    Speriamo bene....

    We are 138!

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    1. Quando HBO ha annunciato una serie su “Watchmen” scritta da Cioccolatino, avrei voluto diventare blu e volare in esilio volontario su Marte, ma per fortuna è andata bene ;-) Damon Lindelof ha tratteggiato un’ucronia perfetta per i nostri tempi, alle luce del risultato e della sua affermazione che riporti le cose sono due: deve essere stato sostituito da un bacelloide alieno con le sue sembianze, oppure gli è entrato un po’ di sale in zucca. Entrambe soluzioni strane per le sue abitudini, ma opterei volentieri per la seconda… We are 138! ;-) Cheers

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  6. Ammetto che sono un becero razzista nei confronti di Lindelof e il suo "Watchman" non l'ho mai preso in considerazione. Anzi, se lo beccavo in tv cambiavo velocemente canale.
    Ammetto però che questa tua recensione (oltre a quelle lette di sfuggita in altri lidi) mi hanno tiepidamente acceso una lampadina.

    Ovvio che a Damon non abbono nessun "calcio in culo" promessogli dai tempi di LOST, ma sono disposto ad offrigliene un paio se questa serie mi sorprende in positivo.

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    1. Non gli offrirei da bere nemmeno per errore perché “Lost”, “Prometheus” non si perdonano, però qui ha dimostrato che lontano dall’ombra di personalità fin troppo considerate (coff COFF GIEI GIEI COFF coff coff lo Scott sbagliato COFF COFF cofff) forse il ragazzo ha anche dei numeri. Forse. Cheers!

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  7. Lindelof ha parecchi peccati da farsi perdonare: contento di sapere che ha iniziato a farlo :-P
    "Leftovers" ho provato a vederla quando stavo raccogliendo materiale sui "rimasti indietro", e i primi episodi erano anche carini, ma siamo sempre in campo Lost: misteri su misteri che ormai è chiaro non avranno mai soluzione, e visto che non mi andava di essere preso di nuovo in giro ho smesso ben presto.
    Sono fra quelli che non hanno mai letto il fumetto e il film non so neanche se l'ho visto per intero, non capendoci nulla: è chiaro che non vedrò la serie ma sono contento che sia fatta bene. Se magari cominciano a capire lo spirito dei franchise, invece che ricopiarne scene senza anima, c'è speranza per tutti ;-)

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    1. Idem, ho iniziato a vedere "Fringe" su consigli vari, il mistero misterioso non lo reggo più. Si veramente, se si limiteranno ad una sola stagione, e dovesse prendere piede l'idea che una storia, prima di essere rifatta, va per prima cosa capita, beh sarebbe la rivoluzione, ma per ora accontentiamoci di questa ;-) Cheers!

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  8. A me è piaciuta molto, soprattutto negli episodi che citi, però l'ho trovata un po' fredda e le motivazioni del Doc le ho trovate un po' traballanti, ma sono problemi miei, perché è una gran bella serie.

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    1. Nel fumetto la sua capacità di capire tutto con dieci mosse di vantaggio è più marcata, la trovata del grande laser ("Lo chiameremo, laserone" cit.) è una sorta di trucco, ma in generale funziona ;-) Cheers

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  9. Commento ma leggo pochissimo, perché la serie è finalmente in rampa di lancio dopo che giusto ieri ho trovato quelle 2 ore e 40 per vedere il Watchmen di Snyder.
    Mio dio, un copia/incolla del fumetto senza la sua anima, senza il suo spessore. Con un cast che non ho approvato minimamente e la sensazione di andare avanti alla rinfusa. No, la versione uncut con pure i pirati dentro me la sono evitata.
    Ora sarà bello capire la differenza di approccio fra me e il giovine con questa serie, lui vergine dal fumetto, io ormai preparatissima.

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    1. Non vedo l'ora di vedere l'esisto del vostro incontro con "Cioccolatino" ;-) Si la versione con tanto di pirati è un'odissea (ah-ah) però non risulta per nulla integrata con la storia, a differenza del fumetto, ma tanto non devo certo dirtelo, sai tutto ;-) Cheers!

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  10. Robert Redford alla Casa Bianca, è preso dall' ultima pagina del fumetto, dove Symour accenna che l'attore vuole candidarsi alla presidenza.
    Il ritorno del Dr Manhattan l' ho trovato ridicolo e in perfetta antitesi a quello che scriveva Moore sul personaggio.
    Carina l'idea su Hood Justice, che però anche quella va in contrasto con quello narrato da Moore( HJ si dichiarava a favore dei nazisti )

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    1. Si, infatti è uno dei motivi per cui "Cioccolatino" ha dimostrato di aver capito il fumetto, l'uso del dottore è la parte più traballante, infatti non credo sia un caso che è anche il personaggio che viene usato meno di tutti. Come scrivevo, se il seguito lo avesse scritto Moore, Giustizia Mascherata avrebbe avuto un'altra identità, ma nell'economia di questo seguito, l'episodio in se a me è piaciuto. Cheers!

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  11. Ho cominciato a guardarla in preda all'hype... che però è andato via via scemando già nel corso del primo episodio.

    Cercando di essere obiettivo, devo concedere a "cioccolatino" di essere riuscito ad intessere una narrazione serrata e ritmata. Il problema è, però, ciò che racconta, non come lo racconta.

    Ha scomodato i personaggi di Alan Moore e Dave Gibbons e uno dei romanzi più amati del secolo scorso per creare un pamphlet sul razzismo ovvio e trito, dove tutti i personaggi bianchi sono cattivi o pazzi, mentre i neri sono dei in terra, capaci persino di far innamorare di se un dio pur senza avere chissà quali pregi.

    Una serie in cui, a differenza del romanzo, tutto è o bianco o nero, dove il bene e il male sono concetti assoluti e inequivocabili. Dove i suprematisti bianchi sono il male assoluto mentre i neri, anche quando uccidono, sono sempre buoni e corretti.

    Una serie dove, quel che è peggio, è proprio il lascito di Moore a subire le modifiche più ridicole.

    DA QUI SPOILER

    Adrian Veidt diventa un megalomane sbruffone e ridicolo, che agisce solo per compiacere il suo stesso egocentrismo.

    Il Dr.Manhattan, che prima di essere un dio è un uomo con tutti i difetti del caso, diviene lo Zeus di Anfitrione, come se davvero non fosse afflitto dai difetti del tutto umani che ne castrano le azioni.

    Giustizia Mascherata è un nero sotto mentite spoglie. Riflette bene su questa frase.

    Sally Jupiter è diventata Sarah Connor e ha pure preso il cognome del padre perché si.

    Al di là di tutto, posso capire perché questa serie sia piaciuto, in fondo ha una narrazione solida e matura. Personalmente, preferisco far finta che non esista.

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    1. Le tue critiche hanno tutte cittadinanza, non è sicuramente il seguito che avrebbe scritto Moore, questo è chiaro, sull'uso dei neri e dei bianchi si è piuttosto manicheo, ma nemmeno così tanto a mio parere, Sally Jupiter ad esempio e anche la trovata di Giustizia Mascherata a ben guardare. Su Adrian Veidt ci ho pensato, ma ad un certo punto lui diventa un personaggio che reagisce ad un piano ordito da qualcuno, che imita le sue stesse mosse. Poi non sarà mai "Watchmen 2" è un'interpretazione, considerando che non sentivo affatto il bisogno di una serie ispirata al fumetto, poteva andare peggio, poteva piovere ;-) Cheers

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    2. Aggiungo un pezzo, perché la tuo commento mi è stato molto utile. Bisogna dire che l'andamento di alcuni personaggi segue proprio quello del loro autore, il Dottore di Moore si allontanava dall'umanità, quello di "Cioccolatino" è molto più terra terra decide di abbracciare difetti umani, in quesot si vede la differenza tra uno scrittore motivato (ma umano) e beh, Alan Moore ;-) Cheers

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  12. Non ho ancora trovato il tempo - tz... - per guardarla, ma ho seriamente intenzione di farlo. Devo solo capire a che posto della coda metterla...

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    1. Quello è sempre un casino, io sono riuscito ad incastrarla durante le feste di Natale, ma 24 ore al giorno per vedere tutto sono davvero troppo poche. Cheers!

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  13. Abbandonata dopo una puntata e mezza, la propaganda anti razzista per nulla sottile, anzi fin troppo didascalica, me li ha gonfiati in no time.

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    1. L'idea di un'ucronia così attenta al "politicamente corretto" secondo me è parecchio al passo con i tempi, anche troppo, poi certo avrebbe potuto essere più fine, ma è sempre "Cioccolatino", non possiamo proprio pretendere che sia diventato un genio tutto d'un colpo ;-) Cheers

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    2. Io a "cioccolatino" l'ho apprezzato molto in Leftovers, la trama non va da nessuna parte ma la fa passeggiare su se stessa con gran classe, sopratutto nella prime 2 stagioni.

      Qua sicuramente la trama sarà giustissima ma non sopporto più che film e serie tv mi devono insegnare a campare, quindi se non è fatto con un pò di stile così da poterci passare sopra, abbandono.

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    3. Ne parlavo ieri sera con la mia Wing-Woman, le ho detto: «Ma non ti sembra assurdo che il 90% dei film americani contemporanei non faccia altro che parlare ossessivamente di famiglia?» (storia vera). Mai come ora le famiglia sono disgregate e il cinema sembra che trovarsi una famiglia sia la soluzione a tutti i problemi, ma sul serio tutti i film da “Fast & Furious” a “Dolittle”, e quando non è il cinema sono le serie tv. Cheers

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    4. Oppure non c'è più serie senza il personaggio bandiera del mondo LGBT o l'afroamericano che si batte per i diritti dei neri. Tutti palesemente piazzati lì per fare solamente propaganda che il più delle volte risultano delle macchiette tanto sono integrati male nella storia.

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    5. Sto pensando al fratello nero in “Le terrificanti avventure di Sabrina”. Se l’essere nero oppure parte della comunità LGBT è l’unica caratteristica che identifica un personaggio, andiamo proprio male. Il 50% di Hap e Leonard copre questa caratteristiche, ma il 100% di loro sono entrambi personaggi per cui viene voglia di fare il tifo, e con cui si possono anche fare delle riflessioni grosse. Ma siamo sempre allo stesso problema, il talento di chi scrive e la sua capacità di avere davvero qualcosa da dire, e non solo di fare bella figura di facciata. Cheers!

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  14. Devo ancora finirla, mi mancano le ultime tre, e insomma per adesso bello ma non bellissimo..

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    1. Dalla seconda parte in poi sale di colpi, ti consiglio di tenere duro ;-) Cheers

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  15. Piaciuta tutta, sorpresa anche per me data la fedina penale di Lindeloffio, unica macchia: la puntata finale, frettolosa e troppo spiegata. Tutto perfetto fino ad allora, sapeva reinterpretare i temi e lo spirito dell'originale senza esserne la copia, parlando di paure e traumi molto contemporanei, ma poi? Alla fine i buoni e i cattivi sembrano ben distribuiti fra uno schieramento e l'altro, Adrian Veidt sa catturare proiettili ma viene catturato in una maniera alla Scooby doo da Laurie Blake e Specchio. Poi il finale; lui la lascia furbamente in sospeso, ma io pensavo che il senso di tutto fosse che un potere come quello di Manhattan non sta bene in nessuno, ed è pericoloso chiunque lo porti. Ma vabbè, ci si accontenta così, ma speravo che le sfumature morali della prima parte venissero gestite meglio; alla fine ci sono i cattivi razzisti che sono esattamente come te li aspetti, trumpiani e tutto, (il loro capo si lancia pure nello spiegone da cattivo dei fumetti che lo stesso Moore aveva già preso in giro) e poi i "cattivi progressisti", che sembrano una rivisitazione del cliché dello "scienziato pazzo". Comunque mi unisco a te nell'averla apprezzata, e sperare che non rovinino tutto con una seconda serie.

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    1. I difetti ci sono, Lindeloffio (super questo soprannome!) non può diventare Alan Moore dal giorno alla notte, ma è sicuramente un esempio di cose si possano interpretare anche i classici in tv, senza doverli riproporre identici, tu pensa se Lindeloffio avesse avuto la consulenza di qualcuno con una fedina penale migliore della sua cosa si poteva fare. Secondo me questa serie è un deciso passo nella direzione giusta, e francamente spero rimanga figlia unica, nel numero di stagioni, non nell’esempio che spero qualcuno accetterà di seguire. Cheers!

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  16. Ok, certo che la trovata per la fuga di Veidt è davvero insostenibile, un triplo salto mortale sarcastico che da Watchmen ti fa atterrare su Preacher.

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    1. Ad un certo punto la trama si mette a correre malamente, aver dedicato un episodio intero a Giustizia Mascherata ha tolto spazio. Cheers!

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  17. I primi due episodi li ho un pò sofferti poi tutto in discesa verso il finale.Sono rimasto un pò infastidito dalla mancanza di un momento tra Dr.Manhattan e Silk Spectre,lo davo per scontato ma niente.Da fan del fumetto bella serie.Comunque,visto che Moore non ci ha messo becco,si può guardarla come un'enorme e dispendiosa fan-fiction ben riuscita. Hai ragione su Lindelof,non fidiamoci troppo.

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    1. Un po' proprio come l'ho guardata io, anche perché senza l'autore (e che autore!) non si può fare diversamente, ma così, è una buona fan fiction ;-) Cheers

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