martedì 11 febbraio 2020

Clerks (1994): Come eravamo (scemi)

Si fa sempre un gran parlare dei film a basso budget che sbancano i botteghini, Jason Blum ci ha costruito un impero su questa strategia, ma da questo punto di vista nessuno potrà mai battere “Clerks”, il film d’esordio di Kevin Smith ancora oggi il più indipendente di tutti i film indipendenti.

Kevin Smith è nato a cresciuto in quel microcosmo che è il New Jersey che fisicamente starà anche ad un tiro di schioppo di New York, ma potrebbe essere lontano quanto Marte dalla Grande Mela. Come tutti i ragazzi di provincia che si rispettino, va pazzo per lo sport (nel suo caso l’Hockey) e i fumetti, inoltre, è sempre stato un convinto liberale malgrado la sua fortissima formazione cattolica, che emerge, ad esempio, nei ringraziamenti dei suoi film e siccome do per scontato che anche voi li leggiate tutti fino all’ultimo strambo simbolo che scorre sullo schermo, Kevin Smith di solito li comincia sempre con un ringraziamento a Dio e poi continua con cosette altrettanto importanti, ad esempio nei ringraziamenti di “Clerks” si becca un grazie anche tale Walt, responsabile di aver prestato a Smith una copia di Il ritorno del Cavaliere Oscuro.

Ma se questo capolavoro (nonché film di culto per almeno un paio di generazioni) esiste per davvero, dobbiamo ringraziare proprio i fumetti, perché pur di raggranellare i 27.275 dollari necessari a girarlo, Kevin ha venduto la preziosissima collezione di fumetti e per non farsi mancare proprio niente, ha anche organizzato una mezza truffa alla compagnia di assicurazioni, dichiarando scomparsa la sua macchina (storia vera).

Silent Bob Kevin Smith durante le riprese (la faccia è quella di chi soffre ancora per la sua collezione di fumetti)
Un film letteralmente fatto in casa, “Clerks”, basta dire che la signora che controlla le scadenze del latte è la mamma di Smith, mentre Lisa Spoonhauer che recitava in piccoli spettacoli teatrali nella sua scuola e che qui interpreta Caitlin è stata avvicinanta da Smith con la più classica delle domande: «Vuoi recitare in un film?» (risposta: «Sì, se non è un porno». Storia vera).

“Clerks” incarna alla perfezione l’antico adagio "scrivi di quello che conosci" lo fa così bene che il Quick Stop Groceries, il piccolo negozietto dove lavora il protagonista Dante Hicks (Brian O'Halloran) era lo stesso negozio dove lavorava come commesso anche Kevin Smith, infatti il film è stato girato in ventuno giorni, durate l’orario di chiusura del negozio, dalle 10.30 alle 5.30, con buona pace della sanità mentale di Smith che alla fine di questa maratona suicida di commesso regista, era una specie di straccio affetto da narcolessia (storia vera).

Open all night, come direbbe un altro signore del New Jersey.
Smith si è davvero giocato il tutto per tutto con questo film, consapevole che in caso di disfatta avrebbe pagato debiti per una vita intera, ci ha voluto mettere la faccia a tutti i costi, originariamente, infatti, avrebbe dovuto interpretare il personaggio di Randal (che non a caso ha tutte le battute migliori del film), salvo poi decidere di mettere il ruolo in cassaforte affidandolo alla faccia da schiaffi di Jeff Anderson e ritagliandosi per lui il ruolo (quasi) muto di Silent Bob, considerando la strada fatta da lui e dal suo storico compare Jay, la migliore decisione della vita di Smith.

Profeti di vita, maestri di stile e classe, modelli di ispirazione: Jay & Silent Bob!
Persino una delle caratteristiche principali della pellicola (il bianco e nero con cui è stata girata) è stata una scelta obbligata per Smith, dettata dalla semplice mancanza di fondi, il montaggio e la post produzione di una pellicola a colori sarebbero costati una follia per le tasche dell’aspirante regista, eppure è stata una di quelle scelte che ha contribuito non solo a rendere questo film mitico, ma anche del tutto unico nel suo genere. Basta dire che alla Miramax decisero di distribuirlo, quando uno dei dirigenti scoppiò in una crisi incontrollata di risate, leggendo la battuta «In fila?» riferita ai famigerati 37 (storia vera). Considerando il contenuto della mitica battuta e il fatto che i fratelli Weinstein fossero a capo della Miramax è qualcosa che con il senno di poi rientra nella distorta mistica di questa strambissima pellicola.

Quando pensate di aver ricevuto una brutta notizia ripetetevi: 37. Tre-Sette. Vedrete, dopo vi sentirete subito sollevati.
Sì, perché il problema con “Clerks” è sempre più o meno lo stesso, vi sarà capitato di conoscere qualcuno che ve ne ha parlato più o meno in termini del più grande film della storia o giù di lì. Io, ad esempio, quando incontro qualcuno che mi dice di non averlo mai visto, allargo le braccia tipo statua del Cristo Redentore in Brasile (per fare un paragone che a Smith forse piacerebbe) e scuoto il capo. Il problema davanti ad un film così, però, è molto chiaro: qualcuno semplicemente non lo trova all’altezza della sua fama, non ne capisce l’umorismo oppure la profondità che sta dietro le battutacce e i deliri su Guerre Stellari. Altri, invece, fin dalla prima visione, lo guardano, si riconoscono e ne fanno uno dei loro film della vita. Per me è sempre stato così fin dalla prima visione laggiù da qualche parte durante gli anni ’90, infatti sono molto felice di aggiungerlo alla mia collezione di Classidy!


“Clerks” si muove snello e agile tra momenti tutti da ridere di puro culto (sono anni che aspetto un film solista su Olaf, il cantante Metal russo, ogni tanto mi canto anche “Berserker” da solo. Storia vera) e gli abissi di depressione di Dante in cui prima o poi ci siamo ritrovati tutti, venendone fuori nei modi più disparati, anche con le lezioni di vita alla Randal («Il ruolo non determina il comportamento»), inquadrando alla perfezione una o due generazioni che non esito a definire analogiche.

Vi prego fermatemi, altrimenti potrei mettermi a cantarla insieme ad Olaf.
Tutti quelli che sono cresciuti procacciandosi i film in polverose videoteche non potranno non riconoscersi nei personaggi del film, perché il grande merito di Kevin Smith è stato quello di essere così brutalmente onesto nel rappresentare se stesso e il suo mondo, in modo che altri potessero riconoscersi. Parliamo di una generazione che aveva solo tre film di Guerre Stellari (quelli giusti) e che quei tre film li ha visti, rivisti, studiati con una rispetto e un amore quasi religioso, quando farlo NON era affatto la normalità quotidiana e tantomeno qualcosa di popolare, ma comunque qualcosa di sentito, il dibattito sui soldati Imperiali nella Morte Nera, oppure il lungo chiacchierare se sia meglio L’Impero oppure Il ritorno dello Jedi, è qualcosa in cui qualcuno con l’età giusta, si potrà tranquillamente riconoscere.

Quando Guerre Stellari era il metro di paragone per la vita (e non si chiamava ancora Star Wars)
Prima che tutti fossero Nerd (o Geek), Kevin Smith portava in scena una generazione precaria in tutto, nel lavoro, in amore e, a ben guardare, anche nell’umore. Un film perfettamente in linea con la sua colonna sonora da cui spiccano il grunge degli Alice in Chains e il rock alternativo dei Soul Asylum e se per caso vi foste mai chiesti come sarebbe stato “Clerks” se Smith avesse avuto i soldi per la pellicola a colori, guardatevi il video da lui diretto per la canzone “Can't Even Tell”.

“Clerks” ti trascina di peso in un mondo dove ragazzi normali affrontano problemi quotidiani, che siano di cuore o lavorativi immersi in questo bianco e nero che ad una prima occhiata non ha nulla da spartire con un decennio colorato come gli anni ’90, però ad una seconda analisi, è anche l’unico (non) colore giusto per inquadrare un periodo in cui se non avevi l’approccio sfacciato e menefreghista di Randal, eri di sicuro un depresso cronico come Dante. La ricostruzione delle vita quotidiana di un commesso, poi, è puro neorealismo (e qui il bianco e nero torna di nuovo buono) perché chi abbia mai lavorato ad un videonoleggio, al bancone di un bar, o più in generale a contatto con il pubblico, avrà sicuramente da raccontare tante di quelle storielle assurde come quelle che popolano il film («Questo sarebbe anche un bel lavoro se non fosse per i clienti»). “Clerks” è un perfetto “Come eravamo” per la generazione cresciuta negli anni ’90, anzi per la precisione un “Come eravamo scemi”, visto che quando si tratta di mettere del Guacamole su quelle storielle e far ridere, “Clerks” non prende davvero prigionieri!

“E pensare che io neanche ci dovevo venire sulla Bara Volante oggi”
Il silenzioso incontro erotico in bagno di Caitlin. La partita di Hockey e il funerale più brevi della storia, la conta delle ex fidanzate, potete solo scegliere il vostro momento preferito del film e sappiate che ci è andata anche piuttosto bene, perché l’allora 24enne Kevin Smith, non sapendo come terminare la pellicola, originariamente aveva optato per una conclusione tragica in cui Dante veniva ucciso da un rapinatore, «Una serie di finali duri uno appresso all'altro» per citare le parole del personaggio che, per fortuna, è stato scartato dopo le prime proiezioni preliminari, ma che trovate nei contenuti speciali del DVD del film (storia vera).

“Fidati Dante, hai schivato proprio una bella pallottola, lasciatelo dire”
No, per me “Clerks” è un film che a guadarlo sembra un continuo chiacchiericcio, una di quelle pellicole che rischia di farti cadere nella trappola facile del «Eh, vabbè, ma un film così lo giro anche io nel fine settimana con gli amici!», ma che come tutte le cose veramente complicate da ottenere, sembra facile solo ad una prima occhiata, tanto che potremmo dire, senza risultare acidi, che lo stesso Smith non è mai più arrivato a queste vette.

“Clerks” ha la profondità della leggerezza, è il film di un 24enne per nulla spensierato, abbastanza scemo, ma anche in grado di darti il consiglio giusto quando ne hai bisogno parlandoti con onestà, insomma è la versione cinematografica dell’amico che avreste sempre voluto ai tempi, oppure se avevate la testa abbastanza sulle spalle, di come eravate voi allora, infatti il suo finale è un crescendo perfetto che pare interrompersi di colpo, quando partono i titoli di coda, ogni volta che rivedo il film (e lo faccio piuttosto spesso) resto stupito perché è strano uscire dalla vite dei protagonisti, quando ormai li conosciamo così bene e ci siamo identificati in loro. Basta dire che a casa Cassidy il “passo del bandito” di Randal è un classico in cui il vostro affezionatissimo si esibisce ad ogni piè sospinto (storia vera).

Per casa Cassidy ci si muove solo così (storia vera)
Il film d’esordio di Kevin Smith ha dato vita ad una serie di personaggi che dal 1994 popolano l’universo noto come View Askewniverse, un’idea del tutto fumettistica che poteva venire in mente solo ad uno cresciuto a pane e fumetti (per altro ben PRIMA che lo facesse la Marvel al cinema) e se vi siete agitati come me alla notizia, sappiate che grazie all’incasso di tre milioni di dollari e al successo del film, Kevin Smith non solo è riuscito a ricomprarsi la collezione di fumetti, ma è arrivato a scrivere anche parecchie storie per Marvel e Distinta Concorrenza (storia vera).

Anche se “Clerks” resterà sempre il suo più grande capolavoro, sentito ed estemporaneo come un consiglio di Silent Bob: "Perché da’ retta, il mondo è pieno di belle donne, ma non tutte ti portano le lasagne da casa, più che altro ti fanno le corna e basta". Inoltre, a volte, è meglio un film sgangherato in bianco e nero che ti ricorda com’eri (scemo) piuttosto che uno bellissimo a colori dove non c'è nulla. No, anzi: a che serve un piatto se non c'è un bel cazzo dentro? Vabbè, ma io che ne so anzi ora me ne vado da questa Bara Volante… Arriva il bandito, un tipo tremendo che sa quel che vuole…

"Andiamo Linguasecca, ne ho abbastanza di questa Bara piena di banditi!"

38 commenti:

  1. Film, per me, di culto con scene che conosco a memoria (due su tutte: Randall che ordina i film porno e il discorso di Dante e Veronica sul sesso orale) e che riviste a distanza di anni mi fanno ancora spaccare dal ridere.
    Galloni di "Classido" meritatissimi.

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    1. Fanno ridere i singoli momenti, ma tutto ha una profondità di fondo che Smith non è mai più riuscito a replicare, forse solo un po’ in “In cerca di Amy” che però era personale, “Clerks” invece parla a tutti, ad almeno un paio di generazioni che in questo Classido, possono riconoscersi. Cheers

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  2. Ottima recensione Cassidy complimenti per questo lavorone ��������
    Ho fatto un lungo amarcord.

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    1. Il film lo richiedeva, grazie capo! ;-) Cheers

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  3. Ho visto l'ultimo di Jay e Silent Bob, non proprio bellissimo sinceramente rispetto al precedente, e alla scena in cui entrano nella sala dove sono tutti in bianco e nero ho pensato: "questa non la capirà nessuno se non hanno visto Clerks"

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    1. Tutto il film non lo capirà nessuno se non si sono visti quasi tutti quelli precedenti legati all’View Askewniverse. Con “Clerks” Smith parlava a tutti, ora parla solo alla sua cerchia di amici e fan, non minuscola, ma comunque chiusa su se stessa. Cheers!

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  4. Film entrato nel mito, ormai.
    E...si, purtroppo e' come dici.
    Nonostante la buona volonta', e nonostante gli si voglia bene...il buon Kevin a simili livelli non ci e' piu' arrivato.
    Forse perche' qui si e' dovuto letteralmente levare il pane di bocca, per poterlo fare.
    Vendere la propria collezione. Non oso neanche immaginarlo.
    Anch'io ho venduto qualcosa, in passato. E me ne pento ancora oggi.
    Zero budget, zero mezzi, pedale a tavoletta sull'inventiva.
    Quando non hai niente ma proprio niente a disposizione, che fai?
    Scuola Tarantino. Punta tutto sui dialoghi.
    Si ride davvero di gusto. La mia preferita?
    Randall che snocciola pornazzi di infima categoria davanti alla madre col bambino.
    Ok la scalogna congenita. Ma certa gente ha un talento innato e sistemi talmente collaudati per rimanere nella palta che sono davvero a prova di bomba.
    Un film che e' anche uno spaccato di vita.
    Quando per parlare di film, videogiochi, fumetti ed argomenti strettamente inerenti (del tipo Resident Evil. Parlavi della grafica e del gioco, e poi saltavi sui davanzali e i retrobottega di Jill e Claire) dovevi conoscere la lingua. Altrimenti non ci si capiva.
    Era roba per pochi, pochissimi. Ed ancora oggi mi chiedo se non fosse meglio.
    Internet era agli albori. Per avere informazioni su quel che ti piaceva ti dovevi sbattere come una bestia.
    Quando leggevi e rileggevi le riviste specializzate tante di quelle volte che alla fine ti si sbriciolavano nelle mani.
    Quando una capata a curiosare in un negozio import era un intero pomeriggio.
    Di piu': un'avventura. Perche' il negozietto si trovava sempre dalla parte opposta della citta', in quartieri che definire malfamati era un complimento.
    Come abbia fatto ad uscirne vivo e' un mistero.
    Insomma...realmente messi male, senza manco mezza lira scannata. Al punto che la maggior parte della roba di cui parlavi neanche te la potevi permettere.
    Ma la fantasia galoppava a mille.

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    1. Giusto forse con “In cerca di Amy” (1997) come dicevo lassù.
      Per fortuna non solo Tarantino ha il monopolio sui dialoghi, per altro quella scena Jeff Anderson non ha voluto recitarla davanti al bambino, per quello l’inquadratura si stringe mentre lui parte con l’elenco di titoli (storia vera). Prima di poterli vedere i film, ci fantasticavi sopra per mesi, a volte anche anni, infatti abbiamo sviluppato una certa cultura delle locandine, dell’attesa, non come ora dove i tempi sono brevissimi, tutto finisce in un frullatore e poi sotto con il prossimo. Cheers!

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    2. Con Clerks, Kevin ha tirato fuori un film talmente meraviglioso che in seguito gliele ho perdonate tutte. Anche quando ha abusato oltre misura della mia pazienza.
      Tipo Jersey Girl.
      Ero li' a dirmi MA QUESTO E' DAVVERO LO STESSO REGISTA? MA COM'E' POSSIBILE?
      Ormai ogni volta che si mette dietro alla macchina da presa lo ricoprono di insulti.
      Adesso se non sbaglio sta curando il reboot dei MASTERS OF THE UNIVERSE.
      Sperem...
      Ti diro'...dovesse capitarmi la botta di fondo di una grossissima vincita, il mio sogno sarebbe di aprire proprio un negozio.
      Di fumetti, videogames e film.
      E di retrogame e retrovideo, con uno scaffale dedicato ai vhs.
      Una di quelle robe che puoi trovare ad Akihabara. Oppure tipo Mandarake.
      Una scelta anacronistica, di questi tempi. Per non dire suicida.
      Ed infatti la puoi fare solo se sei disposto ad intraprendere un'attivita' a perdere.
      Ma sarebbe bello.

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    3. Penso sarebbe il lavoro dei sogni di un po' tutti, lavorare nella versione grande delle nostre camerette ;-) Cheers

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    4. Quando capiterà, caro Red, perché non è "se" ma solo "quando" succederà, mi prenoto già come commesso per lavorarci!! Anche in orari notturni!

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    5. Sono quelli dove succedono le cose più strane ;-) Cheers

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  5. mamma mia! Capolavoro generazionale Clerks, anche per me che sono praticamente la generazione successiva (avevo 7 anni nel 94). Ma come si fa a non amarlo? Non siamo un po' tutti Dante Hicks?

    Eppure ti dirò, ho sempre preferito il finale "originale": vedere Dante che muore sparato al termine di una giornata folle in cui "manco doveva venire al lavoro" sarebbe stata la perfetta chiusura.

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    1. Ci poteva stare, ma sarebbe stato strano, nel senso di un evento drammatico. Invece il bello di “Clerks” che per quanto assurdo e sopra le righe può essere, parla di normalità quindi quel finale avrebbe portato la storia altrove, e poi ci saremmo persi il passo del bandito finale ;-) Cheers

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  6. L'ho visto più di una volta, ogni volta apprezzandolo in pieno.

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    1. Lo trovo fantastico, non mi stancherò mai di rivederlo ;-) Cheers

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  7. All'epoca l'ho visto su Tele+1, discretamente pompato dall'emittente, e ci ho ritrovato in primis la vita da videoteca che facevo da anni. Io non chiedevo mai ai commessi perché sapevo che era inutile e mi informavo prima, ma davvero ho assistito a scenette riportate pare pare nel film :-P
    Pensa che la battuta sulla lasagna me la ricordo ancora, pur onestamente non avendo mai più rivisto il film da allora, e oltre ad essere una gran verità - attualissima oggi molto più che allora - è anche un espediente narrativo che denota grande talento, in un giovane autore. La frase "di cuore" piazzata in prossimità del fimale che scioglie i dubbi del protagonista è roba buona: giusto per dire, l'ha usata pure Bergman. Chissà se Smith sarebbe contento di questo paragone :-P

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    1. Penso che Smith ad un paragone così esplodere in qualche affermazione di gioia condita da vari “Fuck” ;-) “Clerks” ha quella forza lì, sarà spassoso ed ad una prima occhiata leggero quanto vogliamo, ma scava nei personaggi e nelle situazioni con una facilità disarmante, dovrebbe essere considerato un film neorealista per come si riesce. Tanti usano il bianco e nero per darsi un tono intellettuale, Smith non aveva i soldi per il colore, e ben poche pretese alte, ma è arrivato in alto lo stesso con il suo esordio ;-) Cheers!

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  8. Filmone, e io lo difendo sempre, tranne quando è davvero indifendibile o su commissione pura (Jersey girl e poliziotti fuori, mamma mia che robaccia). Ebbene sì, sono un grandissimo estimatore di Tusk. A me i film senza capo né coda (però anche lì girati bene e con diverse finezze insospettabili) attirano. E quello che a prima vista sembra una cazzata inventata sul momento da amici all'aperitivo (che poi sentiamo davvero sui titoli di coda) in realtà contiene diversi spunti di interesse.

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    1. Kev è il primo a prendersi per il culo da solo per roba come “Cops out” ;-) “Tusk” non mi è piaciuto, ma non per le trovate sceme, ma su quello ho un post a tema dove mi lamento. Cheers!

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  9. Questo film mi ha rovinato. Quando parlo con qualcuno di film, qualcuno che pretende di capirne e mi cita i film minimalisti polacchi e poi mi chiede quali siano i film che abbiamo più influito su di me mi viene sempre voglia di citare Randall quando ordina i film porno.

    Matte

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    1. Ahahaha risposta definitiva sull’argomento! Quando qualcuno cita la scena delle patate de “Il cavallo di Torino”, d’ora in poi citeremo tutti Randall :-P Cheers

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  10. Bella recensione !! Strameritato il classido. Aspetto Clercks 2 ;)

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    1. Grazie, non potevo non avere "Clerks" tra i Classidy ;-) Cheers

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  11. Indubbiamente un film strambo, che ricordo ma che vorrei dimenticare, però non perché brutto ma perché fuori di testa :D

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    1. Alla Bara volante amiamo i devianti ;-) Cheers

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  12. Che miti Jay e Silent Bob! E che mito sto film! Mi hai fatto venir voglia di rivederlo.

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  13. Ma io proprio perché c'è lui, mi aspetto tanto dal sequel della serie animata dei Masters.
    Uno che si vende i fumetti per fare un film e si gioca il tutto per tutto. Mito.
    Hai ragione, film da cercarsi in videoteche impolverate e che è cult per la nostra generazione.
    Come gli sarà venuto in mente non lo so, ma lode alla Miramax che ha deciso di distribuirlo! :)

    Moz-

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    1. Ho letto i suoi lavori per la Marvel, “Diavolo custode” sulle pagine di (Dare)Devil è un ciclo di storie mitico malgrado il colpone di scena finale un po’ tirato per i capelli. Le sue storie dell’Uomo Ragno belle ma anche lì, alcune forzature, sono curioso di vederlo al lavoro sui Masters, ma mi aspetto qualcosa che potrebbe risultare più valido agli occhi di uno come me che i Masters li conosce ma non in dettaglio, in ogni caso staremo a vedere, ogni lavoro di quel matto va visto ;-)

      Noi siamo proprio la generazione (X, per citare un altro film di Smith) a cui questo film parla, alla Miramax avevano fiuto per il talento allora, prima di impazzire completamente. Cheers!

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    2. Bravissimo.
      Hai ragione, mi stavo sbagliando.
      E' a tutti gli effetti il sequel della vecchia serie, non un reboot.
      Mah, teniamo incrociate tutte quante le dita.
      Devo essere onesto. Kevin e' uno di noi. Ma come regista non lo considero molto affidabile.
      E' che da Clerks in poi ho lasciato correre parecchio.
      Fin troppo. Altri suoi illustri colleghi non hanno ricevuto un trattamento altrettanto magnanimo.
      Era sua la storia di Spidey, Devil e la Gatta Nera che si chiamava LA MALVAGITA' DEGLI UOMINI?
      Mi era piaciuta parecchio. Anche per come affrontava un tema oggi piu' che mai attuale.

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    3. Proprio quella "The Evil that men do" come un pezzo degli Iron Maiden. Poi ho un debole per la Gatta (e i disegni di Adam Hughes) quindi non poteva andarmi meglio ;-) Cheers

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  14. Visto un paio di volte negli anni '90, la prima volta in tarda nottata su Italia 1, quando ancora trasmetteva film "belli belli in modo assurdo", su consiglio di un amico, quello sempre più "saputo" che ascoltava ai tempi Alice in Chains e altre band amerigane mai sentite e che sempre era il più informato della cumpa in quei tempi pre-internet su tutte le novità yankee più cool, come avrebbe detto lui, destino poi che si sia trasferito veramente a Bethesda, Maryland, poi ci sarebbe un'altra storia di una sua amica che mi piaceva un frappo e che una volta accompagnai a Casellete, dove abitava, ma che si è messa con uno che lavorava per l'F.B.I. (probabilmente come uomo delle pulizie, però faceva figo dirlo ai tempi), scusate la divagazione...
    Insomma, come dici giustamente, un film che ci rappresenta in toto, apprezzato per essere veramente emblema di una generazione con pochi ideali (ma buoni!) e poche certezze, come quella della Trilogia che conta, perso l'edonismo degli anni '80 e sbattuta tra crisi occupazionale e di identità di quegli anni. Io, per dire, ero l'amico che c'era sempre per gli altri (e lo sono ancora) quello che era sempre di parola, sempre pronto a sbattersi pur di risolvere i problemi altrui, quando avrei dovuto prima risolvere i miei, ma viene sempre più facile occuparsi delle beghe degli altri... Insomma, quello che se la pigliava sempre nel frac, un pò come mi capita adesso, peccato che i vecchi "amici" si siano ormai dileguati. Però resta questa pellicola a riportarci ai fasti nefasti di quegli anni, dove si respirava anche un'aria di maggiore semplicità, la gente era più normale, se mi passate il termine, non doveva dimostrare di essere più figa di quanto fossi tu, come accade ora, sembra sempre che tutti vogliano farti vedere che non vali nulla (ovviamente se si può definire valore l'avere una bella macchina o un bel conto in banca)... Insomma si capisce che sono un nostalgico dei vecchi tempi e che se proponi queste pellicole con me non sfondi una porta ma un portone!
    Purtroppo oltre a farci pensare a come eravamo scemi mi fa anche considerare quanto eravamo magri!! Ciao

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    1. Non sono gli anni, non sono i chilometri come diceva Indy, sono i chili extra! :-D Cheers

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  15. Smith non ha più fatto un film così riuscito ed equilibrato, anche se devo ammettere che comunque i suoi film quando escono li guardo sempre con piacere (anche quando mi fanno schifo, storia vera). "Clercks" non ricordo quando lo vidi la prima volta, ricordo solamente che era in una "polverosa" vhs, anche perchè DVD e Blu-Ray si sono fatti oltremodo attendere. La prima volta che lo vidi fu amore a prima vista, anche se capitò dopo aver visto "Generazione X", quindi per me fu un recupero. Imparai ad apprezzarlo maggiormente solo con il tempo e le visioni successive. Autentico cult di una generazione, quella subito prima della mia. Divertente anche il seguito comunque, anche se molte spanne sopra a questo primo capitolo.

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    1. Ho visto anche “Tusk” e “Yoga Hosers” direi che basta come “storia vera” no? ;-)
      Voglio bene a tutti i film di Smith, “Clerks 2” è micidiale ma nessuna delle sue pellicole ha la fame e le cose da dire del primo “Clerks”, una formula mai più replicata, come quella del Super Soldato. Smith so che apprezzerebbe la citazione. Cheers!

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  16. Che film ragazzi...ricordo quando l'ho visto la prima volta per caso, di notte, durante un turno di lavoro...Semplicemente fantastico...

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    1. Direi che lo hai anche visto nelle condizioni ideali, quelle di Dante, il protagonista ;-) Cheers

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