giovedì 9 gennaio 2020

The Lighthouse (2019): La condizione in cui mi trovo è proprio fuori dal tempo

Riguardo al nuovo film di Robert Eggers, vi elencheranno un sacco di caratteristiche più o meno negative a seconda dei vostri gusti personali. Vi parleranno di un film ermetico, volutamente anti spettacolare, ma da parte mia l’unico vero difetto è un altro: Ogni volta che leggo il titolo del film, mi viene in mente quello sfigatissimo gruppo chiamato Lighthouse Family, che con la loro High ci ha ammorbato per mezza estate circa un secolo fa, prima di diventare la musica di una pubblicità del gelato.

Se non avete mai sentito parlare dei Lighthouse Family (consideratevi fortunati) bontà vostra, vuol dire che siete schifosamente giovani, ma se citando questo gruppo vi sembro un po’ datato e fuori dal tempo, è solo perché lo sono. Ma mai quanto Robert Eggers, lui da questo punto di vista gioca proprio in un altro campionato.

Robert Eggers è della mia leva, classe 1983, solo che ho il dubbio che abbia mentito sulla sua età, secondo me è nato nel 1883, perché già con il suo bellissimo The VVitch aveva dimostrato un certo gusto per un cinema fuori dal tempo, sia per ambientazione che scelta della messa in scena. Ma se la fotografia con luce naturale di The VVitch vi sembrava una trovata ricercata, con “The Lighthouse” Roberto Uovatore ha alzato ulteriormente l’asticella.

“Buongiorno, abbiamo letto l’annuncio. Il posto da guardiano del faro è ancora disponibile?”
110 minuti di durata, per una pellicola in 35mm tutta in un bianco e nero implacabile. Un totale di quattro attori - di cui due, sullo schermo per pochissimi minuti –, impegnati a recitare dialoghi spesso delirante, ma quasi tutti in strettissimo accento marinaresco. Per non parlare del formato, l’ultima moda tra i registi indipendenti di Horror è quella di recuperare il vecchio 4:3, come ha fatto ad esempio Jennifer Kent per il suo The NightingaleEggers invece cosa fa? Opta per un 1,19:1 che con le sue bande nere laterali, rende lo schermo quasi quadrato. Insomma se non siamo nel campo della sperimentazione pura, poco ci manca, perché Eggers sembra avere come modello di riferimento per il suo cinema, l’espressionismo tedesco e i classici come “Il gabinetto del dottor Caligari” (1920) oppure il “Nosferatu” di Murnau, di cui per altro, proprio Eggers era in lizza tra i registi per un possibile remake (storia vera).

La narrazione ermetica che procede per simbolismi di “The Lighthouse”, fa di questa pellicola un film fuori dal tempo, quasi pensato per terrorizzare tutti quelli che intendono il cinema come una cosettina leggera con cui passare un paio d’ore in allegria. Sarà per questo che il film non ha ancora una data ufficiale per la distribuzione nelle sale in uno strambo Paese a forma di scarpa? Forse, di sicuro il doppiaggio è stato completato (storia vera), anche se il consiglio è quello di godervi i deliri di Willem Dafoe in lingua originale. Se siete tra quelli che amano i premi cinematografici, il vecchio Da-Fooooooe (cit.) se ne meriterebbe proprio uno per questa sua prova quasi da folle Capitano Achab.

Se volete spaventare i mostri sotto il letto, voi urlategli fortissimo: Willem Dafoe!
Verso la fine dell’Ottocento, da qualche parte al largo delle coste del New England, il vecchio e burbero marinaio Thomas Wake (Willem Dafoe) raggiunge il faro di cui dovrà diventare il guardiano, insieme al suo sottoposto, il giovane Ephraim Winslow (Robert Pattinson). Quattro settimane di isolamento da passare a vedersela con i gabbiani, con il nuovo arrivato costretto dal vecchio lupo di mare a tutti i lavori più umili e schifosi, di giorno, perché la notte invece, si beve e ci si ubriaca come scimmie sul ponte di una nave pirata. Troppa acqua può far impazzire un uomo, quindi bisogna bilanciare con l’alcool, la vecchia scusa di tutti quelli che vengono sorpresi dalla moglie assonnata e in vestaglia, quando cercano di infilare (da tre ore) la chiave nella toppa della porta di casa senza successo.

L'acqua fa ruggine, il vino fa cantare.
“The Lighthouse” è un film quasi anti commerciale, largamente ispirato a topos letterali chiari, un po’ Edgar Allan Poe ma soprattutto parecchio H.P. Lovecraft. La luce del faro ha un valore simbolico che diventa più chiaro quando uno dei due protagonisti rivelerà il suo segreto, non voglio rovinarvi la sorpresa, perché pur avendo tutto per spingere lo spettatore lontano, il film di Robert Eggers riesce ad essere comunque piuttosto ipnotico.

Nell'esprimere apprezzamento per un film come questo, si rischia di fare la figura del professor Riccardelli, quello che costringeva Fantozzi a subirsi “La corazzata Potëmkin” (1925), perché con il suo bianco e nero in stile film di Béla Tarr, il pericolo è quello di passare per forza per quei cinefili laureati al DAMS, che hanno visto tre film in vita loro ma se la tirano come se li conoscessero tutti. Eppure Roberto Uovatore ha un gusto per l’Horror piuttosto spiccato, le storie di Lovecraft parlano spesso di personaggi che raggiungono il limite (della loro sanità mentale) per poi varcarlo nel modo più drammatico possibile. “The Lighthouse” tra tentacoli e creature marine ci riporta subito tra le atmosfere di Providence, se mai Eggers volesse cimentarsi con l’adattamento di un romanzo di Lovecraft, penso che per il regista sarebbe un po' come un invito a correre per una gazzella.

Vi ricordate del mitico Steven Seagull? Bene, è tornato!
L’incontro (ma forse dovrei dire lo scontro) tra i due protagonisti, da vita ad un universo onirico, con contorni che diventano sempre più sinistri con il passare dei minuti, e se in Lovecraft l’elemento sessuale è sempre un sotto testo strisciante sullo sfondo, qui Eggers fa lo stesso mescolando la schiuma del mare ai fluidi corporei dei personaggi, senza tirar via la mano, perché tra sangue, vomito e roba varia, il film non risparmia niente. Anche se da spettatore, già sai che questa storia finirà in tragedia, proprio come in un racconto di Lovecraft, ad attirare non è cosa viene raccontato, ma come.

Se Willem Dafoe regala una prestazione spaventosa (in tutti i sensi possibili di questa parola), Robert Pattinson non è certo da meno, ancora una volta conferma la sua propensione verso il cinema indipendente, ma anche ben poca paura nello sporcarsi le mani, mostrandosi in scena in modo credibile, anche in momenti che altri attori non farebbero recitare nemmeno alla loro controfigura. Mica male per uno che ha iniziato con gli sbrilluccichii degli innocui vampirelli di Stephenie Meyer.

“Hai svuotato il mio pitale?”, “Siamo sicuri non ci siano altri libri di Twlight da portare al cinema vero!?”
Vogliamo dire qualcosa sulla criptica trama senza rovinare la visione a nessuno? Ci provo anche se potrebbe risultare un’impresa, occhio agli SPOILER (vaghi) Robert Eggers dopo The VVitch conferma la sua passione per il folclore americano ma punta anche a modelli più alti, quasi un’interpretazione del mito di Prometeo, però preso e trascinato per i capelli tra le pagine di un racconto di Lovecraft. La svolta chiave sono i nomi dei personaggi che rivelano la natura ciclica della storia, inoltre l’idea che mi sono fatto guardando il film, è che Eggers abbia voluto raccontarci una lunga discesa nella follia, pescando a piene mani da altre opere d’arte, ci sono almeno un paio di scene (compresa quella finale, molto potente) che ricordano dipinti piuttosto famosi, tipo alcune opere di Jean Delville (Un enorme grazie a Elfoscuro per avermi tolto il dubbio artistico!).

FINE SPOILER (ve lo avevo promesso che sarei rimasto sul vago).

Resta il fatto che Roberto Uovatore si conferma uno dei talenti più disallineati in circolazione, “The Lighthouse” è un’opera che tende al caos, ma girata con un rigore impeccabile, ed anche un notevole gusto per le atmosfere Horror. Nel cinema contemporaneo americano, tantissimi registi guardano al passato, spingendosi al massimo fino agli anni ’80, Eggers che secondo le dichiarazioni ufficiali, è nato proprio nel decennio dei pantaloni a vita alta, fa un cinema fuori dal tempo, che sembra arrivare da un’altra epoca. I Bluvertigo mi piacevano anche meno dei Lighthouse Family, però la condizione in cui si trova il cinema di Roberto Uovatore, è proprio fuori dal tempo, passatemi la mezza citazione.

"I'm a lumberjack lighthouse keeper and I'm OK, I sleep drink all night and I work all day" (quasi-cit.)
Anche se i lunghi e spesso deliranti dialoghi di “The Lighthouse” sono una delle sue caratteristiche principali, per assurdo questo film avrebbe potuto funzionare alla grande anche come film muto, d’altra parte le musiche di Mark Korven sono sinistre al punto giusto, mentre la regia di Eggers sembra quella di uno che si è abituato a raccontare per immagini, senza dover per forza contare sul sonoro, anche perché quando è nato lui i film erano tutti muti. Ve lo dico io, il ragazzo mente sulla sua data di nascita! Anche perché dai, io mi ricordo dei Lighthouse Family, mentre lui sembra cresciuto a pane e Murnau, non possiamo essere coetanei!

30 commenti:

  1. I Lighthouse Family li ricordo bene e mi annoiavano abbastanza in quel periodo che Haddaway gridava What is Love e con le colleghe Corona e La Bouche riempivano le discoteche. Anno più anno meno...
    Strano forte sto film, ma se è horror chissà che non lo guardo...

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    1. I Bluvertigo invece mi piacevano un casino😀😀😀

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    2. Si i tempi erano proprio quelli, e Robert Eggers dovrebbe ricordarli se davvero fosse nato nel 1983, ma mente! In realtà è nato un secolo prima, però cazzarola se gli viene bene il cinema Horror ;-) Cheers

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    3. Ero pronto anche alla domanda sui Bluvertigo, che in realtà hanno fatto cosette anche notevoli, ma li ho sempre trovati odiosissimi a partire dal loro cantante, che ne saprò anche a pacchi di musica ma è troppo impegnato a fare la diva. Cheers

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    4. In effetti Marco si fa spesso prendere da un lieve delirio di onniscenza.

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    5. Che è un peccato, perché qui lo dico e non lo nego la sua "Altrove" è un capolavoro. Cheers

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  2. Non ricordo i Lighthouse Family 😅
    Comunque... Boh, ennesima volta che non concordiamo 🤔 film sicuramente affascinante e ricercato, ma mi è sembrato girasse sul nulla. L'ho finito e mi sono detto "E quindi...?"

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    1. Sei giovani e fortunato, molto fortunato! ;-)
      Direi che sulla messa in scena questo film non ha molto per cui poter essere criticato, di mio ho evitato l’effetto "E quindi...?" perché quella rivelazione sul nome del personaggio (che ti vede coinvolto in prima persona!) alla fine mi è quasi bastata come spiegazione. Ma forse questa cosetta in odore di Lovecraft (anche se solo di sponda) mi ha solo trovato molto predisposto. Cheers!

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  3. Grazie. Ora quella dannata canzone dei Lighthouse Family non uscirà più dalla mia testa.

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    1. Non pensare all’elefante. Il principio è lo stesso. Ora ho capito il senso di tutto il film! Sono diventato Robert Pattinson!! :-D Cheers

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  4. Ci ho trovato anche "L'Atalante" di Vigo nelle scene acquatiche con la sirena,oltre a mille altri riferimenti che mi hanno fatto impazzire.Per me che (cordialmente) detesto il cinema commerciale odierno,questo,insieme a "Climax" di Noè,è IL film del 2019.

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    1. Trovo bellissimo che in un panorama dove tutti gli attori per campare, debbano scegliere quale super tutina indossare (qui in scena abbiamo Goblin e Batman, per la cronaca) oppure in qualche reboot-remake-prequel-sequel recitare, il nostro Roberto Uovatore se ne esca con una roba così fuori dal tempo. Mai provato disgusto per nessuna forma di cinema (tanto meno quello commerciale), però davanti ad una roba così radicale e ben girata, non posso che essere contento. Cheers

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  5. La prima cosa che ho pensato di questo film è stato "Non è un omaggio ai film del passato, questo E' un film del passato!".
    Visivamente spettacolare e recitato divinamente.
    Una visione su grande schermo, per potermelo godere anche di più, non gliela ruba nessuno!

    - Saluti!

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    1. Esatto! Esatto proprio così, non è un film che strizza l’occhio come ne abbiamo visti tanti, sembra uscito davvero da un’altra epoca, e nemmeno i solito anni ’80, ma gli anni ’20, non 2020, ma 1920 ;-) Ora aspettiamo solo da data di uscita Italiana. Cheers!

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    2. Verissimo! Hai infatti citato due film di quegli anni che sono perfetti per rendere l'idea!

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    3. Si trova un pochino di entrambi qui ;-) Cheers

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  6. Concordo su tutta la linea. D'ora in poi io non guarderò le sirene più allo stesso modo e grazie per la citazione!

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    1. Avevo già smesso di farlo dopo “Quella casa nel bosco” (2012) ma questo film ha dato la definitiva picconata. Doverosa, grazie a te! Cheers

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  7. Ammetto candidamente che l'iper osannato "The VVitch" mi aveva lasciato parecchio freddino. Forse me l'avevano caricato troppo, o forse questa forma di "inquietudine" che Eggers ha provato a trasmettere a me non ha preso, non lo so.
    Se questo "The Lighthouse" ha la stessa cura maniacale del dettaglio del film precedente (a quanto pare sì...) ma c'ha pure il medesimo andamento mi sa che lo salto volentieri e senza rimpianti. Anche se so che alla fine cederò e lo guarderò...

    P.S.: ti sei dimenticato un "storia vera" quando hai raccontato di quella volta che la tua Wing Woman è venuta in vestaglia a recuperarti dopo che provavi da tre ore a infilare la chiave di casa nella toppa... :-P

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    1. No, niente storia vera, appena arrivo dietro la porta parte l’allarme, le feroci belve a quattro zampe di casa Cassidy hanno i super sensi, quindi ti svegliano al volo (Storia vera, qui ci sta).

      Ti direi che è come “The VVitch” ma peggio, oppure meglio a seconda dei punti di vista, allora diciamo come “The VVitch” ma di più. Ecco si, così mi piace ;-) Cheers

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  8. Ahimè ricordo i Lighthouse Family, cosa che rivela più o meno la mia età e, ahimè, anche io ormai quando leggo o sento il nome di Willem, non posso che dire nella mia mente Da-foooooooooooe! Comunque Roberto Uovatore è un nome fighissimo. E l'aggettivo che più rappresenta questo film che mi è piaciuto oserei dire visceralmente è proprio "ipnotico".

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    1. La seconda cosa rivela che anche tu guardavi HIMYM, brava ;-) Uovatore non prende prigionieri, sforna film antichi, ma lo fa oggi, solo che li fa talmente ipnotici che è impossibile smettere di guardarli. Cheers!

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  9. Ne stanno parlando praticamente tutti di sto film, ma io vado contro corrente e aspetto quando uscirà al cinema in Italia per vederlo. Si parla di Aprile, un attesa che posso anche sopportare. Mi aspetto cose enormi.

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    1. Si, perché come dicevo l'effetto Riccardelli è potente, però vale la pena, spero solo non venga piallato dal doppiaggio. Cheers

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  10. Purtroppo ricordo i Lighthouse Family, i professori sono quasi tutti fuori dal tempo, hai scritto una bellissima recensione che mi trova d'accordo su tutto, ho appena visto The Lighthouse al cinema e non so mica se dormirò sonni tranquilli stanotte...

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    1. Al cinema? Da dove scrivi di bello sono curioso. Grazie mille e ti capisco, uno di quei film che lasciano strascichi ;-) Cheers

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    2. Qui in Spagna è uscito! :--D

      Pubblico la recensione sul finire di questa settimana, naturalmente sei il primo link che ho messo tra quelli ad altre recensioni! :--)

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    3. Siete troppo avanti! Noi in uno strambo Paese a forma di scarpa stiamo ancora aspettando di conoscere la data d'uscito, grazie mille non vedo l'ora di leggerti ;-) Cheers

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    4. Come cantavano gli Skiantos: Cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa? X--D

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    5. Finalmente qualcuno ha colto la citazione. Bro-fist! ;-) Cheers

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