giovedì 27 febbraio 2020

Forza d'urto (1991): Dinosauri dell’ultra violenza

Non seguo il Football, ma da appassionato di pallacanestro ho sempre un occhio di riguardo per gli sportivi americani che spesso sono ben più caratteristici dei nostri calciatori, tutti un po’ troppo fatti con lo stampino per i miei gusti. Ecco, uno che non era di certo prodotto in serie, era quel deviante di Brian Bosworth.

Brian “The Boz” Bosworth, 1,88 per 110kg sotto il tipo di capigliatura che avrebbe fatto piangere vostra madre, se vi avesse visti tornare a casa conciati così, una sorta di Mullet ossigenato illegale in cinquantadue stati. Una promessa del Football universitario, il rookie (giocatore al primo anno) più pagato nella storia dei Seattle Seahawks, che per portarlo tra i professionisti della NFL lo pagarono dieci milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti passati a miglior vita.

Cose che possono accadere solo a Seattle: I capelli di The Boz.
Linebacker con la propensione per i placcaggi particolarmente energici, Boz è sempre stato piuttosto colorito, primo nel suo ruolo ad indossare un numero di maglia superiore al 40, come previsto dal regolamento (scelse il 55), era capace di trasformare le conferenze stampa post partita nel suo spettacolo personale, dove il più delle volte finiva per insultare tutti quelli che non gli andavano a genio, a partire dai dirigenti della NFL. Un personaggio talmente esagerato, che persino la pagina italiana di Wikipedia a lui dedicata (solitamente piuttosto stringata quando si parla di sportivi americani) riporta alcuni aneddoti confermati, così assurdi da dover essere citati per forza, come quella volta a Denver, in cui diecimila tifosi dei Broncos si presentarono alla partita con una maglietta con su scritto "BAN THE BOZ" ("Squalificate Boz"), salvo poi scoprire che la compagnia che produceva le t-shirt e le vendeva a quindici dollari l’una, era di proprietà di Brian Bosworth (storia vera).

Per colpa di una testa un po’ così e di un ginocchio ballerino, il Boz ha lasciato i campi da Football molto presto, ma capite da soli che una personalità così da qualche parte andava impiegata, siccome di criminali è già pieno il mondo, perché non l’attore? Nel 1990 il cinema d’azione godeva ancora di buona salute, era un periodo in cui con il giusto protagonista e un budget non esagerato, si poteva ancora spaccare tutto.

Non è tanto questione di stile, quanto questione di classe.
Certo poi bisognerebbe tenere a mente il “Fattore Boz”, un tipetto non semplice da tenere a bada, di sicuro non per il primo regista scelto per dirigere “Stone Cold” (da noi trasformato nel ben più diretto “Forza d’urto”, e vitaminizzato da una locandina Italiana che lo fa sembrare il seguito dimenticato di Terminator, vai a capire il perché), ovvero Bruce Malmuth, quello di “I falchi della notte” (1981) e “Duro da uccidere” (1990). Malmuth resta a bordo alcune settimane, spende una buona fetta del budget per dirigere un sacco di scene con la moglie e le figlie del protagonista, mai usate nel montaggio finale, e poi abbandona il progetto per motivi personali, dopo aver già speso quattro dei diciassette milioni totali del budget. Non ho trovato riscontri, ma secondo me dopo alcuni giorni passati insieme a Bosworth, Malmuth ha preferito darsi alla macchia, poco male, perché è qui che entra in gioco il nostro Craig R. Baxley.

Lo posso dire? Action Jackson è uno spasso, Arma non convenzionale è il film di Baxley che ho visto, rivisto (e stravisto) più volte nella mia vita, ma “Forza d’urto” è senza ombra di dubbio il suo lavoro migliore. Quando penso ai film d’azione di una volta, quelli vagamente ignoranti e per questo bellissimi, poche esperienze nella vita del cinefilo appassionato di film di genere, sono esaltanti come vedere per la prima volta “Stone Cold”, anzi malgrado il numero di volte in cui me lo sono rivisto, ogni volta che arrivo a quel finale tiratissimo, che sembra quasi una lunghissima scena che procede in crescendo, mi esalto come se non avessi mai visto il film (storia vera).

I ragguardevoli finali di film come li facevano una volta.
Con un budget finalmente onorevole, Craig R. Baxley accetta il compito non semplice di lanciare “The Boz” come eroe d’azione, ve lo dico Bosworth è un bravo attore solamente se lo avete sempre e solo visto recitare doppiato, però cosa gli volete dire? Baxley fa un miracolo e intorno al suo aspetto da tamarro gli costruisce attorno la pellicola, infatti il risultato finale è perfetto, anche perché Baxley può contare sulle musiche di Sylvester Levay (ma anche sulla notevole "Dangerous" dei The Doobie Brothers sui titoli di coda), e su almeno due facce da cinema clamorose, come quella di William Forsythe prima, e ancora di più sul mitico Lance Henriksen, che nei panni del principale cattivone, buca lo schermo, si divora ogni scena in cui compare, e pare che abbia anche scritto da solo la maggior parte della battute del suo personaggio, quindi dobbiamo doppiamente ringraziarlo per averci regalato un capolavoro come: «In questi momenti penso sempre a mio padre e alle sue ultime parole che furono: non farlo figliolo quel fucile è carico!».

Lance, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
In “Forza d’urto” Brian Bosworth interpreta il poliziotto Joe Huff, ma per giustificare quell’assurdo taglio di capelli, bisogna inventarsi qualcosa, quindi Huff invece di potersi godere in santa pace la sua sospensione ottenuta grazie ai metodi gentili con cui garantisce la legge e l’ordine, dopo un mezzo ricatto da parte dei suoi superiori vince una missione sotto copertura tra le fila dei motociclisti noti come “La Fratellanza”, una banda di neo nazisti fuori di testa, guidati da uno psicopatico di nome Chains Cooper (Lance Henriksen) e dal suo degno numero due, Ice Hensley (William Forsythe)

Joe perciò diventa John Stone, da qui il gioco di parole del titolo originale, che indica la lapide, ma anche un tipo tosto e freddo come il marmo. Il suo obbiettivo sarà quello di fermare i bellicosi piani dei motociclisti, che spacciano, seminano il panico, uccidono preti e minacciano di morte il senatore del Mississippi. Non proprio i figli dei fiori di “Easy rider” (1969), ecco.

Born to be wild (Cit.)
Se avete familiarità con questo tipo di film sapete che la rapina al supermercato da sventare, è il battesimo del fuoco per qualunque eroe d’azione degno di questo nome. Craig R. Baxley per Brian Bosworth decide di stare sul classico anche se la sua l’entrata in scena è comunque notevole, più che altro grazie alla faccia da schiaffi del Boz, che conciato in quel modo, più che uno arrivato per riempire il carrello, sembra qui per svuotare la cassa. Ma in ogni caso elimina uno dopo l’altro tutti i rapinatori con la stessa aria con cui sfotteva gli arbitri sul campo, liberando anche l’ostaggio, una giovanissima (e dotata di apparecchio per i denti modello Squalo di 007) Renée O'Connor, la futura Olimpia dei telefilm di “Xena”.

La fine che fanno quelli a cui non piaceva “Xena”.
Dopo aver presentato il buono, tocca far entrare in scena i cattivi, dei motociclisti in odore di nazifascismo che per rotelle mancanti e buone maniere, potrebbero essere la banda rivale di quelli visti in Ancora 48 ore, basta dire che William Forsythe si esibisce nella sua versione della mela di Guglielmo Tell da colpire, però usando una lattina di birra sulla spalla, e al posto di arco e frecce, un’arma del tutto identica al mitra degli alieni di Arma non convenzionale, se non altro per numero di colpi sparati, e semplicità nel far saltare tutto in aria.

Per aumentare la quota simpatia del Boz poi, funziona alla grande la scena della colazione dei campioni («Se vuoi diventare forte come me mangia la tua pappa») che consiste più o meno in una nutriva variante della dieta di Rocky: Uova, banane, patatine fritte, due barrette di Snickers e prima di frullare tutto, una spruzzata di tabasco. Il tutto divorato? No servito all’animaletto di casa, un varano. Roba che se io sbaglio a scaldare la carne ai miei cani, mi becco in cambio una settimana di uscite di corsa al guinzaglio causa cagozzo.
  
"Il varano che animaletto strano, non tendergli la mano, la mangerà" (Cit.)
La trama procede lineare come ci si aspetta dalla storia di uno sbirro infiltrato, con tutte le regole base rispettate: La fiducia del cattivone da conquistare, i sospetti del suo braccio destro, la donna del boss a cui infilare la lingua in bocca e tutte le prove di fedeltà e virilità che vi potreste immaginare nel mezzo. Ma tutto vitaminizzato dalla colonna sonora giusta, da un quantitativo di poppe non indifferente, e dall’arroganza congenita di Brian Bosworth particolarmente allergico a giacche e camice.

“Hai caldo Boz?”, “No, oggi no, ho messo la prima cosa che ho trovato nell'armadio”
Ma se il Boz è un animale nel suo ecosistema, Lance Henriksen è un gigante che regala un cattivo memorabile, un agente del caos come ne abbiamo visti pochi, schifato da ogni forma di regolamento (anche l’alleanza necessaria con i paramilitari gli va stretta) mosso anche da notevoli ambizioni provocatorie, per tutto il tempo si comporta come se fosse venuto a fare il lavoro del diavolo, nominando John Stone il suo angelo della morte e vestendosi da prete per massacrare tutti durante il processo («Benvenuto nel mio mattatoio!»). Avere Lance Henriksen, in grandissimo spolvero per una parte così luciferina, è un valore aggiunto enorme, rispetto ai cattivi contemporanei, senza carisma e spesso accessori alla trama che tocca vedere nei film moderni, Chains Cooper è un’iniezione di malvagità.

Lance è il migliore, inutile girarci attorno, impossibile trovare di meglio.
Anche perché le prove di fedeltà che chiede a Stone e ai suoi uomini sono una più sadica e crudele dell’altra, l'orecchio tatuato da staccare al proprietario e consegnare, nemmeno se Brian Bosworth fosse il cacciatore della favola di Cappuccetto Rosso (vestito decisamente peggio), oppure la tortura della mano spappolata nella ruota della moto, non ne fanno più di cattivi così!

Ma se il numero uno della banda è così, persino la sua degna spalla non scherza, William Forsythe con quel suo ringhio da bulldog, è perfetto per la parte e permette a Craig R. Baxley di dirigere una gran scena di inseguimenti in moto a metà film, dove non mancano esplosioni, sangue senza tirar via la mano e una conclusione che di fatto è un vero e proprio funerale vichingo con la motocicletta (e il suo pilota) dati alle fiamme al posto del Drakkar.

I film gentili e morigerati della prima serata del vecchio palinsesto di Italia 1.
Ma dove “Forza d’urto” sale ulteriormente di colpi e in quella lunga scena finale in cui Craig R. Baxley fa sfoggio di manifesto talento, l’assalto alla Corte Suprema del Mississippi con attentato al governatore, è una lunga tirata che sembra non terminare mai, ma anzi ammonticchia una sopra l’altra trovate clamorose: Lance Henriksen vestito da prete che ammazza tutti a colpi di mitra, Brian Bosworth che si libera della bomba lanciandola giù dall’elicottero insieme allo sgherro che minacciava di farla saltare, la fuga in moto, l’elicottero che percorre la strada in direzione della Corte Suprema volando quasi raso terra in una variante cazzuta della limousine presidenziale, il tutto, solo per finire abbattuto da una motocicletta lanciata in volo, in una scena simile a quella di Terminator 2 ma arrivata poco prima, considerando che “Stone Cold” è uscito (negli Stati Uniti) nel maggio del 1991, mentre il film di Cameron a luglio dello stesso anno.

Non credo sia quello il posto giusto per parcheggiare le motociclette.
Quando pensi che Craig R. Baxley abbia dato tutto e il suo film stia per mollare il colpo, Bax e Boz ne hanno ancora e il gran finale non può che essere lo scontro finale tra Stone e Chains in cui non manca davvero niente, nemmeno che il contatto dell’FBI Lanca (Sam McMurray) usato fino a quel momento come spalla comica del protagonista, faccia la parte del sergente Al Powell della situazione, per poter concedere a Brian Bosworth il palcoscenico finale, la camminata a petto nudo, sporco di sangue e sudore lungo le scale della Corte Suprema. Missione compiuta.

“Forza d’urto” malgrado una campagna promozionale bella spinta è stato un mezzo disastro al botteghino, con nove milioni di fogli verdi con sopra facce di altrettanti presidenti defunti portati a casa, il film non si ripagò nemmeno la spesa, perché il pubblico che era disposto a pagare quindici dollari una maglietta con su scritto “BAN the BOZ”, magari non aveva voglia di spendere altri soldi per vedere il giocatore più odiato nella NFL al cinema. Un vero peccato, non tanto per la carriera del Boz, che ha provato a proseguire con altri film e anche un seguito di “Forza d’urto” uscito nel 1997 (“Stone Cold II - Back in Business”), ma senza riuscirci mai per davvero.

I protagonisti dei film d’azione arrivano alla fine come quelli di un horror, però con più cazzimma.
No, il prezzo più alto lo ha pagato Craig R. Baxley, tornato a dirigere per la televisione anche roba con una certa visibilità come “La tempesta del secolo” (1999) e “Rose Red” (2002) entrambi tratti da Stephen King, ma senza più quel fuoco nelle vene sfoggiato nei suoi primi tre film da regista. Una sveglia analogica in un mondo che andava verso il digitale, rappresentato dalle produzioni con i bordi arrotondati che tocca pupparci oggi. Ma Baxley resta indimenticato, perché ha ruggito fortissimo come un T-Rex imponendo il suo dominio sul panorama, quello dei film d’azione orgogliosamente vecchia scuola, prima che arrivasse la cometa a spazzare via tutto, un dinosauro dell’ultra violenza.

Un onore averlo potuto ospitare su questa Bara, che nemmeno esisterebbe senza il lavoro di artigiani delle esplosioni, delle botte e della sparatorie come Craig R. Baxley. Grazie del gran casino Bax!

44 commenti:

  1. Ricordo il trailer, l'attesa crescente e la prima visione su tele+; un film d'altri tempi, semplice, quasi rozzo ma perfettamente incastonato in un tipo di cinema che non esiste più. Direi che forza d'urto è una sorta di canto del cigno di quel tipo di cinema d'azione, definito di seri b, che ci ha accompagnati negli anni 80.
    Alcune sequenze sono d'antologia, una su tutte la moto contro l'elicottero, e peccato che il protagonista abbia mandato la sua carriera a carte 48: aveva il phisique du role per replicare all'infinito le sue gesta e, magari, far parte degli "expendables".
    Film lineare e prevedbile eppure godibilissimo a patto di staccare il cervello e richiedere esplosioni a gogo.

    Nizortace

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  2. Visto, ovviamente, ma decisamente meno rispetto ai "fratelli" dell'epoca e non so il perché. Devo anche ammettere che me lo ricordo poco e il tuo post mi ha ricordato parecchie cose dimenticate (tipo la bomba nell'elicottero). Mi sa che me lo devo recuperare...

    P.S.: ieri sono finalmente riuscito a vedere PARASITE. Meglio tardi che mai!

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    1. Il film è stato molto (ma proprio tanto!) pubblicizzato anche qui da noi, ma non è passato in tv tante volte quanto “Arma non convenzionale”, credo che sia tutta qua la questione, ma è una bomba, ogni tanto vado a rivedermelo ed è sempre uno spasso. Ci vediamo sul post di “Parasite”. Cheers!

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  3. Lance perfetto come cattivo e invece pessima scelta per la serie tv Millennium di Chris Carter.
    Dopo Mulder e Scully era impossibile empatizzare con lui.

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    1. Invece secondo me era perfetto proprio perché la direzione della serie era quella, Frank Black era l’opposto di Mulder e Scully, era un personaggio spigoloso incattivito dalla vita, “Millennium” resta sottovalutata, anche perché non poteva tenere testa contro la mania per X-Files, che vantava due divi come protagonisti. Henriksen non ha mai voluto diventare famoso, ma ha sempre recitato alla grande anche i ruoli minuscoli (infatti non si è fatto mai problemi a recitare in grandi film o piccole produzioni di genere), per me questo è un valore aggiunto enorme. Cheers!

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    2. No, infatti probabilmente dal punto di vista tecnico e di sceneggiatura era perfetto per la serie. Però ho seguito solo i primi episodi e poi ho perso interesse.
      Mi mancava quel qualcosa in più che mi avrebbe dovuto dare il personaggio che invece avevano tutti i protagonisti di X-Files.
      Nel senso che il mio look dell'epoca rispecchiava abbastanza Mulder. Anche anagraficamente, mentre Lance lo sentivo troppo anziano.

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    3. “X-Files” incarnava l’ansia da cospirazione aliena di fine anni ’90, ora gli “UFI” non sono più un problema, nessuno ne parla, fino al 1999 sembravano la preoccupazione maggiore dell’umanità.
      “Millennium” era più oscura, basata sull’ansia di fine millennio/fine del mondo, quindi ci voleva Lance a fare il lavoro sporco ;-) Cheers

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    4. "Millennium" è una serie che mi piaceva moltissimo, l'unico rimpianto che ho è di non averne mai visto la conclusione, ma questo è stato in parte dovuto alla programmazione Fininvest che era un pò ballerina, oltre che in tarda serata per le tematiche trattate.
      Per quanto riguarda il personaggio di Frank Black anche io lo trovavo "vecchio" ma assolutamente giustificato per quella serie e anche il fatto di non empatizzare con lui era assolutamente voluto, secondo la mia opinione. D'altronde era una serie cupa, triste, senza speranza, quindi ci voleva un protagonista che assumesse su di sé il peso degli eventi e la faccia tirata e rugosa di Lance era perfetta...
      Che poi anche Mulder, per quanto mi piacesse un casino come lo avevano caratterizzato, era alla fine tratteggiato come uno sfigato ossessionato dalle cospirazioni e dedito anche all'utilizzo del porno (infatti è stato uno dei primi "eroi" televisivi a sdoganarne l'uso, avendolo apertamente dichiarato). Tanto che nell'episodio in cui si scambia il corpo con un altro funzionario, sullo stile "Tale padre tale figlio", il funzionario che non è fesso e si rende conto di quanto potenziale abbia Mulder sul gentil sesso, ne approfitta subito per infrattarsi con una segretaria!!
      Faccio ancora un paragone azzardato: Lance Henriksen ha molti punti in comune con Alan Rickman. Entrambi grandissimi attori, istrionici da paura e ottimi forse più come cattivi che come buoni, poco interessati a essere considerati delle star, penso sempre a Rickman quando fece "Un Detective Particolare" dove era un artista amcico di Kevin Kline... Ciao

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    5. Credo di essere l'unico della mia generazione a non aver mai visto un singolo episodio di Beverly Hills 90210, X-Files, Millennium e Evangelion...
      (però di X-Files ho visto il film al cinema trascinato da amici)

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    6. Beh, caro Zio, c'è sempre possibilità per rimediare...
      Per esempio io non ho mai visto La Casa di Carta oppure i nuovi Star Wars...
      Poi ti va anche bene ché Evangelion ha pure un nuovo doppiaggio (questa è una battuta)! E' già stato rimosso...

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    7. X-Files, Millennium meritano ancora oggi, non tutti gli episodi ma molti sono davvero belli. “Evangelion” ho iniziato a guardarlo ma mi sono arenato, causa cose da fare, ma vorrei finirlo mi stava piacendo. Cheers!

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    8. "La Casa di Carta" e i nuovi Star Wars si possono saltare come il doppiaggio di "Evangelion". Lo stavo seguendo con i sottotitoli. Cheers!

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    9. Evangelion ridoppiato non si può sentire. Ho la versione platinum edition con i doppiaggi storici e per me restano quelli e basta.
      Ti consiglio anche i (per ora) tre film che seguono una storia un po'diversa che dovrebbe concludersi con il quarto in arrivo.
      Graficamente sono fantastici per come hanno mixato animazione tradizionale e CGI.

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    10. Ho tutto da vedere su Netflix (con i sottotitoli), avessi anche il tempo per farlo! ;-) Però mi stava piacendo, ero riuscito a tenere un ritmo di un episodio al giorno poi sono scoppiato. Cheers

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    11. Sul ridoppiagio di Evangelion i professionisti stanno ancora litigando, la maggior parte dei traduttori se la sono presa con l'eccesso di fanatismo di Gualtiero Cannarsi che non ha voluto venire incontro alle esigenze dell'adattamento alla lingua italiana delle espressioni giapponesi. E da quello che so Netflix si sta ancora scusando con i fans per questo atteggiamento.

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    12. Il fatto che abbiano tolto la traccia audio di Cannarsi (nomen omen) è una bella ammissione di colpa. Ora sono in ansia per i film di Hayao Miyazaki, volevo rivederli con la Wing-Woman, ma credo che lo farò come li ho sempre visti, con i sottotitoli. Cheers!

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    13. Il grosso problema di Cannarsi è che non conosce l'italiano, magari conosce meglio il giapponese, ma se ti mancano le basi sintattiche e grammaticali nella tua lingua nativa, allora difficilmente puoi fare un bel lavoro e lo dice uno che ha tradotto manuali per lavoro per anni...

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    14. Quando l'ego dell'autore sovrasta il suo lavoro, di solito è un problema. Cheers

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    15. Su uno degli ultimi numeri di "Fumo di China" è uscito un lungo ma dettagliatissimo articolo di Marco Pellitteri (che per me è un gran professionista)che in maniera pacata e civile smonta una dopo l'altra le scelte e le posizioni di Cannarsi, ne consiglierei a tutti la lettura non appena ritrovo il numero giusto (credo sia quello di dicembre dell'anno scorso. Pellitteri non fa sconti nemmeno a Netflix però in definitiva la sua conclusione è che atteggiamenti così rigidi ed ideologici come quelli attuati nel doppiaggio di "Evangelion" alla fine rovinano la credibilità di tutto il settore e danneggino sia gli appassionati di anime che tutto il comparto di traduttori.
      Ora io non conosco Cannarsi, può darsi che sia bravissimo nel suo lavoro ma da quanto ricordo non è la prima volta che subisce critiche (sempre le stesse oltretutto).
      Cheers.

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    16. La fama d Cannarsi lo precede. Ti ringrazio me lo cercherò sembra interessante ;-) Cheers

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  4. che dire hai raqgione tu. io di sto film mi ricordo solo di herriksen.

    sono serio: ma un oscar alla carriera a Lance???

    grazie

    rdm

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    1. Lo hanno dato a Wes Studi e nessuno sembra essersene accorto, per me ci starebbe tutto ;-) Cheers

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  5. Hai detto tutto benissimo, caro Biker-Cass, film galvanizzante come pochi, con un "duro" che più strafottente non si può, basti pensare alla battuta del socio f.b.i. a cui dice ti spaventa il popò della ragazza? E lui che gli conferma che non ne aveva mai visto uno così bello... In più con l'iguana come animale domestico, cosa chiedere di più...
    Molta gente, almeno qui in Italia, lo so perché mio cugino era uno di quelli, si è intrippata con le custom e le harley-davidson proprio grazie a questo film, anzi, la scena del raduno è diventata un mito e assolutamente replicata anche nei raduni che poi si sono svolti dalle nostre parti (ovviamente senza la parte della pistolettata con semi-automatica, almeno credo)...
    Comunque grande film action, Henriksen davvero a suo agio come cattivo e che dimostra le sue capacità istrioniche, passando da un algido Bishop a un esaltato cattivone, ma con tanto sale in zucca. Bosworth qui risulta simpatico, ma doveva essere un bel tipo da gestire... Certo l'uso degli steroidi si notano nella classi(d)a conformazione della mascella, però c'è da dire che il fisico c'era alla grande e anche le prove atletiche sono ben realizzate.
    Ora mi metto Dangerous a tutta palla, tra l'altro il BOZ è presente anche nel video musicale, arriva infatti ad ascoltarli mentre suonano con la sua solita faccia da schiaffi (e biker bionda bonazza che non guasta)... Una vocina (alla Magnum P.I.) mi suggerisce che sarà una delle prossime musiche da film.

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    1. Ti dico che me la sono risparata in cuffia anche stamattina (storia vera).
      Il mondo dei Biker andrebbe approfondito, Walter Hill è stato uno dei primi che io ricordi ad aver intuito il potenziale, ora è un monopolio in mano a SAMCRO e al suo spin-off che devo ancora iniziare a vedere. Bosworth ha la faccia e il capello giusto, ma Henriksen è un attore vero ;-) Cheers

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    2. L'unica consolazione è che anche il BOZ ha perso i capelli!! Son of Anarchy e relativo spin-off me li consigliano in molti, li devo iniziare a vedere, in quanto anche ex motociclista, ma non trovo mai il tempo, d'altronde sette stagioni solo per il primo non sono poche...

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    3. Un giorno dovrò decidermi a scrivere un post su "Son of Anarchy" a cui voglio bene, ma non posso dire di amarlo proprio. Cheers

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  6. Nostalgia grandissima per fantastico modo di fare cinema che ormai non esiste più,totalmente lobotomizzato dal politicamente corretto e dai supereroi per bambini...pollici altissimi per il grande Baxley.

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    1. Il problema è più ampio, chi ha i soldi per produrre i film (pochi e sempre i soliti nomi), investe molto per incassare moltissimo, quindi si sfornano film grossi in cui in ogni ruoli abbiamo un attore famoso (ciao ciao ai caratteristi) e si sfruttano titoli che il pubblico conosce, perché devono essere investimenti sicuri, l’alternativa sono film piccolissimi fatti con due soldi. La via di mezzo è scomparsa, e secondo me ci abbiamo perso tutti, anche il cinema, chiamiamolo di serie A, che ha perso la palestra dove una volta si mettevano alla prova tante trovate anche al limite. Ecco perché oggi proliferano i film pieni di momenti da filmaccio scemo, oppure film di pura serie B (Shark il primo squalo, Crawl) che però hanno tutte le caratteristiche dei filmacci. Cheers!

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  7. Che filmone! Ignoravo tutto di Boz ma lo vidi per Lance, il più duro e cattivo di tutti ;-)
    È un peccato che Baxley abbia in pratica chiuso lì la sua poetica esplosiva, e in effetti se ci pensi mi sa che eravamo agli sgoccioli: se T2 poteva rifare molte esplosioni alla Baxley, lo stesso Cameron già toppò con "True Lies", segno che il meteorite era caduto e i giganti del cinema stavano per estinguersi. (E Schwarzy e Sly a cercare di riciclarsi senza molto successo).
    Uno dei primi post del mio Zinefilo recensiva un western televisivo di Baxlery con protagonista Casper Van Dien col poncho di Clint: non vale la pena ricordarne il titolo...

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    1. Lanca si mangia ogni scena qui, un gigante ;-)
      Con la frase «Io giuro che non ammazzo nessuno» Cameron è riuscito a mascherare, sfornando l’ultimo grosso film d’azione, quello che chiudeva un’era, ma dirigeva già durante l’effetto della glaciazione post meteorite. Davvero un peccato, non gli hanno più nemmeno proposto film così, ma d’altra parte non lavorano i Milius e i McTiernan, figuriamoci lui che è un nome che scalda il cuore a quelli cresciuto con l’A-Team come noi e pochi altri. Cheers!

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  8. Craig R. Baxley e "Forza d'urto", una coppia indissolubile. Uscisse adesso un film simile la gente andrebbe a sbattere la testa in ogni direzione per via del politicamente scorretto. Noi che però sognavamo il varano di Boz, questo film lo abbiamo visto fino alla nausea. E ogni volta è sempre stato un bel vedere.

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    1. Faccio parte di #TeamScimmiaCappuccina ma la mia seconda squadra del cuore è #TeamVarano ;-) Cheers!

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  9. Sbaglio o Bosworth ha fatto pure FACCIA DA BASTARDO o qualcosa del genere?
    Il titolo era tutto un programma, comunque...
    Bellissimo pezzo, che mi ha dato modo di saperne di piu' su un tizio che mi ricordavo per un paio di film belli tosti ma che era stato una vera meteora.
    Dammi del matto, ma se Jimmy Cameron avesse fatto il suo Spider - Man, THE BOZ lo avrei visto bene nella parte di Venom/Eddie Brock. Ai tempi ne ero convintissimo.
    Visto eoni fa. Mi ricordo che il trailer era curioso. Partiva con un intervista dove Brian era seduto e faceva una sorta di intervista, con musica classica in sottofondo. Dove replicava in maniera garbata a chi lo accusava di essere troppo violento.
    E tra una risposta e l'altra c'erano gli spezzoni di film. Dove VENIVA GIU' IL MONDO.
    Una via di mezzo tra un filmato autopromozionale e una presa per il sedere, insomma.
    Film esageratissimo, persino per i canoni di un film che a quell'epoca veniva considerato esageratissimo.
    Colonna sonora pompatissima, personaggi fuori di testa (protagonista compreso), gran lavoro degli stuntman e violenza a badilate (in faccia), ben oltre la media.
    Era un peccato che ad Henriksen gli facessero sempre fare i ruoli da inespressivo: qui ha una faccia che mette paura solo a vederla.
    E Forsythe e' garanzia di gente che muore male e si causa un dolore assurdo.
    Il giocatore piu' odiato della lega?
    Da oggi THE BOZ e' il mio mito, altroche'.
    E' ufficiale!!
    Gli stuntmen e i caratteristi: la grande perdita del cinema americano di oggi.
    Per vedere un lavoro fatto come si deve devi andare dove non ci sono accordi sindacali. E ti tirano fuori roba come i due THE RAID e HARDCORE.
    Dove ho il fortissimo sospetto che qualcuno ci sia schiattato sul serio, durante le riprese.
    Senza contare che quando le seconde linee non avevano filmoni dove lavorare, se li facevano in proprio e nel loro piccolo. Tirando fuori gioiellini come questo.
    Totale liberta'. Niente paletti. Girati quasi con la sfrontatezza e l'arroganza di chi sa di non aver niente da perdere a prescindere.
    Spero di rinascere in America e a Hollywood in quel periodo, nella prossima vita. Ci sarebbe da divertirsi un mucchio.

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    1. Non sbagli
      The Boz aveva gli stessi capelli (e muscoli) dell’Eddie Brock disegnato da MacFarlane ed Erik Larsen, uguale! ;-) Cheers

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  10. Un minuto di silenzio.
    Non credo di averlo mai visto.
    Gli darò una chance.

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    1. Penso che ti piacerà, fa ancora la sua porca figura ;-) Cheers

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  11. Oddio che mi hai fatto rivivere!
    L'ho visto al cinema con i miei amici, e perculammo colui che lo scelse per anni!
    Le uniche scene che ricordo furono quella della moto lanciata contro l'elicottero e la pomiciata dentro l'autobus ( credo ) dove speravamo almeno in una scena di sesso successiva.
    Che oggi lo debba rivalutare?

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    1. Si è dentro un camioncino ma ricordi bene ;-) Resta una cafonata, ma anche un fiero esemplare proveniente da un'era scomparsa. Cheers!

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  12. Andai con i miei a vederlo al cinema, avevo 13 anni e mi ricordo che mi scombussolò, forse perché non mi aspettavo così tanta cattiveria. Recuperato qualche anno dopo è uno di quei film che devo rivedere ciclicamente e che oggi non produrrebbero nemmeno sotto tortura (purtroppo). Forza d'urto è un titolo azzeccatissimo, è un film di una potenza e ignoranza che non ci si crede, senza perdite di tempo si spinge sull'acceleratore fino alla fine. Attori tutti in palla e il BOZ si sarebbe meritato ben altra fortuna. Epocale.

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    1. La scena in cui il tipo ferito dalla granata chiede a Chains di ucciderlo è ancora tostissima, oggi andrebbe contro tutto le regole, anche quelle del buongusto, già solo per la capigliatura del Boz, gli si vuole bene proprio per questo ;-) Cheers

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    2. Verissimo, proprio per questo mi scombussolò. Alla fine eravamo abituati ai vari Stallone e Schwarzenegger ma i loro film erano ignoranti ma non così ignoranti. Un cattivo come quello di Henriksen non è facile da trovare, è uno stronzo epocale, cattivo e sadico fino al midollo. Insomma ci rimasi quasi male. Però che film ragazzi, quando ancora al cinema si vedevano partire gli spari e si vedeva dove andavano a finire, in quegli anni anche nei film per famiglie se sparavano a qualcuno si vedeva schizzare sangue ovunque. Comunque Forza d'urto=filmone, ridateci Baxley che era un grandissimo davvero!

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    3. Basta dire che in "Chi ha incastrato Roger Rabbit" di vedono i fori d'uscita (storia vera). Baxley un fiero rappresentante di un'epoca ormai andata, purtroppo. Cheers!

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  13. In questo caso no comment, né conosco lui né il film, e non credo che approfondirò ;)

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    1. Fammi sapere, sono curioso del punto di vista di qualcuno a secco di questa roba ;-) Cheers

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